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sabato 1 ottobre 2016

Burocrazia e parassitismo - La politica in Italia è diventata “religione” di stato


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L’Italia credo sia l’unico paese al mondo nel quale la religione laica di Stato sia divenuta il parassitismo
Se un italiano onesto ed intelligente (tra quelli rimasti e non ancora emigrati o deceduto prematuramente) raccontasse ad uno straniero anglosassone, scandinavo o elvetico, le traversie quotidiane vissute a causa della burocrazia, in particolare quella fiscale, elaborata per riscuotere gabelle, ticket, ed ogni sorta di escamotage per attingere alle tasche dei contribuenti italiani, e soprattutto raccontasse tutte le ripercussioni deleterie ed assillanti che si subiscono per la ciclopica impalcatura burocratica istituzionale costruita nei decenni, dubiterebbero del nostro senno. Non solo per la verosimiglianza del racconto stesso, poco credibile per chi è abituato a vivere in un paese civile e meglio organizzato ed efficiente, ma per il fatto di subire queste vessazioni e disagi senza reazioni adeguate. Lamentarsi ed imprecare serve a poco, ma gli italiani si limitano perlopiù a queste reazioni puerili e vane.

Vi faccio due semplici esempi di vessazioni burocratiche, tra l’altro capitatomi proprio stamane, significativi non solo perché emblematici ma perché rivelano anche gli intrecci perversi, le correlazioni tra le varie forme di parassitismo vessatorio, spesso collaterale, complementare e sinergico (a danno dei contribuenti, ovviamente).
Il primo, ve lo avevo già descritto in un articolo precedente, si riferisce all’ormai stantio problema del canone Rai addebitato nella bolletta elettrica, senza alcuna pianificazione preventiva, direi senza alcun criterio, cui non era valso a nulla aver inviato da parte mia ben due raccomandate nei tempi e modi previsti e consigliati dalle associazioni dei consumatori ed utenti, per far loro capire che avendo due contatori in casa, ognuno intestato ad un coniuge, avrei rischiato di vedermi addebitati due canoni, pur costituendo una sola famiglia con un’unica utenza Rai. Infatti mi pervennero “puntualmente” due addebiti del cosiddetto canone, termine ambiguo ed ipocrita per indicare una tassa, che serve al mantenimento di un apparato parassitario composto da circa diecimila dipendenti, alcuni lautamente stipendiati, per produrre programmi inguardabili e telegiornali fasulli e mistificatori.
Orbene, compilato l’ennesimo modulo concepito per la richiesta di rimborso del canone impropriamente versato, mi sono recato nell’ufficio postale più vicino per inviare la raccomandata (spesa complessiva considerando le precedenti, circa 20 euro, per evitare di pagarne 100, senza contare il tempo dedicato e la benzina). Parlando con la sportellista emerge un fatto sconvolgente per un utente che non sia decerebrato.

 Mi chiede perché non avessi piegato il plico anziché inserito in una normale busta. Mi spiega che i moduli precedenti, quelli per richiedere l’esenzione dal canone rai, cioè il motivo delle mie precedenti raccomandate, dovevano essere piegati e spediti senza busta. Avete capito il marchingegno? Tutti coloro che non hanno a suo tempo seguito questi espedienti da legulei kafkiani, hanno prodotto migliaia di buste finite nel cestino della carta da burocrati appositamente investiti di questa responsabilità funzionale al sistema. Non sarebbe stato più semplice e meno irritante ed irrispettoso imporre a tutti indistintamente di pagare, che possiedano a meno un televisore o siano intestatari di più contatori dell’energia elettrica? Sarebbe stata comunque una vessazione, ma almeno si evitava di farsi beffe dell’utenza e dei contribuenti, facendo perdere tempo e denaro.

Dulcis in fundo, sulla strada del ritorno a casa rimango in coda ad un incrocio, il motivo era una corsa ciclistica, per la quale hanno bloccato ogni accesso alla strada principale per circa un’ora, dicasi un’ora, con uno schieramento di forze dell’ordine talmente impressionante che ho sospettato che distogliendo tanti uomini alle loro mansioni primarie, i malviventi ne avrebbero potuto approfittare. Nulla da obiettare sul diritto di organizzare queste gare, anche se a me personalmente non interessano minimamente, ma non sarebbe bastato, per garantire la sicurezza, utilizzare una staffetta ed una retroguardia di auto con sirene e lampeggianti accesi? Occorreva proprio bloccare tutte le strade per un’ora? Impedendo a moltissime persone di recarsi al lavoro ed alle proprie incombenze? SONO COMPORTAMENTI DA PAESE CIVILE? Anche in questa occasione, come in tutte le altre, gli italiani presenti che subivano questa vessazione si limitavano ad imprecare al cellulare con i loro interlocutori, attribuendo al paese epiteti impronunciabili …

Concludendo queste brevi note, vorrei solo aggiungere che spesso i contribuenti e vittime italiane del parassitismo si sfogano con coloro che stanno agli sportelli o comunque sulla “linea del fronte”, che sono solo pedine, è vero che partecipano al parassitismo di stato, ma ne raccolgono solo le briciole e sono partecipi loro malgrado, con scarsissima consapevolezza e responsabilità, sono le vittime designate, gli ultimi anelli della catena, i capri espiatori per il popolino rozzo ed incolto, che rappresenta una cospicua parte della popolazione, ridotta all’analfabetizzazione di ritorno da decenni di tv demenziale appositamente programmata.
In realtà i parassiti “officianti”, le alte gerarchie, che potremmo definire il vaticano del parassitismo politico burocratico e mediatico italico, coloro che ne traggono i massimi benefici e sono ricolmi di privilegi, si riduce a poche decine di migliaia di individui, gente con redditi attinti dal settore pubblico che vanno dai 200mila euro annui in su, molto in su.

E’ per mantenere questa “casta” che servono le tasse, e più aumentano le entrate fiscali dello stato e più aumentano i loro redditi ed il numero dei “selezionati” partecipanti alla greppia, e non aumentano affatto i servizi alla popolazione, ne in qualità ne in quantità, semmai peggiorano.
Questo è il funzionamento dello stato italiano, togliere a molti per dare a pochi, pochissimi, e la cosiddetta redistribuzione avviene in maniera sperequativa ai massimi livelli, proprio per un’impostazione patologica della macchina dello stato, che è inefficiente e scriteriata, non possedendo la benché minima coscienza civica e del senso del servizio alla collettività.

Claudio Martinotti Doria

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