Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

venerdì 18 agosto 2017

San Cesario sul Panaro - Il miracolo del 18 agosto 2017, con Ginevra Di Marco


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Ancora una volta  il miracolo si è ripetuto

Ormai quando arriva lo fiuto nell'aria e, complice feisbuk, avevo saputo già da giorni che sarebbe arrivata proprio vicino a casa mia, a San Cesario sul Panaro, nell'ambito del festival "Arcipelaghi Sonori" del 18 agosto 2017. Poi quando lei arriva si instaura una specie di tam-tam: gli amici che ormai come me, la conoscono, cominciano a mandare sms e mail e a scambiarsi la notizia e un "Ci sei?", come se un dono prezioso fosse lì a disposizione di tutti e.... come non approfittarne? Ma mi rendo conto di non averla ancora nominata, lei è Ginevra Di Marco. Suoi complici insostituibili sono Francesco Magnelli marito, manager e tastierista e Andrea Salvadori, virtuoso chitarrista.

Sono stati preceduti da un bravo e simpatico gruppo rumeno, quattro donne, due giovani, due più anziane, con delle voci potenti e acute e abiti caratteristici, che hanno eseguito innumerevoli brani tradizionali con grande slancio e apprezzamento da parte del pubblico, che è stato anche invitato a fare qualche passo di danza sulla pista da ballo antistante il palco. 

Anche Ginevra è andata a ballare. Questa pista da ballo aveva però il neo di "mantenere le distanze" tra i musicisti ed il pubblico ed io, che ci vedo sempre peggio, ne ho risentito molto durante lo spettacolo. Inoltre ormai, con la mia macchinetta fotografica mi sto lanciando a fare qualche brevissimo video, ma in questa occasione, un po' la distanza, un po' la scomodità, un po' che ho preferito guardare lo spettacolo senza il disagio di avere in mezzo il dispositivo, ho ripreso ben poco. Ma le emozioni provate non hanno bisogno, per essere riportate alla coscienza, di filmati.

Sono stati eseguiti molti brani dell'ultimo lavoro, come sempre negli ultimi loro concerti, brani che ormai amo e che, se avessi la memoria dei sedici anni, conoscerei a menadito, tanto spesso li ho ascoltati in questi ultimi mesi anche dal cd.

E all'inizio, questa distanza, anche fisica, si faceva un po' sentire, ma via via, l'atmosfera si è riscaldata, soprattutto, per me,con la classica "Gracias a la vida". 

Dopo aver partecipato anche al canto di "Todo cambia" su invito di Ginevra, il pubblico è stato sollecitato ad avvicinarsi, per i tre pezzi del bis richiesti a gran voce. Sono stata pronta ad andare in prima fila, proprio di fronte a lei, che mi pare sempre più bella ed espressiva. E così tutti, ognuno per quel che sapevamo e potevamo, abbiamo avuto il piacere di cantare "Amandoti", "Malarazza" (pezzi più datati) e "Solo le pido a Dios". 

Dopo i calorosi applausi e la gioia condivisa, la gente a mano a mano se ne è andata. Sono rimasta lì ancora un'oretta e dopo aver acquistato il dvd dello spettacolo con Margherita Hack, essermi ancora complimentata con Ginevra per l'emozione che riesce sempre a suscitare e aver scambiato qualche parola con Francesco sul mio desiderio (o sogno?) di farli venire ad esibirsi a Treia me ne sono andata ed ho ancora avuto in mente le note e le parole ascoltate finché non mi sono addormentata...

Caterina Regazzi

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A Dio chiedo soltanto
che il dolore non mi sia indifferente
che l'arida morte non mi colga
vuoto e solo, senza che io abbia fatto abbastanza”
da “Solo le pido a Dios”


giovedì 17 agosto 2017

Consigli sintetici sul cosa fare in caso di attacco nucleare

Cosa fare prima di un attacco nucleare:
Fare scorta di cibo a lunga scadenza, procurarsi una o più lampade portatili a pile (con batterie di riserve) o a carica manuale. Può convenire preparare due kit, uno più grande, per il posto di lavoro, l’altro, portatile, da tenere in macchina in caso di evacuazione
Elaborare un piano di comportamento per la propria famiglia in caso di emergenza atomica. Al momento dell’attacco i membri della famiglia possono trovarsi in posti diversi, perciò occorre decidere in anticipo come comunicare e dove ritrovarsi
Informarsi sui rifugi antiradiazioni più vicini. Se non ce ne sono, fare un elenco dei luoghi che potenzialmente potrebbero servire a questo scopo: scantinati, oppure stanze senza finestre situate ai piani di mezzo degli edifici più alti.
Come comportarsi durante un attacco nucleare:
Siate psicologicamente preparati a dover rimanere al riparo per almeno un giorno o comunque fino a quando le autorità non vi daranno il via libera ad uscire
Non appena le autorità hanno provveduto a diramare l’avviso di un imminente attacco, occorre trovare quanto più rapidamente possibile riparo in un edificio chiuso, meglio se in mattoni o cemento armato
Ascoltare le informazioni ufficiali online, alla radio o in tv e seguire le istruzioni diramate dagli organi di soccorso
Se trovate sul vostro cammino uno scantinato o un locale chiuso e riparato entrateci subito
I due luoghi migliori dove trovarsi al momento di un attacco sono o sottoterra o al centro di un edificio alto.
E’ essenziale che tra voi e le sorgenti di radiazioni vi sia quanto più possibile un “guscio” di cemento, mattoni o terreno
Come reagire se siete all’aperto al momento dell’esplosione di una bomba atomica?
Non guardate in nessun caso l’esplosione. Il bagliore potrebbe accecarvi
Riparatevi dietro qualunque oggetto che in quale modo possa proteggervi dall’onda d’urto
Buttatevi a terra e copritevi la testa. L’onda d’urto potrebbe investirvi in 30 secondi dall’esplosione
Anche se vi trovate a molti km di distanza dall’epicentro dell’esplosione nucleare mettetevi al riparo il più presto possibile. Il vento può trasportare le particelle radioattive fino a centinaia di kilometri di distanza
Se al momento dell’esplosione, o subito dopo, siete in strada cercate di proteggere il vostro corpo dal materiale radioattivo
Toglietevi i vestiti, per evitare di veicolare le particelle radioattive. Soltanto togliendosi la giacca, ci si può liberare di quasi il 90% delle particelle radioattive
Se ne avete la possibilità sigillate in un sacco di plastica i vestiti radioattivi e marchiatelo
Non grattatevi e non strofinate la pelle contro niente
Fatevi una doccia, lavate i capelli con lo shampoo ma non usate balsamo
Radiazioni. Come difendersi?
La quantità di precipitazioni radioattive dipende in misura diretta dalla potenza della bomba e da quanto vicino alla superficie della terra è esplosa
Prima di uscire dai rifugi occorre aspettare le comunicazioni delle autorità per sapere dov’è possibile andare e quali luoghi è meglio evitare
Non dimenticarsi che le radiazioni sono invisibili. Non si vedono, non si annusano e non si riconoscono con nessuno dei cinque sensi.
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mercoledì 16 agosto 2017

Rispettare i diritti di tutti gli animali...


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Dobbiamo fare qualcosa, non solo per evitare l’uccisione sconsiderata degli animali selvatici ma per proteggere tutti gli animali dalla disumanità dell’uomo.

Come accettare le batterie di galline imprigionate e incastrate in spazi angusti con il solo spazio per beccare e deporre le uova, il macello degli animali da carne con metodi privi di cura, di attenzione e di umanità, l’abbandono degli animali di compagnia e tutta la serie di malvagità contro gli animali che ci nutrono, ci aiutano, ci servono in tutti i modi, ci accompagnano e ci proteggono su tutto il percorso della nostra vita su questa Terra? I diritti degli animali devono essere iscritti nella nostra Costituzione ed entrare a far parte delle nostre abitudini, comportamenti e costumi nella quotidianità, in assenza delle misure appropriate in questo senso non possiamo considerarci un Paese civile.

Peraltro, i prodotti dell’allevamento e dell’agricoltura dovrebbero tornare nelle mani esclusive di allevatori, agricoltori e contadini, destinati all’esclusivo commercio di prossimità ed essere sottratti alle speculazioni, al sistema della grande distribuzione che acquista dagli agricoltori a prezzi ridicoli e rivende i prodotti, non più freschi e frigoriferati, a prezzi decuplicati. Per ragioni di giustizia sociale, di equità e di salute pubblica i prodotti agricoli dovrebbero passare direttamente dal produttore al consumatore. Dobbiamo riflettere e agire per mettere in piedi un sistema equo e giusto al fine di salvaguardare l’agricoltura e il lavoro di agricoltori e allevatori  e nel contempo proteggere la salute pubblica.

Anna Maria Campogrande

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Integrazione di Marinella Correggia: 

Dar da bere agli assetati (anche quelli selvatici)
In un’estate calda e riarsa,  dissetare anche gli animali che non sono di nessuno è un gesto di primo soccorso alla portata di tutti.
Su una finestra o un balcone di città come in un giardinetto pubblico, vicino a un orto di campagna come al limitare di un bosco: una ciotola, una bacinella, un piattino con l’acqua possono fare la differenza fra la vita e la morte per volatili di ogni taglia e animali di terra selvatici o abbandonati. Un’amica nelle campagne senesi fa qualcosa in più: sparge nottetempo il compost di casa nel campo (anziché affidarlo alla compostiera), affinché gli animali erranti abbiano anche cibo, ugualmente non facile da trovare quando la natura langue come in questi mesi. Infatti la mattina non ce n’è più traccia…
Nel diciottesimo secolo, nella città di Trieste, un editto imponeva ai proprietari di botteghe e officine di tenere fuori dalla porta un recipiente di acqua monda affinché i cani vaganti potessero dissetarsi.

Marinella Correggia (Torri in Sabina)

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Commento di Paolo D'Arpini: 

"Grazie ad Anna Maria ed a Marinella  per l'intervento. Da molti anni (sono vegetariano dal 1973)… ho vissuto in prima persona la lotta contro la crudeltà gratuita soprattutto verso gli animali da macello, quelli degli allevamenti intensivi in particolare. Vorrei far sapere che il nostro Circolo Vegetariano VV.TT. sin dai primi anni ‘80 del secolo scorso si è battuto per l’equiparazione degli erbivori agli animali da compagnia, con una specifica petizione presentata anche alla Presidenza della Repubblica, purtroppo senza esito" (P.D'A.)

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lunedì 14 agosto 2017

Castellina in Chianti - "Transizione inversa" - Viene e va, l' arte che sarà...



Il 13 agosto 2017 sono stato alla serata conclusiva di una mostra di arte grafica, pittura, unita a recitazione, con poesie e racconto delle opere da parte dell'autrice, Silvia Jafisco. 
L'evento si è svolto nel cuore del Chianti in provincia d Siena, Castellina in Chianti, un paese davvero grazioso pieno di particolarità.

Accompagnata dalla critica d'arte, Carla Sodini che ha curato la presentazione delle opere dell'artista e dalla sua amica Dorjelhi (Miranda)  Pecci, che ha recitato alcune poesie durante la presentazione dei dipinti.

Il modo originale di raccontare le opere di Silvia, ha fatto subito capire che si trattava di un percorso vissuto, donna carica di energia naturale e piena di amore, trasmetteva lo stesso calore e vitalità impresse nei quadri, dove dipinti, descrizione, musica e poesia, formavano essi stessi un'arte vivente insieme ai partecipanti alla mostra.

Il titolo del tema della mostra "Transizione inversa", nel "viaggio" dell'artista si racconta una evoluzione  dell'amore che parte dal piano fisico al piano della realizzazione dell'unità nell'amore spirituale, attraverso fasi di consapevolezza che partano "dall'uno" per ritrovarsi nel "tre" di nuovo "nell'uno" unito.

Giuseppe Finamore





Album Fotografico dell'autore












venerdì 11 agosto 2017

Roma, settembre 2017 - Previsione di un presidio pacifista a Monte Citorio...

Armi. L'Italia blocca forniture a Venezuela e non ai Saud ? Parole in libertà... l' importante sono gli affari e la geopolitica. Un sit-in a settembre?


Quello che è sicuro è che sul mercato delle armi le parole volano in libertà e mai viene precisato dal Ministero degli Esteri quel che è vero e quel che è falso. Tanto le denunce, vedi F-35 e armi ai Saud, non sono mai portate avanti con decisione.
Giorgio Beretta, che ha fatto denunce molto documentate sulla vendita di armi all’Arabia Saudita, ha scritto anche di una fornitura di armi leggere al Venezuela. L’ articolo è stato diffuso dal blog di Beppe Grillo e due deputati Pd hanno risposto che la fornitura è stata già bloccata. La vendita di armi ai sauditi è stata sempre  giustificata dal governo con l’assenza di sanzioni internazionali e  l’ impossibilità per l’Italia di valutare le denunce ai Saud. Da questo, l’atteggiamento italiano di aspettare eventuali  sanzioni internazionali prima di bloccare le vendite di armi ai sauditi.  Per il Venezuela invece, secondo i due deputati Pd, l’atteggiamento italiano sarebbe stato diverso. Il nostro governo avrebbe interrotto autonomamente la fornitura al Venezuela. Da qui la soddisfazione di Beretta, se questo è possibile per il Venezuela allora è possibile anche per l’Arabia saudita, a differenza di quanto sempre sostenuto dai ministri italiani.


Ma Beretta, analista competente del mercato delle armi, non ha capito ancora il comportamento dei nostri governi. 
Questi non si basano su leggi o su giudizi morali ma su interessi economici e geopolitici. Qualora, molto raramente, gli atti del governo vengano contestati, allora si danno giustificazioni spesso infondate, confidando nel disinteresse generale e sulla poca decisione dei contestatori.  Per ora questo modo di agire ha sempre funzionato e scelte ampiamente disapprovate dall’opinione pubblica, come l’acquisto degli F-35 e la vendita di armi all’Arabia saudita, vengono comunque portate avanti, superando senza problemi contestazioni  seguite poi da silenzi e disinteresse.

Che fare dunque ? 
Le grandi reti fanno grandi denunce con nessuna decisione, sta ai piccoli gruppi andare a fondo alle cose e non mollare la presa. Alla riapertura della Camera saranno discusse importanti mozioni: sulla guerra in Yemen, e le armi italiane sui civili yemeniti , e sulla ratifica del Trattato ONU che proibisce le armi nucleari. Sarebbe il caso di prenotare subito Piazza Monte Citorio e di organizzare fin da ora un presidio per almeno due tre giorni il più affollato possibile, ma da effettuare eventualmente anche in tre persone e con dieci cartelli, da fotografare e spedire ovunque è possibile.

Marco Palombo - palombo.marco57@gmail.com

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Commento di Marinella Correggia: 
"Marco grazie, ottime puntualizzazioni in questo articolo, e semplicemente azzeccatissima la tua frase: "Le grandi reti fanno grandi denunce con nessuna decisione" E' proprio così quando non peggio!
Sì, sarebbe opportuna una manifestazione a settembre..." 

giovedì 10 agosto 2017

Meteorologia e nomi pazzi


Da qualche anno leggiamo sulla stampa e nei blog meteo nomi come Annibale, Acheronte, Cerbero, Cleopatra, ecc. tutti per designare quello che normalmente si riferisce a vaste perturbazioni, a fronti temporaleschi, alta pressione, bolle di calore, ecc. Oltre a ciò da qualche tempo per definire un forte nubifragio si legge o si sente dire in TV “bomba d’acqua”. Da qualche settimana è apparsa anche l’espressione “Bomba di calore”.

Tutto questo colorito linguaggio meteorologico non va giù ai climatologi, ai fisici dell’atmosfera e in genere agli scienziati. "perché -dicono- si debbono affibbiare nomi inventati a fenomeni meteo che già hanno una loro definizione accettata da anni da tutto il mondo scientifico? In questo modo si denigra la scienza e non si fa un buon servizio al pubblico!"

I giornalisti e gli inventori di questa nuova moda di ribattezzare i fenomeni meteo, si difendono dicendo che anche gli uragani e i tifoni vengono identificati con nomi di donne (inizialmente ) e di uomini. Il primo ad adottare questo metodo fu proprio lo scienziato francese Coriolis, a cui si deve la scoperta della direzione dei venti secondo la rotazione della Terra. E ancora: "Alla gente comune, ai lettori dei quotidiani, ai telespettatori e ai non addetti ai lavori cosa importa apprendere che un tale fenomeno meteo si debba chiamare solo “Alta pressione del Sahara numero x” e non semplicemente Caronte o Annibale e un violento nubifragio “Bomba d’acqua” ?"

Accademia Kronos, chiamata in causa per esprimersi in merito, cerca di mediare, invitando i giornalisti meteorologi a non esasperare questo settore con nomi e visioni mitologiche e gli scienziati ad essere più tolleranti, infondo al pubblico poco interessa se un fenomeno meteo ha un nome mitologico o uno scientifico rigoroso, importante è dare informazioni rigorose e attendibili.

 Filippo Mariani

mercoledì 9 agosto 2017

Viterbo. Il pronto soccorso di Belcolle... lascia a desiderare

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Più di un cittadino ci ha segnalato che le scene apocalittiche che si vivono al P.S. dell'Ospedale Belcolle sono un evento quotidiano. 365 giorni all'anno il P.S. sarebbe ingolfato dall'enorme accesso di cittadini in cerca di aiuto per problemi acuti di salute.

Ma perché accade ciò e quali sono le soluzioni?

Il problema nasce dalla miopia del governo sia nazionale (ricordiamo che il sistema sanitario nazionale è passato dal secondo posto del 2000 al 22° posto del 2016!) sia regionale.

Non è stato mai attuato, un serio programma per i cittadini con patologie croniche.

L'ospedale Belcolle è infatti un ospedale per acuti.

Il paziente dovrebbe essere trattato, stabilizzato e poi inviato sul territorio per la convalescenza/riabilitazione, ma purtroppo non accade celermente, i reparti del Belcolle sono pieni di pazienti stabili, ma non dimissibili. Questi cittadini necessitano di ulteriori cure in ambiente protetto, non esistono validi servizi di ospedalizzazione domiciliare, né ospedali di comunità (dove l'assistenza medica viene fornita dai medici di base).

I centri di lungodegenza e riabilitazione, per gli stessi motivi sono sempre pieni, per cui il P.S. si trasforma in un imbuto, entra tanto, ma esce poco.

Il tutto ovviamente indipendentemente dalla volontà del personale sanitario, che ogni giorno lavora con abnegazione.

Il Comune può fare qualcosa?

In realtà potrebbe fare molto.

La conferenza dei sindaci per la sanità, di cui il sindaco di Viterbo è il presidente, può proporre modifiche all'Atto Aziendale della ASL, per venire incontro alle esigenze dei cittadini.

L’organo ha addirittura la possibilità di richiedere la rimozione di un Direttore Generale della ASL, qualora risultasse particolarmente inefficace.

Cosa è stato fatto finora?

Probabilmente questa situazione deriva dalla situazione oggettiva che lo stesso partito (PD) governa a tutti i livelli: nazionale, regionale, comunale, e come dice il proverbio, fra cani non si mordono!

Gli aspetti della sanità a Viterbo, nel Lazio e in Italia, saranno gli argomenti di un prossimo incontro del M5S Viterbo



Emanuele Rinaldi - 3931286343
Massimo Erbetti - 3333508202

lunedì 7 agosto 2017

Il rame aiuta l'igiene...


Tra gli antichi mestieri che fanno parte della tradizione italiana, uno per tutti, la lavorazione del rame, che ancora oggi viene tramandata, seppur con fatica di padre in figlio. La lavorazione a mano, ha sempre il sopravvento sulle macchine, anche se oggi vengono utilizzate principalmente, attrezzature e macchinari di moderna concezione. Gli oggetti creati sono quindi il frutto dell’antica sapienza e conoscenza, tutta artigianale di lavorare questo materiale, quando è possibile, rispettando così la tradizione che esige il buon artigiano, custode degli insegnamenti appresi negli anni dal suo maestro, ma che ne migliora il metodo e l’esecuzione, per ottenere così dalle sue mani in prodotto unico nel suo genere.

Il rame si sa, è stato il primo metallo usato dall’uomo, anche per le sue proprietà, che permettono di lavorarlo a freddo mediante la battitura. Per la sua capacità di condurre il calore, offre l’ opportunità di un notevole risparmio energetico, non da poco in periodo di crisi economica, in quanto basta cuocere con una fiamma molto moderata. La martellatura del rame, non viene vista solo come un fatto estetico per la produzione di utensili, ma risulta essere estremamente funzionale, in quanto il materiale ha una resistenza ed una stabilità all’uso che non ha eguali. Proprio per questo gli oggetti creati con martellatura a mano pezzi unici nel suo genere, essendo creati appositamente dalle mani dell’artigiano, come fosse un artista, che dipinge il suo quadro e crea la sua opera, hanno ancora oggi prezzi molto elevati.

Vengono così creati, di volta in volta, tortiere, teglie, padelle, paioli, tegami, casseruole, con finitura lucida per gli amanti del moderno, o con finitura satinata, per chi ama l’ antico. Per tradizione e per lustro la zona dell’Italia dove ancora oggi si mantiene questa antica tradizione di cucinare dalla ribollita, ai fagioli all’uccelletto, è sempre la Toscana più precisamente nella Valleriana a nord di Pescia conosciuta con il nome di “Svizzera Pesciatina”.

Il rame inoltre ha un alto potere antibatterico, infatti l’80% delle infezioni che si diffondono toccando oggetti contaminati da virus e batteri, che rimangono sugli oggetti creati con comuni materiali quali per esempio la plastica, non sussiste se questi ultimi sono antibatterici, come nel caso del rame e delle sue leghe.
Per queste ragioni la tecnologia moderna sta studiando la realizzazione di un mouse in rame antibatterico, creato per lavorare a computer senza pericolo di diffondere o creare infezioni!

Rita De Angelis

domenica 6 agosto 2017

Ruderi del Castello di Grottammare - Edipo Re di Sofocle - Recensione

EDIPO RE
di Sofocle
a cura di
Vincenzo Di Bonaventura
e degli allievi dell’Officina teatrale “La Macchina Attoriale”
   Ruderi del Castello di Grottammare
1-2-3 agosto 2017  h 21.30

  Risultati immagini per Ruderi del Castello di Grottammare. Edipo Re.

         E’ dei grandi uomini di teatro, l’attrazione magnetica che inchioda il pubblico, seduce noi umani e non solo: anche le colte intelligentissime api, e il mitologico geco, e le preistoriche lucertole…

           Ci sono tutti, stasera, oltre a grilli e cicale confusi dal caldo: il geco, impertinente come il ragazzaccio che fu prima di mutarsi in rettile al tocco rabbioso di Cerere offesa, imprendibile lampo screziato sui ruderi così mal restaurati del Castello; e c’è quell’ape intrepida che, non paga di ascoltare Vincenzo, ne ha cercato e conquistato il contatto epidermico, s’è infilata nell’ampia tunica edipica, ha lasciato il segno rovente sulla spalla dell’attore che - stoico - non s’è fermato, facendo così più reale il pathos del re sventurato, più aspro il dolore dell’infelice stirpe di Labdaco.

        “Arte demolitoria è la mia”, sottolinea l’attore (stavolta non-solista) fin dalla prima delle tre serate sofoclee: teatro che demolisce il “decanto” e la tentazione declamatoria, il birignao che i registi “importanti” sempre impongono ai loro attori specie nel teatro classico, per eccellenza teatro di potere e di regime. Proprio in quello, allora, maggiormente occorre recuperare la lingua madre, la lingua parlata dietro l’angolo, quella che raggruma in sé tutti i possibili sottotesti; quell’onomatopeica “lingua del mondo”, insomma, universo sonoro stratificato nelle culture del popolo, l’unica che sia in grado - superando un teatro rimasto fermo su se stesso  -  di dar voce al pensiero antico che scava a fondo nell’uomo, di dar corpo ai pensieri che – direbbe Pirandello – nascono malgrado noi, bastardi come a volte sono i figli, tracotanti perché pronunciano verità (e per questo perniciosissimi).

        Il suo è perciò teatro della festa e della strada, teatro dell’immediato che qui ha le sue quinte ideali fra le antiquissime vestigia del castello che fu: pietre di restauro malamente assemblate da ignoranti mani contemporanee, offese da cartelli storti e tubi dimenticati, da incuria e da echi di musicacce del borgo in turistico orgasmo, intralciate dalla fluorescenza di obbligatorie e inutili Protezioni Civili.

        Così ecco nel prologo l’attore - di nuovo e temporaneamente solista - farsi allo stesso tempo coro e sciamano: maschera adunca che in mescolanza di dialetti e onomatopee disegna l’antefatto delle vicende tebane. La peste che sta decimando vite in un altro paese, richiede una vita:  Dovete fare il sacrificio, prescrive lo sciamano in grottesco saltare e contorcersi al popolino ignorante che lo interroga  - Siama’, come ci dobbiamo comporta’? -  e non capisce, duro d’orecchi e di comprendonio – Eh, che siete detto? –
Sacrificio ci sarà, e sotto il pietrame della lapidazione non il vecchio mendicante fatto bersaglio si troverà, ma una cagna chesvommica e muore e in quell’istante la peste è vinta, la città è libera.
  
        Deposta la maschera, indossata la tunica (l’ape malandrina l’aveva individuata, adesso studia le mosse, il percorso…), l’attore è ora Edipo, saggio e sapiente re di una Tebe una volta luminosa, devastata ora - 450 a.C. - dall’orribile pestilenza.
        Da lui, che la liberò dalla sanguinaria Sfinge - Tu che già una volta hai raddrizzato il corso della nostra vita - la città attende nuova salvezza. Il sacerdote lo prega e sollecita, il supplice Coro (i bravi allievi de “La Macchina Attoriale”) se la prende con gli dei neghittosi, con Febo Apollo, e con Atena e Artemide, perfino col rubicondo Bacco: li sfida a parole, rabbioso e disperato, si muovano dunque, scendano dai loro regni dorati ad aiutare il popolo stremato.

        Non si sottrae Edipo alla preghiera (Figli, poveri figli… la mia anima piange per tutta la città), e il responso di Apollo Pizio apre alla speranza: la salvezza è possibile, non c’è che da cercare chi uccise il vecchio re Laio, la punizione del reo scioglierà il maleficio che è conseguenza del delitto, fugherà la pestilenza. Meglio anzi - è la proposta di Creonte - convocare il cieco indovino Tiresia, lui certo saprà svelare il colpevole, e tutto avverrà più in fretta…

        Muove da qui l’inchiesta, e cammina a ritroso poiché il mitologema - il fatto originario, seme della catastrofe - è già compiuto quando la vicenda ha inizio. E’ la “tragedia perfetta”, costruita come una modernissima detective’s story, i cui colpi di scena alternano sollievo e terrore e rendono aspro il confronto: ciascuno rigetta da sé la colpa, rabbiosamente la scaglia sull’altro in questa che è anche una “tragedia dell’ira”; alla collera essa attinge la sua lingua, ed è testo attualissimo che rimanda alla nostra coscienza ancestrale, alla rabbia che noi umani custodiamo irrisolta da millenni.

         Edipo è insieme investigatore e colpevole, e nella generosa leale volontà di far luce (egò fanò) e di risalire indizio dopo indizio, prova dopo prova, ogni gradino dell’oscura sua origine, rivelerà fatalmente se stesso come l’empio, causa pur inconsapevole del maleficio tebano.

        Il vaticinio antico s’è dunque compiuto inesorabile, s’è fatto beffe dei miserevoli destini umani: uccisore del proprio padre, figlio e marito della propria madre, padre e fratello dei suoi stessi figli, Edipo si condanna a vivere (La morte si sconta vivendo: Ungaretti, secoli dopo) accecato ed esule - Luce, ch’io ti veda per l’ultima volta, perché io nacqui da chi non dovevo, mi congiunsi con chi non dovevo, chi non dovevo uccisi - emblema immortale della contraddittoria duplicità e infinita miseria della condizione umana (Oh razza dei mortali / quanto simile sei / nella tua vita al nulla).

        E’ mirabile questo teatro fatto col nulla: non impressionanti fondali di cartonaccio, non pretenziose perforanti luci di scena, nessuna musica che non sia il misterioso ritmo percussivo di djembe; “il teatro appartiene alla gente, alle mura antiche” dice il maestro che con sapienza ha estratto dai suoi allievi la passione, il talento, la fatica. Dopo gli applausi li vediamo farglisi vicini… c’è da cercare il rimedio giusto contro il bacio infuocato dell’ape malandrina, dell’ape di Edipo.
 5 agosto 2017 
 Sara Di Giuseppe


Geco sui ruderi del castello di Grottammare

venerdì 4 agosto 2017

L'altro capitalismo - La Cina indica la strada: "Lavoro coatto per tutti!"


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La Cina, che oggi viene definita come "la potenza economica emergente" o come "la nazione guida del futuro", in realtà non è altro che la terra dove il capitalismo ha deciso di porre le proprie radici facendo di essa il proprio quartier generale. E di fatto oggi è il posto peggiore dove andare a vivere.

La Cina è il paese più capitalista del mondo che tramite il comunismo ha raggiunto un livello di capitalismo estremo, definibile come "ultra-capitalismo" che è esattamente ciò a cui si arriva quando si instaura una dittatura comunista (ennesimo esempio lampante di come il comunismo sia di fatto una stampella del capitalismo).


Lo stato cinese sta costruendo la propria fortuna sul più becero sfruttamento umano e questa tendenza sta investendo anche il resto del mondo visto che di fatto il capitalismo è un sistema internazionale: ovvero si estende fin dove riesce ad arrivare.
Perciò è deducibile che, se non verrà posto ad esso un freno, anche in occidente si raggiungeranno questi livelli di sfruttamento e, a mio avviso, il processo è già cominciato.


Ma la domanda che mi pongo io è: come pensate di poter fermare una cosa così grande?

Finché le persone accetteranno supinamente costrizioni di questo tipo la situazione non migliorerà mai, anzi peggiorerà. L'unico modo per migliorare la situazione è quindi la ribellione, le persone devono ribellarsi, devono pretendere la libertà perché questa è un diritto naturale. Non si protesta per avere un orario migliore, non si protesta per uno stipendio migliore, si protesta solo ed esclusivamente per far si che le fabbriche chiudano. Questa è l'unica protesta utile.

ONU. Sostegno al Venezuela democratico di Maduro

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Nel Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, riunito a Ginevra, 57 stati firmano una dichiarazione che manifesta il chiaro appoggio al Venezuela bolivariano e il rifiuto di qualsiasi forma di intervento straniero nella sue questioni interne.
La dichiarazione è stata sottoscritta da: Russia, Cina, India, Sud Africa, Iran, Vietnam, Algeria, Egitto, Giordania, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Irak, Libano, Libia, Angola, Etiopia, Palestina, Qatar, Bielorussia, Arabia Saudita, Azerbaigian, Siria, Ecuador, Bolivia, Cuba, Nicaragua, San Vicente y las Granadinas, San Cristóbal y Nieves, Dominica, Bahrein, Isole di Comore, Gibuti, Somalia, Sudan, Túnez, Yemen, Repubblica Democratica Popolare di Corea, Eritrea, Namibia, Laos, Filippine, Sudan del Sud, Repubblica del Congo, Burundi, Zimbawe, Myanmar, Timor Est, Tagikistan, Oman, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Guinea Ecuatoriale, Mauritania, Mozambico, Togo, Venezuela. Di seguito il testo integrale della dichiarazione.

Dichiarazione congiunta di appoggio al Venezuela:


  1. Riconosciamo l’imperativo di tutti gli stati a rispettare la sovranità della Repubblica Bolivariana del Venezuela in conformità con i principi di non interferenza nelle questioni interne stabilite dalla Carta delle Nazioni Unite.
2. Consideriamo che è al popolo venezuelano  che compete, in via esclusiva, determinare il suo futuro senza ingerenze esterne.
3. Appoggiamo il Governo Costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela nel suo intento di preservare la pace e mantenere il carattere istituzionale democratico nel paese, così come la sua determinazione di garantire la piena osservanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Venezuela.
4. Sosteniamo la reiterata chiamata che ha fatto il Presidente Nicolas Maduro al dialogo politico tra i diversi settori attivi in Venezuela, con il proposito di preservare la pace e garantire la stabilità delle istituzioni democratiche del paese.
5. Celebriamo gli encomiabili sforzi realizzati a favore del dialogo politico e della pace dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e dagli ex presidenti José Luis Rodríguez Zapatero, ex presidente spagnolo; Martín Torrijos, di Panama y Leonel Fernández, della República Dominicana, insieme all’Inviato Speciale della Santa Sede.
6. Appoggiamo, allo stesso tempo, il coinvolgimento dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi a sostegno del dialogo politico in Venezuela, in particolare, di: El Salvador, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Uruguay e degli Stati membri del CARICOM.
7. Condanniamo qualsiasi azioni che perturbi la pace, la tranquillità e la stabilità democratica, che mini la istituzionalità democratica della Repubblica Bolivariana del Venezuela e che metta in discussione la sua sovranità.
8. Consideriamo che la comunità internazionale deve sostenere le possibilità di offrire aiuti tecnici prendendo a riferimento le richieste del Paese in oggetto, per affrontare le sfide dei diritti umani nel paese.

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Fonte: https://cambiailmondo.org/2017/08/04/ginevra-dichiarazione-congiunta-di-57-paesi-a-favore-del-venezuela-e-contro-ogni-intervento-esterno/


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Commento di Marinella Correggia: “Dopo l'inqualificabile presa di posizione da parte del m5s, in merito alla situazione venezuelana (vedi: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10155299782790813&id=174457180812 e qui: http://www.beppegrillo.it/2017/08/venezuela_gentiloni_si_indigna_ma_fornisce_armi_a_maduro.html -) giunge almeno questa buona notizia. Il Venezuela è protetto dai molti paesi che ha aiutato e a favore dei quali ha votato sempre quando era molto scomodo, pensa alla Siria...”


giovedì 3 agosto 2017

Venezuela. Rete No War: Progetto "Verità contro le guerre"


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Ai deputati e senatori italiani delle Commissioni Esteri:
Venezuela, mini-dossier contro le menzogne diffuse. Per evitare altri tragici errori in politica estera, che in anni recenti hanno provocato guerre, distruzione, rovine di interi popoli. Le menzogne provocano guerre, la verità porta la pace. 
Per info: 3312053435.

1) PERCHE' LE PRESE DI POSIZIONE DEI POLITICI ITALIANI TRAVISANO LA REALTA' IN VENEZUELA: RETE NO WAR.  http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/noguerra/NotizieCommenti_1501687918.htm

2) FOTO E VIDEO SULLE VIOLENZE EFFERATE COMPIUTE DA GRUPPI DELL'OPPOSIZIONE: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_immagini_forti_il_fascismo_in_diretta_in_venezuela_chi_non_denuncia__complice/82_20897/le parole di una vittima: http://www.laiguana.tv/articulos/63152-altamira-fuego-quemar-hilario-lopez, e quelle della madre di un altro bruciato vivo che chiede come mai i leader dell’opposizione non reagiscono: https://www.youtube.com/watch?v=pYatYSrYhto


5) CHI SONO DAVVERO LOPEZ E LEDESMA AI QUALI SONO STATI REVOCATI I DOMICILIARI E PERCHE' https://cambiailmondo.org/2017/08/02/venezuela-chi-sono-leopoldo-lopez-e-antonio-ledezma-e-perche-la-revoca-dei-domiciliari/



8) INTERVISTA A SUOR EUGENIA ROSSIN ("Se gli errori diventano opportunità di crescita"): http://www.adista.it/articolo/56451


Marinella Correggia

Rete No War - Roma, Progetto "Verità contro le guerre"

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