Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 22 luglio 2018

22 luglio 2018 - Manitonquat è volato ed è dentro ognuno di noi


Oggi, 22 luglio 2018,  nostro "Nonno", Francis Medicine Story Talbot (Manitonquat) è morto pacificamente a casa sua, circondato da amici e familiari. Aveva 89 anni. 

Ha vissuto una vita lunga, avventurosa, bella e amorevole. Veniva da una famiglia con i mezzi, ma scoprì che la ricchezza materiale non gli interessava, e iniziò una ricerca del senso della vita, per tutto il suo percorso che lo ha portato in molti posti, come attore, regista e produttore, sul palcoscenico, e nel movimento hippie, rompendo i cancelli di Woodstock e facendo parte della famiglia Rainbow, come narratore e anziano.

Ha iniziato a scrivere e ad insegnare le sue idee sulla comunità e ritornare al nostro scopo originario attraverso una connessione con la creazione e l'un l'altro, idee che hanno risuonato con le molte persone delle cui vite ha toccato. Per decenni, ha continuato il suo lavoro inclusivo di creare cerchi, insegnare, ascoltare e costruire comunità, nel suo lavoro nelle carceri negli Stati Uniti e nei laboratori e campi in Europa, fino a quando si ammalò solo poche settimane fa.

Sopravvive grazie all'amore della sua vita e chi condivide il cammino dell'amore e della pace... Ellika, i suoi due figli, Tashin Talbot e Tokeem Talbot, i loro partner Frieda Tlbt e Tanja (Ta Ta) ei suoi quattro nipoti, suo fratello Jim e le sue sorelle Linda e Mary e le sue sorelle e fratelli della famiglia Rainbow e Circle Way. Nei prossimi giorni, saranno annunciati piani per ricordare Story insieme.

Cammina in bellezza, Manitonquat

Risultati immagini per Francis Medicine Story Talbot (Manitonquat)

C.I.R. Info cir.informa@gmail.com

sabato 21 luglio 2018

Spilamberto. "Io, il cous-cous e Albert Camus", alla Rocca Rangoni Machiavelli, il 20 luglio 2018 - Recensione di Caterina Regazzi



Era da tanto che volevo "assistere" ad uno "spettacolo" del Teatro delle Ariette. Metto tutto tra virgolette perché sapevo già che i loro sono spettacoli alquanto originali in cui lo "spettatore" è parte integrante e più o meno partecipe dello spettacolo stesso. Inoltre, spesso anche il cibo partecipa alla rappresentazione. Solitamente credo che il tutto si svolga nell'aia della casa dove vivono, in Val Samoggia, attorno ad una tavola imbandita in cui i partecipanti (attori e spettatori) condividono la situazione ed il cibo. 

Ovvio che questa impostazione non poteva che trovarmi piacevolmente incuriosita. E così, venerdì 20 luglio 2018, puntuali alle 20 e 30, io e Paolo ci siamo recati all'appuntamento nel piazzale della Rocca di Spilamberto, dove già ci attendeva l'amica Monica. Di lì a poco ci ha raggiunti anche Grazia. Questo spettacolo era in programma, nell'ambito della rassegna di eventi dell'estate spilambertese,  il cui  titolo era "Io, il couscous e Albert Camus". E' iniziato con molto ritardo. 

A Spilamberto la gente in estate e con una giornata calda  tarda ad uscire di casa. Un'altra spettatrice, puntuale più di noi e con la quale abbiamo scambiato qualche parola di saluto, era la "tedesca" (come lei stessa ha detto di essere comunemente definita) Sabine.

Le sedie erano in due-tre file e nella prima fila, ogni due sedie c'era un piccolo tavolo tondo con una ciotola con dentro una zucchina, una carota, una patata già pelata e ci è stato chiesto di farne pezzetti. Poi il tutto è stato ritirato e messo a cuocere. Sopra ad un tavolo a lato c'erano vari tegami con fornelli elettrici dove sono stati cotti gli ingredienti del couscous.


All'inizio si è fatto un piccolo giochetto in cui bisognava indovinare l'età dell'attore principale. Il primo a rispondere ci ha quasi preso, io gli ho dato circa dieci anni di più (ma pensavo al mio Paolo e non mi pareva tanto più giovane di lui - forse mi ha messo fuori strada il cappello!).

Poi gli interpreti hanno cominciato a raccontare una storia di uno dei protagonisti (quello dell'indovinello sull'età), diciassettenne nel 1978 (quindi più giovane di me di un anno), in vacanza in Francia con la fidanzata francese della sua "prima volta", in una grande casa dove aveva conosciuto il padre, i fratelli - sorelle e amici di questa ragazza, e che gli aveva dato da leggere un romanzo in francese di Albert Camus "Lo Straniero" in cui lui si era immerso, pur non avendo una buona conoscenza della lingua, come se stesse leggendo la sua storia. Ha raccontato anche che la prima volta che è stato mandato da solo a comprare il pane, il panettiere si è fatto ripetere tre volte "le pen" perché la sua pronuncia era alquanto scarsa.

La storia de "Lo straniero" comincia a dipanarsi: io capisco poco e me lo faccio rispiegare l'indomani da Paolo, inoltre mi leggo la quarta di copertina del libro che trovo dopo una brevissima ricerca nella mia libreria dove rimane (ormai) tra i pochi romanzi lì conservati, assieme ad altri di, tra gli altri, Isabel Allende e Milan Kundera.

Il protagonista, Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri, inspiegabilmente un giorno uccide un arabo: lui ha una pistola, l'arabo ha un coltello e, per un dissapore legato ad una donna, l'arabo tira fuori il coltello, la cui lama riflette la luce del sole abbagliando e obnubilando il Meursault, che tira fuori la pistola e spara, 4 volte anche sul corpo ormai esanime dell'altro. M. così estraniato diventa straniero a se stesso e al mondo.

Ho faticato anche a trovare una corrispondenza fra questa storia e le storie degli stranieri che sono arrivati o stanno arrivando qui da noi (ora sembra in numero più limitato).

Alla fine della recita, dopo averci fatto gustare il couscous ormai pronto e un ottimo tè alla menta è stato chiesto al pubblico cosa pensassero e sentissero riguardo al sentirsi stranieri o strani. La platea per un po' è rimasta in silenzio. Non è un argomento facile, forse anche perché il sentimento eventuale di estraneità ed anche di "stranezza" è un sentire intimo, difficile esprimerlo in piazza e difficile esprimere anche il sentimento nei confronti degli altri, stranieri o strani, sia che lo siano che ci si sentano. 

Ha rotto il ghiaccio S. che ha parlato del suo sentirsi straniera in quanto definita  "la tedesca", mentre quando va in Germania ormai la chiamano "l'italiana" forse non si sente neanche più né questa né quella. Un'altra persona ha detto di apparire  un po'  "strano", per il suo aspetto,  ma di non sentirsi straniero in nessun luogo (e di luoghi diversi, posso assicurarvi, ne ha girati). Non si sente straniero a Spilamberto, né a Treia, ma non si sentiva straniero in India e non si è sentito straniero in Africa.  Perché non si p mai stranieri su questa Terra se noi stessi non ci consideriamo tali. Questo è il senso del bioregionalismo...

Io non ho detto niente, ieri sera, ma credo che il sentirsi più o meno straniero in un luogo dipenda solo da noi; se decidiamo di andare in un luogo, anche per un breve periodo, ma tanto più se decidiamo di andarci per rimanere e non semplicemente di passaggio, dobbiamo starci con amore, prendendocene cura (mi riferisco all'ambiente naturale e a quello sociale), con rispetto e senza imporre la nostra visione delle cose che comunque va espressa. Cercando un collegamento sincero e aperto col territorio che ci accoglie, cercando di farci conoscere e di conoscere. 

A questo proposito le iniziative portate avanti dal Comune di Spilamberto (coro multietnico) e altri enti (Donne multietniche) mi sembrano encomiabili come occasioni di possibile conoscenza reciproca, senza dimenticare di conservare la memoria storica del luogo. Non si possono e non si devono cancellare secoli e secoli di storia e tradizioni in nome di una globalizzazione che porta ad una uniformità, ad un magma indistinto dove tutto deve essere omologato. Rispetto nelle differenze con alla base i principi di tolleranza ma anche di amore per tutti gli esseri viventi e per il pianeta.

Verso la fine della discussione, che comunque era molto interessante, ce ne siamo andati. C'era anche fra noi chi doveva andare in bagno con una certa urgenza e non mi pare ci fossero bagni pubblici (neanche una turca!) disponibili. O forse non erano indicati. Spero che questo sia da suggerimento per l'amministrazione. 

Comunque, bella iniziativa e bravissimi quelli delle Ariette: Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini! E bravi gli amministratori comunali  presenti: Umberto Costantini (sindaco) e Simonetta Munari (assessore alla Cultura).

Grazie di aver letto sin qui.

Caterina Regazzi



Album fotografico:

mercoledì 18 luglio 2018

Impara "l'arte" e mettila da parte....


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Pare che la parola "Arte"  derivi dal sanscrito Ar che vuol dire mettersi in moto, muoversi, andare verso, un desiderio che crea un movimento che a sua volta inneschi un azione che crea qualcosa. 
Io ho da sempre sposato il concetto greco di Aretè, una sorta di impasto fra virtù ed eccellenza del compiere un atto. Se dovessi spiegare questo concetto al mio vicino di casa, lo tradurrei con: la bellezza del compiere un atto ci induce a studiare le tecniche che rendono visibili un oggetto, un manufatto, una musica. L’alchimia di creare Arte è nel meccanismo che la materializza. O meglio nella nostra umiltà di cercare con metodo il canale per renderla manifesta.
Tempo fa un circense, un trapezista, disse in un intervista che il loro mestiere era molto difficile e nessuno del pubblico avrebbe mai potuto capirne la complessità. Per questo, ogni sera, prima di un numero importante, loro sbagliavano volutamente una presa e facevano cadere nella rete "l’eroe" che avrebbe dovuto fare poi il triplo salto mortale. Dopo quell’errore il pubblico sarebbe stato più concentrato ed avrebbe compreso la complessità di quel gesto.
L’esercizio quotidiano per raggiungere quello stato di consapevolezza è massacrante, metodico, impressionante, ma anche una droga-adrenalinica. Un circense usa i canali di un pittore o un musicista….ma l’ironia è che per compiere perfettamente quell’atto lo sforzo deve essere invisibile. Anzi non deve esistere!
Quanto più il processo di materializzazione dell’Arte sembra Armonico e Semplice, tanto più grande è l’Artista. Questo può sembrare un controsenso in quest’epoca. Ogni “miracolo" è osteggiato. Guardate al miracolo della Natura. Noi lo diamo per normale ogni giorno e ci scordiamo quanto speciale sia un animale, un seme, una pianta. L’acqua.
Il ciclo vitale dell’acqua è sorprendente……miracoloso…… si trasforma e si rigenera…... cade nel suolo s’insinua nelle rocce….. accrescendo le sue proprietà e discende in rivoli fossi e fiumi.…e poi il mare e di nuovo evapora…..si ricondensa e tutto miracolosamente maternamente disponibile. 

Nel medioevo ogni mestiere aveva uno spirito divino. Ogni Gilda, Congregazione, conservava il valore Spirituale di quel Mestiere. 

Oggi sopravvive come tradizione, ritualità e simbologia, solo nella “massoneria" dei costruttori di cattedrali. Ed anche loro, i massoni, non sempre compiono quei riti con consapevolezza.
Oppure no?!
Quando facevo il restauratore conobbi alcuni vecchi muratori. Erano uomini che avevano le gambe arcuate, i dischi dello loro spine dorsali, compresse dai pesi del cemento e dai mattoni, si fissavano al bacino e comprimendosi spingevano i loro sederi in fuori. Erano figure caratteristiche, buffe già solo per la postura; molto spesso più capaci dei loro datori di lavoro, empiricamente depositari di una sapienza immensa a volte anche a loro stessi sconosciuta. Uno di loro mi chiese nella pausa per il pranzo se sapessi il motivo per cui le colonne hanno il capitello, anzi il dente che sormonta il capitello. Gli dissi che per me era pura estetica, ricerca della bellezza della purezza della forma. Lui guardandomi soddisfatto mi disse: dove appoggi i mattoni per fare l’arco? Su una centina! E dove appoggi quella centina (che altro non è che una sagoma semicircolare di legno dove appoggiare i mattoni) se non c’è una sporgenza fra colonna ed il futuro arco?
Mi voleva molto bene e diceva a me quelle cose perché io amavo ascoltare. Mi disse tante altre cose. il gesso è nemico dell’acqua, amico del fuoco….odia il ferro….ecc ecc
Il fatto è che se stai ad ascoltare e “vedi” ciò che ti viene detto, scopri che in ognuno c'è un alchimista; un mago dei tarocchi.
Credo che fin da piccolo sapessi che la conoscenza è ascolto e che ognuno di noi è depositario di conoscenze infinite.  Un tempo ogni famiglia aveva un componente che eccelleva in un’Arte.
C’era chi faceva il pane in maniera unica, chi faceva il tombolo, chi conosceva le erbe, chi sapeva fare il vino.
Ma anche chi sapeva fare poco…..ed alcuni che non sapevano fare quasi nulla.
Ma chi sapeva fare qualcosa era quel qualcosa.
Oggi manca la capacità di riconoscere i miracoli……la capacità di ascoltare e riconoscere chi è più bravo di noi a materializzare le cose. 
Solo questo manca oggi…. e non mi sembra sia casuale…qualcuno si è impegnato per distruggere i maestri, il loro esempio. la Scuola. La Spiritualità.
Ma non è un processo irreversibile!! E ognuno di noi ha il compito di difendere il miracolo altrui!!


lunedì 16 luglio 2018

Torino. No al supermercato si alla libreria

La storica libreria Comunardi nel centro di Torino, rischia di chiudere per far spazio ad un altro supermercato. La libreria è unica nel suo genere ed è un punto di riferimento insostituibile da oltre trent’anni per tutti gli appassionati di cinema, fumetti e saggistica sociologico-politica ed ora questo spazio è a rischio perché la società proprietaria dell’immobile - la Crab Holding S.p.a. - ha richiesto lo sfratto esecutivo con decorrenza da fine Settembre, per costruire un supermercato. C’è ancora un po’ di tempo per salvare la libreria!

La libreria Comunardi di via Bogino n°2 non è un semplice esercizio commerciale situato nel cuore di Torino. La libreria Comunardi è un punto di riferimento insostituibile per tutti gli appassionati di cinema, fumetti e saggistica sociologico-politica da oltre trent'anni.

Questo prezioso spazio di cultura rischia di chiudere a settembre: la società proprietaria dei muri - Crab Holding S.p.a. - ha sfrattato la libreria, consentendo alla costruzione dell'ennesimo, triste, inutile supermercato. Il proprietario Paolo Borsi non si è lasciato intimorire dagli atti giudiziari e con l'aiuto di alcuni amici, proporrà una controfferta per acquistare i locali.

COSA POSSIAMO FARE

Siamo cittadini e cittadine - torinesi e non - che si oppongono all'omologazione commerciale che dilaga nel centro storico di Torino. Con questa petizione, vogliamo costruire una controparte popolare che obblighi moralmente la Crab Holding S.p.a. a vendere l'intera proprietà immobiliare alla libreria Comunardi.

Per raggiungere questo obbiettivo, abbiamo bisogno del tuo sostegno, di quello dei tuoi amici, dei tuoi colleghi, della tua famiglia!

Firma la petizione e condividila con l’hashtag #SAVECOMUNARDI

venerdì 13 luglio 2018

ARI. Feste contadine bioregionali per l'estate 2018


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Cari bioregionalisti, è con immenso piacere che vi annunciamo che anche quest'estate il gruppo Piemontese di ARI sta organizzando, con le realtà contadine associate e simpatizzanti, LE FESTE CONTADINE.


Le Feste Contadine sono momenti di festa e di riflessione che hanno come obiettivi di:
  • avvicinare in maniera conviviale le persone al mondo dell'agricoltura contadina;
  • affrontare alcuni temi di grande rilievo ed attualità con lo stile del dialogo e della ricerca condivisa;
  • far conoscere le realtà agricole che aderiscono alle idee di ARI, il loro modo specifico di pensare e praticare l'agricoltura e il loro prodotti.
In ogni luogo sarà possibile:
  • visitare l'azienda stessa accompagnati da chi vi opera;
  • trovare un punto informativo su ARI e sulle nostre campagne/iniziative con particolare attenzione alla CAMPAGNA POPOLARE PER LE AGRICOLTURE CONTADINE;
Nella gestione dei tempi e dei modi dello stare insieme si è scelto lo stile familiare. Le iniziative sono inoltre completamente autofinaziate, per cui ai partecipanti potrà essere chiesto un contributo minimo per coprire i costi sostenuti dalle associazioni e dalle aziende ospitanti oppure di portare qualcosa di pronto per l'allestimento dei pasti (pranzo, merenda o cena).


Gli appuntamenti già fissati sono:


La prima festa che sarà @ La Viranda sabato 21 luglio 2018



Per le altre feste già previste per quelle che si aggiungeranno, ti invitiamo di seguire la pagina FB di ARI.

mercoledì 4 luglio 2018

Dall'8 al 12 luglio, Cogruzzo, Parma, Genova - In teatro con i piedi per terra

 
 
 

con Andrea Pierdicca e Enzo Monteverde
regia Antonio Tancredi
contributi video Nicolò Vivarelli

Questo spettacolo di RADICI NEL CiELO è un viaggio alla ricerca del senso di appartenenza alla terra e alla comunità umana. Il progetto è partito con un mese “on the road” attraverso le campagne italiane per realizzare il documentario “CON i PiEDi PER TERRA”: 4000 chilometri, 26 tappe e 70 interviste dove abbiamo ascoltato le storie e le voci di tanti contadini, artigiani, allevatori, medici, ricercatori scientifici e professori universitari. 

In parallelo è iniziato anche un altro viaggio tra quegli autori del passato che , come contadini, hanno lasciato nelle loro pagine i semi di un pensiero antico. 

Con “iN TEATRO CON i PiEDi PER TERRA - Spettacolo AgriCulturale”questi due percorsi si intrecciano insieme creando un unico viaggio in cui l’umanità di ieri e l’umanità di oggi si riuniscono in un grande convivio.

Attraverso narrazione, musica e video, le parole dei nostri antenati insieme a quelle di chi oggi sta praticando un cambiamento reale si ritrovano in un pensiero comune : il rinnovamento della società dipende dalla cura della terra che dobbiamo tornare a riconoscere come sacra.


Radici nel Cielo  - info@radicinelcielo.it
 

Gerfalco, dal 13 al 22 luglio 2018 - La Rete Scuola Familiare si riunisce



Anche quest’anno la Rete Scuola Familiare si ritrova in uno spazio e un tempo aperto a chiunque voglia esserci per condividere momenti di conoscenza, di sperimentazione e di dialogo dal 13 al 22 luglio 2018.

Ogni raduno al di là dello spazio in cui si svolge è un esperienza unica e irripetibile.

Ogni singola individualità lo influenza e in esso la relazione e l’apprendimento regnano sovrani.

Per venire al raduno è indispensabile dotarsi di desiderio di confronto, adattabilità, voglia di radicamento a stretto contatto con la Natura e di scoprire e scoprirsi. Ognuno è libero di proporre attività e cerchi.

Scuola familiare è apparecchiare la tavola con cibi buoni per il corpo e per la mente, per crescere, sperimentare, riflettere e elaborare nuovi stili di apprendimento e di relazione sia per i bambini che per gli adulti.

Quest’anno siamo ospiti dell’Associazione Rays  (tel: 327 126 6795)  al Podere Cavi n. 55, a Gerfalco (Gr), frazione comune di Montieri. Il 13 e il 14 luglio sono giorni di arrivo, accoglienza e preparazione.

    Come arrivare:
da Siena prendere per Massa Marittima\ Follonica, poi proseguire per Chiusdino\Montieri. Arrivati a Montieri troverete le indicazioni per Gerfalco. Appena arrivati al paesino noterete il cimitero sulla sinistra. Svoltate per il cimitero e proseguite dritti, seguendo le indicazioni Ass. Rays sulla casetta della posta, tenendovi sulla sinistra quando incrociate altri passi... C'è un km circa di sterrato e siete arrivati!

Organizzazione pratica:
ci sono dei lavori da ultimare, creazione di almeno 2 compost toilet nel bosco, fare legna per stufa, forno, fuochi organizzazione cucina e dispensa. Chi è disponibile nei giorni precedenti al Raduno si metta in contatto con Betta, 3472622932. asprigna@gmail.com
Una cosa importante per la buona riuscita del raduno è partecipare per tutta la sua durata (o almeno dalla domenica 15 al sabato 21). Chi potesse venire solo per pochi giorni è pregato di farlo nel week-end finale (il 21 e il 22). 

Risultati immagini per scuola familiare

Per informazioni: Betta 3472622932. asprigna@gmail.com