Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

lunedì 22 maggio 2017

Viterbesi da Perugia ad Assisi per aiutare chi ha più bisogno

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Anche il Movimento 5 Stelle di Viterbo, insieme a vari Meetup della provincia, con attivisti e simpatizzanti, ha partecipato alla marcia che si è svolta fra Perugia ed Assisi del 20 maggio 2017 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ”Reddito di cittadinanza”. Molti Viterbesi hanno infatti approfittato del pullman che avevamo organizzato e hanno chiesto, insieme a cittadini provenienti da altre zone d’Italia, che questa fondamentale proposta del M5S non venga accantonata ma realizzata quanto prima.

Varie le testimonianze che ci sono arrivate.
“Il reddito di cittadinanza è in varie forme attuato in molti paesi EU. La proposta di Legge, diversamente dalle ridicole promesse di altre forze politiche, è seria ed ha le coperture finanziarie. Ha infatti avuto la bollinatura della ragioneria di Stato. I disoccupati possono contare su un reddito fisso, garantendo delle ore alla comunità e vengono loro proposti lavori dagli uffici competenti. Lavori di ogni genere che il disoccupato può non accettare per due volte. Alla terza è evidente che non gli interessa lavorare e perde il reddito di cittadinanza. Con il reddito i cittadini non saranno più esposti al ricatto occupazionale che ha sempre contraddistinto l'operato dei partiti politici. I cittadini saranno liberi, anche di informarsi. E un cittadino informato non può che votare M5S” commenta ad esempio Carlo Pizzoni, attivista del Meetup di VT.

“Una marcia del silenzio che per la sua partecipazione vuol sollevare una dignità persa da molti uomini e donne. Il suo silenzio mette in rilievo la compostezza con cui all'arrivo ad Assisi tutta la comunità del M5S intende affrontare la variabilità del lavoro in questo periodo storico. La ridistribuzione dei redditi, la diversificazione degli investimenti, sia pubblici che privati, devono andare di pari passo con il Reddito di Cittadinanza affinché il tutto sia armonizzato e dove il lavoro possa offrire la possibilità di esprimere le proprie competenze, possibilità e capacità personali”, continua Luciano Viglianti, anche lui presente alla marcia.

Una bella giornata che ha visto fianco a fianco parlamentari, attivisti, simpatizzanti… in una parola cittadini che chiedono solo un provvedimento di buon senso, solidarietà e non elemosina, a favore di chi ha meno possibilità.


Riportandovi questa bella esperienza vissuta insieme vogliamo anche darvi appuntamento a breve sulle strade e piazze della nostra Viterbo, dove ci incontreremo per iniziare a costruire insieme l’alternativa dei prossimi anni.

Emanuele Rinaldi - 3931286343
Massimo Erbetti - 3333508202



sabato 20 maggio 2017

Firenze, 4 giugno 2017 - Manifestazione per la libera circolazione dei prodotti contadini.


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Ciao a tutte e tutti, confermiamo per domenica 4 giugno 2017 l'iniziativa per il rilancio della campagna per la libera circolazione dei prodotti contadini. Appuntamento  a Firenze, in Piazza Tasso, dalle 9 alle 18. 


Questa giornata,  vuole essere non solo una risposta del nostro movimento  ma anche uno sforzo ulteriore che ci siamo proposti di fare per intensificare l'informazione su tutto quello che riguarda il diritto al cibo sano e la questione contadina.

GC da sette anni ha maturato esperienze e pratiche di resistenza sull'argomento come del resto anche le motivazioni e il progetto politico che sta a monte di tutta la questione contadina quindi possiamo argomentarlo in maniera più forte e incisiva .


Il coordinamento dei mercati contadini dell'area fiorentina promuove insieme a Genuino Clandestino l'iniziativa.

Speriamo che anche negli altri territori partano iniziative per rilanciare la nostra campagna di informazione e anche che molti di voi  possano essere presenti alla giornata del 4 giugno.

Non chiederemo la piazza per un mercato ma solo per un presidio politico/informativo con discussioni e distribuzione di materiale  informativo. 

 “Genuino Clandestino nasce come una campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li ha resi fuorilegge.” (dal manifesto di Genuino Clandestino)

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Info. cir.informa@gmail.com

giovedì 18 maggio 2017

Tensioni evolutive per trasformare il quotidiano

Tensioni evolutive per trasformare il quotidiano

L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, albero, erba, spazio all'aperto e natura
Treia 25 aprile 2017 - Picnic nel Giardino del Circolo vegetariano VV.TT.


La vera conoscenza cambia la conoscenza vera a world of words first fruits [K-Pop “4 x 2 = 8”],  il samsara è il nirvana il nirvana è il samsara,  ogni forma non è mai contenuta nella forma che la precede nel continuo fluire del logos ognuno vede quel che riesce a vedere nei giardini in fiore: robiglio calendule ligustro caprifoglio e poi le fragoline di bosco fave asparagi spighe di grano rovo felice edere papiri gigaro, limoni albicocche, viti melissa salvia timo maggiorana lavanda menta rosmarino giunco insalate cicoria papaveri elicriso un cespo profumatissimo cedrina alloro pungitopo mirto e rose, tante rose immagina un paese di rocce dove piccoli e grandi folletti giocano ogni giorno a rincorrersi verso il cielo…

Adoro la tua grazia, a volte ti fa diventare incosciente come un bambino Omnia Mea Mecum Porto (tutto ciò che è mio porto con me). 

Leggo leggo leggo. Tra le note dei tuoi pensieri Anche i miei Sono preso a destra, sinistra nord, est, sud e o’vest Come facciamo?! …

Consumo consuma questo mondo consumato e noi danziamo, cantiamo Muovendoci spersi tra le nuvole che si inseguono. Senza riuscire a prenderci. la mia vita è di corsa, rincorrendo ciò che piace, rifuggendo ciò che non convince. mi piacciono i tuoi versi, ispirano i miei. 

Continua! Continuiamo, ci vedremo presto, spersi, ci ritroveremo…

Ferdinando Renzetti

mercoledì 17 maggio 2017

Ascoli Piceno - “MINIMAL MUSIC” - Recensione


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Ascoli Piceno Present
II˚ Festival delle Arti Sceniche Contemporanee

Ascoli Piceno - Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio

“MINIMAL MUSIC”
(PHILIP GLASS & ARVO PÄRT)

Pianoforte Fausto Bongelli
FORM Ensemble - Orchestra Filarmonica Marchigiana
Direttore Stefano Pecci
12 Maggio  h 17.30



162 ANNI

       Hanno 162 anni in due, e Philip Glass e Arvo Pärt potrebbero far proprie le parole di Erik Satie: “Sono venuto al mondo molto giovane in un tempo molto vecchio”. Giovanissima e sorprendente è la musica che s’innalza oggi qui, fra gli archi e i travertini della Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, gioiello romanico fra gli innumerevoli che Ascoli non merita, dall'incredibile facciata a riquadri che illumina la piazzetta un tempo incastonata nel verde, poi “riqualificata” e desertificata degli inutili alberi come usa da queste parti.
       Protagonista è oggi il minimalismo musicale:  “elitario e raffinato movimento d’avanguardia” che nei due grandi compositori nulla ha a vedere col fenomeno popular intensivamente sfruttato dalle mode e dal mercato internazionale che hanno “inevitabilmente modificato la concezione estetica e compositiva dei brani minimalisti” (G.Andreetta, “Minimalismo e ascolto musicale”).
       Ispirato interprete di Philip Glass è qui il piano di Fausto Bongelli, con la sua danza solitaria che crea spazi musicali ipnotici, fra note che procedono per ripetizioni e sovrapposizioni quasi in fuga bachiana.
E’ prima il flusso continuo di Mad Rush, complesso tessuto sonoro generato da micro-variazioni nel mare di arpeggi, in cui il pianista sembra quasi suonare due pianoforti diversi grazie all’ambientazione riverberante, perfetta per questa musica di cui amplifica il fluire.
E’ poi la dimensione sospesa quasi metafisica degli Etudes for piano, Book 1: senza superflui virtuosismi e con tecnica sapiente Bongelli declina l’apparente “monotonia” del minimalismo musicale in un’accezione labirintica e atemporale: è “musica che sogna se stessa” nella ripetizione dell’ostinato che lentamente allontana il pensiero dal presente.
       Non conta la penitenziale durezza dei vetusti banchi ecclesiastici che ci accolgono, perché siamo ora nella migliore disposizione per aderire al minimalismo sacro del compositore del silenzio Arvo Pärt.
       Diretta oggi dal giovane talento di Stefano Pecci, l’eccellente FORM Ensemble è un vero “tutti per uno” : c’è qualcosa di matematico nei 21 archi che si muovono in rigorosa unanimità e ieratica lentezza, nessun solista a primeggiare e invece violini viole violoncelli contrabbassi sempre tutti insieme (al massimo stan fermi i contrabbassi); perfetta compenetrazione fra direttore e orchestra che vedi riflessa nel feedback continuo tra sguardo dei musicisti e gesto del maestro.
       L’austero Cantus in Memory of Benjamin Britten sembra giungere da un altro mondo, nel ritmo discendente che l’insolita campana tubolare scandisce e si fa sempre più lento e maestoso nelle note lunghe e nella sonorità rarefatta, “portatrice - scrive lo stesso Pärt - di un’anima come quella che esisteva nei canti di epoche lontane”.
       E davvero da epoche lontane giunge l’ispirazione di Silouans Song: dagli scritti mistici del monaco Saint Silouan del monte Athos discendono le armonie arcaiche e modernissime, il leggiadro disegno degli archi che sostano e riprendono con lentezza, musica senza tempo perché senza tempo è il dolore dell’uomo; dal difficile incontro di due culture giunge a noi l’inquieto Orient & Occident, fino al conclusivo Festina Lente (l’augusteo Affrettati lentamente”)il rapido-lento cui il riverbero acustico  aggiunge misticismo, spettacolare gioco ad incastro in cui il tema si trasforma e sguscia continuamente, sembra lì di fronte all’ascoltatore, ma eccolo che si divincola e sparisce (Senza la musica”2013).
       Gioisce l’austero romanico, s’illuminano le lignee capriate e i ruvidi travertini ai raggi quasi orizzontali di un mite sole pomeridiano: come noi queste pietre hanno goduto i settanta minuti di puro piacere, di emozioni intense eppure serene. Potere della musica, fascino di esecuzioni eccellenti, intelligenza di repertorio ben scelto. Hanno taciuto perfino gli stolti cicalanti in fondo alla chiesa, e quelli arrivati in ritardo convinti d’ essere al Gran Caffè Meletti.


  Sara Di Giuseppe



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martedì 16 maggio 2017

Genuino Clandestino - Raccontare la propria esperienza di "Come ho fatto io a...."


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“VI RACCONTO COME HO FATTO IO A …”

Premessa
Durante il Tavolo Lavoro dell’assemblea nazionale di Genuino clandestino di Bologna (22 aprile 2017) i/le partecipanti hanno messo a fuoco una proposta per raccogliere, attraverso un’auto-inchiesta, racconti capaci di mostrare come gli aderenti al movimento hanno affrontato e superato alcuni ostacoli legati alla scelta di lavorare con modalità diverse da quelle imposte dal sistema tradizionale del lavoro. È stato rilevato, sia a partire dalle proprie esperienze personali che da quelle che incontriamo quotidianamente, che c’è un desiderio di molti e molte di far aderire anche il proprio lavoro allo stile di vita più semplice, sobrio, di rottura del patto col consumo che pratichiamo.
Per la maggior parte degli aderenti al movimento questo passaggio si è tradotto con un avvicinarsi alla terra e con il diventare contadini/e, ma altri lavori sono possibili, altre produzioni possono prendere le sembianze di un lavoro eco-autonomo (vedi verbale), più vicino alla terra, alle relazioni, al desiderio/bisogno di sentirsi/essere autonomi nelle pratiche e liberi dal sistema dominante. Infatti all’incontro nazionale anche il Tavolo Produzione artigianale/industriale si è posto la questione del rapporto tra produzioni e produzione agricola.
Questo desiderio/bisogno di far aderire vita e lavoro cresce e crescono le persone che si domandano come fare ad affrontare il cambiamento o, meglio, come fare ad affrontare la transizione da uno stile di vita ad un altro e da un lavoro a un altro . Da informatico a contadino passando dal fare l’informatico/contadino ma anche da medica di base a medica critica facendo contemporaneamente la cuoca vegetariana, da videomaker a orticoltore ma anche da sociologo ad artigiano delle due ruote facendo lavori precari per mantenersi, da operatrice della moda a coltivatrice di zafferano facendo anche l’intagliatrice di mobili, come anche da libraia dipendente a libraia indipendente passando da un licenziamento.
Tutte e tutti noi abbiamo fatto o stiamo facendo “pratica di transizione” verso un lavoro eco-autonomo e abbiamo o stiamo affrontando delle difficoltà: per avere della terra da coltivare, per vendere i nostri prodotti, per collaborare con altri che la pensano come noi, per costruire reti significative sui territorio. 
La proposta “Vi racconto come ho fatto io a …” vuole essere una raccolta di pratiche, di modalità, di strumenti, di sperimentazioni che ci hanno consentito di superare difficoltà e ostacoli nell’avviare o consolidare lavori/produzioni eco-autonome.

Obiettivo
- Mettere a disposizione di tutte/i noi e di chi decide di iniziare un lavoro eco-autonomo un riepilogo ragionato delle soluzioni (dentro/sopra/sotto/attraverso la legge) intraprese per superare gli ostacoli legati all’accesso alla terra, all’accesso alla vendita, ai percorsi autorganizzati di creazione di lavoro, ai percorsi di creazione di relazioni autorganizzate lavorative, all’autovalutazione economica del proprio lavoro;
- Produrre una cassetta degli attrezzi utili a superare le difficoltà iniziali dovute alla scelta di un lavoro che parte dalle vite semplici ma al contempo complicate che abbiamo deciso di vivere; 
- Stimolare uno scambio di esperienze, e al contempo fare un esercizio di mappatura.

Cosa fare?
Mandate i vostri racconti via email (brevi o lunghi o per appunti, purché comprensibili) a luciabertell@gmail.com  entro il 10 giugno 2017. Oggetto: “Vi racconto come ho fatto io a …”.
Dovrebbero essere racconti che ci possono aiutare a capire come affrontare le nostre difficoltà lavorative quando desideriamo che il lavoro aderisca al nostro stile di vita. Cinque i principali focus, a partire dai quali si chiede ai/alle produttori/trici di GC di socializzare la propria esperienza a partire dall’incipit:
“Vi racconto come ho fatto io a”
- avere accesso alla terra che coltivo > affitto, donazione, occupazione, uso gratuito …
- vendere i miei prodotti > nei mercati, nei Gas, in circuiti autorganizzati …
- crearmi e autorganizzarmi il lavoro > formale, informale, carsico … 
- instaurare relazioni autorganizzate lavorative > reti, consorzi o pseudoconsorzi, coop di secondo livello, circuiti dedicati, gruppi di mutuoaiuto …
- autovalutare economicamente il mio lavoro (entrare nel merito) > in base al tempo, in relazione ai listini del mercato tradizionale, in base alle necessità della vita … 

lunedì 15 maggio 2017

Democrazia - Piccoli e Grandi numeri - Ontologia e Fenomenologia



“Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Ora sono saggio e sto cambiando me stesso.” (Paolo Mario Buttiglieri)

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Così come ce l’hanno raccontata, come l’abbiamo creduta, la democrazia non è mai stata. L’equilibrio al quale anelava, che pensavamo in fieri non s’è verificato. Nei campi aridi dell’avidità, lo spargimento di giustizia è seme che non ha mai attecchito. Pare che il tempo di rodaggio, non solo sia scaduto, chilometri ne ha fatti e ormai si sente odore d’olio bruciato. E chi, con crescente affanno, insisteva a rabboccarlo, si è stancato. Il sistema sta fondendo.

Così, come tutti hanno constatato il fallimento del socialismo, come molti quello del capitalismo, ora diviene via via più popolare la consapevolezza che la democrazia non ha il dna perfetto e puro della quale le nostre speranze l’avevano sprovvedutamente investita.

La svestizione della maschera ha richiesto il suo tempo. Ora che il re è nudo vediamo che di altra merce si tratta rispetto a quella che volevamo acquistare. Non solo. Sotto la maschera, come sotto il sasso erratico si è sviluppata vita buia, occulta, per la stirpe degli ingenui de alla luce del sole

Sotto il sasso della democrazia hanno potuto radunarsi le grandi, e poche,  lobby finanziarie. Hanno potuto organizzarsi e dirigerla. Sono stati bravi. Ben prima della data delle bolle finanziarie, hanno saputo come farci credere a quelle più suggestive e popolari della comunicazione. Sono riusciti a farci sgomitare l’un l’altro per arrivare primi al podio del progresso. Ci hanno presi senza difficoltà, come trote alla pesca sportiva, infilando l’amo ogni volta con nuovi bisogni, appositamente creati per chi non abboccava più a quelli pianificatamente obsoleti.

Con argomenti schiaccianti, sono riusciti a farci identificare con l’avere, a farci dimenticare di noi stessi, del nostro essere. Sono riusciti a farci credere che l’orizzonte delle nostre azioni dovesse avere una portata immediata e non più olistica come la tradizione, - ben prima della loro scienza - aveva sempre capito. Come aveva capito che il tempo non è lineare ma circolare. Ci hanno rivelato che l’edonismo aveva maggior valore di un progetto politico dedicato ai nipoti. Ci ha fatto condividere che che il business is business è il comandamento della vita, che il dono, l’amore, e il bene comune sono argomenti dei quali si può fare a meno. È bastata una loro fiammella per scioglierci il cervello di burro e non farci più credere in noi stessi, in quella poltiglia sciolta, così egregiamente sostituibile con la tecnologia. Come spiegare sennò che la maggioranza, quella che fieramente si porta all’urna - convinta dell’esercizio per il bene comune nel rispettare il proprio diritto/dovere - sia felice di parcheggiare fuori dal seggio la nuova bmw comprata risparmiando in comode rate?

Concentrati sul luccichio di falsi valori - gli stessi, fuor di metafora, già utilizzati con gli indigeni delle Americhe - ci muoviamo entro le mura del nuovo, ma più geniale e coercitivo, carcere virtuale. Non più evidenti sbarre di ferro, dichiarazioni di una libertà sottratta. Ma aria condizionata e comfort, benefit e carriera. 
In cambio di che? Ma dell’anima, dianime. Tanto che vale? Chi l’ha mai vista?
Concentrati su falsi valori, lasciamo perdere senza rimpianti la natura profonda che portiamo. Autodeterminati, meglio, autoprogrammati a restare o divenire schiavi, ci rinchiudiamo soddifatti dentro quei salotti che non vediamo essere celle da noi stessi erette. E tutto senza dare pena per il fastidio delle nostre sofferenze, ai nuovi negrieri, ingegneri dei desideri.

Attraverso lo spicchio di realtà che la grande comunicazione non riesce ad occultarci, non è più che banale prospettare un futuro dove le oligarchie non avranno più bisogno di un nascondiglio.
Il loro potere, già evidente oggi, governerà gli Stati, che non staranno più sul palco da protagonisti, ma da semplici entità teatrali come lo sono le quinte, le scenografie e le comparse.
Governeranno in lotta e/o colluse con il loro alter ego, altrettanto oligarchico, della criminalità organizzata. Si spartiranno il mondo più di quanto non abbiano già fatto. Quanto già siano cartello lasciamolo stimare a chi sa far di conto. 

Disporranno di eserciti e intelligence, l’egemonia e le guerre li richiedono. Alla bisogna, li affitteranno agli Stati, i quali pur di sopravvivere alzeranno di una tacca ancora l’asticella del proprio debito. Nonostante siano quindi ricattati, saranno contenti per essere stati aiutati a mantenere la democrazia e il privilegio di far parte, sebbene da satellite, della grande famiglia che comanda. 
Coperti da una propaganda sempre più fondamentalistica, sotto l’intoccabile egida dell’ordine pubblico, i soldati senza patria, guardando al portafogli, spareranno contro i propri simili.

Gli individui saranno indotti a scegliere tra le organizzazioni ultrastatali finanziarie o criminali. Entrambe, assai più efficienti dei decrepiti Stati definitivamente avvoltolati nella rete della burocrazia e da quella partitica della malapolitica, come averle all’apertura della caccia. Stati non più in grado di offrire e garantire la bmw a tutti come per un fulgido periodo erano riusciti a fare. 

Chi resisterà, chi vorrà starne fuori avrà vita dura. Sarà facilmente estromesso dalla società civile, eventualmente gli si organizzerà anche lo spazio per la lotta armata se utile a mantenerlo nel ghetto. Lo si smorzerà per sfinimento. Lo sproporzionato rapporto di forze non ha neppure bisogno d’essere precisato per sapere che andrà proprio così.

La sfera di cristallo mostra anche il paesaggio descritto in queste righe.

Quello che mi chiedo è come possa funzionare l’alternativa che abbiamo in mente. Quella umana, etica, libera dalla suicida politica della crescita infinita. Me lo chiedo perché se ognuno, nel suo privato, ha certamente molti argomenti per fornire risposte apprezzabili, una volta riunitosi insieme a tutti noi altri, una volta cioè, di nuovo grandi numeri, non più singoli individui o piccoli circoli sodali, non ricreerebbe le dinamiche che ora non tolleriamo? Ovvero, non è proprio dei grandi numeri esprimere tutte le nature, tutte le fette di torta percentuale dove oltre a chi pensa puro necessariamente c’è chi pensa per sé? 
L’anatomia dei grandi numeri ha sistemi e organi, ovvero dinamiche e ruoli, che individualmente e nei piccoli numeri, come ne fossero embrioni, non si trovano. È un sospetto di peso e sostanza. Allude che corrotti e avidi saremo proprio noi una volta usciti dal ristretto recinto dei nostri privati o complici pensieri.
I piccoli numeri, definitivamente divorati dalle fauci della globalizzazione, non hanno più il solco nel quale sviluppare le loro vite. Un’ondata di liquame li ha riempiti di cultura spazzatura, quella che i jingle ci cantano senza sosta. Quella che Bauman ci ha puntualizzato. Le identità si sono perdute e gli individui hanno conosciuto la disperazione. 

A questo ci sarebbero forse non facili ma evidenti conclusioni, eppure...
Forse sono considerazione nichiliste, più semplicemente diffidenti, più prudentemente allarmistiche, ma come può la vicenda umana svincolarsi dal dualismo, liberarsi anche solo da uno dei propri sentimenti e divenire definitivamente diavolo o dio?

Forse la storia è la sola verità e quello che abbiamo è davvero il meglio che possiamo.
La storia siamo noi significa anche che a rotazione, perché il tempo è circolare, tutti saremo demoni e dei. Tutti i sentimenti che ci animano, animano tutti. Le istantanee differenze che possiamo cogliere di noi, siano anche etiche, restano quantitative, perché sotto la circostanza giusta, come ebbe a farci presente Stirner, gli interessi personali saranno sempre superiori a quelli ideali, ovvero, saremo noi a utilizzare quel potere verso il prossimo, quello che ora non accettiamo di subire.

Forse, alla faccia di quelli che credevano fossero soltanto bombaroli e individualisti, è opportuno recuperare le idee anarchiche. Riconoscere quanto fossero avanti e quanto lo siano ancora. Ancora una volta per primi si sono liberati dell’armatura materialistica e hanno integrato nella lotta a tutto tondo non più solo l’uomo ma dove esso vive, l’ambiente. 

L’anarchico tende ad essere utopico proporzionalmente a quanto pretendiamo venga fatto per noi, a quanto deleghiamo, a quanto non siamo disposti ad assumerci la responsabilità del cosmo.
Diversamente, avremmo una chance.

Lorenzo Merlo - xex@victoryproject.net

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domenica 14 maggio 2017

Lucera, dal 19 al 21 maggio 2017 - Festival delle Erbe di Lucera


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La prima edizione del Festival delle Erbe in Puglia si svolgerà dal 19 al 21 maggio 2017  a Lucera, una città splendida, ricca di storia, di arte e di cultura. Per me rappresenta il ritorno nella mia terra d’origine, essendo nato a Casalnuovo Monterotaro sui Monti Dauni, a pochi chilometri dalla città sveva.

Proprio a Lucera negli anni ottanta iniziai la mia carriera calcistica dopo aver militato nelle giovanili del Foggia e qualche anno dopo, all’inizio degli anni novanta, grazie agli amici de Il Centro – Nuova Cultura, partecipai con le mie sculture ad una collettiva d’arte nei locali dell’ex Gil. Al di là di queste esperienze personali, ho voluto ricordare questi momenti per sottolineare il mio legame con la città.

L’idea di svolgere un festival delle Erbe a Lucera nasce oltre 2 anni fa, quando lo proposi al Comune, ma ben altre incombenze, allora, gravavano sulla giovane amministrazione comunale, per cui non se ne fece nulla. Poi, alcuni mesi fa, finalmente arriva la decisione del Comune di accogliere quella proposta. Il “Festival delle Erbe 2017” transiterà in diverse regioni, dalla Lombardia alla Calabria, e ben 14 saranno le città coinvolte.

Quello di Lucera si preannuncia bellissimo. Dal 19 al 21 Maggio nella suggestiva cornice della Biblioteca Comunale, meglio conosciuta con il nome di Convento S. Pasquale, si svolgeranno diversi incontri: conferenze, laboratori esperienziali, workshop, presentazioni, degustazioni, percorsi erboristici, discipline bio – naturali, attività olistiche, piazza delle erbe. Particolare attenzione verrà posta al mondo dei bambini/e con la Ludoteca dei fiori.

Un programma molto ricco e articolato che ha coinvolto operatori e relatori di prestigio. Il Festival delle Erbe vuole essere principalmente una festa dove si celebrano le bellezze della natura e dove, attraverso la conoscenza delle sue straordinarie risorse, l’uomo si riappropria di quei saperi fondamentali per il suo benessere.

Ma vuole essere anche un momento dove si promuovono comportamenti virtuosi e buone pratiche legate al lavoro della terra capaci di generare quell’economia sostenibile nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo.

Lucera, insieme a Foggia, è al centro del Tavoliere della Puglia, un territorio che, pur essendo ad alta vocazione agricola, ha sempre considerato le erbe spontanee una risorsa importante per la vita dei suoi abitanti. Per secoli famiglie di contadini e di pastori si sono curati e nutriti con le erbe spontanee, con i fiori e con le radici delle piante dando vita ad una tradizione d’ inestimabile valore che sopravvive nonostante la modernità stia mutilando l’antico legame che l’uomo ha con la terra.

Prima di ultimare questa breve presentazione, mi corre l’obbligo di ringraziare quanti finora si sono adoperati per allestire questo programma, a cominciare dal Comune che ha accolto e supportato il progetto, fino all’associazione Z’Unica e alle Case delle erbe senza dimenticare i tanti amici e simpatizzanti che con entusiasmo stanno offrendo generosamente la loro collaborazione.

E infine mi rivolgo a quanti vorranno partecipare e condividere questa esperienza, unica nel suo genere, ricordando soprattutto a me stesso che noi apparteniamo alla terra, siamo parte di essa, e come ci ricorda un antico proverbio del popolo Masai, “La Terra ci è stata data in prestito dai nostri figli” e a loro dovremmo restituirla dopo averla ringraziata per i tanti doni che ci ha elargito gratuitamente.

Un sentimento di sincera gratitudine che si manifesta con gesti concreti e coerenti e soprattutto con la conoscenza e il rispetto.

Michele Meomartino

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(Ideatore e organizzatore del Festival delle Erbe)