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In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
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martedì 11 settembre 2012

Ugo Gaudenzi: "Appello agli italiani per il bene comune...Siria compresa!" - Appuntamento a Roma il 20 settembre 2012



Carissimi, il 20 settembre abbiamo organizzato un doppio appuntamento.
Il primo, come propagandato su Rinascita, riguarda una manifestazione per la
Siria sovrana e indipendente e contro il terrorismo indotto contro quel
Paese che non è altro che la faccia militare del potere della finanza
multinazionale contro popoli e uomini liberi.
(Manifestazione dalle 10,30 alle 13,30 di fronte Montecitorio, ore 15 tavola
rotonda con Fernando Rossi, il sottoscritto e tre invitati arabi, l'on.
Souad, l'ex assessore regionale abruzzese Srour, mons Ilarion Capucci,
oltre a numerosi altri interventi; ore 16,30 conferenza stampa di "Sosos"
Ouday Ramadan sulla situazione in Siria e la nostra petizione contro
l'ostilità di Terzi e del governo italiano contro la Siria).

Più tardi, però, a fine serata, ci sarà anche un altro appuntamento:
anti-banksters (con Monia Benini e Fernando Rossi - per il Bene Comune - e
Rinascita) con spunto lo strangolamento usuraio da parte dell'Ue della
Grecia (e degli altri "pigs", Italia inclusa).

Secondo il sottoscritto, a prescindere dalla partecipazione o meno alla
prima tornata di incontri e alla manifestazione - che prevediamo decorosa in
quanto a partecipazione - sulla Siria (ma siete comunque i benvenuti), il
secondo appuntamento potrebbe essere motivo di dialogo fra noi per la
costruzione federata di una reale alternativa in Italia.

Cosa ne dite?

Salve a tutti, Ugo Gaudenzi


Programma:

Manifestazione piazza Montecitorio dalle ore 10,30 per la Siria

Ore 15 tavola rotonda sempre a piazza Montecitorio Sala Capranichetta

Ore 16,45 conferenza stampa sempre sala Capranichetta

Ore 20 sala Capranichetta

“la guerra dell’Europa” la finanza contro i popoli. Il caso greco

(tavola rotonda con presentazione libro Monia Benini – movimento x il bene comune – e in collegamento web da Atene)


..................

Commento di Monia Benini:
Ringraziando per l'invito, sono a dichiarare la massima disponibilità per una prima assemblea di confronto e conoscenza reciproca (analisi, idee e progetti urgenti) delle varie realtà in indirizzo. Per il Bene Comune ritiene infatti necessario un primo incontro fra tutti in tempi il più possibile ravvicinati, per chiarire le nostre posizioni.
In attesa di una vostra cortese risposta, vi porgo i miei più cordiali saluti.
Monia Benini - Per il Bene Comune

lunedì 20 agosto 2012

ISM-Italia: "No alla licenza israeliana e occidentale di aggredire e di uccidere.."



Dovrebbe essere sufficiente ai sionisti, capaci di coprire tutte le sponde, quelle di destra, quelle di centro e quelle di sinistra, leggere quanto viene scritto sui giornali israeliani sulla minaccia, all'apparenza sempre più concreta, di un attacco all'Iran, per essere almeno più prudenti nelle manifestazioni di una islamofobia, sempre più allucinante, e nel loro cieco sostegno a un governo di criminali di guerra come quello israeliano.

Non ci interessa entrare qui nella discussione infinita sulla probabilità che un attacco israeliano si verifichi, domani, dopodomani, tra qualche mese, prima o dopo le elezioni americane. Rimane a nostro parere del tutto valido quanto scritto da Giorgio S. Frankel nel suo L'Iran e la bomba, DeriveApprodi 2010, sull'atomica più lenta della Storia, un sistema escogitato da Israele per mantenere alta la tensione, in Medio Oriente, dopo la caduta dell'Unione Sovietica.

Ci interessa invece sottolineare l'assoluto silenzio che accompagna le dichiarazioni dei sostenitori della licenza israeliana e occidentale di aggredire e di uccidere.
Il silenzio dei difensori a oltranza dei cosiddetti valori occidentali (in che cosa consistano e dove siano conservati è sempre più misterioso) sostituiti dalle killing lists di Obama, dalle numerose Guantanamo e dall'elenco senza fine delle barbarie e dei crimini che vengono commessi in nome della democrazia.

Israele è uno stato coloniale di insediamento che ha come obiettivo di completare la pulizia etnica della Palestina iniziata nel 1947. A questo scopo è necessaria una guerra del terrore permanente. Nonostante l'immagine di modernità che tenta in ogni occasione di vendere, la guerra e il terrorismo sono la base della coesione della società israeliana. Le minacce di guerra hanno sempre avuto anche una funzione interna. Sono, in questo periodo, una risposta al malessere di una piccola borghesia impoverita che ha protestato nei mesi scorsi senza mettere in discussione il regime sionista, ma che è sensibile alle sirene del nazionalismo. Il messaggio è sempre lo stesso: Israele deve difendersi da minacce esistenziali e quindi si può permettere ogni crimine.

Gideon Levy ha paragonato recentemente, sul quotidiano israeliano Haaretz, lo Stato di Israele alla mafia, sottolineando però la sua incapacità di passare dalla fase iniziale di violenza brutale alla fase in cui entra in società indossando guanti bianchi.

Lo stesso sta accadendo in Siria.

Dovrebbe essere sufficiente agli esportatori di democrazia, di destra, di centro e di sinistra, leggere l'ultimo articolo di Bernard-Henri Lévy, apparso e subito scomparso dal Corriere della Sera del 16 agosto, La fine di Assad – Aleppo come Bengasi – L'Occidente intervenga, per rendersi conto di quali siano i reali obiettivi del neocolonialismo occidentale in Medio Oriente, dopo le vicende degli ultimi anni e non solo.

In particolare dopo la liberazione della Libia.

“I dittatori non prendono vacanze!, esordisce il Lévy, per poi porsi ben 7 domande: bisogna intervenire? Come intervenire? Che tipo di intervento? Chi per questo intervento? Quale ruolo ha la Francia in tale contesto? E, al di là della Francia, L'Europa? Quello dell'iniziatore, del facilitatore, dell'architetto? La voce della Francia è ascoltata. La Francia gode, nella regione del prestigio che la sua azione in Libia le ha dato (sic!). C'è il rischio di un incendio esteso alla zona circostante? E il dopo Assad?”(1). Questo il florilegio delle intenzioni bellicose del noto intellettuale francese, che, è bene ricordarlo, è aduso a sostenere che l'esercito israeliano non è solo il più morale del mondo, ma anche il più democratico.

Ma il discorso va oltre le vicende mediorientali. Chi ha bisogno di una guerra in queste circostanze storiche? Il finanz-capitalismo non riesce a uscire dalla spirale di distruzione delle risorse mondiali, è avvitato su sé stesso in un percorso suicida e omicida. Ha bisogno di una guerra per ristabilire un equilibrio a suo favore.

Dovere morale e politico di quanto rimane della coscienza democratica del paese è di denunciare, immediatamente, i pericoli imminenti e di mobilitarsi prima, e non dopo, che una nuova guerra di dimensioni imprevedibili renda la protesta un inutile alibi.

Il coordinamento di ISM-Italia
19 agosto 2012
(1) www.lemonde.fr/idees/article/2012/08/14/des-avions-pour-alep_1745994_3232.html-

- Palestina News - voce di ISM (International Solidarity Movement) Italia http://www.ism-italia.org

sabato 11 agosto 2012

Maurizio Barozzi: "Analisi della situazione internazionale con particolare riferimento alla Siria ed all'Iran"



E’ oramai evidente a tutti che, mentre dalle parti dello stretto di Hormutz, tra una manovra aereonavale e l’altra soffiano venti di guerra, in Siria di fatto è già guerra, sia pure per ora contenuta a livello locale anche grazie alla resistenza di Assad e all’appoggio della Russia.

Molte sono le voci che paragonano la situazione attuale a quella del 1914, quando il meccanismo bellico, perversamente messo in modo da certe massonerie internazionali, portò a Serajevo e quindi alla carneficina della Grande Guerra. Maurizio Blondet, con un esemplare articolo "Siamo nel 1914", pubblicato sul Sito della Effedieffe, ne ha appunto tracciato un parallelismo storico.

Ovviamente, come allora, non tutti sono propensi a rischiare un altro macello, visto che nessuno può garantire che un attacco all’Iran possa rimanere nei limiti regionali ed oltretutto si è coscienti, anche per il fatto che l’Iran, militarmente parlando, potrebbe essere un osso duro; che il coinvolgimento di altre Nazioni e quindi l’utilizzo di armi nucleari difficilmente potrà essere evitato, con la conseguenza di apportare gravi ed irreversibili danni a buona parte del pianeta.

Negli Usa, sembrano emergere, all’interno dell’Amministrazione americana, voci discordi che magari non si espongono direttamente, ma in qualche modo, trasversale e sibillino, fanno filtrare un certo dissenso all’avventura bellica. Anche in Israele non tutte le campane suonano dalla stessa parte, quella belluina, e anche qui si riscontrano esternazioni di varie personalità, addirittura ex alti dirigenti del Mossad che denunciano i pericoli che si stanno correndo ed esprimono dissenso alla linea bellicista.

Certamente quando leggiamo queste esternazioni di ex dirigenti del Mossad dobbiamo sempre prenderle con le molle, perchè a nostro avviso recitano anche un certo gioco delle parti.

In ogni caso, tutto sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) andare verso la catastrofe e a quanto sembra, per la necessità di coinvolgere sul campo gli Usa, è necessario scatenarla prima delle elezioni americane.

Vari osservatori, e Blondet tra questi, infatti, hanno supposto che un Obama al secondo mandato e non più vincolato ai voti dell’elettorato ebraico, potrebbe defilarsi dall’appoggiare la “guerra a tutti i costi”. Stessa cosa per il suo avversario Romney, il quale nonostante il suo iper sionismo, potrebbe ben ripensarci a farsi trascinare in guerra non appena eletto. Tutto potrebbe essere rinviato con imprevedibili sviluppi futuri non favorevoli a chi vorrebbe oggi risolvere di forza la situaizione.

Quindi siamo alla vigilia di una guerra?

Difficile dirlo, perchè a nostro avviso, a differenza del 1914 e in un certo senso del 1939, proprio il fattore “atomico”, consiglia a tutti la massima prudenza, e non pochi ritengono che, con il tempo, sia possibile “ammorbidire” le posizioni russo – cinesi, magari attraverso un lavorio interno, in cui le grandi massonerie mondialiste sono maestre, che ne scardini o indebolisca gli attuali leader, in particolare Putin.

A questa “speranza” che la parola non passi al cannone, si oppone però la problematica situazione finanziaria internazionale.

Come noto dal 2007 la crisi finanziaria, innescata dalle grandi speculazioni finanziarie internazionali, è divenuta irreversibile e il mostruoso e gigantesco ragno che ha tessuto la sua tela su tutto il pianeta, ovverosia la International Banking Confraternity, ovverosia i Banskesters, non hanno potuto fare a meno che stringere i lacci di usura ed imporre direttamente al governo, in varie situazioni nazionali, uomini del loro entourage, disattendendo così alla loro atavica prudenza che li aveva sempre consigliati di agire dietro le quinte e operare attraverso i politici locali, i cosiddetti “camerieri delle banche”.

E’ evidente che una guerra sarebbe benvenuta per i banksters perchè gli consentirebbe di moltiplicare i guadagni, ma soprattutto gli consentirebbe di imporre certe direttive di globalizzazione finanziaria a tutto il mondo, senza troppe lungaggini di tempo. Anche una sensibile riduzione della popolazione mondiale, non dispiacerebbe a questi criminali.

Quindi la situazione internazionale è alquanto fluida, imprevedibile, ma certamente carica di pericolose incognite.

Ma a questo punto poniamoci alcune domande.

Perchè certi “Centri”, chiamiamoli così, sono disposti a rischiare un olocausto nucleare, sono propensi a rivoltare mezzo pianeta, in sostanza per impedire all’Iran forse un possibile, ma al momento non di certo reale, futuro armamento nucleare?

Perchè questa violenta e pervicace intenzione di volere a tutti i costi distruggere l’Iran e detronizzare Assad facendo della Siria un altro scempio come quello che si è appena consumato in Libia?

Possibile che il gioco valga la candela?

Tutto questo, di certo non può essere messo in relazione ad un eventuale pericolo militare che correrebbe Israele. Lo Stato ebraico, gode della sicura protezione, economica, politica e militare degli Stati Uniti, ma se questo non bastasse lo Stato ebraico è anche una potenza atomica dotata di sofisticate armi a testata nucleare. Nulla e nessuno potrebbe minacciarlo seriamente, senza contare che, più o meno in tutto il pianeta la presenza dell’ebraismo internazionale è in grado di condizionare e ricattare le amministrazioni e le classi poltiche.

Quindi, se non ci sono pericoli, almeno per i prossimi 15 anni, che questa situazione possa essere ribaltata, perchè accelerare i preparativi bellici, perchè porre tutto il mondo sul filo del rasoio, perchè questa assurda volontà di voler a tutti i costi distruggere l’Iran?

La faccenda sfugge alle normali analisi strategiche e geopolitiche e fa intuire che sotto sotto ci sia qualche altra cosa.

E questa altra “incognita”, questa variante può essere una sola: la volontà di sfruttare il momento storico favorevole al fine di imporre con la forza un Repubblica Universale con capitale a Gerusalemme, un Nuovo Ordine Mondiale che sarebbe immediatamente attuato non appena le fiamme delle guerra, con tutte le loro immani distruzioni, si siano placate.

Chi ha studiato la storia, sia dal punto di vista delle evoluzioni geopolitiche che dal punto di vista dei rapporti internazionali, non trascurando quei retroscena che si svolgono dietro le quinte degli avvenimenti storici, si rende perfettamente conto che ci sono alcune “Forze”, animate da una inimmaginabile volontà di potenza, che stanno da secoli perseguendo il miraggio di un dominio mondiale assoluto e planetario.

Dalle vecchie massonerie con grembiulino e compasso, oggi oramai relegate a reliquie storiche o mercato di scambio favori, anche perchè non ci sono più Troni o Altari o Fascismi da combattere, e quindi sostituite dalla moderne massonerie mondialiste, alle ristrette grandi Famiglie della Finanza internazionale oramai proprietarie di quasi tutto il pianeta, ai sogni messianici di un dominio su tutti i popoli della terra, come promesso da Dio alla sua “gente eletta”, chi studia la Storia si accorge come queste “forze”, steps by steps, hanno sempre operato verso il fine del dominio mondiale.

Certo ci sono stati “strappi” a questa strategia, interruzioni, deviazioni e quant’altro, del resto la stessa eterogenesi dei fini, sembrerebbe indicare che non possono essere evitate “azioni contrarie” che proprio quando tutto sembra realizzarsi come programmato, ribaltano la situazione, ma grosso modo, almeno fino ad oggi, questi programmi mondialisti si sono puntualmente realizzati: la creazioni di grandi Istituti e Organizzazioni mondialiste in grado di comandare su i singoli Stati, gli enormi passi verso una moneta unica, una polizia unica, e soprattutto la grande diffusione del pensiero modernista, neoradicale, la vera carta vincente del mondialismo, hanno oramai gettato le premesse per raccogliere i frutti ed edificare la Repubblica Universale.

Ma i rapporti internazionali, le situazioni geopolitiche non sono elementi statici, sono viceversa elementi in continuo movimento ed evoluzione, e proprio per questo, probabilmente, questo “Centro” che detta e promuove certe strategie da secoli, ritiene forse che, a tutti i costi, occorre forzare adesso la situazione, perchè nel giro di pochi anni tutto potrebbe essere rimesso in discussione.

Ecco con questi pochi appunti e considerazioni, abbiamo voluto tirare le somma della situazione attuale. A settembre – ottobre ne riparleremo.

Maurizio Barozzi

venerdì 9 marzo 2012

Alessandro Marescotti: "Chi decapita le donne e le obbliga al velo vuole portare la democrazia e la libertà in Siria!"



«Una ragazza non possiede altro che il suo velo e la sua tomba»
(Proverbio dell'Arabia Saudita)

Rispetto agli standard occidentali, le donne saudite subiscono forti discriminazioni in molti aspetti della loro vita, compresa la famiglia, l'educazione, l'occupazione e il sistema giudiziario. Sulle strade pubbliche alle donne non è permesso di portare una bicicletta o di andarci, si legge su Wikipedia.

In Arabia Saudita alle donne, fra le altre cose, è anche vietato di prendere la patente. Le donne non possono viaggiare, lavorare o addirittura farsi operare, se non hanno il permesso di un familiare maschio.

Nel 2011 una ragazza dell'Arabia Saudita è stata condannata a subire 10 frustate per essersi messa al volante di un'auto.

La monarchia saudita riconosce i diritti politici alle donne. Ma non subito. Le signore potranno votare ed essere elette, a partire dal 2015.

Una donna di 60 anni è stata giustiziata per aver praticato “magia e stregoneria”. La decapitazione di Amina bint Abdul Halim bin Salem Nasster 2 avvenuta il 12 dicembre 2011 nella provinca settentrionale di Jawd.

La pratica della stregoneria e della magia è categoricamente vietata in Arabia Saudita, Paese islamico dove vige il wahabismo, una corrente particolarmente severa e conservatrice della religione musulmana.

L'Arabia Saudita è una monarchia assoluta con leggi medioevali. E tuttavia vuole portare la democrazia, la libertà e la tutela dei diritti umani in Siria con un intervento militare.

Alessandro Marescotti