Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 31 marzo 2024

Ferdinando Renzetti nell’universo immerso...

 


....erano giorni che cercavo di cogliere l’attimo, facevo pure il gesto con le mani tipo acchiappare l’aria: qui… qui… ora… ora! niente solo aria. avevamo appena terminato la statua del budda e la notte il budda mi ha illuminato… la settimana era trascorsa veloce con il fantastico laboratorio di clown sociale e il pazzesco flash out sotto la pioggia, sotto la pergola, del chiosco sulla spiaggia, cantando, suonando e ballando… nel frattempo avevamo, con un bel gruppo di donne, passato l’olio e la cera alle pareti esterne del tempio e iniziato gli impasti per il budda… la pioggia, si la pioggia… ero nel cubo di legno, coperto di lamiere sul tetto. mentre sentivo il suono della pioggia tra le fronde degli alberi, mi crogiolavo nel letto sicuro di rimanere all’asciutto, quando sento… plic… plic gocce di pioggia sul cuscino… il qui e ora, l’hic et nunc… il budda… si,ho capito! mi sono adattato al qui e ora e l’ho seguito spostando il materasso più in la. dopo un po ancora il qui ed ora… plic… plic, gocce di pioggia sulla testa, mi sono spostato un altro pò e le gocce mi hanno seguito fino a costringermi, rattrappito, all’angolo del cubo, sul mucchio lenzuola materasso. 

 
trascorsa la notte nel dormiveglia, la mattina presto, smessa la pioggia, bagnaticcio, mi sono messo una coperta addosso e sono andato al tempio, unico luogo asciutto e mi sono seduto al centro sul pavimento, in posizione del fior di loto; penso, sembravo veramente un bonzo. dopo un po è arrivato sario bravissimo suonatore di chitarra dai lunghi capelli, mi si è seduto di fianco e in silenzio pure lui si è messo a meditare. dopo un po è arrivata eugenia, si è messa a praticare respirazione pranica seduta nell’altro lato, vicino a me. mentre eravamo li, è arrivata martina dicendo: scusate il ritardo! quale ritardo, ho pensato fra me me, comunque si è seduta davanti a noi e brandendo uno smartphone ha continuato: ora faremo una meditazione guidata da un guru indiano…! si sentiva la voce gracchiante del guru, lei traduceva in italiano: visualizzate una palla di luce…! 
 
siccome non visualizzavo un bel niente, ho colto l’attimo, mi sono alzato, sono andato al cubo, ho caricato i bagagli in macchina, stendendo i panni bagnati sui sedili e salutato tutti sono partito. seguendo il qui ed ora mentre attraversavo il deserto di lucania, tra nuvole e sprazzi di luce, ammirando la bellezza del paesaggio, come lo definiva federico II, luce dei miei occhi, mi è tornato in mente che mi sarebbe piaciuto andare a pestum, cosi ho telefonato a valeria, amica di Agropoli, sono a pestum, ha risposto, nella pineta di legambiente. uao, ho pensato, proprio dove volevo andare, non ci potevo credere! e dopo un paio d’ore ero da lei. ci siamo incontrati nella bella pineta, passeggiando al tramonto sulle dune. siamo rimasti la tre giorni, assistendo anche a un concerto di musica elettronica con una danzatrice sufi proprio sulla duna. in quei giorni sono stato a visitare l’area archeologica di pestumche era quello che volevo fare; le antiche mura e i templi. le strutture architettoniche costruite sui principi della geometria sacra cambiano il mondo intorno ad esse, se applicati correttamente, questi principi, con equilibrio e organicità, in accordo con gli scopi prefissi. Le tradizioni hanno usato, in tutte le epoche, simboli, forme e geometrie per favorire effetti sulla materia, sul corpo e in conseguenza per apportare mutamenti ai luoghi e allo stato di salute delle persone. 
 
difficile dopo la perfezione dei templi rituffarsi nel degrado culturale architettonico e ambientale che li circonda. turismo di massaasfalto cemento plastica consumismo automobili buttate lungo le vie senza marciapiedi senza piazze senza pianificazione urbana. tutto nel più assoluto caos. 
 
dopo la traversata coast to coast da torre mileto a pestum, mi sono fermato alcuni giorni ad agropoli. ripresa la via di buona ora, sono arrivato ad acciaroli, piccolo borgo della costa cilentana. seduto a un tavolino di un bar ho incontrato ernest hemingway che stava scrivendo il suo nuovo romanzo il vecchio e il mare, l’ho salutato e lui mi ha offerto un caffè dicendo: Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai! l’ho ringraziato di frase e caffè e mi sono diretto verso il vicino paese di pioppi, dove mi stava aspettando davanti al museo della dieta mediterranea ancel keis, teorico fondatore. mi ha portato in una piccola trattoria a degustare piatti della cucina cilentana, basata sulla triade mediterranea: cereali legumi verdure e un buon bicchiere di vino locale. salutandomi mi ha citato la famosa massima di ippocrate: facciamo che il cibo sia la nostra medicina e la medicina il nostro cibo. dopo un pò ero a velia-elea, antica città greca, sede della scuola filosofica eleatica. lungo le vie dell’antica città mi sono imbattuto in parmenide e zenone; mi hanno donato profumati semi di finocchietto selvatico, simbolo del filosofeggiare, della leggerezza di spirito e della purezza d’animo. parmenide mi ha detto: anche se la compagnia si è sciolta sono contento che ci sia qualcuno che riesca ancora a cogliere lucidità in atomi di beatitudine di menti a volte confuse a volte geniali e concrete che hanno una loro originalità e un loro modo di essere… alla fine l’unica forma sicura è… la materia, il resto è confinato nello spazio e nel tempo che dura giusto quell’attimo che sta davanti a noi. dal lato suo zenone ha aggiunto: in origine era il suono poi in una successiva degradazione si è trasformato in luce, poi in fuoco, in aria, in acqua e infine in terra, nella materia grezza e bruta, a volte forte e compatta, come una zolla, a volte gassosa, come la polvere, a volte liquida che sgocciola tra le mani come il tempo e lo spazio, dove siamo sempre immersi. eh si… ho pensato, il resto lo lasciamo agli altri, anche se gli altri siamo noi! facciamo che sia più leggera possibile… la materia!
 
scelgo la via più veloce e sulle spiagge del cilento mi fermo a fare un bagno e a prender un po di sole quando sento una turba di uomini vestiti in modo strano avanzarsi sulla spiaggia, discutendo in lingue sconosciute. sono palinuro, nocchiero di enea, enea stesso, il padre anchise, virgilio, omero, ulisse e tutti i marinai della sua nave. alcuni parlano greco antico, altri il troiano, virgilio, il latino ed è l’unico che comprende le varie lingue. dopo un lungo discutere riesce a mettere tutti d’accordo. si lasciano andare ad ampie libagioni sulla spiaggia, dopo aver acceso un grande fuoco. la mattina ne intravedo i tizzoni fumanti sulla sabbia e la cenere ancora calda. a malincuore parto e scendo giù lungo la tirrenica per poi salire su verso l’aspromonte. mondo di unione c’è scritto sui cartelli che incontro sulla strada, sempre più stretta ripida e scassata, come la macchina che sbuffa accaldata. siamo arrivati sul tetto dello stretto, davanti a me, con l’etna, la in fondo, già imbiancato di neve sulla cima. sono con il gruppo di lavoro di unscooling, adotto la tecnica del fishing bowl, acquario, in disparte osservo e registro quel che succede prendendo appunti qua e la. 
 
in questi mesi di vita nomade, mi è capitato di svegliarmi diverse volte con il letto pieno di formiche, altre volte ho dormito in stanze piene di zanzare dove ero costretto a proteggermi coprendomi la testa tutta la notte, comunque ero sempre pieno di punture e stavo sempre a grattarmi; un altro letto invaso dagli acari, immagino… e la mattina mi sono svegliato pieno di puntini rossi. in un trullo umido il materasso impolverato mi faceva venire il mal di testa. una notte mi è piovuto sul materasso. certe volte ho preferito dormire in macchina, nella navicella, comoda abbastanza pulita, non ci piove, potevo sentire la musica e la radio e la mattina risvegliarsi nella luce, un incanto!
 
anche scrivere è una forma di amore... immagino la vostra faccia quando leggete le mie storie, se le leggete… anche se non le leggete va bene ugualmente! sicuramente pensate che sono matto, un po lo sono... forse... border line, come si dice, cerco di trasformare il limite in opportunità, a volte mi sento selvaggio quasi punk, punk a bestia, infatti ho trascorso gli ultimi 40 anni sotto i palchi a sentire concerti rock reggae jazz etnica e classica contemporanea e non mi ci hanno mai fatto salire sopra, sul palco!  
 
la terra mi porta lontano e anche vicino perchè sta sempre sotto i nostri piedi, vicino e lontano… 
 
la terra cruda è fantastica! apre i chakra, crea equilibrio interiore, libera la mente, dà sensazioni ed emozioni irripetibili. è una specie di santo graal, una preghiera di fango, che unisce noi costruttori naturali sparsi per il mondo senza religioni etnie e appartenenze varie…
 
Guardiamo con nuovi occhi: La natura ci offre continuamente spunti di riflessioni... basta una semplice passeggiata per aprire la mente su orizzonti da esplorare o magari ripercorrere con nuovi occhi.
 
un semplice quaderno si trasforma in un mondo da esplorare, un mondo dove riporre fiducia cura attenzione affetto, un mondo fatto dei mille gesti del giorno che esterniamo attraverso le parole, quando le scriviamo esse prendono vita e stanno la davanti a noi sul foglio bianco... nel qui e nell’ora sto sempre bene con me stesso e sono contento di incontrare gli amici e sentire le tante parole dette e ridette. sto la seduto nel sole e nel cielo azzurro nel vento, sono felice di essere la con loro semplicemente a sentirli e a valorizzare lo spazio il luogo e il tempo vissuti assieme. l’autunno mi porta ogni anno la coscienza che nella vita avventurosa che conduco, semino in aria per far fiorire il cielo, solo che il raccolto è sempre magro e i frutti sono sempre pochi e sparsi… mi resta la soddisfazione di aver fatto sorridere il cielo azzurro pieno di nuvole bianche... mille poemi mille avventure mille storie mille parole mille di mille...
 
la polvere delle strade lascia nella mia mente più di un granello di sabbia d’oro, anche se compro cipolle nessuna stella nel cuore, amo la terra calda rovente, spesso lontana; i pensieri emergono pazienti, in piacevoli forme di pensiero che fuggono via senza ritorno
 
nella frammentazione della cultura contemporanea dell’apparenza e dell’instabilità, una idea che attraverso l’essenzialità del materiale rimanda al minimalismo e alla funzionalità: terra pia: nell'aura, nel silenzio, nella luce e nell’ombra dei luoghi, gesti, parole e immagini tendono a sacralizzare il materiale terra, simbolo di unione di etnie, popoli, culture e religioni: preghiera di fango: prendere qualcosa di immateriale, la luce dell’alba, il suono della parola, la spiritualità della preghiera e servirsene come materia prima per edificare qualcosa di concreto, come una casa. una materia che si disfa continuamente tra le mani che sparisce nel momento stesso in cui è offerta al mondo. è la capacita di creare e ricreare e non è l’oggetto creato che tiene in piedi le culture popolari che hanno finora elevato preghiere di fango.
 
sulla spiaggia di palinuro ho conosciuto julian tedesco napoletano e parlando con lui di zenone di elea ho scoperto che ha studiato filosofia a berkeley in california e insegna filosofia a tubingen e dopo alcune visioni distopiche dell’america e della germania d’oggi ci siamo soffermati a discutere sulla teoria della divisione dello spazio infinitesimale, teorizzato da zenone. esistono due scuole, quella dei gunkiani da gunk (materia sporca) che sono convinti della divisibilità della materia all’infinito e dei fondamentalisti che sono convinti che a un certo punto la materia non sia più divisibile… ho scoperto di essere un gankiano... 
 
alla fine ci siamo convinti che la miglior organizzazione sia l’improvvisazione!
 
Ferdinando Renzetti 



giovedì 28 marzo 2024

Viaggio in Calabria... Nomad = No-mad

 


guazzabuglio di annotazioni quasi indecifrabili pensieri citazioni brevi incontri appunti di viaggio appunti per racconti cittadini benestanti e sedentari avvocati architetti antiquari vagabondi innamorati dell’orizzonte me li ero portati perchè avevo intenzione di rintanarmi in qualche posto e analizzare il loro contenuto con occhi nuovi
 
le parole sono pietre, ci ha insegnato carlo levi. sono leggere impalpabili, affidate alla voce, colpiscono nel profondo dell’animo, scavano nella nostra sensibilità. si sedimentano nella memoria. le parole dette e soprattutto quelle scritte. le parole non tornano indietro, ammoniva sciascia per insistere sulla responsabilità di chi le usa. le parole lasciano il segno, parlano di noi e delle cose e noi abbiamo capacità sorprendenti, nascoste come segreti ben costruiti. nonostante l’avanzare della tecnologia esistono misteri per sempre inaccessibili come quello sulla nascita del linguaggio della nostra specie. i segreti delle parole. abbondano enigmi e sfide che sono aldilà dell’intricata complessità del linguaggio. siamo molto lontani dal giorno in cui sembrava che ci fossero risposte a tutto. il mondo si sta trasformando in un completo dominio della tecnica e l’uomo non è affatto preparato a questo radicale mutamento.l’antidoto contro il potenziale smarrimento collettivo è l’uso della memoria. 
 
da bambino, nella casa dei nonni, un mattino di un giorno qualsiasi davanti alla stufa di metallo cromato ho avuto la prima volta l’improvvisa sensazione della piena consapevolezza del sé, la consapevolessenza, notando cose che non avevo mai visto, riuscendo ad essere presente a me stesso e agli altri come mai prima. (nattmiko)
 
il principe verde: c’era una volta una giovane donna di nome alice, dal comportamento sessuale libero e promiscuo che credeva di essere pura e virtuosa. dietro a questa illusione c’era la speranza che un giorno avrebbe incontrato un principe che avrebbe visto quello che c’era dietro alla sregolatezza della sua vita, scoprendo il suo cuore d’oro
 
quanta ignorazione che studiamo come certitudine. urbanalizzazione e gentrificazione nella monocoltura della cultura. realizzare significa affrontare la realtà. nessuno può essere diverso da quello che è. l’occhio più grande dell’anima, scopre dove la mente lo sospetta delicati aspetti e vive emozioni sottili e profonde (baricentro) l’oro crea ombre solide. il mondo in un raggio di luce. non c’è innovazione senza conservazione. ogni giorno è nuova l’alba. l’ombra si perde nel sole: ed ecco tutto (attar)
 
dalla città del pane alla città del miele, a pietapertosa. ri-guardare è un verbo che indica sia l’attitudine a prendersi cura sia il movimento dello sguardo che si poggia su se stesso per osservarsi con più attenzione in percezioni che ripercorrono gli attimi vissuti. il mago della lucania, giuseppe ferramosca di castelmezzano. paolino è il mitico fondatore di castelmezzano la leggenda vuole che questo semplice pastore abitante di maudoro avesse scoperto tra gli scoscesi pascoli un luogo nascosto ricco di acqua vegetazione e rifugi naturali in questo nascondiglio si era trasferito con il suo gregge abitando in una grotta a mezza costa.
 
tute blu sogno di un filo rosso del racconto è il rimpianto per il mondo agreste abbandonato con l’ingresso in fabbrica. la campagna deturpata dall’espansione industriale a dispetto del nome di contrada paradiso una nostalgia che si trasforma in sguardo capace di cogliere le resistenze del verde negli interstizi o l’uso strumentale del mondo vegetale all’interno delle gerarchie di classe delle aiuole presso gli uffici ci sono cespugli di fiori pregiati fiori profumatissimi. nei pressi dell’officina invece cactus e cespugli di spine. certi tipi di cespugli con le foglioline piccine e rossastre e spine corte e puntute. tommaso di ciaula operaio del sud. 
 
sul tavolo di legno tra un raggio di luce e l’ombra è poggiato un quarto di melograno, con i suoi grani rossi. il cocomero ricorda l’estate. la fotografia come dispositivo per attivare memorie personali, stimolare associazioni osservazioni, per permettere alle emozioni di affiorare libere incondizionate. si vedono sempre le nuvole: la vita confusa, le fragilità l’incapacità di prendere una decisione. 
 
i corpi hanno a che fare con i luoghi, a un tempo destinazioni di origini che assumono tutta la forza e la fragilità di cui sono dotati. ciascuno possiede la propria fisionomia, la propria scomodità nello stare al mondo come creature che domandano salvezza al dio dei posti in una sorta di ballata solitaria e post industriale di sensi e organi; movimenti che raccontano di una vita ancora in essere, i segnali sono molteplici. LUOGHI AMATI. 
 
un ora è eterna un anno vola raccogliamo miele noi siamo il mare in una nuvola di fumo suono ancestrale archetipo nella voce armonica dei grilli attorno al fuoco respiriamo dunque siamo cantiamo e suoniamo, oh principio fine permettimi di farti visita per ogni momento per ogni circostanza sono solo un sogno sono fuori fuoco un ora non passa mai un anno vola marta ektar.
 
introduzione estatica con le unghie della voce a graffiare il cielo e a promettere vette che verranno poi toccate. certe volte nella musica è chiaro il senso di possibilità che si manifesta anche attraverso il suono. una forza celeste che sorprende e aiuta a rivedere il mondo con uno sguardo diverso, questa libertà di desiderare sognare è sufficiente anche quando dura un solo istante.
 
rocce rosse lunari dentro la roulotte ci si muove a stento tra i libri: romanzi sui scaffali e accatastati per terra: rilegati pacchi ancora da aprire mucchi di riviste e pile di fumetti. che ci faccio qui? non ci ho mai pensato! un tempo credevo nell’empatia, di recente mi sono convertito alla compassione. anche i cieli girano continuamente intorno, il sole sorge e tramonta la luna cresce, stelle e pianeti mantengono un moto costante l’aria è agitata dai venti. le maree comandano e rifluiscono senza dubbio per conservarsi e insegnarci che non si puo percorrere la via prima di essere diventato la via stessa, ossia il luogo su cui sta passando qualcosa, non un viaggiatore libero di seguire la propria volontà. prosegui il cammino! quando i piedi si riposano smette di funzionare anche la mente e i suoi calcoli mentali si possono quasi udire: una galleria bianca, una astrazione bianca, bianco su bianco…una sera di fine estate con la luce che arrivava di traversoun flutto di farfalle brune all’ombra e dorate di sole. quando cominci a rotolare continua a rotolare! io sono! 
 
solitaria suggestiva misteriosa visionaria la roccia del drako (Ta draku) a forma di grande testa giallastra squadrata guarda verso sud. rocca dell’occhio draku = occhio in lingua ellenistica. si narra di un leggendario omone grande e grosso dotato di forza erculea e imbattibile che dimorava alla roccia per custodire un inestimabile tesoro si separava dalla pietra solo per andare a consumare il suo pasto alle vicine caldare del latte in quel luogo avvolto dal mistero e la storia della pietra sembra sia stata percepita da antichi popoli che ne hanno fatto oggetto di culto. fiumara Amendolea da amiddalia mandorla era l’antico fiume alex paesaggio geologico surreale quasi lunare che si puo osservare roghudi sul sentiero della civilta pastorale dell’aspromonte.  
 
al-idrisi è stato un geografo e viaggiatore arabo. dopo aver viaggiato i paesi del mediterraneo fu incaricato da re ruggero di sicilia a palermo nel 1154 realizzò un gran planisterio in argento e una raccolta di carte geografiche famoso tra gli arabi come kitab rugiar libro di ruggero una delle più avanzate mappe medievali oltre alle mappe al idrisi compilo un compendio di informazioni geografiche il sollazzo di chi si diletta di girare il mondo opera eccezionale della cultura geografica del XII secolo e mostra le conoscenze geografiche di al idrisi che travalicavano di gran lunga quelle dell’epoca 
 
edward lear 1812 1888 scrittore e pittore inglese fu anche viaggiatore infaticabile capace di fondere le sue doti nel disegno e nella pittura. col racconto dei luoghi visitati. nell’estate del 1847 iniziò un viaggio nella calabria meridionale lasciando un resoconto nel suo journal of landscape painter in southern calabria pubblicato a londra nel 1852 il viaggio si svolse dal 25 luglio al 5 settembre a piedi a dorso di un mulo una scelta indispensabile per poter fare sempre ciò che ci piace, ammirare e fermarci per disegnare senza alcuna regola precisa come annotato sul suo diario di viaggio. l’itinerario ebbe inizio a reggio calabria e terminò nella stessa città dopo aver attraversato l’ambiente e la costa della provincia avendo raggiunto la sommità dell’altura opposta di pentadattilo è perfettamente magico e ripaga qualunque sacrificio fatto per raggiungerla. selvagge sommità di pietra spuntano nell’aria aride e chiaramente definite in forme come dice il nome di una mano gigantesca contro il cielo, le case di pentadattilo sono incuneate all’interno della spaccatura e dei crepacci di questa piramide spaventosamente selvaggia, mentre le tenebre e terrore covano sopra l’abisso della più strana astrazione umana… di un viaggio a piedi in calabria.
 
il toponimo pentedattilo deriva dal greco penta 5 daktilos dita proprio perchè il borgo sorge ai piedi di una roccia che ha la forma di una gigantesca mano piccolo centro collinare posto a pochi chilometri dalla costa mediterranea
 
l’uomo che va in walk about compie un viaggio rituale calca le orme del suo antenato senza cambiare una parola ne una nota; cosi ricrea il creato.quando la terra vista prima come concetto mentale poi la si vuole cantare, solo allora si puo dire che esiste. nomade in greco nomos vuol dire pascolo. nomade è chi si sposta da un pascolo all’altro. 
 
cè un tempo per il silenzio e un tempo per il rumore, adesso un po di rumore sarebbe ben accetto, almeno posso sentirmi pensare. la conoscenza è la conoscenza e non è cosi facile disporne.  
 
l’automobile ingombra le strade e inquina l’aria anche se da agli uomini ciò che hanno sempre desiderato di più, l’indipendenza. la bruttezza è bellezza. rottami di automobile pezzi da un demolitore ammucchiati su un asse: candele bruciate un albero a camme rotte una latta di benzina pezzi di carburatore un faro schiacciato una batteria da dodici volt una maniglia una sezione di radiatore una chiave dadi e rondelle assortite un volante senza avvisatore acustico pende in silenzio 
 
borgo segezia chiesa madonna di fatima concezio petrucci architetto MCMXL - XVIII poste casa del fascio scuola case di edilizia popolare palazzo del comune nella grande piazza rettangolare che si apre con le quattro vie principali che finiscono nel nulla della campagna circostante tra filari di eucalipti e campi di grano
 
sono di nuovo sulla strada. sono stato in un borgo di fondazione fascista segezia vicino foggia poi a miglionico vicino matera e a metaponto a visitare templi e museo archeologico. è stato un bel viaggio, incontri interessanti e sono stato molto bene con me stesso. ieri ho viaggiato tutto il giorno escluso il tempo per un piacevole e lungo bagno nell’acqua calda delle terme di caronte a lamezia. sono stato a pentadattilo da rossella la donna pastora e c’era un gruppo di film makers di berlino a girare un film su di lei. 
 
da umani torniamo a usare le mani attraverso il contatto con la terra abbiamo nel cuore quello che vediamo del mondo, il mondo è nelle nostre mani
 
pane e ogghiu, ogghiu e pane stamu bonu fino a dumani seduti per terra, vicini, uniti sognanti e stanchi, vagamente felici e la storia diventa mito, credenza popolare, assonanza cosmica resa sublime dall’antica lingua orale, unico nume che tutela la storia di ognuno
 
2 qlik qlok valigie e treni, vite cucite con lo spago sfilacciate incerte pronte a tornare e a ripartire, sogni comprati al mercato scarpe sempre bucate, tasche eternamente vuote occhi verdi e dita macchiate d’inchiostro segnano ogni cosa con il metro del cuore 
 
il cammino aureo ogni fase del passo è in proporzione aurea con la sua sottofase (5/8) sezione aurea la proporzione che cè tra il piccolo e il grande è la stessa che vi è tra il grande e il tutto, sezione di un segmento in media ed estrema ragione.
 
alessandro e diogene. dimmi cosa vuoi e io alessandro re di macedonia te ne farò dono! il Sole! cosa? voglio prendere il sole! non si può prendere il sole, neanche io che sono alessandro il re posso prenderlo! spostati! voglio che ti sposti perchè stavo prendendo il sole e ora tu mi fai ombra! se io non fossi alessandro vorrei essere diogene.  
 
lo sai che quando nel tuo paese credi che tutto sia finito proprio allora una cinciallegra inizia a cantare
 
matematica. tra fisica e metafisica. in questi tempi i mondi dell’uomo sono molteplici, nel pensiero uno solo reale: la terra
 
come l’acqua per gli elefanti l’amore che brucia l’anima concerto per voce, piano… piano violino. botanica parallela erbario contemporaneo vegetazione naturale. piante come pietre che rotolano nel giardino del tempo per scoprire sia intorno a noi sia dentro di noi variazioni e invenzioni che si succedono e vale la pena seguirle in contemporanea cercando di cogliere un raggio di luce in una bottiglia. tutto si muove intorno a noi nord est sud ovest cosi si va verso le stelle
 
possiamo fare una lunga via per stare bene in compagnia. sono stato bravo ho attratto ciò che desideravo attrarre amore luce e abbondanza. per ora niente campane solo silenzio e canto degli uccelli. mi sono appena svegliato in una piccola e luminosa e colorata stanza, il cinguettio degli uccelli e il sole dalla finestra che mi sorride anch’io felice di questa nuova giornata. 
 
fai tù! lascia che gli altri trovino le loro belle idee, che esconoin particolari congiunzioni che fanno dell’avvenimento un momento unico, incontro inaspettato di vari elementi diversi tra loro che si coagulano a creare (esplorare) esprimere una nuova realtà. hirina
 
creiamo quel che diciamo abracadabra amore e abbondanza nella casa dell’aria il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. preparare erbe per la magia, cucinare suonare meditare fare l’amore danzare e dipingere diventano atti sacri eseguiti con profondo rispetto e una chiara consapevolezza delle nostra responsabilità personali non come una morale dissoluta. la wicca anche se non ha la bibbia non significa che sia una religione priva di valori e di etica. 
 
sono in cerca di nuovi livelli di coscienza e conoscenza nuove forme di linguaggio e comunicazione e tu forse puoi aiutarmi anche se non so come. sono piu di vent'anni che sento ormai parlare sempre degli stessi argomenti, tu sei nata con la macrobiotica, io con la musica tradizionale poi la neo ruralità, la terra cruda, la permacultura, la new age... vorrei cambiare orizzonte per questo frequento i monaci buddisti anche quelli tibetani solo che con loro dopo un po mi annoio. i miei laboratori erano fantastici bioenergetica psicogeografia danza arte colore design tutto impastando la terra, sono stanco anche di quelli e mi sto dimenticando di tutto. in verita so quel che mi piacerebbe fare e condividere: il ritorno alla lettura creativa al racconto di gruppo e alla pura oralità... forse si arriva a un punto di noia proprio quando manca la condivisione intima. le vecchie cose sono sempre rinnovate nella scoperta con l’altro. io sento che in realtà non c’è niente da dover fare e in questo non fare passa la vita come un vento a darci la comprensione delle cose attraverso la meraviglia. la voce della saggezza nitida e precisa è proprio questa la verità: la condivisione intima. che meraviglia che meraviglia l'acqua non nasce nella bottiglia... socrate diceva che la conoscenza nasce dalla meraviglia solo che a forza di meraviglie non arrivo, ne alla saggezza, ne alla conoscenza e spesso neanche dove voglio arrivare perche quando parto per una destinazione a forza di meravigliarmi lungo la via arrivo dopo una settimana e a volte non arrivo proprio. il mio viaggio transumanza si è concluso a novembre, ora letargo e metto a posto terre, appunti orto e giardino. i giri di giostra stanno diminuendo per me e non so fino a quando riuscirò a condurre una vita cosi incerta e avventurosa.  
 
oggi ho scritto: socrate mangiacicuta, la terra è piatta, epicureo è vivo e io sono qui! 
 
coltiviamo stelle per donarle... 
 
No-mad (Nun so' pazz).   Ferdinando Renzetti




lunedì 25 marzo 2024

"San Giovanni Bosco, il mio primo maestro"... - Memorie spirituali di Paolo D'Arpini bambino

 



Siccome son nato e vissuto a Roma  ma  a sbalzelloni, restando e partendo in diversi momenti della vita, le mie  memorie non hanno una vera continuità, posso quindi raccontare solo delle “sensazioni vissute”. Una di queste ha a che vedere con il mio primo approccio con la spiritualità, avvenuto in forme tempestose (essendo rimasto da poco orfano  e rinchiuso in un collegio per mancanza di accoglienza in altre situazioni familiari),  sicuramente quell’esperienza, cogente ed importante, fu necessaria per il mio successivo sviluppo.

Durante quel periodo,  eravamo nella metà degli anni ‘50 del secolo scorso, appresi come fosse necessaria  l’autonomia di pensiero e  l’ecologia, due aspetti che in seguito contribuirono fortemente alla  mia formazione in una spiritualità laica e di una ecologia profonda: materia e spirito sono la stessa cosa!  

Ma ritorno ora alla esperienza di quegli anni trascorsi in cui incontrai don Bosco e la scuola Salesiana.

Ho un debito di riconoscenza verso  San Giovanni Bosco e la sua opera di assistenza ai giovani. Io fui un suo beneficiato, allorché morì mia madre Giustina Tirabosco -nel 1954- e non riuscivo più ad adeguarmi a una scuola normale (malgrado fossi considerato intelligente  e preparato dai miei maestri). Qualcosa in me si era bloccato, ricordo all’esame di quinta elementare feci una totale scena muta, conoscevo tutte le risposte alle domande che mi venivano poste dagli esaminatori ma non profferii parola, solo sguardi luccicanti e silenzio.  Così da buon orfano disadattato fui mandato al collegio del Sacro Cuore di Roma, come interno. Vivevo cioè in una comunità chiusa al mondo  ma in un’atmosfera che ricordava la famiglia.

Rammento il mio insegnante, un vecchio laico che risiedeva monasticamente nel collegio, un uomo di grande saggezza, egli mi insegnò a strizzare bene il tubetto del dentifricio ed anche ad aprirlo per prelevarvi l’ultima pasta attaccata. Nel collegio godevo del poco, ad esempio della merenda pomeridiana, una semplice ciriola di pane  senza companatico,   mentre pattinavo nel cortile imparando a muovermi velocemente in mezzo agli altri.

Ed è lì che appresi alcuni “trucchi” della religione (da me poi ripresi nelle cerimonie laiche dei vari equinozi e solstizi in cui uso ancora il sistema dei pensierini offerti al fuoco). Allora accadeva con la ricorrenza della festa della Madonna e compivamo un rito particolare “dei messaggi della Santa Madre”, ovvero pescavamo ognuno a turno dentro una grande cesta un rotolino di carta, ogni rotolino conteneva un messaggio personale, che pareva sempre azzeccato,  il rotolino una volta letto veniva poi gettato in un focheraccio acceso nel cortile. 

Un’altra volta appresi il valore della pazienza durante i canti solenni di una messa speciale. Un ragazzino della mia classe -evidentemente anche lui con problemi psicologici-   (si puliva il naso sulle maniche della giacca ed era  sempre impiastricciato di mocciolo)  stava proprio al mio fianco, forse lo rimproverai di qualcosa  e ricordo che lui prese a picchiarmi con furia, mi dava pugni e calci, evidentemente era disperato… dentro di me sentii che non era giusto reagire e continuai a cantare per tutto il tempo assieme al coro, senza provare cattivi pensieri ma concentrandomi sul canto.  L’aver superato la rabbia momentanea ed il senso di rivalsa mi riempì di gioia, mi sembrava un dono del Cielo.

Per sviluppare la modestia e l’accettazione  prendevo sempre ad esempio le prove dolorose di  Don  Bosco, alle prese con l’indifferenza della società, mi piaceva moltissimo leggere le  storie  su Domenico Savio,  l’allievo spirituale del santo, mi identificavo con lui. In quegli anni iniziai a scoprire  che la mia esistenza aveva un senso solo se la rivolgevo verso la verità, la giustizia e l’amore.  Tra l’altro nel tempo appresi come fosse facile anche studiare  o compiere il proprio dovere se lo si considerava un’offerta a Dio. 

Feci del mio meglio e divenni l’alunno più meritevole della mia classe, il primo in profitto, condotta e religione.  A quel tempo avrei potuto anche decidere di farmi prete ma evidentemente quella non era la mia strada. Non sono però irriconoscente verso i santi cristiani, malgrado abbia abbandonato ogni credo religioso precostituito, continuo a provare  solidarietà e rispetto verso Don Bosco.  Egli è il mio primo maestro e padre spirituale.

Paolo D’Arpini

















P.S. Non ho conservato foto di quando ero bambino così ho pensato di usare, come mia immagine, questa caricatura che mi fece alcuni anni fa una bambina...

mercoledì 20 marzo 2024

I Ching mensile: Esagramma 34 Ta Chuang – Dal 21 marzo al 19 aprile - La stagione del Drago



Il 21 marzo inizia il mese del Drago, siccome siamo pure nell'anno del Drago, possiamo aspettarcene delle belle... Ho qui pubblicato le indicazioni per il momento veniente:

Esagramma Ta Chuang

Sotto vi è il Trigramma Chien (il Cielo) che ascende e sopra il trigramma Chen (Il Tuono).

La Sentenza: La Potenza del Grande. Propizia è perseveranza.

Significato. Il segno indica un momento in cui il valore interiore emerge con impeto e giunge al dominio. La forza ha già superato il punto mediano incombe perciò il pericolo che ci si fidi troppo della propria potenza senza chiedersi volta per volta dove sia il giusto, ovvero che si ricerchi il movimento senza curarsi del tempo opportuno. Per questo si consiglia perseveranza poiché vera potenza non degenera in violenza ma resta connessa con i principi del diritto e della giustizia.

L’Immagine: Il Tuono sta in alto nel cielo:

l’immagine della Potenza del Grande. Così il nobile non percorre sentieri Che non corrispondano all’ordine.

Significato. Il tuono, la forza elettrica, in primavera sale verso l’alto. Questo movimento è conforme al moto del cielo, è dunque in armonia col cielo e produce grande potenza. Ma vera grandezza si basa però con la concordanza con ciò che è retto. “Grande e retto così si possono osservare le relazioni del cielo e della terra”.

Questo vale anche per la lotta contro le imperfezioni della propria natura, anche qui non bisogna stancarsi, nonostante le possibili ricadute, ma continuare finché si giunge al successo.

Il momento.
Giunge la primavera, il sole attraversa l’equatore ed i giorni e le notti sono di eguale lunghezza. Sintonizziamo i nostri ritmi con quelli di madre Terra e padre Sole, il periodo è quello dell’Ariete oppure del Drago.

“Tre cose sono necessarie per vincere un avversario:
rallegrarsi quando ha ragione,
intristirsi quando ha torto,
non comportarsi stoltamente nei suoi confronti” (detto indiano)

Gli indiani d’america non usavano sale nella loro alimentazione è per questo che avevano così tanto sale in zucca ed è per questo che “sentivano la puzza degli yankee” - la sudorazione di chi fa molto uso di sale è infatti più odorosa. Persino le lacrime di chi consuma troppo sale diventano salate mentre quelle di chi non sono dolci. In sostituzione del cloruro di sodio si può utilizzare l’acqua di bollitura dei vegetali che contiene molti sali, oppure il miso.

Cura per gli occhi.
In India ed in oriente usano il Kajal, una cura ayurvedica per gli occhi, che difende dalla polvere curando le irritazioni. Non serve abbondare nella dose basta un minuto pizzico di sostanza.
Attenzione alla provenienza accertarsi che il prodotto sia naturale.

Muoversi con la luna.
Favorevole in luna crescente piantagione e semina di quel che cresce velocemente ed è destinato al consumo immediato. In luna calante o piena è favorevole la semina di legumi.

Una ricetta facile facile.
Bevanda al tamarindo
Ammorbidire un po’ di polpa essiccata di tamarindo in una tazza d’acqua calda, passare al colino ed immergere mescolando la crema in una caraffa d’acqua fresca. Aggiungere qualche goccia (od una fettina) di limone.

Pensiero edificante.
“La lucidità è la ferita più vicina al sole. Non addormentiamoci all’ombra dei comitati…” (mai ’68)

Paolo D'Arpini 

L'autore ritratto nella abitazione di Treia



Per approfondimenti si consiglia la lettura del libro "Chi sei tu?" (Edizioni Ephemeria di Macerata)









martedì 19 marzo 2024

Erranza meridiana... Fantasy di Ferdinando Renzetti

 


...ogni volta che mi trovo in una piazza canto viaggiando i paesaggi sonori delle indie di quaggiù questa ninna a chi la do... passeggio a lungo per liberarmi la mente e assaporare il contatto con la natura e delle infinite sfumature del verde nel giallo e i riflessi di luce e ombre tra gli alberi che animano il sottobosco tra le fratte odorose della valle d'itria nel giardino sacro con il vento leggero il profumo di resina dei pini e del lentisco o cisto rosa e erbeofficinali come Elicriso timo mentuccia artemisia rosmarino salvia e l'onnipresente finocchietto selvatico metafora del pensare filosofico. le nuvole bianche e grige nel cielo veloce di questa stagione di fiori preziosi come quelli di in cuore errante in terra di erranza o restanza come dice Vito teti. schiava odalisca del genio della lampada nel fiore delle mille e una notte tra i tetti del borgo di galatone in una abitazione a corte 
 
architetture orizzontali in tufo calcareo ora in abbaino alcova tra i  blocchi di Tufo grigio giallastro comune di sternatia circondario di Soleto collecio elettorale di Lecce provincia di terra d Otranto.


 
Cogito ergo sud meridiani meridionali conterranei contemporanei nel qui ed ora della controra mandorle fichi secchi e uva passa pan di Spagna allo zenzero e succose more rosse sul far della sera un passato fatto di libertà di giovani ragazzi che a volte mentire era semplicemente non far soffrire e ottenere quel che più si desiderava.
 
a quest’ora saluto il giorno che benedico perché è passato sereno fumando canapa e godendo del silenzio della sera e il momento di quiete e intimità con me stesso
 
piccola schiava odalisca del genio della lampada nelle mille e una notte, qui piccolo paradiso frigorifero sempre pieno frutta fresca e verdura cereali e legumie il fiore più prezioso ho avuto la fortuna di odorarlo
 
Erba secca vento caldo scrivo racconto dormo suono respiro cammino a piedi nudi mi rotolo nella terra mi riposo sulla paglia catturato in un vortice eterico respiro dunque sono... nella campagna al suono del mattino.


 
bling blong dopo la ridda selvaggia a le paduli don cicciotto giunge al cosmo centrale nello zoo delle galassie del gruppo locale uno zoo variopinto in continuo movimento, i tempi passano le parole scorrono i pensieri si consumano nell'eterno fluire del nulla.
 
don cicciotto arrivato a le paludi in terra d’otranto incontra scontra muncausen e durante una disputa verbale gog e magog aiutanti magici di muncausen mettono un ramo di spine sotto la coda di cicciottello il cavallo di don cicciotto imbizzarrisce e lo fa cadere nella paulde e viene sommerso da diecimila ranoccule che cantano all’unisono: na sira passai da le paduli e ndisi le ranoccule cantare... fatta amicizia don cicciotto e muncausen decidono di continuare il viaggio assieme in cerca dell’acqua che balla e l’albero che suona, senza trovarli in compenso premiati con pasticcio di maccheroni e torta mandorlata. ai giardini di san'oronzo si fermano a spremere l'uva di primitivo per assaggiarne la succosa essenza cercando il senso di urgenza   attraversando campi su campi coltivati a pannelli solari che non fioriscono mai e sulla via delle ginestre vicino alla fabbrica del cemento a comprare i sacchi gialli e rossi di patate. arrivano a galatina dove li attende vicino al pozzo sacro santo paulu de le tarante con buoni pasticciotti alla crema al pistacchio e all’amarena...


 
don cicciotto attraversata velocemente la pietrosa puglia in una luminosa notte di luna piena ora ad ozia sul garganistan alle pendici del monte del sole in un piccolo villaggio tra amici cani gatti e topolini orti e giardini dove si fanno pani frisa e pizze con lievito madre e farine di grani antichi biologici passate di pomodoro marmellate senza zucchero cotte sulla stufa pirolitica raccolta di frutta e verdure spontanee come la salicornia, oli essenziali oleoliti e saponi, alimentazione vegana ispirata alla tradizione e pratiche di vita sane e naturali...

Ferdinando Renzetti



 

giovedì 14 marzo 2024

Riscopriamo l'animo femminile nel libro di Carla Lomi con le sue Fate

 



Alcuni mesi fa ricevetti, tramite una comune conoscenza,  un messaggio da parte di Carla Lomi, che mi informava dell'uscita del suo ultimo libro che ha come argomento principale, "Le Fate" e, parlando poi personalmente, con lei sono rimasta subito affascinata dal suo modo di fare, in particolare della sua amabilità e gentilezza. 


Mi sono ripromessa di leggere il libro in un momento di calma. Ed infatti, dopo qualche tempo ho messo mano a  questo mio proposito e ho proceduto ad acquistarlo online. Amo andare nelle librerie, ma purtroppo, come si sa, ormai i libri si acquistano prevalentemente con questo sistema, a meno che non siano libri "di cassetta", che si trovano facilmente in edicola o in libreria. Io vivo alternativamente in due paesi di circa 10.000 abitanti ed, in nessuno dei due, esiste una libreria. 

Il libro, il cui titolo completo è: "Le Fate tra illusioni e disincanto - L'anima femminile e la poesia della natura", edizioni Moretti e Vitali, appena ordinato, nel giro di qualche giorno, era già tra le mie mani. 

Trecento pagine dense, molto dense, ricchissime di citazioni e di note a piè pagina, richiamanti innumerevoli testi che avranno tenuta occupata l'autrice per  anni per un loro studio approfondito. Effettivamente, è un libro molto generoso. Sin dalle prime pagine ho provato un certo timore di non farcela, rendendomi conto della mia grande ignoranza in materia, non tanto sulle Fate in particolare, quanto sulla storia e la letteratura europea, in particolare del Nord Europa e  sulla mitologia. Infatti, come ho avuto anche modo di dire all'autrice, l'argomento trattato è molto più ampio della "storia" delle Fate (Melusina e Morgana), ma riguarda anche le Streghe e , soprattutto, le Dee, in primis, la Dea Madre, di cui si parla tanto negli ultimi decenni (vedi le ricerche ed i libri di Marjia Gimbutas) e le leggende che riguardano Iside (ed Osiride) e le dee della mitologia greca.

Questi "esseri fantastici" vengono analizzati come archetipi e, con l'aiuto di Jung, Hillmann e tanti altri vengono riportati all'"umano" e al "femminile sacro" che è in ognuno di noi, potendo così, ispirare, grazie anche alla fantasia e all'immaginazione, il riconoscimento in noi delle loro caratteristiche (la capacità di amare, di curare, la determinazione, la pazienza, la lungimiranza, la solidarietà), che magari sono sopite o dimenticate. Ritengo che, in questo caso, la facoltà dell'immaginazione, citata spesso nel testo, soprattutto nel capitolo in cui è particolarmente esaminata da questo punto di vista, l'opera del "mio" amato Giacomo Leopardi, non sia quella della fuga della realtà, ma anzi, del suo approfondimento, con tutte le sfaccettature che spesso, nella routine malsana della vita in cui siamo immersi, evitiamo di cogliere.

La Natura, Madre Natura, rientra a pieno titolo non solo come scenario in cui si svolgono gli eventi di questi esseri (ed anche i nostri), ma come un personaggio fondamentale: esseri umani, paesaggi, cieli, acque, piante, animali e minerali sono/siamo personaggi che fanno parte del Tutto, gocce dello stesso Oceano. La consapevolezza di fare parte di questo Tutto è l'unica strada, secondo me, per uscire dall'angoscia e cominciare ad amare la Vita e tutto/tutti quelli che, come noi, hanno avuto la fortuna di poter fare l'esperienza della Vita stessa.

Così, come avevo scritto a Carla, appena arrivato il suo libro, prima ancora di iniziarlo, spero che questo libro mi aiuti a riscoprire la Fata che è in me.

All'autrice posso solo dire: grazie, Carla, per questa tua generosità!

Caterina Regazzi



martedì 5 marzo 2024

"Memorie di una gallina" di Ishaq Musa al Husayni - Presentazione del libro a Trieste

 


Sabato 9 marzo 2024,  alla Libreria LOVAT di Trieste, alle ore 18,  sarà nostra ospite Patrizia Zanelli, docente di lingua e letteratura araba presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Patrizia Zanelli ci illustrerà il contesto storico letterario pre '48 e ci presenterà l'opera di Ishaq Musa al Husayni di cui ha curato la traduzione.

Memorie di una gallina (Muḏakkirāt daǧāǧah) è un'opera allegorica che è stata interpretata in modi molto diversi. La protagonista racconta la sua storia senza menzionare luoghi, date, personalità o eventi storici precisi. Alcuni fatti che descrive richiamano quelli avvenuti nella prima metà del Novecento sia in Palestina sia a livello globale. 

L’empatia della narratrice del racconto è uno dei motivi del successo riscosso nel mondo arabo da questa favola moderna, scritta a Gerusalemme, nel 1940.
 

Gruppo Ibriq (per la Cultura e la Causa Palestinese)



venerdì 1 marzo 2024

"Anima quantica" di Carmen Di Muro - Recensione

 


Il grande filosofo L. Feuerbach sosteneva che “l’uomo è ciò che mangia”, ma
è pur vero che “l’uomo è dove, quando e come mangia”.

Il cibo è una forma altamente concentrata di energia, che apporta non solo
sostanze nutritive, ma anche campi d’informazione specifici che influiscono
sul nostro stato di salute globale. Ogni cosa presente in natura è composta
da una frequenza ben precisa e strutturata. Cose, persone, cibi e ambienti
ancor prima di poter essere colti nella loro componente tangibile sono
caratterizzati da un’energia specifica che li contraddistingue in virtù
della carica dominante di cui sono portatori.

La realtà vibra all’unisono con noi e si adatta rispondendo con frequenze
ordinate. Ad ogni azione energetica sussegue sempre una reazione di pari o
maggiore intensità vibrazionale.

André Simoneton, ingegnere elettronico francese, spese gran parte dei suoi
anni a studiare l’effetto delle vibrazioni degli alimenti sull’organismo
umano. Egli notò che ogni cibo, come ogni essere vivente, oltre ad avere un
potere calorico (chimico-energetico) aveva anche un potere elettromagnetico
(vibrazionale).

Queste frequenze derivano da svariati fattori quali la forma, la tipologia,
la composizione, il luogo di crescita, ma soprattutto la conservazione e il
trattamento subito dagli alimenti, influendo specificatamente sulle qualità
del loro campo elettromagnetico e, di conseguenza, sulle informazioni e
sull’energia vitale che essi apportano.

Oggi conosciamo la macrobiotica, una pratica alimentare che si occupa di
equilibrare l’utilizzo degli alimenti in funzione dell’organismo che li
assume e dell’ambiente in cui vive, partendo dal bilanciamento delle forze
complementari che governano l’universo. Questa è di estrema importanza, ma nel cammino che conduce al pieno benessere di psiche, anima e corpo è
necessaria un’ulteriore consapevolezza integrata capace di allargare il
nostro sguardo per renderci maggiormente coscienti del grande potere insito
in noi nel modellare l’ambiente a partire dai suoi più semplici costituenti
fondamentali come ad esempio, l’acqua.

Struttura vibrazionale dell’acqua

La ricerca ha ormai largamente dimostrato che l’acqua è un cristallo liquido
con una matrice reticolare flessibile, che è in grado di assumere molte
forme strutturali con capacità infinita di immagazzinare informazioni
all’interno della sua matrice. Il crescente corpo di recenti dati
scientifici ha, inoltre, comprovato il suo ruolo fondamentale di mediatore
tra il mondo energetico e materiale e la sua funzione di accumulatore,
trasmettitore e trasduttore di schemi e informazioni elettromagnetiche con
le quali entra in contatto, come pure la sua capacità di conservarne la
memoria per lunghi periodi di tempo. Ciò è quanto evidenziato da ricerche
svolte anche dall’Università di Milano dove è stato visto che una piccola
quantità di acqua sottoposta a frequenze altamente positive e coerenti, non
solo presentava una configurazione armonica diversa, ma una volta aggiunta
alla classica acqua di rubinetto era in grado di modificarne il pH, la
conducibilità e il potenziale redox (parametro elettro-chimico della qualità
dell’acqua), consentendo agli agenti patogeni di perdere la loro
aggressività.

Dal momento che una parte importante dei liquidi che ingeriamo è contenuta
nei cibi diventa necessario porsi una domanda: è possibile che i nostri
pensieri, le nostre emozioni modifichino la struttura elettromagnetica degli
alimenti rendendoli benefici o dannosi per il nostro organismo?

A seconda del trattamento subito, l’acqua dei cibi forma strutture
specifiche di cluster (gocce), in quanto l’elettromagnetismo del luogo e di
chi ne viene a contatto, ha un effetto modellante sulla sua struttura, la
quale cambia e assume conformazioni diverse in virtù della carica energetica
presente.

Cibo ed energia

Amore, gioia e gratitudine sono vibrazioni potentissime a cui l’acqua
risponde in modo molto particolare che lasciano al suo interno tracce
permanenti in grado di risuonare con le frequenze dei sistemi biologici –
delle cellule e dell’acqua che li compongono – andando a riequilibrare
l’organismo.

Nella maggior parte dei casi assumiamo cibi di cui non conosciamo il tipo di
esperienza energetica che hanno vissuto. Dove e con quali frequenze sono
venuti a contatto (ripetitori, stazioni radio, inquinamento). Ma non solo.
Spesso capita che noi per primi diventiamo i maggiori responsabili della
loro contaminazione vibrazionale preparandoli, assumendoli o anche
riponendoli per lungo tempo in ambienti in cui c’è una presenza marcata di
campi elettromagnetici nocivi.

Quante volte cuciniamo o mangiamo risuonando con sentimenti e pensieri
disturbanti che parlano delle nostre preoccupazioni quotidiane?

In quei momenti non solo il nostro organismo vibrerà su frequenze
disarmoniche producendo agenti biochimici non funzionali alla vita, ma al
contempo questo campo modellerà la matrice molecolare del cibo che
amplificherà tali frequenze divenendo veleno per il nostro corpo. A chi di
noi non è capitato di assumere alimenti salutari e qualche volta accusare
gonfiore, dolore addominale o nausea?

Ed ecco che alimenti con proprietà benefiche per la vita verranno avvelenati
da basse vibrazioni perdendo i loro agenti vitali e di conseguenza
abbassando il nostro indice energetico. Frutta, ortaggi, legumi freschi e
cereali cotti a basse temperature sono cibi ad altissima radianza, ma anche
quelli che contengono in sé una maggiore percentuale di acqua.

Tutti oggi sappiamo che un’alimentazione sana promuove il benessere,
migliora la qualità della vita e può persino allungarla, ma pochi di noi si
concentra sul come, il dove e quando mangiamo, sui campi di vibrazione
presenti in noi e nell’ambiente capaci di informare e plasmare le proprietà
dell’acqua contenuta nei cibi che diventerà memoria di quella frequenza.. Le
conseguenze saranno disastrose sull’organismo e sulla nostra energia, e la
capacità di eliminarne le tossine seriamente compromessa. L’attenzione e la
cura degli aspetti che riguardano la nostra dimensione interiore associata
ad una retta scelta alimentare farà la differenza.

Carmen Di Muro





Psicologia Quantistica