Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 21 aprile 2021

Adesione dell'associazione "Sibiol" al Biodistretto delle Valli del Panaro



Lunedì   26 aprile 2021  nascerà ufficialmente il Biodistretto  con il quale si vuole promuovere l'agricoltura bio dall'Appennino alla pianura della Valle del Panaro organizzando eventi culturali, facendo formazione, percorsi turistici, mercati e punti vendita anche on-line ecc...
Si auspica che possa avere un peso anche nelle scelte di pianificazione territoriale ( discariche-trivelle e scellerataggini simili)

L'idea ha preso forma nel 2017 quando attivisti del Comitato Ambiente e Salute di Bazzano, in Sicilia per lavoro, hanno conosciuto i giovani fondatori del Biodistretto della Valle del Simeto e iniziato a proporre incontri in zona per parlarne e raccogliere interesse.

Ora, è vero che anch'io ho raggiunto l'età del disincanto e so che "La strada dei vini e dei sapori" , per dirne una, nato per promuovere le "eccellenze" del territorio  dopo qualche anno è finito in articoli giornalistici in cui si parlava di misteriosi "buchi" economici ed è scomparso dalla scena rosso di vergogna.

Ma conosco la dirittura morale nonché la preparazione culturale e scientifica di quegli attivisti ambientali da cui è partita la scintilla e ho deciso di tifare, aderendo come azienda, questa bella visione.

Anche tra gli altri convenuti, nonostante i dubbi e le perplessità, è sorta la decisione di aderire anche come Associazione SIBIOL al Biodistretto delle Valli del Panaro  e Lamberto Uguzzoni sarà nostro rappresentante e portavoce.

Maria Miani - labifolca@live.com


I componenti dell'associazione SIBIOL


venerdì 16 aprile 2021

"Il Busto di Giano. Per una reinterpretazione critica della modernità" - Recensione

 


FRANCESCO INGRAVALLE e RENATO PALLAVIDINI sono gli autori de "Il Busto di Giano".

E' possibile che intellettuali molto diversi (per non dire contrastanti) tra loro decidano di scrivere insieme un saggio di critica  alla  m o d e r n i t à    c a p i t a l i s t i c a, pur senza riproporre modelli "tradizionalisti" ?


La risposta appare probabile anche se forse non frequente (le stesse recenti posizioni del filosofo "neo- marxista " COSTANZO PREVE, flitrante can la rivista della "nuova destra" "Diorama" di MARCO TARCHI non escono dalla matrice dell' Illuminismo) .

INGRAVALLE, con strumenti "tradizionalisti" che vanno da JOSEPH DE MAISTRE a JULIUS EVOLA analizza le origini della modernità, a partire dalla Rivoluzione industriale inglese del XVII secolo fino all' attuale società consumistica, chiamando a testimoni anche insospettabili critici ( non certo in odore di "tradizionalismo") come il situazionista GUY DE BORD, grande analizzatore della    "S o c i e t é    d u    S p e t t a c l e (società che ha come avversari persino molti anarchici).

PALLAVIDINI, invece, anche se NON originalmente (altri lo hanno già fatto) sottrae JEAN JACQUES ROSSEAU dalla schiera dei filosofi illuministi, scoprendo(o riscoprendo) un ROSSEAU inedito, visto come una reazione alla modernità illuministica, che però è ugualmente distante dalla Stato tradizionale. Il progetto rousseaiuano del    c o n t r a t t o    s o c i a l e     si realizzerà in parte (data la situazione precaria del momento)  in Francia sotto MAXIMILIAN ROBESPIERRE e SAINT JUST ("la Democrazia Repubblicana sarà Sociale o non sarà!"  diceva ROBESPIERRE).

Parallelamente si ha il fenomeno    h e g e l i a n o   che influenzerà KARL MARX e FIEDRICH ENGELS (il cui materialismo, ritenuto negativo, sarebbe dovuto soprattutto a FAUERBACH, più ancora che agli autori de "Il Capitale ")

Arriva infine il Bolscevismo che attraverso WLADIMIR LENIN e JOSIF STALIN semina terrore nell' Occidente capitalistico.

L' analisi del marxismo si conclude con una sferrata critica, sia al PDS di OCHETTO, D' ALEMA, FASSINO e VELTRONI, che alla sinistra post- sessantottina che attraverso la "trasgressione " (droga, omosessualità, etc. ) e alla loro polemica, già negli anni '70 contro i paesi del " blocco socialista" avrebbero disgregato un Movimento che metteva  terrore in tutto l'Occidente capitalista e "democratico", ritenendo, la sinistra attuale una filiazione " bastarda" della " modernità liberal-capitalista ".

RENATO PALLAVIDINI analizza anche la posizione della Chiesa Cattolica, a partire dalla    R e r u m    N o v a r u m    di LEONE XIII, che propose una via socializzatrice e anticapitalistica (anche se NON socialista) contro il nuovo governo post- unitario laico e liberal"democratico", fino al pontefice GIOVANNI PAOLO II che con le sue encicliche ha nuovamente condannato la "modernità" liberal-capitalistica.

Alla fine il PALLAVIDINI ritiene che la Chiesa Cattolica e l'Islam fondamentalista potrebbero costituire un Blocco anti- occidentale in difesa di tutti i diseredati della terra contro l'impero del Male U.$.A. e il suo alleato Sionismo.

Naturalmente NON ci troviamo del tutto d' accordo con il libro, specie con le ultime conclusioni (pur facendo nostra la critica radicale alla modernità capitalistica, con la sua Dittatura Tecnocratica e Consumista).

Personalmente (pur rispettando TUTTE le opinioni) mi ritengo un    l a i c o    (anche se non ateo), e tutti i fanatismi e fondamentalismi, dico TUTTI, hanno sempre reso il "rimedio" peggio del male.

Dubitiamo, inoltre, che tutti gli uomini e le donne dell'attuale sinistra (con o senza virgolette) siano tutti "edonisti" e "trasgressori" .

La critica alla "trasgressione a buon mercato" è stata fatta anche da individualità laiche e addirittura anarco- libertarie. Per non parlare poi del rigore di grossi personaggi del pensiero libertario quali ENRICO MALATESTA, PIETRO GORI e CAMILLO BERNERI (già allievo di GAETANO SALVEMINI), assassinato nel 1937 in quel di Barcellona a opera di sgherri stalinisti.

La critica alla modernità capitalista o se vogliamo la "rivolta contro il mondo moderno" si può fare anche in chiave laica e libertaria senza ricorrere a  totalitarismi che con i loro vari compositi aspetti, hanno comunque fatto il loro tempo o a integralismi e /o fanatismi religiosi.

Al di là di tutto esprimo parere favorevole alla lettura.

Gianni Donaudi 



L' articolo venne pubblicato nel 2003 sul settimanale piemontese "Monviso" di Pinerolo (TO) e sul quotidiano romano "Rinascita", diretto da UGO GAUDENZI ASINELLI, già direttore, negli anni precedenti del quotidiano "L' Umanità" (organo del P.S.D.I.) 

giovedì 8 aprile 2021

I dubbi vegani ed alcune risposte



               “Non tutti possono essere vegan, vivere di soli alimenti vegetali”. Che è come dire che non tutti i cavalli possono mangiare erba, o che non tutte le automobili progettate per funzionare a benzina possono utilizzare questo carburante. L’alimentazione vegetale è quella prevista per noi umani da madre natura. L’organismo umano non è stato progettato per mangiare anche animali, altrimenti saremmo forniti degli strumenti anatomici necessari per procurarci questo alimento e metabolizzarlo senza subire i suoi effetti dannosi.


               “L’uomo è un animale onnivoro, ha sempre mangiato la carne”La specie umana erroneamente si ritiene onnivora da quando per necessità di sopravvivenza, si è dovuta adattate a mangiare di tutto, ma è come se la mucca, per poter sopravvivere in periodi di carenza, si fosse abituata a mangiare anche erba non compatibile con il suo organismo.

               L’uomo non sempre ha mangiato la carne. Per millenni questo alimento è stato accessibile principalmente alle classi abbienti: il regime alimentare del popolo è stato quasi sempre vegetariano o al limite consumava la carne saltuariamente: era più conveniente assicurasi il consumo giornaliero delle uova delle galline, piuttosto che mangiarsi le galline; usufruire del latte della pecora o della mucca, piuttosto che consumare l’animale in pochi giorni. L’introduzione, anche se modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella dieta dell’uomo primitivo, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media e allo sviluppo delle malattie umane.

                

“La dieta vegana è scompensata sotto il profilo nutrizionale”. Se questo fosse vero i vegani, quelli veri, dovrebbero  soffrire di patologie da carenza, invece godono di una salute migliore degli umani onnivori. La dieta totalmente vegetale e variata, composta da frutta e verdura, cereali integrali, legumi, radici, ortaggi, tuberi, semi oleaginosi ecc. è in grado di fornire, senza eccezione, tutti i nutrienti cui ha bisogno il nostro organismo, cioè proteine, grassi, zuccheri, minerali, vitamine, fibre, acqua.

               

“Occorre mangiare carne perché contiene le proteine nobili”. E’ come proporre di mangiare la cicuta perché ricca di potassio, tacendo sugli altri suoi contenuti dannosi. Che una sostanza contenga tutti gli aminoacidi  necessari a formare le proteine non è affatto un beneficio. Attingere a diverse fonti è assai più vantaggioso, senza incorrere ai danni della carne. Da dove traggono gli aminoacidi essenziali gli animali più forti, più prolifici, più miti della terra come il cavallo, il bisonte, il rinoceronte, mangiando solo erba? Tutte le proteine di derivazione vegetale contengono i 9 aminoacidi essenziali, e se una proteina ne contiene una quantità limitata di uno o più aminoacidi, è sufficiente consumare gli alimenti vegetali ricchi di quell’aminoacido mancante.  In realtà l’accoppiata di due o più diversi alimenti (cereali e legumi) produce proteine di qualità migliori perché più assimilabili e più digeribili.

               

“Se non mangi carne e pesce dove le prendi le proteine”? Dagli stessi alimenti da dove li traggono gli animali più forti conosciuti,  cioè dal mondo vegetale. Il rinnovo cellulare del nostro organismo ha bisogno di un quantitativo limitato di proteine: ne bastano 30-40 gr al dì, e se si considera che 100 gr di cerali o 100 di legumi forniscono circa 30 grammi di proteine è facile capire quanto sia facile non solo assicurarsi il quantitativo necessario ma superare il fabbisogno giornaliero causando problemi agli organi escretori e contribuendo all’acidificazione dei sistemi organici. E’ più opportuno preoccuparsi degli eccessi proteici che alla loro, estremamente rara, carenza. E’ stato ampiamente dimostrato da esperimenti:  meno proteine si introducono e più a lungo si vive.

               

“I bambini hanno bisogno della carne”. Se la carne fa male agli adulti non può far bene ai bambini. Non c’è nessun nutriente nella carne che non sia presente nel mondo vegetale. Nel periodo di allattamento, in cui il bambino compie il suo massimo sviluppo corporeo e cerebrale, raddoppiando il suo peso in sei mesi, viene nutrito esclusivamente con il latte materno, che ha un quantitativo proteico di 0,9%. Dopo lo svezzamento far adottare al  bambino una dieta 20 volte più ricca di proteine, come quella della carne e dei prodotti di derivazione animale, è da irresponsabili perché si espone il bambino al rischio di malattie renali, al diabete, all’ipertensione.  


 Franco Libero Manco - francoliberomanco@fastwebnet.it