Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 15 ottobre 2020

"Questo ti voglio dire..." - Una poesia per la speranza


Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere -
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.

Mariangela Gualtieri



sabato 10 ottobre 2020

Pian del Voglio, 12 ottobre 2020 - Erbe, tradizioni e tramando con Maria Sonia Baldoni


Pian del Voglio

Lunedì 12  ottobre 2020,  dalle ore 10,  in Località Pian del Voglio, Appennino tosco-emiliano (presso il Mulino dei Maghi), siete invitati  ad una giornata di riconoscimento, raccolta e catalogazione delle erbe spontanee e bacche d'autunno con la Sibilla delle erbe, Maria Sonia Baldoni, esperta della flora spontanea mediterranea, dei suoi usi e tradizioni

Il pranzo sarà condiviso: ognuno porta qualcosa di pronto preparato con amore.

Nel pomeriggio davanti al focolare faremo il tramando della cerimonia della tessitura dell' intento.

Per informazioni e iscrizioni:
Marta 3404966153  Monica 3392957224






Descrizione del programma:

Ecco, stiamo entrando pian piano nella stagione autunnale, in un tempo di cura, di ascolto profondo, periodo in cui dedicarsi a coltivare saperi e trasmutarli in sapienza.
Saluteremo questi ultimi giorni in cui albergano ancora tracce di calore  con una giornata di riconoscimento, raccolta e catalogazione delle erbe spontanee e bacche d’autunno con la preziosa  guida della Sibilla delle Erbe, Maria Sonia Baldoni, esperta della flora spontanea mediterranea, dei suoi usi e tradizioni.
Ci troveremo presso il Mulino dei Maghi (località Pian del Voglio), nell’Appennino Tosco Emiliano, per una passeggiata esplorativa per allargare lo sguardo e l’ascolto del territorio, piante spontanee, alberi, arbusti e bacche: per conoscerli e riconoscerli e accoglierli nei nostri cesti.
Ascolteremo la narrazione efficace che ci aprirà ad una osservazione sapiente eppure spontanea e naturale, cercando di stimolare nei partecipanti quel collegamento con un’attitudine al raccogliere.
Rientrati al Mulino Maria Sonia Baldoni ci guiderà alla catalogazione del raccolto, donandoci tutto il suo sapere su legende, tradizioni, proprietà, utilizzo e trasformazione di ciascuna pianta (cosa è commestibile e cosa non lo è, erbe da cucinare, altre da mangiare crude, bacche salutari e bacche da evitare e molto altro ancora).
Nel pomeriggio, davanti al camino acceso, Maria Sonia Baldoni ci guiderà nel rituale della Tessitura dell’Intento, tramandando la memoria del gesto di una costruzione simbolica della cultura dei nativi americani: intrecciando fili di lana colorata tesseremo il nostro intento, focalizzando l’attenzione sui progetti che ci stanno a cuore apprendendo l’atteggiamento da tenere per la loro realizzazione.
Il ritmo del gesto ripetitivo durante la realizzazione della piccola tessitura del Ojo de Dios e i tramandi orali di Maria Sonia, saranno sostegno e canto per questa pratica contemplativa che si tradurrà in una forma tangibile che porteremo a casa con noi.
Vi aspettiamo nella gioia, 
Maria Sonia, Marta e Monica

















P.S.  Portare un quaderno con penna, volendo un cestino.
Per la tessitura dell'intento portare gomitoli di lana già usata, vari colori (no lana nuova!).

lunedì 28 settembre 2020

Isteria collettiva.... e giunse i tempo degli "ultracovid"


"Non dobbiamo chiudere occhio tutta la notte. O ci sveglieremo trasformati in qualcosa di inumano. Molte persone perdono a poco a poco la loro umanità senza accorgersene."(da “L’invasione degli ultracorpi”)



"Quella mattina cessò l’obbligo di portar la maschera.
Avevo sperato di rivedere per strada volti umani, liberi finalmente dall’umiliazione di quel miserabile e inutile cencio messo sulla bocca. Ma quasi tutti lo portavano ancora.
Ne chiesi la ragione ad alcune persone, giovani e anziane. Mi dissero: “meglio esser prudenti”, “per senso di responsabilità”, “per sicurezza”, “l’ho scampata finora, voglio scamparla ancora” e altre simili risposte nelle quali non si troverebbe un atomo di intelligenza o di realismo.

Entrai in un grande supermercato. Ero l’unico a volto scoperto tra centinaia di esseri che vagavano nascosti da una maschera, come mandrie marchiate col simbolo del padrone. I loro occhi, affiorando dal bavaglio, mi fissavano con un misto di odio, disprezzo e paura.

Mi rassegnai alla sconfitta. Gli ultracovid erano ovunque. Avevano preso possesso delle persone, usando i loro corpi come involucri. Capii che la battaglia era persa. “Solo un dio ci può salvare”, pensai.

Oggi, quando incontro qualcuno, non so se è ancora umano o uno di loro.

Se parlo con un vecchio conoscente, non noto a tutta prima differenze sensibili.

Per capire se il suo cervello ha contratto l’infezione aliena devo alludere al Covid come a un’enorme messinscena, negare che sia una devastante pandemia o un flagello di Dio.
Se è un ultracovid si farà aggressivo. “E i morti”, protesterà, “tutti questi morti?”

Questa domanda è fondamentale, nel senso che rivela il fondamento onirico della fiaba, il sogno di immortalità che la sostiene.

Chi vive in questa fiaba non vede che la gente muore come prima, poco più, poco meno.

Un’influenza che manda qualcuno all’altro mondo fa solo il suo onesto lavoro, come un infarto, un incidente o un tumore. Una persona sana lo sa e non passa il suo tempo a far inutili riti apotropaici, fuggendo o nascondendosi.

Ma ora, in questa fiaba, sembra che le persone muoiano tutte di Covid. Solo un fantomatico virus sembra frapporsi tra noi e l’immortalità. Perciò bisogna combattere con ogni mezzo questo misterioso spettro.

In preda a una psicosi igienista, la gente si illude che basti indossare una maschera, distanziarsi e sanificare l’ambiente per non morire più. Questa soggiacente struttura allucinatoria è il segno indubitabile di possessione da ultracovid.

Inutile cercare di scuoterli, di liberarli da quel parassita cerebrale. Ti guarderanno con aria allarmata, come fossi tu l’alieno. 
È una sorta di isteria collettiva.

Non serve appellarsi alla logica, ai fatti, ai dati reali. Niente può scalfire il loro monolitico blocco di angosce e certezze. E se ti mostri scettico, se non ti conformi alla fiaba ufficiale, ti accuseranno di cinismo, negazionismo o 
complottismo.

Non dovremo attendere molto per vedere questi invasati diventare zelanti delatori.

Ogni buon cittadino dovrà collaborare alla caccia di streghe, dissidenti, sospetti untori.

Naturalmente, secondo il delirante paradigma dell’asintomatico, tutti potranno essere segnalati alle autorità come soggetti potenzialmente pericolosi, i malati perché malati e i sani perché sani.

Ma soprattutto verrà perseguito chi non mostrerà i sintomi di questa ipnotica invasione, della sottomissione totale.
Come nel film di Siegel, alla vista di tali ‘asintomatici’, i posseduti richiameranno con alti gridi i tutori dell’ordine alieno, perché gli psico-resistenti vengano trasformati anch’essi in ultracovid o, in caso di immunità, eliminati. Avvolte e stritolate dalle spire di un gigantesco serpente poliziesco, le poche coscienze ancora vive verranno soffocate.

Che fare? Come salvare noi stessi e ciò che ci è caro?
Potremmo forse mimetizzarci, sembrare come loro per passare inosservati. Fingere di consentire a discorsi assurdi e a comportamenti demenziali. Ma la nostra simulazione verrebbe smascherata.

Potremmo “passare al bosco”, darci alla macchia e alla clandestinità. Cercare rifugio in un angolo del mondo non invaso, se ancora può esistere.

Soprattutto, dobbiamo ricordarci che gli ultracovid si impadroniscono degli umani risucchiandone la mente durante il sonno. Perciò, restiamo svegli."


Livio Cadè



Fonte: https://www.ereticamente.net/2020/08/linvasione-degli-ultracovid-livio-cade.html

venerdì 25 settembre 2020

Coronavirus: denaro o potere ?


Il giornalista investigativo  Franco Fracassi nel suo libro Protocollo Contagio – a  pag. 133:  “Le moderne armi biochimiche non sono concepite  per la distruzione di massa, bensì per l’approntamento di guerre economiche. Quella del virus apparso a Wuhan sarebbe stata la guerra economica più devastante della storia, un conflitto in grado di portare più danni globali della grande depressione, seguita dal crollo di Wall Street del 1929.”

 

 Nell’intervista di Massimo Mazzucco   https://www.luogocomune.net/21-medicina-salute/5613-franco-fracassi-protocollo-contagio#comments

  a 26’ ca alla domanda: “ma chi ci guadagna ?”  Fracassi risponde: “Non è una questioni di soldi. Tutti nel mondo capitalistico cercano di guadagnare il più possibilhttps://www.luogocomune.net/21-medicina-salute/5613-franco-fracassi-protocollo-contagio#commentse ma non è questo il punto, perché questi tre fondi di investimento insieme, la Triade  BlackRock, Vanguard e State Stree   t(ndr  che controllano anche GlaxoSmithKline e Microsoft),   gestiscono 25  mila miliardi di dollari. Allora  per un’entità economico/finanziaria, che ha in mano 25 mila  miliardi di dollar,i  qualche centinaio di miliardi in più è importante ma fino ad un certo punto. Quello che cercano non è il denaro ma  il potere.  Il potere che in parte lo dà il denaro ma in parte anche le circostanze. La Covid è una di queste circostanze.”

 

Certamente tale potere è una conseguenza  della creazione di denaro dal nulla da parte di tutte le banche, comprese quelle commerciali, come ha  evidenziato ancora recentemente Nino Galloni  nel suoi interventi in piazza a Roma il 5 settembre 2020:  

www.youtube.com/watch?v=-ZtU_lV6XXg  “Stiamo assistendo ad un fenomeno che non si era mai visto precedentemente  nella storia e cioè che le classi dominanti non sanno indicare una via di uscita… Covid è stata la scusa perché le soluzioni alla crisi economico/finanziaria richiedevano di superare la moneta a debito  che ha caratterizzato millenni e millenni di storia… siamo al punto in cui l’umanità si può liberare  dal debito … Quei signori che si sono tenuti il potere di emettere la moneta sempre, quando era coperta dall’oro, quando era oro, quando non è stata più oro  ma ci hanno negato la possibilità di sviluppare tutte le nostre potenzialità …”    https://lbry.tv/@byoblu:b/aspettiamoci-un-disavanzo-record-dello:c?r=9nmFcQh9t6KckXVqB3kTwUvmNKLT3RaN

 

Ci hanno negato tutte le nostre potenzialità fino al punto da farci credere che 50 milioni di persone siano decedute per l’influenza spagnola a causa del virus riscontrato negli uccelli,  creando conseguentemente una confusione immane ora evidente a tutti.

 

Un  caro  saluto.   Paola  Botta  Beltramo




martedì 22 settembre 2020

"Di asini e di boschi" di Alfio Scandurra - Recensione


Alfio Scandurra – "Di asini e di boschi", Ediciclo 2020Di asini e di boschi” (Ediciclo editore) è l’autobiografia di Alfio e di Fiocco. Alfio vive a Pordenone, ha sempre avuto fin da piccolo attrazione per la natura, ha scelto di diventare giardiniere e poi tree climber, quel mestiere di chi scala gli alberi per potarli. Quasi per caso ha incontrato Fiocco, un bell’asino maschio che dopo alcuni problemi di salute è diventato forte e anarchico. E grazie a Fiocco, Alfio Scandurra ha scoperto il proprio lato selvatico, ha cominciato a scoprire la bellezza di vagabondare con lentezza e senza meta per i magredi friulani, le grandi praterie che rendono unica quella regione.

L’amore di Alfio per Fiocco è eccezionale, e chi ha conosciuto a fondo gli asini (come chi scrive) può capirlo. Alfio è premuroso, e determinato a difendere la libertà e lo spirito indipendente di Fiocco. Al contrario di quello che succede di solito, quando gli umani cercano di piegare gli animali al proprio uso e consumo. Alfio non utilizza mai Fiocco per lavoro, perché gli porta troppo rispetto, e anche quando è stato coinvolto in qualche attività di educazione ambientale a scuola che prevedeva l’avvicinamento all’asino, ha percepito che anche questo era sfruttamento. Ha sentito la superficialità di un approccio antropocentrico e senza empatia vera. E ha detto a Fiocco che mai più lo avrebbe sottoposto a queste umiliazioni.

Complimenti a Alfio Scandurra per la sensibilità e la profondità con cui sta vivendo questo rapporto profondo e consapevole con il suo amico asino. Questo libro insegna che c’è un lato nascosto, fatto di piccoli gesti e piccoli luoghi, e che non serve andare lontano per vivere l’avventura, perché è dentro di noi che possiamo trovare l’avventura vera. (LG)

Alfio Scandurra – “Di asini e di boschi”, Ediciclo 2020 

Fonte: Il cammino n. 229 



lunedì 21 settembre 2020

Celebrazione dell'equinozio autunnale - Treia, 26 e 27 settembre 2020

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Sabato  26 settembre 2020, alle ore 16.30 a Treia, presso Sala ex Ipsia, in Via Cavour 29 al Centro Storico,  si terrà la presentazione del libro "Compagni di viaggio. La ricerca spirituale laica inizia e finisce nel Sé" di Paolo D'Arpini.  Lettrice Caterina Regazzi e presentatrice Simonetta Borgiani.   Saranno eseguite musiche spirituali  a cura del solista anglo-indiano Upahar  Anand con Venu  e la partecipazione del gruppo bhajan Scintille di  Luce. Al termine della presentazione, verso le ore 19.30 (in altro luogo) verrà offerto un "prasad"  a cui segue una sessione di canti devozionali. Info: 0733/216293 - 333.6023090

La domenica  del 27 settembre 2020, alle ore 10.30, appuntamento nella sede cittadina dell'Auser,  in Via lanzi 20, al centro storico di Treia, e partenza per una passeggiata conoscitiva delle bellezze storiche della città (accompagnati dalla ProLoco)  e successiva escursione sotto le mura per raccolta immondizie e ricerca erbe selvatiche (in adesione a Puliamo il Mondo di Legambiente - Venire muniti di guanti di gomma e sacchetti, etc.).  
Più tardi alle ore 17.30, appuntamento presso TAM  in loc. Moje di Treja, dove all'aperto si terrà la presentazione del libro "Il Pane e le Rose" di Michele Meomartino, a cui seguono  esemplificazioni di ecologia casalinga a cura di Marinella Correggia ed esecuzioni musicali  campagnole con recitazione di poesie a cura del gruppo TAM ed altri.  (Per info logistiche: 348.7255715) 

Paolo D'Arpini


Venire muniti di mascherine e gel sanificante personale, in ottemperanza alle norme anti-covid. La manifestazione è libera e gratuita ad esaurimento dei posti disponibili. Prenotazioni auser.treia@gmail.com - Tel 0733/216293

venerdì 11 settembre 2020

"Lo spillover del profitto. Capitalismo, guerre ed epidemie"

Lo spillover del profitto. Capitalismo, guerre ed epidemie - Calusca City  Lights - Libro - Colibrì Edizioni - | IBS

Come Centro di documentazione contro la guerra abbiamo contribuito all’edizione del libro "Lo spillover del profitto" che pone una domanda cruciale: “Il 2020 sarà l’anno della seconda (e ultima) grande crisi del capitalismo, dopo quella del 1929, che annuncerà un ‘Ottobre 1917’ a livello mondiale?”. E lo fa, dopo avere tratteggiato i nessi stringenti fra “capitalismo, guerre ed epidemie”, avere proposto alcuni approfondimenti sul carattere duale (civile e militare) delle tecno-scienze contemporanee e avere ragionato intorno alla “economia di guerra”.

Come le società di classe precedenti, fondate sugli scambi e sul commercio, il capitalismo  è incapace di fermare la diffusione delle epidemie. Anzi la favorisce distruggendo l’ambiente naturale, ricercando spasmodicamente un profitto immediato, affondando inesorabilmente a colpi di “tagli di bilancio” l’intero sistema sanitario e trasformando gli alloggi in gabbie per polli dove sono ammassati miliardi di esseri umani.

La guerra è da tempi immemorabili un moltiplicatore di epidemie, in quanto ne favorisce la diffusione. Dopo avere dimostrato la sua totale incapacità di anticipare e gestire l’“emergenza coronavirus”, il sistema farà di tutto per farne pagare il conto a coloro senza di cui non può raccogliere i suoi profitti: i proletari. E le voci di tale conto saranno: aumento della disoccupazione (stimata a 25 milioni per il 2020), riduzione del salario reale, progressiva militarizzazione della società. La posta in gioco è, indubbiamente, di portata storica.

No alla guerra [mailto:noallaguerra-bounces@inventati.org]


INDICE DEL VOLUME:

Philippe Bourrinet
Capitalismo, guerre ed epidemie

Visconte Grisi
L’economia di guerra al tempo del coronavirus

“rompere le righe”
Il tallone di silicio.
Sul rapporto fra tecnologia, guerra e razzismo

Centro di documentazione contro la guerra
Coronavirus

APPENDICE

Visconte Grisi
La guerra è permanente?
Hart Island, l’isola del vasaio

A questa mail le richieste colibri2000@libero.it