Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 8 aprile 2015

L'immigrazione è un gatekeeper mondialista che ripete tutte le banalità e falsità dettate dalla cultura dominante dell'elite



Caro Giulietto, resto sgomento e affranto davanti all'ennesima
violenza compiuta da un cittadino egiziano ai danni di una ragazza
italiana: il fatto, riportato sul Fatto Quotidiano online risale a
qualche anno fa, ma solo ora è stato identificato il colpevole, che
nel frattempo è stato arrestato per rapina e ferimento di una persona.
È di qualche giorno fa la notizia della morte atroce di un ragazzo di
Fermo, assassinato da un marocchino ubriaco e di casi del genere è
piena la cronaca locale, pertanto non ritengo opportuno riportare
altri esempi.

Ti prego, non confondermi per un razzista o uno xenofobo, sono
consapevole che crimini del genere vengono compiuti giornalmente anche
da italiani, ma quel che mi chiedo è: perché dobbiamo prenderci carico
dei peggiori sbandati e criminali che bussano alle nostre porte?

Non sarebbe utile accertarsi preventivamente se coloro che entrano non
sono dei pregiudicati e avranno di che sostenersi lecitamente in
Italia? Perché la sinistra post-comunista italiana (sel, civati, ecc.)
addita come razzista e xenofobo chiunque osi porre il problema della
sicurezza e dell'immigrazione? C'è un interesse secondo te a
lasciare che il panico e il timore, legati a tali fenomeni, dominino le nostre
vite o è semplice indifferenza della casta politica verso problemi che
non la riguardano? Sicuramente il rallentamento dei tribunali e il
sovraffollamento delle carceri rende più facile il decorso della
prescrizione e l'applicazione di amnistie, cose che ai nostri politici
di certo non dispiacciono, ma non crei che tutti questi crimini
servano a mantenere anche un continuo stato di tensioni che in passato
veniva perseguito con la strategia stragista? Con stima e affetto,
cordiali saluti  - Andrea Ceccaroni


Risposta di Giulietto Chiesa
Caro Ceccaroni, un egiziano violentatore, un marocchino ubriaco e
assassino... l'elenco può diventare lungo. Se poi aggiungessimo i
violentatori italiani e gli assassini italiani, allora diventerebbe
sterminato. La questione preliminare è sul come vengono date le
notizie: l'aggiunta dell'aggettivo (egiziano, marocchino, tunisino
etc) è quella che determina il tuo "sgomento" e quello di
migliaia, forse milioni di altri lettori e spettatori. Ma è questa la realtà? Io
credo che questa sia solo una pallida immagine, per giunta distorta,
della realtà.

Ho diverse risposte da proporti. Una è di carattere pratico. Noi
possiamo anche non "prenderci carico" di quelli che arrivano.
Possiamo anche, per esempio, lasciarne annegare a migliaia. Ma pensi davvero
che li fermeremo? Io penso che quello che sta già accadendo si
moltiplicherà per dieci , e per cento, e poi per mille. E' facile
prevederlo. Siamo stati noi occidentali, la nostra economia, perfino
la nostra ricchezza, a creare il problema. Ora non sappiamo come
fermarlo, ma se tu promuovi il libero movimento dei capitali, allora
devi mettere in conto che anche gli uomini in carne ed ossa
cominceranno a muoversi. Ci mettono solo un po' più di tempo, perché
sono di carne ed ossa e non sono dei bit di computer, ma si muovono e
verranno dove c'è lavoro, dove si mangia e si beve acqua pulita, dove
si vive (per ora) come loro sognano di vivere guardando le nostre
televisioni sui loro telefonini, che noi gli abbiamo venduto per
quattro soldi.

E' solo l'inizio di un processo immenso. Niente da fare. Fermarlo
non sarà possibile. E loro non sono preparati ad affrontare la vita qui da
noi. Si portano dietro la loro storia. E nemmeno noi siamo preparati a
stare fianco a fianco alla loro storia, la loro religione, le loro
abitudini.

Non lo sono nemmeno i nostri leader, in gran parte ignoranti e
superbi, che non sanno guardare dieci metri e un anno in avanti.
Fossimo stati tutti, loro e noi, più intelligenti, e più lungimiranti,
ci saremmo preparati ad accoglierli (visto che ne abbiamo bisogno).

Il problema è grande, ne sono perfettamente consapevole. Ma non può
essere risolto che con un programma di vasto respiro, che richiede
tempo, soldi (tanti) e cultura. A cominciare dalla nostra, che è ai
minimi livelli. Pensare di risolverlo con misure repressive è una
assoluta illusione. E bisognerebbe che i giornali e i giornalisti non
contribuissero ad attizzare odi e inimicizie: ce n'è già abbastanza.
Ovvio che i primi che arrivano siano i più spregiudicati e perfino
violenti. E sono i nostri criminali che, spesso fanno loro scuola. Si
ripete quello che accadde con l'emigrazione europea in America. Ma la
maggioranza di quelli che arrivano, la stragrande maggioranza, è fatta
di disperati che vogliono solo vivere meglio, o semplicemente vivere.
E' difficile, per loro e per noi. Ma noi abbiamo un vantaggio: siamo
più ricchi e anche più prepotenti di loro. Sarebbe già un grande passo
avanti se facessimo la nostra parte per accoglierli meglio, e per
condividere con loro una microscopica parte di quello che abbiamo.
Alla lunga, con un po' di pazienza, con la giusta severità delle
leggi, con una goccia di solidarietà (parola ormai sconosciuta dalle
nostre parti) , vivremmo meglio noi, e anche loro.

Giulietto Chiesa


Fonte:  https://www.facebook.com/giuliettochiesa/posts/10153140131085269

martedì 7 aprile 2015

ONG "umanitarie", Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Tiziano Terzani e Gloria Germani



In relazione a quanto pubblicato sull'operato delle ONG (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2015/04/06/ngos-apparently-for-peace-but-really-for-war/)  scrive Gloria Germani:

Carissimo Paolo,

sono completamente d’accordo. TI  mando  perché tu la faccia girare, il discorso che fece Tiziano Terzani il 29 settembre 2002  e che fu pubblicato  come prefazione al mio libro su Teresa di Calcutta e Gandhi  nel 2003.

 Rileggendolo  lo ho trovato  totalmente illuminante!
 i 13 anni  che ci dividono  dalle sue parole sono  serviti ad oscurare tutta la storia (anche con l’aiuto del buonismo della ONG  e dei – ovviamente -  Mass Media)

 Gloria


...............

“Se alla totalità si aggiunge la totalità,
resta la totalità
Se alla totalità si toglie la totalità
Resta la totalità
Evviva la pace, evviva la pace, evviva la pace”
(Brhadaranyaka Upanishad)


Ho passato tre mesi in un ashram a studiare il sanscrito ed è in nome di questa totalità della quale mi sento parte che mi permetto - con gioia - di pronunciare queste poche parole.
Noi siamo oggi dinanzi ad una grande, drammatica scelta o di barbarie – la guerra- o di civiltà. Dobbiamo scegliere la pace. Abbiamo lanciato una campagna ieri l’altro a Roma insieme ad altri personaggi della più diversa estrazione. Mi sono trovato ad un tavolo con persone che vedevo per la prima volta in vita mia. Un missionario che ha passato la sua vita a Nairobi, un prete che si occupa di lottare contro la mafia, un ex-sindacalista e Gino Strada. E tutti assieme abbiamo lanciato questa campagna semplice per far sentire il nostro no alla guerra. Appendete alle vostre finestre un pezzo di lenzuolo con scritto sopra “no alla guerra”. Vi prego, possiamo –ognuno di noi – fare qualcosa per salvare l’umanità da questo abisso verso quale stiamo andando. Perché quello che sta per succederci è spaventoso, perché non è soltanto un’altra guerra, ma è un passo verso la barbarie. La barbarie che è iniziata con l’11 settembre, la barbarie che è continuata con la guerra in Afganistan e con una barbarie che sarà orribile se attaccassimo – perché le bombe sarebbero anche nostre - l’Irak. Perché attaccando l’Irak buttiamo dalla finestra secoli di cultura giuridica, buttiamo dalla finestra secoli della nostra civiltà che è civiltà di diritto, civiltà di rispetto dei diritti altrui.
Le religioni, tutte, anche la vostra, vi hanno detto mille volte –non uccidere. Dovete dirlo ogni giorno: “non uccidere”. Non uccidere non vuol dire soltanto non uccidere quelli che sono simili a te. Tutte le religioni dicono: non uccidere. E perciò dobbiamo farci contare. In questi giorni che vengono dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo mettere alle nostre finestre un cencio bianco. Fatevi contare. E così che il vostro vicino di casa vi dirà:”Perché lo hai messo?” “Perché sono per la pace” e se tutti assieme riusciamo a fare Firenze bianca, la Toscana bianca, l’Italia bianca, l’Europa bianca, forse fermiamo la follia della politica. Dobbiamo tornare al cuore, a quel purnam, a quella totalità di cui siamo parte.
Scusate questa parentesi. Io ho smesso di fare il giornalista alcuni anni fa. Mi sono ritirato sull’Himalaya, ho iniziato a studiare il sanscrito e mi sono messo a studiare la tradizione indiana perché ritengo che l’origine di tutto sia nell’India. Perché, secondo me, l’India ha inventato lo zero e ha inventato l’Uno. Tra queste cose c’è tutto. Me ne sarei stato lontano da tutto, sarei stato a guardarmi l’ombellico, a distruggere il mio ego, a fare quel vuoto di cui così bene parla questo bellissimo libro su Madre Teresa di Gloria Germani.
Ho letto questo libro: è bellissimo. Soprattutto perché parla delle radici osmotiche di Madre Teresa, della compenetrazione della sua tradizione cristiana con la cultura induista che lei aveva vissuto dentro di sé così concretamente . Ancora oggi nell’India pur modernizzata e in parte occidentalizzata, il divino è presente nella quotidianità della gente come in nessun altro Paese. E’ nel contadino che automaticamente tocca la terra prima di uscire di casa al mattino, e nel gesto di versare alcune gocce d’acqua sul cibo prima di mangiarlo; è nel modo stesso in cui la gente si saluta. Noi ci stringiamo la mano dopo averla aperta per mostrare che non nascondiamo armi, qui la gente unisce le mani al petto e si dice reciprocamente “namasté”: saluto la divinità che è in te.
Io direi che Madre Teresa non aveva un’idea geografica, storica, intellettuale, dell’India, perché il mondo, se lo si guarda dall’alto - e i grandi, come lei era, vedono il mondo dall’alto – non ha frontiere, non ha bandiere, gli uomini sono tutti uguali.
Lei, in India, vedeva i poveri, aiutava i poveri ed è quindi per osmosi che ha sentito la mistica, per osmosi ha sentito om purnam adah, purnam idam, perché lei era cosi.
Io sono arrivato da Madre Teresa per caso. Bello, perché il caso è l’altro lato della provvidenza. Facevo il giornalista. Ero in India già da un paio d’anni e mi occupavo come tutti i giornalisti delle guerre, del Kashmir, quanti morti, la rivoluzione. E poi, un giorno è uscito un orribile libro di un brillante e pretenzioso giornalista inglese, senza cuore , uno di quelli più dediti alla spettacolarizzazione di sé che alla ricerca di una qualche verità.Il titolo già dice tutto: Madre Teresa. La posizione della Missionaria. Era un libro velenoso che attaccava Madre Teresa dicendo che era una donna di potere, che voleva solo diventare famosa, che voleva essere santa, prendeva i soldi di tutti, anche di quelli che li avevano rubati ad altri, e per questo ebbe molto successo. Il mio giornale, Der Spiegel, mi chiamò chiedendomi di scrivere ciò che pensavo. Io, devo dire la verità, di Madre Teresa fino al 1995, non mi ero mai interessato. In India avevo viaggiato dappertutto, in Kashmir, in Punjab, anche a Calcutta dove ero stato ad occuparmi di altre storie. Ma non mi ero mai soffermato su Madre Teresa. I cristiani in India mi parevano troppo fuori posto, perché gli indiani soffrono molto a causa delle religioni missionarie, come il cristianesimo, che fanno un grande sforzo per convertire. La gente qui appartiene a una tradizione religiosa non aggressiva, come lo sono anche l’ebraismo oppure lo zoroastrismo e le conversioni al cristianesimo sono sentite come una forma di violenza, che cambia la cultura, crea conflitti e tensioni.
E tuttavia ero un giornalista e dunque lessi il libro di Christopher Hitchens e finalmente giunsi a Calcutta. Ero un bravo giornalista e sapevo come vanno fatte le cose. La prima cosa è camuffarsi. Andai a stare in un albergo da poco in Sudder Steet, la via dei mendicanti, e senza dire chi ero e che ero venuto per scrivere su Teresa, una mattina mi presentai alla Casa Madre come uno dei tanti volontari occidentali venuti per dare una mano.Mi dettero un cartellino e fu assegnato a Kalighat, la casa dei morenti. Fui accolto da una brava suora, di quelle simpatiche, e passai li alcuni giorni a fare quel che c’era da fare, a conoscere le suore, i giovani occidentali che ci lavoravano ed a sentire le storie dei poveracci che passavano in pace le loro ultime ore. Per osmosi anch’io, per rendermi conto di quello che facevano.
Poi sono andato da Madre Teresa perché dovevo fare l’intervista. Ho aspettato un po’ di tempo. La casa di Madre Teresa è nel centro più caotico di Calcutta, un caos di rumori, clacson, rumori di ogni genere. E poi ci sono i cattivi odori, l’inquinamento delle macchine dei motorini. Da qui lei gestiva una “multinazionale” perché aveva 600 case in 122 paesi del il mondo, un esercito di 4.000 suore e monaci da mandare di qua e di la e il tutto era gestito senza un computer, da un ufficietto al primo piano, soltanto con una guida del telefono e tre macchine da scrivere. Secondo la regola della povertà, nella case di Madre Teresa non ci sono radio, né televisori, non un condizionatore d’aria né un ventilatore. Già questo mi piaceva moltissimo. Mi piaceva questo centro così importante che lavorava con sistemi così vecchi e semplici.
Finalmente viene questa donna. Era già molto anziana, mi guarda e mi chiede - a me che ero già pronto con tutte le mie domande da giornalista, se aveva preso i soldi da un tale che poi era stato accusato di averli rubati alla cassa pensionistica di cui si occupava. Io, giornalista, non sono riuscito a chiederle niente perché lei mi ha guardato e lei mi ha chiesto: “Lei cosa fai per Cristo?” . “Io scrivo” ho quasi balbettato.
Ci sono state due persone che mi hanno profondamente colpito nella mia vita –una era lei, l’altro il Dalai Lama . La cosa che mi ha colpito in queste due persone è stata la loro incredibile semplicità. Questa donna mi ha colpito perché era incredibilmente semplice. Niente come noi che siamo intellettuali e siamo portati a complicare ciò che è semplice. I grandi semplificano ciò che è complicato e lei era una cosi.
Ripeteva sempre le stesse cose e se uno non le ascoltava e le lasciava scorrere, potevano sembrare anche delle banalità. <<Una famiglia che prega insieme, sta assieme>>. Ma se ci pensi, che verità!.
Allora ho scritto un pezzo che era in realtà una difesa di Madre Teresa, un pezzo di uno che guarda e che racconta di aver visto un miracolo. Noi occidentali siamo a abituati a concepire il miracolo in termini straordinari, come nel caso di un uomo che medita e lievita da terra o cose del genere. No, il miracolo che mi sembrava di aver visto era questo: tanti giovani occidentali che venivano in India per fumare un po’ di marijuahana, altri per l’esotico, e che li erano come colpiti da una mazzata e che improvvisamente si mettevano a fare quello che Madre Teresa aveva insegnato. Quello era il miracolo: aver ridato a tanti giovani occidentali, così persi nel grasso di questa ricchezza, così poveri spiritualmente, aver dato loro una forza, un fuoco che li bruciava. Questo era il miracolo.
Quanto a me, non è certo un caso che da tre anni ho scelto di passare gran parte del tempo ai piedi delle stupende montagne dell’Himalaya ad ascoltare “la musica dei pianteti” e non è certo per caso che ora, con gli orribili rumori di guerra che si levano attorno a noi, sento come tutti voi quanto bisogno avremmo di avere fra di noi un qualche santo.
Bisogna fare qualcosa e se oggi Madre Teresa fosse viva ci chiederebbe anche lei che cosa facciamo per il nostro vicino.
Perché quello che la guerra fa, lo fanno tutte le guerre: disumanizzano il nemico, lo rendono non umano. E’ quello che si sta succedendo. La propaganda che i miei colleghi – i cosiddetti giornalisti - continuano a fare alla televisione, nei giornali è sempre questa ed intesa a presentare il nemico, qualunque esso sia, e ce n’è sempre uno in qualche luogo del pianeta, come un orribile personaggio. Non dovete pensare che io stia difendendo Saddam Hussein, è un orribile personaggio, ma tutti i bambini che le nostre bombe ucciderebbero dopo domani per far fuori Saddam Hussein, quelli sono umani come i nostri bambini. Soltanto quando incominceremo a capire che tutto il mondo è fatto di quel purnam adah,purnam idam potrà nascere dentro di noi la pace.
Anche Gandhi pensava che i problemi dell’umanità potevano essere risolti soltanto da una rivoluzione spirituale. Egli ha dimostrato sia a livello individuale che politico che la strada della pace è percorribile e la sua grande dottrina della non violenza, con cui condusse l’India all’Indipendenza, significa proprio questo: riconoscere che l’essere profondo di ognuno di noi, anche dei nostri nemici, coincide con quell’unica totalità, quello purnam che continuamente invoca la grande saggezza dell’India. A questo proposito, vorrei aggiungere, il libro della Germani ci offre una delle migliori introduzioni a Gandhi e alla cultura indiana che mi sia capitato di leggere.
Ricordate, tutti siamo un tutt’uno. E’ questa l’unica globalizzazione nella quale dobbiamo crescere. Siamo tutti assieme su questa piccola terra, tutti uguali, gialli, neri,bianchi, mussulmani,cristiani. Tutti uguali, tutti con lo stesso cuore, tutti con lo stesso amore verso i propri figli, tutti con la stessa paura della morte. Dobbiamo smettere di pensare che ci siano dei nemici, diversi da noi. Sono tutti uomini, bambini, donne che soffrono come noi. Se non eliminiamo la violenza della nostra vita, saremo sempre più animali. E questo è ancor più vero oggi che abbiamo nelle nostre mani la capacità di distruggere l’uomo, non più soltanto di fare, come abbiamo sempre fatto, massacri. Ora con la potenza atomica siamo in grado di disequilibrare le quattro grandi forze che tengono il mondo assieme e ci danno la vita: l’acqua, il fuoco, la terra e l’aria.Dobbiamo stare attenti. Un passo in quella direzione è un passo di barbarie. Dobbiamo resistere.

Tiziano Terzani - 29 settembre 2002 

PREFAZIONE 
al volume di Gloria Germani,
Teresa di Calcutta: una mistica tra Oriente ed Occidente, Milano, Paoline 2003.

lunedì 6 aprile 2015

RELIGIONI: NATURA, MADRETERRA, CULTURA E PENSIERO LAICO...



DAL VANGELO ESSENO DELLA PACE....
Pregate ogni giorno il Vostro Padre Celeste e la Vostra Madre terra perché la Vostra Anima diventi Perfetta come perfetto è lo Spirito del Vostro Padre celeste e che il Vostro Corpo divenga Perfetto come Perfetto è il Corpo di Vostra Madre Terra. Perché se voi comprendete, sentite e mettete in atto i Comandamenti, allora tutto ciò per cui pregate il Vostro Padre celeste e la Vostra Madre Terra vi sarà dato. Perché la conoscenza, l'Amore e la Potenza di Dio SONO AL DI SOPRA DI OGNI COSA.

E PREGATE COSì LA VOSTRA MADRE TERRA...Madre Nostra che sei sulla Terra, santificato sia il tuo Nome. Venga il Tuo regno. La Tua Volontà sia fatta in Terra come in Cielo. Dacci OGGI il nostro pane quotidiano. E come tu mandi i tuoi Angeli ogni giorno mandali anche a Noi. Perdona i Nostri peccati come Noi espiamo i Nostri peccati contro di TE. E non permettere che noi diventiamo preda della malattia ma ma liberaci dal Male, perché TUA è la Terra, il Corpo e la Salute.

Poi Gesù parlò loro... Finora voi eravate in guerra con Vostro Padre, con Vostra Madre, con i Vostri Fratelli. E Voi avete servito Satana. Da ora in poi vivete in PACE col vostro Padre Celeste, con la Vostra Madre Terra e con i Vostri fratelli, i Figli degli Uomini. E combattete soltanto contro Satana se NON volete che vi rubi la vostra PACE. Io do la Pace della Vostra Madre Terra al Vostro CORPO e la Pace del Vostro Padre Celeste alla vostra ANIMA. E che esse REGNINO TRA I FIGLI DEGLI UOMINI.


FRANCOIS RABELAIS: DELLE QUATTRO STAGIONI DELL'ANNO..a cominciare dalla Primavera.
In tutto quest'anno non vi sarà che una Luna, e in più non sarà neppure nuova.Ve ne affliggete molto Voi che non credete in Dio e che perseguitate la sua santa e divina parola insieme a quelli che la seguono.

MA ANDATEVI AD IMPICCARE SE NON VI SARA' UN'ALTRA LUNA CHE QUELLA CREATA DA DIO ALL'INIZIO DEL MONDO E CHE PER EFFETTO DELLA SUDDETTA SACRA PAROLA E' STATA POSTA NEL FIRMAMENTO PER ILLUMINARE E GUIDARE GLI UOMINI DI NOTTE!!!

Per Giove! Non è che per questo voglio asserire che essa non mostri diminuzione o accrescimento nella sua lucentezza alla Terra ed ai suoi abitanti quando si avvicinerà o allontanerà dal Sole. 

Perché. infatti? PER LO STESSO MOTIVO PERCHé..ECCETERA...ECCETERA. E SMETTETE DI PREGARE CHE DIO LA PROTEGGA DAI LUPI CHE, V'ASSICURO, QUEST'ANNO NON LA TOCCHERANNO NEPPURE.A proposito: in questa stagione vedrete più della metà dei fiori delle altre tre stagioni messe insieme. E non sarà ritenuto folle chi in questo periodo si fa la scorta di danari piuttosto che di aringhe. I Grifoni e Marroni delle montagne della Savoia, del Delfinato e delle Regioni Iperboree, che sono tra le Nevi sempiterne, saranno deprivati di questa stagione e NON la vedranno proprio; stando a quanto dice Avicenna, che afferma essere Primavera quando la NEVE scende dai Monti. CREDETE A CHI DICE COSì. Ai miei tempi si considerava "VER" quando il Sole entrava nel PRIMO GRADO DI ARIETE.Se oggi si calcola diversamente, io NON ho COLPA e me ne sto ZITTO. 

MAXIMILIEN ROBESPIERRE: DIO DELLA NATURA E DIO DEI PRETI.
Quanto è diverso il Dio della Natura dal Dio dei preti! Egli NON conosce nulla di così somigliante all'ATEISMO  quanto le Religioni che essi hanno costruito. A forza di SFIGURARE L'IMMAGINE DELL'ESSERE SUPREMO essi lo hanno annientato per quanto potevano; ne hanno fatto, ora, un GLOBO DI FUOCO, ora un BUE, ora un ALBERO, ora un UOMO, ora un RE. I PRETI HANNO CREATO DIO A LORO IMMAGINE: L'HANNO FATTO DIVENTARE CAPRICCIOSO, AVIDO, CRUDELE, IMPLACABILE. LO HANNO TRATTATO COME GIà I MAGGIORDOMI DI PALAZZO TRATTARONO I DISCENDENTI DI CLODOVEO per regnare sotto il suo nome e METTERSI AL SUO POSTO! Essi lo hanno relegato nel CIELO come in un PALAZZO e non l'hanno chiamato sulla Terra se non per chiedere A LORO PROFITTO, IN SUO NOME, DECIME, RICCHEZZE, ONORI, PIACERE, POTENZA! ( 18 FLOREALE, ANNO ii, 7 MAGGIO 1794.....nota: POCHI MESI DOPO AVER PRONUNCIATO QUESTE VERITA' ROBESPIERRE SALIRA' LE SCALE DELLA GHIGLIOTTINA....) 

Giorgio Vitali


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Commento di Elia Menta:

1. L'uomo, per sua natura, anela a sapere; ma che importa il sapere se non si ha il timor di Dio? Certamente un umile contadino che serva il Signore è più apprezzabile di un sapiente che, montato in superbia e dimentico di ciò che egli è veramente, vada studiando i movimenti del cielo. Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l'approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l'amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben poco, o non giova affatto, all'anima. Ed è tutt'altro che sapiente colui che attende a cose diverse da quelle che servono alla sua salvezza. I molti discorsi non appagano l'anima; invece una vita buona rinfresca la mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio. Quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato, proprio partendo da essa; a meno che ancor più grande non sia stata la santità della tua vita.
2. Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai. Non voler apparire profondo (Rm 11,20;12,16); manifesta piuttosto la tua ignoranza. Perché vuoi porti avanti ad altri, mentre se ne trovano molti più dotti di te, e più esperti nei testi sacri? Se vuoi imparare e conoscere qualcosa, in modo spiritualmente utile, cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla. E' questo l'insegnamento più profondo e più utile, conoscersi veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e avere sempre buona e alta considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e perfezione. Anche se tu vedessi un altro cadere manifestamente in peccato, o commettere alcunché di grave, pur tuttavia non dovresti crederti migliore di lui; infatti non sai per quanto tempo tu possa persistere nel bene. Tutti siamo fragili; ma tu non devi ritenere nessuno più fragile di te.

domenica 5 aprile 2015

La Primavera dell'Anima



Il 4 aprile 2015 è luna piena: è la Pasqua sia ebraica (Pesach) che cristiana, e c'è eclissi totale di luna (visibile solo da Asia orientale, Oceania, America occidentale)...

Mai come in questo periodo la luna, simbolo del femminile, ed il sole, simbolo del maschile, giocano ad allinearsi, ad incontrarsi, si danno appuntamento e danzano insieme alla terra, nel cielo di primavera!

E le energie della natura rinascono e si rinnovano, fiori di mille colori si aprono di nuovo, ovunque: nonostante le guerre, i soprusi e le violenze dei cosiddetti umani, loro si ostinano a spargere vita e bellezza!

Forse anche la coscienza umana vuole risvegliarsi e partecipare al movimento di espansione universale! È un buon momento. Molte coscienze sono scosse, turbate, sentono il salto possibile, vicino. Altre sono in pace, scorrono nella fiducia. Questo momento è un passaggio, un portale, una possibile Primavera dell'Anima!

È facile salvare migliaia di animali dalla mattanza, scegliendo di non usarli come cibo e di riconoscerli come creature viventi!

È possibile "onorare il padre e la madre" nei due esseri benedetti che ci hanno donato la vita, e per estensione riconoscere i valori e le qualità maschili e femminili in tutti gli uomini e in tutte le donne, in ogni momento e in ogni occasione...

È meraviglioso infiammarci e risplendere nel donare e ricevere gioia e piacere, nell'irradiare ed accogliere amicizia ed amore, nel creare ed assorbire bellezza e poesia: non in modalità prudente, indirizzata e parziale, ma finalmente in modalità esagerata, incondizionata, globale!

Paolo Ajad (Milano)

venerdì 3 aprile 2015

Castelfranco Emilia - Per una agricoltura in sintonia con la natura


Giovedì 2 aprile 2015 sono stata ad un incontro molto piacevole ed interessante  dal titolo:"Il cibo senza valigia" organizzato dal Gas c'è di Castelfranco Emilia e San Cesario sul Panaro, in cui l'Azienda agricola Il Biricoccolo  di Anzola e Crespellano (fornitrice del Gas) si è presentata ma non solo.


L'incontro era alla Scuola agraria di Castelfranco Emilia, l'istituto Spallanzani ed erano presenti una referente del gas che ha presentato la serata e tre ragazzi che fanno parte e lavorano, chi nell'amministrazione, chi nei campi (si vedeva bene dalla differenza di colorito).

Intanto mi ero chiesta già da tempo cosa fosse il biricoccolo e pensavo che fosse un modo dialettale per chiamare l'albicocca e invece ho scoperto che è un incrocio antico fra una susina e un'albicocca, tipico del bolognese.

Elena Legnani ha presentato una esauriente relazione, molto articolata e ricca di tabelle e riferimenti ad enti e altre associazioni (ISDE, ISPRA,ecc.) citando dati sull'inquinamento delle nostre terre; al solito la Pianura Padana è stata citata come una delle 5 zone della Terra più inquinate. Allarmanti a dir poco sono i dati sull'aumento dei tumori specialmente quelli infantili, principalmente leucemie, anche in età neonatale (inferiore ad un anno di vita!).

Sono 11000 le sostanze chimiche "inventate" dall'uomo che sono impiegate in agricoltura.

Qualcuno ha scritto una lettera a tutti i sindaci dell'Emilia Romagna, chiedendo di esaminare e prendere a cuore la situazione dell'inquinamento ambientale di origine agricola, a seguito dell'allarme lanciato dall'ISPRA sull'aumento della quantità di pesticidi nelle acque superficiali. Se ne parla in questo link: http://regionali.wwf.it/client/news_regionali.aspx?root=33171&parent=8796&content=1.

Nel novembre 2014 infatti è uscito il Rapporto nazionale "Pesticidi nelle acque" con i dati del 2011/2012, in cui si sarebbero utilizzate 134.000 tonn. di prodotti fitosanitari, di cui la maggior parte sono erbicidi. L'erbicida che si trova in maggior quantità nelle acque superficiali è l'atrazina, nonostante sia vietata dal 1992, un altro è il glifosate, che da danni genetici e stress ossidativo (favorisce il cancro).
Sempre parlando di inquinamento legato all'alimentazione calcolando il totale di "km in BMW" equivalenti a un'alimentazione onnivora, una vegetariana, una vegana, in un anno, i risultati sono: alimentazione 100% vegetale (vegana) 629 km; alimentazione vegetariana 2427 km; alimentazione onnivora 4758 km. Come già noto da altri studi, dunque, il tipo di alimentazione più ecologista è quella 100% vegetale. L'alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alto, quella onnivora 8 volte più alto. Quindi è evidente come sia importante ridurre il consumo di prodotti di origine animale che comportano  anche l'utilizzo intensivo di circa metà delle terre coltivate per la produzione di alimenti per gli animali. 

E' stato citato un film di Jean Paul Jaud, "Nos enfants nous accuseront" (I nostri figli ci accuseranno) e possiamo immaginare di cosa.....

E' del 19/11/14 un comunicato dell'Associazione Campi Aperti in cui si propone di cambiare il paradigma cominciando a considerare l'agricoltura biologica come norma e non più come l'eccezione (che deve essere dimostrata e certificata, semmai dovrebbe essere l'agricoltura convenzionale ad essere certificata). Vedi http://www.campiaperti.org/rovesciare-il-paradigma-lagricoltura-biologica-come-norma/.

Hanno poi raccontato le loro attività soffermandosi sul progetto di CSA, cioè Community Supported Agricolture: gli acquirenti dei prodotti anticipano in tutto o in parte la cifra che suppongono di spendere durante l'anno, in modo da dare maggior respiro e un utile garantito all'azienda con cui si ha un rapporto di fiducia e di collaborazione, dall'inizio dell'anno,anche quando le produzioni ortofrutticole non sono ancora a pieno regime. Dalle nostre parti oltre a loro si avvalgono di questo sistema anche altre realtà, come la cooperativa Arvaia di Borgo Panigale. 
Il lavoro è comunque tanto (la terra è bassa, si sa), le spese sono molte ed i ricavi limitati, ma non è un lavoro, con questi sistemi che si può fare per arricchirsi, ma per poter godere  e far godere di un cibo sano, equo e "senza valigia". 

Bravi ragazzi! 

Caterina Regazzi - Rete Bioregionale Italiana

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Servizio fotografico del Biricoccolo
















giovedì 2 aprile 2015

"Ricordo.. la Pasqua" di Franca Oberti



Il vero significato della Pasqua, quello che ci è stato tramandato dai testi sacri e insegnato a scuola fin da piccoli, è il mistero della Risurrezione di Gesù. Un mistero praticamente svelato, riflettendo sul momento dell'anno in cui cade questa festività.

Non a caso si tratta della primavera, stagione della rinascita e del rinnovamento, momento di purificazione e rigenerazione della natura, dei nostri corpi e dell'ascesa divina. Riti religiosi creati su altri riti definiti pagani, ma sempre provenienti da credenze religiose.
Gesù, grande purificatore, viene a sua volta purificato e rigenerato e si riunisce al Padre, lasciandoci un insegnamento che trascende i limiti della vita e della materia.

In Quaresima, noi bambini degli anni ’60, dovevamo fare i “fioretti”; si compilavano dei cartoncini con le buone azioni quotidiane. Si digiunava, ma non era mai il digiuno serio che imponeva la nostra religione, piuttosto erano piccole rinunce e il venerdì, al solito, niente carne.

Era importante “confessarsi almeno una volta a Pasqua”.

Frequentavo un istituto di suore e ricordo bene tutti i grandi preparativi dedicati alla confessione, alla via crucis, ai rosari del venerdì.

Oggi le distrazioni sono tante, il ritmo di vita che si conduce, spesso condiziona le scelte. La globalizzazione ci costringe ad avere contatti sempre più frequenti con nuove culture religiose, un tempo lontanissime da noi e dalla nostra realtà, offrendo spesso spunti per trasgredire a regole millenarie.

Quel tanto decantato digiuno non lo rispettiamo più, anche se, ad esserne ancora capaci, si potrebbe rievocare per alleggerire il corpo dalle tossine, unendo l’utile al sacro.
Eppure, anche in Quaresima, si fanno programmi per la preparazione del pranzo pasquale; si cerca la ricetta nuova, oppure quella della tradizione. E’ ancora un simbolo la carne d’agnello, anche se i tanti ambientalisti e vegetariani ora ci invitano a non ucciderne più. Ancora non siamo pronti per entrare in sintonia con la natura e nei frigo dei supermercati la carne d’agnello e di capretto è la più richiesta. E da ultimo l’uovo di cioccolato, il simbolo per eccellenza, molto caro ai bambini.

Nei riti odierni, dove si mescola il sacro col profano, il religioso col consumistico, i nostri bambini non riescono più a distinguere la sacralità della morte e resurrezione; questo insegnamento era ricevuto in famiglia e nella stessa società in cui si viveva, ma adesso non c’è più tempo da dedicare a questi momenti di riflessione. I bambini percepiscono poco di quello che significa realmente la Pasqua, e vedono solo la festa, si guardano intorno e notano le tante carte luminose e colorate, ripiene di uova al cioccolato, grande golosità per la maggior parte di loro. Aspettano con frenesia crescente il momento di sferrare il pugno che aprirà quel dolce scrigno per rivelare la sorpresa. Gli adulti propendono più per la tradizionale colomba e inizia così il saccheggio ai supermercati, l’accumulo di qualità diverse: con la crema, col cioccolato, ricoperte, con mandorle e canditi; l'impasto è molto simile al panettone, ma modellato per rappresentare il famoso emblema della pace. Nella Pasqua della mia infanzia, i bambini potevano permettersi al massimo un solo uovo; qualcuno rischiava di non avere neppure quello, ma c’era un movimento attivo, nelle parrocchie, e venivano regalate le uova di cioccolato ai bambini di famiglie indigenti, affinché ognuno potesse godere di un suo momento felice.

Eppure, mentre tutti i miei amici rompevano l'uovo, sotto gli occhi divertiti delle loro famiglie, a me toccava farne a meno.

Noi le vendevamo, le uova, e mio padre sosteneva che si doveva dare la disponibilità prima al cliente; si doveva aspettare che finisse il periodo pasquale e così dovevo rinunciare alla tradizione che più piaceva ai bambini. A volte si esauriva la scorta e per quell’anno dovevo rinunciare a romperne; talvolta, due giorni dopo, ne dovevo rompere una dozzina, che erano quelle avanzate dalla vendita. Per me l’incanto della Pasqua era già passato e il fascino del momento si era dissolto, ma mio padre mi convinceva che due giorni non facevano la differenza e mi stimolava a romperle; quei rottami, poi, venivano riciclati per altre preparazioni dolciarie, a me era consentito mangiarne alcuni pezzi. Venivo consolata da mia mamma che mi ricordava le sorprese che avrei trovato, ma la gioia di rompere l'uovo di cioccolato, nello stesso giorno della Pasqua, quella non l’ho mai provata.

Ricordo un anno, quando i miei bambini erano piccoli, fummo invitati da una zia che aveva vinto un uovo gigantesco alla lotteria. Era più grande di loro e si dovettero aiutare per romperlo. Conservo ancora le fotografie di quel momento, mi diverte rivedere gli occhi spalancati dei bambini quando si trovarono di fronte a quel monumento alla golosità, molto più alto di loro.

Ci fu un momento in cui, i miei figli mi fecero il dono inatteso che avrei voluto ricevere molti anni prima: un grande uovo di cioccolato in occasione di una Pasqua della loro adolescenza.

Forse stanchi di sentire i miei lamenti, quell’anno arrivò il dono inatteso.
Complice il padre, mi osservarono divertiti e videro la mia gioia di bambina aumentare, mentre lentamente scoprivo le rotondità di cioccolato. Che gioia nello sferrare un bel pugno all’uovo e cercare spasmodicamente la sorpresa al suo interno! Una Pasqua che mi è rimasta nel cuore.


E con questo quadretto famigliare auguro Buona Pasqua a tutti.

Franca Oberti

Le cinque leggi biologiche secondo Ryke Geerd Hamer



Prima legge: Il trauma è il detonatore
Ogni malattia è causata da un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere.
Allo scopo di continuare la specie, l'uomo ha sviluppato col passare del tempo dei programmi biologici di sopravvivenza che sono diventati automatici e si sono inscritti nel suo cervello, nelle sue cellule.
Esiste una triade indissociabile: mente-cervello-corpo, tre unità che funzionano sempre insieme.
a) Il cervello non è in grado di distinguere tra reale e simbolico, tra realtà e immaginazione.
b) Siamo programmati per sopravvivere, quindi la malattia è la soluzione perfetta del cervello in termini biologici di sopravvivenza.
c) Tutte le volte che un individuo viene colpito da un trauma emotivo che abbia le seguenti caratteristiche:
- vissuto in maniera drammatica
- ci colga impreparati
- l'emoziona abbia il sopravvento sulla ragione
- sia vissuto in solitudine, rimuginando continuamente il problema
- non si trovi una soluzione soddisfacente
Allora e solo allora il cervello entra in azione mettendo in moto uno speciale programma biologico per la sopravvivenza dell'individuo.
L'intensità del trauma emotivo determinerà la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione determinerà la localizzazione nel corpo.
Quindi la malattia è un simultaneo squilibrio a livello psichico, cerebrale e fisico dovuto ad un trauma emotivo.
Senza conflitto non vi è malattia, rendersene conto è il primo passo verso la guarigione!
Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario
Viviamo in un mondo polare, non esiste il giorno se non c'è la notte, la salute non ha senso senza la malattia, ecc. La medicina ufficiale ha individuato circa un migliaio di malattie, suddividendole in malattie "fredde" e malattie "calde". Quelle "fredde" sono: stato continuo di stress, insonnia, cancro, angina pectoris, neurodermatiti, psicopatologie, ecc. quelle "calde" sono: infezioni, reumatismi, allergie, esantemi, ecc. In verità non esiste una malattia "fredda" o una malattia "calda", ma piuttosto esistono fasi alterne "fredde" e "calde". Tutte le malattie presentano appunto due fasi: fase "fredda" detta simpaticotonia, e fase "calda" detta vagotonia. E' sempre la fase "fredda" che arriva per prima, seguita dalla fase "calda" di riparazione una volta superato il trauma. Il superamento del trauma è la chiave di volta per passare in fase di riparazione.
FASE FREDDA:
Al verificarsi di un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere, i tre livelli dell'essere (mente-cervello-corpo) entrano in una fase di reazione per poter sopravvivere:
- a livello psichico: il paziente continua a rimuginare il suo problema, è stressato, non ha più fame, dimagrisce, fa fatica ad addormentarsi. In questo continuo stato di allarme tutte le energie sono mobilitate al solo fine di superare il trauma.
- a livello cerebrale: si producono dei cerchi concentrici (focolai) in una certa area del cervello che presiede al funzionamento di un organo ben preciso. Alla TAC cerebrale senza liquido di contrasto i focolai di Hamer sono chiaramente visibili.
- a livello fisico: il cervello può dare solo quattro ordini: creare una massa (tumore, ciste, ecc) scavare un buco (lisi), bloccare, sbloccare un organo.
FASE CALDA:
Questa fase ha inizio solamente al momento della soluzione del conflitto.
- a livello psichico: iniziamo a tirare il fiato. Lo stress si dilegua, il conflitto è stato risolto. Torna l'appetito, le estremità del corpo riprendono ad essere calde.
- a livello cerebrale: nell'area del cervello dove si è verificato il "cortocircuito" comincia a formarsi l'edema di riparazione. Una volta terminata la riparazione una crisi epilettoide (tremori, sudori freddi, stress, evacuazioni urinarie) verificherà se l'evento conflittuale è stato completamente superato; in caso affermativo l'edema sarà evacuato tramite la diuresi, in caso negativo si manifesterà con fasi alterne di ricadute e risoluzioni che avranno come conseguenza il formarsi di una cisti cerebrale al posto dell'edema.
- livello fisico: già prima della crisi epilettoide la malattia smette di progredire ed il cervello si ripara. Nella fase di vagotonia (fase calda) il paziente entra in uno stato di infiammazione; tutte le energie sono ora tese alla risoluzione cerebrale e fisica: può avere stati febbrili, dolori diffusi o localizzati e molta stanchezza. Tutti gli stati infiammatori sono delle riparazioni, ivi comprese le malattie infettive. E' da tener presente che la fase di riparazione può essere anche più pericolosa della fase di malattia.
Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti
Il termine ontogenetico si riferisce alla vita embrionale dell'individuo e si parla di "malattie equivalenti" perché non solo i tumori, ma tutte la malattie, si comportano secondo l'enunciato delle cinque leggi.
La ragione di tutti i comportamenti biologici risale alla notte dei tempi e comincia con l'apparizione della prima cellula sul nostro pianeta.
Abbiamo già detto che l'uomo non sarebbe potuto sopravvivere fino ad oggi se non avesse integrato nel suo cervello programmi biologici di sopravvivenza volti al superamento di ogni genere di ostacoli che nel corso dei millenni si sono presentati sul cammino della sua evoluzione. Una volta superato l'ostacolo, la soluzione viene trasmessa alle generazioni future: nei primi due mesi di vita intrauterina il feto incarna tutta questa memoria dall'inizio della vita ad oggi.
- prima tappa dell' evoluzione:
La cellula per continuare deve respirare, mangiare, eliminare e riprodursi. Col passare dei secoli la nostra cellula si associa ad altre cellule e diventa un organismo pluricellulare adattandosi così alle situazioni contingenti. Se, per esempio, esso vive in un luogo dove l'ossigeno scarseggia, entra in una fase di stress e trova la soluzione al problema moltiplicando le cellule specializzate nella respirazione. Creerà una specie di tumore, una proliferazione cellulare. Dunque a questo stadio della vita, la sopravvivenza è assicurata da un aumento delle cellule là dove è necessario e l'ordine di proliferazione viene impartito da una struttura cerebrale arcaica che diverrà il tronco cerebrale.
Ciò che avviene nel ventre materno in qualche modo ripercorre tutti gli stadi dell'evoluzione, tant'è vero che, nel corso del suo sviluppo, l'embrione sembrerà di volta in volta un'ameba, un girino, ecc.
Cos'à ereditato l'uomo moderno dalla prima tappa dell'evoluzione della vita sulla Terra? Quali sono gli eventi conflittuali? Sono conflitti che riguardano il...boccone! Un boccone di cibo, d'aria, un boccone da espellere, un boccone in senso figurato (nutrirsi, respirare, eliminare). L'uomo quando si sente crollare tutto addosso, il cervello trattiene i liquidi. Per quanto riguarda la funzione riproduttiva, i conflitti interesseranno l'endometrio e parte della prostata.
- seconda tappa dell'evoluzione:
Qui assistiamo al passaggio degli organismi viventi dall'ambiente acquatico a quello terrestre. Ora deve proteggersi dal nuovo mondo che lo circonda: là dove sarà aggredito dai raggi solari, il cervello produrrà un ispessimento delle membrane per evitare di morire bruciato. Nel ventre materno, l'embrione continua a perfezionarsi irrubostendo tutte le membrane: derma, pleura, peritoneo, pericardio.
Quali tracce psichiche rimarranno registrate nella memoria dell'uomo moderno? In generale tutti i conflitti relativi alla paura di venire aggrediti, di subire un'aggressione contro l'integrità fisica all'altezza del torace (mesotelioma pleurico), della cavità addominale (mesotelioma peritoneale), del cuore (mesotelioma del pericardio). Fanno ancora parte tutti i conflitti relativi al sentirsi in qualche modo colpiti nella propria integrità morale, insozzati: attacchi vissuti sulla pelle che daranno luogo a melanomi. La pelle è la parte del nostro corpo che per prima entra in contatto con gli altri individui
- terza tappa dell'evoluzione:
Per il nostro piccolo organismo è ora di muoversi, esplorare l'ambiente circostante. Dovrà quindi sviluppare uno scheletro, dei muscoli e dei tendini. Ma se il mondo verso il quale tende (la terra) non è migliore di quello dal quale proviene (l'acqua), deciderà di tornare indietro e dovrà quindi perdere gli organi che aveva espressamente sviluppato: dovrà fare una lisi (riduzione cellulare, necrosi), perdere sostanza.
Nel ventre materno comincia è il momento in cui compare il sistema osseo e muscolare. Questa fase corrisponde allo sviluppo del proprio valore. Qui i conflitti sono di svalutazione di sé (osteoporosi).
-quarta tappa dell'evoluzione:
E' un ulteriore precisarsi di tutte le tappe precedenti, il passaggio da: "mi sposto sulla superficie e mi misuro con il nuovo ambiente" a "entro in comunicazione con altri individui". Si affinano gli organi sensoriali:
Sul piano psichico assistiamo ad una proiezione di sé in un contesto sempre più vasto e complesso. Se ho paura di morire la soluzione biologica del cervello sarà quella di aumentare gli alveoli polmonari per prendere più aria e sopravvivere, insomma una proliferazione cellulare, un cancro ai polmoni. Se invece mi "tolgono il fiato", mi "manca il respiro", ossia un conflitto dipendente dal mio rapporto con gli altri, la soluzione sarà quella di ulcerare i bronchi affinché passi più aria. Mentre se il conflitto è legato a dover andare allo stesso tempo in due direzioni diverse e non sappiamo cosa decidere, la soluzione biologica è la paralisi delle gambe (blocco funzionale).
In sintesi:
Al verificarsi di un conflitto inatteso, senza soluzione apparente, vissuto in solitudine, la patologia si esprime contemporaneamente a livello mentale, cerebrale e organico.
- a livello mentale c'è uno stato di stress permanente
- a livello cerebrale si verifica un corto circuito in una specifica area del cervello
- a livello organico avviene la proliferazione cellulare (tumore) oppure la lisi (perdita di sostanza) o ancora un blocco funzionale (paralisi).
L'eliminazione del conflitto è la chiave di svolta che permette di passare alla fase di riparazione.
Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello:
I microbi sono nostri alleati, sono loro che si occupano di riparare i danni durante la seconda fase. E' il cervello che invia l'ordine ai nostri amici virus, funghi o batteri.
Tutti i microbi arrivano, proliferano e scompaiono per favorire la riparazione secondo una logica ben precisa in sincronia con il nostro cervello e il nostro corpo. Essi fanno parte del programma biologico della Natura.
l'uomo convive con i microbi: il nostro corpo contiene dieci volte più batteri che cellule umane: centomila miliardi
Quinta legge: della quintessenza:
Tutti i comportamenti dell'uomo (e malattie) sono determinati da programmi speciali di sopravvivenza inscritti nel cervello fin dalla notte dei tempi. La malattia è una soluzione biologica del cervello, l'ultima possibilità di sopravvivenza.
Ogni organismo vivente possiede un cervello più o meno sviluppato, in grado di captare inconsciamente le informazioni provenienti dal mondo che lo circonda. Le cellule i batteri che abitano in noi, i vari organi, tutto funziona all'unisono, con lo steso ritmo del cervello principale.
La malattia ha sempre un senso. Essa è utile, necessaria, vitale per l'individuo e per l'evoluzione della specie.