Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
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venerdì 27 aprile 2012

28 Aprile 2012 - Giornata Mondiale Vittime Amianto (comunicato di Medicina Democratica)

Cemeterio La Loma - Foto di Gustavo Piccinini

28 Aprile 2012 - Giornata Mondiale Vittime Amianto - l’estrazione e la
lavorazione dell’amianto deve essere messo al bando in tutte le nazioni - il
diritto alla salute non può essere subordinato ad esigenze di bilancio. Le
future generazioni di lavoratori e di cittadini non debbono continuare a
vivere questa tragedia.

Medicina Democratica sostiene ed esprimere la solidarietà a chi è stato così
duramente colpito: operai, familiari, cittadini, tutti coloro che hanno l’
unico "torto" di aver lavorato nelle fabbriche dove si produceva eternit con
fibre di amianto o di vivere nelle loro vicinanze.

Il 23 Settembre del 2005 al in occasione del Forum Mondiale sull’amianto
veniva indicata la data del 28 Aprile di ogni anno come giornata in cui
ricordare a livello mondiale l’enorme e per molti sconosciuto costo di vittime
e sofferenze legato a questa fibra omicida.

La sezione di Torino di Medicina Democratica nel ribadire il suo impegno nel
sostegno alle lotte che i cittadini sostengono per avere verità e giustizia
partecipa alla commemorazione ed al ricordo di tutte le vittime denunciando
una volta di più con forza che, benché dichiarato da più di 50 anni dalla comunità scientifica mondiale pericoloso i Paesi produttori come Cina, Canada, Brasile continuano ad esportare amianto verso un Terzo Mondo in cui tutele sanitarie e sociali sono in sostanza inesistenti e la popolazione non ha la benché minima conoscenza della pericolosità dei danni causati da questa fibra. che ancor oggi a livello planetario sono decine di milioni i lavoratori esposti ad amianto, milioni di persone che sono da aggiungersi a numeri ancor maggiori di chi è stato esposto in passato che nel mondo le morti asbesto correlate sono centinaia di migliaia e che
nella sola Europa nei prossimi tre quinquenni viene stimata in 500.000 il
numero delle vittime. Tutta l’enormità della tragedia legata all’amianto non è
in realtà correttamente quantificabile considerando il fatto che in molti dei
Paesi in cui la popolazione risulta tra le più esposte non esistono le
condizioni perché morti e malattie possano venir correlate all’amianto.

L’amianto investe pesantemente il futuro del nostro Paese: 1.000.000 sono
stati i lavoratori esposti; 32 milioni le tonnellate presenti (di cui 8 milioni
negli ambienti di lavoro), quasi 500 kg a testa!!! 11000 i nuovi casi di
mesotelioma attesi nei prossimi 10 anni, 4000 morti ogni anno da collegarsi a
questa fibra killer devono farci riflettere.

Medicina Democratica sezione di Torino sollecita, ancora una volta,
- le Istituzioni affinché, ciascuna per la sua competenza, operino realmente
un intervento in difesa dell’irrinunciabile diritto alla salute perché
l'amianto è da considerarsi, a tutti gli effetti, un'emergenza nazionale.
Occorre bonificare l’ambiente ed occorre, prima di tutto, affrontare in modo
adeguato i tanti drammi delle vittime e dei loro familiari.;
- tutti i soggetti istituzionali, sindacali, giuridici affinché si attuino
tutte le misure preventive e gli interventi per evitare le morti quotidiane dei
lavoratori (che non sono MORTI BIANCHE!!!, sono morti le cui cause sono
spessissimo ricostruibili e riconducibili a responsabilità precise);
- la Regione, affinché garantisca la piena operatività alla legge regionale
sull'amianto. Fare delle bonifiche ambientali è anche occasione di lavoro;
- chiede che si risolva concretamente l’enorme contenzioso aperto sulla questione dei benefici previdenziali, evitando discriminazioni per i lavoratori e le
lavoratrici, che hanno già dovuto subire un peggioramento della qualità della
vita e una riduzione dell’aspettativa di vita;
- del “Fondo per le vittime dell'amianto” ne possano usufruire TUTTE le
vittime, con particolare attenzione per quelle che fino ad oggi non hanno
beneficiato di alcun sostegno (a titolo d’esempio, coloro i quali hanno subito
un’esposizione ambientale, come le mogli che lavavano le tute da lavoro, o
coloro i quali abbiano subito un'esposizione lavorativa all’amianto all’estero
e una volta rimpatriati hanno contratto la patologia).

Renato Zanoli - renatozanoli@libero.it

martedì 3 aprile 2012

Medicina democratica: "Ancora morti per l'inceneritore TRM del Gerbido"




Due morti in meno di un mese nel cantiere TRM del Gerbido per la costruzione dell’inceneritore

Chiudere immediatamente il cantiere e fare chiarezza - Ripristinare le sanzioni legate agli infortuni sul lavoro.

Nello stesso cantiere, nella stessa ditta, avviene per due volte e sempre di sabato lo stesso tragico incidente mortale. Non si può sempre imputare la colpa al caso o lamentare la tragica fatalità. Sono ancor più inaccettabili queste disgrazie perché avvengono in un cantiere pubblico.

Medicina Democratica esprime il suo cordoglio e nel contempo stigmatizza il fatto delle inascoltate denuncie di carenza di sicurezza sui luoghi di lavoro. L’indifferenza delle istituzioni nella sostanza permane al di là della momentanea costernazione e della promessa di prossimi cambiamenti.

È in queste funeste occasioni che l’emergenza lavoro appare in tutta la sua grandezza e problematicità: sicurezza del lavoro, sicurezza sul lavoro, certezza delle tutele anziché, come fatto sino ad ora, indebolimento dei controlli e smantellamento di diritti conquistati con le lotte delle precedenti generazioni.
Anziché l’articolo 18 il Governo Monti dovrebbe abolire l’articolo 14 del decreto semplificazioni che prevede la riduzione dei controlli nelle aziende certificate. La precarietà del posto di lavoro è uno dei fattori che porta agli infortuni.

Medicina Democratica – Sezione di Torino sostiene la proposta del Capo Vicario della Procura della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, di costituire una Procura nazionale sulla sicurezza sul lavoro, vale a dire un’organizzazione specialistica che abbia le forze, le competenze necessarie per operare in tutto il territorio nazionale e condivide la sua affermazione “Il non sapere del datore di lavoro è di per sé un fattore di colpa “

Medicina Democratica - Sez di Torino
Renato Zanoli

venerdì 10 febbraio 2012

13 febbraio 2012 - Attesa la sentenza del processo Eternit a Torino



Processo Eternit a Torino. PeaceLink e Medicina Democratica dalla parte delle vittime

Lunedì 13 febbraio 2012 sarà emessa la sentenza nel processo ETERNIT a Torino: cominciato il 6 aprile 2009 con la prima udienza preliminare per la maxi inchiesta sui casi di morte da amianto tra gli ex lavoratori di quattro filiali italiane dell'Eternit. La causa, con le sue 2.889 'persone offese' (1800 solo a Casale Monferrato, città simbolo della lotta all'amianto), e' la piu' grande mai celebrata dal tribunale di Torino, e, per questo motivo, le parti sono state convocate con ''pubblici proclami'' e avvisi sui giornali, negli uffici dei Comuni interessati e su siti internet istituzionali.

Unici due indagati della maxi-inchiesta condotta da Raffaele Guariniello sono il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 62 anni, e il barone belga Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, di 88. Sono accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici.

La sentenza riveste importanza fondamentale tanto per gli aspetti che toccano la questione amianto - il killer silenzioso - tanto per gli aspetti legati alle morti sul lavoro e al risarcimento del danno per le vittime.

Confidiamo in una sentenza esemplare: GIUSTIZIA PER LE VITTIME ETERNIT!

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it

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Processo eternit medicina democratica sarà presente


MEDICINA DEMOCRATICA Movimento di lotta per la salute

Sezione di Torino
13 Febbraio 2012 E’ attesa la sentenza del processo di primo grado contro i massimi esponenti della multinazionale ETERNIT accusati di disastro colposo e d’omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.
Medicina Democratica, come già fatto in tanti altri casi (Porto Marghera, Brindisi, Montefibre di Pallanza, Thyssen di Torino, Clinica privata Santa Rita di Milano…….), si è costituita Parte Civile e sarà presente in aula per essere a fianco dei cittadini e dei lavoratori nel chiedere giustizia
Oltre ad essere presenti nell’aula del Tribunale manifesteremo davanti alla sede del Palazzo di Giustizia:
- perché sia messa al bando l’ estrazione e la lavorazione dell’amianto in tutte la nazioni;
- per sostenere ed esprimere visivamente la solidarietà a chi è stato così duramente colpito: operai, familiari, cittadini, tutti coloro che hanno l’unico "torto" di aver lavorato nelle fabbriche dove si produceva eternit con fibre di amianto o di vivere nelle loro vicinanze;
- per ricordare che le vittime dell’amianto sono ovunque, in Italia e nel mondo, che il picco del mesotelioma pleurico deve ancora arrivare e che ogni cinque minuti nel mondo muore una persona a causa dell’esposizione all’amianto;
- per sollecitare, ancora una volta, le istituzioni affinché, ciascuna per la sua competenza, operino realmente un intervento in difesa dell’irrinunciabile diritto alla salute perché l'amianto è da considerarsi, a tutti gli effetti, un'emergenza nazionale. Occorre bonificare l’ambiente ed occorre, prima di tutto, affrontare in modo adeguato i tanti drammi delle vittime e dei loro familiari.
- per denunciare nuovamente che l’amianto investe pesantemente il futuro del nostro Paese: 1.000.000 sono stati i lavoratori esposti; 32 milioni le tonnellate presenti (di cui 8 milioni negli ambienti di lavoro), quasi 500 kg a testa!!! 11000 i nuovi casi di mesotelioma attesi nei prossimi 10 anni. 4000 morti ogni anno da collegarsi a questa fibra killer devono farci riflettere.
- a sollecitare tutti i soggetti istituzionali, sindacali, giuridici affinché si attuino tutte le misure preventive e gli interventi per evitare le morti quotidiane dei lavoratori (che non sono MORTI BIANCHE!!!, sono morti le cui cause sono spessissimo ricostruibili e riconducibili a responsabilità precise);
- fare appello alla Regione, affinché garantisca la piena operatività alla legge regionale sull'amianto. Fare delle bonifiche ambientali anche occasione di lavoro;
- perché si risolva concretamente l’enorme contenzioso aperto sulla questione dei benefici previdenziali, evitando discriminazioni per i lavoratori e le lavoratrici, che hanno già dovuto subire un peggioramento della qualità della vita e una riduzione dell’aspettativa di vita
- perché del “Fondo per le vittime dell'amianto” ne possano usufruire TUTTE le vittime, con particolare attenzione per quelle che fino ad oggi non hanno beneficiato di alcun sostegno (a titolo d’esempio, coloro i quali hanno subito un’esposizione ambientale, come le mogli che lavavano le tute da lavoro, o coloro i quali abbiano subito un'esposizione lavorativa all’amianto all’estero e una volta rimpatriati hanno contratto la patologia).

Renato Zanoli - renatozanoli@libero.it -
www.medicinademocratica.org - 3384054068

venerdì 9 settembre 2011

Lino Balza, il Forum dei Movimenti in Rete e la Rete delle Reti



Da Medicina Democratica, 9 settembre 2011
Non stiamo con le mani in mano: aggiornamento


Sintetico aggiornamento dello stato dell'arte.
I consensi e i contributi continuano a pervenire da molti (compresi nell'elenco sottostante) e ancora una volta si dimostra che tanti sono i canali in Rete ma che purtroppo non esiste uno spazio condivisibile da tutti i movimenti. Opportunamente si sta costruendo 0) un Forum che possa essere funzionale ad aggregare almeno per un confronto in Rete. Appena pronto, sarà reso noto il link, così tentando di iscrivere in un unico spazio persone e movimenti separati nei vari canali delle mailing list e personali, blog. Sarebbe così disponibile in più uno strumento per sottoporre a dibattito collettivo, prima dell'incontro costituente, due mozioni preliminari che vengono proposte: 1) il documento sulla organizzazione, 2) il manifesto di intenti.
Sarebbero così utilizzabili materiali in via di redazione o già ora disponibili, come ad esempio a) quelli redatti sotto il titolo di energia quale bene comune legato alla vita, quelli che avrebbero titolo di definirsi "grandi opere" nazionali come b) un piano di difesa del suolo e di regolazione del corso dei fiumi o c) come un piano di bonifica dei tetti in amianto e sostituzione con pannelli fotovoltaici, d) un documento di economia alternativa integrato con i dati delle ricadute occupazionali, e) un documento per il protagonismo della società civile, democrazia diretta ecc. f) una bozza di programma per un incontro nazionale (3 giorni), g) una conferenza nazionale sul modello toscano di sviluppo, h) documenti sull'emergenza della distruzione del paesaggio, i) lo stesso appello degli indignati, l) altre proposte e tanti intenti.

Come si vede, sono necessari molti altri contributi a cominciare dai punti 1) e 2). ,

From: medicinademocraticalinobalza@hotmail.com
Sent: Tuesday, September 06, 2011 9:25 AM
Subject: Fw: noi non stiamo con le mani in mano


Stiamo attenti quando parliamo di gambe, come si sta discutendo in Rete, perché l’animale in realtà è un millepiedi. D’accordo che alcune gambe sono indicate come più robuste (Forum acqua pubblica, NoTav Valsusa) ma guai a ignorare che il movimento è fatto di mille vertenze grandi e piccole in ogni angolo della penisola. Pensiamo infatti a quanti comitati si occupano di energia e rifiuti. O al Forum elettrosmog che da solo fa 1.070 iscritti. E ai No Dal Molin e ai mille altri esempi. Certo, la spinta a muovere il gigantesco animale, a organizzare cioè gli “Stati generali del governo dei beni comuni”, potrebbe, anzi dovrebbe partire dalle gambe più muscolose, ma guai a farle camminare da sole azzoppando il millepiedi. Però questa spinta all’organizzazione finalmente stabile dei movimenti non è avvenuta all’indomani del referendum. E ne hanno subito approfittato. Perciò ci siamo chiesti: dobbiamo autorganizzarci? Sì, è stata forte la risposta in Rete. Alla quale si è affiancata la proposta di mettere in moto le gambe più robuste. (*1*)
Dunque in qualche maniera arriveremo a definire data e luogo di convocazione dell’assise degli Stati generali (con questo o altro nome). Però, attenzione, non possiamo andarci come alla solita conferenza nazionale dove tutti parlano e si ritorna a casa senza aver costruito una organizzazione stabile e strutturata sulla base di un programma condiviso: il “Manifesto dei beni comuni”. Non stiamo con le mani in mano, da subito cominciamo a costruire la piattaforma, il Manifesto, lo si mette in Rete, e lo si discute tutti assieme, affinchè l’assemblea degli Stati generali ne faccia la sintesi finale. Per farlo, abbiamo gli uomini e le donne del sapere e dell’azione, praticamente ci siamo conosciuti tutti di persona: l’elenco (*2*) è più lungo assai della mia memoria e resterà, per quanto doverosamente implementato, come la punta di un iceberg. Ad essi ci appelliamo. Chi inizia a scrivere, chi comincia l’opera ambiziosa?
Lino Balza

(*1*) Il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica sarà in assemblea nazionale il 1° ottobre. E’ annunciata una proposta Notav Valsusa alla Marcia Perugia Assisi, del 24 settembre. Delegati sindacali di Fiom e sindacati di base, intellettuali e militanti del movimento Notav, per l’acqua, studentesco ecc.: assemblea 1° ottobre.
(*2*) Ugo Mattei, Alberto Lucarelli, Michele Boato, Marco Giustini, Antonio Valassina, Alberto Asor Rosa, Giulio Marcon, Marco Bersani, Fulvio Aurora, Piero Bevilacqua, Luigi Mara, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Gabriele Polo, Luigi Meconi, Luca Martinelli, Alberto Perino, Fabrizio Bertini, Emilio Molinari, Alfiero Grandi, Corrado Oddi, Lele Rizzo, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli, Mao Valpiana, Marco Revelli, Luca Mercalli, Giorgio Nebbia, Gianni Mattioli, Giorgio Ferrari, Paul Connet, Alfonso Navarra, Claudio Giorno, Ernesto Burgio, Rossano Ercolini, Giuseppe Altieri, Mario Agostinelli, Angelo Baracca, Michelangiolo Bolognini, Giulietto Chiesa, Alessandro Mortarino, Paolo Carsetti, Gianpiero Godio, Vincenzo Miliucci, Patrizia Gentilini, Cinzia Pasi, Barbara Rimaudo, Raffaella Costi, Paola Ghini, Katia Lumachi, Anna Ricci, Barbara Martucci, Laura Gola, Giuliana Vallarino, Tiziana Volta, Cristina pavone, Gabriella Grasso, Giuliana Contini, Ida Cappetti, Helen Ampt, Alma Carlevarino, Ivana Nannini, Margherita Ciervo, Luca Benedini, Fausto Angelini, Paolo Fierro, Gino Carpentiero, Massimo Piras, Francesco Facchini, Felice Airoldi, Isidoro Malandra, Giandomenico Zucca, Stefano Pighini, Michele Morini, Luciano Panato, Piero Aimasso, Gianpaolo Bardini, Gaetano Alibrandi, Ernesto Celestini, Tonino Mancino, Alessandro Capuzzo, Paolo D’Arpini, Gianluca Bonazzi, Rino Vaccaro, Raffaele Maggi, Massimo Iaretti, Gianfranco Drogo, Franco Borghi, Enrico Peyretti, Antonello Brunetti, Benito Fiori, Oscar Margaira, Massimo Marino, Stefano Montanari, Piero Lanfranco eccetera.


From: medicinademocraticalinobalza@hotmail.com
Sent: Monday, August 29, 2011 9:10 AM
Subject: Fw: ci autoconvochiamo? emergenza beni comuni


Siamo fermi. Dobbiamo ripartire. Come movimenti, dobbiamo farci un’autocritica se il governo, con la complicità delle opposizioni e dei sindacati, si sta facendo beffe dell’esito referendario tramite la riproposizione tale e quale della messa in gara dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia, eccezione apparente l’acqua), e svendendo il nostro patrimonio collettivo –i beni pubblici sociali (Mattei)- che la sovrana volontà popolare, con 27 milioni di voti, ha invece sancito debba essere governato in termini ecologici, sociali e sostenibili, nell’interesse comune, e non espropriato. Ferme le responsabilità bipartisan di inaudita gravità politica giuridica e costituzionale, che vanno denunciate in tutte le forme di lotta possibili, i movimenti dei beni comuni dovrebbero però interrogarsi sui propri limiti che hanno favorito in pochi mesi il tentativo di svuotamento dell’esito epocale dei referendum. E porvi rimedio. Tramite due strumenti: organizzazione e programma.

Già all’indomani del voto c’è stato chi, fra noi, ha posto l’esigenza di una organizzazione stabile di tutti i movimenti. Sulla base di un “MANIFESTO DEI BENI COMUNI” (Lucarelli). Petrella ne ha perfino coniato la denominazione: “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI” . Però l’organizzazione è sempre stata il tallone d’Achille dei movimenti. Non è che ne siamo incapaci. Anzi. A novembre, ad esempio, abbiamo organizzato, improvvisando via internet, una vivacissima giornata contro il nucleare in un centinaio di località italiane, auto convocazione che ha posto le basi per la mobilitazione referendaria. Oppure pensiamo alla trionfale organizzazione del popolo dell’acqua: strutturata a livello nazionale e articolata localmente. E all’eroica resistenza dei No Tav, e non solo in Valsusa, e ai No Dal Molin e ai tantissimi altri esempi consolidati negli anni.
Esiste infatti un immenso ma disperso patrimonio di “democrazia partecipata” composto da mille vertenze sul territorio che si stanno scontrando con i poteri economico e politico, un patrimonio di movimenti ambientalisti, civici, non violenti, pacifisti, che però non hanno spiccato il salto di qualità. Sono sì innervati in una serie di formidabili reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, sanità ecc.) tutte, di fatto, convergenti su un comune alternativo modello di sviluppo e di politica che, di fatto, è un vero e proprio programma nazionale, però sono da sempre senza una esplicita piattaforma comune, senza la spina dorsale di un coordinamento, senza mezzi di comunicazione unitari, con interne difficoltà e resistenze al collegamento e all’unità, dunque sempre sull’orlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. Si è finalmente espressa con i referendum. Poi si è di nuovo fermata. Eppure, dopo il referendum, nessuno, nessun partito o sindacato, se non il movimento dei movimenti sarebbe in grado credibilmente di opporre alla “manovra” di macelleria sociale (M. Bersani) una contromanovra di alternativa economica e democratica: tasse sui patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere e Tav, sviluppo della green economy, energie rinnovabili, riciclo rifiuti, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, lotta al precariato, sostegno alle pensioni più basse, recupero del fiscal drag, reddito di cittadinanza, diritto alla salute ecc. (Sbilanciamoci).Dunque è dimostrato che a livelli settoriale e locale esiste, enorme, una potenzialità auto organizzativa pari a quella propositiva , però che ci sono dentro i movimenti prudenze esagerate, paure, anche resistenze culturali a capire la valenza strategica di darsi una organizzazione stabile a livello nazionale, addirittura resistenze miopi impastate di autosufficienza e separatezza, oltre alle ostilità ideologiche. Si è perfino stentato ad ammettere che ciascun quesito referendario sarebbe stato perdente se scollegato dagli altri.L’affermazione a giugno dei referendum ha illuso molti di noi che fosse finalmente giunto il momento di costruire una organizzazione nazionale stabile, sapendo che nessun partito è in grado di rappresentare le istanze del movimento o solo di contrastare i prevedibili stravolgimenti post referendari. “Usciamo subito da Roma,” fu proposto “ facciamo della Valsusa la sede ufficiale dei comitati dei beni comuni, per un modello alternativo di sviluppo e democrazia”. A qualche mese di distanza, lo spirito di quell’appello rimane valido. Restano valide le affermazioni fatte: “Con lo straordinario avvenimento politico del referendum ha trionfato un nuovo modello di fare politica… la fine di un ciclo politico e culturale… è nato un nuovo laboratorio politico… il conflitto, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività politiche fuori e oltre il sistema dei partiti”. Resta dunque valida l’opportunità allora avvertita di impegnarci per un” MANIFESTO DEI BENI COMUNI”. Resta valido l’obbiettivo che gli “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI”, o come altrimenti si vuole chiamarli, “siano il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni”. Ebbene, convochiamo questi Stati generali, autoconvochiamoci! Di lì, in piena autonomia, tenteremo di costruire una “ALLEANZA PER I BENI COMUNI” (Giustini) cercando di coalizzare in un patto forze sociali, sindacali e politiche, centri sociali, circoli culturali, associazioni civiche, studentesche, reti, imprese sociali ecc. (Viale) . Autoconvochiamoci. Chi è d’accordo alzi la mano (via internet). Ci siamo già riusciti, ripeteremo il miracolo.Abbiamo i programmi alternativi e gli uomini e le donne, ci manca l’organizzazione. Con l’organizzazione poniamo le basi per la creazione dal basso di una nuova classe dirigente che faccia fuori l’insopportabile occupazione del potere a tutti i livelli amministrativi e statali. Non siamo velleitari: proponiamoci solo di porre le basi. Nessuno vorrebbe abolire i partiti. Rivoltarli come un calzino, sì. Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella nazionale. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale (la “manovra”) della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti. Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Organizziamoci, senza fonderci, conservando la propria specificità. Ma organizziamoci.

Lino Balza Medicina democratica Movimento di lotta per la salute Articolo su Il Manifesto del 25 agosto http://www.ilmanifesto.it/io-manifesto/lettere-e-filosofia/anno/2011/mese/08/articolo/5232/

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