Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

martedì 17 maggio 2016

Roma. Viadotto dei Presidenti, diritti e degrado...


Roma. Quel tram in quel viadotto è un sacrosanto diritto di tutti coloro che abitano tutti quei palazzi e tanti altri palazzi simili perché sono prodotti pagati dai lavoratori dipendenti ed, anche, dai pensionati.

Sotto il regime fascista le case popolari erano nei ghetti costruiti "lontani dagli occhi e dal cuore" (es. Quarticciolo) oppure un po' più vicino come "shanghai", alias, Prato Rotondo.

Nel 1949 noi lavoratori iniziammo a pagare l'INA-CASA: tanti, ma tanti soldi per costruire case popolari, pagare il personale ed anche la manutenzione dei palazzi costruiti.

Nel 1963 l'INA-CASA cambia nome, diventa GESCAL ma la musica dei soldi non cambia; cambia moltissimo dal lato umano, sociale, civile e della "convivenza civile" perchè - io sostengo – progettano il "trasferimento dei servizi pubblici nei territori destinati alla costruzione dei P.E.E.P.” rendendoli efficienti ed efficaci.
Per quanto riguarda Roma, l'operazione inizia proprio nel territorio dei viadotti dei presidenti. Infatti, i 74 Piani di Zona (PZ) del “I° P.E.E.P.”, iniziano da Castel Giubileo PZ1, Fidene 1 PZ2 e Fidene 2 PZ3, Serpentara 1 e 2 PZ4 e 5, Valmelaina PZ6 e Vigne Nuove PZ7 e 7bis . . . . lo SDO - Sistema Direzionale Orientale, che non l’hanno realizzato, calpestando . . . . Laurentino PZ38, . . Spinaceto PZ46 ..... Corviale PZ61 . . . Primavalle 1 e 2 PZ68 e 69 . . ..

Non solo.
Venne anche il II° P.E.E.P., con tanti altri PZ.
 
Per “frequentare” lo SDO romano erano programmate 7 linee Metro (pesanti e leggere).

La metro leggera, linea D, era il tram sul viadotto dei Presidenti che hanno iniziato a costruire - con i soldi dei cittadini romani pensionati e lavoratori dipendenti - ed hanno abbandonato e consegnato al degrado. Costringendo, così, gli abitanti di quei nuovi palazzi a farsi la macchina e mandare, sempre più in degrado il TPL (trasporto pubblico locale).

Nel territorio del IV Municipio (ora III), quel TP che passava prima della Metro B1 su via Val Melaina, continua a scaricare e caricare le persone su via Val Melaina, a 300 metri “pericolosi” dalla Metro B1 Jonio: ignora l’esistenza della Metro. 

Roma è una città in emergenza da traffico e inquinamenti (DPCM 4.8.2006): è una città malata.-  

Nel 2005 partì dal territorio del IV Municipio l'iniziativa popolare per far costruire la programmata linea metro - tram D - che il Consiglio Comunale approvò - alla unanimità - il 6 febbraio 2006 e lasciato impolverato fino all'arrivo del sindaco Marino che lo ha spolverato ma ha anche “partecipato” al(l’assurdo) progetto G124 ............


Non è storia, questa: è vita vissuta in un Paese che ha la sua città capitale abitata dalla Mafia Capitale, scoperta dalla Magistratura: tutti sapevano ma .....

Vito De Russis - v.derussis@teletu.it

lunedì 16 maggio 2016

Mongardino, 22 maggio 2016 - “Nascita, tutela e conservazione del libro”



A Mongardino, un piccolo borgo collinare e panoramico dell'astigiano, domenica 22 Maggio alle ore 17,00, presso la Sala Consiliare del Comune avrà luogo un breve convegno titolato:

“Nascita, tutela e conservazione del libro”. Progetto per una Biblioteca Comunale

L'amministrazione locale, in seguito ad un lascito immobiliare e finanziario ricevuto da una benemerita concittadina, specificamente devoluto a scopi culturali, sta cercando di sensibilizzare gli abitanti ed i fruitori del luogo, sull’importanza di dedicare adeguate strutture e risorse per preservare e trasmettere alle generazioni future, l’immenso patrimonio culturale contenuto nei testi antichi, spesso esposti all’incuria dell’uomo e destinati in breve tempo a disperdersi e degradarsi.
Tramite il lascito l'amministrazione potrà inaugurare una nuova biblioteca comunale che svolgerà anche la funzione di centro di aggregazione culturale e socializzazione locale, e diverrà sede di una apposita sezione dedicata alla tutela e alla valorizzazione dei beni librari, archivistici e documentali legati alla memoria culturale del territorio.
Durante il convegno verrà illustrata la storia del libro e delle sue origini per consentire un’approfondita riflessione sulle pubblicazioni di storia locale disponibili, grazie all’esperienza diretta e maturata negli anni dell’editore astigiano Lorenzo Fornaca, che molto spazio ha saputo dedicare alla storia del Monferrato e dell’Astigiano.
Negli ultimi decenni l’interesse verso la storia locale è aumentato in maniera esponenziale, come dimostrato non solo dalle sempre più numerose pubblicazioni, ma soprattutto per le innumerevoli rievocazioni storiche in costume ed iniziative affini che avvengono ormai ovunque, anche nelle località più minute e sperdute, tutte alla ricerca delle proprie radici, antiche e più recenti.
Segnale evidente di quanto sia impellente la necessità di vivificare e conservare memorie individuali e comunitarie, con l’obiettivo di recuperare o quantomeno pervenire con minor approssimazione possibile, ad un’identità culturale caratterizzante ogni comunità locale, resa più o meno affascinante e complessa dalle sue tradizioni e folclore, che possa appagare le esigenze intrinseche (sempre più emergenti) di appartenenza ad un piccola “patria” e/o comunità e/o gruppo sociale, senza il quale ci si sente sempre più soli, isolati, smarriti.

Quali relatori del convegno relatori sono stati invitati il Prof. Enzo Remotti, direttore dell’Archivio di Stato di Asti e l’editore astigiano ed amico Lorenzo Fornaca.
Le relazioni ed il successivo dibattito saranno introdotte e moderate dal Dott. Raffaele Mariano (collezionista mongardinese), precedute dal saluto del Sindaco di Mongardino, l’Arch. Barbara Baino.

Claudio Martinotti Doria

domenica 15 maggio 2016

Porto Sant’Elpidio - Riccardo Iacona ed il Il bello della (Presa) Diretta - Recensione



Riccardo Iacona -  “L’Italia in presa diretta”
Teatro delle Api
Porto Sant’Elpidio – 12. 5. 2016  h 21.15

     Ha l’aria di essere appena sceso da un treno scomodo, Iacona, abiti un po’ sgualciti e la voglia di stare in piedi, così schizza via quasi subito dalla rossa sedia/poltrona di (spaventoso) design preparata per lui sul palco, se ne scusa con l’intervistatrice, non riesco a stare seduto…

     Risponderà per una interessantissima ora e mezza a domande (inutilmente) paludate, sui temi del prossimo ciclo di “Presa Diretta”. Sono gli stessi maneggiati quotidianamente con sussiego pari alla superficialità, da un giornalismo italiano provincialissimo e povero - anche nel linguaggio - disinformato e salottiero, con un tasso di indigeribilità proporzionale alla ridondanza dei nomi e alla (pre)potenza delle testate.

      Perciò ascoltare Iacona stasera è una rigenerante, catartica boccata d’ossigeno: giornalismo vero e onesto - specie quasi estinta - giornalismo d’inchiesta che entra mani e piedi e testa nelle realtà che indaga (“Sabato ri-parto per Baghdad…”), che non ti lascia dormire, che chiama le cose col loro nome, che ti strattona per dirti: ehi, ti riguarda!

      Il terrorismo e la guerra all’Isis, per cominciare: saranno a settembre i primi argomenti delle puntate, e la sintesi che qui ne fa Iacona è di estrema chiarezza e di terribile “semplicità”. L’orrore dispiegato in Europa dall’Isis è studiatissima operazione di marketing e propaganda, funzionale all’esibizione di una forza che deve attrarre e moltiplicare il reclutamento; obiettivo, la destabilizzazione di un ordine costituito (dalle potenze vincitrici alla fine del secondo conflitto mondiale) in territori sui quali esso intende imporre e mantenere il controllo.

      Il contrasto all’Isis non può venire da potenze impegnate a scrollarsi di dosso le rispettive responsabilità per il mostro che hanno generato con lo sciagurato intervento del 2003 in Iraq e la successiva catena di errori: la divisione interna del Paese; lo scioglimento del partito baathista (il partito di Saddam) e 400mila militari dello sconfitto esercito iracheno esclusi da incarichi militari e stipendio ma con la possibilità di mantenere le armi; la cecità sul ruolo degli ex funzionari baathisti nell’ascesa dell’Isis (quasi tutti i leader dell’Isis sono ex funzionari iracheni). L’Iraq è dunque fallito, e Baghdad è oggi città in guerra con quotidiani attentati terroristici e centinaia di morti (e scarsissimo impatto sul nostro sistema mediatico).
Ma nessuna delle potenze coinvolte sembra voler seriamente sconfiggere il mostro, ognuna anzi “fa per sé” perseguendo obiettivi propri (i paesi del Golfo finanziando l’Isis contro l’Iran, la Turchia cercando solo di disfarsi dei Curdi interni, la Russia impegnandosi solo a difendere Assad, e l’Europa che… non c’è affatto).

     E di migrazioni - drammatico corollario di ogni guerra e catastrofe - si occuperà il programma di Iacona in una puntata che si chiamerà “Muri”. C’è passione nel giornalista che racconta dei campi profughi in Libano, dei siriani che lì vegetano da quattro anni, dei bambini che non andranno a scuola e perciò “stiamo costruendo i terroristi di domani…”. Eppure all’incapacità dei governi suppliscono l’accoglienza diffusa delle associazioni, e i corridoi umanitari come quello della Comunità di Sant’Egidio che è riuscita a far passare mille persone, e “se ci fosse una distribuzione intelligente non ci sarebbe bisogno di muri”. Parlerà, la trasmissione, delle prigioni a cielo aperto in Grecia per i richiedenti asilo; dei fallimentari accordi con la Turchia (“braccio armato della Nato”), vecchio gioco della vecchia Europa (voi-vi-tenete-i-profughi-e-ci-pensate-voi)  coi dittatori di turno (con la Tunisia di Ben Ali, con la Libia di Gheddafi, ora con la Turchia); dei fascismi europei di ritorno (Ungheria, Bulgaria, Polonia ecc.).
      
E di crisi italiana si parlerà, anche e molto, a Presa Diretta. Di come essa sia irrisolvibile (un solitario +0,8% del PIL non creerà posti di lavoro), di come ci sia ancora tutto da fare, perché l’Italia è priva delle leve economiche, perché disinveste in settori chiave (un secco -20% l’investimento per l’Università*), perchè l’austerità non ci porterà fuori dalla crisi se non affrontiamo anche il problema della redistribuzione della ricchezza; perché non investiamo in alta tecnologia e in formazione; perchè l’impoverimento strutturale crea al Sud una zona di recessione costante (v. ultimo rapporto Svimez )**; perchè l’impoverimento demografico parla di un’Italia che si sta svuotando, e non solo al Sud. 

Il deserto che si sta preparando anche in Europa richiederebbe 120 milioni di nuovi cittadini e un’intelligente politica di accoglienza dell’emigrazione. Come quella attuata dal Canada, che rilascia visti di lavoro attraverso i consolati diffusi nei paesi di partenza.

      L’ultima domanda della conduttrice sollecita il giornalista sul tema del femminicidio. Le inchieste di Presa Diretta - dirà Iacona – mettono a nudo la realtà di 150 donne uccise ogni anno nel nostro Paese: “sono il nostro Afghanistan”, perché la vita è il prezzo che esse pagano per la libertà, e ciò che il sistema mediatico chiama “amore” distorto e malato è solo il racconto “che fa comodo a un paese che odia le donne”. E’ una politica di apartheid, quella italiana nei confronti delle donne: che nega loro il sostegno costringendole a scegliere tra famiglia e lavoro; fa sì che siano le prime ad essere licenziate in caso di crisi; determina in certe zone tassi di disoccupazione femminile a livelli di Tunisia. “Non può uscire dalla crisi un paese che emargina le donne”, dirà.

     E si lega a questo, anche, il tema dello sfruttamento femminile nella cultura prostituiva, in Italia e in Europa (da noi, 9 milioni di rapporti prostituivi all’anno: “ci sono più puttanieri che professori a scuola….”). La legalizzazione del fenomeno è solo teoricamente una soluzione. Nei paesi  in cui questa è applicata - come la Germania – resta una schiavitù sancita da un meccanismo capitalistico di sfruttamento, che non ha eliminato il traffico di esseri umani ma lo ha anzi moltiplicato. E 15 miliardi di euro l’anno è il volume di affari che si genera sul corpo delle donne. Non a caso la Svezia, paese civile e progressista per definizione, vieta la prostituzione: non accetta che il corpo della donna possa essere venduto.
      Qualche domanda ancora, stavolta dal pubblico. Infine i saluti.

      Cento di questi incontri, viene da augurarsi. Specie se aperti come stasera da due brevi ma intensi brani classici per chitarra del bravo giovane musicista di ottavo anno di Conservatorio.
Peccato la letale lenzuolata di sponsor di cui s’è sentita la “necessità” di sciorinare i nomi dal palco, uno a uno! Sarà così anche la sera dopo, a Fermo - sponsor diversi e più numerosi! - nel presentare Stefano Benni: Rubinetterie, Distributori automatici, Locande, Tacchifici, Scatolifici, Lacci per calzature…

      Il bello della (Presa) Diretta, il brutto della provincia.

*Il percorso intrapreso tende […]a fare della formazione universitaria un “bene di lusso” la cui produzione e somministrazione avviene in deroga, in sospensione di un diritto fondamentale (art. 117, comma II, lett. m e art. 119, comma V della Costituzione; legge n. 42 del 2009). Adriano Giannola, 4 aprile 2016 

**Per l’Italia, i dati OCSE dipingono[...] il quadro di una nazione che ha intrapreso con decisione la via del declino civile, culturale ed economico...Una nazione, l’Italia, che investe poche risorse umane e finanziarie nell’istruzione universitaria e che negli ultimi anni ha tagliato ulteriormente nel contesto di un generale disinvestimento riguardante l’intero settore dell’istruzione. (ROARS - Return On Academic Research)
    
    Sara Di Giuseppe                               

sabato 14 maggio 2016

L'Aquila. Aterno o inferno? L'acqua si trasforma in liquame


L’Aquila.  Salmonella nel fiume Aterno, un motivo ci sarà e si fa luce sulla vicenda grazie ai serrati controlli della Forestale. Nell’alta valle dell’Aterno, gli agenti  hanno individuato un impianto zootecnico intensivo, con quasi 4 mila 500 suini, a quanto apre, sprovvisto delle autorizzazioni ambientali e per la corretta gestione degli effluenti zootecnici e degli altri rifiuti aziendali. Il Comandante provinciale dell’Aquila, Nevio Savini, valutata la complessità degli accertamenti sulla corretta gestione dell’allevamento, ha dato incarico ai nuclei del Corpo forestale dello stato di verificare e individuare  tutte le criticità dell’allevamento. Sono intervenuti i Nuclei investigativi, provinciale di polizia ambientale e forestale (Nipaf), per i reati in danno agli animali (Nirda) e il Nucleo agroalimentare e forestale (Naf), coordinati dal commissario capo Irene Sebastiani, è stato anche richiesto l’ausilio del Nucleo di polizia giudiziaria ambientale della Direzione distrettuale antimafia (Dda) dell’Aquila. Gli agenti specializzati nei settori della corretta gestione dei rifiuti, benessere degli animali e nella prevenzione e repressione dei reati di natura ambientale a competenza distrettuale, hanno indagato sull’allevamento di Capitignano (Aq) sequestrando l’azienda che ha operato in assenza dell’Autorizzazione integrata ambientale (l’Aia è obbligatoria per gli allevamenti intensivi) e priva delle autorizzazioni necessarie per la gestione di rifiuti (e/o per la pratica della fertirrigazione). Sono stati denunciati all’autorità giudiziaria N. C. 50 anni residente in provincia di Caserta, in qualità di amministratore unico della società agricola, e M. M. 71 anni aquilano, in qualità di socio-conduttore dell’allevamento.

Operazione della forestale a valle del fiume Aterno, liquami in acqua e fosse comuni per carcasse di suini, i Forestali sequestrano un allevamento di Capitignano. Report-age.com 2016


Durante il controllo dei registri dell’azienda è emerso che una parte degli animali sarebbe stata destinata alla produzione di salumi per prestigiose etichette del Nord Italia. Su questo aspetto, in tema di qualità agroalimentare, si concentreranno le indagini del Corpo forestale dello Stato. Tornando ai rifiuti, dal sopralluogo è emerso che i liquami prodotti dai suini venivano riversati sui terreni agricoli limitrofi all’azienda e che, in mancanza di idonei sistemi di stoccaggio e smaltimento, andavano a compromettere seriamente le matrici ambientali presenti, anche in virtù della vicinanza di rio Mozzano, affluente dell’Aterno. Sono stati rinvenuti circa 30 suini morti che giacevano in una sorta di cimitero all’area aperta costituito da 2 fosse comuni senza nessun presidio di protezione sanitaria, ambientale e senza le certificazioni veterinarie dirette ad accertare le cause dei decessi e le prescrizioni per lo smaltimento. Sono intervenuti i medici del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale dell’Aquila che si sono riservati di approfondire ulteriori aspetti sanitari collegati alle carogne abbandonate. “Le unità operative territoriali svolgono servizi mirati al monitoraggio e controllo soprattutto lungo le aste fluviali e negli ambienti rurali al fine di scongiurare la presenza di scarichi non autorizzati dove spesso si scaricano liquami nei corpi recettori, compromettendo di fatto le importanti e delicate matrici ambientali presenti sul territorio provinciale” dichiara il Comandante Savini.

di Maria Trozzi - Abruzzo Ultima Frontiera


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Commento di Luciano Romani: "difendiamo sempre il Corpo Forestale dello Stato che questo governo vuole smantellare..."


venerdì 13 maggio 2016

ONU. Proposto il disarmo nucleare di tutte le nazione della Terra



GLI STATI NON NUCLEARI INSIEME ALLA SOCIETA’ CIVILE INTERNAZIONALE PROSPETTANO LA STRADA PER ARRIVARE AD UN FUTURO CHE BANDISCA LE ATOMICHE.  A GINEVRA, LA SECONDA SESSIONE DELL’OEWG SUL NUCLEARE LANCIA LA TORNATA FINALE DI AGOSTO: E’ L’ALBA DELL’ONU DEI POPOLI?

Palazzo delle Nazioni Unite, Ginevra. L’”Alba dell’ONU dei popoli”, secondo Marléne Tuininga, femminista outsider dai capelli bianchi, venuta qui dalla Francia (dopo il suo giro del mondo per contattare ed intervistare donne che si sono spese grandemente per la pace). L’OEWG (open ended working group) dell’ONU sul disarmo nucleare, con la conclusione della seconda sessione, è entrato nel vivo della sua missione. Ha cominciato a lavorare sul testo della raccomandazione che deve presentare all’Assemblea generale dell’ONU che deve essere “licenziato” nella sua terza ed ultima sessione di agosto (durerà tre giorni e sarà convocata per l’ultima settimana del mese estivo).

Lo scopo ufficiale di questo “organismo sussidiario dell’ONU”, APERTO IN MODO INNOVATIVO ALLA SOCIETA’ CIVILE, è, per l’appunto, di raccomandare all’Assemblea dell’ONU delle vie legali concretamente adottabili per giungere al disarmo nucleare. Definendo come tali strumenti giuridici (Trattato? Convenzione?) si accordino o meno con il quadro esistente, in particolare con il Trattato di non proliferazione (TNP).

Le delegazioni degli Stati presenti, un centinaio, sono state quelle che hanno aderito alla proposta del Messico che ha fatto passare l’OEWG all’ultima assemblea generale dell’ONU con la risoluzione A/RES/70/33 del 7 dicembre 2015.

Le nove potenze nucleari contrarie all’iniziativa sono state invece, come era previsto, assenti: ma hanno avuto chi ha preso le loro parti sull’opportunità di mantenere (temporaneamente, ci mancherebbe!), la “deterrenza”, in particolare i Paesi della “condivisione nucleare NATO”, tra cui l’Italia, che si nascondono dietro la formula dell’”approccio passo dopo passo”. Nell’intervento del delegato italiano Vinicio Matiquesto approccio è stato tradotto nella solita e trita proposta di dare la priorità alTrattato che vieta la produzione di nuovo materiale fissile. Della serie: vietiamo che possiate fare voi – Stati non nucleari – quello che noi – Stati nucleari e dell’”ombrello” – abbiamo già realizzato ed accumulato a iosa!
L’intervento di Mati, insieme a tutta la documentazione sull’OEWG, lo si rintraccia alla seguente URL: www.unog.ch/oewg-ndn, che è il sito ufficiale dell’ONU nel suo distaccamento di Ginevra.

La volontà dichiarata di “mediare con il fronte antinucleare” ha impedito – questo va riconosciuto - all’Italia di raggiungere le vette “fondamentaliste” toccate ad esempio da Corea del Sud, Canada, Belgio, Polonia, Turchia, Paesi per i quali (nell’espressione dei governi, intendiamoci) il bando delle armi nucleari, poiché ignorerebbe la dimensione della sicurezza nelle concrete condizioni storiche, sarebbe “destabilizzante” e “distruttivo dell’ordine legale del TNP”.

A proposito dei “Paesi ombrello”, è molto importante ed andrebbe valorizzato anche in Italia l’evento che l’Olanda abbia rotto il fronte schierandosi per lo strumento legale che proibisca le armi nucleari: abbiamo preso atto che il rappresentante del governo olandese ha rispettato il mandato ricevuto dal suo parlamento (che però non ha ancora deciso la rimozione delle armi atomiche USA presenti sul suo territorio).
Il punto chiave della vicenda è che l’abolizione giuridica delle armi nucleari è ormai matura per gli Stati “scocciati” (qui a Ginevra si direbbe proprio inbufaliti) da 70 anni di monopolio atomico di pochi, per quanto autorizzato (per alcuni) da quella che può essere considerata la “gabbia” del TNP. Il delegato del Messico è arrivato platealmente ad accusare di “ipocrisia” la posizione dei Paesi nucleari. Il paradosso è che le tante idee e proposte sul tappeto, che si distinguono per dettagli (del genere il collegamento con il TNP e la sua “buona” interpretazione), rischiano di far diventare minoranza quella che è di gran lunga la maggioranza ormai rumorosa dei membri ONU! Occorre – va ribadito - il coordinamento tra queste varie proposte magari individuando una cornice giuridica comune in cui tutte possano trovare spazio “inquadrato” di sperimentazione e attuazione.  Ed occorre, a parere dello scrivente, che non si perda più tempo nel batti e ribatti contro le argomentazioni pretestuose dei Paesi nucleari: servono riunioni a parte, ed operative, dei Paesi non nucleari in cui si evitino sterili confronti e si possa mettere a punto concretamente l’unità d’azione dei Paesi non nucleari e della società civile che li stimola e sostiene.

L’iter a mio avviso più convincente, al di fuori del quadro TNP, lo ha prospettato il delegato dell’Ecuador in collegamento con la CELAC (Conferenza degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi): Trattato di interdizione entro il 2017, Convenzione ONU per l’eliminazione nel 2018.

Una caratteristica da rimarcare dell’OEWG è che, in modo innovativo, è stato aperto alla partecipazione diretta della società civile internazionale, che ha potuto prendere la parola letteralmente al pari degli Stati. Delegati governativi e rappresentanti delle ONG (una ventina di sigle) lavoravano fianco a fianco nella stessa sala e intervenivano a turno uno dopo l’altro. L’ex presidente della WILPF Francia, Marléne Tuininga, con cui ho avuto occasione di condividere ospitalità e colazioni all’Hotel vicino alla Stazione in cui alloggiavamo, ha parlato in proposito, come ho citato all’inizio del mio pezzo, forse con un entusiasmo eccessivo, di “alba dell’ONU dei popoli e popolare”.

POLITICAMENTE mi sono proposto, insieme a Luigi Mosca, unici “italiani” presenti, in nome e per conto dei “DISARMISTI ESIGENTI” : in Italia siamo coloro che hanno diffuso l’appello di Stéphan Hessel ad “esigere” il disarmo nucleare totale. Comprendiamo personalità pacifiste come Alex Zanotelli, ed organizzazioni di base come la Campagna OSM-DPN, WILPF Italia, Energia Felice, Accademia Kronos, etc. (si vada su www.petizioni24.com/esigiamo).

Le organizzazioni della cittadinanza attiva registrate e presenti nell’anello esterno delle poltrone sono, indicate ciascuna dal suo cartellino:  ICAN, la WILPF con Reaching Critical Will, i Mayors for Peace, l’IPPNW,  l’International Fellowship of Reconciliation, Peace Boat, la Soka Gakkai, l’ILPI, Unfold Zero, l’IFOR…
Dal mio punto di vista è stato molto interessante incontrare i rappresentanti dell’ACDN (Action des Citoyens pour le Désarmament Nucléaire), un’organizzazione francese che, al pari di noi (si vada su www.petizioni24.com/dirittoaldisarmonucleare), ha lanciato una campagna per il diritto dell’Umanità a sopravvivere. Grazie ai loro interventi, questo tema è stato sottoposto all’OEWG e quindi può essere inserito nel processo del Trattato di interdizione delle armi nucleari.

Ho discusso con il presidente Jean Marie Matagne gli elementi per lanciare una Campagna internazionale sul diritto al disarmo nucleare in quanto attuazione di un diritto fondamentale da inserire in una “Dichiarazione dei diritti dell’Umanità”.

Matagne, il cui cavallo di battaglia è un referendum sulla partecipazione della Francia all’abolizione delle armi nucleari, ritiene non opportuno agganciarsi all’iniziativa del governo francese, come invece abbiamo fatto in Italia ispirando la “mozione Zaratti” approvata il 26 novembre 2015 dalla Camera dei deputati. Gli sembra più giusto e produttivo modificare direttamente la Carta delle Nazioni Unite. Ma questo è un problema di divergenza tattica che successive discussioni potranno armonizzare e comporre. L’importante è il comune giudizio di fondo che le armi nucleari sono più che di distruzione di massa, sono ordigni criminali “cataclismatici” perché minacciano la sopravvivenza stessa dell’Umanità. Quindi è imperativo aprire una vertenza globale per l’abolizione di questa “pena di morte collettiva” che ci è stata inflitta e la cui esecuzione pende sulla nostra testa. Dobbiamo privare di legittimità questo potere assoluto e tirannico dei Capi degli Stati nucleari e consentire ai popoli di “conoscere la questione” per impadronirsene, giungendo così ad imporre l’interdizione e l’eliminazione delle armi nucleari: in una parola, la loro abolizione.


Alfonso Navarra – alfiononuke@gmail.com (www.osmdpn.it)


giovedì 12 maggio 2016

“2 °C. Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l'economia” - Recensione



Nei paesi industrializzati i consumi di petrolio stanno diminuendo dal 2005. Il picco massimo della domanda di greggio potrebbe arrivare presto anche a livello globale.

Questo non cancellerà il problema del prossimo picco produttivo del petrolio, ma i due fenomeni si intrecceranno, e in parte lo stanno già facendo, in un modo per il momento non previsto, non studiato, non conosciuto.

Inoltre il picco della domanda di petrolio arriverebbe prestissimo se fossero messi in azione gli accordi di Parigi contro il cambiamento climatico, se alcuni progressi tecnologici fossero rapidi, vedi auto elettrica, e se i movimenti sociali uscissero dal letargo e capissero che un mondo diverso è possibile, a condizione di agire però in modo non superficiale.

Marco Palombo

Articolo collegato: 

Quanto manca al picco della domanda di petrolio ?




Domanda debole, quotazioni del greggio basse e prezzi di estrazione alti rappresentano uno scenario da incubo per l'industria del petrolio, con colossali investimenti inutilizzabili. Non è un caso che gli analisti consiglino di disinvestire e puntare su altri comparti, come le rinnovabili. Un articolo dalla nuova edizione del libro di Gianni Silvestrini, “2 °C".
06 aprile 2016

Quando si parla di prezzi del petrolio ci si concentra spesso sul lato produzione, ma ad influenzare in modo decisivo le quotazioni future del greggio sarà l’andamento della domanda.
I consumi attuali sono inferiori di 5 milioni di barili/giorno (mbg) rispetto alle previsioni della IEA del 2007. La BP prevede un rallentamento della crescita del consumo di combustibili liquidi al 2035, con un incremento del 20% rispetto al 2013.
Cina, India e Medio Oriente sarebbero responsabili di quasi tutto l’incremento della domanda. Nei paesi industrializzati, che hanno visto il picco dei consumi nel 2005, la domanda di combustibili liquidi continuerà a calare. In realtà, diversi segnali fanno ritenere che si tratta di valutazioni ottimistiche e che il picco della domanda di greggio sia invece prossimo.
I dati sul calo dei consumi di petrolio negli Stati Uniti e in Europa degli ultimi anni evidenziano come, oltre agli effetti della crisi, stiano emergendo elementi di cambiamento più strutturali.
La riduzione della mobilità automobilistica in molti paesi è accompagnata dal miglioramento delle prestazioni del parco automobilistico, con una riduzione annua media mondiale dei consumi dei nuovi mezzi del 2,5%. Inoltre, tende a crescere la mobilità elettrica e a metano/gpl.
Per finire, le centrali elettriche e i dissalatori nei paesi arabi utilizzano sempre meno l’olio combustibile. E poi c’è il rallentamento di diverse economie, a iniziare da quella cinese.
La domanda di petrolio potrebbe dunque raggiungere un massimo entro un decennio. E l’accordo sul clima di Parigi rappresenta un’ulteriore spinta al contenimento dei consumi, in particolare se sul medio periodo venisse adottata una carbon tax.
Ma domanda debole, quotazioni del greggio basse e prezzi di estrazione alti rappresentano uno scenario da incubo, con colossali investimenti inutilizzabili. Non è un caso che diversi analisti consiglino alle multinazionali energetiche di disinvestire e di puntare su altri comparti, come quello delle rinnovabili. Un elemento di preoccupazione che si somma al rischio di non potere utilizzare le riserve a causa dei rischi climatici.
I paesi arabi, d’altra parte, hanno costi di estrazione molto bassi, ma i sussidi alla vendita interna dei carburanti (180 miliardi di $ nel 2012 per i paesi Opec) e le spese per la difesa dei pozzi richiederebbero invece prezzi elevati. Secondo le valutazioni dell’Arab Petroleun Investment Corporation, il valore da garantire nel 2013 era salito a 102 $/barile.
Viste le enormi ricchezze accumulate, l’Arabia Saudita può permettersi di tenere basso il prezzo per qualche anno, ma poi dovrà rialzarlo. Intanto, sta riducendo, come del resto molti altri paesi produttori, i sussidi al consumo della benzina. Per far fronte al calo delle entrate petrolifere, alla fine del 2015 i prezzi alla pompa sono aumentati dai precedenti 14,7 a 22 centesimi di euro per litro.
Il rallentamento della domanda sta mettendo in seria difficoltà diverse multinazionali e paesi produttori. Le esplorazioni più a rischio sono già state bloccate, tanto che alla fine del 2015 sono saltati investimenti per 380 miliardi di $ che avrebbero portato nel 2025 ad una produzione aggiuntiva di 2,9 mbg, per la metà da estrazioni in acque profonde.
I prezzi potranno risalire, ma le dinamiche questa volta saranno fortemente condizionate dagli impegni sul clima che tenderanno a rallentare i consumi, grazie agli investimenti su efficienza e rinnovabili, e che influenzeranno anche l’offerta di fossili, con la minaccia del congelamento delle riserve.
Gli impegni sulle emissioni avranno dunque un ruolo calmierante sui prezzi, rendendo più agevole l’introduzione di una carbon tax.

www.duegradi.it è il sito dedicato al libro. L'estratto è stato pubblicato con il consenso della casa editrice.





Cronistoria della crescita in consapevolezza della Rete Bioregionale Italiana dal 2010 al 2016



Purtroppo (per me) il mio ingresso nella  vita di Paolo D'Arpini  ha pressappoco coinciso con la scissione avvenuta  nella Rete Bioregionale Italiana, nel 2010.  Infatti quando ci siamo conosciuti, l'incontro bioregionale avrebbe dovuto tenersi ad Acquapendente, nel parco di Monte Rufeno, verso la fine di ottobre del 2010. Acquapendente era stata scelta perché lì fu fondata la Rete nella primavera del 1996 e si voleva con questo incontro cercare di appianare le divergenze che si erano venute a creare  in merito al problema dell'alimentazione bioregionale. Malgrado la programmazione fosse già in fase avanzata, con contatti presi da parte di Jacqueline Fassero con la direzione del parco per fissare la data e prenotare l'uso delle strutture ricettive, improvvisamente -come un fulmine a ciel sereno- giunsero le dimissioni dell'allora coordinatore della Rete Giuseppe Moretti, immediatamente seguite da quelle di Etain Addey e di altri membri. La cosa avvenne ai primi  di luglio 2010. (vedi: http://paolodarpini.blogspot.it/2010/07/rete-bioregionale-italiana-sunto-della.html).

Essendo stato annullato l'incontro di Monte Rufeno, i membri "residui" della Rete Bioregionale (e qui particolarmente mi riferisco a Paolo) decisero di promuovere un meeting ri-organizzativo, che si tenne il 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche, presenti alcuni dei vecchi aderenti (come Felice del Seminasogni) e diversi nuovi, da quello la Rete assunse una nuova forma, ovvero i nodi non furono più definiti territoriali ma tematici, ed il nuovo coordinatore -di fatto- divenne Paolo, che era  stato uno dei fondatori della Rete nel 1996. (Resoconto dell'incontro a San Severino Marche: 
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/11/02/resoconto-dellincontro-annuale-della-rete-bioregionale-italiana-san-severino-marche-30-e-31-ottobre-2010-ecologia-profonda-e-spiritualita-della-natura/ -)

Questo piccola descrizione dell'antefatto, me l'ha suggerita  Paolo stesso. Come sapete, io ho poca memoria, in più, avendo vissuto quegli eventi solo di riflesso, non avrei potuto ricordarli bene... Certo che, a parte Paolo, gli altri aderenti, se così li possiamo chiamare, hanno contribuito unicamente alla presenza dando a mala pena un apporto "virtuale" e la carretta ha continuato a tirarla avanti lui, con me come aiutante (scarso, anche perché, secondo me, se non c'è un gruppo di persone coeso ed attivo, cosa si può ottenere? Sprazzi di idee, un modo di vivere che fa fatica a diffondersi). 

Le persone che si avvicinano alla Rete  lo fanno perché trovano  nella figura di Paolo un qualche "appeal", magari per la sua cultura, il suo modo di raccontare storie, la sua "santità" e saggezza...  (molte altre però scappano, non sopportando la sua franchezza e decisione).

Comunque gli incontri, dopo quello di San Severino Marche sono proseguiti ogni anno. Nel 2011 ad Ospitaletto di Marano, a casa di Marco e Valeria, in quell'occasione, in cui ricordo tra i partecipanti Manuel Olivares e Rosa Delgrano, abbiamo avviato il blog "La Rete delle Reti" e quello fu un bel risultato. Eravamo in pochi ma provenienti da varie parti d'Italia (Resoconto: 
http://retedellereti.blogspot.it/2011/06/resoconto-e-significato-del-17-incontro.html -)

Il 2012 fu l'anno in cui ho "bigiato" l'incontro  della Rete (mia figlia stava affrontando l'esame di maturità e non me la son sentita di lasciarla sola), che da quell'anno in poi si è chiamato "Incontro Collettivo Ecologista" e  si tenne ad Aprilia. Dai racconti e dalle foto viste deve essere stato un bell'evento, ricco di umanità,  proposte ed esperienze. C'erano Daniele Bricchi, Giorgio Vitali e Orazio Fergnani (la coppia più bella del mondo), Riccardo Oliva, Giulietta Blu,  Stefano Panzarasa e tanti altri. Insomma, le terre laziali davano nuovo ossigeno e nuove forze. (Resoconto: 
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/06/non-resoconto-dellincontro-collettivo.html -)

Nel 2013 a Vignola l'incontro fu bello anche se ci furono alcuni piccoli contrattempi. Vennero alcuni "fedelissimi" dal Lazio, come Vittorio Marinelli, più diversi "locali" che ruotano attorno alla "Bifolca", l'azienda agricola dell'amica Maria Miani che ci ha ospitato e qualche cane sciolto: Pierre Tosi, Linda Guerra, ecc... (Resoconto: 
http://retedellereti.blogspot.it/2013/06/pensieri-da-vignola-dopo-lincontro.html -)

Nel 2014 a Montesilvano, dal caro amico Michele Meomartino, fu tutto perfetto. Lui è un ottimo cuoco ed il cibo, vegetariano e bioregionale, in questi incontri, è un aspetto niente affatto da sottovalutare. Antonio Onorati di Crocevia ed il biologo Giovanni Damiani ci hanno "onorato" della loro presenza. (Resoconto: 
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2014/06/23/resoconto-dellincontro-collettivo-ecologista-montesilvano-21-e-22-giugno-2014/-)

Nel 2015 eravamo a Montecorone di Zocca dall'amico Pietro Rossi. Bella atmosfera, parecchie persone, buon cibo, racconti di esperienze anche forti, ad esempio con Karl, americano ex detenuto in America. (Resoconto: 
http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Resoconto-dell-Incontro-Collettivo-Ecologista-20-21-giugno-a-Montecorone-di-Zocca -)

L'incontro del 2016 è alle porte. Questa volta saremo nel Lazio, a Ronciglione, dal 25 al 26 giugno anche per far incontrare a Paolo i vecchi amici ed alcuni parenti. Festeggeremo anche il suo 72esimo compleanno. Aspettative? E' vero che non se ne debbono avere, ma io spero di trascorrere un paio di giorni fra amici sinceri, stringendo nuovi rapporti e rinsaldando i vecchi, perché, per me, come dissi da uno dei primi incontri, l'importante è che venga fuori l'umanità, dimenticando i problemi contingenti di ognuno, ma focalizzandoci su quelli più grandi di noi e per i quali magari non possiamo fare tanto, ma mantenere viva l'attenzione, nostra e altrui, quello si.

Caterina Regazzi 


Referente Rapporto Uomo Animali della Rete Bioregionale Italiana

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Programma dell'incontro collettivo ecologista 2016 a Ronciglione: