Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 5 gennaio 2012

sbarchinpiazza: "7 gennaio 2012 a Cancellara, 14 e 15 gennaio 2012 a Bologna con Siqillyah"

Per quel che si capisce....


sbarchinpiazza!

da un suggerimento e con la collaborazione del TAVOLO RES e con l'apporto organizzativo e ideale della nascente RES SUD (Rete delle Economie Solidali del mezzogiorno) nasce la proposta di portare, tutti assieme, il colore delle nostre arance (e di molto altro ancora!) nelle vostre piazze nelle prossime settimane, a contrastare il grigio dell'inverno e della politica con i camion di una ditta confiscata alla criminalità tutti assieme vuol dire tutte quelle reti di produttori del sud che sono impegnate nella crescita dell' economia del noi o che prendono un preciso impegno a lavorare in quella direzione.

Vi aggiungo che:
il 7 gennaio c'incontriamo con la RETE SUD a Cancellara, in Basilicata per mettere a punto il CORSO SCRET e l'organizzazione (da giù) di sbarchinpiazza
il 14 gennaio ci sarà un quasi-sbarchinpiazza a Bologna, organizzato dalle reti bolognesi principalmente a sostegno della rete di EQUOSUD che impiega e retribuisce regolarmente alcuni migranti (è il terzo mese, ma questa volta si allargano gli orizzonti e le tematiche e partecipano anche legallinefelici e forse altri produttori del sud)
il 15 gennaio ci sarà, sempre a Bologna, un incontro "per organizzare sbarchinpiazza (da su) e non solo" (vedi dettagli in prossima mail, "frischi frischi numero 2" da segreteria@siqillyah.it)onde evitare ingolfamenti, lavoreremo nei prossimi giorni alla "sintassi della comunicazione" , quindi comunicheremo alcuni indirizzi e-mail di riferimento per le varie questioni inerenti la sede naturale delle comunicazioni sarà il sito della RES SUD per il momento, in attesa che lo stesso sia perfettamente operativo, www.siqillyah.it ospiterà i materiali, il dibattito e le proposte, così come è stato fatto per la RES Abruzzo finchè il relativo sito non è stato pronto, prima di SBARCOGAS a L'Aquila

l'associazione siqillyàh svolge un ruolo di patrocinio, promozione e supplenza
finchè non ci saremo distribuiti, all'interno ma anche all'esterno della RETE SUD, gli indirizzi operativi di sbarchinpiazza (speriamo prestissimo!), potete scrivere a promozione@siqillyah.it, casella gestita da roberto li calzi
grazie dell'attenzione
e...
buon inizio d'anno coltivando gli sbarchinpiazza!

robertolicalzi@legallinefelici.it

mercoledì 4 gennaio 2012

Cosa fare dei cani...in India.

Dal corrispondente di Viverealtrimenti, Oscar Salvador

L’India e il Nepal sono paesi notoriamente sovrappopolati da esseri umani, ma anche letteralmente invasi da miriadi di cani randagi che vivono pressoché ovunque.
Questo è dovuto sia al fatto che entrambi i paesi hanno problemi ben più grandi da risolvere, ma anche perché in realtà il fenomeno non viene visto come un vero e proprio problema.
Tra i principi più importanti della religione indù (praticata da circa l’80% degli indiani e l’82% dei nepalesi), vi sono infatti un’apprezzata nonviolenza verso tutte le creature viventi, unita a una notevole capacità di accettazione di quello che la vita offre, grazie ai quali gli animali, e i numerosissimi cani in particolar modo, possono vivere più o meno indisturbati.
Dottrinalmente, secondo gli Shivaiti, il Dio Shiva si presenta ai suoi devoti almeno una volta nella vita, ma non si sa sotto che forma, quindi, nel dubbio, ciò comporta l’essere sempre buoni e gentili verso ogni essere vivente; mentre, secondo i Vishnuiti, Vishnu stesso risiede all’interno di ogni creatura, per cui risulta essere molto importante, e quasi scontato, l’amore verso ciascuna di esse.
È quindi pratica piuttosto comune quella di offrire gli avanzi dei pasti agli animali, oppure perfino i resti delle offerte dei templi, e questo aiuta indubbiamente il proliferare di cani, mucche, capre, scimmie, gatti, topi, senza parlare di uccelli e insetti.
Gli animali sono quindi anche molto ben rappresentati nella cosmogonia indù, seppur il cane in sè, rispetto ad altre bestie più fortunate, non ha particolari significati religiosi, ma viene tollerato per il puro fatto di essere una creatura di Dio.
La mucca, ad esempio, è nota esssere l’animale sacro per eccellenza, grazie alle sue numerose qualità che ne fanno, secondo l’induismo, l’epitome della madre perfetta; le scimmie invece, nonostante creino forse più problemi dei cani, sono rappresentate dall’amatissima divinità dalle sembianze scimmiesche Hanuman; oppure l’elefante, la cui testa adorna il corpo di Ganesha, il figlio di Shiva.
Il cane invece, può vantare di essere talvolta l’accompagnatore di alcune divinità “minori”, almeno dal punto di vista della diffusione, come ad esempio Dattatreya, considerato il Maestro di Shiva, il quale pare sia sempre accompagnato da un cane, oppure Kal Bhairo, una rappresentazione terrifica di Shiva, il quale usa un cane come propria cavalcatura.
Detto questo, non si può negare come la massiccia presenza di animali, almeno nelle città, crei numerose situazioni di conflitto con l’essere umano, il quale seppur tollerante, è anche vittima dei vari disagi che questo comporta.
Primo di tutto i circa 30.000 morti annuali per rabbia, che seppur diffusa anche da scimmie e pipistrelli, vede nei cani i maggiori responsabili.
Senza arrivare a questi casi estremi, bisogna tenere presente che gli adorabili cani, che di giorno vivono tranquillamente acciambellati ad ogni angolo aspettando che cada un po’ di cibo da qualche parte, di notte si trasformano in più o meno feroci creature ben poco amabili ma alquanto temibili.
È proprio durante la calma notturna infatti che possono dominare le strade e affermare la loro territorialità, sia nei confronti degli altri cani, ma anche degli esseri umani, tanto che molte zone residenziali arrivano ad essere decisamente pericolose per chi non vi abita stabilmente.
Talvolta la gravità della situazione può essere tale che gli attacchi si riversano anche contro gli abitanti del posto, per cui diventa difficile tollerare il problema; ma forse ancora più difficile risolverlo...
Caso emblematico è accaduto circa 10-15 anni fa, nella piccola e graziosa isola di Diu, appena al largo delle coste del Gujarat.
Essendo un’isola, i cani hanno sviluppato una fortissima territorialità, accompagnata anche da una scarsa differenziazione genetica, che li ha portati ad essere piuttosto deboli sia da un punto di vista fisico che mentale.
I casi di attacchi, soprattutto verso donne e bambini, arrivarono quindi ad allarmare la popolazione e fu deciso di porre fine al problema sterminando la comunque non numerosissima colonia di cani.
Questa soluzione venne favorita sia dalla limitazione del territorio, che essendo un’isola è ben definito, ma anche dal fatto che Diu è un ex-territorio portoghese, con un forte retaggio cristiano, nonché un buon numero di mussulmani, religioni tradizionalmente meno tolleranti nei confronti degli animali.
Il sistema adottato però, fu talmente brutale e barbaro che perfino cristiani e mussulmani protestarono: furono infatti incaricate 3-4 persone, munite di fucile, di setacciare l’isola e semplicemente abbattere più cani possibili.
La tradizione locale vuole che l’operazione fu abbandonata dopo pochi giorni, e addirittura coloro i quali stavano eseguendo il lavoro, sono tutti morti, per varie cause, nei mesi successivi, come puniti da Dio per i loro atroci peccati.
Così la situazione è cambiata di poco, e successivamente fu usata una tecnica già diffusa per il problema dei maiali, anche loro numerosissimi in certe zone dell’India, che a Diu ogni tanto vengono caricati su grandi camion e portati nella giungla dove vivono affamati predatori, quali leopardi, tigri, e particolare del Gujarat, anche i leoni.
Di certo pure questo non è un sistema perfetto, ma almeno migliore che fare delle carneficine come è successo in altri paesi del mondo, quali la Cina e la Romania, dove gli ironicamente cinici comunisti (cinico deriva dal greco kunos, cane), non si sono fatti problemi a sterminarli nelle maniere più atroci.
Parlare di un serio programma di sterilizzazione sarebbe invece deleterio, data la semi-impossibilità pratica, e i problemi ben più grandi da risolvere per gli esseri umani.
Ecco allora che, forse, la tolleranza è la soluzione migliore, sperando che la situazione chiaramente non degeneri.

Riportando ora una notizia curiosa, per quanto inquietante, cito il seguente articolo dal giornale on line dell'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti):

India: bambine sposate con cani

Nella regione indiana di Jharkhand, c’è la tradizione di far sposare le ragazzine con dei cani randagi, come rito contro gli spiriti maligni e le fatture. Le ragazzine “sposate” però possono contrarre matrimonio anche con esseri umani una volta cresciute, senza dover divorziare. In particolare, la Reuters ha diffuso un breve video girato nel villaggio di Munda Dhanda.

Quanto manca alla fine del mondo? Il 21 dicembre 2012 lo sapremo.... (ed intanto equitalia imperversa)

Profezia

Non solo in internet abbondano presagi di sventura legati alla fatidica data del 2012, non solo trasmissioni televisive come Voyager ne fanno uno scoop, anche il grande schermo ci prova con film colossal. In tutto questo parrebbe rivivere l’anno Domini 999 , in pieno Medioevo, quando santi, santoni e ciarlatani predicavano l’arrivo della fine del mondo terrorizzando la povera gente e un po’ meno i signori e i tiranni di allora.

Oggi la gente non è ingenua e credulona come allora, tuttavia avverte un certo disagio e quasi un inquietudine per il futuro. Non stiamo all’isteria collettiva, ma in una fase di attesa inconscia per un evento negativo che non sappiamo ancora quale possa essere. L’effetto serra, i cambiamenti climatici, la grande recessione economica, la bomba atomica iraniana e così via, sono elementi che danno forza a questa nostra paura interiore.

E allora perché non credere alla predizione Maya che darebbe per chiusa la storia di questa umanità proprio alla fine del 2012 ? I Maya del resto hanno sempre previsto e mai sbagliato, se non di pochi minuti e secondi, i fenomeni delle eclissi solari e lunari.

La grande eclisse solare del 1991 che interessò il Messico, una tra le più lunghe della storia, con quasi 7 minuti di oscuramento totale, era stata prevista molti secoli prima dagli astronomi maya con una imprecisione di appena 30 secondi. Allora perché hanno interrotto il loro calendario proprio al 21 dicembre 2012? Forse avevano visto giusto anche in questo caso?

Ed è proprio la capacità dei Maya a calcolare e predire eclissi ed altri fenomeni cosmici con una certa precisione che potrebbe preoccuparci. Ma c’è chi dice che la fine di quest'anno e l'inizio del 2013 non dovranno manifestarsi necessariamente eventi catastrofici, ma aperture verso una crescita spirituale dell’umanità, un momento in cui la coscienza dell’uomo dovrebbe prevalere sull’istinto. Parole, supposizioni, speranze che qualcosa possa cambiare nella vita collettiva e in quella personale. Pur sempre ipotesi, la realtà di tutti i giorni è ben diversa!

Oggi più del passato queste sensazioni di insicurezza e di sfiducia nel futuro si avvertono comunque in tutti noi, non nascondiamocelo! “Del doman non c’è certezza” diceva spesso Lorenzo il Magnifico nel lontano 1470 ed oggi questo ritornello è tornato di moda, soprattutto a causa di una pesante recessione economica partita da molto lontano. Forse si stava meglio ieri, anziché oggi... non vi pare?

Se guardiamo al nostro passato recente dovremmo chiederci se a noi italiani nel 1960, in pieno boom economico, con le aspettative della qualità della vita sempre crescenti, una storia del genere avrebbe fatto breccia. Forse si, ma in toni minori. Allora si sperava di migliorare le proprie condizioni di vita in tempi brevi, il lavoro bene o male lo trovavano tutti, con un solo stipendio una famiglia viveva dignitosamente, non c’era la corsa al consumismo sfrenato, non c’erano criminali d’importazione straniera ad attentare alla nostra incolumità giornaliera, si viveva meglio di oggi. Tutto questo ora non c’è più, c’è la paura di uscire di notte, di non riuscire a pagare le rate del mutuo di casa, di non trovare lavoro o di perderlo e, infine, c’è la paura di entrare nella sempre crescente schiera dei poveri.

Non si tratta della paura “del mille e non più mille”, questa volta si tratta di avvertire quasi l’esigenza di chiudere questa avventura terrestre troppo difficile e piena di delusioni e amarezze. E allora il 21 dicembre 2012 che ben venga perché paradossalmente diventa un’aspettativa di cambiamento, un’occasione a “voltar pagina”. Qualsiasi cosa debba accadere, come una tempesta solare di gigantesche proporzioni, l'arrivo del pianeta Nibiru, un super virus che potrebbe annientare l'umanità, ecc. ecc., per molti è meglio delle paure di oggi come la perdita del lavoro, il non poter più andare in pensione, il non riuscire a pagare le rate bancarie, l'essere perseguitato da Equitalia, ecc. ecc.

E poi, siamo sinceri, questa umanità, l'esperimento dell'uomo su questo pianeta, non possiamo dire che sia ben riuscito . Sta di fatto che la nostra umanità, nonostante le grandi imprese e i grandi messaggi di amore e di fraternità di molti Avatar apparsi nella storia dell’uomo, da Buddha a Cristo, fino a Padre Pio e a Sai Baba, ha sempre disatteso gli insegnamenti di questi illuminati, macchiandosi di crimini orrendi: dallo sterminio degli indios d’America a quello degli Ebrei, dai genocidi di Stalin a quelli di Pol Pot, dalla strage degli Armeni a quelli dei popoli del Darfur, ecc.ecc. Ha prevalso sempre il senso dell’egoismo esasperato, a volte mascherato da falso altruismo. Si è cercato sempre di prevaricare il prossimo, alla faccia dei messaggi dei santi ed illuminati.

Oggi il furbo riesce ad avere di più degli altri onesti, a fare carriera ad arrivare prima ovunque a danno della persona corretta, civile e modesta. In più la gente comune, timorosa ed umile, non impegnata in scalate sociali, si sente di contare poco o niente, di essere solo un numero, una persona sola con le proprie illusioni e delusioni, con i propri mali fisici e psichici, incapace di contribuire a migliorare questa società.

Da tutto questo, ad eccezione dei pochi furbi che vivono sulle aspettative e sui sogni dei più, si ricava un senso di smarrimento, di impotenza, di rassegnazione, qualche volta di rabbia.

Una indagine (giugno 2008) effettuata da una rivista inglese relativamente all'ipotetica prospettiva di cancellare questa umanità e provare a “rifarne” una nuova, le persone hanno risposto per il 67 % favorevolmente a chiudere il capitolo umanità e a provare ad aprirne uno nuovo. Il 12% ha dichiarato di non saper decidere, mentre gli altri ( pochi) hanno dichiarato che invece questa umanità doveva proseguire senza ridimensionamenti perché andava bene così.

Questa indagine avvalora ancora di più il sentimento di grande disagio che noi tutti da decenni stiamo provando all’interno di questa società. Ecco allora comprendere la necessità di credere in qualcosa che con un colpo di spugna sappia scrivere la parola fine. Una fine però capace di far rinascere dalle ceneri una nuova umanità, più vicina ai sani valori profondi dell’uomo e non schiava delle esigenze degli altri, degli interessi delle grandi banche, dei PIL e di un consumismo sfrenato.

Comunque vadano le cose non ci resta che aspettare il 21 dicembre 2012, sperando che si possano finalmente applicare gli insegnamenti dei grandi Avatar che in tremila anni hanno sempre cercato di darci, ma che noi uomini, di un piccolo pianeta chiamato Terra, abbiamo sempre disatteso e a volte strumentalizzato per fini certamente non nobili. E allora non ci resta di aspettare e preparaci.....

E se poi non accadrà nulla? Pazienza, dovremmo leccarci le ferite prodotte dalle illusioni e continuare a sopravvivere....

Ennio La Malfa

martedì 3 gennaio 2012

Nuova Carta d'Identità biometrica con chip elettronici - Sicurezza garantita, anzi non si potrà sfuggire al "controllo"




Il 13 dicembre 2011 è stato dibattuto un progetto di introduzione di una nuova carta di identità. Sarà biometrica e fornita di chip elettronici che potrebbero consentire di tracciare il comportamento di ogni cittadino. La creazione di un schedario centralizzato, con l’incrocio di tutti i dati che aprono la possibilità al riconoscimento facciale, è sostenuta anche dal Ministro degli Interni, Claude Guéant. Un attentato senza precedenti alla libertà pubblica e un lucroso mercato per le imprese del settore.

“Una carta di identità non può essere un mezzo di pagamento! Questa commistione di generi è inammissibile": Jean-Claude Vitran, membro della Lega dei Diritti dell'Uomo (LDH), si è fortemente opposto al progetto di nuova carta di identità biometrica: “Ci batteremo fino alla fine, con un ricorso al Consiglio di Stato e alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo."

Il 13 dicembre l'Assemblea Nazionale esaminerà per una seconda volta la proposta di legge che riguarda la creazione di una nuova carta d’identità biometrica, che verrà rilasciata in Francia a partire dal 2012. Ma perché così tanta fretta? Questa carta conterrà un chip “regale”, coi dati di identità e quelli biometrici (stato civile, l’indirizzo, taglia e colore degli occhi, impronte digitali, fotografia). E un chip opzionale, "commerciale", che permetterà di realizzare una firma elettronica su Internet grazie a un piccolo conto collegato a un computer.

Pedinare i cittadini?

È una possibilità che presenta numerosi rischi, ha sottolineato la Commissione Nazionale dell'Informatica e delle Libertà (CNIL) [1]. Queste funzioni elettroniche, che si affidano a "garanzie particolari", se venissero mal utilizzate potrebbero consentire di registrare il comportamento dei cittadini, quello che acquistano, dove viaggiano. Con la possibilità di sfruttare le notizie delle transazioni private che sono state effettuate.

Un rischio fatto presente dal socialista Serge Blisko quando la legge fu presentata all'Assemblea nazionale nel luglio scorso: "Mettere i due chip, quello ‘regale’ e quello ‘commerciale’, sulla carta d’identità comporta un pericolo ancora più grave: quello di rendere possibile una tracciatura degli individui, ad esempio con i dati del pass Navigo. La RATP può seguire tutti gli spostamenti di un viaggiatore che ha questo titolo di trasporto e può comunicare queste notizie alla polizia o ad un giudice istruttore dietro mandato giudiziario."

Il deputato teme un tracciamento simile anche su Internet, dato che questa secondo chip verrebbe gestito dal Ministero dell'Interno. “Avete bisogno, come Ministro degli Interni, di conoscere le abitudini di acquisto e di consumo o il via vai di milioni di cittadini? Siamo arrivati nel mondo descritto da Orwell in ‘1984’", denuncia Serge Blisko. La risposta di Christian Vanneste, deputato dell’UMP,: "Non ha niente a che vedere con Orwell! L'informatica a quel tempo non esisteva!"

Una schedatura generalizzata “sproporzionata”
Per fortuna che l'informatica ci apre nuove prospettive. Quella di un schedatura biometrica generalizzata e centralizzata dei 45 milioni di francesi che hanno più di 15 anni. Obiettivo fissato dalla nuova carta di identità biometrica: lottare contro l'usurpazione di identità. Il problema riguarderebbe ogni anno 13.900 persone secondo l'Osservatorio Nazionale della Delinquenza e delle Risposta Penali. Si è ben lontani dai 200.000 casi contro cui lo stato si schiera per introdurre questo dispositivo, come ricorda il rapporto presentato al Senato. La nuova carta biometrica permetterà quindi di aggiornare uno "schedario delle persone oneste", usando le parole di François Pillet, senatore dell’UMP e relatore della proposta di legge. I dati verranno raggruppati in una base centralizzata comune a quella dei passaporti biometrici, TES, da Titoli Elettronici Securizzati. "L’adeguatezza della conservazione centralizzata dei dati biometrici nei riguardi dell’obbiettivo legittimo della lotta contro la frode documentale non è stata ancora dimostrata”, afferma il CNIL.

All'epoca della prima stesura della proposta di legge del 2010, il Senato aveva sostenuto l’esistenza di un "legame debole" tra dati biometrici e una schedatura centralizzata. Questo "legame debole" permetterebbe di verificare, a partire dai dati biometrici, che una persona sia censita nello schedario e che la foto o le impronte digitali corrispondono, senza però fornire l'identità di questa persona con tutti i dati connessi [2]. Ciò consentirebbe di identificare il 99,9% dei casi di furti di identità, senza dover attentare alla vita privata dei cittadini. Invece, un "legame forte" consentirebbe l'identificazione di una persona a partire dalle sue sole impronte digitali grazie alla consultazione dello schedario. Una possibilità che apre la strada a una deriva pericolosa.

Alcune lezioni fornite dalla storia
"Il collegamento debole non permette di identificare persone colpite da amnesia, le vittime degli attentati, i bambini", ribatte Claude Guéant che ha difeso con successo davanti all'Assemblea nazionale la necessità di un "collegamento forte". Un'opzione criticata dal CNIL: gli archivi devono avere una sola finalità, per evitare ogni abuso. Una banca dati delle carte di identità non può servire per l’uso poliziesco. L'ipotesi di Claude Guéant è ben lontana dall’essere unanime, anche all’interno dell'UMP. Per il senatore del Cher Francesco Pillet (UMP), un simile schedario centralizzata "potrebbe costituire, se non è circondato dalle garanzie richieste, una bomba a scoppio ritardato per le libertà pubbliche".

"I democratici che hanno a cuore i diritti e che proteggono le libertà pubbliche non possono lasciarsi alle spalle un archivio che, nel futuro e nell’ambito di una storia che non vivremo, si può trasformare in uno strumento pericoloso e liberticida”, avverte il parlamentare: “Cosa potrebbero dirci le vittime guardandoci negli occhi? […] Signor Ministro, non voglio che da questo schedario si possa tirar fuori un nome, che sia il vostro, il mio o il nostro."

Verso un sistema di riconoscimento facciale?

L'emendamento di Claude Guéant è stato rigettato con forza dal Senato, 340 voci contro 4), un schiaffo per il ministro degli Interni. Se questo profondo disaccordo tra deputati (che hanno votato per il "collegamento forte") e i senatori persiste, la scelta verrà presa definitivamente nelle prossime settimane dalla commissione mista paritaria. "Quale che sia l'opzione che verrà decisa, uno schedario centralizzato di questo tipo è inammissibile e pericoloso”, ricorda Jean-Claude Vitran. “Anche nel caso di un ‘collegamento debole’, bisogna essere davvero ingenui per credere che con una tale banca dati al ministero dell'Interno, non si vada ogni tanto ad autorizzare qualcuno per darci un’occhiata".

Il Senato si è opposto anche all'utilizzo delle immagini digitali del viso, nella cornice di un dispositivo di riconoscimento facciale. Ciò aprirebbe la possibilità di identificare le persone nella pubblica via, nel corso di una manifestazione, nei trasporti urbani, a partire dalle telecamere di sorveglianza confrontando i dati dello schedario. Di fronte all’inquietudine dei deputati, Claude Guéant pianta il chiodo: "Il riconoscimento facciale, che al momento non offre tutte le garanzie di affidabilità che sono necessarie, è una tecnologia che si evolve molto rapidamente: si può pensare dunque che molto presto sarà tanto affidabile quanto il riconoscimento digitale."

Piraterie possibili

Altro argomento controverso: la carta di identità sarà dotata di microchip RFID [3], che sono al momento utilizzati nei passaporti biometrici. Sono dei microchip che possono essere lette dai lettori wireless, come il Navigo della RATP. Problema, rivela Jean-Claude Vitran, del LDH: "Non è necessario che ci sia un lettore di microchip RFID per captare i dati della carta senza contatto." Il pass Navigo, ad esempio, può essere letto a quaranta centimetri.

“Con la nuova generazioni di microchip RFID, si possono leggere i dati ad alcune decine di metri di distanza. È possibile riuscire a produrre una carta falsa con i dati raccolti.» La nuova carta d’identità non riuscirà quindi a fermare i furti di identità. ”Con 90 euro, si può fabbricare un lettore”, spiega il militante della LDH: “Negli Stati Uniti qualcuno è riuscito a clonare i microchip negli aeroporti, per dimostrare all’amministrazione i difetti del sistema RFID.”

La schedatura, uno sport nazionale

A tutte queste critiche si aggiunge un sospetto sulla finalità di questa iniziativa. Per Jean-Claude Vitran, non ci sono dubbi: "Non è tanto una questione che riguarda la lotta contro i furti di identità, quanto la volontà di creare una vetrina per l'industria francese." I leader mondiali delle tecnologie delle carte con microchip e dei documenti di identità biometrici sono francesi: Morpho, ex Sagem Sécurité, filiale del gruppo Safran, che produce il passaporto biometrico francese, rivendica "130 casi di soluzioni per l’identità biometrica, in 70 paesi diversi".

Tra queste imprese troviamo anche Gemalto, Oberthur, o ancora Thales che ha consegnato 250 milioni di documenti securizzati in 25 paesi, particolarmente in Marocco, Uzbekistan, Etiopia e Regno Unito. Nel 2010 Morpho si è lanciato in un progetto allargato: raccogliere i dati biometrici di 1,2 miliardi di indiani per un archivio che incrocia le impronte digitali con il tracciato dell'iris.

“Come si può ignorare […] che il passaggio alla biometrica sia una formidabile opportunità di creare un mercato remunerativo per quelle imprese che sono specializzate in questo settore?”, si chiede la senatrice comunista Éliane Assassi, nel corso di una seduta al Senato. “Dietro a questa legge c’è un’enorme campagna di lobby da parte del raggruppamento professionale delle industrie di componenti e sistemi elettronici (Gixel), e in particolare da parte di Morpho”, ci spiega Jean-Marc Manach, giornalista di Owni.fr.

La Francia va controcorrente

Purtroppo i tempi sono duri: il Regno Unito, che nel 2008 ha firmato con Thalès un contratto per la creazione di carte di identità biometriche per un totale di 23 milioni di euro, ha cambiato idea. Nel 2010, il nuovo governo britannico ha abbandonato il progetto di carta di identità biometrica e di schedatura sistematica. Il governo olandese ha annunciato di voler rinunciare all’archiviazione delle impronte digitali e distruggere gli schedari esistenti.

In Israele un archivio nazionale contenente i dati personali di nove milioni di persone ha fatto per due anni il giro di Internet, dopo essere stato rubato da un impiegato del governo. In Algeria la realizzazione del passaporto biometrico suscita numerosi interrogativi, soprattutto sulla pertinenza dell’aver affidato la realizzazione di un archivio biometrico - quindi altamente sensibile - a un'impresa straniera, Oberthur. In Indiarisulta che ci siano alcune imprese, tra quelle che raccolgono i dati, che venderebbero queste informazioni a fini di marketing mirato. Altre cattive notizie penalizzare il settore.

La paranoia del controllo sociale

In questo contesto, il mercato francese delle carte biometriche rappresenterebbe una manna dal cielo. La Francia "ha oggi un ritardo considerevole. Le imprese francesi sono in punta ma non vendono niente in Francia, ciò che li penalizza all'esportazione rispetto ai concorrenti americani", si lamenta Jean-René Lecerf, senatore dell’UMP che ha depositato la proposta di legge al Senato.

Di fronte a questi rovesci, Claude Guéant vuole fare probabilmente un gesto per le imprese del settore. E impegnare la Francia in un processo di schedatura biometrica generalizzato. Un’altra schedatura, quando in Francia il numero degli archivi della polizia è già raddoppiato negli ultimi cinque anni. Un Libro Bianco sulla Pubblica Sicurezza [4] viene del resto di essere rimesso a Claude Guéant. Preconizza la creazione "di un terzo grande archivio basato sulle immagini del volto" con un sempre maggior ricorso ai software di riconoscimento automatizzato, per poter accelerare la soluzione delle "inchieste giudiziarie che dispongono di indizi che sono bloccati dalla protezione per i dati video." Un nuovo schedario da incrociare probabilmente con quello di identità biometrica: “Ci danno di paranoici”, conclude Jean-Claude Vitran: “Ma non siamo certo in una democrazia addormentata. Uno strumento simile otterrebbe un controllo totale della popolazione. È la volontà di schedare il mondo intero ad essere una vera paranoia."

AGNÈS ROUSSEAUX



Note:
[1] Leggere le osservazioni del CNIL del 25 ottobre del 2011.

[2] “Le impronte dei titolari della carta d’identità sono stoccate in un grande archivio informatico e contrassegnate da un numero specifico, evitando un legame diretto tra identità e impronte. Nel caso di una verifica di identità, i dati ci indicano solamente se questa identità corrisponde a un’impronta dell’archivio, senza specificarla”, attesta il Senato.

[3] Radio Frequency IDentification: una tecnologia che permette di memorizzare e di recuperare dati a distanza, senza contatto, utilizzando delle “radio-etichette” incollate o incorporate negli oggetti o nei prodotti.

[4] Scritto da un comitato di controllo presieduto dal Prefetto della polizia di Parigi, Michel Gaudin, e dal presidente dell’Osservatorio Nazionale della Delinquenza e delle Risposte Penali (ONDRP), Alain Bauer.




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Fonte: La future carte d’identité biométrique : entre fichage généralisé et business juteux

lunedì 2 gennaio 2012

Nuove dal Mustang.

Dal corrispondente di Viverealtrimenti, Oscar Salvador.

Il Mustang è un regno indipendente di religione buddista all’interno del territorio Nepalese, situato in una remota zona di alte montagne al confine con il Tibet.
Data la posizione geografica, unita a una stretta politica protettiva (il permesso per visitare queste zone costa ben 50 dollari al giorno), non sono molte le informazioni che trapelano riguardo questa regione, ma alcune recenti notizie apparse sui giornali nepalesi l’hanno temporaneamente riportata alla ribalta.
In particolare sono due le questioni che riguardano il Mustang: una di carattere interno, sui recenti sviluppi di complicati intrighi all’interno della famiglia reale; la seconda è invece d’importanza internazionale e si riferisce alla scoperta di numerosi scheletri (circa una sessantina) molto antichi, ritrovati in alcune grotte della regione.
Come riportato in un esteso ed interessante articolo del “The Kathmandu Post” del 24 Dicembre 2011, intitolato “Unrest in the walled city” (Agitazione nella città murata, facendo riferimento alla capitale del Mustang, Lo Manthang, unica città nepalese protetta da mura), gli intrighi di palazzo, peraltro molto comuni in Nepal, sono cominciati molti anni fa con la scelta del successore dell’attuale Re, Jhigmi Palbar Bista, e sono stati creati dalla signora Diki Dolkar, moglie del fratello maggiore del Re, che morì prima di poter essere incoronato.
Siccome Re Jhigmi Palbar Bista non ha eredi maschi, e non avendo scelto un successore, la signora Dolkar propose che venisse quindi nominato il figlio di sua sorella.
Il Mustang però si regola secondo una società patriarcale e il Re rifiutò la proposta preparandosi invece ad annunciare come successore il figlio del suo secondo fratello (il quale aveva abbandonato ogni diritto ereditario personale dedicandosi ad una vita religiosa), che secondo la legge locale era il legittimo erede.
La signora Dolkar allora, elaborò un astutissimo piano: nel 1992 il nipote che lei voleva eletto Re, organizzò il proprio matrimonio a Kathmandu e in vista delle celebrazioni, la signora chiese al Re di dargli i suoi vestiti ufficiali che lei avrebbe preparato per la grande cerimonia.
Re Jhigmi Palbar Bista, senza sospettare nulla, acconsentì, ma la maliarda aveva in mente altri piani: fece infatti indossare i vestiti dal nipote, e dopo aver fatto scattare alcune fotografie, le inviò al Re del Nepal Birendra, affermando che la successione era stata definita e la persona ritratta era il nuovo Re del Mustang.
Purtroppo per lei però, per rendere effettiva la successione, era necessaria l’approvazione del presente Re, cioè Jhigmi Palbar Bista, il quale invece, appena venne a sapere del raggiro della signora Dolkar, decretò immediatamente successore Suo nipote.
Vedendo il proprio piano fallire, la Signora Dolkar decise quindi di creare altri problemi recandosi presso la Corte Suprema nepalese per chiedere la divisione del Palazzo Reale come bene di famiglia, e qui sono nati i problemi per il Mustang.
Intanto bisogna notare che questo è il primo procedimento penale nella storia del Regno, in quanto fino ad ora le questioni erano sempre state risolte localmente tramite l’imparziale giudizio del Re.
I circa 15.000 abitanti del Mustang, sono rimasti quindi scandalizzati nell’apprendere la notizia che addirittura il loro amato Re era la persona affetta dall’ordine della Corte.
Infatti i giudici hanno dato ragione alla Signora Dolkar, stabilendo che il Palazzo Reale (chiamato Lomangthang) venga diviso tra i membri della famiglia, in quanto proprietà privata.
Questa decisione viene contestata per numerosi motivi: innanzitutto, in realtà, la Signora Dolkar già nel 1980, prima di stabilirsi a Kathmandu, aveva ottenuto la divisione dei beni, comprendenti terreni, gioielli e utensili, che lei vendette; e riguardo a questo esistono documenti per provarlo.
Come ulteriore aggravante, dal punto di vista dei protettivi abitanti del Mustang, fallito il tentativo di far eleggere il proprio nipote, la Signora Dolkar emigrò negli Stati Uniti insieme alla famiglia, rinunciando così alla cittadinanza nepalese e dopo la sua morte, la causa è stata portata avanti dalla figlia, considerata a tutti gli effetti un’estranea.
Ma il problema forse più grande che deriverebbe da un’eventuale divisione del Palazzo Reale di Lo Manthang è dovuto all’imminente introduzione dello stesso nella lista dei monumenti protetti dall’Unesco, che però ha fatto subito sapere che una divisione del Palazzo e degli oggetti al suo interno farebbe rescindere automaticamente la candidatura.
Al momento all’anziano (79 anni) e malfermo Re Jhigmi Palbar Bista non resta che organizzare una delegazione da inviare a Kathmandu per chiedere alla Corte Suprema una revisione della sentenza, invitando i giudici a recarsi in Mustang a raccogliere tutte le evidenze.
La seconda notizia che ha portato alla ribalta il piccolo ma piuttosto interessante Regno del Mustang è stata la scoperta di alcuni scheletri risalenti a circa il 450 a.C.
Il ritrovamento è avvenuto durante le ricerche condotte tra il 1992 e il 1997 da una troupe tedesca, ma i risultati dei lunghi studi sono stati resi pubblici solo di recente.
La peculiarità di questa scoperta si deve alla notevole antichità dei reperti e all’ottima conservazione di alcuni (in particolare una donna che protegge il proprio figlio) che sembra essere piuttosto rara per il tipo di ambiente nel quale sono stati rinvenuti.
Gli articoli apparsi sui giornali nepalesi (i numeri del The Kathmandu Post del 15 e 28 Dicembre) sono sembrati un po’ troppo sensazionalistici nel riportare l’eccezionalità della notizia (e gli esperti intervistati erano tutti nepalesi) che forse solo in parte può essere importante scientificamente, ma di certo è interessante da un punto di vista antropologico data la sicura originalità della popolazione che ha abitato anticamente queste remotissime regioni e la peculiare, seppur limitata, cultura che hanno sviluppato.
Pare infatti che siano stati rinvenuti anche alcuni oggetti, come contenitori di terracotta, quindi è legittimo aspettarsi qualche ulteriore studio e approfondimento, e magari qualche altro interessante articolo sul The Kathmandu Post; anche se forse per fare chiarezza sull’argomento bisognerebbe poter consultare direttamente il rapporto dei più imparziali tedeschi.

Kevin Barrett: "Gli psicopatici al potere nel mondo..."



.....Loro (ma chi?) ci hanno studiato. Essi sanno meglio di noi quello che noi sappiamo di noi stessi. Essi sono esperti nel premere i nostri bottoni, ad utilizzare le nostre emozioni contro di noi. Ogni essere umano porta in sé una dote di pregi e di difetti, la sua anima è il risultato di una particolare alchimia in cui il bene e il male coesistono, creando un equilibrio che a seconda dei casi pende verso il primo o il secondo piatto della bilancia.

In questo equilibrio, quello a cui per natura gli esseri umani tendono quando si ritrovano nella collettività è una coesistenza pacifica, poiché la coesistenza pacifica è quella che garantisce un maggior vantaggio al singolo.

Si tratta di una questione pratica, prima ancora che morale: cooperare col prossimo porta vantaggi a tutti; ne beneficia il singolo, ne beneficia la collettività. Queste considerazioni, d’altra parte, parrebbero essere smentite da una semplice osservazione degli avvenimenti che caratterizzano la storia degli uomini da millenni a questa parte.

Guerre, soprusi, saccheggi, odio ed intolleranza sono una costante nell’evolversi della civiltà umana.

Una apparente contraddizione, quindi. Ma ad uno sguardo più attento, in seguito ad una analisi più approfondita delle vicende storiche, si può scoprire come nei secoli siano sempre stati gruppi di poche persone a determinare il corso degli eventi, gruppi di persone dotate di un particolare carisma o potere in grado di trascinare le folle e farle partecipi dei loro piani di dominio.La grande domanda che chi studia i processi del passato e del presente dovrebbe porsi è infatti la seguente: perché sono sempre i peggiori esponenti del genere umano che detengono il potere? Possono cambiare le forme di governo, la struttura della società, il livello di cultura o di ricchezza collettivo, ma saranno, in ogni caso, sempre i peggiori a comandare.

Persone che alla pacifica convivenza preferiscono la violenza perpetua, che spingono ed istigano le folle verso massacri distruttivi ed irrazionali.

Persone apparentemente senza sentimenti, senza coscienza, pronte a scatenare guerre ed a sacrificare milioni di uomini per raggiungere i loro obiettivi. Apparentemente senza sentimenti.

Apparentemente?

Questo è il vero cuore della questione.Esistono infatti persone che sono prive di quei sentimenti tipici degli esseri umani, sentimenti quali l’empatia, la capacità di provare pietà, l’istinto di protezione dei più deboli, la solidarietà.
Sono sentimenti propriamente “umani”.

Eppure, vi sono individui che questi sentimenti li ignorano del tutto.

La psicologia moderna descrive questa condizione come un disturbo, e cataloga chi ne soffre all’interno della famiglia degli psicopatici.
Ma quello che per la psicologia contemporanea viene catalogato come disturbo, all’interno della nostra società diviene un grande vantaggio.
Grazie all’impossibilità di provare qualsiasi sentimento di compassione, privo di ogni remora morale, lo psicopatico infatti ha tutte le carte in regola per scalare i gradini della gerarchia sociale, una gerarchia strutturata in modo tale da favorire la salita di chi è privo di scrupoli.

Il dottor Kevin Barrett, nel suo Twilight of the Psychopaths, sintetizza :Gli psicopatici hanno svolto un ruolo sproporzionato nello sviluppo della civiltà, perché si prestano più facilmente a mentire, uccidere, ingannare, rubare, torturare, manipolare e, in generale, infliggere grandi sofferenze ad altri esseri umani senza alcuna sensazione di rimorso, al fine di stabilire il proprio senso di sicurezza attraverso il dominio.[…]

Quando si comprende la vera natura dell’influenza dello psicopatico, che è privo di coscienza, emozioni, egoista, freddo calcolatore, e privo di qualsiasi morale o norme etiche, si inorridisce, ma allo stesso tempo tutto improvvisamente comincia ad avere un senso.

La nostra società è sempre più senz’anima perché le persone che la portano avanti e che danno l’esempio sono senz’anima – letteralmente essi non hanno alcuna coscienza.

Nel suo libro Political Ponerology, Andrej Lobaczewski spiega che gli psicopatici clinici beneficeranno dei vantaggi anche in modo non violento nel corso della loro scalata delle gerarchie sociali.
Questo avviene perché possono mentire senza rimorso (e senza la presenza di quella spia fisiologica dello stress che viene rilevata dai test con la macchina della verità), gli psicopatici possono sempre dire ciò che è necessario per ottenere ciò che vogliono.Gli psicopatici rappresentano un minoranza all’interno della società, ma hanno un grande vantaggio rispetto alla maggioranza.Consapevoli della loro diversità, la usano per manipolare chi li circonda e per arrivare a posizioni di dominio.

Laggiù dove una persona mediamente onesta si fermerebbe, dinanzi a compromessi, patti con la propria coscienza, tradimenti, corruzioni, gli psicopatici avanzano senza esitare, e così arrivano senza ostacoli nelle stanze del potere.
In questo modo succede che la civiltà umana nei secoli venga guidata dai suoi peggiori rappresentanti, mentre la massa ignara viene stimolata affinché esprima le suepotenzialità più distruttive.

Ed in una società in cui i vertici dimostrano con il loro operato che è solo attraverso l’inganno e la furbizia che si può raggiungere il successo, le classi che compongono via via gli strati più bassi tenderanno ad imitare il comportamento di coloro che li precedono, portando la civiltà stessa alla inevitabile decadenza. Quello che occorre, oggi come non mai, è comprendere il meccanismo con il quale gli psicopatici riescono a soggiogare i loro simili, comprendere che sono persone che ragionano e sentono in maniera profondamente diversa dal resto dell’umanità, capaci di gesti ed azioni inimmaginabili per un uomo comune.
Solo conoscendo il loro modo di operare, si può sperare di risvegliare l’umanità dall’incantesimo di cui attualmente è succube. Il vero problema è che la conoscenza della psicopatia e di come gli psicopatici governano il mondo è stato effettivamente nascosto.

Le persone non hanno la benché minima conoscenza di cui avrebbero bisogno per compiere un vero cambiamento dal basso verso l’alto.
Ancora e ancora, nel corso della storia si finisce per servire il nuovo capo, identico al vecchio capo.
Se c’è un lavoro che merita sforzi a tempo pieno e dedizione per il bene ultimo di aiutare l’umanità in questi tempi bui, è lo studio della psicopatia e la propagazione di tali informazioni in lungo e in largo e il più velocemente possibile.

Fonte: http://santaruina.it/Psicopatici-e-potere

domenica 1 gennaio 2012

Il terzo mondo all'interno del paese più ricco del mondo...




«Una sorta di Terzo Mondo si sta sviluppando» all’interno del Paese più ricco al mondo. Per quanto sconvolgente, la dichiarazione di Ellen Bassuk, presidente del Centro nazionale Usa sulle famiglie senzatetto, non è una esagerazione. L’anno scorso, un bambino americano su 45 non aveva una casa stabile e la situazione sembra sempre più drammatica.

I dati raccolti dal rapporto annuale del centro Usa mostrano che gli 1,6 milioni di bambini che nel 2010 hanno trascorso le notti nei rifugi per i poveri, o in alloggi di fortuna, rappresentano un aumento del 38% rispetto al numero di minori senzatetto contati quattro anni fa. Il peggioramento è un «effetto di un disastro causato dall’uomo», sottolinea l’associazione del Massachusetts puntando il dito contro «la recessione». La crisi economica degli ultimi anni ha incrementato drammaticamente la disoccupazione e le difficoltà finanziarie delle famiglie Usa. Che non sono più riuscite a pagare il mutuo e, di conseguenza, si sono trovate senza casa. Non stupisce quindi che gli Stati in cui si registra il più alto tasso di piccoli senzatetto siano proprio quelli più poveri del Sud – tra cui Alabama, Mississippi, Lousiana e Arkansas – o quelli più colpiti dalla crisi immobiliare e occupazionale quali Arizona, California e Nevada.

Come segno dei tempi, il volto dei senza casa è pertanto drammaticamente mutato, passando da quello degli alcolizzati o dei mentalmente instabili a quello di piccoli innocenti che vivono con madri single o divorziate. Mentre a metà degli anni Ottanta solo l’uno percento della popolazione “homeless” era rappresentata da famiglie, la porzione – secondo il centro nazionale – si è ora gonfiata a un terzo.

Una stima solo leggermente peggiore di quella dipinta dal dipartimento americano abitazioni e sviluppo urbano che per il 2010 ha contato 168mila famiglie senza casa, un aumento del 28 per cento sulle 131mila del 2007. Dati che del resto rientrano nel quadro generale della povertà in America che – nonostante la nuova metodologia adottata dal Censo e la nuova soglia di demarcazione fissata in un reddito di 24.343 dollari annui – colpisce il 48 per cento del Paese.

Oltre mezzo milione dei bambini presi in esame dal rapporto fanno poi parte di famiglie “spezzate” e il 42 per cento del totale è al di sotto dei sei anni. Una situazione che rende ancora più difficile prevedere un miglioramento per il futuro. Crescere per strada e dormire in rifugi per i poveri o in edifici abbandonati o nelle stazioni della metropolitana ha un pesante e comprovato effetto sui minori, sia a livello fisico che psicologico e emotivo con ripercussioni sulle loro capacità caratteriali e intellettive. La mancanza di stabilità che li priva di sostegno durante gli anni formativi causerebbe un tasso di depressione di quattro o cinque volte superiore a quello di bambini che si trovano in situazioni “regolari”. E altrettanto si può dire del rischio di sviluppo ritardato. Per questo, un numero doppio di minori senzatetto mostra difficoltà di apprendimento e un terzo di loro si trova a dover ripetere le classi.

Il proseguimento delle difficoltà economiche che hanno creato il problema ne potrebbe poi ostacolare la risoluzione. Quasi due terzi delle città americane prevedono per l’anno prossimo un aumento dei senza casa tra le famiglie, ma nessuna amministrazione locale potrà investire più fondi per far fronte a una maggiore richiesta di alloggio temporaneo. Mediamente, l’anno scorso, il 18 per cento dei senzatetto non ha ricevuto aiuto. E il prossimo anno sarà peggio.


Loretta Bricchi Lee

Fonte: L'Avvenire