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lunedì 31 dicembre 2012

Clara Scropetta: "La custode della nascita"




LA CUSTODE DELLA NASCITA
di Clara Scropetta

Sorelle e fratelli, uniamoci in cerchio!
Ascoltatemi, ho un messaggio importante da darvi,
sono una custode della nascita e come tale vi offro quello che posso.

Chiamatemi nei vostri sogni, nelle visioni,
nei mantra e nelle canzoni
lasciate risuonare nel profondo le parole che mi sono state affidate:
sarò con voi.
Chiamatemi, e se mi volete proprio vicina, mi metterò in viaggio per voi.

Tutto ciò che vi dirò è già dentro di voi.
Nulla di nuovo ma ogni parola è sacra.
Ci ricorda quello che magari abbiamo dimenticato:
La saggezza di ciò che è.

Accogliamo i nostri figli 
con il cuore pieno di gioia e meraviglia
senza badare a quello che possono sembrarci le circostanze;
quando un bambino ci sceglie e scende 
ha sempre le sue buone ragioni e non sta a noi comprenderle.
Accogliamo i nostri figli con pienezza di spirito 
ancor prima di concepirli fisicamente, se possiamo!
Li chiamiamo dal cielo, ci prepariamo al loro arrivo.
Ci accorgiamo che uno di loro sta arrivando
e facciamo l'amore inebriati di questa consapevolezza:
l'unione sessuale è sempre un rito estatico e sacro,
ma se viene concepito un bambino 
diventa l'estasi di essere risucchiati nell'occhio del vortice della creazione...

Teniamo i nostri figli liberi da ogni sentimento di rifiuto e di risentimento,

da ogni aggressività e violenza li conserviamo puri e integri come ci sono stati donati.
Li portiamo nel nostro grembo restando aperti e ricettivi 
ai loro messaggi pregni di sagezza  e di verità.
Raccogliamo il coraggio per guardare in faccia le nostre paure , le proiezioni, i desideri:
Tutto ciò che è "io" e non semplicemente "è".
Con cerimonie e preghiere ci purifichiamo per offrirci puri e integri alla nuova vita.

Donna custode della vita viscerale eterna, 
o uomo custode della vita con il rispetto per il mistero feminile,
entrambi coltiviamo assieme purezza e integrità
per onorare il grande privilegio della fertilità.
Non abbiamo timore mentre la creatura ci cresce in grembo,
non abbiamo timore quando lo lascerà per venirci a guardare negli occhi.

Abbiamo fiducia nella nostra perfetta competenza 
e ricordiamo che il nutrimento che offriamo è medicina!
curiamo pertanto purezza e integrità del cibo , dell'acqua, dell'aria, 
delle emozioni e delle relazioni, tutte senza eccezione alcuna.
Siamo selvatici: facciamo solo quello che sentiamo giusto 
e stiamo solo al posto giusto,
lontani da tutto quello che ci turba e ci disturba.
Accogliamo i nostri figli con goia e meraviglia!
Ogni attimo magico della gestazione, di queste magiche nove lune .

Ce lo gustiamo in tutti i suoi infiniti piccoli cambiamenti e aggiustamenti.

Ricordiamo che la natura non prevede ne scomodità ne disaggio, 
che tutto ciò che accade non va a vantaggio di uno o dell'altro
bensì di ognuno.
La natura è generosa bella perfetta essenziale!
non ci lasciamo ingannare da chicchessia, 
restiamo nella fiducia che sgorga copiosa dai nostri ventri fertili.

Tutta la placenta, l'albero della vita, pulsa turgida di fiducia
e connette il palpabile con l'impalpabile...
Ogni attimo magico di queste meravigliose nove lune siamo connessi con l'impalpabile, 
se solo restiamo in silenzio e ascoltiamo e crediamo a quello che sentiamo.

Noi siamo selvatici e non temiamo la morte ne la diversità:
Sappiamo di fare parte del ciclo della vita e ne accettiamo tutte le manifestazioni

Con l'umiltà di chi ha compreso che non tutto si deve capire.
Quando la nascita si avvicina è il momento della ceremonia di benedizione:

La communità onora la futura madre per il dono che offre,
la ringrazia per la sua bellezza e la sua forza,
le ricorda come abbia in se la conoscenza e l'abilità 
affinché tutto avvenga come deve essere: perfetto
e si impegni a offrire aiuto e sostegno al puerperio.
Quando giunge il momento lo accogliamo con goia e calma:
senza alcuna fretta viviamo pienamente ogni irripetibile istante.
Rispettiamo ogni nostro desiderio di intimità 
e ogni nostro desiderio di compania, se lo abbiamo davvero.
Ricordiamo che non abbiamo bisogno di nessuno, che sappiamo già tutto, 
che se intraprendiamo questo viaggio in solitudine 
arriveremo molto lontano e riemergeremo sciamane.
Chi ci accompagna sappia onorare e rispettare la sacralità di questo evento,
sappia comprendere ciò che accade oltre la mera apparenza fisica,
sappia riconoscere lo stato di trance senza confonderlo con richiesta di aiuto o sofferenza,
resti sempre consapevole dell'immensità che gli si manifesta
attraverso la donna che partorisce, un bambino che nasce.
Sappia che essere impercettibile e proteggere questa bolla fuori dal tempo e fuori dallo spazio
in cui si sta compiendo il mistero.
Sappia sopratutto allontanarsi con prontezza
se si accorge che paura, timore, sfiducia prendono possesso di lui.
Esse perturbano gravemente il canale di conessione con la forza della vita.

Quando arriva il momento,
semplicemente seguiamo ogni movimento del bambino 
lo accompagnamo nella sua discesa con una sorta di danza 
ci apriamo incondizionatamente, sciogliendoci al suo passaggio.
Non opponiamo resistenza alcuna, ci lasciamo andare nella fiducia assoluta...
Non badiamo al tempo che passa, restiamo a gustarci l'eternità.
Non ci inquietiamo se compaiono prima i piedi o culetti, se i bambini sono due.
Solamente se percepiamo un'anomalia riemergiamo per valutare il da farsi.
Cancelliamo qualsiasi immagine o concetto ci sia rimasto impresso 
e lo sostituiamo con la visione di una dea, fiera, forte e selvaggia
ben ancorata alla terra con i suoi piedi, ben rivolta al cielo con la sua testa,
piena di dignità
che accoglie con le sue proprie mani la creatura appena scivola fuori da lei
e la appoggia con grazia sul suo ventre caldo.
Non tutto è finito, ancora ci troviamo fuori dal tempo e dallo spazio,
ancora regnano il silenzio, la calma e il rispetto
mentre madre e figlio restano in eterna, estatica contemplazione reciproca.
Non c'e nulla proprio nulla da fare.
Il cordone smette lentamente di pulsare e il bambino comincia con calma a respirare,
gli puliamo il naso con la nostra bocca se è necessario.
Attendiamo che la placenta nasca in pace dopo che i vasi sanguini si sono chiusi.
Sappiamo che è possibile non tagliare affatto il cordone 
e che se proprio vogliamo farlo non è mai troppo tardi
ed è sempre un po' troppo presto.
Ci teniamo bene al caldo e ci mettiamo comode,
ci lasciamo sedurre dall'incomparabile bellezza e perfezione di questa nuova creatura;
a parte ciò, non c'è nulla, proprio nulla da fare.
Non rimuoviamo lo strato iridescente che ricopre e nutre la pelle del bambino.
L'ultima cosa che ci viene in mente è di separare madre e bambino.
A questo punto il padre si unisce alla meraviglia
ed esprime tutta la gratitudine alla sua dea, tutta la goia a suo figlio
che ha già trovato il seno per la prima poppata.
Tutti coloro che si trovano vicini si lasciano catturare da questo incantesimo;
si occupano con efficacia e discrezione delle piccole cose pratiche da sbrigare
e pieni di riconoscenza si allontanano in punta dei piedi...
Accogliamo i nostri figlio e le loro madri con il cuore pieno di goia e meraviglia.
Teniamo i nostri figli e le loro madri liberi da ogni sentimento di rifiuto e risentimento,
da ogni agressività e violenza:
li conserviamo puri e integri come ci sono stati donati.

Nelle preziose prime settiamane di vita
ci dedichiamo completamente al bambino per affinare assieme a lui
quel linguaggio che stiamo usando da quando lo abbiamo chiamato.
Tutta la communità si occupa alacramente di preparare i pasti, pulire la casa, fare il bucato,
di offrire massaggi, tisane e bagni alla madre
e congratularsi senza posa per la meraviglia ce si sta compiendo senza invaderne l'intimità.
Il bamino se ne sta placido e contento al suo posto, sul corpo della propria madre;
si attacca al seno quando ne ha la necessità e dorme tra chi gli ha dato la vita.
Quando non c'è trauma né separazione e i bisogni fondamentali sono prontamente soddisfatti, 
non ci sono segnali di disagio:
non ci sono pianti, coliche, eruzione cutanee, rigurgiti o fioriture.
Il corpo della madre, o di chi altro se ne prende cura,
continua ad essere il posto giusto per il bambino per lungo tempo,
finché non chiede lui stesso di scendere.
Non smettiamo quindi di portarlo addosso, magari con l'aiuto di un fazzoletto,
finché non vediamo che vuole cominciare a gattonare,
pronti a riprenderlo in braccio o sulle ginocchia appena ritorna da noi.
Non smettiamo di dormire assieme fnché il bambino non ci chiede lui stesso un suo letto.
Non smettiamo di allatarlo finché non ci dice lui stesso che ha finito con la tetta.

Accogliamo i nostri figli con il cuore pieno di gioia e meraviglia.
Li teniamo liberi da ogni sentimento di rifiuto e di risentimento
da ogni agressività e violenza:
li conserviamo puri e integri come ci sono stati donati.
Nostra gioia è essere a loro disposizione, naturalmente e senza sforzo,
comunicando senza posa e silenziosamente quanto sono benvenuti e quanto valgono
per il semplice fatto di esistere.
Abbiamo completa fiducia nella loro competenza:
sono i nostri figli a sapere quando hanno fame, sete, sonno, caldo o freddo,
a sapere con chi vogliono stare e cosa desiderano fare.
Attendiamo un loro segnale per soddisfarli ma non anticipiamo o equivochiamo i loro bisogni.
Abbiamo completa fiducia nella loro socialità,
ci occupiamo giusto di offrire loro purezza e integrità nel nostro esempio
e sappiamo che verremo imitati;
badiamo giusto a fare tutto quello che siamo soliti fare in loro presenza
e sappiamo che naturalmente acquisirano le nostre abilità.
Lasciamo intatta la fiducia che essi hanno nel loro corpo e nelle loro capacità
evitando di sostenerli, incoraggiarli o limitarli nella scoperta del movimento e del linguaggio.
Accogliamo con sincera soddisfazione ogni progresso senza interferire nella loro autonomia 
e nei loro tempi di crescita.
Quando vengono  in cerca di noi li accogliamo con semplicità, grazia e il sorriso nel cuore.
Non parliamo troppo, non li giudichiamo, non li devalorizziamo,
ci aspettiamo soltanto che appena possono faranno esattamente come gli mostriamo
e nel frattempo ridiamo degli incidenti.
Ognuna di queste parole non è destinata meramente ai " genitori",
bensì a ogni adulto, a ogni bambino. La nostra communità si impegna a essere un esempio di purezza e integrità,
consapevole del valore intrinseco di ogni essere vivente e disponibile alle necessità di ognuno.
Naturalmente, senza sforzo, accompagnamo tutti assieme i nostri cuccioli nella crescita.
Il sorriso che abbiamo per loro ci sgorga sinceramente dal cuore:
è un piacere averli vicini, accudirli, raccontarli le storie in cui crediamo
e mostrarli come funzionano le cose da noi.
I nostri figli imparano perciò il "noi" prima dell'"io",
crescono nella fiducia e nel rispetto di tutte le manifestazioni del creato,
fieri di essere parte di un popolo meraviglioso.
Nutriti da una tale accoglienza e dal riconoscimento incondizionato del loro valore
i nostri figli crescono forte, sani e belli;
il passo sicuro e agile, i movimenti fluenti, i gesti delicati e preziosi, la schiena ben diritta
a testa alta guardano verso l'orizzonte e vedono molto lontano.
I loro occhi brillano di curiosità e non mostrano timore.
Li osserviamo orgogliosi e siamo sommersi dall'emozione:
la terra si sta guarendo!
così sia.

Uniti in questo cerchio abbiamo lasciato vibrare ogni singola lettera,
abbiamo gioito nel riconoscere ciò che siamo.
Ora possiamo con riconoscenza
aprire il cerchio e cominciare le danze!

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