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mercoledì 9 settembre 2020

Spiritualità laica come espressione della vita... - Considerations on lay spirituality by Paolo D'Arpini



Un'idea morale ed un'etica utopica esercitano sovente un grande appeal attrattivo su molti intellettuali. Come tutte le idee aldilà della portata attuativa rischia però di diventare un’altra forma di “ismo”, una ideologia  che si prefigge attraverso i suoi propagatori di elevare la coscienza con il solo risultato di contribuire a ulteriormente dividere la società umana in “credenti” e “infedeli”, buoni e cattivi. Insomma una religione che inneggia alla morale ed all'etica manca spesso  di capacità attuativa e come tutte le finalità religiose resta un ideale alla portata di pochi “eletti” disgiunti dal contesto umano.

Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà delle forme vitali e delle reciproche relazioni fra specie, sia importante che vengano innanzitutto riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l’eticità naturale nel loro rapporto,  senza forzare la natura.

L’astrazione del pensiero trasformato in “morale” non aiuta la manifestazione di una spontanea “compassione” che sorge in un interspecismo maturo. Tutti gli esseri viventi attingono e si originano dalla comune matrice che differenziandosi ha assunto le innumerevoli forme, ognuna complementare e relata alle altre, ognuna con alcuni aspetti evolutivi utili al mantenimento della vita ed alla ulteriore propagazione e fioritura di nuove specie. L’uomo non è l’ultima parola in natura e questo deve essere sempre presente nella considerazione di chi si pone il “problema” del bene collettivo.

“L’uomo che non voglia far parte della massa non ha che da smettere di essere accomodante con se stesso; segua piuttosto la propria coscienza che gli grida: ’sii te stesso! Tu non sei certo ciò che fai, pensi e desideri ora’. Ogni giovane anima sente giorno e notte questo appello e ne trema; infatti presagisce, rivolgendo il pensiero alla sua reale liberazione, la misura di felicità destinata dall’eternità; felicità che non riuscirà mai a raggiungere se incatenata dalle opinioni e dalla paura. E quanto assurda e desolata può divenire l’esistenza senza questa liberazione! Nella natura non c’è creatura più vuota e ripugnante dell’uomo che è sfuggito al suo genio e ora volge di soppiatto lo sguardo a destra e a sinistra, indietro e ovunque. Un tale uomo alla fine non lo si può neppure attaccare: è solo esteriorità senza nucleo, un marcio costume, pitturato e rigonfio, un fantasma agghindato che non può ispirare paura e tanto meno compassione.” (Friedrich Nietzsche)

C'è poi una differenza sostanziale tra la morale e l'etica, che derivano da una catechesi religiosa, ed un giusto comportamento naturalistico. Tanto per cominciare osserviamo che i dettami religiosi, apparentemente utili alla convivenza sociale ed al rispetto per la natura e per i propri simili, hanno una origine chiaramente antropocentrica, non rivolta al miglioramento generale della qualità della vita, in senso fisiologico, bensì all'ottenimento di meriti o demeriti i cui risultati saranno usufruibili in un “post mortem”. Qui soprattutto stiamo parlando degli insegnamenti delle religioni monolatriche di origine giudaica poiché altre “religioni” -soprattutto orientali ma anche quelle di carattere matristico  dell'Antica Europa- nelle loro espressioni non  riconoscono l'esistenza di un “Dio” personale creatore e giudicante le sue creature,  bensì di un evolversi spontaneo dell'esistenza che sempre tende alla crescita coscienziale. Le religioni monolatriche, ebraismo, cristianesimo ed islam, esprimono dettami che soddisfano la presunta volontà del demiurgo adorato, quindi il premio od il castigo sono condizionati dall'aderenza alle norme scritte (per altro da altri uomini autodefinitisi profeti o messia) attraverso le quali ottenere il passaporto per l'aldilà. Prova ne sia che – a parte alcune indicazioni alimentari, essenzialmente dovute a ragioni climatiche- tutti i comandamenti insegnati nella catechesi religiosa hanno una funzione moralistica  di controllo sociale.

La convivenza pacifica, la solidarietà fra umani ed animali, il rispetto della natura, non interessano queste religioni, tant'è che leggendo il corano, il vangelo e la bibbia troviamo numerose citazioni che incitano alla “guerra” ed alla distruzione degli “infedeli”. E' detto che “Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza” forse sarebbe più corretto dire che tali uomini crearono un Dio a loro sembianza e piacimento. E qui parliamo specificatamente di “uomini” nel senso di maschi, maschilisti e dominatori, poiché le donne -come abbiamo visto in altre pubblicazioni- sono considerate esseri inferiori, quasi al livello degli animali. La morale religiosa è misogina e contro natura e se un obbligo viene stabilito ha sempre un risvolto utilitaristico che non tiene conto dell'etica universale.

Faccio un esempio concreto nell'uso prevaricatorio consentito verso i nemici, gli animali e le forme di vita in generale. Il nemico sconfitto diventa succube e schiavo, gli animali sono oggetto di sfruttamento senza limiti, la natura viene considerata serva passiva delle necessità umane –o presunte tali- senza tener conto delle conseguenze. In realtà l'etica “religiosa” non esiste affatto è solo una parvenza poiché non tiene conto del contesto in cui si manifesta, delle diverse situazioni o della universalità nella sua attuazione. Per la bibbia Dio è al disopra di noi e l’uomo è un peccatore senza alcun potere, quindi egli non può evolversi e redimersi se non attraverso l'ubbidienza ai dettami impartiti dai suoi ministri. Da ciò ne consegue che ci sono nella società umana figli e figliastri, o addirittura esseri sub-umani esclusi dal conteggio. Il beneficio della “misericordia” è estensibile -ad esempio- solo a quelli che fanno parte del “popolo eletto”, ai membri della stessa parrocchietta, e non a tutti indistintamente  (basterebbe in tal senso leggersi le ingiunzioni della Torah).

Purtroppo questo atteggiamento fariseo è stato in parte ripreso anche dalla scienza in cui si tiene conto del “bene” e dell'utilità di ogni scoperta tesa allo specifica vantaggio dell'uomo, in quanto specie dominante. O peggio ancora dell'uomo in quanto società dominante. Basti vedere la continua ricerca di armi di distruzione di massa portata avanti dalle elites al potere, per questioni di dominio, senza considerare le conseguenze nell'uso di tali “invenzioni”. Vorrei anche portare l'esempio del sistema medico farmaceutico basato sulla vivisezione, introdotta prima negli USA e poi adottata nel resto della società “civilizzata”. La fisiologia di un topo o di un cane è totalmente diversa da quella di un essere umano ma si è fatto obbligo -prima di dichiarare un medicinale adatto all'uso umano- che ne venga testata la validità sugli animali. Ovvero gli animali vengono fatti soffrire volontariamente con il fine “etico” di salvaguardare la salute umana, per altro cosa che la sperimentazione su animali non potrà mai dimostrare poiché basata sugli esperimenti su specie diverse dall'uomo. Volendo restare in  questo  filone "etico-utilitaristico" possiamo notare che lo sfruttamento del mondo animale per fini voluttuari ha raggiunto livelli assolutamente privi di ogni eticità, forse perché nella bibbia è detto che gli animali possono essere usati a piacimento dell'uomo, questa è la concessione che il demiurgo fece nell'alleanza stipulata con Noè dopo il diluvio universale.

Allora dove può risiedere il vero senso dell'etica? É ovvio che va ricercato in se stessi, nella propria esperienza di vita, nella capacità empatica che sviluppiamo attraverso l'osservazione delle cause ed interazioni  del bene e del male e che riconosciamo anche  in noi stessi, vedendoli rispecchiati  negli altri. Il ruolo della persona etica  è proprio quello di saper vivere senza nuocere. Questo  riferimento preciso al valore della persona “in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva” rientra nell’ambito della Spiritualità Laica e non ha nulla a che vedere con la religione. Se si vuole ottenere chiarezza nella vita, non serve studiare gli insegnamenti religiosi ma approfondire solo una ricerca. Quale? La ricerca di se stessi in se stessi. Perché dentro ognuno di noi ci sono tutte le risposte.

Scrive il celebre pensatore Henry Corbin: “Mancando la persona, assente ciò che ne rende possibile la preminenza, ci troviamo di fronte al nichilismo agnostico: non c’è più nessuno; l’uomo è scomparso”.

Quindi la vera fonte dell'etica universalista risiede nell'esperienza e nel riconoscimento della comune appartenenza e del pari valore che ogni fenomeno o ogni altro essere condivide con noi, attraverso il nostro rapporto  empatico. La libera crescita della coscienza non è descrivibile od etichettabile, come potrebbe esserlo la mente od il corpo, è il risultato di un approfondimento evolutivo nella conoscenza di sé e del nostro prossimo. Ne deriva una capacità di guardare ai diversi  modi espressivi della vita con comprensione ed accettazione. Infatti, l'adesione ad una specifica credenza, ad una scuola, ecc., non ha valore quale supporto legittimo per diventare fonte di danno per sé e per gli altri. Notiamo che il senso etico prevalente nel mondo in cui viviamo è il risultato di un simile errore perpetrato soprattutto dalle tre principali religioni monoteistiche.

Ovviamente nella ricerca del proprio Sé non possiamo fermarci alla conoscenza della “persona”. La persona ci consente di apprendere i vari modi espressivi della mente, comuni a tutti, e quindi di poter rispettare gli altri come noi stessi, ma il passo successivo di un'etica matura deve indirizzarsi verso il “transpersonale”, da qui sorge un distacco, una consapevolezza del significato dei miti, riconoscendoli simbolicamente, ed è a questo punto che irrompono gli archetipi primordiali ed il vuoto al limite della mente. Questo stato viene descritto da Gurdjeff come “negatività purgatoriale” una condizione preliminare alla perdita della fissità individuale e foriera  dell’assorbimento nel Sé. Questa consapevolezza-testimonianza, chiamatela se volete “essenza sottile”, è come un aroma che emana dalla materia, dal che se ne deduce che non  può esserci separazione fra la materia e lo spirito. Nemmeno può esserci vantaggio personale a scapito altrui, poiché siamo in un unicum.

Non si pensi però che lo  stato di totale empatia possa essere raggiunto attraverso uno studio od una comprensione intellettuale poiché l’intento è un aspetto della mente, mentre la consapevolezza – che è pura coscienza – consente il manifestarsi di tutti i processi che appaiono nella mente ma non ne è toccata. In verità questo stato di assoluta libertà è già presente e connaturato in noi, ma è stato oscurato da una mole di credenze e false nozioni su noi stessi e sul mondo percepito come separato da noi. Questa separazione è fonte di angoscia ed è proprio per questa ragione che le filosofie orientali, in particolare il buddismo, si sono indirizzate verso il superamento della sofferenza. Per ottenere ciò dobbiamo compiere una rivoluzione a 180 gradi. Per essere in armonia con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda occorre ribaltare il concetto egoico antropocentrico che ha generato negli ultimi millenni carneficine inimmaginabili, desertificazioni immense, saccheggi di luoghi incontaminati e indifesi. Jean-Paul Sartre diceva che dal mancato incontro con l'altro derivano le sofferenze e il dolore che gli uomini si infliggono l'un l'altro.

Nel non credere alle norme precostituite, alle abitudini del mondo,  c'è la chiave per la liberazione. “Non credere in quello che dico. Non prendere dogmi o libri come infallibili. Non credere agli altri e non credete nemmeno ai maestri. Non credere a nessuno e questo è il mio unico vero insegnamento che ti darò. Non credere mai!” (Buddha)

Nelle forme più raffinate del buddismo, come ad esempio nella sistema Zen, molta importanza si da all'empatia che si sviluppa attraverso i rapporti interpersonali. Godendo e soffrendo assieme agli altri. Il vero altruismo è però un'arte che occorre sviluppare, poiché se è facile condividere la gioia risulta più difficile condividere la sofferenza. In tal senso l'adepto zen “assisterà” il sofferente invitandolo a superare il dolore nel modo giusto. Gli suggerirà di non aspettarsi consolazioni o che sia il tempo a portare la guarigione, gli farà capire che potrà vincere il suo dolore solo accettandolo come parte del suo destino. Chi è capace di tanto riesce a sopportare la propria sofferenza e se ne libera. Questa liberazione porta alla guarigione tanto più sicuramente quanto più sinceramente si partecipa al dolore altrui, cioè quanto più sensibili si diventa verso il dolore di chiunque. Il sofferente, reso cosciente da questa radiografia del suo stato d'animo, percepisce direttamente che a liberarlo dal dolore non è il rifiuto dello stesso né la fuga dall'esistenza. Questa è una genuina forma di etica altruistica.

Ma ora vediamo più in dettaglio come viene affrontato il concetto di “etica” in altre filosofie orientali. Questo concetto, ad esempio, non è contemplato nel taoismo, poiché l’etica appartiene al ragionamento e quindi al cervello logico. Ovvero è una costruzione mentale speculativa e preordinata. Una sorta di condizionamento che subentra in seguito all'accettazione di regole comportamentali. Nel taoismo non vi sono regole codificate, tutto l'agire avviene nella spontaneità e nell'idoneità di rispondere alla situazione corrente. L'etica viene considerata una sorta di calmieratore per regolamentare i rapporti interpersonali nella società, ciò comporta il predominio della coscienza razionalista, la parte giudicativa della mente prende così il sopravvento nel funzionamento e da qui l'insorgere delle religioni, del sistema gerarchico e della arroganza dell’uso nei confronti delle altre creature e della natura. Da una parte si opprime considerandolo un proprio diritto e dall’altra si difende in considerazione della propria “superiorità” ideologica (etica).

Nel Hua Hu Ching è detto: “Agli altri esseri comuni spesso si richiede tolleranza. Per gli esseri integrali non esiste una cosa come la tolleranza, perché non esiste nessuna cosa come le altre. Essi hanno rinunciato a tutte le idee di individualità e ampliato la loro buona volontà senza pregiudizi in qualunque direzione. Non odiando, non resistendo, non contestando. Amare, odiare, avere aspettative: tutti questi sono attaccamenti. L’attaccamento impedisce la crescita del proprio vero essere. Pertanto l’essere integrale non è attaccato a nulla e può relazionarsi a tutti con una attitudine non strutturata.”

Nel taoismo, che propriamente è una forma di naturalismo vissuto senza enfasi, si indica l’astenersi dagli eccessi, sia in positivo che in negativo, come un naturale atteggiamento di vita. Si comprende il bene ed il male ma non si predilige né l’uno né l’altro. Il bene (Yang) ed il male (Yin) sono i due aspetti del manifestarsi della esistenza su questa terra. Ed è per questa ragione che i taoisti irridevano il buon Confucio che da razionalista convinto spingeva per un’etica sociale e politica, mentre essi si limitavano a permanere nella propria natura originale. Rispettando le propensioni naturali, non governandole quindi per convenienza utilitaristica. Occorre superare il  distacco che ha portato quasi a radicalizzare il conflitto tra spontaneità e retorica, e ciò senza voler efficientemente promuovere ed affermare e ri-pensare la verità della propria natura originaria in quanto risultato di una  concezione “etica”.

In definitiva secondo il taoismo etica e morale son due pensieri cangianti e relativi, due qualità utili semplicemente alla convenienza sociale, due forme ipocrite di asservimento alle consuetudini. Infatti la morale e l’etica sono state usate da tutte le religioni come bandierine simboliche per giustificare il “bene” programmato a sistema.

Paolo D'Arpini - spiritolaico@gmail.com  


Considerations on lay spirituality by Paolo D'Arpini - Culture - SPIRITUAL


Testo Inglese:

A moral idea and a utopian ethics often exert a great attractive appeal on many intellectuals. Like all ideas beyond the scope of implementation, however, it risks becoming another form of "ism", an ideology that aims to raise awareness through its propagators with the sole result of helping to further divide human society into "believers" and "infidels", good and bad. In short, a religion that praises morals and ethics often lacks implementation capacity and like all religious purposes it remains an ideal within the reach of a few "chosen" people who are separated from the human context.

I personally feel that in order to move towards an awareness of the common belonging and of the equal dignity and complementarity of the vital forms and of the reciprocal relationships between species, it is important that the differences are first of all recognized in order to be able at the same time to recognize the natural ethics in their relationship, without force nature.

The abstraction of thought transformed into "morality" does not help the manifestation of a spontaneous "compassion" that arises in a mature interspecism. All living beings draw on and originate from the common matrix that differentiating itself has taken on innumerable forms, each complementary and related to the others, each with some evolutionary aspects useful for the maintenance of life and the further propagation and flowering of new species. Man is not the last word in nature and this must always be present in the consideration of those who pose the "problem" of the collective good.

"The man who does not want to be part of the crowd has only to stop being accommodating to himself; rather, follow your conscience that shouts at you: be yourself! You are not sure what you do, think and desire now. " Every young soul hears this call day and night and trembles with it; in fact foreshadows, turning the thought to its real liberation, the measure of happiness destined for eternity; happiness that will never be able to achieve if chained by opinions and fear. And how absurd and desolate existence can become without this liberation! In nature there is no more empty and repulsive creature than man who has escaped his genius and now turns his eyes to stealthily to the right and left, back and everywhere. In the end, such a man cannot even be attacked: it is only a nucleusless exterior, a rotten costume, painted and swollen, a dressed-up ghost who cannot inspire fear, much less compassion. " (Friedrich Nietzsche)

Then there is a substantial difference between morality and ethics, which derive from a religious catechesis, and a just naturalistic behavior. To begin with, we observe that religious dictates, apparently useful for social coexistence and respect for nature and for one's fellowmen, have a clearly anthropocentric origin, not aimed at the general improvement of the quality of life, in a physiological sense, but at obtaining of merits or demerits whose results will be available in a "post mortem". Here above all we are talking about the teachings of monolatric religions of Judaic origin since other "religions" - especially oriental but also those of a matristic character of Ancient Europe - in their expressions do not recognize the existence of a personal "God" creator and judging his creatures, but rather of a spontaneous evolution of existence that always tends to conscious growth. The monolatric religions, Judaism, Christianity and Islam, express dictates that satisfy the presumed will of the worshiped demiurge, therefore the reward or the punishment are conditioned by the adherence to the written norms (on the other hand by other men self-defined prophets or messiahs) through which to obtain passport to the afterlife. Proof of this is that - apart from some food indications, essentially due to climatic reasons - all the commandments taught in religious catechesis have a moralistic function of social control.

Peaceful coexistence, solidarity between humans and animals, respect for nature do not affect these religions, so much so that reading the Koran, the Gospel and the Bible we find numerous quotes that incite "war" and the destruction of "infidels" . It is said that "God created man in his image and likeness" perhaps it would be more correct to say that such men created a God in their liking and liking. And here we speak specifically of "men" in the sense of males, male chauvinists and dominators, since women - as we have seen in other publications - are considered inferior beings, almost at the level of animals. Religious morality is misogynistic and unnatural and if an obligation is established it always has a utilitarian aspect that does not take universal ethics into account.

I give a concrete example in the prevaricatory use allowed towards enemies, animals and animals to succubus and slave, animals are exploited without limits, nature is considered passive servant of human needs - or presumed such - without taking into account the consequences. In reality, "religious" ethics does not exist at all, it is only a semblance since it does not take into account the context in which it occurs, the different situations or the universality in its implementation. For the Bible, God is above us and man is a sinner without any power, therefore he cannot evolve and redeem himself except through obedience to the dictates imparted by his ministers. From this it follows that there are children and stepchildren in human society, or even sub-human beings excluded from counting. The benefit of "mercy" is extensible - for example - only to those who are part of the "chosen people", to the members of the same parish, and not to everyone without distinction (in this sense it would be enough to read the injunctions of the Torah).

Unfortunately, this Pharisee attitude has also been partially taken up by science in which the "good" and usefulness of any discovery aimed at the specific advantage of man, as a dominant species, is taken into account. Or even worse than man as a dominant society. Suffice it to see the continuous search for weapons of mass destruction carried out by the elites in power, for reasons of domination, without considering the consequences in the use of these "inventions". I would also like to take the example of the vivisection-based medical pharmaceutical system, first introduced in the USA and then adopted in the rest of "civilized" society. The physiology of a mouse or dog is totally different from that of a human being, but it was mandatory - before declaring a medicine suitable for human use - that its validity is tested on animals. That is, animals are made to suffer voluntarily with the "ethical" aim of safeguarding human health, for another thing that animal experimentation will never prove because it is based on experiments on species other than humans. Wanting to remain in this "ethical-utilitarian" strand we can note that the exploitation of the animal world for voluptuous purposes has reached levels absolutely devoid of any ethics, perhaps because in the bible it is said that animals can be used at will of man, this is the concession that the demiurge made in the covenant made with Noah after the universal flood.

So where can the true sense of ethics reside? It is obvious that it must be sought in oneself, in one's life experience, in the empathic ability that we develop through the observation of the causes and interactions of good and evil and which we also recognize in ourselves, seeing them mirrored in others. The role of the ethical person is precisely that of knowing how to live without harming. This precise reference to the value of the person "as the custodian of the first spark of Consciousness from which everything derives" falls within the sphere of secular spirituality and has nothing to do with religion. If one wants to obtain clarity in life, it is not necessary to study religious teachings but to deepen only research. Which? The search for oneself in oneself. Because inside each of us there are all the answers.

The famous thinker Henry Corbin writes: "Lacking the person, absent what makes his pre-eminence possible, we are faced with agnostic nihilism: there is no one else; man has disappeared. "

So the real source of universalist ethics lies in the experience and recognition of the common belonging and the equal value that every phenomenon or every other being shares with us, through our empathic relationship. The free growth of consciousness cannot be described or labeled, as the mind or body could be, it is the result of an evolutionary deepening in the knowledge of oneself and our neighbor. The result is an ability to look at the different expressive ways of life with understanding and acceptance. In fact, adherence to a specific belief, to a school, etc., has no value as a legitimate support to become a source of damage for oneself and for others. We note that the ethical sense prevalent in the world in which we live is the result of a similar error perpetrated above all by the three main monotheistic religions.

Obviously in the search for one's self we cannot stop at the knowledge of the "person". The person allows us to learn the various expressive ways of the mind, common to all, and therefore to be able to respect others as ourselves, but the next step of a mature ethics must be directed towards the "transpersonal", hence a detachment , an awareness of the meaning of myths, recognizing them symbolically, and it is at this point that the primordial archetypes and the void at the limit of the mind break in. This state is described by Gurdjeff as "purgatorial negativity" a preliminary condition to loss of individual fixation and harbinger of absorption in the Self. This awareness-testimony, call it if you want "subtle essence", is like an aroma that emanates from matter, from which it is deduced that there can be no separation between matter and spirit. There can be no personal advantage at the expense of others, since we are in a unicum.

However, do not think that the state of total empathy can be achieved through study or intellectual understanding since intent is an aspect of the mind, while awareness - which is pure consciousness - allows the manifestation of all the processes that appear in the mind. but it is not affected. In truth this state of absolute freedom is already present and innate in us, but it has been obscured by a mass of beliefs and false notions about ourselves and the world perceived as separate from us. This separation is a source of anguish and it is precisely for this reason that Eastern philosophies, in particular Buddhism, have turned towards overcoming suffering. To achieve this we must make a 180 degree revolution. To be in harmony with ourselves and with everything around us, the anthropocentric ego concept that has generated unimaginable carnage, immense desertifications, plundering of pristine and defenseless places has to be reversed. Jean-Paul Sartre said that from the failure to meet the other, the sufferings and pain that men inflict on each other result.

In not believing in the pre-established norms, in the habits of the world, there is the key to liberation. “Don't believe what I'm saying. Don't take dogmas or books as foolproof. Do not believe in others and do not believe in masters either. Do not believe anyone and this is my only true teaching that I will give you. Never believe! " (Buddha)

In the more refined forms of Buddhism, such as in the Zen system, much importance is given to empathy that develops through interpersonal relationships. Enjoying and suffering together with others. However, true altruism is an art that needs to be developed, because if it is easy to share joy, it is more difficult to share suffering. In this sense, the Zen adept will "assist" the sufferer by inviting him to overcome the pain in the right way. He will suggest that he does not expect consolations or that time will bring healing, he will make him understand that he can overcome his pain only by accepting it as part of his destiny. Those who are capable of much can endure their suffering and get rid of it. This release leads to healing all the more surely the more sincerely you participate in the pain of others, that is, the more sensitive you become towards anyone's pain. The sufferer, made aware by this x-ray of his state of mind, perceives directly that to free him from pain is not his refusal or his escape from existence. This is a genuine form of altruistic ethics.

But now let's see in more detail how the concept of "ethics" is addressed in other Eastern philosophies. This concept, for example, is not contemplated in Taoism, since ethics belongs to reasoning and therefore to the logical brain. That is, it is a speculative and preordained mental construction. A sort of conditioning that takes over following the acceptance of behavioral rules. In Taoism there are no codified rules, all action takes place in spontaneity and in the ability to respond to the current situation. Ethics is considered a sort of calmer to regulate interpersonal relationships in society, this involves the predominance of rationalist consciousness, the judicial part of the mind thus takes over in functioning and hence the rise of religions, the hierarchical system and arrogance of use towards other creatures and nature. On the one hand it oppresses it by considering it its own right and on the other it defends itself in consideration of its ideological (ethical) "superiority".

In Hua Hu Ching it is said: “Tolerance is often required of other common beings. For integral beings there is no such thing as tolerance, because there is no such thing as the others. They renounced all ideas of individuality and expanded their goodwill without prejudice in any direction. Not hating, not resisting, not contesting. To love, to hate, to have expectations: all these are attachments. Attachment prevents the growth of one's true being. Therefore being integral is not attached to anything and can relate to everyone with an unstructured attitude. "

In Taoism, which properly is a form of naturalism lived without emphasis, refraining from excesses, both positive and negative, is indicated as a natural attitude of life. Good and evil are understood but neither is preferred. The good (Yang) and the bad (Yin) are the two aspects of the manifestation  legs of existence on this earth. And it is for this reason that the Taoists mocked the good Confucius who, as a convinced rationalist, pushed for a social and political ethics, while they simply remained in their original nature. Respecting the natural propensities, therefore not governing them for utilitarian convenience. It is necessary to overcome the detachment that has led almost to radicalize the conflict between spontaneity and rhetoric, and this without wanting to efficiently promote and affirm and re-think the truth of one's original nature as a result of an "ethical" conception.

Ultimately, according to ethical and moral Taoism, they are two iridescent and relative thoughts, two qualities useful simply for social convenience, two hypocritical forms of enslavement to customs. In fact, morality and ethics have been used by all religions as symbolic flags to justify the "good" programmed in the system.

Paolo D'Arpini - spiritolaico@gmail.com

Un orientamento "nonviolento" per il voto referendario del 20 e 21 settembre 2020

La nonviolenza in Italia: intervista a Mao Valpiana | Italia che cambia

Il referendum impone una scelta secca: o sì, o no. Non ci sono le mezze misure, i distinguo, le sfumature. La decisione cui siamo chiamati riguarda solo il numero, non la qualità, non le mansioni, non il modo di eleggere deputati e senatori. Se vuoi tagliarne circa un terzo, voti Sì; se vuoi mantenere il numero stabilito dalla Costituzione, voti No. O 945 parlamentari, o solo 600.

Noi abbiamo un'idea più complessa e articolata della politica, della rappresentanza, delle funzioni istituzionali, del rapporto tra elettori ed eletti. Ci piacerebbe discutere di questo nella campagna referendaria, ma la proposta di riforma costituzionale si è concentrata solo sul taglio lineare e numerico dei parlamentari, per ridurne i costi, per snellire le camere, per sveltire i processi legislativi. Una concessione ad un diffuso sentimento antipolitico "contro la casta".

I principi costituzionali che riguardano l'ordinamento della Repubblica (articoli 55-69) a noi paiono ancora validi, anche nel rapporto numerico elettori-eletti stabilito. Sappiamo che la democrazia è sempre perfettibile, e che molti sono i limiti che vanno superati. Per orientarci in questo dibattito, ci piace richiamare le idee-cardine del pensiero nonviolento di Aldo Capitini sui temi della democrazia, del potere di tutti, dell'omnicrazia, che costituiscono ancor oggi un riferimento fondamentale, un orizzonte ampio di ispirazione.

La necessità di un rinnovamento era già presente in Capitini: "C'è un'esigenza reale e diffusa di una nuova strutturazione del potere, sul passaggio cioè del potere dalle mani di pochi, che oggi lo detengono, alle mani dei molti che oggi ne sono privi". Questa tensione, naturalmente, porta ad una sensibilità estrema alla questione delle minoranze: "La democrazia attuale attribuisce alla maggioranza un potere che qualche volta è eccessivo rispetto ai diritti delle minoranze".

Un allargamento del potere dai pochi ai molti, e poi a tutti, è decisivo nel pensiero capitiniano, nella sua idea di ampliare la democrazia, fino a trasformarla in omnicrazia, potere di tutti, appunto: "L'omnicrazia progredisce tutte le volte che il potere di uno si esplica strettamente connesso con il potere di ogni altro". La riflessione di Capitini si è concentrata anche, e forse soprattutto, sugli strumenti di lavoro: "Per trasformare la democrazia in omnicrazia vi sono due elementi: le assemblee e l'opinione pubblica". Ed è proprio sul tema dell'assemblea (dunque anche l'assemblea legislativa) che Capitini ha insistito molto: "Non sono d'accordo con i distruttori del sistema rappresentativo; bisogna essere vissuti sotto una dittatura per capire che il libero funzionamento della rappresentanza parlamentare è qualche cosa di positivo, pur con i suoi difetti (...). Considero utile il Parlamento, ma mi preme dire che esso ha bisogno di essere integrato da moltissimi centri sociali, assemblee deliberanti o consultive in tutte le periferie. Questa integrazione è dal basso". Infatti "Il controllo dal basso può essere esercitato solo da organismi democratici eletti (...) "Il Parlamento viene dal basso, per la sua derivazione dall'elezione".

C'è quindi la necessità di rinforzare il Parlamento, non di mutilarlo: "Nell'ipotesi migliore il centro formato da chi è persuaso dell'apertura nonviolenta si presenta come integrazione delle istituzioni". Integrare, non tagliare. Non distruggere quel che c'è ma migliorarlo per il bene comune.
Con queste poche piste di lavoro non vogliamo far dire a Capitini quel che non ha detto. Vogliamo solo offrire alcuni spunti di riflessione, perché ognuno, in coscienza, possa farsi un'opinione da tradurre poi in una scelta, nella ricerca della verità.

Mao Valpiana

Elezioni 2018, è candidato al Senato anche Massimo "Mao" Valpiana, lista  Insieme | | TusciaTimes.eu (.it)
Movimento Nonviolento

P.S. Le citazioni di Aldo Capitini sono tratte dal libro Il potere di tutti (La Nuova Italia Ed., 1969)

venerdì 21 agosto 2020

Spilamberto. Piazza Sassatelli... e la fontana prosciugata



Io ed il mio compagno Paolo (quando è qui con me a Spilamberto) facciamo quasi quotidianamente una passeggiata, spesso verso il centro del paese, passando da Piazza Sassatelli. A onor del vero non è una gran bella piazza. Gli edifici sono relativamente moderni, ci sono diversi alberi piantati con poco criterio (ma almeno ci sono), qualche panchina, qualche negozio (alcuni anche belli), un bar e una pizzeria d'asporto  e una fontana in cemento, abbastanza grande...  ma  che  da qualche anno resta asciutta. Ah, ci sono anche una fermata delle corriere e l'ufficio postale.

E allora, direte, cosa manca per essere una bella piazza?
A mio modesto avviso ci vorrebbe un pò più di cura in generale. Cura delle piante e un pò più di pulizia. E, soprattutto,  rimettere in funzione la fontana che, a detta di un abitante della piazza al quale avevamo chiesto informazioni, ha  semplicemente un problema idraulico facilmente risolvibile. L'acqua è a ricircolo, quindi non ci sarebbero problemi di spreco idrico.

Secondo quanto ci ha raccontato una cittadina spilambertese doc, Daniela Barozzi, la fontana è stata costruita tra fine anni '70 e  inizio '80 del secolo scorso per impulso del fabbro storico del Paese, Mario Vecchi, anche fondatore degli antichi mestieri. La piazza era un luogo piuttosto triste e grigio, privo di ogni attrattiva conviviale. Mario ebbe l'intuizione di crearvi un'attrattiva  facendo costruire (più o meno al centro della piazza) una fontana. La presenza dell'acqua zampillante  ha funzionato come punto d'incontro di grandi e piccini,  per diversi anni la vasca  è stata anche  rallegrata dalla presenza di pesci rossi. Purtroppo, con il trascorrere del tempo, per l'invecchiamento o morte dei promotori del comitato di  quartiere,  è venuta a mancare  anche  la cura  della pubblica Amministrazione".

Com'era più piacevole fare una sosta nella piazza quando l'acqua sgorgava dalle diverse cannelle della fontana scrosciando!  L'acqua è uno degli elementi vitali fondamentali, richiama animaletti ed uccelli a bere e richiamerebbe mamme con bambini e coppie di fidanzati (come me e Paolo) a sedersi in contemplazione meditativa osservando il liquido che zampilla!

Sembra però che l'Amministrazione comunale non abbia più  a cuore la rimessa in funzione della fontana (o forse no?) la  cui vasca viene utilizzata per contenere 8 grossi vasi di cemento con dentro degli oleandri che stanno lì lì per seccarsi dato che credo vengano ben  raramente annaffiati.

Auspico un rinnovato interesse per la piazza e la sua fontana che potrebbe ridiventare un bel punto di incontro per gli spilambertesi autoctoni e acquisiti  (come me).

Caterina Regazzi


mercoledì 12 agosto 2020

"C’era due volte il barone Lamberto" di Gianni Rodari - Recensione


RODARI 1978 EINAUDI C'Era Due Volte Il Barone Lamberto Ovvero I Misteri...

"C’era due volte il barone Lamberto, ovvero i misteri dell’isola di San Giulio", un libro che avevo letto nell’estate tra la prima e la seconda media quella del 1982. La stessa stagione che sta vivendo Carolina e come lei molte delle ragazze e dei ragazzi miei studenti di scuola.

In mezzo alle montagne c’è il lago d’Orta, in mezzo al lago c’è l’isola di San Giulio. Sull’isola c’è la villa del Barone Lamberto, molto ricco e sempre malato.
Le sue malattie sono 24 e solo il fedele Anselmo è in grado di ricordarsele e le tiene elencate in ordine alfabetico in un piccolo Taccuino; asma, arteriosclerosi, artrite, artrosi, bronchite cronica è così avanti fino alla zeta di zoppia. 

Alle volte il barone sente un dolorino e allora domanda al maggiordomo. “Una fitta qui è una fitta lì?” “Numero 7 Barone, ulcere duodenale”. “Anselmo ho ancora le vertigini.

Cosa sarà mai?” “Numero 9 signor Barone, il fegato. Ma potrebbe esserci anche lo zampino del numero 25 , la tiroide.”

“Anselmo oggi vado malissimo con il 23, le tonsille?”
Il barone Lamberto , proprietario di 24 banche di cui controlla i profitti, ha chiamato 6 persone che sono pagate per ripetere giorno e notte ininterrottamente il
suo nome.
Lamberto, Lamberto, Lamberto, Lamberto....

Comincia la Signora Delfina, continua il Signor Armando, finisce il Signor Giacomini, attacca la Signora Zanzi e poi tocca al Signor Bergamini e quindi alla Signora Merlo ed ecco di nuovo la Signorina Delfina.
Quelle voci danno una sensazione di sicurezza perché, come aveva svelato il segreto del Faraone d’Egitto, l’uomo di cui il nome è pronunciato resta in vita.

Al centro c’è la voce umana che diventa valore e lavoro. Le voci sanno tenere in vita e non possono essere registrate, ma pronunciate dal vivo a pieni polmoni. Voci in presenza per vivere la giusta distanza con l’invecchiare e le malattie.

Gianni Rodari riesce a parlare a tutti con una grammatica della fantasia unica, la sua che coinvolge grandi e piccoli. Esperto di carambole lessicali, giochi di parole che aprono alle geografie e ai paesaggi. Incanta adulti e bambini con la forza della parola e l’energia dei nomi delle città, dei luoghi della sua infanzia, dei campanili, dei laghi e delle montagne.
E attraverso una girandola di situazioni esilaranti ci porta a vivere la morte come una prova di vita.... al funerale del Barone Lamberto c’era da aspettarselo dalla cassa escono colpi energici.” Un funerale sbagliato!” esclama
Lamberto,” tutto da rifare , da rimandare a data da destinarsi perché il morto non gioca più“.
Lamberto è vivo e il primo funerale nella storia del Lago d’Orta che si conclude con il lieto fine.

Un libro con più di quarant’anni che offre ore di divertimento e regala chiavi di lettura per interpretare trasformare il mondo surreale dove tanti morti sono molto più vivi dei vivi che fingono vita ma che sono già morti da tempo.

Roberta Pestalozza 

venerdì 7 agosto 2020

Delucidazioni sul modus operandi nei miei soggiorni igienisti.


 Oggi, venerdì 7 agosto 2020, ho ricevuto da Daniele Bricchi, una mail dal titolo sulla pratica igienista, che volentieri pubblico. Forse qualcuno, leggendo questo testo, sarà invogliato (come lo sono stata io) a partecipare ad uno di questi soggiorni, cosa che a me incuriosisce molto, anzi, mi attira, credendo che Daniele sia una persona molto esperta e seria, nel condurre queste esperienze.  (Caterina Regazzi)

Quasi ogni volta che partecipavo al convegno annuale dell'associazione igienista nelle Marche, qualcuno mi riferiva che alcuni trovavano inopportuno che nei miei soggiorni igienisti mostrassi certi video, che il posto era troppo spartano, che vi erano tante regole ecologiche e comportamentali , che trattassi argomenti che secondo loro esulavano dall'igienismo ecc.. Al termine dell'ultimo convegno, mi venne l'idea di proporre al Presidente dell'associazione igienista Michele Manca, per il convegno successivo, di poter fare un intervento proprio per spiegare i motivi per cui i miei ritiri igienisti hanno volutamente un certo taglio e non un altro. E sì, a questo punto mi era proprio venuta voglia di tentare di chiarirlo al convegno, in un intervento dedicato.
La cosa, però, non si è potuta realizzare perché in poco tempo, come sapete, se ne sono andati via sia il centro igienista nelle Marche, sia la sua proprietaria Lidia Gasparini e, per uno sfortunato incidente, anche il nostro Michele Manca.
Ho pensato però di spiegarlo in sintesi in uno scritto, anche se per spiegarlo nel dettaglio servirebbe davvero un papiro.
Innanzitutto devo dire che non mi stupisce affatto che per molti sia difficile comprendere il mio modo di lavorare, perché è una attività che non fa praticamente nessuno e la sua attuale "forma", le sue caratteristiche e condizioni sono il risultato di decenni di esperienze, di modifiche ed evoluzioni che si sono rese necessarie per molteplici ragioni.
Le persone normalmente non immaginano quanto sia impegnativo offrire questo sevizio.
Non è questione di presunzione, ma un dato di fatto che, almeno in Italia, sono l'unico che:
- da 33 anni offre soggiorni igienisti naturali,
-possibili in qualsiasi periodo dell'anno,
-nella propria casa (non in un hotel o in un centro).
-per piccoli gruppi, ma perfettamente possibile anche per una singola persona: non ho mai avuto bisogno di un numero minimo di persone per impegnarmi in un percorso, se una persona ha veramente bisogno e si impegna davvero, io organizzo e seguo anche una sola persona alla volta.
-per ritiri di qualsiasi durata (mi è capitato di avere una persona per 4 mesi)
-si tratta di un intensivo, non di una vacanza.
Uno degli obbiettivi che mi stanno più a cuore è che dal percorso la persona non si porti a casa solo un detox, ma il più possibile l'essenza dell'igienismo e una nuova visione delle cose, un diverso modo di sentire e, di conseguenza, di affrontare la propria situazione.
Da quando ho iniziato nel 1987 ad occuparmi di igienismo, sono arrivate da me anche parecchie persone che precedentemente avevano fatto soggiorni in tutti i posti conosciuti in Italia, inclusi quelli più costosi. Mi raccontavano di problemi di salute che persistevano nonostante i loro tentativi di risolverli con l'igienismo. Spesso notavo in loro un malessere persistente sia fisico che psicologico che loro stessi riferivano.  Mi resi ben presto conto che non era l'igienismo che era inadeguato al loro bisogno di salute, ma semplicemente che la loro attenzione era rivolta quasi esclusivamente ad alcuni degli aspetti igienistici, quali il digiuno e l'alimentazione. Si rattava quindi dell'errore di lavorare settorialmente a discapito di una visione globale.
Non nego affatto che il digiuno sia uno strumento potente, molte volte indispensabile, capace spesso di ribaltare i pronostici, ma se non si lavora sugli altri aspetti anche il digiuno può diventare un'arma decisamente spuntata. Occorre rivisitare tutti i pilastri della salute ed essere fortemente aperti ed interessati al CAMBIAMENTO su tutti i livelli, a partire dagli aspetti sui quali siamo più carenti, e tra questi anche quello interiore, introspettivo, spirituale e la visione della vita. Per fare questo sono necessarie "profonde motivazioni interiori", la disponibilità a guardarsi dentro.
Troppe volte le persone ritornano nei centri igienisti con gli stessi problemi dell'anno precedente, con la coda tra le gambe, con frustrazione, per avere mantenuto buone abitudini per qualche settimana o qualche mese dopo il digiuno, per poi cedere alle vecchie abitudini che si desiderava abbandonare. Troppo spesso gli igienofili e i cultori del digiuno che ho incontrato a mio parere non hanno compreso cosa sia l'igienismo e difficilmente diventano medici di se stessi. Alla fine, molte di queste persone abbandonano il percorso o iniziano nuovamente il classico pellegrinaggio del "prova questo e prova quello" in cerca di soluzioni.
Addirittura, l'impressione che ho di una parte non esigua dei frequentatori dei soggiorni igienisti è che paradossalmente non sono nemmeno interessati a conoscere l'igienismo, ma solo ad ottenere qualche forma di giovamento. Molto significativo il fatto che molti di loro non sono interessati a studiare la letteratura igienista, e il che è paragonabile a colui che vorrebbe imparare a nuotare e che per pigrizia rifiuta di immergersi in acqua. Assai improbabile che si possa sfruttate la potenzialità del metodo igienista senza dotarsi della letteratura igienista e studiarla.
Lo stile di vita che ho scelto è divertente ed entusiasmante, anche se a volte è stato molto pesante e mi sono fatto anche del male, ma sto aggiustando il tiro. Comunque la libertà non ha prezzo.
Fin da ragazzo mi sono reso conto che la politica mi nauseava e il modello di vita convenzionale non faceva per me.
Io ho bisogno di vivere e lavorare per cose che sono in sintonia con i miei ideali, che significa che faccio il possibile per non prostituirmi.
La porta della mia casa è aperta, ma col tempo ho formulato una prassi oramai abbastanza ben collaudata che consiste nell'inviare dei documenti preparatori a tutti coloro che chiedono info sulla mia attività divulgativa igienistica e sui miei soggiorni igienisti. Una volta letti con attenzione questi allegati, le persone, se veramente interessate, mi chiamano per una chiacchierata al telefono anche per conoscerle e permettermi di capire che se hanno letto con attenzione i documenti e se desiderano veramente intraprendere quel tipo di percorso con impegno. Solo allora mi faccio carico di organizzare l'assistenza per il periodo accordato.
Questa prassi mi ha salvato e permesso di continuare questa opera, mentre negli anni altre realtà sono state chiuse per spiacevoli e a volte gravi situazioni che si sono verificate a causa di insufficienti regole tutelative.
L'osservanza delle regole del posto, la conoscenza delle misure delle condizioni che pongo come requisiti per essere accettati ai miei ritiri vertono anche a tutelare me stesso, i miei vicini, la mia famiglia, i miei ospiti e puntano ad avere la più alta possibilità di successo nel raggiungimento degli obbiettivi di salute di coloro che si rivolgono a noi.
Nonostante tutta questa "selezione" capita ancora qualche persona che aveva dichiarato di desiderare un percorso di questo tipo e che poi dimostra di avere intenti ben diversi, o di non aver affatto compreso il senso del percorso.
Non è raro che le persone, dopo essere state accolte, ammettano di non aver letto quei documenti con attenzione, quindi non avevano chiaro il programma che li attendeva. Ed è capitato pure che qualcuno confessasse che era venuto da me soprattutto perché non vi erano altri posti aperti in quel periodo o non poteva sostenere gli alti costi degli altri posti in cui si fanno soggiorni di salute. Una signora che venne più volte dalla Spagna mi confidò che venne perché, nonostante il costo del volo, le conveniva venire da me.
Veniamo ora alle domande più frequenti:
Perché argomenti e video anche impegnativi? Perché ci si evolve o si guarisce solo se accettiamo di attuare un vero cambiamento e se ci si ostina a mettere la testa sotto la sabbia non facciamo altro che ostacolare questo processo. Includere informazioni e consapevolezze, volutamente, proprio in corrispondenza di un eventuale digiuno è più efficace per la migliore apertura e sensibilità che offre quello stato.
Perché ambiente spartano che necessita di capacità di adattamento? Perché l'eccesso di comodità ha creato solo generazioni molli, incapaci di adattarsi, e all'ambiente ha chiesto quello che il pianeta non può dare a tutti.
Perchè le regole ecologiche? Perchè pretendere di parlare di igienismo e non avere a cuore l'ambiente e non adottare davvero praticamente abitudini e comportamenti ecologici non ha davvero alcun senso. Impossibile comprendere e praticare davvero l'igienismo senza occuparsi di tutela ambientale. E' pazzia. Significa essere avulsi dalla realtà. L'obiettivo invece è la consapevolezza.
Perchè trattiamo anche i diritti civili? Uguale come per l'aspetto ambientale. I diritti sociali indispensabili per vivere qualsiasi cosa si possa definire VITA, come quelli costituzionali o quelli acquisiti ancora prima di essi, non sono affatto scontati. Vanno attivamente tutelati perchè non vadano persi e possibilmente migliorati (lo vediamo bene in questi tempi, anno 2020, di eclatante dittatura mascherata, in cui patiamo sempre più della mancanza di libertà di pensiero, di parola, di libera stampa, di libera scelta).
Mi sono convinto che l'igienista ha anche l'ingrato e spesso difficile compito e ruolo di metterti di fronte con fermezza a quello che tu ti ostini a non voler vedere. Questo può tirarmi addosso le ire dell' interessato (assuefatto ad un mondo in cui raramente le persone si dicono sinceramente le cose in faccia), ma fa parte del gioco. Fortunatamente non sono pochi coloro che se ne rendono conto e dimostrano gratitudine.
Fa impressione vedere persone che arrivano dichiarando di essere oppressi da problemi che non gli riesce di risolvere, ma se toccati nell'orgoglio si trasformano in un batter d'occhio in professori, dispensando lezioni a dritta e a manca.
L'altra cosa è che io tendo a dare confidenza a chi incontro e questo accade per mia indole personale, ma anche per scelta razionale, avendo apprezzato la modalità del grande Patch Adams.
La confidenza permette di entrare meglio in relazione e quindi aiuta nel percorso, ma a volte è un'arma a doppio taglio, come nel caso in cui, magari senza nemmeno rendersene conto, la persona un pochino immatura, accoglie con meno fiducia gli argomenti che gli vengono sottoposti. Qualche volta, in questo stato di confidenza si assiste anche a episodi di maleducazione.
E' un rischio che fa parte del gioco.
Spesso emergono due cose:
1) l'incapacità di distinguere se quella che viene rivolta loro è una osservazione critica per il solo gusto di criticare o ferire, o se è l'espressione di chi lealmente ha il coraggio di dirti ciò che vede con l'intento che tu ne tragga vantaggio.
2) l'incapacità di determinare una reazione umile, razionale e analitica che ci permetta di valutare serenamente la tesi che ci è stata esposta prima di apprezzarla o scartarla, invece che farci fregare dall'orgoglio con il rischio di perdere una occasione di crescere.
Mi è capitato anche di vedere persone che in fondo "comprano" quote di digiuno e pretendono di ottenere risultati con lo spirito materialistico con cui comprano vestiti al mercato.
Assuefatti ad un mondo in cui si compra e si pretende.
La salute non si compra!
Nella moltitudine di persone che ho conosciuto tante sono diventate amiche e non ci separiamo veramente mai. Altre mi hanno fatto vedere i sorci verdi e momenti terribili sia a me che alla mia famiglia. Personalmente non credo che esistano le persone cattive, ma solo profondamente ignoranti e inconsapevoli per cui solitamente non provo rancore.
Tra i curiosi incontri che ho fatto tra le mie mura domestiche in occasione dei soggiorni igienisti mi vengono in mente il signore che nascosti in valigia aveva bottiglioni di vino, limoncello, lattine di fanta, vassoi colmi di pasticcini appena ritirati dalla pasticceria e che "tra le altre cose" sosteneva di essere Dio! Ricordo la ragazza che, forse cleptomane, se ne scappò via con uno zaino colmo di libri igienisti trafugati nascostamente dalla mia libreria, e quel signore che di fronte a me e alla mia compagna si prodigò nello spiegare a nostro figlio (allora piccino) come ci si impicca! Ricordo quella signorina che si legò al dito il fatto che io non acconsentii di seguire il suo digiuno di 40 giorni. Le avevo spiegato molto bene prima di consentirle di venire che essendo ella già sottopeso non avrebbe potuto digiunare tanto a lungo e che se ci avesse provato avrebbe anche potuto morirci e che in tutti i casi io mi rifiutavo di seguirla in una spericolatezza del genere. L'avrei seguita per un programma più sensato. Spiegare fu inutile...me la fece pagare! Capitò anche un uomo di 165 kili cocainomane che alla fine del percorso mi confessò che il suo progetto comprendeva l'imparare a controllarsi col cibo, dimagrire e..... ritornare a fare uso di alcol e cocaina!!! Ricordo lo psicolabile che mi aggredì improvvisamente e quell' altro signore che tornò di notte e mi derubò di tutto (fui costretto a trascinarlo in tribunale anche perché seppi che ovunque andasse si comportava così).
Mi si potrebbe chiedere: ma chi te lo fa fare di continuare? La risposta è semplice. Lo faccio perché ci ho creduto, mi ha dato molte soddisfazioni e divulgando l'igienismo ho conosciuto persone meravigliose che sono diventate parte della mia vita. E poi ringrazio tutti, incluso quelle persone più impegnative e problematiche perché, anche grazie a loro, conosco meglio la natura umana e ho assunto esperienze che hanno contribuito a formare me e che metto a disposizione degli altri.
Certo che un po' di stanchezza c'è, e non nascondo che qualche volta ho pensato di chiudere con i soggiorni igienisti, limitandomi a fare consulenze, articoli, conferenze, distribuzione della letteratura igienista ecc., ma penso sia un peccato fermarmi adesso con l'esperienza che ho maturato e poi ci sono persone che mi chiedono di continuare, che ci tengono che io continui. Questo mi dà forza e un buon motivo perché io continui.
Devo anche ammettere che mi sono reso conto che nei miei ritiri, mi sento bene, tutto scorre meglio quando percepisco chiaramente che i miei ospiti si rendono davvero conto che stanno ricevendo un regalo, che stanno vivendo una inconsueta opportunità.
Concludo dicendovi che chi ama la vita, se ha compreso veramente l'igienismo, non lo abbandona, ma si adopera per la sua divulgazione, perché anche gli altri ne vengano a conoscenza e ne possano trarre vantaggio.

Un caro saluto a tutti.
Per chi volesse fare due chiacchiere con me mi trova anche qui: danielebricchi@hotmail.com
Tel. 0523/913142




P.S.
Per una migliore comprensione, è molto utile leggere anche il mio intervento al congresso nazionale 2019 di HSU di San Pietro Terme di cui segue il link:
http://igienismo-igienenaturale.blogspot.com/2019/01/il-mio-intervento-al-congresso.html



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mercoledì 5 agosto 2020

L’EMERGENZA COVID-19 E I VERBALI DEL CTS SECRETATI

Coronavirus, è battaglia sul segreto sui verbali degli esperti ...
La questione dell’accesso, sia ai verbali del CTS sia ai dati della pandemia, non è meramente formale, ma ha a che fare con la stessa tenuta democratica del sistema. In Francia, patria dei diritti, tutti gli “avis” resi dal Conseil Scientifique sono stati pubblicati online sin da subito. In Italia, le libertà fondamentali hanno subìto forti restrizioni, in forza di provvedimenti legislativi adottati sulla scorta dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico, il cui accesso ai cittadini è stato negato. Il ripristino del principio di trasparenza, ancora oggi sospeso, potrebbe essere un’occasione di rinnovo del rapporto di fiducia tra Stato e Cittadini alla base della partecipazione democratica.
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Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata » Blog Archive » “Taci, il ...

La pandemia da Covid-19 e l’emergenza che ne è derivata hanno stravolto le nostre certezze e inciso sui nostri diritti, ma stanno anche ridefinendo il rapporto tra Stato e Cittadini.

L’azione di governo, ispirata a criteri di urgenza e tempestività dettati dalla drammatica situazione di marzo, ha inevitabilmente comportato la compressione delle libertà fondamentali per garantire la tutela della salute collettiva contro un nemico invisibile e sconosciuto.
Misure inevitabili nel momento della massima emergenza, quando peraltro le conoscenze scientifiche relative al SARS COV-2 erano, se non inesistenti, assai limitate e che i cittadini hanno accettato con grande senso di responsabilità.

La notizia di questi giorni, relativa al negato accesso ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico, oggetto di una nota vicenda giudiziaria dinanzi il giudice amministrativo, ci offre tuttavia un interessante spunto di riflessione su Stato di Emergenza e Principio di Trasparenza dell’azione amministrativa.

La Trasparenza è un principio cardine del nostro ordinamento e costituisce per tutti i cittadini una garanzia di controllo sull’operato della pubblica amministrazione: è grazie a questo diritto che si possono conoscere i criteri utilizzati per l’adozione degli atti e delle scelte dei poteri pubblici. Il principio è contenuto nell’art. 97 della Costituzione e ha lo scopo di rendere comprensibile ed intellegibile ai cittadini l’azione dei soggetti pubblici al fine di esercitare il controllo democratico. Talmente è ritenuto rilevante e fondamentale, da essere stato oggetto di una specifica definizione e diverse riforme ne hanno progressivamente ampliato la portata. Il fondamento risiede nel favorire la partecipazione del cittadino al processo politico e dunque garantire un controllo dal basso, in attuazione del principio democratico. Recita in tal senso l’art. 1 co. 2 del d.lgs. n. 33/2013: “...(la trasparenza) è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di un’amministrazione aperta, al servizio del cittadino”.

Usciamo ora dall’empireo dei diritti e torniamo ad occuparci del nostro C.T.S. (acronimo con il quale abbiamo da tempo familiarizzato), l’organo consultivo istituito dall’Ordinanza del Capo della Protezione Civile già il 3 febbraio 2020, composto discrezionalmente prima di 7 membri e successivamente di 20, che vi siedono alcuni “di diritto” altri in qualità di esperti delle varie discipline interessate dalla pandemia. E’ evidente a tutti il ruolo determinante rivestito dal CTS, previamente consultato dal governo prima di assumere ogni decisione e provvedimento. Se ne ha certezza dalla lettura del DPCM del 26.04.2020, nelle cui premesse si fa esplicito riferimento ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico.

Ora, pur essendo noti i nominativi dei componenti del Cts, alcuni dei quali protagonisti dei quotidiani bollettini informativi, altrettanto non può dirsi del contenuto dei citati verbali, dei quali a tutt’oggi si conosce l’esistenza ma non il contenuto. Già ad aprile numerosi organi di stampa e non solo ne avevano sollecitato l’ostensione, ricevendo come risposta che la pubblicazione sarebbe avvenuta “quando ragioni di opportunità lo renderanno possibile”.

Coerenti con l’intento di mantenere la riservatezza, il cd. Decreto “Cura Italia” emanato il 17.03.2020 ha sospeso il cd. “FOIA”, altro acronimo che sta per “Freedom of Information Act”: si tratta, più semplicemente, del diritto all’accesso civico generalizzato, che garantisce a tutti i cittadini di conoscere e accedere agli atti della Pubblica Amministrazione.
Tale limitazione alla trasparenza pubblica, in uno stato di emergenza sanitaria, è ritenuta accettabile solo se limitata nel tempo, tant’è che il termine finale della sospensione era stato individuato nel 31.05.2020.

Ma non è andata così: ed infatti, a fronte della richiesta avanzata dai legali della Fondazione Luigi Einaudi di accedere ai cinque verbali del CTS correlati all’emanazione dei DPCM, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha risposto negativamente, arroccandosi su una posizione formale e sostenendo che quei verbali sono atti “prodromici” all’adozione di un provvedimento legislativo e che dunque, come tali non possono formare oggetto di diritto all’accesso.
Il Tar Lazio, tuttavia, ha dato torto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e stabilito che, a partire dal 21.08.2020 detti verbali debbano essere resi pubblici.
Ma la Presidenza del Consiglio ha perseverato nella propria posizione, proponendo appello al Consiglio di Stato (l’organo che nella giustizia amministrativa equivale alla Corte di Cassazione nella giustizia ordinaria) e chiedendo di sospendere l’efficacia esecutiva della sentenza del TAR Lazio.
Il Consiglio di Stato, ha accolto la richiesta di sospensiva, in considerazione della complessità e della natura inedita della materia, tali da meritare una trattazione più ampia e collegiale. Tuttavia, il decreto del Presidente della terza sezione, nel provvedimento, ha voluto già da ora chiarire che detti verbali sono stati il presupposto tecnico per l’adozione di misure volte a comprimere fortemente diritti individuali dei cittadini, che hanno accettato le forti riduzioni di libertà “in nome di una emergenza sanitaria i cui aspetti proprio quei verbali elaborano” e che una lettura costituzionalmente orientata della normativa non consente di sottrarre quegli atti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, quale ne sia la natura.

E dunque la domanda che ci poniamo è: può lo stato di emergenza sanitaria legittimare una limitazione dell’accesso ai dati sulla base dei quali vengono compresse le libertà fondamentali dei cittadini?

La risposta è legata al concetto di “accountability”, intesa quale dovere della politica di rendere conto della propria azione, concetto elaborato già nel 1689 da John Locke: ebbene, come recentemente sostenuto da Enrico Carloni, è proprio nel momento dell’emergenza che il principio di trasparenza deve emergere nella sua pienezza quale “antidoto alla concentrazione di potere, come necessario strumento di riequilibrio a fronte del ruolo crescente che assumono le autorità” chiamate a gestire una dimensione straordinaria come la pandemia da Covid-19.

E’ questo dunque il momento in cui l’importanza dell'informazione si manifesta in tutta la sua criticità ed è attraverso la messa a disposizione dei documenti che supportano le decisioni che limitano le libertà fondamentali che il cittadino può - come suo diritto - valutarne la proporzionalità e l’adeguatezza ed esprimere un giudizio sull’appropriatezza della decisione politica, ma anche consentire la verifica delle fonti scientifiche utilizzate. Questa del resto è l’essenza della democrazia e l’esercizio della sovranità da parte del popolo.

Esperienze simili, in Europa, ci portano ad esempio in Francia, dove l’organo corrispondente al nostro CTS (peraltro costituito secondo criteri differenti) ha adottato una linea diametralmente opposta all’Italia, pubblicando sin da subito online sul sito del Ministro della solidarietà e della salute tutti gli “avis” resi dal Conseil Scientifique. Come evidenziato da The Lancet, il successo della lotta al virus non sarà misurato solo in relazione all’evoluzione medica della pandemia, ma anche dal suo impatto in ambito sociale, politico ed economico. Nei momenti di crisi come quella attuale, è necessario che scienza e governi lavorino fianco a fianco, ma è altresì indispensabile che la consultazione scientifica avvenga in modo aperto e trasparente e che sia libera da rapporti gerarchici con i governi, approccio che assicura sia libertà di espressione, sia la voce critica e costruttiva dei consulenti scientifici interpellati.

Tornando in Italia, la medesima nebulosità riscontrata per l’accesso ai verbali del CTS investe anche la comunicazione dei dati relativi all’andamento della pandemia, sulla base dei quali i poteri pubblici lanciano periodicamente moniti e avvertimenti alla popolazione sul rispetto delle misure di distanziamento, pena l’eventualità di un nuovo lockdown. Come più volte rilevato dal nostro Paolo Spada, l’ISS pubblica sì delle elaborazioni periodiche dei dati, ma solo in forma aggregata, senza fornire, neppure su richiesta, i dati grezzi, impedendo così ogni autonoma elaborazione dei numeri.
E’ quindi ancora oggi negato l’accesso ai cd. “dati immediati” (es: quante accettazioni e dimissioni dai reparti, dalle TI, quanto tempo trascorre dal ricovero al decesso, quanto dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi, e alla guarigione, quanti siano effettivamente i decessi per Covid), che pure consentirebbero di elaborare un quadro più completo e fondato dell’attuale situazione italiana.

La questione dell’accesso, sia ai verbali del CTS sia ai dati della pandemia, non è meramente formale, ma ha a che fare con la stessa tenuta democratica del sistema: si pone infatti alla base del rapporto di fiducia che deve necessariamente intercorrere tra Stato e cittadini, tanto più in questo specifico caso, in cui il Parlamento non è stato chiamato a pronunciarsi in merito ai provvedimenti straordinari che hanno limitato le libertà fondamentali.
A tale proposito Norberto Bobbio scriveva che la democrazia è per sua stessa natura potere visibile è controllabile e che lo Stato invisibile ne è l’antitesi. Che essa comincia quando cessa la segretezza e quando i parlamenti iniziano a riunirsi.

La finalità dell’accesso generalizzato è garantire massima legittimazione alle decisioni pubbliche ed è ciò che ci aspettiamo adesso dai nostri decisori pubblici: la trasparenza nell’uso della discrezionalità politica eviterebbe infatti l’insorgere del sospetto in una popolazione ancora spaventata dall’emergenza sanitaria ed assicurerebbe maggiore solidità agli stessi provvedimenti che hanno compresso la libertà personale, di circolazione, di riunione, di culto, di impresa, il diritto al lavoro e all’istruzione, condizionando pesantemente le vite dei cittadini non solo nel presente ma anche nel prossimo futuro.

Lo stato di emergenza non può mettere in discussione lo stato democratico: la sospensione dei diritti costituzionali dei cittadini per ragioni sanitarie non può avvenire - in uno stato di diritto - senza rendere accessibile agli stessi la documentazione scientifica posta alla base di simili decisioni né tantomeno è concepibile il rifiuto della richiesta.
I provvedimenti restrittivi delle libertà fondamentali, se adottati in assenza di qualunque controllo o partecipazione, risultano inevitabilmente affetti da fragilità, sia sotto il profilo della legittimità costituzionale sia in relazione alla realizzazione del contenuto del cd. “patto sociale”, del legame tra Stato e individui.

Se i cittadini si sono affidati allo Stato nel fronteggiare l’emergenza sanitaria al punto da consegnare a scatola chiusa le proprie libertà fondamentali, spetta ora allo Stato riporre fiducia nei cittadini accettando di sottoporsi al controllo ed evitando di arroccarsi su posizioni formali che nulla hanno a che vedere con la partecipazione della collettività al processo politico.
Peraltro, anche nell’ottica della democratizzazione della scienza, di cui abbiamo già parlato in una precedente pillola, la trasparenza gioca un ruolo fondamentale nell’attribuire maggiore credibilità alla consultazione scientifica degli esperti, condizione indispensabile alla costruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini.

Perché, prendendo in prestito le parole del Dalai Lama, “la mancanza di trasparenza si traduce in sfiducia e in un profondo senso di insicurezza”.

Silvia Brizzi, avvocato

AlteraLex_Avv_Silvia_Brizzi


References:
http://www.governo.it/sites/new.governo.it/files/Dpcm_img_20200426.pdf

http://www.unina.it/documents/11958/7862223/Evoluzione_normativa_del_principio_di_trasparenza.pdf;

A. Zaccone Teodosi, “Covid-19, ma perché i verbali del Comitato Tecnico Scientifico non vengono pubblicati?”
https://www.key4biz.it/covid-19-ma-perche-i-verbali-del-comitato-tecnico-scientifico-non-vengono-pubblicati/302929/

L. Carrer, “Diritto all’informazione e coronavirus: perché è stato sospeso temporaneamente il FOIA?”
https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/04/05/diritto-allinformazione-coronavirus-perche-sospeso-temporaneamente-foia/

D.L. 17.03.2020 n. 18, https://www.gazzettaufficiale.it/showNewsDetail?id=2537&provenienza=home

TAR Lazio sez. I-quater, sent. N. 8615/2020
https://www.eius.it/giurisprudenza/2020/434

https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/appello-avvocatura-aoorm-P-2020-388433.pdf

Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sez. III, decreto n. 4574/2020 Reg. Prov. CAU
https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza/?nodeRef&schema=cds&nrg=202006169&nomeFile=202004574_16.html&subDir=Provvedimenti

https://www.facebook.com/pillolediottimismo/posts/149421850131628
https://www.facebook.com/pillolediottimismo/?__cft__%5B0%5D=AZVGf2eO_VBaOc17WotdhkHIMrvKktVtHVLeBarWBO3V028H8wD-_IRQh53oVTPAjM6H4gfCB-LJRrhm8hXDhDcobFOaKM5n2JU14UVgF4fwt0lwAdChJ7NWKRiCg-AzEHRVCwzrl1RsWdrfQ3KT1A4dE3ICBkRTGKcGFIK97xk4hQ&__tn__=-UC%2CP-R

J. Locke, Due trattati sul governo, 1689

G. Mingardo, “Il ruolo del Comitato tecnico-scientifico in Italia e Francia nell’emergenza Covid-19”, https://www.biodiritto.org/content/download/3843/45491/version/1/file/56+Mingardo.pdf

L. Atlani-Duault, F. Chauvin, Y. Yazdanpanah, B. Lina, D. Benamouzig, L. Bouadma, P.L. Druais, A. Hoang, M.A. Grard, D. Malvy, J.F. Delfraissy, “France’s Covid-19 response: balancing conflicting public health traditions”, https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31599-3/fulltext?dgcid=raven_jbs_etoc_email&fbclid=IwAR2MKhNiPpng2BS3RHPl6G_drJWY5Cg69VrMF5rLq-UzVKxA9YSdKGNBwvU;

E. Carloni, “La trasparenza come risposta all’emergenza” https://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Comunicazione/News/Carloni_Trasparenza.risposta.ad.emergenza.26.04.20_.pdf;

N. Bobbio, “Il segreto della democrazia: non avere segreti”
https://www.lastampa.it/cultura/2011/10/16/news/noberto-bobbio-il-segreto-della-democrazia-non-avere-segreti-1.36925167

M.G. Civinini, G. Scarselli, “Che non succeda mai più”,
https://www.questionegiustizia.it/articolo/che-non-succeda-mai-piu

https://www.facebook.com/pillolediottimismo/?__cft__%5B0%5D=AZXA1tIBzY3IVczL9-Eik8P_PD-2LQGnShUTxJ3AoGnbf636gGyUh-pNjSJ-gBDDQcSqN7VXVhUOXkdFKkNtHQA8_8gByZvdzEinqKSQkHhx2F44lQCRx-4Pp33GsxXcZxZxgittf18Vj3TY3pAstnn29Axj6y-kKo8OY4jlo5_l0g&__tn__=-UC%2CP-R;

lunedì 3 agosto 2020

Riccione. Madre di molti nomi...



2 agosto 2020, siamo partiti da Spilamberto nel pomeriggio alla volta di Riccione per andare a trovare gli amici Upahar e Venu, approfittando per fare una sosta nel viaggio da Spilamberto a Treia, dove mi fermerò per un po' di ferie. Siamo stati accolti con grande calore dai nostri amici. Il calore era anche nell'aria, infatti in questi giorni fa un caldo micidiale.
Per fortuna loro avevano un bel programma che portano avanti tutte le domeniche: si ritrovano con amici al Parco della Resistenza con i loro strumenti e le loro voci oltre alla loro presenza per eseguire una sessione di canti sacri. Il luogo, ove noi non eravamo mai stati, era abbastanza fresco e ombroso, con un alto pino marittimo che segnava il posto per la santa coppia che gentilmente ha voluto aspettare il nostro arrivo.
Una volta sistemati noi, alcuni loro amici, gli strumenti e tutto quanto abbiamo cominciato a cantare e siamo andati avanti per un paio di ore. Poi siamo andati a casa loro, dove siamo rimasti per la notte in una stanza particolare, piena di ricordi e di oggetti dell'anziana madre di Venu e non solo. Abbiamo mangiato "cassoni" (specie di piadine ripiegate e ripiene di verdura cotta amara, fatti da Venu e un dolce alla frutta fatto da Upa.
Dopo una nottata all'insegna della caccia alle zanzare, ma in letti abbastanza comodi, ci siamo alzati e, tutti insieme , siamo andati a fare colazione al bar più vicino e poi... partenza per Treia.... e questa sarebbe un'altra storia!
Caterina Regazzi
P.S. Quella che segue è un'invocazione alla Madre Universale scritta da Upahar e data a Paolo la mattina in cui ci siamo salutati.
“Dea.
Madre di molti nomi,
di cui il veicolo è ogni amore, ogni dolore,
di cui il terreno di caccia è questo mondo benedetto e spezzato,
chi chiama Lei deve osare la visione unica, chi grida a Lei sta dentro il fuoco sacro.
Madre trascendo il pensiero;
Le profonde, illuminate, scritture dello spirito,
raccolte nei giorni di grazie, Suo sacrificio;
l'incantesimo di nascita e morte, Suo legame mistico
tutto il tempo il Suo sorriso, tutti i cuori il Suo Santuario selvaggio.
Madre della compassione feroce, di cui la risata risuona attraverso i campi dell'essere;
chi canta la Sua verità segreta è perso per sempre.
Scintille dalla Sua fiamma saliamo lasciando nessuna traccia.
Chi si rivolge a Lei non si trova più. (In memoriam J.R.)”
(Upahar Anand)