Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 21 luglio 2019

Guiglia. 27 e 28 luglio 2019 - Eventi culturali a Casa Val di Sasso


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Sabato 27 luglio 2019 a Casa val di Sasso via Castellino 381 Guiglia ore 15.30
Ospiteremo
Giorgio Siligardi

Argomenti proposti
Efficacia e graduatoria sulle medicine
L’animo, la psicologia e il corpo umano
Le vitamine regolatrici in centoventi malattie
 Giorgi non è medico, ha fatto studi indipendenti ed esperienze personali riguardo il benessere.

La partecipazione è libera, un’offerta sarà gradita e devoluta in beneficenza.
 E ‘gradita la conferma entro la mattinata.
Tel 059 795841 mail casavaldisasso@gmail.com



 Domenica 28 luglio 2019 a Casa val di Sasso via Castellino 381 Guiglia ore 15.30
L’amico William Vescovini propone
 “ PARLACI DI TE”
Eventi della tua vita che ti fa piacere condividere.
La partecipazione è libera, un’offerta sarà gradita, e devoluta in beneficenza.
E ‘gradita la conferma entro la mattinata
 Tel. 059 795841 mail casavaldisasso@gmail.com

 Maria Bignami

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Ecologia alimentare: "Diritti e delitti..."


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Un discorso che si sente spesso, da parte dei "carnivori" è: "gli allevamenti intensivi hanno ragione di esistere perché siamo tanti (specie umana) su questa terra e tutti hanno "diritto" di mangiare carne". Si, ma può essere un diritto che l'uomo possa tenere animali in maniera non conforme alle necessità biologiche ed etologiche delle specie allevate, inquinando l'ambiente (aria, acqua, suolo) con gli effluenti degli allevamenti, che oltretutto possono essere contaminati da residui di sostanze dannose, come gli antibiotici, i detergenti utilizzati per pulire, i disinfettanti? O questo non è piuttosto un "delitto"? Le due parole "diritto" e "delitto" si assomigliano molto... spero che non abbiano radici comuni. 

Qualcuno sa dire qualcosa a proposito?


Non sarebbe piuttosto più un diritto dell'ambiente e quindi anche della specie umana che ne fa parte, ritornare ad una naturalità di vita, tenendo solo un numero limitato di animali che possano stare all'aperto in spazi adeguati, su un terreno che consenta loro di camminare agevolmente senza scivolare (bovini), di grufolare (suini), raspare (avicoli), considerando veramente il benessere animale? Diminuire il numero di capi allevati, globalmente, comporterebbe un risparmio anche di acqua e di terreno. Acqua oltre che per le necessità di abbeveraggio, che sono il meno, anche per la pulizia nell'allevamento e negli stabilimenti destinati alla lavorazione dei prodotti da essi derivati, terreno per la necessità di impiegare una gran parte della superficie coltivabile per foraggere e cereali per l'alimentazione delle specie animali di allevamento. I terreni  così sarebbero liberi per coltivarvi prodotti per l'alimentazione umana (e allora si che si potrebbe parlare di lotta alla fame nel mondo - molti paesi del terzo mondo si stanno inaridendo e il disboscamento ha raggiunto livelli preoccupanti proprio per le coltivazioni intensive di cereali e soia per l'alimentazione del bestiame). 

Molti terreni potrebbero essere destinati al rimboschimento. Si fa tanto di parlare di lotta ai cambiamenti climatici, ma la cosa principale da fare sarebbe fare rimboschimento, anche per la lotta all'inquinamento, la lotta al dissesto idrogeologico, ecc. Se ne comincia a parlare sui social, ma non vedo proposte ad esempio, da parte della comunità europea, di stanziamento di fondi per piantare gli alberi e lasciare riposare i terreni. A questo proposito, un'altra cosa interessante secondo me, sarebbe la possibilità per gli agricoltori, che, dato che ci danno "il pane" andrebbero adeguatamente compensati di questa loro opera, ma anche  istruiti e messi in condizioni di fare sempre meglio: non si potrebbe prevedere di compensare il lasciare appezzamenti di terreno incolto a rotazione, magari utilizzandoli come pascoli per il bestiame? 

Il terreno, col letame prodotto e col rimaneggiamento dato dalle zampe, si arieggerebbe e si concimerebbe, gli animali che ci stazionano sopra ne godrebbero in salute e benessere potendo manifestare i  loro comportamenti naturali. Certo che chi ha magari acquistato un terreno in Pianura Padana a caro prezzo tende a sfruttarlo il più possibile. Ma, se l'aria che respiriamo non ha un prezzo, ha però un valore immenso e, tra i tanti contributi dati agli agricoltori per i motivi più disparati, non se ne potrebbe prevedere uno per lasciare terreni a respirare e a farci respirare? Ma nella mia ignoranza, magari non so che queste misure già esistono. Chissà che i nostri governanti non avessero già previsto delle misure così semplici da esserci arrivata anche io!


Caterina Regazzi

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Rete Bioregionale Italiana

sabato 20 luglio 2019

SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI VITERBO, 19 LUGLIO 2019 - IN RICORDO DI ALFIO PANNEGA


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Si è svolta il 19 luglio 2019, a Viterbo, presso la Sala del Consiglio Comunale, la presentazione dell'edizione 2019 della "Guida ai servizi socio-assistenziali di prima accoglienza a Viterbo per le persone senza dimora" realizzata dall'associazione "L'Altro Circolo". All'incontro hanno partecipato anche numerosi rappresentanti di associazioni di volontariato e l'assessora comunale ai servizi sociali.

Nel corso dell'incontro è stato anche ricordato Alfio Pannega, alla cui memoria la Guida è dedicata.

Di seguito una sintesi delle parole in ricordo di Alfio Pannega dette dal responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo.
*
1. Un ringraziamento
Senza altro titolo che quello di vecchio amico e compagno di lotte di Alfio Pannega vorrei innanzitutto ringraziare chi ha promosso questa iniziativa.
Vorrei ringraziare Giancarlo e l'associazione "L'altro circolo" per aver realizzato questa utile pubblicazione e per averla voluta dedicare alla memoria di Alfio, ponendosi in continuita' con la sua testimonianza e la sua lotta per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
E vorrei ringraziare anche tutte le persone che generosamente in spirito di fraternita' e sorellanza si adoperano per il bene comune ed intervengono in soccorso di ogni essere umano bisognoso di aiuto.
*
2. L'eredita' di un uomo buono
Alfio Pannega per tutta la vita e' stato un uomo buono, un militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanita', e quindi anche un segno di contraddizione, e per chi gli e' stato amico la sua testimonianza ed il suo appello restano come una kierkegaardiana spina nella carne, come il sogno di una cosa, e un infinito grido di liberta'.
Pertanto chi vuole porsi alla sua scuola, alla sua sequela, sappia che e' un non facile cammino.
Perche' non basta una buona azione ogni tanto, occorre rigore, coerenza, perseveranza nell'impegno per il bene comune.
Occorre la scelta della misericordia, occorre la scelta della resistenza, occorre la scelta della nonviolenza.

Peppe Sini

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 "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com

giovedì 18 luglio 2019

La distruzione del patrimonio arboreo tropicale

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Malgrado sia da molti considerato una risorsa naturale rinnovabile, il
legname tropicale proveniente da foreste tropicali minerarie è
abbattuto in tutto il mondo in una scala senza precedenti. Malgrado si
tratti di taglio selettivo, ossia finalizzato al prelievo di alcuni
alberi soltanto in un’area di foresta, secondo uno studio scientifico
realizzato dalla University of East Anglia rivela che questo legname è
tutt'altro che sostenibile o ecologico.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE, rivela che
una volta che gli alberi di legno duro tropicali prime - come il cedro
del Brasile, l'Ipe (noce brasiliana), e i palissandri - sono stati
abbattuti, la ricrescita non riesce a tenere il ritmo del prelievo
commerciale: l’albero cresce lentamente,in centinaia di anni, mentre i
piani di gestione forestale durano al massimo venti anni, così la
volta successiva vengono abbattuti alberi sempre più giovani, fino a
che intere specie rischiano di scomparire del tutto.

“Specie a crescita lenta e di valore valore commerciali sono stati
sfruttati in eccesso nel corso della storia umana - basta guardare
l'industria baleniera o quella della della pesca - spiega l'autore
principale dello studio, Dr Vanessa Richardson, dalla UEA's School of
Environmental Sciences. "Eppure, il legname tropicali viene ancora
considerati come una risorsa rinnovabile. Stiamo cominciando solo ora
a vedere l’impatto dello sfruttamento delle specie arboree.
"La nostra ricerca dimostra che gli alberi di molte specie di legno di
alto valore commerciale vengono abbattuti fino a quando le loro
popolazioni sono crollate del tutto."


Il gruppo di ricerca ha studiato 824 siti forestali sparsi nello stato
brasiliano del Pará, e hanno analizzato i dati provenienti da
operazioni forestali legali, per un ammontare di circa 17,3 milioni di
metri cubi di legname prelevato, che include  314 specie arboree del
Pará. Si tratta di quasi la metà della produzione dell’Amazzonia
brasiliana, pa più vasta riserva mondiale di legname tropicale maturo.

Il team di scienziati ha scoperto che le compagnie del legno non sono
in grado di ottenere profitti da una foresta dopo il primo prelievo, e
sono continuamente costretti a prelevare alberi ad alto fusto da nuove
aree di foreste primarie non sfruttate.

"La nostra analisi mostra che anche il cosiddetto prelievo
sostenibile, nelle foreste tropicali ben raramente può essere definito
come realmente sostenibile dal punto di vista della composizione della
foresta all'indomani del prelievo - anche senza prendere in
considerazione il rischio di incendi catastrofici, che è stato
dimostrato essere maggiore nelle foreste già sfruttate.” insiste il
Prof Carlos Peres. “Le licenze ambientali e la certificazione
forestale devono tenerne conto di queste dinamiche e rivedere le quote
volumetriche di tronchi prelevati sulla abase della reale
rigenerazione di ciascuna specie”.

La ricerca ha evidenziato tre principali risultati:


• Nel caso del  taglio selettivo, non vi sono dati sulla composizione
delle specie legnose e sul valore totale della foresta recupera oltre
il primo taglio. Ciò suggerisce che le specie legnose di alto valore
commerciale sono a rischio di estinzione nelle aree sfruttate a lungo.
• Solo nelle aree di prelievo più recenti, situate più lontane dalle
strade, il taglio è realmente  selettivo, concentrandosi ricavi
maggiori su alcune specie di alto valore.


• La gestione delle rese delle foreste a taglio selettivo è di
fondamentale importanza per l'integrità a lungo termine della
biodiversità forestale e per la sostenibilità economica delle
industrie locali.


"Precedenti studi effettuati sui mercati asiatici suggeriscono che gli
attuali accordi commerciali potrebbero portare a un 'picco del legno’
e a estinzioni economiche in tutta la regione tropicali.” ha aggiunto
il Dr Richardson "Il nostro studio aggiunge un nuove prove a sostegno
di questa tesi. Vediamo già un cambiamento del mercato, in base al
quale le foreste esaurite da rinnovati cicli di prelievo selettivo non
sono più in grado di dare ritorno economico, e debbono essere
convertite in piantagioni di conifere a crescita rapida.”
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(Fonte: http://salvaleforeste.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4197&Itemid=999)

sabato 13 luglio 2019

SPOLETO FESTIVAL DEI 2 MONDI 2019: “Ricordando Pina Bausch” - Recensione

SPOLETO FESTIVAL DEI 2 MONDI 2019

“Ricordando Pina Bausch”


Con Lutz Förster e Leonetta Bentivoglio

Sala Pegasus (ex Chiesa di San Lorenzo) - 7 luglio 2019  h12
  
L’infinito di Pina Bausch

        Infinito è l’orizzonte dei temi che percorrono l’opera di Pina Bausch, infinita la tavolozza delle emozioni che ogni suo lavoro maieuticamente estrae dai danzatori per farne linguaggio e materia dell’azione scenica.
       Di questo e di molto altro ci parla Lutz Förster - interprete storico di quelle creazioni e oggi direttore artistico del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch - durante l’incontro-intervista nel decennale della morte dell’artista: Pina sarebbe stata a Spoleto per il Festival, in quell’estate del 2009 se la morte non l’avesse sorpresa, invece, portandola con sé nell’ultima danza.

       Risponde con teutonica misura, Lutz, alle fluviali domande della scrittrice (“arginate” e decodificate dalla brava traduttrice con sicuro mestiere) e disegna con illuminante vivezza l’universo complesso e rivoluzionario che a partire dagli anni ’70 si coagulò intorno alla scuola della Bausch e ad una concezione artistica che fu soprattutto ricerca: intorno al corpo - “problematico simbolo di una condizione puramente umana” e pertanto incompleta e deficitaria, in perenne ricerca di una felicità perduta - e alla connessione strettissima di questo con l’interiorità.

        Förster ripercorre il processo creativo quasi psicanalitico attraverso il quale la coreografa costruiva il materiale scenico del suo teatro-danza che, abbattendo ogni artificio o convenzione teatrale, partiva dagli interpreti stessi: danzatori-attori ma per questo anche “autori”.
Nel rispondere alle domande e sollecitazioni della Bausch essi attingevano infatti ad emozioni, memorie, frammenti di vissuto: da questa “preziosa materia prima teatrale”* veicolata dal corpo come principale strumento espressivo, scaturiva l’opera in tutta la sua suggestione evocativa, metaforica, emotiva, in tutta la sua spettacolare “interdipendenza di elementi corporei, visivi, sonori”. 
Teatro sinestetico per eccellenza, è stato definito, per questa comunicazione tra i sensi e per le “suggestioni multiple” da cui la creazione si originava.

       Gli Stϋcke, o pièces, della Bausch ci dicono che tutto può essere danza, e tuttavia la tecnica, quella di derivazione accademica – come spiega Lϋtz anche ricorrendo a fulminanti aneddoti – restava per i danzatori imprescindibile strumento di lavoro e base di una poetica espressiva che si completava poi attraverso il gesto, la parola, il suono, la musica: ciascun linguaggio concorrendo a comporre il mosaico di una creazione in cui anche lo spazio, gli oggetti di scena, i colori, i suoni, la voce, le percezioni sensoriali “agiscono “ non meno dei danzatori (il cui ruolo è ridefinito dal neologismo “danzattori”). Al centro è sempre il corpo: se è vero che “possediamo un corpo e al tempo stesso siamo un corpo” quello del danzatore è più di altri veicolo di significati, espressione di sensibilità, contesti, culture, dunque “corpo sociale”.

        Il ritratto dell’artista così come emerge a tutto tondo nel ricordo di Förster  - dall’architettura complessa del suo teatro-danza all’empatia che tutta intera trasferiva sulla scena e nei suoi danzattori - è lo stesso che ritroviamo, dopo l’intervista, nei quaranta minuti di proiezione di quel suo Café Mϋller (1978): “opera manifesto”, ipnotico Stϋck destinato a diventare classico contemporaneo e “squarcio d’arte” impresso nella memoria collettiva.
        Nel surreale caffè vuoto, dal dominante bianco e nero, nel rarefatto silenzio violato dal tonfo lugubre delle sedie che precipitano confusamente a terra, lo spettatore sperimenta una dimensione onirica dove tanto i corpi quanto gli oggetti - sedie, tavoli, porte, pareti - sono strumenti comunicativi, trasmettitori di tensioni e dinamiche continuamente in bilico fra moto e stasi, accelerazione e decelerazione. Le emozioni deflagrano nel compulsivo incontro/scontro di figure enigmatiche, di personaggi che come sonnambuli sembrano trascinare una sofferenza ancestrale, il cui silenzio si frantuma a tratti nella disperata malinconia delle note di Henry Purcell (The Fairy Queen; Dido et Aeneas).
        Il corpo severo quasi scarnificato della Bausch disegna in solitudine una geometria del dolore e dell’abbandono, ai margini di una scena i cui interpreti riproducono con ossessiva reiterazione “il teatro dei rapporti umani”: labirinto di solitudine e alienazione, di gesti e dinamiche destinati a non compiersi fino in fondo e a ripetersi in ostinata incompiutezza; universo espressivo ed emozionale continuamente trascolorante dalla realtà dei corpi all’intimità delle passioni, dal particolare all’universale.
        Scava irresistibilmente nell’io profondo, il Tanztheater di Pina Bausch, affonda lo sguardo nel magma dei sentimenti e nella violenza delle pulsioni, in moti ed emozioni che forse non sapevamo di avere; ed è materia umanissima ed eterna che ci scuote, ci interroga e sollecita nella sua inesausta profondità; quel linguaggio, rivoluzionario allora e oggi più che mai contemporaneo, dopo il quale la danza non è più stata la stessa, è qui a dirci - soprattutto - che l’uomo è ciò che lascia di sé**.


*in “P.Bausch. Teatro dell’esperienza, danza della vita”, E.G.Vaccarino, 2005
**Henry de Montherlant

Sara Di Giuseppe    faxivostri.wordpress.com      letteraturamagazine.org


venerdì 12 luglio 2019

Il Porto di Oneglia di Gianni Donaudi


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Adolescente faccio acrobazie/ su un mare di fusti.

I nostri ulivi sono diventati sterili/ e dalle terre iberiche
ed elleniche arrivano i soccorsi...

E' mezzogiorno/ il rombo della sirena annienta / il dolce  e ossessivo rombo della raffineria / ex base di motosiluranti.

Eschimi non- conformisti invadono la piazza/ dove nacque Edmondo e i vecchi portici della Calata...

I fanali dei moli sono spenti/ attendono la sera per dipingere
le acque...

Le chiatte scaricano melmosa sabbia/ raccolta sui fondali
della baia...

Un palombaro salta in acqua/ con la sua tuta da extraterrestre (ho appena finito di leggere le Ventimila Leghe).

Marinai e portuali tatuati: sirene, nudi, stelle portafortuna / non ancora integrati.
Autoctone versioni di Popaye e Brutus/ Capitan Uncino e Corto Maltese, sembrano alter- ego dei marò della Potemkin/ e dell'incrociatore Aurora, come sul Mar Nero o sul Baltico / sul Volga e sulla Neva, quasi accompagnati dalla Varsovienne / trasformata vent' anni dopo in A la Barricada dalla C. N. T. ....

Pescatori del Cerusico di mare sono al largo/ la barca dell' albino pescarese getta le sue reti ancora miracolose...

I portici iniziano al bar del Bersagliere / che vive momenti intensi con la sua truppa di donnine allegre / contrattanti tra un caffè e un aperitivo con lo sfondo musicale del vecchio juke - box: il partenopeo fa l'amerikano / e talvolta "o torero"
alternandosi alle maliziose banane di Henry Belafonte, e la bionda Miranda, tra Udine e Napoli/ capace di esprimere sensualità persino in bagno, vive il suo momento magico/ la sua esotica e tropicale    f r e n e s y    creola, più bella, più viva, più appetibile / di un  italo- americanota tristemente melodico mediocre e... forse mafioso.

Passeggiano falsi aristocratici nullafacenti / verso il Campari dello storico Caffè del Popolo...

Odore di pesce/ che attira scheletrici gatti randagi -
Odore di olio/ proveniente dal vecchio capannone -
Odore di fritto / proveniente dalle ancor oneste trattorie...

Gianni Donaudi - Oneglia, 1986

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mercoledì 10 luglio 2019

Lucca. Seminario su Santa Ildegarda, dal 15 al 17 novembre 2019 presso il convento di San Cerbone





Ildegard Von Bingen

Seminari e laboratori esperienziali sui suoi insegnamenti:
la medicina, l'erboristeria, la cucina, la scrittura, la musica, i canti

La medicina, l'erboristeria, la cucina, la scrittura, la musica, i canti di Santa Ildegarda, il 15, 16 e 17 novembre 2019, a Lucca presso il convento di San Cerbone. con Maria Sonia Baldoni la "Sibilla delle erbe" esperta di erbe spontanee e antiche tradizioni, promulgatrice delle Case delle Erbe "Percorso di riconoscimento delle erbe spontanee e del loro uso secondo quanto trasmesso da Ildegarda"

Rosa Brancatella, medico ginecologa sessuologa psicoterapeuta e fitoterapeuta "Ildegarda una donna per le donne: modelli di cura e fitoterapia".

Laura Grandinetti, insegnante di educazione fisica e di yoga, moto e quiete "I quattro elementi. Esperienze pratiche sul corpo-mente come strumento di connessione tra macrocosmo e microcosmo"

Stella Schiavon, contadina panificatrice "Rinfresco della pasta madre e impasto del pane di guarigione"

Info e prenotazioni: Gianna - 349.4248355


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La storia rivisitata di Ildegarda di Bingen scritta da Simonetta Borgiani de "La Rucola":   https://www.larucola.org/2018/11/30/la-verita-storica-un-po-per-volta-ritorna-ildegarda-di-bingen/