Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 3 febbraio 2019

Roma, 14 febbraio 2019 - Agricoltura contadina alla Camera dei Deputati




Ciao a tutti, finalmente sono arrivate le comunicazioni ufficiali riguardanti l'incontro organizzato a Roma alla Camera il 14 febbraio 2019 dove presentiamo nuovamente la nostra Campagna contadina. L'incontro è stato organizzato su iniziativa dell'on. Cunial di M5S. 

Inizialmente era stato proposto a metà gennaio, ma poi spostato in questa data, questo ha comportato una variazione al nostro interno degli interventi dei membri del gruppo Coordinamento in quanto sia Sergio Cabras che Elisabetta Monti non potevano più essere presenti. E' importante divulgare il più possibile questo appuntamento, e altrettanto riuscire a partecipare, anche perché abbiamo richiesto vi fosse almeno un'ora di spazio al dibattito e quindi saranno anche possibili interventi dal pubblico. La maggior partecipazione possibile sarà significativa al fine di premere per riavviare il lavoro delle Commissioni agricoltura sul nostro tema.

Roberto - salerin@libero.it

Immagine correlata

Comunicato: 

Giovedì 14 febbraio 2019 dalle 10.00 alle 14.00 presso la Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina, Sala del Cenacolo (Piazza in Campo Marzio n. 42 - Roma) la S.V. è invitata a partecipare al convegno: AGRICOLTURE CONTADINE: IL GIUSTO RICONOSCIMENTO Presentazione della Campagna popolare per l'Agricoltura Contadina ROMA -

L’agricoltura contadina è parte integrante e importantissima del tessuto sociale, agricolo, economico e culturale del nostro Paese. Migliaia di micro realtà in tutta la Penisola praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sulla comunità circostante, sul lavoro contadino e sull’economia familiare. Si tratta di un’agricoltura che non solo non impatta negativamente sull’ambiente ma che, al contrario, lavora per riqualificarlo, migliorando la fertilità dei suoli, ripristinando la biodiversità, preservando i territori dal dissesto idrogeologico e dall’abbandono, soprattutto delle zone più svantaggiate e marginali. In questi contesti le professionalità e le tipicità territoriali si legano a scelte di vita basate su valori di benessere condiviso, ecologia, equità sociale e solidarietà che creano un inestimabile valore aggiunto, anche se non calcolabile economicamente. Garantire a chi si prende cura della terra diritti e dignità non è solo un giusto riconoscimento ma anche un importante atto politico orientato al bene comune, al benessere dei cittadini e al futuro del nostro Pianeta, in linea con le indicazioni emanate da autorevoli organi internazionali tra cui la FAO nonché con la decisione dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che recentemente ha approvato la Dichiarazione sui Diritti dei contadini.

Se ne parlerà giovedì 14 febbraio dalle 10.00 alle 14.00 presso la Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina, Sala del Cenacolo (Piazza in Campo Marzio n. 42 - Roma) al convegno “Agricolture Contadine: il giusto riconoscimento - Presentazione della Campagna popolare per l’Agricoltura Contadina”, a cui interverranno: Roberto Schellino - Ari, Ass. Rurale Italiana Gli Obiettivi Della Campagna Elisa D'aloisio - Contadina, Attivista La Realtà Delle Piccole Aziende In Italia William Di Cicco - Avvocato Wwoof Le nostre proposte legislative, Agricoltura Contadina E Contesto Internazionale Antonio Onorati - Centro Internazionale Crocevia Terra L’agricoltura Contadina In Europa Guilherme Brady e Jean Leonard Touadi - Fao L’agricoltura contadina e l’azione della Fao Interverranno i Deputati di Commissione Agricoltura e le Autorità Competenti.

Si prega di accreditarsi alla conferenza stampa inviando una mail a ufficio.stampa.mov@gmail.com  entro e non oltre le ore 10.00 del 12 febbraio 2019. Si ricorda che per gli uomini è necessario indossare la giacca.



Immagine correlata

venerdì 1 febbraio 2019

"Essere o apparire?" Considerazioni di Gianni Donaudi


Risultati immagini per Essere o apparire?

Molti  uomini d'oggi tendono  sempre di più ad apparire anziché ad essere. E costoro sono uomini esteriori anziché Interiori .

Vi sono antiche opere d'arte NON firmate i cui studiosi faticano non poco a individuarne l'Autore. Molto spesso si risolve la ricerca  con un liquidatorio  "attribuito a...".

Gli uomini  d'oggi tendono invece a mettersi in mostra ad annoiare i circostanti (alcuni dei quali potenzialmente simili) con "Io ho fatto questo / io ho fatto l' altro", "io sono stato qui / io sono stato là ", "io sono uscito con questa / io sono uscito con quest'altra". Nel non poi tanto inconscio desiderio di provocare l'invidia dei circostanti stessi.

Come tanti palloni gonfiati tendono a porsi al centro dell'attenzione e a volte con le mani appoggiate ai fianchi (deja vu nella nostra penisola italiota).

Tendono a far sapere i fatti loro all'esterno, mentre all'Uomo Differenziato interessa sopratutto agire  e realizzare i propri obiettivi  anziché  far sapere.

NON sfuggono a tal comportamento antropologico (in primis italiota), neppure tanti che si dichiarano anticonformisti o addirittura "rivoluzionari" senza rendersi conto della loro meschinità. Ma quando costoro sono in "crisi" (e ci vanno facilmente per un non- nulla) chiedono aiuto alla mamma, alla moglie o convivente, alla sorella e a volte persino a un'amica "pazza", sopravalutando il loro "pericoloso nemico" 

E se qualcuno dice loro: "Alla fin fine sei come tutti gli altri" loro ti rispondono:  "Non sono mica speciale, io..." - Già, ma quando ti senti gasato tendi ad apparire tale - O no?

Gianni Donaudi

Immagine correlata

mercoledì 30 gennaio 2019

Silenzi a Grottammare - Gerstein da Il Vicario di Rolf Hochhuth

GERSTEIN

da

IL VICARIO
di
Rolf Hochhuth

Risultati immagini per Silenzi a Grottammare - Gerstein  da Il Vicario  di  Rolf Hochhuth vedi


Riscrittura scenica di Vincenzo Di Bonaventura
con
 Vincenzo Di Bonaventura, Simone Cameli
e il Gruppo Teatrale Aoidos

Ospitale delle Associazioni  -  Grottammare Paese Alto  -  27 Gennaio 2019  h17




SILENZI



Ma questo carro-merci non è la barca
per l’Ade, né sono lo Stige
queste rotaie che portano in Polonia.
Hanno tolto agli dei anche l’inferno,
e nessun canto muove i suoi guardiani.

        [R.Hochhuth  IL VICARIO ed.Wizarts, 1963]


        
        Vi sono silenzi che pesano indelebili sulla Storia. Quello del Vaticano e di Pio XII sullo sterminio nazista supera il tempo e non tollera assoluzioni, grava sulle coscienze dei responsabili di allora e di quanti - oggi come ieri - tentano di confutare, negare, perfino “giustificare”.

        E vi è il silenzio a cui il nostro paese – incapace, a differenza della Germania, di fare i conti col proprio passato – ha consegnato l’imponente lavoro di Rolf Hochhut (“Gerstein – Il Vicario”, dramma teatrale in 5 atti, 1963): fin da quando - febbraio 1965 - la prima rappresentazione romana allestita da Gian Maria Volontè e Carlo Cecchi viene bloccata (centinaia di agenti di polizia, sette camionette, due camion e un cellulare…) e poi definitivamente vietata dal prefetto di Roma per i suoi contenuti “contrari alle norme del Concordato” (sic).

        E se in Germania “Il Vicario” è studiato nelle scuole e fin dal 1963 le repliche teatrali si moltiplicano [la prima - Berlino 1963, con Erwin Piscator - sarà seguita da numerose repliche e nel 2002 dal film di Costa Gravas “Amen”], nell’Italia dello Stato non-laico e concordatario, dell’esteso medioevo di ritorno nella società civile, della politica e dei media subalterni alle gerarchie vaticane, il volume è reperibile con difficoltà, e molto di rado i palcoscenici ospitano la poderosa riflessione storica e teatrale che è l’opera di Hochhuth: “Otteniamo complimenti e silenzi. O solo silenzi. Il Vicario è ancora un’opera scomoda” (Marco Foschi).

        La riscrittura scenica che ne fa oggi Di Bonaventura non sarebbe per noi nuova (numerose le repliche nel prezioso TeatrLaboratorium Aikot27 e altrove, da anni lontani fino alla più recente, 2017, con l’attore solista a rivestire più ruoli) se non fosse che “nuovo” il suo teatro lo è sempre, ogni volta che la macchina attoriale ri-crea il testo, re-agisce con esso e lo trasforma, così che il teatro sia per lo spettatore, come nell’utopia di Artaud, sacrale “luogo di purificazione”.
E oggi, dal giovane gruppo di allievi e da una preparazione (di sole 20 ore e ics minuti, ci dice) fatta di ”apprendimento metabolico” che rigetta la piatta memorizzazione, scaturisce una partitura di rara intensità. Teatro “necessario” (nella definizione di Erwin Piscator) che nella testimonianza ritrova un suo compito: teatro del testimone e perciò scomodo, spesso osteggiato, “bocca fiammante che trangugia il mondo” (Di B.).  

        L’opera dal canto suo - autentico capolavoro della letteratura mondiale - è in ogni sua parte teatro di “sottile possanza emozionale” (Di B.). “Testo epico nella sua forma letteraria”, quello di Hochhuth è teatro politico che tratta “scientificamente in forma artistica” un implacabile materiale documentario, con la forza di una verità che non può essere negata senza negare la colpa; che ricorda a tutti gli interessati - cosìErwin Piscator nella sua Nota al “Vicario” - che era data loro la possibilità di scegliere, e che in realtà hanno scelto anche quando hanno creduto di non scegliere.

        La scena odierna ha la nudità desolata di luogo d’ogni luce muto, il perimetro dell’azione definito solo dall’avvicendarsi di cartelli: casa di Gerstein a Berlino - casa Fontana a Roma - la Taverna dei cacciatori a Falkensee - la Nunziatura a Berlino - il Monastero - Auschwitz.

        I diplomatici equilibri della Nunziatura a Berlino sono scossi. Alla denuncia dell’Obersturmführer delle SS Kurt Gerstein* - Eccellenza torno ora dalla Polonia, da Belzec e Treblinka, ogni giorno diecimila ebrei, più di diecimila, Eccellenza, vengono uccisi, gasati ( … ) Eccellenza, il Vaticano scende a patti con Hitler… Se non parliamo, questo sangue ricadrà su di noi - ; alla perorazione del giovane gesuita Riccardo Fontana** perchè di fronte ai provati massacri, il Vaticano denunci il Concordato della Curia con Hitler, il Nunzio Apostolico Cesare Orsenigo oppone il neutro gergo diplomatico e il cinismo raziocinante di una realpolitik che offre alla coscienza alibi e assoluzione: Hitler ci teme, non ha torto un capello al vescovo Galen che pure ha tuonato dal pulpito contro l’eliminazione dei malati di mente! Dunque calma, giovane amico. Più saggio è affidarsi al genio della vecchia Europa… confidare nell’inevitabilità per Hitler di “venire a termini per forza, sarà lui a volerlo”. Dovrà fare i conti con la forza dei cattolici, dovrà capire quello che i suoi amici, il signor Franco e il signor Mussolini, hanno capito da tempo: solo con noi, solo con la Chiesa, non contro di noi, il fascismo è invincibile.

      Nella Taverna dei Cacciatori a Falkensee, Berlino, al riparo dai bombardamenti - gerarchi nazisti e affermati accademici, tra vini e musica colta (Ah la Messa in Si minore, è gioia trasfigurata!) conversano amabili: le tecniche per velocizzare la soluzione finale; le comparazioni sui crani condotte dall’accademico Hirt (… i nostri discendenti dovranno un giorno sapere perchè la soluzione del problema ebraico fosse anche dal punto di vista scientifico assolutamente necessaria); le teorie del conciliante Eichmann, “un pedante cordialone” (… prima o poi si capirà che si vuol solo liberare dai patimenti i minorati); l’impaziente curiosità (E com’è andato, Gerstein, il tentativo col cianuro?).

        Non banalità del male bensì male assoluto - che “nella guerra si era soltanto perfezionato” (Carlo Bo) – le cui radici lontane affondano saldamente nell’odio: da Alessandria, nell’Egitto del  38 d.C. - “il più remoto precedente della Shoà” -  ai progrom di fine Ottocento, fino ai genocidi organizzati e scientifici del secolo breve.
        Perchè l’odio - commenta Di Bonaventura -  esso solo può essere costruito, raziocinato, strutturato, finalizzato a perdurare nei secoli. Lo è stato nella più grande caccia all’uomo della storia recente, forgiata con attitudine scientifica in un’Europa - allora come oggi - consapevole e inerte, e per questo corresponsabile non meno del suo Papa cattolico.

        Lo è nel presente che muta i suoi nemici, inventa i suoi untori ed erige le sue colonne infami, ripara silente e complice nelle sue cattedrali, innalza i suoi muri e allestisce i suoi inferni – che si chiamino Libia o Dachau – , consegna le sue dieci cento mille navi Exodus all’abissale silenzio dei mari.



* Personaggio realmente esistito, il cui nome è iscritto per volere della Comunità Israelita di Parigi sul monumento per le vittime del fascismo.

**  Nella realtà storica: Bernhard Lichtenberg prevosto del Duomo di Berlino, che di sua volontà condivise il destino degli ebrei a Dachau)



 Sara Di Giuseppe    faxivostri.wordpress.com    letteraturamagazine.org

Risultati immagini per Silenzi a Grottammare - Gerstein  da Il Vicario  di  Rolf Hochhuth vedi

martedì 22 gennaio 2019

Collegamenti tra il vegetarismo e le vicende di Julian Assange

Risultati immagini per e le  vicende  di Assange.

Brevemente, ...mi piace intravvedere un collegamento tra vegetarismo  e le  vicende  di Julian Assange.

Non sono entrambi sforzi per difendere dei diritti?

Non dimentichiamo che molti dei padri del pacifismo, della non violenza, dell'antimilitarismo sono anche padri del vegetarismo. Gandhi, Tolstoy, Aldo Capitini che fu arrestato più volte nella seconda guerra mondiale per le sue attività di antifascismo non violento e fondatore di Azione non violenta e ideatore della marcia Perugia Assisi, fu anche il fondatore della società vegetariana... la stessa persona...

E' molto facile, molto comodo decidere che un essere indifeso non ha diritti e si può sfruttare a piacimento. Nella storia, come sappiamo, questa supremazia autoassegnata con la prepotenza, la nostra specie l'ha sempre applicata su tutto e tutti, sull'ambiente, sugli animali, il maschio sulla  femmina,  il bianco sul nero, il ricco sul povero ecc. ecc..

Chi ha deciso che siamo i padroni del pianeta e e che la nostra vita include diritti superiori?
 
Facile decidere quando si ha il coltello dalla parte del manico... istituzioni armate, tribunali, mezzi di informazione che osservano principi e leggi create dall'uomo che detiene il potere. E' un mondo difficile...

Daniele Bricchi

Risultati immagini per Daniele Bricchi

Conservazione della biodiversità e dell'umanità...

Risultati immagini per la bifolca agricoltura contadina vignola
Linneo, verso la metà del '700,  iniziò a raccogliere informazioni sulle specie arboree e vegetali sistemando un primo  catalogo botanico di tutto ciò che cresce sulla faccia della Terra. Linneo era un ricercatore amante della natura e la sua opera era a vantaggio di tutta l’umanità.    
Non come sta avvenendo con le grandi  multinazionali , tipo Monsanto e Syngenta,  che  cercano attraverso i brevetti e la manipolazione genetica  di appropriarsi  dei diritti d’autore della vita sul pianeta.  Non voglio però assumere un atteggiamento catastrofista, poiché di situazioni drammatiche il pianeta Terra  ne ha vissute ben altre. Quello che conta è il mantenimento dell’intelligenza e della capacità di sopravvivenza.
La capacità elaborativa della vita si farà beffe dell’arroganza “scientifica”  e, malgrado l’apparente cecità, l’uomo non potrà  distruggere  la vita (di cui egli stesso è emanazione). E questo non ostante  la sterile sperimentazione  scientifica che vuole prendere  il sopravvento sulla capacità di riscoprire giorno per giorno la freschezza della vita.   Alla fine la capacità di conservazione saprà “affermarsi”.   Lo vedo in quel che succede negli interstizi dell’asfalto, in mezzo alle immondizie, tra i veleni più pestilenziali di questa società opulenta ed un po’ tonta…  
Eppure l’uomo è la somma di una complicata combinazione di istinti, fissazioni e intuizioni.  Ora pare che le multinazionali, le stesse che provvedono ad avvelenare e distruggere, vogliano presentarsi come enti benefici che provvedono a "nutrire" la popolazione mondiale attraverso una tecnologia che non tiene però conto della biodiversità.   
Vediamo cosa succede! Ma intanto  ricordiamo che nessuna cosa viva è in grado di condurre in se stessa un’esistenza distaccata dal resto dell’esistente.  Infatti  in natura, e nella visione bioregionale,  ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa, in una interconnessione che tutto comprende.   

Paolo D’Arpini

lunedì 21 gennaio 2019

27 gennaio – Memoria a tutto campo…


Il 27 gennaio ricorre il giorno della “memoria”…
E vorrei affermare che le catastrofi umanitarie, gli eccidi e le tribolazioni dell’umanità intera vanno qui ricordate. Quando nel 1945 il mondo scoprì (ma gli alleati lo sapevano già) la tortura e le persecuzioni a cui erano stati sottoposti milioni di individui colpevoli di essere “altri” e “diversi” dalla comunità dominante un velo si squarciò.. Ma subito dopo fu risistemato per lasciar trapelare solo ciò che i vincitori ritenevano utile…. Delle centinaia di migliaia di morti “bianche” in Ucraina ed in Polonia, degli stermini attuati in vari scenari di guerra da diversi belligeranti, a danno delle minoranze, si preferì tacere… Si preferì additare gli sconfitti, pur tremendamente colpevoli, di ogni nequizia avvenuta durante il conflitto.
La storia forse non può ancora essere riveduta e corretta.. forse dovranno trascorrere ancora cento anni.. o forse mille o forse duemila… Come avvenne per le presunte persecuzioni patite dai cristiani che solo oggi la storia conferma essere non corrispondenti a quanto la chiesa tramanda… Come ad esempio la storia di Nerone ammazza cristiani ed incendiario di Roma, che oggi fa sorridere persino i bambini.
Non fanno affatto sorridere, invece, gli stermini compiuti dalla cristianità contro intere popolazioni inermi, in varie parti del mondo, con la scusa della propagazione della “fede”.
Ed anche per quanto riguarda i supplizi di ebrei, omosessuali, slavi, zingari, oppositori dei regimi, etc. che durante l’ultimo conflitto furono sistematicamente perseguitati, in varie e diverse situazioni, in gulag ed in campi di concentramento, non possiamo -né dobbiamo- negare l’evidenza… i morti ci sono stati, i supplizi ci sono stati. Lo testimoniano le foto e le narrazioni dei sopravvissuti all’olocausto.
In se stessa la parola “olocausto” non ha propriamente un’accezione così negativa come oggi viene attribuita al termine. Olocausto è anche il “sacrificio” compiuto in omaggio a un dio. Certo è un sacrificio cruento, con spargimento di sangue, e con bruciatura delle carni della vittima sull’ara… ma non è esattamente quel che faceva Abele per santificare il signore?
Per un senso universale di giustizia occorre ricordare, con la ricorrenza del 27 gennaio, tutte le vittime cadute per mano dell’uomo, in seguito all’accecamento dovuto ad una ideologia, ad una religione, ad una golosità… Vittime sempre innocenti, sempre mutilate e vilipese in nome di un “interesse superiore” o della ragion di stato o della culinaria….
Alcuni potranno scandalizzarsi al mio paragone sugli stermini compiuti contro l’umanità rispetto a quelli verso il mondo animale… ma, pensiamoci bene, non è anch’esso un animale uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l’habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l’appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali…. che hanno cancellato la memoria!
Cosa posso aggiungere, ora, oltre all’invito a riportare nella coscienza la nostra memoria?
Paolo D’Arpini 
Risultati immagini per paolo d'arpini

Circolo Vegetariano VV.TT. - circolovegetariano@gmail.com

lunedì 14 gennaio 2019

Pressenza: "Una Rete di attivisti e giornalisti indipendenti" di Olivier Turquet


Risultati immagini per Pressenza:
Vogliamo celebrare, come tutte le redazioni di Pressenza sparse nel mondo, i 10 anni di esistenza della nostra agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza con una serie di iniziative che siano utili all’obiettivo di fondo per cui facciamo le cose: cambiare il mondo in una direzione pacifista, nonviolenta, umanista, nondiscriminatoria.
E’ buono ricordare sempre perché facciamo le cose: non per il prestigio, non per il potere ma per un mondo migliore; non per il proprio personale tornaconto ma per il bene di tutti. E questo non è retorico perché corrisponde a una pratica che si può vedere, valutare tutti i giorni.
In questo contesto stiamo organizzando incontri in varie città italiane e un convegno al Monastero del Bene Comune ad Aprile che cercherà di sintetizzare quanto uscito dagli incontri locali (alla fine di questo articolo trovate anche i dettagli pratici degli incontri già definiti) ed anche di cominciare a costruire questa rete. Il convegno è ancora in fase di organizzazione pratica ed ogni suggerimento o proposta è assolutamente bene accetto, scrivere al sottoscritto che coordina l’organizzazione.
Inoltre stiamo cercando di aumentare la nostra diffusione sui social con interventi mirati su Facebook e Twitter. Il primo intervento lo trovate, pronto per condividerlo, qui. Mettere almeno un like, condividerlo e commentarlo è un modo semplice di appoggiare Pressenza e di aiutare la sua diffusione.
Qui di seguito il materiale di inquadramento le cui idee guidano i nostri incontri in varie città. Se qualcuno ne volesse organizzare altri la redazione è pronta a partecipare e ad aiutare alla realizzazione. Scrivere a   redazioneitalia@pressenza.com

Risultati immagini per Pressenza:
Attivisti e giornalisti indipendenti, l’urgenza di costruire una rete
In questo momento di crisi il vecchio mondo delle violenza (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una preoccupante deriva razzista e fascista che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma non trova ancora il suo spazio. I media tradizionali credono ancora di essere il famoso quarto potere, ma sono sempre più al servizio della speculazione finanziaria e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista.
Ma  esiste anche una diversa tendenza informativa e mediatica: un’altra voce, un nuovo modello che è iniziato dalle prime radio libere, dai fogli di quartiere e da altre forme di divulgazione di prossimità e oggi è cresciuto consolidando un nuovo concetto di informare e fare informazione, grazie all’avvento di Internet e delle reti sociali. Questa tendenza si manifesta anche nei tanti giornalisti che non accettano le regole del mercato, ma rivendicano la loro professionalità e indipendenza, denunciano la violenza in tutte le sue forme e promuovono forme di aggregazione e lavoro basate sul consenso, la reciprocità e la collaborazione.
Se per un verso queste nuove tendenze sono capaci di rilevare e raccogliere le espressioni, le aspirazioni e le esigenze di umanità, solidarietà e rispetto dei diritti umani di tanta gente, per un altro talvolta mostrano difficoltà nel fare rete, nel parlare e comunicare tra loro, nuocendo così fortemente al rafforzamento e alla crescita di un’informazione indipendente.
Occorre dotare questa informazione indipendente di strumenti sinergici adeguati per dargli potere e presenza e per renderla la voce di chi non ha voce, in una stretta relazione con gli attivisti, che a loro volta hanno spesso problemi a  coordinarsi tra loro e rischiano di scoraggiarsi davanti all’avanzare della violenza, alla criminalizzazione della solidarietà e alla difficoltà a far conoscere iniziative e posizioni.
Incontri locali già definiti:
MILANO
Giornalisti indipendenti e attivisti, l’urgenza di fare rete. Esperienze e dialoghi per raccontare il presente e proiettarsi verso un altro futuro
Quando: 20 gennaio ore 10 – 17,30
Modera: Lorella Beretta, giornalista free lance
Interventi:
Anna Polo, agenzia stampa Pressenza
Christian Elia, QCode
Angelo Ferrari, agenzia Agi
Raffaele Masto, Radio Popolare
Redazione Radio Onda d’urto
Riccardo Gatti, capo missione di Open Arms
Roberta Ferruti, operatrice della Rete dei Comuni Solidali
Laura Silvia Battaglia, giornalista free lance, Radio3Mondo
ROMA
Giornalisti indipendenti e attivisti, l’urgenza di fare rete – Esperienze e dialoghi per raccontare il presente e proiettarsi verso un altro futuro
Dove: Città dell’Altra Economia, Largo Frisullo – 00153 Roma – Ingresso libero
Quando: domenica 10 febbraio dalle 10 alle 18 circa, con un intervallo per il pranzo
Modera: Marica di Pierri, attivista e giornalista
Interventi:
Domenico Musella, redattore agenzia stampa Pressenza
Marta Bellingreri, giornalista freelance
Stefano Corradino, giornalista Art. 21 e Rai News
Riccardo Gatti, capo missione Open Arms
Roberta Ferruti, operatrice della Rete dei Comuni Solidali
Annalisa Camilli, giornalista Internazionale
Stefano Galieni, giornalista freelance
Ruchi Shroff, attivista International Navdanya
Sabika Shah Povia, giornalista dell’Associazione Carta di Roma
Soumalia Diawara, poeta rifugiato del Mali
Alla fine degli incontri locali verranno raccolte le varie proposte che, si spera, convoglieranno in un progetto concreto da esporre all‘incontro nazionale del 6 e 7 aprile al Monastero del Bene Comune, a Sezano dove confluiranno le esperienze fatte negli eventi delle città. Anche quello sarà un momento di lavoro, con conferenze ma anche gruppi di lavoro, da cui speriamo di uscire con immagini chiare per un lavoro comune.
Altri eventi sono in corso di realizzazione a Firenze e a Napoli
Olivier Turquet - Pressenza
Risultati immagini per Olivier Turquet - Pressenza