Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 18 dicembre 2014

Luminarie in musica, con Flavio Stagni, a El Camino del Sol di Spilamberto


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Già da tempo ero in allerta per un evento che si sarebbe dovuto tenere nella "nostra" Spilamberto, in uno dei più eleganti empori del paese, grande, luminoso e accogliente anche per la bella presenza delle due titolari, Ilaria e sua madre, dal nome che evoca già colori odori e melodie piene di calore: El camino del sol.

Dopo alcune mail ricevute per correzioni della data, la sera di mercoledì 17 dicembre 2014 io e Paolo siamo andati all'appuntamento. 

Da qualche tempo, causa forse l'età, il tempo freddo,  buio e umido, alla sera stiamo volentieri a casa, ma l'evento di mercoledì non l'avrei proprio voluto perdere: un concerto di chitarra classica di un giovane musicista locale, Flavio Stagni, di Piumazzo di Castelfranco, che avrebbe interpretato melodie di influenza spagnola e brasiliana dei compositori classici fra '800 e '900.

Dato che amo la puntualità, come scritto sulla locandina, alle 20 e 45 eravamo già lì, ma abbiamo dovuto aspettare il classico quarto d'ora accademico ed oltre, dopo di che ci siamo potuti accomodare su sedie facenti parte dell'arredamento del negozio e godere l'emozione di ascoltare i virtuosismi del bravissimo Flavio, giovane e modesto, gentile e niente affatto altezzoso. 

Dalle sue dita uscivano note per me sconosciute, di autori altrettanto sconosciuti (avevo forse sentito nominare Villa-Lobos), ma capaci di appassionare al primo ascolto. 

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Era anche molto piacevole ed intrigante osservare il movimento rapido delle dita delle due mani del chitarrista, un modo di suonare evidentemente tipico del genere, ma nuovo per me.

Considero chi ha dimestichezza con qualche strumento e con la musica un "baciato dalla fortuna", la musica è una grande compagnia, fa parte della vita e dell'espressione del genere umano che se ne è servito in migliaia di situazioni e modi espressivi, alcuni a me graditi, altri meno o sgraditi addirittura.

La musica suonata da Flavio è stata una bella scoperta! Grazie a Ilaria!

Caterina Regazzi


Spilamberto - El Camino del Sol

Milano, maggio 2015 - Recuperiamo terreno - Richiesta di sunto degli interventi



Siamo lieti di inviare la lettera di invito alla call per gli abstract riguardo al convegno in oggetto.
Il forum Salviamo il Paesaggio ringrazia tutti quanti vorranno dare il loro apprezzatissimo contributo a questo importante momento di aggregazione multidisciplinare e vi invita a seguirne gli sviluppi anche sul sito www.salviamoilpaesaggio.it

Cordialmente,
per il coordinamento nazionale Salviamo Il Paesaggio
Cristiana Mancinelli Scotti


Convegno scientifico nazionale
Recuperiamo terreno
Politiche, azioni e misure per un uso sostenibile del suolo
Milano, maggio 2015

Con lo scopo di riunire le varie comunità (scientifiche, istituzionali, professionali e sociali) che a vario titolo si occupano dell’uso e del consumo di suolo, e per avviare un percorso che consenta di affrontare la materia con approccio multidisciplinare, ISPRA e il Forum Salviamo il Paesaggio stanno organizzando un convegno scientifico che intende affrontare i seguenti aspetti:
1.       il monitoraggio dello stato del consumo di suolo;
2.       le conseguenze delle diverse forme di consumo di suolo sulle componenti ambientali, incluse le funzioni ecologiche che esse svolgono e considerando le implicazioni economiche di questi impatti, come la perdita di capitale naturale e di servizi ecosistemici;
3.       le pressioni delle diverse forme di consumo di suolo sulle varie componenti (agricoltura, foreste e ambienti naturali, paesaggio, acque sotterranee, acque superficiali, atmosfera, biocenosi, etc.);
4.       le cause determinanti del consumo di suolo;
5.       la valutazione delle risposte in termini di strategie e strumenti di intervento possibili, nonché della sostenibilità di uno stop al consumo di suolo netto, previsto dall’Unione Europea entro il 2050.
L'elemento innovativo del convegno è la partecipazione congiunta di comunità diverse, fondata sull'idea che per affrontare in modo efficace il problema del consumo di suolo sia necessario fornire una informazione completa e dettagliata a tutti gli attori coinvolti.

Date utili
a.      Invio abstract: 22 dicembre 2014- max 800 caratteri, spazi inclusi
- indicare il tema di riferimento tra i 10 elencati sopra
b.      Comunicazione accettazione abstract da parte del comitato scientifico: 20 gennaio 2015
c.       Invio paper o abstract esteso: 1 marzo 2015
- paper (max 30.000 caratteri, spazi inclusi)
- abstract esteso (max 8.000 caratteri, spazi inclusi)
d.      Comunicazione accettazione contributi: 30 marzo 2015
I contributi dovranno essere inviati all’indirizzo  consumosuolo@isprambiente.it

Gli atti saranno pubblicati su volume ISPRA (con ISBN). La partecipazione è gratuita.

martedì 16 dicembre 2014

La "fermezza" come dote di forza femminile

Esercitare la fermezza (la capacità di imporsi quando è necessario) è importante per ristabilire ordine, rispetto e armonia, laddove ci sono forze psicologiche ed emotive che proiettano disvalore, disarmonia e conflittualità.
La fermezza è autorevolezza amorevole e nulla a che vedere con il comportamento autoritario e dominante.

La fermezza è forza consapevole, indispensabile per correggere quegli stili educativi deboli, permissivi o eccessivamente accondiscendenti da cui poi originano aspetti caratteriali di chiusura, testardaggine, incapacità di "ascoltare" e tendenza alla manipolazione nelle relazioni sociali.

Occorre però avere conoscenza di sé ed essere liberi dal bisogno di approvazione altrui e dal bisogno di appartenenza per esercitare la fermezza.

In poche parole chi ha appreso ad essere autonomo e a stimarsi, fiducioso e sicuro in se stesso e nella vita, a vivere nell'autenticità, nell'onestà, ad apprezzare gli altri e a stare bene da solo e ad agire in accoglienza e franchezza e secondo coscienza seguendo i valori in cui crede, e si è liberato dalla dipendenza affettiva, ... esercita liberamente la fermezza quando questa è necessaria, senza alcun timore e senza alcun ripensamento, con assoluta fiducia e serenità interiore, con la certezza che l'armonia, la bontà, la bellezza e la giustizia trionferanno sempre!
Sara Stella

lunedì 15 dicembre 2014

Sparisce l’origine del cibo dalle etichette…. Ce lo impone l’Unione europea

mozzarelle sconosciute

LA Mozzarella Santa Lucia fino a oggi è stata prodotta in Italia. Lo si può leggere chiaramente sull’etichetta: realizzata nello «stabilimento di Corteolona, Pavia». Tra pochi giorni le cose potrebbero però cambiare. Un regolamento europeo cancella infatti l’obbligo di indicare sulla confezione il luogo di produzione degli alimenti. In teoria ci sono due eccezioni: carne e latticini, per i quali bisognerà ancora segnalare lo stabilimento, ma non più come avviene oggi: basterà un numero a rappresentare la fabbrica. Per comprendere le conseguenze del cambiamento vale la pena di restare sull’esempio della Santa Lucia, marchio controllato dalla multinazionale francese Lactalis che, oltre a quelli italiani, ha impianti sparsi per il mondo. Ebbene, se per ipotesi la Lactalis decidesse di non realizzare più la mozzarella in provincia di Pavia, ma di spostare la manifattura all’estero, per il consumatore sarebbe praticamente impossibile saperlo. Un ragionamento applicabile a tutto il cibo.
CE LO CHIEDE BRUXELLES
Il regolamento in questione porta il numero 1169 ed entra in vigore in tutti i Paesi dell’Unione europea il 13 dicembre. L’obiettivo ufficiale è quello di «migliorare il livello di informazione e di protezione dei consumatori», si legge sul sito dell’Ue. In effetti, nelle 46 pagine del documento ci sono parecchi articoli che dovrebbero renderci la vita più facile. Per esempio, sulle etichette dei cibi non troveremo più la scritta “sodio” ma il più comprensibile “sale”. Oppure – altro esempio – dovranno esserci informazioni più chiare sulle sostanze a cui i consumatori possono essere allergici, dal glutine alle uova. Gli esperti concordano: ci sarà finalmente più trasparenza sugli ingredienti e regole uguali per tutti. Peccato solo che non sarà più garantita la conoscenza dello stabilimento di produzione. Un’informazione che in Italia, finora, è stato obbligatorio indicare: lo prevede la legge 109 del 1992. Con il nuovo regolamento europeo la norma nazionale decadrà. E scrivere sull’etichetta il luogo in cui è stato lavorato l’alimento diventerà facoltativo. «È un regalo alle multinazionali, che potranno così spostare le produzioni in Paesi dove la manodopera costa meno senza che il consumatore se ne accorga», sostiene Dario Dongo, avvocato esperto di diritto alimentare.
IL MISTERO S’INFITTISCE
Già oggi, in realtà, parecchi prodotti provenienti da altre nazioni non riportano sulla confezione il luogo di lavorazione. Basta fare un giro al supermercato per rendersene conto. Capire dove sono stati realizzati i cereali Fitness, ad esempio, è impossibile. Sulla scatola l’unica informazione comprensibile è questa: «Distribuito da Nestlé Italia Spa», la multinazionale svizzera con ramificazioni in tutto il mondo. In quale Paese sono stati lavorati i cereali? Mistero. Dal 13 dicembre sarà così anche per le produzioni italiane. Il regolamento comunitario prescrive infatti di riportare sulla confezione solo il nome del proprietario del marchio. E sono in molti a credere che il cambiamento risulterà svantaggioso per chi va a fare la spesa.
IL GOVERNO CHE FA?
Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al ministero dello Sviluppo economico per chiedere di mantenere l’obbligo d’indicare sull’etichetta il luogo di produzione. «Per operare in tal senso occorre una specifica norma di legge o una delega al governo in materia di etichettatura», ha risposto il viceministro Claudio De Vincenti, aggiungendo però che al momento «non appare possibile adottare i provvedimenti richiesti per assenza di una fonte primaria che li preveda». Insomma, per ora niente da fare, in futuro si vedrà. Intanto nel settore alimentare le preoccupazioni aumentano. Questione economica, soprattutto. L’indicazione dello stabilimento, si legge infatti nell’interrogazione dei Cinque Stelle, «serve ai singoli consumatori per scegliere un alimento rispetto a un altro anche in considerazione del Paese o della regione dove è prodotto». Traduzione: se voglio premiare le aziende che non delocalizzano, come faccio se non conosco il luogo di produzione?
RISCHI PER IL MADE IN ITALY
La questione suscita i malumori di parecchie imprese nostrane. Alla Sterilgarda, 280 dipendenti, tra i maggiori produttori di latte in Italia, la paura è di perdere quote di esportazioni. Ferdinando Sarzi, titolare dell’azienda mantovana, dice di essere appena tornato da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti: «Lì il made in Italy continua ad andare fortissimo, ma adesso che non sarà più obbligatorio indicare lo stabilimento di produzione qualcuno, per esempio chi ha sede legale da noi ma fabbriche all’estero, potrebbe approfittarne per vendere come italiano ciò che in realtà viene lavorato fuori». Insomma, le nuove regole potrebbero agevolare i prodotti “italian sounding”, quelli che attraverso nomi o simboli stampati sulla confezione rimandano a una presunta italianità. Un fenomeno che, secondo le ultime stime del governo, vale già oggi circa 55 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni alimentari nostrane.
CHI CI GUADAGNA
Sterilgarda è solo una delle tante imprese ad aver firmato la petizione per opporsi all’entrata in vigore del regolamento europeo. L’idea è stata di Raffaele Brogna, 32enne fondatore di ioleggoletichetta.it , un sito che cerca di aiutare chi fa la spesa con informazioni sull’origine dei prodotti. Brogna ha avviato una raccolta di firme che finora ha raccolto circa 20 mila adesioni tra cittadini privati e gruppi dell’agroalimentare. «Dalla nostra parte stanno le aziende che producono tutto in Italia», dice Brogna, «non certo colossi come Unilever, Nestlé o Carrefour che hanno stabilimenti in tanti Paesi e possono beneficiare del nuovo regolamento». Le imprese che hanno firmato la petizione si sono impegnate a mantenere l’indicazione dello stabilimento di produzione. Tra queste ci sono pure alcune catene di supermercati, visto che negli ultimi anni anche in Italia si sono sviluppate parecchio le cosiddette private label, cibi marchiati con lo stesso simbolo della catena distributiva. «Noi continueremo a chiedere ai nostri fornitori d’indicare lo stabilimento, così che il consumatore possa essere certo che quel cibo ha creato lavoro in Italia», assicura ad esempio Giuseppe Zuliani, direttore marketing della Conad.
MOZZARELLA LITUANA
Se è vero che le nuove regole europee renderanno difficile, se non impossibile, capire dove è stato lavorato un alimento, già oggi l’origine del cibo è abbastanza misteriosa. Secondo i calcoli della Coldiretti, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari “made in Italy” contiene infatti materie prime straniere. Già, perché in parecchi casi non è obbligatorio indicarne la nazione di provenienza. Qualche esempio? Basta dare un’occhiata al grafico riportato nelle pagine precedenti. Due prosciutti su tre, venduti come italiani, sono frutto di maiali allevati all’estero, soprattutto in Germania. Un terzo del grano usato per fare la pasta arriva dal Canada. E la metà delle mozzarelle che compriamo è prodotta con latte straniero, per lo più tedesco e lituano. Il nuovo regolamento europeo, in realtà, qualche miglioramento in questo senso dovrebbe portarlo. «Sarà obbligatorio indicare sulla confezione il Paese d’origine della carne di maiale, capra e pollo», dicono dal ministero dell’Agricoltura, precisando che questo risultato è frutto delle pressioni dell’Italia in sede europea. Altre nazioni, evidentemente, hanno spinto affinché l’Ue togliesse l’obbligo di indicare sulle confezioni lo stabilimento di produzione. E così, dal 13 dicembre, sapere dove è stato lavorato ciò che stiamo mangiando diventerà ancora più difficile. A meno che il governo, alla fine, decida di fare una nuova legge in difesa del made in Italy.
STEFANO VERGINE – http://spilamberto5stelle.blogspot.it/

domenica 14 dicembre 2014

Dal Colle (eversivo) critiche agli "eversivi"



NON HO MAI avuto alcuna considerazione per Giorgio Napolitano (definito a suo tempo, da qualcuno, “coniglio bianco in campo bianco”) e in questo senso ho scritto più volte e in particolare in un articolo pubblicato su Giudizio Universale nel giugno del 2006, quando fu eletto presidente della Repubblica, poi rieditato in un libro di Chiarelettere del 2010. Ma questa volta l'anziano presidente, da sempre cauto, cautissimo, cosa a cui deve la propria longevità politica, pare aver perso la testa. In un momento in cui l’Italia è nel pieno del più grave scandalo della sua Storia, che pur è un sequel di scandali, colpita da un fenomeno criminale-politico che è più pericoloso e inquietante della mafia, perché la mafia è perlomeno un cancro individuato e, almeno teoricamente, circoscrivibile, mentre qui siamo in presenza di una serie di metastasi incontrollabili che attraversano l’intero Paese (in questo senso va intesa la contestatissima affermazione di Grillo “era meglio la mafia”) Napolitano che fa? Non indica come prima emergenza del Paese la corruzione politico-criminale, ma “l'antipolitica che in Italia è ormai degenerata in una patologia eversiva”, con un chiaro riferimento al Movimento 5 Stelle, che di tutto può essere accusato tranne che di corruzione.

   È anzi l'unico partito che ha restituito 42 milioni che pur, per legge, gli spettavano. Grillo ha replicato: “Napolitano stia attento, rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento”. Ma non è questo il punto. Napolitano ha violato il proprio dovere costituzionale di imparzialità. Il presidente della Repubblica, che rappresenta tutti i cittadini, non può prendere parte contro un movimento presente in Parlamento e che oltretutto, allo stato, è il primo partito, il più votato con i suoi 8 milioni 688 mila 231 voti. Napolitano dovrebbe essere semmai denunciato per “alto tradimento”.

   Ma perché mai il movimento di Grillo sarebbe “eversivo”? Perché ”nel biennio alle nostre spalle hanno fatto la loro comparsa metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità”. Nessuno meglio di Napolitano può sapere, perché c'era, che quando in Parlamento sedevano i comunisti le botte e le scazzottature, con il capintesta Pajetta, erano all'ordine del giorno (naturalmente Napolitano, che non è mai stato uomo di passioni, a quelle zuffe non partecipava, come quando era ragazzo preferiva stare ai bordi del campo). Ma l'affermazione più inquietante di Giorgio Napolitano è quando dice che di questa situazione “eversiva” portano “pesanti responsabilità anche alcuni mass media e opinionisti senza scrupoli”.

  QUI SIAMO in pieno regime fascista o, peggio, stalinista quando ogni critica era considerata “un’attività oggettivamente antipartito” e quindi meritevole di purga, come Napolitano che di quegli orrori fu a conoscenza e, per la sua parte, complice, non può non sapere.

   Napolitano afferma anche che “serve una scossa civile che spinga i cittadini a reagire”. Se ci sarà una “scossa civile” si dirigerà proprio contro quella politica in cui Napolitano è incistato da quando esiste. Questo non è fare dell’”antipolitica”, ma volere un’”altra” politica, democraticamente.

   Ma se la politica persevererà nel derubare sistematicamente i cittadini verrà il giorno in cui la gente, grazie anche alle provocazioni di Napolitano, perderà la pazienza. E non sarà una “scossa”. Sarà rivolta. Né civile, né democratica, né indolore. 

Massimo Fini 


sabato 13 dicembre 2014

Per un Natale sincretico, nell'Uno


Avvicinandosi la ricorrenza del Natale (non si sa bene di chi, se Gesù, Sol Invictus, Mithra.. od altri) si ripetono gli articoli sulla ipotetica non esistenza fisica di Gesù o di un ritorno della Luce, in senso spirituale. Il mondo va così male, come si può credere che esista un "salvatore"? A dire il vero ho i miei dubbi su tutto, però -da buon laico- alla fine mi sa che l'unico "credente" sono io... nel senso che se esiste un Dio necessariamente tutto deve essere Lui, altrimenti quel che esiste all'infuori di Lui sarebbe "altro", il che in un infinito eterno non è pensabile né possibile. Nell'infinito eterno può esistere solo l'infinito eterno. E quel che appare come mondo è il Suo sogno. 

Tornando al Natale, se il Cristo è realmente esistito ed ha condiviso la stessa conoscenza e natura di tutti gli altri grandi saggi realizzati, come il Buddha, Mahavira, etc., allora fra sé e l'infinito non avrebbe percepito differenze. Ed una sua frase, riportata dai vangeli, lo dimostrerebbe: "Io ed il padre mio siamo Uno" - Comunque -a dire il vero- pur restando incerto sulla esistenza fisica del Gesù descritto nei vangeli canonici ritengo che una "persona", da cui sono nate le leggende evangeliche, sarà certamente esistita... Che fosse il Giovanni da Gamala di Luigi Cascioli o il Cristo "spirito santo" di San Paolo etc. farebbe poca differenza. In conclusione ritengo che un "Gesù" esistette in qualche forma, purtroppo la sua storia e la sua figura ed il suo insegnamento sono andati "persi" in duemila anni di manipolazioni dottrinali, a cominciare dal Concilio di Nicea in poi.. Ma se il qualsiasi Gesù esistito ha realizzato la propria natura ed unità con l'Assoluto, fra lui e Dio non c'è differenza alcuna , sono la stessa identica cosa.. sia dal punto di vista empirico che dal punto di vista della Consapevolezza... 

Come giustamente affermava Nisargadatta Maharaj: "noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati". Ed in verità noi siamo tutti uniti... poiché nell'Uno solo "Uno" esiste!...

In questa consapevolezza auguro a tutti un buon Natale nell'Uno.

Paolo D'Arpini
Circolo vegetariano VV.TT.

venerdì 12 dicembre 2014

L'ego di Pol Petta e il linguaggio trasversale di Sancio Pancio



Caro Pol Petta, anche se lo nascondi e non lo pubblichi mai trovo questo nomignolo simpatico poetico e trasversale. Il famoso linguaggio trasversale.

James Cook quando arrivò in Australia con il linguaggio trasversale di segni disegni cercava di stabilir contatto con aborigeni. un giorno vedendo uno strano animale saltellante chiese ad aborigeno lumi indicandolo. noi meridionali indicandolo avremmo stretto le dita sulle punte altalenando la mano su e giù, tipo che vuoi!. Gli aborigeni risposero in aborigenese: chi ni sacce ji..!! che ne so io, non lo so!. aah fece Cook questo animale si chiama non lo so, e scrisse sul suo taccuino Kangoroo!! 

Così quando colombo arrivo nelle Americhe chiese a un indigeno che che aveva in bocca uno strano oggetto con un buchino da cui aspirava del fumo prodotto dalla piccola brace accesa delle foglie seccate di una pianta, chiese informazioni sempre con lo stesso sistema, l'indigeno rispose: tobacco! che pare invece fosse il nome della pipa e non delle foglie che bruciate producevano quel fumo aromatico che aspirato faceva leggermente girare la testa. 

I monaci coltivarono il tabacco negli orti dei monasteri chiamarono il tabacco erba santa perché secondo loro favoriva la preghiera e la meditazione. Celestino V nel bellissimo libro nella forma di tragedia teatrale di Ignazio Silone, avventura di un povero  cristiano, che consiglio a tutti, come dicevo appunto  celestino  uomo rude eremita di montagna proiettato in una dimensione mondana con continue e lussuose cene quando i servitori portavano una scodella di acqua calda, tra una portata e l'altra per sciacquarsi le dita lui tranquillamente se la beveva tra l'ilarità generale.


Ecco  Celestino V e' altra figura che mi appassiona parecchio, potrebbe essere altro tema di discussione. 

Noto sento e sento noto un leggero rigonfiamento nel flusso del tuo ego nella parte bassa  vicino la pancia. mi raccomando controlla il flusso, sai meglio di me che se si intasa il canale dell'ego poi sono guai. Per fortuna c'è Caterina che ti sta vicino e ti da una mano.


Un saluto a tutti da Sancio Pancio
asini uomini e conducenti tutti presenti