Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

sabato 22 dicembre 2018

Le domande e le risposte sull'amore di Maria Bignami e di Caterina Regazzi


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A casa dell'amica Maria Bignami spesso si tengono incontri per condividere idee ed emozioni riguardo a vari argomenti che toccano tutti e, qualche settimana fa, l'argomento scelto era stato "l'Amore". Un argomento da "niente"...!  

Non sapendo ancora se ci sarei potuta andare, qualcosa aveva cominciato a frullarmi per la testa.


Intanto Maria mi aveva mandato per mail alcune domande sull'Amore, eccole: "Nelle tue relazioni, quando ti senti Amata? E tu come esprimi l’Amore? E negli eventi che vedi accadere, quand’è che senti nel cuore quella sensazione che definisci Amore?"

Non so se ho risposto alle domande, ma questi sono stati i pensieri che sono scaturiti dalla mia mente.

Nonostante tutti nel profondo del Cuore abbiamo la nostra "dose" di Amore (dose pressoché illimitata - è una delle poche cose che non si consumano, non finiscono, non sono mai carenti, se si è capaci di tirarla fuori, invece che lasciarla illanguidire, dove sta -nel Cuore, appunto), l'Amore non tutti riusciamo ad esprimerlo e a manifestarlo come potremmo e, a volte, come vorremmo. Si fa tanto parlare di Amore universale, amore incondizionato, amore disinteressato, ma... chi è che riesce veramente in questo?
Ho pensato a quello che è per me l'Amore. Del resto, solo questo posso esprimere. Non posso dire quello che l'Amore è per gli altri, né quello che dovrebbe essere in assoluto.

L'Amore, per me, è strettamente legato alla Gioia, o al desiderio, all'aspirazione alla Gioia. Quello che mi da Gioia, io lo amo. Ma cos'è che mi da gioia? Provo a fare un breve elenco, non esaustivo:
Mi da gioia stare in mezzo alla Natura, una Natura il più possibile sana, con aria pulita, acque limpide, verdi prati e folti boschi, sole raggiante, ma anche pioggia (possibilmente non acida) o nebbia avvolgente o neve candida, animali liberi di vivere la loro naturalità, piante e fiori ricchi nella loro biodiversità e integrati fra di loro. La Natura mi da Gioia, benessere. Amo la Natura.

Mi da gioia stare con persone che condividono i miei pensieri, i miei ideali, ma mi da gioia anche stare con persone diverse con le quali ci sia rispetto e apertura e desiderio di uno scambio, senza prevaricazioni, offese e sensi di superiorità. Amo gli esseri umani.

Mi da gioia stare con il mio compagno, Paolo, con mia figlia, Viola, anche se a volte con qualche difficoltà. 


Mi da gioia sapere di fare parte di un insieme che chiamo il Tutto, l'Assoluto, Dio,  e che le mie azioni e i miei pensieri non sono "miei"...  anche se purtroppo spesso me ne dimentico!  

In realtà mi rendo conto che quello che sto esprimendo è un amore egoistico, un amore per me stessa, in fin dei conti. Non è certo amore disinteressato né tantomeno universale. Posso dire di amare l'umanità nel suo complesso? Posso dire di amare la Vita così come essa mi si presenta, con le sue gioie (appunto), ma anche con le sue delusioni, i suoi dolori, le sue difficoltà, che sono poi le MIE difficoltà, di un  essere umano che ancora non ha raggiunto un buon livello  di consapevolezza (questa bella parola con la quale  ancora mi confronto)? Rispondere SI o NO a questa domanda che senso ha? Credo che finché non si è capaci di rispondere SI a questa ultima domanda non si possa dire di essere veramente capaci di amare, compresi se stessi. 

Caterina Regazzi

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Maria ha dato il suo contributo sull'argomento con questa bella Poesia:

L’AMORE
Che cos’è per te l’Amore
lo vorrei proprio sapere
ascoltar quelle parole
che fluiscono dal cuore.
Per qualcuno è quel sentire
che non sa ben definire
come un luminoso raggio
infinito è il suo linguaggio.

Chi lo esprime con parole
di sostegno nel dolore
con un gesto generoso
o uno sguardo silenzioso.
C’è chi dice che l’Amore
abbia a fianco un’alleata
molto stretta è l’amicizia
il suo nome è la Giustizia.
Non si posson separare
sempre unite a conciliare
questo loro stare insieme
dappertutto fan del bene.

Forse c’è chi può pensare
a chi ha fatto tanto male
che si debba giustiziare
e una pena far pagare.
E se invece in tribunale
fosse giudice il Signore?
qual sarebbe la sentenza?
non necessita cercare
tu sai già che è dentro al cuore.
Se qualcuno vien ferito
e si sente risentito
può sanare quel dolore
con l’aiuto dell’Amore.
E chi sta dall’altra parte
forse non si rende conto
col suo grande contributo
d’aver dato tanto aiuto.
Se ti trovi in un contesto
e non percepisci Amore
con la Luce puoi cambiarlo
attingendolo dal luogo
che proviene sai da dove.
Osservando la natura
piante, mari ed animali
se siam presi da stupore
lo possiam chiamare Amore.
Camminando nella vita
può succeder di cadere
se in Amore resterete
presto voi vi rialzerete
Nello stare ad osservare
vedo dentro in molti cuori
tanto Amore imprigionato
che vuol esser liberato.
Tutti sanno come fare
ed è semplice imparare
basta stare ad ascoltare
quello che ci detta il cuore.
Vi confido, l’intenzione
è portare riflessione
che se ci rendiamo conto
quanto Amore abbiamo dentro
no, non più elemosinare
e se siam disposti a dare
questo ci farà arricchire
Per finire vorrei dire
e di questo ne ho le prove
quando noi doniamo Amore
quello allevia ogni dolore.

Maria Bignami



Natale 2018. Buone Feste di Gioia e Amore a tutti!

lunedì 17 dicembre 2018

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise - CONFERMATO DIVIETO DI CACCIA IN AREA DI PROTEZIONE ESTERNA



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Con decreto del 27 settembre 2018, n. T00220, il presidente della Regione Lazio disciplinava l’esercizio venatorio nell’area di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, senza il parere obbligatorio dell’ISPRA ed aprendo la caccia anche ai non residenti nelle aziende turistico-venatorie e faunistico-venatorie, in violazione della legge n. 394 del 1991. Le associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF, assistite dall’avvocato Valentina Stefutti, impugnavano tale decreto al TAR insieme al calendario venatorio del 2018-2019. Il 23 ottobre il Presidente della sezione I quater del TAR del Lazio accoglieva la richiesta di sospensione cautelare monocratica relativamente al detto decreto (vedi newsletter n. 115). 


Ma il 13 novembre, con ordinanza collegiale n. 6863 pubblicata il 14 novembre, lo stesso TAR del Lazio respingeva la domanda di sospensione cautelare del calendario venatorio, con il risultato di permettere di nuovo la caccia nella zona di protezione esterna del suddetto Parco anche ai non residenti (newsletter n. 121). 

Le associazioni si appellavano allora al Consiglio di Stato (sezione terza) il cui presidente Frattini con decreto monocratico del 22 novembre 2018 ha nuovamente sospeso il decreto della Regione che consentiva la caccia, e la caccia è stata quindi nuovamente vietata nell’area di protezione esterna del Parco stesso. Infine, con ordinanza pubblicata il 14 dicembre, il Consiglio di Stato (sezione terza), in sede collegiale, confermando il decreto monocratico, ha accolto l’istanza cautelare ed ha quindi sospeso il decreto del Presidente della Regione Lazio del 27 settembre 2018 n. T00220. La Regione Lazio è stata inoltre condannata a pagare le spese del duplice grado del giudizio cautelare, liquidate in € 4.000,00 oltre agli accessori come per legge, a favore delle associazioni ricorrenti.

Carlo Consiglio  - info@carloconsiglio.it 

venerdì 14 dicembre 2018

Bologna. Paolo Conte “Cinquant’anni di azzurro” - Recensione

PAOLO CONTE
“Cinquant’anni di azzurro”
Teatro Europaditorium – Bologna
11 dicembre 2018    h21

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L’amore è uno stregone

… l’amore è uno stregone un fuoco
isterico magnifico
carezza di una mano che semplifica
(“Elegia”- P.Conte, 2004)

     

        “La vecchiaia può portare anche un po’ di follia”, dice in un’intervista recente. Vero, se come la sua - classe ’37 - è abitata dal genio; se vi troviamo intatti la poesia e l’ironia, la fantasia e il realismo magico di un indomito ”novecentista errante” per il quale il tempo forse non esiste; se quella sua musica distilla ancora sull’attualità frettolosa melodie e ritmi saldamente radicati nell’identità culturale europea del ventesimo secolo.

        I suoi “50 Anni di Azzurro” sono anche qui, condensati in quest’ora e mezza, nel teatro al completo, nella voce sghemba dello chansonnier, fra il pubblico che alla prima nota riconosce ogni brano nei geniali arrangiamenti e si abbandona alle sue vibrazioni o l’appoggia a momenti del proprio vissuto.

        E tutto il meglio è già qui, in quel percorrere stili e generi e ricomporli in lampi di prestigiatore. Forse perché è anche pittore, Conte disegna in testi e in note il suo reale e il nostro: sciabolate di luce, ellissi di parole, abbozzi che aprono all’immaginario e sembrano piantarti lì in sospeso, come certi gatti o certi uomini / svaniti in una nebbia / o in una tappezzeria; l’ascoltatore è servito, a quel filo può agganciare la sua “toponomastica privata”, srotolarne un capo e riavvolgerlo a piacimento, ritrovarvi commozioni e allegrie, un tempo fatto di  attimi / e settimane enigmistiche…

        Sul grande palco niente effetti speciali, niente dei barocchismi con cui i mediocri di successo farciscono il nulla. La sobria sapienza delle luci basta a dar risalto ai musicisti superlativi alle sue spalle, ai solisti che a turno lo affiancano in preziosismi senza ostentazione; lui, è il maestro che sembra suonare in un club per pochi amici, la voce ruvida e scoscesa che conosciamo, trascolorante dal recitativo al canto e viceversa, lo sberleffo gracchiante ma elegante del kazoo (il buffo strumento che “dopotutto è rimasto la mia orchestra preferita”); e l’orchestrazione sontuosa che nel conclusivo Diavolo Rosso si dilata in una frenesia di percussioni e corde, in superbi assolo di sax e poi di violino e poi di fisarmonica ad evocare voci dal sole e altre voci… altri abissi di luce / e di terra e di anima… 
Musicisti talmente “storici” e in tale simbiosi che non stupirebbe se oltre a suonare vivessero anche insieme, e che in quindici formano un’ orchestra vera e completa.

        Le parole dondolano pigre tra poesia e prosa, sublime e quotidiano, o rapide volteggiano nel recuperare il cielo ad alta quota, maliziose occhieggiano dietro la porta del pomeriggio.
La musica le contiene in tanghi e milonghe dall’eleganza di zebra, in blues che virano in tango, rumba o “allegria del tango”, e in jazz naturalmente (“Sono un ragazzo del dopoguerra, la generazione degli amanti del jazz”); ne fonde il meglio in accordi, arrangiamenti, tempi e risonanze, evoca più che descrivere, e sempre va a smuoverci qualcosa nel profondo.

        Poesia allo stato puro, è stato detto della musica di Conte; ma anche che non c’è bisogno di chiamarlo poeta e di dargli questa pesante aureola in più…  E certo non servono etichette al multiforme troviere che in musica disegna il colore di un’epoca, e di questa il quotidiano e l’altrove, il tinello marron e le palme inquietanti e inquiete, la provincia “universale” coi suoi umori e i suoi miraggi d’evasione, dove i ballerini aspettan su una gamba / l’ultima carità di un’altra rumba.

        Che siano enigmatici ed ellittici o realisticamente ancorati allo spazio fisico - un tram, un albergo, un taxi più un telefono più una piazza… - nei testi affiorano memorie e attese, il duplice binario del sogno e del quotidiano su cui la vita corre, deragliando a volte.
        Ci si incontra - ci si ama forse - ma  sempre l’amore balena come distanza da colmare, viaggio da intraprendere o fuga - Via via, vieni via di qui / niente più ti lega a questi luoghi… - È gioco d’azzardo - perché volersi e desiderarsi / facendo finta d’essersi persi - è sogno o intuizione come la notte, come il Mocambo; l’amore è uno stregone: cerca rifugio nella lontananza, lo sovrasta il presagio della delusione - certe parole sanno di pianto / sono salate, sanno di mare… E l’atto d’amore è un eros effimero, lampo fuggitivo senza storia.

        È sobrio e caldo il congedo di Conte dal suo pubblico che in piedi lo applaude; una comunicazione intima e profonda ha pervaso tutto il concerto, ogni parola in più sarebbe di troppo. Bisognerebbe tutelarlo come patrimonio dell’umanità un incontro così, assaporato nello spazio accogliente e arioso di un teatro, in composto entusiasmo senza scalmanati chiassosi feedback da star a pubblico.

        Ci resta quella musica, la sua, quei cinquant’anni di azzurro che “puoi portarti in tutti i viaggi come un libro prediletto di poesie”.

Sara Di Giuseppe       faxivostri.wordpress.com     letteraturamagazine.org


mercoledì 12 dicembre 2018

Sezano, 6 e 7 aprile 2019 - L’urgenza di costruire una rete informativa libera e indipendente



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“Cari amici e partners questo è un invito a partecipare al Convegno che si svolgerà a Sezano al Monastero del Bene Comune il 6-7 Aprile del 2019. Una partecipazione attiva e propositiva. come spiegato nel breve documento di inquadramento che trascrivo qua sotto...” (O.T.)



Attivisti e giornalisti indipendenti, l’urgenza di costruire una rete

Monastero del Bene Comune, Sezano (VR)  6-7 Aprile 2019

In questo momento di crisi il vecchio mondo delle violenza (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una preoccupante deriva razzista e fascista che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma non trova ancora il suo spazio. I media tradizionali credono ancora di essere il famoso quarto potere, ma sono sempre più al servizio della speculazione finanziaria e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista. 

Ma  esiste anche una tendenza informativa e mediatica: un’altra voce, un nuovo modello che è iniziato dalle prime radio libere, dai fogli di quartiere e da altre forme di divulgazione di prossimità e oggi è cresciuto consolidando un nuovo concetto di informare e fare informazione, grazie all’avvento di Internet e delle reti sociali. Questa tendenza si manifesta anche nei tanti giornalisti che non accettano le regole del mercato, ma rivendicano la loro professionalità e indipendenza, denunciano la violenza in tutte le sue forme e promuovono forme di aggregazione e lavoro basate sul consenso, la reciprocità e la collaborazione.

Se per un verso queste nuove tendenze sono capaci di rilevare e raccogliere le espressioni, le aspirazioni e le esigenze di umanità, solidarietà e rispetto dei diritti umani di tanta gente, per un altro talvolta mostrano difficoltà nel fare rete, nel parlare e comunicare tra loro, nuocendo così fortemente al rafforzamento e alla crescita di un’informazione indipendente.

Occorre dotare questa informazione indipendente di strumenti sinergici adeguati per dargli potere e presenza e per renderla la voce di chi non ha voce, in una stretta relazione con gli attivisti, che a loro volta hanno spesso problemi a  coordinarsi tra loro e rischiano di scoraggiarsi davanti all’avanzare della violenza, alla criminalizzazione della solidarietà e alla difficoltà a far conoscere iniziative e posizioni.

In questo senso ti invitiamo ad essere copromotore insieme a Pressenza del Convegno Attivisti e giornalisti indipendenti, l’urgenza di costruire una rete che si svolgerà al Monastero del Bene Comune il 6 e 7 aprile prossimi. Il Convegno è ancora in fase di costruzione ed ogni contributo, idea, proposta organizzativa è molto gradita ed incentivata.

Olivier Turquet

mercoledì 5 dicembre 2018

21 e 22 Dicembre 2018. I cammini della Dea Madre: Sorano, Pitigliano, Sovana


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Nel cuore del triangolo del tufo, (Sorano, Pitigliano, Sovana) alla scoperta dei templi solstiziali etruschi e pre-etruschi, percorrendo le vie cave.

Templi solstiziali: sono dei templi rupestri databili almeno a 3.500 anni fa, conservano ancora rocce scolpite con puntatori solari allineati perfettamente ai raggi del sole solstiziale che passa attraverso di essi. E’ importante sapere che la posizione dei templi era strategica, per la lettura degli astri e connessa ad altri luoghi sacri del territorio, montagne, fiumi e centri storici…

Queste opere sono differenti tra loro

Poggio Rota la Stonehenge Italiana, un cerchio formato da Megaliti completamente lavorati.
Poggio dell’Ovo una rupe completamente lavorata da scanalature, coppelle, grotte artificiali.
Queste testimonianze sono i resti di strutture molto più complesse e spettacolari, che la selvaggia natura della maremma ha conservato fino ad oggi.
Le Vie cave: sono vie artificiali uniche al mondo, presenti nel territorio ancor prima dell’arrivo degli Etruschi, concepite per scopi sacri, ottenute tagliando letteralmente le pareti delle falesie per centinaia di metri o per km, percorrendole si entra in un'altra dimensione, raggiungendo necropoli e templi rupestri.

Programma:


Venerdì 21 dicembre

Ritrovo Ore 14 in Piazza a Sorano (per chi parte da Perugia partenza ore 12 da Pian di Massiano)
Quindi introduzione al territorio e visita al Tempio di Poggio dell’Ovo, dove aspetteremo il tramonto per vedere i raggi del sole passare dentro un puntatore solare e illuminare una coppella sacra. 
In serata incontro con Giovanni Feo uno dei maggiori esperti del territorio scrittore, etruscologo, ricercatore. Tra i suoi libri ricordiamo: Misteri Etruschi, Le vie cave Etrusche, Geografia sacra, Ninfe Sibille Lase.
Pernottamento presso la locanda della Picciolana. A Sovana.

Sabato 22 dicembre
Ore 9:30 Partenza per un trekking che partirà da Sovana, attraverseremo 5 km circa di vie cave, scopriremo tutto il loro fascino misterioso, dagli attraversamenti di stretti corridoi con pareti alte 20m circa, ai sentieri agresti affacciati sul paesaggio maremmano. Arriveremo quindi alla Stonehenge Italiana di Poggio Rota, dove aspetteremo il secondo tramonto che colorerà il sito sacro, una magia che si ripete da tempi immemorabili.

Ci sarà la possibilità di concludere il nostro viaggio con un ultimo incontro con Giovanni Feo durante il quale potremo scambiare opinioni e curiosità.

Iscrizioni aperte fino al 17 dicembre 2018.
Info e prenotazioni: Ilsemedulivo@yahoo.it; Tel 3337530872


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martedì 4 dicembre 2018

I tre significati del "Padre Nostro" secondo Marco Bracci


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Come tutti sanno, il Padre Nostro è la preghiera per eccellenza. Il motivo sta nel fatto che essa abbraccia tutti gli aspetti della vita, l'universo e la persona. Aspetti che si possono riassumere in tre parole: storico, profetico e medico:

1- SIGNIFICATO STORICO
Premesso quanto sopra, riporto quanto detto da S. Prokofiev nel suo libro "Il significato occulto del perdono", con alcune mie considerazioni.
Nel P. N. ci sono 7 affermazioni/invocazioni. 7 perché il 7 è il numero chiave della Creazione, essendo 7 le Caratteristiche di Dio, rappresentate e portate a realizzazione dai 7 Cherubini (maschili) e dai loro duali femminili, i Serafini. Questi spiriti perfetti ed elevatissimi sono i responsabili, guidano e realizzano la Creazione dell'Universo, che si espande in continuazione e senza fine.
Le prime 4 invocazioni (è santificato..., viene il nostro...., è fatta la ...., ci doni oggi....) rappresentano le 4 grandi epoche dopo la "caduta", in cui gli spiriti ribelli hanno cominciato a vivere fuori dai Cieli e, raddensandosi/materializzandosi sempre più fino a divenire esseri umani in carne e ossa, hanno dato origine alle civiltà di MU, di Lemuria, alla Pre-Atlantide e alla Atlantidea, terminata con la venuta del Cristo in veste di Gesù.
La quinta invocazione corrisponde alla quinta grande epoca, quella Moderna, in cui viviamo noi oggi.
La 5a invocazione "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" ci dice che questa è l'epoca in cui tutti dovremmo perdonare e fare in modo di essere perdonati da chi abbiamo offeso. Infatti, se noi non perdoniamo o l'offeso non ci perdona, neppure Dio può perdonare, altrimenti prevaricherebbe il libero arbitrio di chi è stato offeso. E anche farebbe sì che offendessimo ancora di più, sapendo che Dio ci perdonerebbe comunque. Quindi non esisterebbe più il karma, la legge di causa ed effetto, che ci siamo creati noi stessi dopo aver disconosciuto la Legge dell'Amore. Dalla non realizzazione del perdono deriva il karma attuale e prossimo venturo, fatto di malattie, guerre, disunione e lotte sia politiche mondiali che familiari cui si assiste oggi.

2- SIGNIFICATO PROFETICO

La 6a e 7a invocazione richiamano le due epoche dell'umanità ancora da venire, quella cosiddetta del Regno dei 1000 anni e quella finale in cui gli esseri umani, in buona parte riabilitati, abbandoneranno la Terra per andare su altri pianeti, in quanto non esisterà più la Legge del karma (quindi non si potrà più auto-riconoscersi, una volta incarnati, tramite ciò che nel nostro prossimo che ci fa irritare o arrabbiare, ma solo tramite la sofferenza nelle sfere di purificazione, come anime), quindi la Terra non sarà più necessaria ed si autodistruggerà.

3- SIGNIFICATO MEDICO e DI GUARIGIONE
Sappiamo che le preghiere hanno a due scopi principali: ringraziamento per ciò che abbiamo e che abbiamo ottenuto, richiesta di ciò che vorremmo. Se la richiesta è nella Legge, sarà Dio che la esudisce, se è bene per la nostra anima, altrimenti la esaudirà l'avversario di Dio, il dio Baal, che poi ci chiederà la contropartita quando meno ce lo aspettiamo e meno lo vorremmo.
Cosa va a toccare e su cosa influisce il P.N., lo possiamo vedere da questa figura stilizzata dell'essere umano:



E vediamo ora qual è il vero Padre Nostro. Ce lo ha detto il Cristo in una delle Sue prime rivelazioni date tramite la Sua profetessa per la nostra epoca, Gabriele (Gabriella), negli anni '70 del secolo scorso.

Padre nostro che sei nei Cieli,
è santificato il Tuo nome,
viene il nostro Regno
ed è fatta la Tua volontà,
come in Cielo così in terra.
Ci doni oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Ci guidi nella tentazione e
ci liberi dal male,
poiché nostro è il Regno, la Forza e la Gloria,
di eternità in eternità.

Marco Bracci

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domenica 2 dicembre 2018

Città "fantasma" si rubano gli abitanti... ed il caso di Tulsa