Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 11 gennaio 2018

"Contro l'architettura" di Franco La Cecla - Recensione


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CONTRO L’ARCHITETTURA 

Mai come adesso l’architettura è di moda. Nelle riviste, nei quotidiani, in televisione le opere delle superstar dell’architettura sono oggetto della curiosità di lettori che prima erano completamente digiuni in materia. Eppure mai come adesso l’architettura è lontana dall’interesse pubblico: incide poco e male sul miglioramento della vita della gente. A volte ne peggiora le condizioni dell’abitare. Questo accade perché l’architettura è diventata un gioco autoreferenziale, tutta incentrata sulla «firma», sulla genialità del singolo architetto, genialità che è quotata nella borsa della moda al pari di un qualunque brand. 

L’architettura ha molta più influenza nel bene e nel male sulle condizioni dell’abitare in una città. Gli architetti però si rifugiano in una artisticità che li esclude da qualunque responsabilità. Purtroppo ad essi spesso viene affidata la trasformazione di interi pezzi di città, trasformazioni che spesso compiono con incompetenza, superficialità e convinti che si tratti di un gioco formale. Ma le città funzionano diversamente: sono il territorio profondo su cui agisce l’inconscio collettivo, sono il luogo delle appartenenze e dei conflitti. Questo libro invita ad abbandonare le archistar al loro egoismo e ad accettare che l’architettura abbia esaurito la sua funzione. Oggi c’è bisogno di altro, soprattutto nella situazione di emergenza in cui le città e l’ambiente rischiano di diventare sempre più inabitabili.

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Note sull'autore di Contro L'architettura:

Franco La Cecla (Palermo, 1956) è un antropologo italiano. Nei suoi lavori ha affrontato a più riprese il tema dell'organizzazione dello spazio contemporaneo tra localismo e globalizzazione, rivolgendosi in particolare alle soglie, e ai confini tra le culture. Ha fondato nel 2005 a Londra ASIA (Architecture Social Impact Assessment), un'agenzia per valutare l'impatto sociale delle opere di architettura e di urbanistica. 

In collaborazione con la Cineteca di Bologna ha creato un progetto quinquennale di censimento mondiale degli archivi di filmati sull'emigrazione italiana. Insieme al regista Stefano Savona ha realizzato alcuni documentari sull'emigrazione siciliana in Tunisia (Sicilia, Tunisia, un confine di specchi, 2003) e sull'impatto delle nuove tecnologie sulla vita quotidiana in India (Gestualités portables, 2005) per il Centre Pompidou di Parigi. Per gli speciali del TG1 ha realizzato il documentario "I mari dentro" sulla comunità di pescatori di Terrasini emigrata a Gloucester, Massachusetts (2009) che ha vinto il premio Coast Culture del San Francisco Ocean Film festival (febbraio 2010). Ha ideato e diretto alcuni festival in Sicilia, GAIA, CREOLA e organizzato alcune mostre per Pitti a Firenze, tra cui "Perfetti e Invisibili, l'immagine dell'infanzia nei media". Insieme a Gianni Gebbia (sax), Diego Spitaleri (piano), Giorgia Meli (voce) ha messo in scena "Lasciami" al Festival di Letteratura di Mantova (2009). Collabora stabilmente con la Repubblica, Avvenire, Il Sole 24 ORE. • Palermo 1950. Antropologo. Allievo di Ivan Illich. • Insegna all’Università San Raffaele di Milano e al Politecnico di Barcellona, è stato professore a Parigi e a Venezia. «Ha lavorato con Renzo Piano e poi ha fondato un’agenzia per valutare l’impatto sociale delle opere di architettura, ciò che succede in una città in cui avviene una trasformazione urbana. Ed è stato impegnato in contesti molto diversi, da Tirana a Barcellona» (Francesco Erbani). • Nel 2008 fece scalpore il suo pamphlet Contro l’architettura (Bollati Boringhieri). Sua tesi: il sistema della moda e dei mass media ha arricchito pochi architetti e ucciso l’urbanistica. «È vero, la moda ha fagocitato il mondo dell’architettura, ha per lo più “ridotto” gli architetti ad artisti creatori di oggetti “alla moda”, deresponsabilizzandoli nei confronti del funzionamento della città e della società. Li ha trasformati in “creatori di trend” (come “stilisti”) al “servizio dei potenti di oggi... Senza Prada e Versace, afferma La Cecla, non ci sarebbero stati i vari Gehry, Koolhaas, Nouvel, Calatrava e Fuksas... Sono state le marche di moda a trasformare l’architettura in moda”. Quello che gli artisti hanno trovato nel sistema delle gallerie, dei curatori e nel mercato dell’arte, gli architetti lo hanno trovato nelle vetrine e negli stilisti. Anzi, afferma La Cecla, gli architetti hanno direttamente “preso il posto della maglietta firmata, sono diventati quella maglietta e quel paio di mutande”. E una volta che sono diventati mutande, anche i mass media si sono accorti degli architetti. Cancellata la critica architettonica e del restauro (anche se siamo il Paese con il 50% dei beni culturali) i media hanno fatto scivolare l’architettura, l’arte e il design dal “giornalismo culturale” al “giornalismo di moda”, direi dell’“intimo”, con responsabilità gravi per il nostro territorio. Tanto che ciò, come nota pure La Cecla, serve da alibi ad alcune “archistar” che finiscono con l’occuparsi “di decoro, di cose carine, come mutande disegnate da calciatori o starlet”. Ma La Cecla accusa anche la “continua presa di distanza” degli architetti dai loro progetti una volta che questi, specie quelli delle periferie, prestano il fianco a situazioni che diventano invivibili. Il riferimento è allo Zen di Vittorio Gregotti ma, in generale, a tutta l’architettura di quegli “apostoli che dagli anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta hanno promosso l’idea che l’abitare andasse risolto con grandi costruzioni condominiali concentrate nelle aree vuote della città”, generando mostruose periferie che ricordano quelle istituzioni totali vituperate da Michel Foucault. Giustamente La Cecla individua nello spostamento di termini da “casa” ad “alloggio” l’orizzonte di questa degenerazione, il cui fallimento ha spianato la strada all’affermarsi del sistema della moda e, di conseguenza, al decostruttivismo internazionale. L’idea tayloristica di stoccare gli individui come ingranaggi di un sistema all’interno di alloggi razionali ha distrutto l’orizzonte storico-simbolico dell’architettura, ovvero quello delle relazioni primarie, ad esempio quella di vicinato, della cui perdita evidente anche gli architetti dovranno pur portare una responsabilità!» (Fulvio Irace). • Ha curato anche il libro Elogio della bicicletta (Bollati Boringhieri) «Scriveva Ivan Illich, lo scrittore e filosofo austriaco che in un certo modo fu un precursore dei no global: “La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un’auto... Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un’ora, ci vogliono dodici corsie se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta”». (a cura di Lauretta Colonnelli). • Tra gli ultimi libri: L’Ape, antropologia su tre ruote (Elèuthera 2009), «la poco edificante storia di un suicidio industriale (del nostro paese) e soprattutto un ritratto strepitoso del veicolo multiuso che meglio rappresenta la globalizzazione attuale» (Filippo La Porta); Il punto G dell’uomo: desiderio al maschile (Nottetempo 2011): «Della morale comune. Il desiderio maschile è considerato invadente, disdicevole e egoista. C’è l’idea che gli uomini desiderino cose impronunciabili»; Una morale per la vita di tutti i giorni, con Piero Zanini (Elèuthera 2012); Non è cosa, con Luca Vitone (Elèuthera 2013), sull’oblio del rapporto che ci legava agli oggetti prima di ridurli a beni di consumo. 

(testo inviato da Ferdinando Renzetti)

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lunedì 8 gennaio 2018

Grottammare - "Faust e Mefistofele" di e con Vincenzo Di Bonaventura - Recensione


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OFFICINA TEATRALE 2017/18
Viaggio cosmico-letterario in Recital

FAUST E MEFISTOFELE DI GOETHE
di e con Vincenzo Di Bonaventura

Associazione Culturale Blow Up
Ospitale delle Associazioni  -  Grottammare Paese Alto  -  4 gennaio 2018  h 21.15


“Una vita rovente”

        Da Ospitale a Ospedale lo scarto fonetico è minimo; addirittura nullo quello estetico, qui a Grottammare Alta. Perché di aspetto ospedaliero – ne ha la tristezza giallina e sciatta degli interni – è il prominente algido fabbricato che vedi pure dal mare, “restituito alla città” da un brutto restauro durato millenni. Solo le rosse poltroncine - comode - attenuano volenterose l’effetto lavanderia di lusso della spietata illuminazione in sala.

        Ma tutto si perde nel buio desiderato, quando la poesia irrompe con forza di bufera e le voci di Faust, Mefistofele, Dio – Di Bonaventura, insomma – conquistano ogni spazio, e il Wagner “per una volta benedetto dallo spirito della Commedia” de “I Maestri Cantori di Norimberga” aderisce allo spirito e al  verso di quel Prologo in Cielo: quando al timbro sublime del coro di Arcangeli e Legioni celesti si contrappongono l’ironia sfrontata e le battute terrigne di Mefistofele che interloquisce con Dio (“Lo vedo volentieri, di tanto i tanto, il Vecchio”) e fa scommesse con lui, annoiato dagli uomini, a tal punto infelici che ”non ci trovo più gusto, disgraziati, a tormentarli”.

        Tre voci in una, e la musica: altrove ci sarebbero sofisticate tecnologiche consolle da poterci guidare un’astronave, per quei sobri suggestivi effetti sonori che qui Vincenzo crea con mefistofelica sapienza dal personalissimo impianto all-in-one. Se ne sprigionano le note wagneriane mentre la voce dell’attore-solista filtrata dai microfoni si deforma e si sovrappone e si mescola alla traccia registrata: senza cesure, col fluire largo di una sinfonia, dà parola e gesti e grida al ghigno demoniaco, al lamento faustiano, all'eco divina stillante da oscure profondità celesti.

        E’ buffo e strambo, dice Mephistopheles, il piccolo dio del mondo (Der kleine Gott der Welt): è sempre lo stesso,  “più bestia di ogni bestia”.
E sì, conosce quel Faust, quel dottore, - così risponde a Dio che gliel’ha chiesto - conosce la sua mente in tumulto […] né cose vicine né cose lontane / sanno calmare quel suo animo convulso.

Scommette con Dio, Mefistofele: riuscirò a prendermelo, dice, a portarlo pian piano lungo la mia strada. Scommette con Mefistofele, Dio: Un uomo buono nel suo oscuro intimo impulso / sa bene qual è la via retta.
    
        E’ un inquieto tormentato Faust, quello che nella notturna solitudine dello studio parla a se stesso, disperato nella consapevolezza che nulla possiamo conoscere. Il suo Streben - il cercare - impulso infinito incoercibile al superamento di sé attraverso la conoscenza, è angoscia, è quasi “dinamismo demoniaco” (“Natura illimitata, dove stringerti?”).

       Penetrare il segreto profondo delle cose è l’ansia formidabile, tempestosa e nobile, che lo avvicina  alle arti magiche, gli fa evocare lo spirito della Terra che “al telaio sibilante del tempo” tesse la veste vivente del Divino (Un mare eterno. / Una mobile trama. / Una vita rovente); toccare la propria finitezza tremando come “verme spaurito che si torce”; cercare il suicidio e fermarsi sul bordo del grave ultimo passo al suono delle campane improvvise e inaspettate, voci consuete della memoria d’infanzia, che annunciano la Pasqua (Perché, possenti e miti / voci del cielo, mi cercate nella polvere?).
      
       Ma invalicabile è “la pena /di questa angusta esistenza terrena”: gli scuote l’anima il desiderio, e il Dio che in cuore m’abita non può salvarlo, e il grido della rinuncia -“Rinunciare tu devi, rinunciare!” - spezza ogni slancio. Che sono io allora, se non mi è possibile / salire a quel vertice umano  / cui tutti i sensi tendono?

        Il patto demoniaco è allora a due passi, salvezza terrifica e abisso spalancato sul Nulla: Mefistofele ha scommesso con Dio sull’uomo, “microcosmo di pazzia”, a Faust può promettere quello che nessuno / ha mai veduto ancora, e Faust può siglare col sangue il patto col quale accoglierà nella sua mente la sommità e gli abissi, il bene e il male, per alla fine, anch’io schiantarmi.

Dovessi dire all’attimo. / “ma rimani! Tu sei così bello!” / […] allora accetterò la fine! / […] per me finisca il tempo!

        Tragedia della cecità - la cecità di Faust e quella di Mefistofele - dell’impossibile superamento del limite nella conoscenza di sé, in essa può specchiarsi ogni momento "dell’intera esistenza umana dalla preistoria a noi"

        Gli infiniti modi di lettura che hanno percorso l’opera - tanti quante generazioni si sono succedute sulle sue pagine - confluiscono oggi in quella che il suo traduttore Franco Fortini definisce “una catastrofe pietrificata”. Non è vero, afferma, che dopo Auschwitz non si possa più leggere Faust, poiché anzi proprio dopo Auschwitz è possibile leggerlo “distinguendovi meglio tutta la parte di negatività e di orrore” che Goethe aveva immesso nell’opera pretendendo di esorcizzarla, e che assedia e minaccia “ogni umano tentativo di autenticità”.

        Con buona pace delle mode, così come delle opposte fazioni dei faustiani e dei mefistofelici, l’opera è ancora vita rovente che combacia in pieno col nostro tempo e resiste alle sue catastrofi.


  Sara Di Giuseppe    faxivostri.wordpress.com

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domenica 7 gennaio 2018

Befana degli animali e canto - Resoconto del 6 gennaio 2018 a Spilamberto





Una piccola miscellanea di persone, anime in cammino, che si rispettano e si amano (direi) reciprocamente, in mezzo alla natura prima, poi nella nostra sala di meditazione, nella nostra casa, con un po' di cibo semplice e buono, hanno fatto della giornata dell'Epifania del 6 gennaio 2018, una giornata da ricordare.


L'appuntamento era a Spilamberto, alle 17, per andare prima a gettare nel bosco e lungo il fiume Panaro, avanzi di cibo, frutta un po' ammaccata, semi e granaglie varie un po' datate, pane secco, agli animali selvatici. Eravamo io, Paolo, Mara L., Tina, Luca, Monica, Roberto, Peppino, Maria M. Abbiamo camminato per un'oretta ed, essendoci un attardati siamo rientrati dal nostro giro che era ormai buio, con un po' di fango attaccato sulle scarpe. 

A quel punto Peppino ci ha lasciati per impegni di lavoro, gli altri siamo entrati in casa e giù, nella taverna ci siamo disposti a cerchio e abbiamo cantato assieme, alcuni dei canti che di solito facciamo io e Paolo,   poi abbiamo lasciato il campo a Tina Luce, con il suo harmonium, e Luca, con il suo sitar,  questa era  la prima volta  che si esibivano in pubblico, come duo devozionale. Tina la conosciamo da lungo tempo ed è sempre stata una brava cantante, ma l'incontro con Luca è stato sicuramente l'ispiratore di nuove modalità di esecuzione di brani, che hanno acquistato dolcezza e profondità interiore. Veramente toccanti i loro Hare Khrishna e Jaya Radha.

Ma queste sono emozioni che si fatica a descrivere, possono essere trasmesse solo per esperienza diretta...

Infine, dopo una decina di minuti di meditazione silenziosa, siamo risaliti e abbiamo completato la serata condividendo un po' di  Prasad, ovvero il cibo vegetariano da ognuno portato, vino e tisana alla menta, parlando delle cose della vita, piacevoli e spiacevoli, a volte.

E andiamo avanti con gioia, ognuno sulla propria strada!

Caterina Regazzi





sabato 6 gennaio 2018

6 gennaio 2018 - Frau Holle a Spilamberto e la sprimacciatura del divano...



Stamattina, 6 gennaio 2018, mi sono svegliata presto, forse perché ieri sera ero andata a dormire molto presto, così,, intanto che ero a letto ad aspettare il suono della sveglia, alle 7,15 ed il risveglio dell'amato Paolo, ho pensato ad alcune cosette che dovevo fare.

Tra le altre era ora di cambiare il telo che metto sempre sopra al divano, per evitare che venga insozzato dalle zampate di Magò che non disdegna di starci sopra diverse ore al giorno, quando anche noi siamo in soggiorno. Già che toglievo il telo e pensando a quanto ero stata scomoda ieri sera seduta su quel divano, mentre con Paolo ci guardavamo un simpatico filmetto (Mowgli) ho ritenuto fosse opportuno "sprimacciare" i cuscini. 


Si sa che oggi i divani moderni sono solitamente ripieni di materiale sintetico, ben compresso e quindi i cuscini difficilmente si deformano. Così è (sintetico) il divano che ho avuto in soggiorno per diversi anni, acquistato quando quello (usato) regalatomi dall'amica Morena, in occasione del mio trasferimento a Spilamberto, si era completamente sfasciato. Il divano nuovo è un divano letto, comprato ad una specie di mercatone. Carino, efficiente e a poco prezzo. E, devo dire, comodo. Non ci si sprofonda, si sta belli dritti (forse anche troppo), non fa venire mal di schiena.  Ora sta giù in taverna e ci accoglie nelle nostre meditazioni.

Invece il divano che è attualmente in soggiorno viene da casa dei miei genitori. Quando se ne sono andati, lasciando la casa vuota, me lo sono voluto portare con me qui a Spilamberto. E' un bel divano in piuma d'oca (non me ne vogliano gli animalisti), avrà 40 anni, ma non essendo stato usato molto è ancora in ottimo stato. Originariamente era di un bel velluto azzurro, che però ormai era un po' sporco, così mio padre, che si occupava ormai da solo di tutte le cose di casa, essendo mia madre molto malata, lo fece rivestire di una tela beige. Dopo poco se ne sono andati tutti e due. Essendo di piuma con questi due rivestimenti (velluto sotto e sopra tela) sedendocisi sopra, i cuscini si schiacciano e si deformano, col dolce peso mio, di Paolo, e della cara Magò. 

Questi cuscini sono pesantissimi quindi il lavoro di sprimacciatura  non è leggero. Stamattina, festa dell'epifania (Frau Holle - la maga che amava il letto sprimacciato, da cui uscivano le piume che si trasformavano nella neve che cadeva sulla terra), dodicesima notte dopo il solstizioinvernale, era, neanche a farlo apposta, il giorno giusto per l'operazioncina. Ci siamo messi lì io e Paolo, lui mi passava i cuscini ed io sul terrazzo, li battevo col battipanni e li sprimacciavo un po', poi li rimettevamo a posto.... così mano a mano, poi ci abbiamo messo sopra il copridivano. Le pieghe dei cuscini, ormai inveterate, si sono un po' distese e capovolgendoli, si piegheranno di nuovo, ma in un nuovo verso. 

Questa cosa mi ha fatto pensare alla nostra vita e al nostro modo di affrontarla: siamo abituati a fare sempre gli stessi percorsi, sia fisicamente che mentalmente, e forse ogni tanto abbiamo bisogno di una sprimacciatina per poter vedere le cose secondo un diverso angolo visivo adeguandoci a ciò che la vita ci presenta....

Caterina Regazzi



Articolo collegato: 

venerdì 5 gennaio 2018

Tutto il male del glifosato - Interferenti endocrini: la salute dei cittadini deve venire prima di tutto


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Il Parlamento chiede che i pesticidi siano controllati a causa della possibile presenza di sostanze chimiche che interferiscono con le funzioni endocrine.


“La protezione dei bambini e delle api è più importante degli interessi economici”, questa la posizione della relatrice sulla questione.

Il 4 ottobre 2017 il Parlamento europeo ha bloccato una proposta della Commissione europea che avrebbe escluso alcuni elementi chimici presenti nei pesticidi dall’essere identificati come interferenti endocrini, anche se alcune di queste sostanze sono usate espressamente per attaccare il sistema endocrini degli organismi.

“I criteri proposti dalla Commissione non possono essere definiti scientifici”, ha dichiarato la deputata svedese Jytte Guteland, una delle relatrici. Il co-relatore della proposta è Bas Eickhout, dei Paesi Bassi.

La Corte di giustizia europea ha stabilito nel 2015 che la Commissione europea ha violato le leggi europee non avendo stabilito in tempo dei criteri scientifici per l’identificazione degli interferenti endocrini. Il limite previsto era il 2013. La Commissione europea ha argomentato sostenendo che ci deve prima essere uno studio sull’impatto, incluso quello economico, del regolamento degli interferenti endocrini. La Corte ha però deliberato che gli aspetti scientifici e altri aspetti concernenti gli interferenti endocrini devono essere tenuti separati.

La deputata socialdemocratica Guteland ritiene che il ritardo sia inaccettabile: “Sappiamo che la bozza dei criteri è pronta da anni ma è stata ritirata a causa di pressioni da parte dell’industria”.

©AP Images/European Union-EP 

Cos’è il sistema endocrino?
Il sistema endocrino è composto dall’insieme di ghiandole presenti nel nostro corpo che secernono ormoni. Gli ormoni, e quindi il sistema endocrino, regolano le quotidiane funzioni vitali di un individuo, dal metabolismo alla crescita, dalla riproduzione al sonno all’umore.

Cosa sono gli interferenti endocrini?
Sono sostanze che interferiscono con i nostri ormoni perché ne imitano i comportamenti degli stessi o ne bloccano la ricezione, mandando in tilt il sistema endocrino.

Quali sono i problemi di salute che potrebbero causare?
Alcuni problemi che potrebbero essere ricondotti alla presenza dei modificatori endocrini sono certi tumori, obesità, diabete, problemi dell’apprendimento e infertilità.

Dove si trovano queste sostanze?
È possibile trovarli nei tessuti, nei mobili, nei contenitori per cibo e bevande e perfino nei biberon. Alcuni pesticidi e diserbanti hanno come scopo quello di mutare il comportamento endocrino di organismi dannosi per l’agricoltura.

Che cos’è il glifosato? Perché questa controversia?
(testo aggiornato a dicembre 2017)

Gli stati UE hanno deciso di rinnovare per 5 anni la licenza per il glifosato, un erbicida potenzialmente cancerogeno. Il Parlamento europeo ripete che deve essere bandito dal 2022.

“Abbiamo chiesto un’eliminazione graduale fino al 2022 e un’eliminazione immediata per usi non professionali”, ha spiegato la deputata maltese Miriam Dalli (Socialisti e Democratici) durante l’audizione della proposta dei cittadini europei il 20 novembre 2017.

Il glifosato è il diserbante più diffuso e usato al mondo, ma ci sono da tempo timori sul fatto che potrebbe danneggiare la salute delle persone. Per questo gli eurodeputati hanno chiesto a ottobre 2017 una messa al bando totale del glifosato entro dicembre 2022 e immediate restrizioni sull’uso.

Monsanto, l’azienda produttrice dell’erbicida a base di glifosato, è stata accusata di aver manovrato gli studi sulla sicurezza del proprio prodotto attraverso la pratica del ghost-writing. In pratica ricerche scientifiche prodotte da Monsanto sono state firmate e diffuse da ricercatori all’apparenza indipendenti. Per questo i rappresentanti di Monsanto sono stati chiamati a esprimersi in un’audizione della Commissione Ambiente l’11 ottobre.

Ecco come sono andate le cose in breve.

La giornalista investigativa Carey Gillam di U.S. Right to know, una ONG che si occupa di sistemi alimentari, ha dichiarato alla Commissione che le carte mostrano come Monsanto abbia cercato di ingannare le istituzioni. Con l’obiettivo di influenzare la politica Monsanto ha infatti creato e sponsorizzato reti di ricercatori negli Stati Uniti e nell’UE che sostengono l’uso del glifosato apparendo indipendenti.  
Monsanto è stata obbligata a rendere pubblici documenti e email durante i processi che si sono svolti negli Stati Uniti chiamando in causa la correlazione fra glifosato e tumori del sangue. A giugno 2017 i deputati europei hanno dichiarato che questo ha fortemente messo in dubbio la credibilità degli studi, che sono poi apparsi come sponsorizzati dalla stessa azienda.

I rappresentanti di Monsanto hanno rifiutato di comparire di fronte alla Commissione Ambiente sostenendo che l’audizione non fosse il luogo adeguato per discutere della questione. Il Presidente del Parlamento europeo e i leader dei gruppi politici hanno quindi vietato l’accesso al Parlamento a tutti i lobbisti della compagnia.

Nel 2016 il colosso farmaceutico e dei pesticidi tedesco Bayer ha presentato un’offerta per comprare l’americana Monsanto per 66 miliardi di dollari. L’accordo è adesso al vaglio degli avvocati della Commissione europea per la concorrenza. La fusione fra queste due aziende creerebbe il più grande gruppo mondiale nell’industria dei pesticidi e dei semi in quello che è già un mercato concentrato nelle mani di pochi grandi attori.

Fonte: http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20171009STO85663/interferenti-endocrini-la-salute-dei-cittadini-deve-venire-prima-di-tutto

lunedì 1 gennaio 2018

Transurbanza... Vita di un perdigiorno


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A chi Dio vuole mostrare una giusta benevolenza quelli lui manda nel vasto mondo. a quelli lui vuol far conoscere le sue meraviglie nelle montagne nei boschi nell'acqua e nei campi. (Eichendorff; Vita di un perdigiorno)

Oggi e’ sabato, esco di casa e vado al mare con la bicicletta. sulla spiaggia
incontro il solito gruppo di amici che gioca a calcio, approfitto dell insolita
giornata di sole primaverile per fare un po di yoga mind sul tappetino celeste,
alcune semplici posizioni sulla sabbia seguendo le indicazioni di benessere che
il corpo mi detta le posizioni più semplici comode e rilassanti. la bicicletta
che posseggo mi segue da tempo. e’ comparsa, già usata quando avevo circa 12
anni. non e’ neanche vintage e’ solo vecchia! una bicicletta normale da uomo,
con la canna e un po più piccola, una ventisei come si dice in termine tecnico.
e’ stata di volta in volta gialla, verde veronese, blu, grigia, arancione,
arlecchino tappezzata di adesivi colorati, bianca, celeste ora e’ color sabbia.
all inizio degli anni 90 andai fino ad agrigento in macchina e la portai con me
a lampedusa. sbarcai sull isola con la bicicletta carica tipo mulo, comunque fu
un vero piacere girare l isola con la mia bici celeste a quei tempi. sono appena
arrivato a casa della mia amica aurelia a montare lo stereo per la festa di
questa sera. subito dopo mi dirigo a piedi verso i colli, verso ovest,
raggiungo la mia casa studio giardino laboratorio. ho montato anche qui nel
garage un vecchio impianto stereo e una montagna di vecchie casse e diffondo la
mia musica per tutta la contrada, ancora nessuno dei vicini si e’ lamentato! mi
e’ sempre piaciuto ascoltare musica ad alto volume con tante casse, vedere le
foto dei ragazzi dei rave party davanti al muro di casse a diffondere il
segnale sonoro. in verita oggi ascoltiamo in genere una musica di pessima
qualità sonora da cellulari computer senza adeguati diffusori. negli anni 70 80
era importante più un buon impianto di diffusione che la musica stessa che vi si
ascoltava anche perché le possibilta erano limitate ai pochi dischi a
disposizione. basta collegare un computer, come ho appena fatto per accedere a
un archivio sonoro pazzesco a volte anche immaginario di un brano si trovano
numerose versioni, a volte anche quel che fischietta una rock star sotto la
doccia o brani di gruppi sconosciuti. tutti possiamo caricare i nostri brani
facilmente su youtube basta poi avere i followers, quelli che ci ascoltano e ci
seguono. nel pomeriggio tardi mi dirigo verso sud sempre a piedi attraverso il
fiume pescara e raggiungo lorto urbano di via sacco dove l’associazione radici
ha organizzato la festa di capodanno. nella piazzetta un grande bidone di ferro
annerito arrugginito contiene il grande fuoco attorno al quale ragazzi bambini e
adulti raccontano parlano e chiacchierano allegramente allinterno della
casupola- laboratorio-artigiano si balla si beve e si suona. numerosa gente
allegra multicolore. riprendo la mia via verso est vicino la stazione di porta
nuova la mia attenzione e’ attratta dalla musica che viene da un locale
illuminato, entro e mi ritrovo ad una festa di ragazzi africani che suonano e
ballano. attraverso il sottopassaggio della stazione e mi ritrovo a pescara
vecchia dove sono nati dannunzio e flaiano famosi scrittori pescaresi, le
osterie trattorie pub sonopieni di gente che attende allegramente la mezzanotte
molti fuori a fumare la maggior parte donne leganti in abito da sera. ora sto
riattraversando il fiume direzione nord percorro il corso vittorio emanuele un
tempo statale adriatica, collega padova con otranto. le luminarie oscillano
alla brezza della sera proiezioni di luci dartista sulla via delle emozioni in
piazza salotto concerto di un famoso gruppo rock la piazza e’ gremita sui
palazzi video mapping proiezioni di luci e colori. mentre scocca la mezzanotte
la citta esplode nell aria sulla mia testa . cammino ancora verso nord tra
fuochi dartificio e oggetti che cadono dall alto e dal basso, penso comunque
bella esperienza! arrivo finalmente di nuovo casa di aurelia dove e’ in corso
la festa, mi siedo collego il mio mac e inizio a suonare e ballare, il lungo
cammino mi ha rilassato mi lascio andare al ritmo dei suoni. l estate scorsa
sono stato con gli amici michele alessia radice ed altri a costruire una
struttura in canne paglia terra cruda e coccio pesto al giardino della gioia a
torre milito sul gargano. quasi un mese senza adoperare le scarpe sempre scalzo
sulla terra sull erba sulla paglia sul fango sulle pietre sugli alberi, percorso
emo sensoriale o senso emozionale unico. qualcuno chiama earthing il camminare
scalzi. facevo bagni di terra allungato sulla terra calda caricata dal sole per
ore la terra assorbe l’energia positiva in eccesso riequilibrando il nostro
equilibrio magnetico. la terra e’ leggermente radioattiva e rienergizza e
rivitalizza le cellule, esperienza anche rilassante per le sensazioni di calore
odore sapore foglie insetti uccelli il frinìre ossessivo delle cicale e al
tramonto dei grilli. spesso al tramonto ero seduto ad aspettare l ora in cui il
sole si tuffava nel mare e i l canto dei grilli si sostituiva a quello delle
cicale. si dice che in quel frangente la terra respira io in silenzio a sentire
questo enorme respiro. terrapia e non terapia ci piace di più meno terapia più
terrapia per tutti. ho sempre camminato amo camminare. raggiungevo la spiaggia
praticando il deep walking camminata lenta profonda e consapevole ogni giorno
lungo il percorso scoprivo nuovi colori nuove piante nuove rocce e il paesaggio
acquistava ogni giorno più profondità al mio sguardo, sulla spiaggia ancora deep
walking concentrandomi sulla postura e sulla sensazione dei passi sul
bagnasciuga. a volte ho usato dei bastoni trovati per fare movimenti o
mantenendoli in equilibrio o ad accompagnare la mia camminata. pian piano
entravo in acqua e praticavo aqua walking percependo pian piano la sensazione
di leggerezza del corpo man mano che l acqua diventava più profonda fino a
lasciarmi andare ad una lunga sessione di aqua zen o yoga mind. difficile stare
dietro ai miei voli pindarici, con un linguaggio nervoso e frammentato tra il
fraseggio jazz e i ritmi sincopati dell hip hop certo transurbanza-e e’ un
progetto che riguarda il corpo il benessere psico fisico un progetto anche di
scrittura e soprattutto musicale perché e’ il titolo del mio nuovo disco che
sto scrivendo mischiando brani della tradizione riarrangiati in chiave contemporanea
attraverso l ethno il free l’hip hop il blues il soul il rock vera transurbanza
sonora linguistica.

“cogito ergo sum” con la scoperta della spiritualità occidentale qualcuno ha
sostituito il cogito con respiro dunque “respiro dunque sono” nel senso di
meditazione. qualcun altro trova la trance attraverso il suono e il soffio
circolare di alcuni strumenti tipo il duduk il didigeridoo la zampogna e quindi
la meditazione sonora trasforma l’enunciato in “soffio dunque sono” con la
diffusione di un nuovo pensiero legato alla meditazione dinamica, camminare e’
come meditare quindi

“cammino dunque sono”


storia di un viaggio fra tradizione e innovazione. viaggio libero e liberatorio
senza nessun tipo di vincolo materiale e temporale.

il viaggiatore senza limiti guarda e scopre il mondo da lontano ci si avvicina
pian piano e lo osserva dall alto perché riesce a volare. dal presente al
passato in continua evoluzione verso il futuro

se vogliamo assistere a uno spettacolo che dura da migliaia di anni e’
sufficiente passeggiare per un bosco o semplicemente visitare un luogo dove
l’erba e i fiori riescono a farsi breccia nel cemento.

lo spettacolo e’ quello della vita messa in scena intricata e complessa con
trame sempre originali e creative

solo viandanti senza santi briganti e poetanti

l’amore accende il qui e illumina l ora

accende lattimo e illumina l infinito

oggi si e’ aperto uno sprazzo di luce tra le nebbie della mia mente:
ho iniziato a scrivere “transurbanza-e” niente di che ma pur sempre qualcosa.
meglio al singolare o al plurale?

il nord mi tiene bloccato al palo, alla fin fine pure contento
i
anche perché’ non so se la navicella e’ attrezzata
a supportare la sopravvivenza nelle condizioni di difficoltà oggettiva

beat, bit, qualcuno traduce beato qualcuno battuto... ecco:
beati noi battuti beati!

se riesco a cogliere il vortice giusto di energia
voglio andare a san mauro forte tricarico e
al calendario solare di pietra sul monte crocchia
vicino pietra petrosa e castel mezzano dolomiti lucane

magari arriva pure un mago!

tanto di cappello
alcuni colori
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sulle pareti
in prova


Ferdinando Renzetti


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Resoconto della Notte senza Tempo 2017/2018 - "Siamo ancora vivi!"



La mattina del 1 gennaio 2018, verso le ore 9.30, dopo  due caffè e un cappuccino veloci assieme all'amica Adriana, che se ne tornava a Bologna,  Paolo mi ha detto: "Beh, ieri notte è andato tutto benissimo, non sono neanche morto!". Si parlava così perché il tempo oggi è gelido e grigio e piovoso, secondo me minaccia neve, mentre ieri sera era persino tiepido.... si questa era la sensazione, anche perché la cara Maria B. ci aveva condotto a fare una passeggiata notturna bellissima ma che, almeno all'andata, era quasi tutta in salita, e Paolo, un po' per l'età, un po' perché ormai disabituato, un po' forse per la pancia piena, faceva alquanto fatica  e procedeva lentamente  arrancando col fiatone...

Comunque direi che la Notte senza Tempo di quest'anno è stata una serata veramente magica.... Eravamo in 11: oltre a me e Paolo, i padroni di casa Maria e Tiziano (eravamo nella loro bella casa di Rocca Malatina) Giuseppe dalla Toscana, Giuseppe da Vignola, Maria M., Monica e Roberto, Margherita e una cara vecchia amica di Bologna che non vedevo da anni, ma alla quale voglio molto bene, Adriana.

Paolo subito dopo l'inizio del pasto, ha cominciato a dare le dritte sulle "cose" da fare: bigliettini di un tipo, bigliettini di un altro con chiarimenti e fraintendimenti vari.

Il pasto è stato abbondante e completo, variegato composto da tutte le pietanze vegetariane da ognuno portate: polenta con le lenticchie, frittatona con le uova di galline felici con verdura, purè, foglie di senape bollite, insalata di finocchi, arance, olive e pepe, noci, panone e crostata alla marmellata di arancia, acqua frizzante (idrolitina), vini vari, succo di mela,  tisana... 
I pensierini di buon auspicio sono stati anche  questi vari e tutti densi di significato (segue trascrizione). 

Subito dopo cena, siamo partiti per la passeggiata: da casa di Maria, su per Casa Rastelli  e poi su su ancora fino alla chiesa che sta proprio di fronte ai Sassi di Rocca Malatina, dopo il Ristorante il Faro, che strideva per la sua immagine rumorosa  di festa "tradizionale" con cenone, musica, balli, luci e glamour, a confronto col silenzio dell'ambiente naturale che ci ospitava durante la nostra escursione nel bosco,  disturbata solo da qualche nostra voce, dal rumore dei passi sulle foglie e  dal ronzio della torcia a dinamo di Maria B. 

C'era la luna quasi piena ed anche se era un po' velata, illuminava quasi a sufficienza il nostro cammino. Speriamo che quella luce guidi i nostri passi anche nella  vita, nei giorni a venire!

Al ritorno Maria B. ci ha fatto una sorpresa (che era stata preannunciata).  Durante la passeggiata mi ha chiesto se mi aspettavo qualcosa, le ho risposto che no, non ci avevo neanche pensato ma, visto che me lo chiedeva, potevo immaginare che volesse fare una delle sue condivisioni ad esempio chiedendo la prima cosa che avremmo voluto fare nell'anno nuovo. Lei ha sorriso. A casa ci ha detto che aveva bisogno di 10 minuti ed è scomparsa.... dopo 10 minuti circa abbiamo sentito bussare alla porta ed è entrata una Befana in piena regola, col nasone e un sacco di iuta pieno di suoi oggetti personali e un sacco più piccolo contenente dei regalini per ciascuno di noi, che ci ha consegnato uno ad uno, sottolineando le nostre "caratteristiche migliori": chi cura gli animali, chi scrive per informare gli altri, chi cura i bambini, chi disegna donne un po' discinte, chi coltiva gli ulivi, chi alleva galline felici, ecc. Sotto i panni della Befana, la nostra cara Maria, inimitabile!

Ma era già circa l'una, ci aspettava il viaggio di ritorno, baci abbracci e ancora auguri e giù siamo tornati alle nostre case, pieni di belle emozioni, arricchiti per cominciare l'anno nuovo in gioia e amore.

Caterina Regazzi




Pensierini di buon augurio scritti dai presenti.

"Auguro di stare sempre in armonia con sè stessi, con gli altri, con l'ambiente e che questa armonia si propaghi come un'onda nel mare dell'infinito"

"Per me è sufficiente che il 2018 si diverso dal 2017"

"Buoni pensieri per tutti noi. Vi e mi auguro di riuscire nei vostri intendimenti. Viaggi pieni di scoperte e paesaggi fatati. Persone allegre e piene di voglia di vivere. Tranquillità. Salute e tanto amore"

"Buoni auspici per tutti noi. Che si mantenga il desiderio di passare insieme tante esperienze costruendo con creatività la vita della nostra comunità. Avanti o popolo....."

"Un pensiero un sentimento, un lavoro un cambiamento, un sorriso un impegno, della vita mi sento degno"

"Buoni pensieri. Auspico che tutte le persone che incontreremo siano in armonia con sè stesse e con l'ambiente naturale"

"Brutto e bello si uniscono. Attenzione ai pensieri"

"Pensiero positivo. Posalo e pesalo e lascialo decantare finchè sia depurato da ogni egoismo. Ciò che è buono per ognuno è positivo"

"Auguro a tutti e a me stesso le migliori occasioni sia materiali che spirituali."

"Titolo: "Buoni auspici e propositi per tutti. Libertà e partecipazione. Libertà e partecipazione. Stringere amicizie profonde e spirituali. Incontrare il proprio nemico."

"31.12.2017. Dall'inizio dell'anno fino ad oggi ho ricevuto immensi doni dalla vita. Ve ne elenco alcuni. Sono grata al mio corpo per avermi permesso di fare lunghe passeggiate nei boschi, quando non tutti possono farlo. Grazie per essere stata attiva dentro e fuori casa, gestendo il tempo secondo il mio ritmo di vita, mentre in tanti corrono sempre avendo orari rigidi da rispettare. Lavorando sulle mie relazioni sono stata premiata sentendomi arricchita nello spirito e avendo compreso che tutti possono raggiungere questo stato di benessere se lo scelgono. La lista sarebbe molto lunga. Il mio intento per l'anno a venire è quello di mantenere questa consapevolezza apprezzando tutto quello che ho, augurando al mio prossimo di riuscire a fare la stessa cosa. Anima in cammino"



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