Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 15 luglio 2012

Fulgor Silvi: "Inutili norme dell'Agenzia per l'Inutilità!"

Elogio dell'assenza di Fulgor Silvi

Inutili norme dell'Agenzia per l'Inutilità

1 - Tutti possono aprire liberamente una o più Agenzie per l'Inutilità
2 - L'Agenzia è senza fini di lucro e non promulga nè fama nè ricchezza
3 - L'Agenzia tratta esclusivamente fatti, pensieri e opere rigorosamente inutili
4 - L'Agenzia scoraggia qualsiasi abbandono alla bravura e/o alla perizia estetica
5 - L'Agenzia privilegia l'Assenza a discapito del Sistema della Storicizzazione
6 - L'Agenzia è là dove ogni Agente si fa riconoscere proponendo la propria perfetta Inutilità con azioni/non azioni
estemporanee
7 - La documentazione dell'Inutilità è perfettamente inutile
8 - L'Agenzia per l'Inutilità non ha supervisori che regolamentano e veicolano le azioni di pubblica Inutilità. Ogni Agente è
responsabile o irresponsabile del proprio operare
9 - L'Agenzia per l'Inutilità è permanentemente aperta in qualsiasi ora del giorno e della notte. Chiunque abbia da proporre
argomenti di acclarata Inutilità è sempre bene accetto
10-L'Agenzia si dichiara conscia dell'inutilità del presente decalogo

Fulgor Silvi
fulgorsilvi@libero.it

venerdì 13 luglio 2012

Il Cammino (profondo) ... il cammino che diverte!



Il cammino diverte

Mi piace riflettere… con me stesso, con la mia compagna e con gli amici viandanti… sui significati profondi e non scontati che ha il camminare.

In tanti ormai conveniamo che non si tratta di semplice esercizio fisico.

Il bisogno di tornare a viaggiare a piedi racchiude in sé la necessità di ritrovare un rapporto autentico con la natura, quella che ci circonda, ma anche, e direi specialmente, con quella più misteriosa dentro di noi.

Mi rendo conto che questa è una visione molto “seria”.

Nel vissuto reale delle camminate c’è però un elemento, altrettanto importante, pur all’apparenza molto diverso.

È nella contraddizione che si esprime più a fondo la complessità dell’animo umano.

Il cammino diverte.

Per il senso di libertà che dà.

Per la leggerezza dell’avere il cielo sopra le nostre teste.

Per gli imprevisti e l’avventura.

Per l’immersione nella sensorialità che ci fa staccare dalla testa.

Per le innumerevoli curiosità che il percorso ci riserva.

Per i giochi che si inventano cammin facendo.

Per le battute e le risate impagabili fra i compagni di strada.

Per il genuino sorriso che doniamo e riceviamo nei nuovi incontri.

Per il gusto divino di bersi una birra ghiacciata dopo le fatiche accumulate.

Per le serate conviviali in cui ci raccontiamo senza pudori.

Per il sonno ristoratore nonostante il russare del vicino.

Per mille motivi il passo dopo passo ci fa uscire da noia e banalità che caratterizzano le nostre vite così controllate.

Dopo qualche ora di cammino io mi scopro a fischiettare.

E qualche volta, con somma mia sorpresa, visto che sono sia stonato che timido, riesco pure a cantare a squarciagola.

E nelle nottate giuste e magiche perfino ululo alla Luna, onorando il mondo dei sogni.

Più di una volta lungo i cammini spalanco le braccia e mi esce spontanea un’esclamazione “sì, qui e ora, sono felice!”

Guido Ulula alla Luna


(Fonte: il cammino n. 57 - Direzione, redazione e copyleft: Luca Gianotti
con il contributo di Stéphane Wittenberg, Guido Ulula alla Luna)

Anthony Ceresa: "La politica in bilico su un piedistallo friabile..."



La Politica si è impossessata del mondo e domina miliardi di esseri viventi con imposizioni di parte. Una volta eletti non parlano più di Programmi, ma esclusivamente di Potere e si ritengono esenti da punizioni e condanne per gli illeciti commessi nell’esercizio delle funzioni.

Il nostro debito pubblico il quale è il vero problema della nostra crisi Nazionale, generata dalla libertà del Potere, è stato creato nel tempo sino a scoppiare, sicuri che alla fine potevano rivalersi sui cittadini con una serie di decreti impositivi.

Non si riesce a capire il perché l’umanità intellettualmente azzoppata da chi Governa, segue un iter diverso dalla volontà delle masse di cittadini che sono i soli a contribuire al bene Nazionale.
La Politica è diventata un peso, un impiccio al progresso, al benessere e alla civilizzazione del Paese. A lamentarsi degli illeciti, non soltanto i cittadini ma persino il Regno Animale reclama i propri diritti, soffocati dal comportamento errato di molti uomini dove i peggiori sono finiti in Politica.

Laici o Spirituali, obbligano i propri simili a soffrire le concause di teste quadre ai margini della realtà, ricorrendo al pseudo tradizionalismo di interesse, al surrealismo o falso modernismo, come sviluppo del progresso sociale di parte, limitato a un pugno di capre umane, le quali dopo le Elezioni si distaccano egoisticamente dal civile pensiero comune per definirsi superiori, intoccabili.

L’Italia, un Paese nato originariamente su concetti diabolici fondati sull’oppressione e la speculazione, a far data dalla Roma Imperiale, una terra da sempre soggiogata da Imperatori, Dogi, Monarchi e Mafiosi di contrasto all’egoismo autoritario, mantenendo un sistema politico di elevata patologia di contaminazione ideologica controversa, tramandata nei tempi, dove i cittadini auspicavano ieri come l’oggi, l’intervento dei Barbari per la liberazione dal male tradizionalmente imposto dai vari Governi del Paese.

Nel corso dei tempi gli aguzzini furono sostituiti da Presidenti a vita, sino a morire sulle poltrone, impersonando una moltitudine di Monarca disseminati lungo il territorio, i quali si sono spezzettati il Paese, in Regioni, Province, Comuni, Zone, Monopoli, Enti, Organizzazioni Istituzionali, Società miste a compartecipazione Statale e una montagna di Partiti. O Dio quanti c’è ne sono da mantenere e quanto mangiano. Sicuramente è necessario fare un po’ di pulizia per ridurre i costi del peso Politico che ha ridotto l’Italia a un cesso Internazionale, però mancano i cassonetti adeguati a ricevere tanta immondizia.

Sarebbe invero simile o la salvezza del nostro Stivale, avere a capo della Nazione un essere con una intelligenza dimostrativa senza furbizie, eleggendo un animale, uno Scoiattolo o una Volpe alla Presidenza della Repubblica, per risanare definitivamente il Paese, apparentemente Governato da individui incompetenti o indagati senza coscienza e senza punizioni, i quali operano senza una logica ne animale e tanto meno umana al suono del soldo, giostrando furbescamente le accuse sino al decadimento, alla prescrizione, dove la Giustizia, il relativismo, l’edonismo, la ragione, il diritto, e tutta la dignità dell’uomo comune viene offuscata dalla irrazionalità della Politica del Potere.

Persino il Regno animale in coro, si é ribellato dinnanzi a questa assurda definizione che promuove “l’uomo politico sul piedistallo del mondo”, senza gli attributi di reali competenze nel contesto mondiale delle centinaia di migliaia di specie che popolano l’universo.

Il vero benessere sociale, riservato a un pugno di autoeletti che vivono nei Palazzi del Potere Politico, isolati dalla realtà del mondo circostante, dimostrando uno sfacciato comportamento di sfida che certamente non rappresenta la soluzione al buon vivere della Comunità, affossando sempre più la Nazione.

Il Presidente Americano Barack Obama in uno scatto d’impeto di ruffianismo, si è giocato il rinnovo alla Presidenza per aver elogiato Mario Monti in qualità di tiranno del Popolo Italiano, per non aver toccato la presenza dei nostri militari inviati a morire nelle zone di guerra nel mondo.

L’Italia è stata Governata per lunghi anni da capre autoritarie supportate da caproni mediatici e spirituali che hanno dissipato le risorse primarie del Paese, e dinnanzi alla dannata situazione attuale di profonda recessione, hanno riposto il salvataggio del sistema Politico corrotto su altri caproni programmati alla distruzione totale del Paese.

Per risanare il Paese occorre una completa rivoluzione dei sistemi attuali, impostando un programma di sviluppo sociale immediato che si liberi dei comportamenti autoritari di belligeranza, imbrogli, speculazioni, bugie, crimini vari tutti Istituzionalizzati, che ci riportano alle origini della stirpe umana, con irragionevoli imposizioni del potere temporaneo continuando a galleggiare nel marciume Politico.

Dinnanzi a un quadro simile, parlare di Economia, di Ripresa e di Giustizia nel Paese del sistema Politico nostrano, sarebbe alquanto superfluo, se prima non si accettano e promuovono le funzioni primarie fondate sull’unità del pensiero condiviso, per una sana socializzazione e collaborazione fra i cittadini e fra i popoli, iniziando da casa propria con la Giustizia.

Il Paese Italia nelle mani di un pugno di capre autoritarie non del tutto umanizzate tanto meno evolute, procedono indisturbati a far retrocedere la Nazione ormai disfatta senza risorse, auspicando una ripresa, senza considerare il marciume Politico che affonda sempre più nella recessione.

Da una parte, Intoccabili Organizzazioni di ladri Istituzionalizzati, e dall’altra inutili Associazioni Sindacali colluse, unitamente a Organizzazioni Private di difesa a pagamento, apparentemente contro gli illeciti ma con il solo scopo di battere cassa, e nel bel mezzo una piramide composta da una pseudo Giustizia condizionata senza alcuna garanzia per il diritto penale e civile, sociale e umanitario, e senza il rimborso dei danni causati dalla libertà del Potere.

Se mi è permesso sottomettere una critica costruttiva al presente Commissario Nazionale Mario Monti, mi dispiace constatare che tutte le azioni intraprese dal Suo Governo, nonostante i vari ritocchi che danneggiano ulteriormente il Paese, non mirano a riparare le cause dirette del fallimento Nazionale e contribuiscono maggiormente alla recessione.

Rispettabili cittadini continuano a lamentarsi degli illeciti compiuti dalla Politica, senza alcun riscontro di presa visione e la volontà al risanamento.


Anthony Ceresa

mercoledì 11 luglio 2012

Estetica ed etica del Don Chisciotte.. secondo Noemi Longo



Premessa.
Spero di non invadere troppo i vostri spazi, di offrire buone riflessioni, e di non richiedere troppo tempo proponendo questa lettura... Una lettura un po'.... insomma,spero interessante. Nell'eventualità in cui stimoli interesse... è possibile relazionarsi, considerando però che Don Chisciotte l'ho letto ormai anni orsono... - Noemi Longo


III - Rappresentare - 1. Don Chisciotte

Con i loro giri e rigiri le avventure di Don Chisciotte tracciano il limite: in esse hanno termine i giochi antichi della somiglianza e dei segni; in esse già nuovi rapporti si stringono. Don Chisciotte non è l'uomo della stravaganza ma piuttosto il pellegrino meticoloso che fa tappa davanti a tutti i segni della similitudine. E' l'eroe del medesimo. Non riesce ad allontanarsi dalla familiare pianura che si stende attorno all'Analogo, proprio come non riesce ad allontanarsi dalla sua angusta provincia. Incessantemente la percorre, senza mai varcare le frontiere nette della differenza né raggiungere il cuore dell'identità.

Egli stesso è fatto a somiglianza dei segni. Lungo grafismo magro come una lettera, eccolo emerso direttamente dallo sbadiglio dei libri. L'intero suo essere non è che linguaggio, testo, fogli stampati, storia già trascritta. E' fatto di parole intersecate; è scrittura errante nel mondo in mezzo alla somiglianza delle cose. Non del tutto però: nella sua realtà di povero hidalgo può infatti divenire il cavalier soltanto ascoltando da lontano l'epopea secolare che formula la Legge. Il libro è più il suo dovere che la sua esistenza. Senza posa deve consultarlo per sapere che fare e che dire e quali segni dare a se stesso e agli altri per mostrare che la sua natura è la stessa del testo dal quale è uscito. I romanzi di cavalleria hanno scritto una volta per tutte la prescrizione della sua avventura. E ogni episodio, ogni decisione, ogni impresa saranno segni del fatto che Don Chisciotte è realmente somigliante a tutti i segni da lui ricalcati.

Ma se vuole essere loro somigliante è perché deve dimostrarli, è perché ormai i segni (leggibili) non somigliano più agli esseri (visibili). Tutti quei testi scritti, tutti quei romanzi stravaganti sono appunto senza uguali: nessuno al mondo è mai stato a essi somigliante; il loro linguaggio infinito resta in sospeso senza che alcuna similitudine arrivi mai a riempirlo; possono bruciare tutti e per intero, la figura del mondo non ne resterà cambiata. Somigliando ai testi di cui è il testimone, il rappresentante, l'analogo reale, Don Chisciotte deve fornire la dimostrazione e farsi portatore del segno indubitabile che dicono il vero, che sono il linguaggio del mondo.

Gli tocca adempiere la promessa dei libri. E' suo compito rifare l'epopea, ma in senso inverso: questa narrava (pretendeva narrare) gesta reali, promesse alla memoria; Don Chisciotte invece deve colmare con la realtà i segni, senza contenuto, della narrazione.

La sua avventura sarà una decifrazione del mondo: un percorso minuzioso per rivelare sull'intera superficie della terra le figure che mostrano che i libri dicono il vero. La prodezza deve diventare prova: consiste non già nel trionfare realmente - è per questo che la vittoria è in fondo irrilevante - ma nel trasformare la realtà in segno. In segno attestante l'esatta conformità dei segni del linguaggio alle cose stesse. Don Chisciotte legge il mondo per dimostrare i libri. E non fornisce a sé prove diverse dal luccichio delle somiglianze.

Tutto il suo cammino è una ricerca delle similitudini: le più tenui analogie vengono sollecitate come segni assopiti che occorre risvegliare perché riprendano a parlare. Le greggi, le fantesche, le locande ridiventano il linguaggio dei libri nella misura impercettibile in cui somigliano ai castelli, alle dame, agli eserciti. Somiglianza ogni volta delusa che trasforma la prova cercata in derisione e lascia per sempre vuota la parola dei libri.

Ma la non-similitudine stessa ha il proprio modello da essa servilmente imitato: lo trova nella metamorfosi dei maghi. Per cui tutti gli indici della non-somiglianza, tutti i segni che mostrano che i testi scritti non dicono il vero, somigliano al gioco dell'incantesimo che introduce con l'astuzia la differenza nell'indubitabile della similitudine. E' poiché questa magia è stata prevista e descritta nei libri, la differenza illusoria da essa introdotta non sarà mai altro che una somiglianza stregata. Un segno supplementare quindi del fatto che i segni somigliano alla verità. Don Chisciotte traccia il negativo del mondo del Rinascimento; la scrittura ha cessato di essere la prosa del mondo; le somiglianze e i segni hanno sciolto la loro antica intesa; le similitudini deludono, inclinano alla visione e al delirio: sono soltanto quello che sono; le parole vagano all'avventura, prive di contenuto, prive di somiglianza che le riempia; non contrassegnano più le cose; dormono tra le pagine dei libri in mezzo alla polvere.

La magia, che consentiva la decifrazione del mondo scoprendo le somiglianze segrete sotto i segni, serve solo a spiegare in termini di delirio perché le analogie sono sempre deluse. L'erudizione che leggeva come un testo unico la natura e i libri è rimandata alle sue chimere: deposti sulle ingiallite pagine dei volumi, i segni del linguaggio non hanno più come valore che la tenue finzione di ciò che rappresentano. La scrittura e le cose non si somigliano, Tra esse, don Chisciotte vaga all'avventura.

Eppure il linguaggio non è divenuto del tutto impotente. Detiene ormai nuovi poteri, che gli sono propri. Nella seconda parte del romanzo Don Chisciotte incontra personaggi che hanno letto la prima parte del testo e che riconoscono in lui, uomo reale, l'eroe del libro. Il testo di Cervantes si ripiega su se stesso, sprofonda nel proprio spessore, diventa per sé oggetto della propria narrazione. La prima parte delle avventure svolge nella seconda la funzione assunta all'inizio dai romanzi di cavalleria.

Don Chisciotte deve essere fedele al libro che egli è veramente divenuto; ha il dovere di proteggerlo dagli errori, dalle contraffazioni, dalle contaminazioni apocrife; deve aggiungere i dettagli omessi; deve serbare la sua verità. Ma per quanto lo riguarda, questo libro non lo ha letto e non deve leggerlo, dal momento che lo è in carne e ossa. Egli che, a furia di leggere libri, era divenuto un segno errante in un mondo che non lo riconosceva, eccolo divenuto, suo malgrado e senza saperlo, un libro che detiene la sua verità, annota esattamente tutto quello che gli ha fatto e detto e veduto e pensato, e che consente infine di riconoscerlo, tanto somiglia a tutti i segni la cui scia incancellabile esso ha lasciato dietro di sé.

Tra la prima e la seconda parte del romanzo, nell'interstizio dei due volumi, e in virtù del loro solo potere, don Chisciotte ha acquistato la sua realtà. Realtà che deve solo al linguaggio e che resta tutta quanta interna alle parole. La realtà di Don Chisciotte non è nel rapporto tra parole e mondo, ma nella tenue e costante relazione che i segni verbali intrecciano da sé a sé. La finzione delusa dalle epopee è divenuta il potere rappresentativo del linguaggio. Le parole si sono chiuse nella loro natura di segni.

Don Chisciotte è la prima delle opere moderne poiché in essa si vede la crudele ragione delle identità e delle differenze deridere all'infinito segni e similitudini, poiché il linguaggio, in essa, spezza la sua vecchia parentela con le cose, per entrare in quella sovranità solitaria da cui riapparirà , nel suo essere scosceso, solo dopo che è diventato letteratura; poiché la somiglianza entra così in un'età che per essa è quella dell'insensatezza e dell'immaginazione.

Una volta attuata la separazione tra similitudine e segni, due esperienze possono costituirsi e personaggi emergere e fronteggiarsi. Il pazzo, inteso non come malato, ma come “devianza” costituita e alimentata, come funzione culturale indispensabile, è divenuto, nell’esperienza occidentale, l’uomo delle somiglianze selvagge.
Questo personaggio, nella forma in cui compare nei romanzi o nel teatro dell’età barocca, e in quella entro la quale si è istituzionalizzato a poco a poco fino alla psichiatria del XIX secolo, è colui che si è alienato prima nell’analogia.
E’ lo sregolato burattinaio del Medesimo e dell’Altro; prende le cose per quelle che non sono e le persone le une per le altre; ignora gli amici, riconosce gli estranei; crede di smascherare e impone una maschera. Inverte tutti i valori e tutte le proporzioni, perché crede continuamente di decifrare dei segni: per lui gli orpelli fanno un re. Nella percezione culturale che si è avuta del pazzo fino alla fine del XVIII secolo, esso è il Differente solo nella misura in cui non conosce la Differenza; vede ovunque somiglianze e segni della somiglianza; tutti i segni per lui si somigliano e tutte le somiglianze valgono come segni. All’altro estremo dello spazio culturale, ma vicinissimo per la sua simmetria, il poeta è colui che, al di sotto delle differenze nominate e quotidianamente previste, ritrova le parentele sepolte delle cose, e le loro similitudini disperse.

Sotto i segni stabiliti, e loro malgrado, afferra un altro discorso , più profondo, che richiama il tempo in cui le parole scintillavano nella somiglianza universale delle cose: la sovranità del medesimo, così difficile da enunciare, cancella nel suo linguaggio la distinzione dei segni.

Di qui indubbiamente, nella cultura occidentale moderna, il fronteggiarsi della poesia e della follia. Ma non è più il vecchio tema platonico del delirio ispirato. E’ il segno d’una nuova esperienza del linguaggio e delle cose. Nei margini d’un sapere che separa gli esseri, i segni e le similitudini, e al fine di limitarne il potere, il pazzo si rende garante della funzione dell’omosemantismo: raccoglie tutti i segni e li colma d’una somiglianza che non cessa di proliferare. Il poeta garantisce la funzione contraria: assolve alla funzione allegorica; sotto il linguaggio dei segni e dell’”altro linguaggio”, quello, senza parole né discorso della somiglianza.

Il poeta fa venire la similitudine fino ai segni che la dicono, il pazzo carica tutti i segni d’una somiglianza che finisce col cancellarli. Situati sull’orlo esterno della nostra cultura e vicinissimi alle sue divisioni essenziali, essi si trovano così, l’uno e l’altro, in quella “situazione al limite” – posizione marginale e profilo profondamente arcaico- in cui le loro parole incessantemente trovano il loro potere d’estraneità e la risorsa della loro contestazione. Fra loro si è schiuso lo spazio d’un sapere nel quale, in virtù di una di una rottura essenziale nel mondo dell’Occidente, non si avrà più da fare con similitudini, ma con identità e differenze.

Corfino (Lu) - Ed uscimmo a riveder le stelle.. dal 13 al 15 luglio 2012

E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE (La Divina Commedia)

CORFINO (LU). Usciamo, usciamo dalle città roventi, dalle vie e piazze
illuminate, dalle case piene di luci, monitor, televisori accesi ...
usciamo a riveder le stelle nel cielo buio di Isera, nel prato protetto dai
faggi sotto la parete della Pania. Dal 13 al 15 luglio 2012

L'Unione Astrofili Lucchesi porta tre telescopi per tutti: ospiti del
Rifugio e del Campeggio, o esterni per le due serate ed il pomeriggio del
sabato.

Dalle 21:30 in poi è possibile osservare Orione, Cassiopea, l'Orsa Maggiore
e Minore, il Cigno, la Lyra e l'Aquila ... galassie, stelle e nebulose,
oggetti invisibili dalle nostre luminose città. Dopo le 2 c'è la Luna e,
prima dell'alba, Giove, Venere e Saturno.

Di giorno, fra le 16 e le 20, si osserva il sole con un telescopio speciale
(PST) che permette un grande dettaglio. Il prato di Isera ed il Parco
dell'Orecchiella rappresenta una delle ultime località della Toscana dove
il cielo buio permette una buona osservazione del cielo, quasi come nel
deserto africano.

L'evento è libero e gratuito per tutti. E' possibile prenotare pranzo e
cena, notti in rifugio e spazio per la propria tenda.

INFO: 0583-660203, 331-9165832,

martedì 10 luglio 2012

Roma - Festa de' Noantri, 22 luglio 2012, con alberi e natura viva...




Arte Musica Natura in occasione della Festa de' Noantri 2012
Domenica 22 Luglio 2012 in Piazza San Cosimato (Trastevere)

NATURA
ore 19,30 conferenza
"L'Albero è rappresentazione di Vita"
Riccardo Oliva (Memento Naturae)
Cristiana Mancinelli Scotti (Salviamo il Paesaggio)
Antonella D' Ambrosio (Respiro Verde LegAlberi)
evento realizzato in collaborazione con
Respiro Verde LegAlberi e Salviamo il Paesaggio
Ringraziamo Massimo Livadiotti per l’assoluta
disponibilità

Perché parlare di sacralità degli alberi nella
ricorrenza della Festa de’ Noantri? Perché la storia
antica di Roma è ricchissima di aneddoti che ci legano a
loro. Fin dall'antichità, il rapporto tra gli alberi e le
genti del Lazio, ci ha tramandato storie e leggende in cui
il rapporto tra le tradizioni e soprattutto la religione e
il culto della Natura, hanno generato una bellissima serie
di miti che sono sopravvissuti per secoli fino a noi.
Romolo scagliò una lancia, fatta con legno di corniolo,
dall'Aventino sul Palatino e da cui nacque un prodigioso
arbusto, che poi venne venerato come una delle più sacre e
sante memorie dell'Urbe.

Continua a leggere Manifesto Albero 1
http://www.mementonatura.org/download/VolontariAlbero1.jpg

Oggi invece, questo simbolo perenne si è trasformato in
uno scomodo intralcio: per gli speculatori che amano vivere
nel grigio squallore delle loro metropoli artificiali; per
gli avidi usurai che gli preferiscono il verde della loro
carta straccia; per gli affaristi che sono pronti a
capitozzarli qualora interferiscano con un loro cartellone
pubblicitario.
Ma l’albero non può ridursi a questo, perché in sé
è allo stesso istante saggezza, maestosità, poesia,
musica, arte, cultura, sogno, immaginazione, risveglio…

Continua a leggere Manifesto Albero 2
http://www.mementonatura.org/download/VolontariAlbero2.jpg

ARTE
ore 20,45 Spettacolo teatrale
"Vita di un Legionario"
a cura del Laboratorio Teatrale SetteCinqueTre
“Pianura di Canne, Puglia, 216 a.C.
E’ una mattina calda e afosa di agosto, le legioni di Roma
affrontano quelle di Annibale in una battaglia che rimarrà
nella storia”.
È con queste parole che comincia lo spettacolo teatrale
"Vita di un Legionario", la storia di due legionari
conosciutisi in battaglia nel tempo della seconda guerra
punica che inizieranno un lungo cammino attraverso i momenti
cruciali in cui si scontrarono due civiltà e due universi
completamente differenti, Roma e Cartagine. I nostri due
protagonisti, diventati amici, scopriranno insieme la lotta,
l’amicizia, la paura ed il coraggio e, affiancati dalle
loro anime, ci renderanno partecipi di tutte le emozioni dei
soldati che combatterono per Roma.

MUSICA
ore 22,00 serata in musica
"Stornelli romaneschi con Alfredo Saullo"

Vai al programma completo
http://www.mementonatura.org/download/programma%20ufficiale.jpg

Riccardo Oliva
Presidente Associazione Memento Naturae

Volontari a Difesa di Ciò che è Vita!!!

domenica 8 luglio 2012

Moneta locale complementare sovrana... per svincolarsi dalla politica finanziaria delle banche




Nel 1934 un piccolo gruppo di imprenditori svizzeri, di fronte al perdurare della grave crisi iniziata nel 1929, diedero il via ad una iniziativa autonoma: la costituzione del wir (in tedesco, wir = noi), moneta indipendente parallela al franco. generalmente, le monete come il wir vengono dette "complementari" a quella "ufficiale", ma io credo che il termine "autonoma" sia più adeguato.

Il wir, naturalmente, ha valore convenzionale per accettazione all'interno del circuito degli aderenti. il che, a pensarci un attimo, è esattamente quanto accade per tutte le monete cosiddette "Ufficiali". Il comune fruitore di moneta non la usa perchè garantita in oro, oppure in convertibilità alla fonte emittente in qualche bene rale, tant'è vero che ormai le banche centrali nè garantiscono in oro nè in altre forme: emettono e basta, emetono pezzi di carta straccia o numeri sul computer, che hanno valore per accettazione comune, ma dipendono dalla politica adottata dal monopolio di emissione. chi impiega l'euro o il dollaro è fisicamente proprietario della moneta che ha in tasca, ma non del suo valore effettivo, che è soggetto a tutte le variazioni conseguenti la politica finanziaria di volta in volta scelta dalla banca centrale emittente. e, naturalmente, anche per l'euro o il dollaro la validità è limitata al circuito di accettazione, che per quanto grande non è universale.

Ad ogni modo, il wir permise a chi lo adottò di svincolarsi dalla politica finanziaria dello stato e delle grandi banche centrali.

Ipotesi: ho commissionato un lavoro, mi viene fornito il materiale richiesto, non ho soldi in cassa a causa della forte crisi finanziaria scatenata da wall street nel 1929, lo stato non fa credito, che faccio ? faccio un autocredito (attualmente, al tasso dell'1%, nel circuito wir, che è diventato un piccolo istituto autonomo). in teoria, potrei stampare io stesso un foglio con su scritto: "wir, valore nominale xxx", e impiegarlo in pagamento al mio fornitore. ma, naturalmente, il biglietto ha valore per accettazione, il che significa che è necessario almeno un piccolo circuito convenzionale iniziale di persone disposte ad accettare l'iniziativa. il mio fornitore non avrà difficoltà ad accettare il wir se solo sappia che esistano altre persone che lo accetteranno a loro volta come forma di pagamento per lavoro svolto.

Perchè, siamo alle solite, che cosa è il valore, se non il conteggio del lavoro svolto ? la vera funzione del denaro per i suoi utilizzatori è quello di unità di conto testimone di valore, e il valore è dato solo dal fatto che sia stato svolto del lavoro. non esiste alcuna crisi possibile, se si parta da questo presupposto, strutturalmente non speculativo: non è il denaro che crea valore, il denaro solo lo testimonia, essendo il valore creato dal lavoro, e solo dal lavoro. è l'economia finanziaria che crea artificialmente le crisi, partendo dal presupposto falso che il denaro possa creare valore, quindi altro denaro, e giocando sui vari meccanismi dei tassi di interesse in modo da favorire un ladro piuttosto che un altro.

Perchè bisogna esser chiari: chi aquista titoli di borsa è un ladro, precisamente ladro di interesse che non è stato affatto creato dal suo denaro investito, bensì dalla rapina di plusvalore derivante da pluslavoro non pagato.

Questa rapina finanziaria ai danni dei lavoratori è possibile solo perchè esiste un regime di monopolio sul denaro: la banca centrale dice "il denaro valido è solo il mio", e se il popolo accetta questo folle falso presupposto, l'istituto emittente ha in mano lo strumento per decidere, di giorno in giorno, quanto vale il vostro lavoro, quanto vale la vostra vita, quanto vale tutto.

Il monopolio sulla emissione di denaro è la ghigliottina schiavistica che rende tutti prigionieri a vita, ergastolani nelle mani della grande finanza.

Ma non si è ergastolani coatti, lo si è solo per inerzia. basta rompere il monopolio: "tu vuoi porre le condizioni unilaterali scelte da te sul denaro ? echissenferga: mi faccio il mio".

Di fatto, l'espressione "Mi faccio il mio" non è per niente una battura di spirito, come credono ingenuamente molti ipnotizzati dalla propaganda goebblesiana di regime finanziario.

Infatti, continuando con l'esempio del wir, l'iniziativa ebbe così successo, che non solo i 16 imprenditori originali salvarono le proprie aziende, ma anzi l'iniziativa si diffuse ed ebbe successo sempre pèiù vasto. al punto che oggi gli aderenti sono 60.000 . nel caso detto, il circuito del wir è interno alla svizzera, per scelta, e la moneta indipendente, data in sola forma elettronica (Una modalità possibile ma non necessaria, adottata per motivi specifici) mostra una notevole solidità. in un servizio di milena gabanelli nella trasmissione report (reperibile su you tube) vengono intervistati alcuni aderenti. un concessionario auto specifica che con l'adozione del wir il suo volume di vendite è aumentato del 10%.

Il direttore di una radio chiarisce che con la crisi il volume di pubblicità in franchi è diminuito del 5%, mentre quello in wir è rimasto stabile.

L'ipnosi di massa ha fatto credere al popolo che si abbevera al veleno quotidiano di al mass media, organo di disinformazione e confusione di regime, che per avere denaro sia per forza necessario rivolgersi alla bce. falso. è proprio questo l'inganno che spalanca le porte ad ogni speculazione di classe dirigente: il presunto monopolio sul denaro, che permette di controllarlo a proprio piacere.

Ma poichè invece il denaro non è che testimone di valore, valido per semplice accettazione, e il valore è dato dal lavoro, chiunque può costruire denaro che testimonia lavoro, ed impiegarlo. tutto ciò che serve è un circuito di accettazione. ma l'esperienza del wir (che esiste ormai da 80 anni) mostra che è sufficiente anche un piccolo circuito iniziale, purchè determinato.

Sono esistiti ed esistono molti esempi di monete complementari (come storicamente dette): il simec di giacinto auriti, gli italiani sardex e scec, il greco tem, la moneta del circuito tedesco regiomont , e vari esempi negli usa.

Non rimane che continuare. Chi produce lavoro può produrre anche denaro, suo semplice testimone. questa è economia reale, perchè la verità è che economia = lavoro e organizzazione del lavoro. il resto è semplice truffa.

L'alternativa è la vera e propria schiavitù da monopolio, truffa del dominio.

Ma perchè sia data una truffa sono necessari due soggetti: il truffatore e il truffato. come si vede, non vi è alcun obbligo per i truffati di rimanere tali. Si tratta solo di scegliere.

Naturalmente, esistono al mondo i menagrami pessimisti uccellacci del malaugurio, la cui filosofia si riassume nel rinuciatario "tanto non si può far nulla, salvo che subire".fosse solo per loro, non accendereste l'interruttore della luce elettrica quando viene sera. un giorno ormai lontano thomas edison inventò un oggetto molto semplice, una ampolla di vetro con un filamento interno, ed oggi miliardi di persone usano quotidianamente la lampadina. i menagrami pessimisti non diventeranno mai un thomas edison. niente impedisce a nessuno, naturalmente, di continuare ad impiegare le candele, anzi. si tratta solo di scegliere, appunto.

Nella società di massa goebblesiana è incredibile la vastità di diffusione della rinuncia alla scelta. è una rinuncia da inposi, ma anche questa ipnosi è autocostruita: nessuno è obbligato ad avvelenare quotidianamente la propria mente con i mass media, strumento ideologico dei padroni monopolisti.

Fatti non foste a viver come bruti.

Vincenzo Zamboni