Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
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sabato 15 settembre 2012

Informazioni bioregionali: "I pomodori crescono ancora sul Lambro"

Merendina bioregionale nel verde


Lambro

Questo fiume, originato da una sorgente sui monti del triangolo lariano dal nome antico, Menaresta, ovvero, in dialetto, intermittente, è considerato tra i più inquinati d'Europa.

E lo era anche qui, davanti a casa mia, ad Asso, non molti decenni orsono. Il Lambro era un fiume Arlecchino e a seconda delle lavorazioni in corso nella locale stamperia cangiava di colore e lo vedevi giallo, rosso, blu di settimana in settimana. Poi vi si aggiungevano gli scarti delle imprese che lavoravano le forbici e prive di qualunque depurazione, il cromo, il nichel residuo finivano direttamente in acqua.

Già questa sarebbe stata la morte e la fine del corso d'acqua, no, non bastava, innumerevoli scarichi industriali dell'operosa e velenosa Brianza, non sono io, cito Battisti, continuavano l'opera di assassinio del Lambro fino al suo sbocco nel Po, fino all'arrivo a Milano allo stato di cloaca chimica pura.

Questo il Lambro.

Sono passati gli anni, le piccole officine dei forbiciai hanno chiuso i battenti grazie alla concorrenza asiatica, la stamperia si è dotata di un buon depuratore, mano mano hanno fatto le restanti industrie ed ora il Lambro, almeno qui, a monte, è tornato vivo.

Lo testimoniano le troterelle che vi nuotano dentro, le famigliole di anatre che vi abitano stabilmente, l'airone che pesca e se ne sta tutto serio e compito sul masso al centro dell'alveo.

Nonostante un serio sversamento di idrocarburi di una ditta di Villasanta, il Lambro dimostra che se si vuole, un fiume può rinascere alla vita, può riprendere ad essere portatore di acqua e non di veleni.
Occorre che gli uomini lo vogliano, che le leggi che essi stabiliscono vigilino e decretino sulla salubrità dell'acqua.

Ma io voglio parlarvi dei pomodori sul Lambro, si, voglio descrivervi i pomodori, diverse varietà, che stanno, ora, in questi giorni maturando a decine e decine nel greto del fiume, qui ad Asso, di fronte all'Oltolina, proprio in mezzo al paese.
Sono andato a raccogliermene qualcuno, sono davvero tanti. Sono germinati e spuntati, sono andati avanti, sono venuti su in silenzio ed ora eccoli: a pera, tondi larghi, piccoli ciliegini, lunghi e a punta, a peretta. Pomodori sul Lambro come emblemi di gioia, di una speranza che è espressa da colori i più sgargianti, il rosso dei pomodori frammisto al verde dei piccoli pioppi, dei salici, della menta acquatica, del pepe d'acqua, di tutte le altre essenze che ci si aspetta di trovare lungo un fiume prealpino... e questi pomodori!

Come se una mano geniale si fosse divertita a creare un orto magico, diffuso lungo un fiume, tra i sassi, lungo le rive, sotto il ponte.

Li prendo come un auspicio, come un segno di augurio, una fervida speranza: se nel Lambro possono nascere e vegetare, diventare maturi i pomodori vuol dire che ce la possiamo fare?

Alcuni anni fa io avevo interrato lungo le rive dei tuberi di topinambur, anche quelli sono spuntati, avevo anche gettato dagli argini, semplicemente giù dalla strada, semi di enotera, bellissimi fiori gialli: eccoli là, in mezzo ai pomodori in una commistione di colori unica.

Se altri seguissero, se altre essenze venissero messe a dimora, se altro fiorisse assieme a questi bei pomodori, chissà, un giorno potrebbero tornare altri animaletti, si potrebbero riprodurre più uccellini, a causa del cibo che troverebbero facilmente, chissà...

Godiamoci questa fine estate e se passate di qui, scendete lungo il greto e ammirate anche voi questi pomodori, magari ne portate a casa qualcuno. Non dalla Sicilia, non dalla Spagna, direte ai vostri figli, questi sono pomodori figli di una speranza nuova e tutta lombarda: sono i pomodori del Lambro.


Teodoro Margarita
Rete Bioegionale Italiana

lunedì 20 agosto 2012

Gianfranco Zavalloni è tornato da dove era venuto... Madre Terra!


Scuola Creativa di Gianfranco Zavalloni

Ci ha lasciato un pacifista ed un verde vero, di quelli che non si sono lasciati ammuffire nè mai irretire dalle poltrone, ci ha lasciato un pedagogo buono, un direttore didattico che ha trovato come conciliare il sogno con la realtà. Penso a Gianfranco Zavalloni e mi viene in mente Tonino Guerra che la terra, la Romagna, è la stessa. E' stato instancabile e tenace, di quelle querce con la scorza dura ma capaci di accogliere entro le sue fronde mille nidiate di uccellini e di scoiattoli. Nel solco dei migliori, degli Alexander Langer, degli Ivan Illich, ha lavorato sulla pedagogia fondando e dirigendo una rivista "Paesaggi educativi" che illustrava con delicatezza ed amore personalmente.

Ha fondato il Crea, Centro di ricerca per le energie appropriate con i suoi fratelli, la sua grande ed unita famiglia contadina, ha intrapreso la strada del biologico agli albori, in Italia, ha ospitato presso la sua bella fattoria didattica incontri nazionali della Rete degli orti di pace "www.ortidipace.org", ha contribuito a fondare Civiltà Contadina, i salvatori di semi italiani . Ha scritto e disegnato tanto, mancherà ai bambini della scuola che dirigeva, mancherà a tutti quanti noi che l'abbiamo conosciuto ed apprezzato. Se n'è andato un poeta della biodiversità, un altro di questa bella e fiera terra romagnola.
Teodoro Margarita






Asso, 20 agosto 2012, sole rovente.


Non si può uscire, fuori il sole ti scimunisce, stamane, pur passato accanto alla posta, ho dimenticato almeno un paio di volte cosa dovevo mai farvi.
I giornali dicono che questo anticiclone, Caligola, come l'han chiamato, apporterà ancora altra afa.
Eppure, mentre d'intorno gli orti sembrano afflosciarsi su se stessi, questo di Cranno appare l'Eden.
Colori sgargianti, profumi, farfalle che ti svolazzano accanto, come si spega questo miracolo?
Non uso acqua a pioggia nè impiego mezzi chimici nè ritrovati della biotecnologia.
Solamente le mani, solamente le mani ed il cuore.
Chiamatela agricoltura sinergica, chiamatela permacultura, agricoltura naturale, consociazioni, anche costellazioni o biodinamica, tutto quello che volete ma i miei fiori in questo agosto torrido sorridono.
Sarà anche che una zucca lagenaria si arrampica tra cetrioli-limone e pomodori datterino, sarà che degli astri fuoriescono in mezzo alle zinnie, sarà che violetti, rossi, arancioni, bianchi si mescolano al verde del basilico , che le creste di gallo fanno capolino tra i peperoni sigaretta lombardi...
sarà per tutta una serie di disordinate combinazioni ma il mio orticello non mi pare stia poi così male.
No, al mattino presto, verso le sei, ci vado e mi godo tutti gli odori ed il fresco che promanano dall'orto, svelo un altro trucco? L'orto è situato tra un alloro, un bosso, alcuni salici, un fico annoso e gli fanno da amorevole ombrellone, eh eh, ci doveva essere qualche mamma e papà premuroso a coprire il pargolo troppo ardimentoso. Ed ora che questi alberi, per il torrido e bollente sole stanno perdendo molte foglie, lo ricoprono e pacciamano, difendono anche se stesse, le piante, conservando al suolo umidità preziosa ed elementi nutritivi.
L'acqua la dò solamente dopo il tramonto e cerco di usarne meno possibile e con l'innaffiatoio, irrigo soltanto quando le essenze mostrano di boccheggiare, non prima. Esse devono imparare a cercarsela con le radici, non impigrirsi.
Quest'orto, quest'insieme di creature vegetali è dunque un organismo vivente naturale artificiale, naturale perchè tutti i semi provengono dalla tradizione rurale, italiana o mondiale, naturale perchè non vi entra, se tramite inevitabili correnti, nulla che sia di sintesi chimica.
Articiale perchè queste consociazioni le ho create io, i tutori li ho ben infissi nel terreno e le piante si arrampicano e giocano attraverso i vari ed aerei percorsi combinati.
Eh si, l'orto di Cranno è un bambino. Un bambino al quale è stato insegnato a gestirsi da solo, fornendogli i migliori compagni e l'aula didattica più bella. A quest'orto sono state raccontate favole, intorno, sui muri del casotto ci sono murale col pennello e attrezzi agricoli antichi appesi, ci sono anche giocattoli che qui capitano anche bambini-umani, mica solamente peperoni da allevare.
Gianfranco, e voi tutti, suoi amici, voi, fratelli Zavalloni, voi mi dovete perdonare se per ricordare questa quercia forte ho parlato di un micro-orticello da poche decine di metri quadri, se ne ho parlato in questo pomeriggio in cui tenere i tasti in riga è difficile, davvero caldo.
E' che questa notizia mi ha lasciato basito, non ci si può credere, non è possibile, Gianfranco?No , non è giusto. La madre di mio figlio, Silvia, fotocopia e diffonde con pazienza suoi scritti, con i suoi "Diritti dei bambini" ci abbiamo allevato il nostro e ne consigliamo la lettuira a tutti i nostri amici che hanno bimbi. Mi dovete perdonare se ho parlato dell'orto di Cranno, ma è in un orto di pace che vi ho vissuto con te, Daniele, con voi fratelli Zavalloni, i momenti più belli, ricolmi di speranza, di una speranza tanto più vera in quanto non politica ma umana.
Era qualche addietro, ricordate? Il convegno a Cesena, presso di voi, sugli Orti di pace. C'era Pia Pera, c'erano persone da tutta Italia che poi saremmo andati a trovare, poco alla volta, uno alla volta, con mio figlio. Persone prima che progetti, individui prima che istituzioni.
Come te, Gianfranco, persone che ridono e mangiano insieme, quell'assemblea di Civiltà Contadina ed eravamo in tre o quattro, i ravioli al radicchio, ricordi? Perchè le cose si fanno e si fanno meglio lontano dagli schermi televisivi, si fanno anche in pochi, non c'era più posto nel vostro bel salone in legno e tanti non erano potuti venire.
Ma è giusto, tu cercavi ed hai avuto un luogo in cui ciascuno potesse ascoltare e conversare, raccogliere idee, semi, uscire un attimo, circolare per il vostro bellissimo terreno, la fattoria didattica, oasi per animali, piante ed umani.
Tu, come altri fratelli in Brasile e c'era quella bella mostra, io, qui a Cranno, sull'isola del Giglio dove i detenuti assieme a Marco praticano veterinaria omeopatica e agricoltura biodinamica.
Gianfranco, è caduta una quercia, ma, come nella poesia di Brecht, sei stato una quercia che non ha mai smesso di crescere e di aiutare a crescere altri, le tue ghiande sono state feconde. Altri ti ricorderanno come direttore didattico, critici d'arte loderanno le tue magnifiche illustrazioni, chissà quante mai altre cose buone avrai realizzato, tu, nella tua Romagna, ma dovrai perdonarmi, a meno di non dovermi rimettere daccapo a parlare di te.

Ricomincerei dall'orto. Si, imperterrito, Gianfranco, perchè è dall'orto di pace che bisogna partire, dall'orto, luogo prediletto di didattica e di svago, di apprendimento giocoso. Che mille monelli possano arrampicarsi sugli alberi che voi Zavalloni avete messo a dimora, che possano imparare a non cadere e riconoscere la frutta matura, che non scaccino via i merli e dividano a metà le ciliegie con loro!
E questo, carissimo Gianfranco, è il mio commiato, il mio saluto più fervido, il mio abbraccio più forte.


Teodoro Margarita

Sulle ali di Iside

lunedì 6 agosto 2012

Ecovillaggio Piceno ed esperimento bioregionale a Treia

Foto di Mencarelli Riccardo: Monti Sibillini


Bioregionalismo sui Monti Sibilini

Scrive Fabio Pierantozzi: "Bentrovati, abbiamo da poco iniziato un percorso per la creazione di un ecovillaggio e il concetto (o megli i concetti) di bioregionalismo sarà tra i fondanti. a monte del progetto in questione infatti c'è già una ricerca antropologica effettuata sulla comunità montana dei monti sibillini (siamo nelle Marche del Piceno). Ecco il progetto antropologico: ECOVILLAGGIO PICENO. L'obiettivo principale di questo progetto è quello di dare vita anche nel Piceno ad un ECOVILLAGGIO in alternativa alla ...società odierna e alle sue innumerevoli contraddizioni nefaste. Un luogo dove si concretizzi un nuovo modo di relazionarci tra noi e col mondo che ci circonda basato sulla collaborazione solidale, il rispetto per il mondo che ci ospita, la sostenibilità di ogni nostra azione, la libertà... http://www.facebook.com/groups/129728390503295/"

Rispostina: "Sembra un'iniziativa interessante e saremmo intenzionati a visitare il vostro ecovillaggio o di ricevere una vostra visita a Treia, nel periodo dal 19 al 26 agosto 2012, in cui terremo un esperimento conviviale bioregionale a Treia: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/07/20/treia-dal-19-al-26-agosto-2012-vacanzetta-con-gli-amici-del-circolo-vegetariano-vv-tt/"

Paolo D'Arpini

martedì 26 giugno 2012

Ecologia profonda, bioregionalismo, spiritualità della natura… Pensieri sciolti e resoconto di Riccardo Oliva sull’Incontro Collettivo Ecologista 2012

Riccardo Oliva durante un momento dell'Incontro Collettivo Ecologista 2012


La tre giorni prevista per l’Incontro Collettivo Ecologista in occasione del Solstizio d’Estate 2012, si è tenuta nel Campo del Vetiver, la pianta dei mille segreti e soluzioni, in un ambiente ancora fortunatamente poco antropizzato dall’uomo, che ha permesso così di respirare una atmosfera diversa, finalmente lontana dalle scorie e dal cemento che non solo esteriormente accompagnano le nostre vite.

È stato un appuntamento intenso nel suo volersi ricollegare al sacro e attivo nel suo preferire quell’essere propositivi alla sterile ed infruttuosa tendenza a cercare polemiche a tutti i costi; ci auguriamo che le esperienze vissute o i messaggi lanciati, possano essere segnali incoraggianti o formativi in chi ha partecipato, perché si è voluto anche intenzionalmente giocare e riflettere, accompagnati dalle ritualità del mondo antico e delle note musicali, affrontando chiavi di lettura dell’attualità con tutti i limiti imposti dalla vita moderna, cercando di mantenere una condivisione con i cicli stagionali della Natura e cercando infine anche di trascorrere quel poco tempo, con un orientamento autosufficiente e funzionale, rivolto prima alla comunità e poi a se stessi.

I diversi momenti in cui sempre in cerchio, a dimostrazione di voler seguire l’esempio insegnatoci dalla Natura stessa, mai statica e fissa ma che ruota in dinamica attraverso i suoi tempi, le sue vibrazioni, i suoi suoni, i suoi colori, le sue energie etc. e che anche quando in apparenza ci appare ferma, nella realtà si muove anche se non tutti sono in grado di percepire appieno questo suo muoversi, abbiamo voluto affrontare tutti i possibili campi dello scibile, con un simposio in cui si sono alternati confronti a volte anche piuttosto accesi perché autentici, su proprie visioni soggettive o del mondo, religioni, ecologia profonda, spiritualità della Natura, yoga e sciamanesimo, unicità e molteplicità del Tutto, alimentazione vegetariana e medicine naturali, colori e sapori dei cibi, conoscenza delle erbe, igienismo e de-programmazione mentale, difesa della propria terra contro l’inquinamento geneticamente modificato, stile di vita, usurocrazia monetaria e signoraggio bancario, economia del dono e conseguente bellezza nel donarsi, tradizioni antiche e dimensioni sottili, verità controllate dal potere, politica, violenza o non violenza, fisica o verbale, nei confronti degli umani o di chi abita insieme a noi il pianeta, ma anche sentimenti assolutamente personali o situazioni piuttosto intime.

Tutto questo è avvenuto attraverso uno strumento che ha ritmato tutte le conversazioni che di volta in volta e con l’aggiunta di nuove persone andavano a crearsi: il bastone della parola a cui alla sua auctoritas tutti dovevano attenersi, un asse verticale che non poteva essere interrotto o scalfito da nessuno, una sorta di dirittura o calma interiore, una autodisciplina ed un autocontrollo che doveva per forza di cose esserci perché favoriva l’ascolto dell’altro anche se si era in disaccordo con lui e manteneva risanata sempre quella viva energia all’interno di quel cerchio, l’equilibrio e l’armonia, nonostante le possibili divergenze che potevano intercorrere visto che ognuno di noi rappresenta una natura irripetibile e differente rispetto all’altra.

È necessario quindi che a quel bastone, elemento di caratterizzazione forte e maschile, debba far seguito un elemento dolce e femminile, che come nel Tao è fondamentale da inserire se si vuole tendere consapevolmente all’Uno e non limitarsi solo alle dualità figlie della nostra manifestazione; così alla sua sommità si decide di porre un rametto di iperico, simbolo solstiziale e fecondo della Natura che circonda la stessa ghirlanda immersa tra verdeggianti prati e dorati raggi solari.

In questi momenti, in cui si ricerca quella propria consapevolezza interiore e in cui si cerca di mantenere la mente ricettiva e il cuore aperto alle possibilità di un confronto sarebbe forse più propizio al Sé, non illudere il proprio Ego di avere una bacchetta magica per risolvere tutti problemi o di possedere nelle proprie tasche un manuale tascabile della verità rivelata, ma piuttosto avere il coraggio di mettere da parte le proprie maschere o corazze, mettendo a nudo la propria vera identità.

Si inizia questo incontro venerdì 22 e come buon auspicio per l’avventura che si andrà a profilare, come Memento Naturae decidiamo di preparare una calorosa accoglienza agli ospiti in attesa e a contribuire a risolvere eventuali problemi logistici per gli organizzatori dell’evento, fornendo indicazioni utili, aiutando chi non è auto-munito, o svolgendo piccoli lavori per le sistemazioni del campo; ma per fare questa accoglienza non dobbiamo essere da soli, ma vogliamo riuscire a coinvolgere in perfetto stile bioregionale, chi vive in quel luogo e chi può raccontarci con l’esperienza diretta quel territorio di Aprilia che abbiamo scelto e deciso insieme mesi prima dell’incontro.

Il risultato è gratificante perché diversi insegnanti di un comprensorio si metteranno a completa disposizione per la riuscita della cosa, donando le loro prelibatezze locali fatte in maniera artigianale, i loro segreti nascosti nelle erbe selvatiche e tramandati dalle loro famiglie, le loro conoscenze astronomiche e geologiche dei fossi presenti nell’area del vulcano laziale; queste occasioni permetteranno di creare momenti magici durante i giorni e le notti che verranno trascorsi. Ma gli ospiti e gli ospitanti non sono solo persone e ci sono altre testimonianze che vanno assolutamente considerate; così per salutare e ringraziare il genius loci del luogo in cui andremo a stabilirci, sistemiamo un palus incoronato da una ghirlanda solstiziale, a voler rappresentare i quattro elementi indicati coi loro specifici colori, che oltre a collegare il mito della fondazione di Aprilia con il mito di Roma, andrà a scoccare l’orologio naturale che con il gioco delle ombre formate dai passaggi del sole, ci porterà ad una dimensione lontana dal tempo artificiale con cui condividiamo le nostre frenetiche ore.

Se a questo aggiungiamo uno sguardo notturno degli occhi e delle forme che qualcuno riesce bene ad intravedere e scoprire nelle penetranti luminosità del cielo accompagnate dai versi delle mitologie più arcaiche, troppo spesso violentato da un inquinamento luminoso che ne offusca la piena lettura; se a questo aggiungiamo il salto nel fuoco scandito da un tamburo sciamanico che vuole battere forte nel nostro cuore per insegnarci a non fermarci ma ad andare oltre quelle fiamme che si alzano e che non sono altro che impedimenti interiori e barriere limitanti e mentali che tutti in diversi grado abbiamo; se a questo aggiungiamo l’abluzione purificatrice per i nostri corpi di una acqua di fonte che si trasforma nella notte gradualmente con le sue piante immerse nel suo mnemonico fluire della vita del cosmo, abbiamo reso un quadro poetico dell’esperienze che molti, se non tutti, crediamo possano aver provato.

Ciò indica che la semplicità e l’essenzialità di seguire le pagine di un libro scritto non dalle nostre mani e presente istantaneamente sia fuori che dentro di noi, può condurre chi cerca di ottenere risposte alla sua esistenza. La vita di questa società insostenibile e completamente scollegata dal Tutto, in mano a quel potentissimo dio che si chiama Denaro e che ci tenta con i suoi bassi istinti e desideri poco nobili, vorrebbe continuamente cancellare questo bagaglio spirituale dalla nostra memoria. Anche se qualcuno sarà scettico, siamo positivi e fermamente convinti nell’affermare che questo suo tentativo non potrà mai riuscirgli!

Riccardo Oliva

martedì 5 giugno 2012

AAM TERRA NUOVA e nuovo articolo sull'Incon​tro Collettivo Ecologista di Aprilia - Dal 22 al 24 giugno 2012



Reprimenda di Massimo Andellini, dell'ass. Unione Vegetariana Animalista: “CARISSIMO PAOLO, BIOREGIONALISMO... BIOREGIONALISMO, MA POI SUL GIORNALETTO DI SAUL CI SALUTI CON UNA "DICITURA" IN LINGUA ALBIONICA..”

Mia rispostina: “Eh, caro Massimo.. hai ragione. Nisargadatta, l'autore delle frasi che spesso inserisco, parlava solo in Marathi (la lingua del Maharastra) ma il testo mi giunge in inglese. Anche altri mi hanno chiesto di tradurle in italiano, delle volte l'ho fatto.. ma non sempre... (per questioni di tempo).

Ma questa te la traduco:

"There is no place for effort in reality. It is selfishness, due to a self-identification with the body, that is the main problem and the cause of all other problems. And selfishness cannot be removed by effort, only by clear insight into its causes and effects. Effort is a sign of conflict between incompatible desires. They should be seen as they are - then only they dissolve..." (Nisargadatta Maharaj)

Traduzione: “In realtà non c'è spazio per lo sforzo. E' l'egotismo, dovuto all'identificazione con il corpo, il problema principale e la causa di ogni altro problema. E l'egotismo non può essere rimosso con lo sforzo, solo con la chiara visione delle sue cause ed effetti. Lo sforzo è il segno di un conflitto fra desideri incompatibili. Questi debbono essere visti per quello che sono e solo allora svaniscono..”

Ah, a proposito di bioregionalismo.. AAM Terra Nuova ci ha dedicato una bella pagina sull'incontro di Aprilia del Solstizio Estivo e sulla nascita della Rete Bioregionale Italiana: http://www.aamterranuova.it/Incontri/Incontro-Collettivo-Ecologista

Ti aspetto ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012, durante l'incontro verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale 2012 - Ringrazio per l'impaginazione Daniela Spurio e tutti gli autori degli articoli.
Per l'aiuto dato nell'organizzazione dell'incontro in particolare ringrazio: Riccardo Oliva e Benito Castorina.

Cari saluti, Paolo D'Arpini
circolo.vegetariano@libero.it


Programma del prossimo incontro collettivo ecologista del Solstizio Estivo ad Aprilia (Lazio): http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html

lunedì 4 giugno 2012

Memoria bioregiona​le e intenti per l'attuazio​ne del bioregiona​lismo in Italia - Se ne parla all'Incont​ro Collettivo Ecologista 2012



Nei giorni del solstizio estivo, dal 22 al 24 giugno 2012, si tiene ad Aprilia l'Incontro Collettivo Ecologista.

Considerando che questi incontri, sul tema del bioregionalismo, dell'ecologia e della spiritualità della natura, sono iniziati dal 1984 fate un po' voi il calcolo di quante edizioni sono trascorse. Però dal punto di vista ufficiale la Rete Bioregionale Italiana nacque ad Acquapendente (Vt), nel parco di Monte Rufeno, nella primavera del 1996. Quindi le proposte politiche e sociali relative all'attuazione bioregionale ebbero "inizio" in quell'anno.

Io fui uno dei fondatori del Movimento e sono rimasto nella Rete malgrado le correnti avverse che, come spesso accade, hanno suddiviso il gruppo iniziale in rivoli e rivoletti con varie etichette. Nel frattempo, a mano a mano che qualcuno usciva c'è stato anche qualcuno che entrava e tutto sommato possiamo dire che il movimento ecologista profondo, facente riferimento alla Rete Bioregionale Italiana, è tutt'ora vivo e vegeto e fortemente operativo.

Potrei segnalarvi tutte le battaglie portate avanti nel corso degli anni ma perchè farlo..? Chi sa sa e chi non sa non sa! Però una chicca storica ve la voglio sottoporre, si tratta di un comunicato stampa ripreso da Antonello Palieri dell'ADNkronos, risalente al 1996. Non so se ricordate che in quell'anno Umberto Bossi aveva iniziato il pattugliamento sul fiume Po, per promuovere il suo regionalismo separativo leghista. Noi partimmo da Calcata ed organizzammo un contro-presidio, sulle rive del Po. Potranno testimoniarlo Antonio D'Andrea, del Movimento Uomini Casalinghi, che era lì con me.. ed anche Lina Boner di Verona ed altri che ora non ricordo.. Ah, c'era pure Stefano Disegni, il vignettista, che aveva disegnato il logo del nostro Ostello per Erbivori.

Lì sul Po, in provincia di Mantova, vissi una esperienza mista.

Eravamo arrivati dal mattino presto, la natura era molto bella, passeggiai in lungo ed in largo sulle sponde del fiume, mentre i navigli della Lega facevano avanti ed indrè sull'acqua limacciosa, A contrastarli c'era una mongolfiera della Lega per l'Ambiente ormeggiata a terra, con tanti bei colori... Ma la lunga giornata al sole mi aveva proprio incocciato.. ed infatti ricordo che dovetti andare a rifugiarmi in un boschetto per sfuggire ai cocenti raggi e perciò non potei intervenire sul palco dove si tenevano gli interventi.. Ma Stefano Disegni disse qualcosa su di noi.. tanto per stabilire la nostra presenza. Sostanzialmente la proposta di attuazione del bioregionalismo è sotto riportata dall'Adnkronos. Ah ricordo che finimmo pure in prima pagina su Repubblica....


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Storico flash di agenzia: BIOREGIONALISMO LA PROPOSTA SARA' RILANCIATA SUL PO IL 15SETTEMBRE

Roma, 30 ago. 1996 (Adnkronos)- ''Bossi faccia pure il suo raduno fluviale il 15 settembre, noi ci batteremo per il riconoscimento di un nuovo ordinamento regionale basato sul ''bioregionalismo'' (luoghi riconoscibili per le affinita' culturali, dialettali, della flora e della fauna) e su effettive automonie locali.''
Lo dichiara il Presidente del Circolo vegetariano VV.TT. di Calcata, Paolo D'Arpini che la settimana scorsa ha lanciato ''con grande successo'' la proposta del bioregionalismo. ''Il 15 settembre, giorno dell'imbarazzante 'uscita fluviale' di Bossi, noi riproporremo l'Italia dei bioregionalismi e del federalismo effettivo che ci unisca nel nome d'Italia -ma nel rispetto autentico delle autonomie- e non separi quanto e' stato unito attraverso drammatiche e secolari vicende.''
''Lo riproporremo in tre diverse sedi e manifestazioni: il primo sull'altra sponda del Po, davanti a Ponte di Legno (nell'ambito di una manifestazione dell'Unione italiana ed Europea), il secondo nell'incontro di San Benedetto del Po, organizzato dai verdi della Regione Lombarda ed infine il terzo a Calcata, nella Valle del Treja, per rilanciare il modello etrusco come metodo di aggregazione per una bioregione sperimentale dell'Etruria''.
Intanto ''giungono lettere di adesione alla nostra proposta'' precisa Paolo d'Arpini'' anche dagli abitanti della cosiddetta 'Padania'. Dai confini di questa inesistente 'regione federata' M.F. di Gorizia ci comunica che chiede asilo politico a Calcata nell'evetualita', sia pure remota, di una vittoria bossista. Lo chiede in qualita' di 'barbaro illirico simpatizzante' con il bioregionalismo etrusco'"
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Purtroppo l'idea bioregionale non ha ancora attecchito, ed il sistema "regionalista politico" ha nel frattempo dimostrato tutte le sue pecche.. Le Regioni sono carrozzoni che appesantiscono il bilancio dello Stato e servono solo a mantenere una massa di corrotti e di scansafatiche. Dividendo inoltre gli ambiti omogenei e le comunità. Per quento riguarda la visione bioregionale e su quello che dovrebbe essere l'ordinamento e la riorganizzazione territoriale dello stato (secondo la nostra visione), vi rimando agli articoli: https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=no%20regioni%20carrozzoni%20paolo%20d'arpini.

Beh, la nostra battaglia bioregionale continua, vi aspettiamo all'Incontro Collettivo Ecologista 2012, aperto a tutti coloro che si riconoscono nell'ecologia profonda e nella biospiritualità.


Paolo D'Arpini
Referente Rete Bioregionale Italiana - circolo.vegetariano@libero.it

Vedi programma: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/post/2718386.html


Paolo D'Arpini sotto una vecchia quercia

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Commento di Rosario Borrelli: "Grati a Paolo per condividere in rete questa esperienza molto 'territoriale'. Per un attimo prescindendo dai contenuti, citerò Ignazia, una mia amica 'militante' , che pure aveva posizioni piuttosto diverse dalle mie, per una sua frase in ...merito alla politica : sosteneva che "ci vuole continuità". E difatti pur avendo fatto e disfatto gruppi e associazioni, il risultato si stabilizza solo grazie a una struttura che resiste nel tempo. Ci vuole però un'"idea guida", altrimenti la 'struttura' sussume a sè. L'idea guida è il motore che resiste al tempo ed ai cambiamenti; può perdersi allora anche la struttura ma altri raccoglieranno il testimone dell'idea guida e le daranno, probabilmente, una sorta di continuità. Che poi la continuità possa divenire dis/continuità, rompendo gli schemi e adeguandosi ai cambiamenti in corso, ciò non cambia la sostanza, ma solo la forma. Nel merito della testimonianza del Circolo Vegetariano Calcata, e dell'articolo specialmente, mi piace rac/cogliere il testimone della rete Bioregionale, un'idea guida che porta con sè una forza di cambiamento e di trasformazione, preservando i caratteri che fanno d'ogni terra e popolazione un meraviglioso mosaico di biodiversità"

martedì 13 marzo 2012

G.A.T. ... 5 stelle e la Rete delle Reti

Gruppo fondatore della Rete delle Reti


Ante Scriptum

Approfitto di questo post per rinnovare l'invito a tutti i lettori, ai gruppi, alle associazioni, ai movimenti, etc. che si occipano di tematiche culturali ed ambientali, di ecologia profonda, di bioregionalismo, di spiritualità laica, di diete e cure naturali, di economia solidale, e dir si voglia.. di inviare i propri comunicati (per la pubblicazione sul blog Rete delle Reti) a: Paolo D'Arpini - circolo.vegetariano@libero.it


......

G.A.T. ovvero gruppo acquisto terreni; Si tratta di un gruppo di persone che decidono di investire la propria vita (Chi lavora direttamente la terra) e i propri
risparmi (Gli investitori, cioè chi aquista una o piu’ quote per la creazione dell’azienda agricola) attivandosi per una finanza etica.


E un modo di prendersi cura della terra con un’attività che è di per
sé stessa la più green che esista, promuovendo la produzione di
prodotti biologici e l’utilizzo di tecniche e pratiche agricole
naturali, lasciando poco spazio alla chimica.

Il G.A.T. si pone i seguenti obiettivi economici ed etici:

1. Difesa del valore dell’investimento

2. Incremento patrimoniale

3. Ricavo di eventuale reddito dalla produzione agricola

4. Condivisione di valori

5. Incentivazione della coltivazione naturale

6. Avvicinamento dell’agricoltura alla platea cittadina

7. Disintermediazione tra produttore e consumatore (filiera corta)

8. Rivalutazione ambientale

Nella puntata di “Presa Diretta” del 29 Gennaio 2012 e’ stato trattato
l’argomento approfondendo le devastazioni e le ferite che il nostro
territorio per molti motivi ha subito e continua a subire, e
l’importanza dei G.a.t. come presidio al territorio.

E’ emerso un messaggio : “Se vogliamo salvare la nostra terra, bisogna
riprendere a lavorarla, a viverla”, come ci viene insegnato
dall’esperienza del G.a.t.di Scansano (http://www.gatscansano.it/) il
secondo dopo l’esperienza di Mantova.

Castelvetro5stelle - http://castelvetro5stelle.wordpress.com/2012/03/12/g-a-t/

martedì 24 gennaio 2012

No Censura alla Rete.. si alle tasse al Vaticano



Care, cari,

stamattina ho ricevuta, appena spedito il Giornaletto di Saul, una mail di Stefano Panzarasa in cui mi diceva “Carissimo, ho visto le visite effettuate al video “Non sono d’accordo” che ti avevo inviato, e che tu hai segnalato sul Giornaletto, e sono state 1 o forse 2! Non è un gran risultato, ma quanta gente legge il Giornaletto? E con quale grado di attenzione?”. Al che gli ho risposto: “Ah, proprio non lo so… Bisogna accontentarsi, d’altronde quanta gente legge queste nostre mail? Una .. o forse due..”.

Il senso della mia risposta è che quando scrivo qualcosa non mi metto a pensare a quanti saranno i lettori, accrocco il tutto come se dovessi scrivere un messaggio ad un amico, e se almeno lui lo legge ecco che un risultato è stato ottenuto…

E d’altronde quanti messaggi riceviamo ogni giorno che cancelliamo senza nemmeno aprirli? Perciò diventa sempre più difficile comunicare.. la gente non legge, o perché non ha tempo, ma soprattutto perché ci si è assuefatti al sistema dispersivo in cui la comunicazione è solo pissi pissi bau bau… Vedi sms o post su facebook in cui nulla viene detto, con sequenze interminabili di commentini cretini, e pure fuori tema, ma così funziona…

E poi funziona solo finché non entrerà in vigore la nuova legge anti-internet. Ci aveva già provato il berlusca con il famoso DDL 733, quello contro la libertà d’informazione. Allora la proposta di censura proveniva da un deputato UDC (che era alla finta opposizione) ed ora che l’UDC è nel ventre del governo alla censura ci pensa la Lega (che sta all’opposizione di facciata). Beh in verità si stanno proprio specializzando in censura questi leghisti, basti vedere quel che succede con Maroni e Tosi, tacitati e minchionati.



A proporre l’ammazza blog stavolta ci pensa l’onorevole Fava (non è una battuta il nome è vero!), egli dopo essere stato negli USA, per capire come si stanno muovendo nell’amministrazione Obama per censurare ogni protesta, eccolo che torna alla carica in Italia con una proposta di legge vieppiù punitiva di quella americana e del famigerato DDL 733. Basterà una mail di disappunto di chi si ritiene offeso da un post, o da una comunicazione passata su Google, su facebook o su qualsiasi blog e sito, che immediatamente scatterà l’obbligo, per i gestori, di cancellare il post incriminato.. Come dire che, se passasse la nuova legge, sempre che il monti sia d’accordo è ovvio, questo mio post potrebbe essere cancellato immediatamente su segnalazione del Fava, del berlusca, di Obama, dell’UDC, della categoria cretini, del monti, della Lega, del.. insomma di chiunque si sentisse offeso da queste mie invereconde parole… Ah, ah, ah! Ben mi sta!

Per cui, riferendomi ancora alle lamentele di Stefano, sarà grasso che cola se una sola persona sarà poi in grado di leggere quel che scriviamo.

Per fortuna le notizie odierne non sono poi tutte brutte, ce n’è pure una carina. Il Bagnasco, pelato vaticano, ha detto che lui andrà all’inferno. Sì andrà all’inferno perché “chi evade le tasse commette peccato grave”. Il vaticano ci tiene a sostenere il buon governo e siccome questo monti è un buon governatore “cristiano” a lui bisogna pagare le tasse altrimenti c’è la scomunica!



Ma… il vaticano non paga alcuna tassa ed in più riceve dallo stato italiano fior di miliardi di euro in prebende varie, ed i vaticanardi, a cominciare dalle corna sino alla coda (l’immagine demoniaca è del tutto casuale), son quindi tutti destinati alle fiamme dell’inferno. Buon per loro che almeno staranno al caldo senza dover pagare spese di riscaldamento.

Infine, dulcis in fundo, altro notizia bellissima, in seguito alla protesta dei camionisti ed alla impossibilità di rifornire i supermercati italiani della solita immondizia chiamata cibo, la gente sta finalmente tornando ai mercatini rionali ed agli acquisti diretti in campagna. Il bioregionalismo avanza!

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

domenica 8 gennaio 2012

Aprilia - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista del 22, 23, 24 giugno 2012 - Per un solstizio estivo di rinascita vitale e spirituale....




Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani...


In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l'acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l'impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi.... non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.


Da parecchi anni compiamo un rito incontrandoci nell'occasione del Solstizio Estivo per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Stavolta però dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. In un primo momento avevamo pensato di indire una assemblea formativa di una “rete delle reti” denominata “Stati generali per l'Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, poi qualcuno ha obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” perciò abbiamo risolto di modificare il titolo in “Incontro Collettivo Ecologista”.. Comunque il nome dell'evento ha poca importanza, quel che conta è che durante l'incontro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi. L'incontro dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l'intera Europa ed il mondo, ma d'altronde possiamo farci portatori di una crescita solo per noi stessi e pertanto il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città. Negli altri paesi ognuno farà la parte che gli compete.....


Tanto per cominciare diciamo che l'incontro si terrà in provincia di Roma, ad Aprilia, in modo che il sito sia facilmente raggiungibile dal nord e dal sud. Non sono previste spese di permanenza poiché saremo ospiti nel podere del Vetiver di Benito Castorina che rinuncia ad ogni prebenda (pur che -chi lo desidera- potrà lasciare un contributo volontario per le spese di gestione generale).


Aprilia si trova a soli sette kilometri dal mare ed è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici da Roma. Le sistemazioni al coperto sono sufficienti per due o tre dozzine di partecipanti, invece all'aperto o sotto alcune tettoie c'è posto per molte altre persone, che potranno arrangiarsi con campers, tende, amache, sacchi a pelo, etc. La preferenza per i posti al coperto, nei limiti del possibile, verrà data ad anziani, donne e bambini.


Ognuno è invitato a portare con sé stoviglie e canovacci e cibo cotto e crudo, possibilmente biologico e vegetariano, la cucina e la vesseille sono in comune come pure la pulizia del posto. In modo da fare un esperienza conviviale di vita comunitaria alla pari.


Durante il pomeriggio del 22 giugno 2012 si potrà giungere per familiarizzarsi e sistemarsi e magari andare al mare per un bagno corroborante. Il 23 giugno si tengono due sessioni per trasmettere proposte ed esperienze, comprese le presentazione di progetti, di libri, etc. e magari la sera si farà un po' di festa con musica e canti. Ed anche il 24 giugno qualcosa di simile... ma non vogliamo ora prefigurare tutto quel che succederà, l'importante è sapere che ognuno dei partecipanti potrà dire la sua, a rotazione e con tempi accessibili a tutti.


Inoltre per facilitare la condivisione dei temi chiediamo sin d'ora alle persone che intendono partecipare di inviare un loro scritto/intervento (alquanto sintetico) che troverà spazio nel nuovo numero annuale dei Quaderni di Vita Bioregionale (quest'anno curato da Daniela Spurio), che verrà presentato contestualmente all'incontro e successivamente divulgato anche su internet a mezzo PDF. Gli argomenti che si prevede di trattare sono: ecologia profonda, bioregionalismo, biospiritualità, agricoltura contadina, cure naturali, alimentazione naturale, economia sostenibile, lavoro ecologico, produzione energetica pulita, rapporto uomo natura animali, e simili....


Preghiamo poi tutti gli aderenti di farsi loro stessi portavoce e divulgatori dell'evento.....


Paolo D'Arpini




Per info. generali ed invio interventi per i Quaderni scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


Per info. logistiche e sul luogo dell'incontro telefonare al: 338.4603719


Altri articoli sull'Incontro Collettivo Ecologista 2012:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=incontro%20collettivo%20ecologista%20solstizio%20estivo%202012

Manifesto Bioregionale e per l'Ecologia profonda: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

venerdì 2 dicembre 2011

Proposto un incontro su ecologia profonda bioregionalismo biospiritualità e per un nuovo modo di riabitare la terra. Solstizio estivo 2012



Cari amici, abbiamo avuto la stessa idea..

Come potete vedere dalla lettera sottostante sia noi che il CIR, la Rete per l'Ecologia Profonda e la Rete Ecovillaggi ci stiamo muovendo per una Rete collettiva... Tra l'altro già da diversi mesi è operativo il blog La Rete delle Reti, con le stesse finalità enunciate, il blog è stato creato l'estate scorsa durante l'incontro RBI in Emilia, assieme a Manuel Olivares auture del libro Comunità ed ecovillaggi in Italia di Aam Terra Nuova, ed altri gruppi... Nel blog già ci sono anche diversi articoli del CIR di Civiltà Contadina, di Agribio, della RBI, della Rete Ecologia Profonda, etc.

Per qualto riguartda l'incontro collegiale già da qualche tempo si sta lavorando fra i vari gruppi, fra cui noi della Rete Bioregionale Italiana, per fare un incontro delle varie associazioni sul tema dell'Ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità della natura e per un nuovo modo di riabitare la Terra. Ci si sta muovendo per organizzare questo incontro fra tutte le varie realtà del settore da tenersi verso il solstizio estivo del 2012. Ed abbiamo individuato un luogo centrale, nei dintorni di Roma, forse nel Parco dei Monti Lucretili, dove c'è una idonea struttura ricettiva spaziosa nel verde.

Spero dunque che si possa fare questo meeting fondativo tutti assieme, con il CIR, Ecovillaggi, ecologisti vari, spiritualisti della natura, etc. per veder finalmente nascere una Rete che tutti ci rappresenti.....

Vi segnaliamo qui di seguito qualche corrispondenza e proposta:

http://retedellereti.blogspot.com/search?q=ecologia+profonda

http://lists.peacelink.it/ecologia/2011/11/msg00092.html

http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/search?q=ecologia+profonda

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2011/11/25/idee_per_un_incontro_su_bioreg.html

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=proposta+agricoltura+contadina

http://www.facebook.com/?ref=tn_tnmn#!/groups/177360162346656/

http://www.facebook.com/groups/177360162346656/#!/groups/196354403713283/

Cordiali saluti a tutti,

Paolo D'Arpini
(Referente Rete Bioregionale Italiana)



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Lettera ricevuta oggi dal CIR

Il 02 dicembre 2011 15:55, C.I.R. info ha scritto:

Ciao a tutti!!!
eccoci, con gran fatica per reperire un internet...ma ci siamo
Allego un invito alle varie reti e associazioni per attivarci nella
creazione di una RETE DELLE RETI, idea partita dall'ultimo incontro R.I.V.E. perciò fatemi sapere al più presto la vostra disponibilità...mi sembra fantastico!!! che ne dite??
Ovviamente il CIR parteciperà!!!

Richiedo cortesemente di avere una risposta ad anno nuovo, se possibile...

Fate girare, chi più ne ha più ne metta. Ho pensato anche alle associazioni firmatarie della legge per i piccoli contadini, che da tempo lottano in un campo d'interesse collettivo, ma io non ho contatti con loro. Qualcuno ne ha? tanti baciiiiiiii


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Modello di Lettera divulgativa proposta dal CIR:

Cari......

da quasi un anno l'assemblea della Rete Italiana dei Villaggi Ecologici, si sta interrogando su quale strada è possibile percorrere al fine di contribuire ad un cambiamento concreto e necessario in questo nostro territorio, in un Italia che sta cambiando velocemente, in un modo, concorderete, per niente positivo, sia a livello ambientale che umano.
La nostra scelta di vita ci spinge a non rimanere inermi a guardare un'umanità allo sbaraglio, restare impotenti quando dentro di noi sappiamo che è possibile fare in un'altro modo, perchè lo stiamo già facendo, perchè la nostra vita è dedicata a questo. E siamo consapevoli che come noi, in altri modi e forme, con un'altri nomi e accenti, ci sono tante altre realtà che lavorano quotidianamente nella direzione della pace, della ricerca di una consociazione positiva tra ambiente e vita umana; custodi della terra e cittadini responsabili.
Il nostro obbiettivo è riunire nello stesso luogo, preferibilmente già dalla prossima primavera 2012, tutti i portavoce delle realtà che sentiamo affini.
Riteniamo che le differenze siano una grande forza creativa, perchè nella nostra esperienza associativa hanno quasi sempre portato a buone conclusioni. Inoltre siamo convinti che il vero cambiamento si può fare solo insieme agli altri; da soli, al massimo possiamo cambiare la nostra vita e quella di qualche d'un altro.
Oltre a questo non abbiamo nessun altro scopo: desideriamo che sia l'incontro stesso a far scaturire un percorso comune, frutto dell'interazione delle proposte di tutti.
L'idea di fondo è una "Rete delle Reti" che ci aiuti a riconoscersi e farsi riconoscere, convogliare le nostre forze per una serie di azioni politiche (che non hanno niente a che fare con la politica partitica o di governo, piuttosto con una scelta di etica e di vita) incisive sulla nostra società, che ora più che mai, ha bisogno anche di noi.

In attesa di riscontro, sperando nella vostra presenza e partecipazione, vi auguriamo un sereno svolgimento delle vostre attività.


Per qualsiasi domanda, rivolgersi a (mettiamo il nome del referente che li contatta?) Vi preghiamo di darci risposta entro la metà di dicembre (???)

sabato 22 ottobre 2011

Alberto Meriggi e Treia – Storia, cultura locale e bioregionalismo nella “Lectio Magistralis” del il 15 ottobre 2011 nella Sala Consiliare Comunale

Uno degli ingressi al borgo di Treia


E' buona norma, nell'approccio bioregionale, prima di tutto tentare di conoscere l'ambito che si vuole individuare, delimitandolo attraverso lo studio geomorfologico del territorio, della flora e della fauna. Questo ho cercato di farlo compiendo varie perlustrazioni attorno Treia, visitando le colline circostanti e le adiacenze dell'abitato, e osservando fiori, arbusti, alberi da frutto, piante selvatiche, insetti, uccelli ed animali vaganti, ed ascoltando le grida ed i rumori dei piccoli allevamenti rurali, con maiali, papere, galline, mucche, etc. Una volta compiuta questa opera, ed avendo anche preso visione e studiato le varie componenti urbanistiche che contraddistinguono l'antico borgo di Treia, ho tentato di riconoscere il contesto sociale e comunitario di Treia, sia quello antico e storico che quello presente, per come si è manifestato in questa piccola bioregione, composta di un monticello con le piane circostanti.

Per quanto riguarda il presente non ho avuto molti problemi, la conoscenza fortuita di vari personaggi treiesi e l'incontro e la immediata familiarità creatasi con la gente del posto mi ha consentito di apprendere lo spirito della comunità, la sua caratteristica peculiare e le sue note culturali. Mi sono sentito a mio agio in mezzo a questa comunità che sembra molto affezionata al luogo ed alle sue tradizioni popolari. Mi mancava quindi la conoscenza degli eventi storici che hanno configurato questo tipo di società.... Questa lacuna è stata ampiamente colmata, con un colpo di fortuna che mi ha consentito, nell'arco di alcune ore, di apprendere i minuti particolari della storia di Treia, partendo dai primordi sino all'unificazione d'Italia ed al periodo attuale. L'occasione è stata la manifestazione occorsa il 15 ottobre di quest'anno, presso la splendida sala consiliare del Comune in cui si è svolta una tavola rotonda, sugli eventi e sui contributi di Treia e dei suoi abitanti alla storia patria.

L'incontro, un “talk show” com'è stato definito dal suo ideatore e conduttore Alberto Meriggi, si è svolto con sapiente mescolamento di colori e di sapori... Foto, esibizione di cimeli, canti popolari, poesie, rimembranze romantiche, etc. Ma prima di continuare nella descrizione vorrei dire alcune parole sulla persona di Alberto Meriggi. Un docente universitario ad Urbino, nativo di Treia e qui residente, che conobbi in occasione di una battaglia -da lui sostenuta e portata avanti con determinazione- per la salvaguardia del paesaggio treiese, imbrattato da lucidi e neri pannelli di silicio posizionati a migliaia nei campi del circondario. Un vero scempio paesistico.

Durante un paio di incontri avuti con lui per strada mi colpì la sua modestia e semplicità di eloquio, pur nella profondità dei temi trattati nella difesa bioregionale.

Così il pomeriggio del 15 ottobre, mentre a Roma si svolgeva la fatidica marcia contro la corruzione del sistema, purtroppo degenerata in tafferugli non voluti dagli organizzatori, qui a Treia si cantava e descriveva il vantaggio ricevuto dalla comunità locale nel ricongiungersi pienamente alla patria. Ed anche Treia ha svolto la sua parte per la ricongiunzione... Questo ha comunicato Alberto Meriggi, corroborando le sue parole con numerose testimonianze. Durante la manifestazione comunale ho notato il religioso silenzio della folla numerosa e attenta. Io stesso sono rimasto avvinto ed immobile per tutto il tempo della narrazione e delle varie performances. Potrei meglio definire questo “talk show” con il titolo di “lectio magistralis”.

Ed ora, per contestualizzare l'evento e dare un senso di presenza diretta .. ecco una cronaca rapida su quel che è avvenuto durante l'incontro.

Foto di gruppo del 15 ottobre 2011: (Da sinistra) prof. Gilberto Piccinini, prof. Alberto Meriggi, prof. Annita Garibaldi Jallet, Luigi Santalucia sindaco di Treia


“Anche Treia ha fatto l’Italia” il titolo scelto da Alberto Meriggi ha ben rispecchiato gli obiettivi dell’evento che, da quanto annunciato in precedenza, erano solo quelli di dimostrare la presenza, finora sconosciuta, di personaggi, avvenimenti, aneddoti e situazioni particolari, nella vicenda storica treiese e marchigiano, particolarmente nel periodo rinascimentale. La conoscenza e l’amicizia personale di Meriggi ha fatto si che intervenissero a Treia per l’occasione, innanzitutto la prof. Annita Garibaldi Jallet, come ospite d’onore, il prof. Gilberto Piccinini, il prof. Leone Cungi e alcuni discendenti di patrioti treiesi.

La manifestazione ha avuto inizio con il saluto del sindaco Luigi Santalucia e dell’assessore provinciale maceratese Bianchini. Meriggi ha dato il via all’evento vero e proprio dando la parola ad Annita Garibaldi Jallet, pronipote dell’eroe dei due mondi perché figlia di Sante, a sua volta figlio di Ricciotti Garibaldi. Il primo intervento della Garibaldi è stato brillante e alla mano. Lei che ha detto di aver girato tutto il mondo per queste celebrazioni, si è mostrata meravigliata, ma con soddisfazione, della partecipazione di tante persone in una piccola comunità come quella di Treia. Subito dopo ha seguito la lettura da parte di Renato Pagliari di un brano presente in un giornale del 1932, pubblicato in occasione dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti di Treia. Poi due giovani musicisti, Matteo Ortenzi e Davide Pucci, hanno suonato e cantato la famosa Ballata del Bellente, scritta da Giuseppe Gasparrini per ricordare le gesta del brigante appignanese Pietro Masi, detto Bellente, un renitente alla leva che diventò brigante e che fu ucciso in territorio di Treia. La tragedia chiuse a Treia il periodo dell’occupazione napoleonica. Da quella vicenda, puntualizzata da una conversazione con il prof. Mario Buldorini, Meriggi ha cominciato a raccontare, utilizzando immagini inerenti al parlato, lo sviluppo del patriottismo treiese, attraverso lo svolgersi dei fatti e la vita dei vari personaggi.

E’ emerso subito che le radici del Risorgimento locale hanno visto come protagonisti il conte Andrea Massimiliano Broglio d’Ajano, che, dopo aver combattuto in zona e anche con Gioacchino Murat, andò a morire nel 1828 in Grecia per la libertà di quei popoli, il poeta Giacomo Leopardi che scrisse la canzone “A un vincitore nel pallone” dedicandola al giocatore di bracciale treiese Carlo Didimi, e lo stesso giocatore Carlo Didimi. Quest’ultimo fu il primo organizzatore a Treia di attività di cospirazione contro il governo dello Stato pontificio. Il Didimi, insieme ai suoi compagni giocatori locali Luigi Butironi (di cui Meriggi ha mostrato per la prima volta la foto inedita) e Pacifico Fortunati, approfittava delle trasferte per le partite per avvicinare altri patrioti e le associazioni carbonare. Partecipò anche ad azioni militari a causa delle quali venne anche perseguitato col rischio dell’arresto. La signora Maria Teresa Fuscà, discendente di Didimi, ha puntualizzato aspetti della vita del campione e riferito alcuni aneddoti sul personaggio e la sua famiglia. Meriggi ha mostrato per la prima volta il certificato di morte di Didimi dal quale ha ricavato diverse informazioni. Poi è stata data la parola al prof. Leone Cungi di Monte S. Savino, studioso del gioco del pallone col bracciale, il quale ha presentato una breve relazione, con immagini, sui rapporti di Didimi con altri giocatori italiani patrioti. Carlo Didimi fece a Treia molti proseliti tra i giovani, tanto che diversi di loro abbracciarono le sue idee politiche e partirono per le guerre di indipendenza per arruolarsi nell’esercito regolare o come volontari nelle file garibaldine. Il conduttore ha iniziato a parlare dell’epopea garibaldina e dei treiesi che combatterono con Garibaldi.

A questo punto sono emerse alcune novità e sorprese. Contrariamente a quanto ritenuto finora, Meriggi ha dimostrato che numerosi sono stati i patrioti treiesi che hanno combattuto nelle file garibaldine come volontari e non solo i due ricordati in una iscrizione marmorea nel palazzo comunale. Sono stati fatti i nomi di tutti, attraverso la testimonianza di fonti d’archivio, e sono stati indicati i luoghi in cui hanno combattuto. Altra sorpresa interessante è stata la presentazione della foto di Luigi Bonvecchi, assolutamente sconosciuta a Treia, il garibaldino treiese che partecipò alla spedizione dei Mille. Di lui e del garibaldino locale Giovanni Sacchi, morto a Bezzecca, sono stati presentati documenti riguardanti la loro vita, la famiglia e il mestiere che svolgevano. Garibaldini treiesi furono presenti in tutte le battaglie condotte da Garibaldi, come Filippo Pierucci che nel 1849 prese parte alla difesa della Repubblica romana e del quale il pronipote Silvano ha presentato dei curiosi documenti, come i Comandamenti del garibaldino, e la camicia rossa con cappello del suo avo, del quale Meriggi ha mostrato anche la foto finora sconosciuta. Altri treiesi furono presenti in Trentino, alla difesa di Venezia, nella battaglia di Lissa e in quella di Castelfidardo, a Mentana e alla Breccia di Porta Pia. Meriggi ha fatto i nomi di tutti e ha voluto che l’elenco completo venisse allegato nella cartella di sala distribuita a tutti gli intervenuti. Interessante è stato anche il riferimento ad intellettuali e politici treiesi che hanno contribuito all’Unità d’Italia, come il dantista Giulio Acquaticci, del quale ha parlato la discendente Stefania Acquaticci, e il deputato e senatore del primo parlamento Carlo Luzi, il cui discendente marchese Gianfranco Luzi era presente in sala.

L’exursus storico è stato alleggerito, come detto all'inizio, da brani cantati dai due musicisti, riguardanti canti contadini marchigiani dell’epoca e canzoni popolari sull’emigrazione. Il lettore ha più volte letto brani di sonetti riguardanti i costumi dell’epoca del poeta-sarto treiese Raffaele Lausdei. Alla fine Annita Garibaldi ha chiuso l’evento con un intervento interessante nel quale ha ripreso i temi trattati da Meriggi e li ha puntualizzati e sottolineati. Ha anche elogiato il lavoro svolto a Treia dicendo che la manifestazione è stata ben organizzata e condotta. Alla fine Meriggi ha letto una poesia, scritta negli anni Cinquanta del Novecento dal poeta locale Rolando Sensini, avente per tema il pianto di una madre davanti al ritratto del figlio morto in guerra e, salutando i presenti, ha auspicato un futuro migliore per l’Italia unita, riferendo parole del Presidente della Repubblica.

Per concludere, una breve considerazione... Il senso di appartenenza e l'amore per il luogo in cui si vive è una condizione essenziale per il riconoscersi ri-abitanti bioregionali. Infatti nella adesione al bioregionalismo non si chiede l'appartenenza stretta all'etnia originaria di una data bioregione ma si sottintende la piena compartecipazione all'habitat ed alla cultura che vi si manifesta, nell'agire in sintonia con i viventi e confondendosi nella storia e tradizione locale. Perciò è importante conoscere il substrato culturale in cui una società bioregionale ha trovato il suo humus. Per questa trasmissione ringrazio vivamente Alberto Meriggi.


Paolo D'Arpini

Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
Presidente del Circolo vegetariano VV.TT.



Carta degli intenti della R.B.I.: http://retebioregionale.go.ilcannocchiale.it/?r=28856
Sito del Circolo VV.TT.: http://www.circolovegetarianocalcata.it/

(Nota: la foto in bianco e nero è di Gustavo Piccinini)

martedì 13 settembre 2011

L'impronta bioregionale sociale e territoriale della Sabina... Un luogo in cui vale la pena di vivere

Soratte, la montagna sacra, vista dalla Sabina


Il territorio della Sabina, dove abito ormai da più di 5 anni, è veramente ancora uno dei luoghi poco compromessi di tutto il Lazio, sono d’accordo con il bell’articolo di Luca Bellincioni (http://retedellereti.blogspot.com/2011/09/luca-bellincioni-proposta-per-un-parco.html).

Quando venni ad abitare in questo splendido territorio, mi chiesi spesso come mai fosse così difficile per la popolazione favorire lo sviluppo turistico ed economico di questi stupendi luoghi. Poi, dopo aver conosciuto un po’ più da vicino gli abitanti locali e soprattutto la loro mentalità, ne ho capito il perché. Da questo punto di vista non c’è Bioregione più Bioregione della Sabina..

La gente Sabina è una popolazione soprattutto agricola, che ha mantenuto questa caratteristica nonostante la vicinanza di Roma, a differenza di altri territori del Lazio che sono perfino più distanti, come ad esempio la zona di Frosinone che ha caratteristiche più imprenditoriali soprattutto nel settore del mattone. La Sabina si sente più vicina a Rieti come mentalità e molto lontana dal Terminillo che sicuramente è fuori dalla logica agricola!

A proposito del Terminillo, c’è da dire che i frequentatori degli impianti sciistici per lo più non provengono dai comuni della Sabina, ma da Roma o da altri territori del Lazio. Il sabino non va a sciare la domenica, preferisce prendere il trattore ed andare a lavorare nei campi, a curare le piante di olivo che tanto ama, o l’orticello che quasi tutti hanno, compresi gli abitanti di Rieti (come si può constatare attraversando alcune vie di questa deliziosa cittadina). Il nativo sabino, anche se durante la settimana lavora a Rieti o a
Roma, non considera la domenica come un giorno di riposo, ma come un giorno utile per la campagna! La mentalità del week-end non è di questi luoghi!

Le persone che ho conosciuto nei comuni che ho frequentato, e nella stessa Rieti, sono tutte famiglie che hanno parenti che si intrecciano in quasi tutti i comuni della Sabina e questo si ripercuote anche nell’economia locale. A Rieti, ad esempio, se una persona che proviene da fuori Sabina desidera aprire una attività di qualsiasi tipo, non trova spazio perché tutte le occasioni di lavoro o di sviluppo economico sono riservate ai parenti delle varie famiglie locali, pertanto: o hai qualche parente in loco oppure non lavori! Tutti gli esercizi commerciali di Rieti fanno capo a famiglie e parenti di quelle famiglie, e proprio per questo si registrano pochissimi stranieri in quanto una famiglia fa tutto da sé risparmiando parecchi soldi! Anche il lavoro domestico non è tipico di queste zone. Qui le donne sono tutte bravissime nelle faccende domestiche, preferiscono farlo in prima persona piuttosto che pagare una colf.

Poi sono tutte molto brave a cucinare e a preparare dolci locali che sfoggiano nelle occasioni festive in buffet veramente abbondanti! E’ un vanto locale! Gli stranieri che vivono in questi comuni, che sono sempre molto meno rispetto al resto della regione, trovano lavoro qualche volta come badanti, nei casi di malati di alzeimer, o nel settore agricolo, come raccoglitori di olive, e ciò in quanto i vecchi contadini non ce la fanno più a fare questo lavoro da soli e i loro figli non ne vogliono sapere, preferiscono passare i pomeriggi al bar a bere birra piuttosto che aiutare i propri genitori a lavorare la terra!

Questo è veramente un grande problema perché quando non ci saranno più i vecchi, le terre saranno abbandonate! Ho constatato che questo amore incredibile che i contadini hanno per la propria terra, un amore veramente inimmaginabile, non sono riusciti a trasmetterlo alle generazioni future che invece disprezzano l’ operato dei loro genitori! I giovani vorrebbero andare in città a fare un lavoro comodo e ben pagato, senza però impegnarsi neppure con lo studio!

Infatti pochi decidono di frequentare l’università o perfino conseguire un diploma. La prova di questo me l’ha fornita una mia amica che il mese scorso era andata a Rieti ad informarsi sulle modalità di iscrizione alla scuola alberghiera per suo figlio. Mi ha detto che negli ultimi tre anni, la sede della scuola aveva cambiato sede già tre volte ed ogni volta cercavano una sede più grande almeno del doppio rispetto alla precedente. L’ultima sede dove si è trasferita la scuola quest’anno ospiterà più di 1000 ragazzi, tutti con semplice licenza media, l’unica condizione per frequentare l’alberghiera, la quale offre loro perfino il convitto, quindi è perfetta per chi non vuole studiare molto e desidera realizzare subito un mestiere per poter lavorare nel settore della ristorazione (spesso familiare).

La popolazione sabina segue dei ritmi sempre uguali durante tutto l’anno, attendendo i soliti appuntamenti fondamentali che riguardano tutti: la raccolta delle olive nei periodi di novembre/dicembre, la produzione dell’olio nei frantoi di cui il territorio è ben fornito, la potatura delle piante, la legna per l’inverno, e poi durante l’estate le feste religiose e le sagre locali organizzate dalla pro-loco dove tutti partecipano molto volentieri, giovani compresi.

Da questo punto di vista si può proprio dire che questi paesi vivono proprio in comunità, e proprio per questo non escono fuori dai loro nuclei familiari o comunali! La difficoltà di sviluppo del territorio purtroppo è causata proprio dal non aprirsi all’esterno, è un fatto di mentalità. Ciò che manca è lo spirito imprenditoriale che dovrebbe uscire fuori dal nucleo familiare.

Faccio un esempio. Quasi tutti producono l’olio, molti soltanto per fabbisogno personale, altri invece lo vendono anche all’esterno. Molti di loro, pur iscritti a cooperative locali, non riescono a vendere l’olio se non a quella catena di conoscenze che hanno creato con il passa parola. E per questo ogni anno rimangono scorte abbondanti di olio invendute. Pochissimi pensano di usare internet per la vendita dell’olio, quasi nessuno di loro utilizza il computer come potenziale strumento di sviluppo economico. Il concetto di pubblicità è molto lontano dalla loro mentaità. Quasi nessuno di loro pensa di partecipare a delle fiere anche in altre regioni per far conoscere i propri prodotti locali.

Il sabino non esce dal proprio comune neppure se deve partecipare ad una sagra organizzata dal comune attiguo, pertanto lascia scorrere il tempo seguendo il solito ritmo che conosce e che gli è stato trasmesso non si sa quando. Lo spirito di iniziativa non appartiene alla mentalità dei giovani sabini e pertanto il territorio continuerà a rimanere quello che era chissà per quanto tempo ancora. Peccato, perché la potenzialità di questi luoghi sarebbe veramente immensa, anche per l’economia italiana…..


Lidia

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Nota sull'autrice.
Lidia, che per la sua posizione istituzionale preferisce non essere identificata, ha partecipato alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana, avvenuta nella primavera del 1996 al Parco di Monte Rufeno di Acquapendente (Vt). Per lunghi anni ha partecipato alle attività del Circolo Vegetariano VV.TT., essendo lei stessa vegetariana, contribuendo alla realizzazione di varie manifestazioni di carattere bioregionale. Alcune delle quali hanno fatto la storia del Bioregionalismo in Italia...
Sono perciò lieto che abbia ripreso a collaborare con noi dopo un periodo di silenzio...

Paolo D'Arpini - Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

Contatti: circolo.vegetariano@libero.it

giovedì 8 settembre 2011

Spiritualità Laica: “L'anima bioregionale ed ecologica delle forme viventi, il senso dell'identità e della sapienza...”


Discorso sulla spiritualità laica al Circolo Vegetariano VV.TT. a Calcata


Da diversi anni sono approdato alla constatazione che il bioregionalismo e l'ecologia profonda sono due aspetti della stessa idea, due facce.


Il bioregionalismo si occupa dell'individuazione degli organi geografici e biosistemici della terra mentre l'ecologia profonda ne deduce i meccanismi funzionali, comprendendone le inter-connessioni e le reciproche dipendenze. Questo va bene per spiegare gli aspetti materiali ed organici del sistema vita.. ma in questa descrizione ho sempre sentito la mancanza dell'aspetto trascendente, o spirituale. Infatti la coscienza non può essere spiegata solo in termini di consequenzialità fisica, deve -e sicuramente ha- possedere una sua propria natura e realtà. E lo dimostra il fatto che l'osservato non può essere scisso dall'osservatore, l'immagine non può mai sostituirsi alla sostanza.


L'aspetto psichico non basta a completare il quadro della vita dandogli un interezza. Perciò alla ricerca di una matrice comune, a se stante ed allo stesso tempo onnicomprensiva, mi sono interrogato ed ho indagato sulla natura di colui che si interroga. Ho chiamato questo riflettere sulla riflessione: Spiritualità Laica.


Spiritualità Laica è un neologismo, come lo stesso Bioregionalismo e l'Ecologia profonda, non esisteva come concetto onnicomprensivo della percezione di sé finché un giorno di 15 anni fa (sarà stato il 1996..) non fu coniato dall'amico giornalista Antonello Palieri.


Accadde durante un incontro al Circolo vegetariano di Calcata, si parlava appunto di bioregionalismo ed ecologia profonda e si cercava di individuare un modo descrittivo per l'aspetto “spirituale”. Io avevo suggerito la parola “spiritualità della natura” (facendo anche riferimento al luogo così denominato che avevo dedicato alla meditazione e riflessione sulla vita naturale: il tempio della Spiritualità della Natura). Ma andando avanti nell'estrinsecazione dei concetti e delle realtà connesse a questa spiritualità naturale ci si rese conto che veniva a mancare la fisionomia concettuale, tipica del ragionamento umano, che poteva qualificare intellettualmente il processo conoscitivo della coscienza, in termini spirituali.


Quello che si voleva descrivere è il senso della spiritualità naturale, insita nell'uomo come in ogni altra creatura e cosa. Una spiritualità antecedente la religione e l'ideologia e che comunque integrasse la capacità speculativa della mente nel descrivere le sue funzioni astrattive, ma riconoscitive dell'aura sottile che permea tutte le cose e la mente stessa.


Insomma l'uomo doveva starci dentro come la natura, perciò Antonello suggerì: “Insomma potremmo definirla una spiritualità laica...”... Ed il termine risvegliò immediatamente in me e nei presenti una comprensione innata e diretta. Sì questa spiritualità è sicuramente “laica”, in quanto non appartiene al mondo della religione , di ogni religione e di ogni teismo o ateismo, ma appartiene direttamente ed incontestabilmente ad ognuno di noi. Inserendo in quel “noi” ogni essere senziente ed ogni materia organica ed inorganica componente.


Nacque così la Spiritualità Laica come sostantivo, come nome.


Ma un nome è solo un nome e non può sostituirsi all'essere che così viene evocato. Infatti come diciamo acqua o water od eau in varie lingue, con ciò non si muta la sostanza indicata. Me ne avvidi più tardi allorché, approfondendo le mie ricerche sulle radici dell'ecologia profonda e del bioregionalismo e della spiritualità laica, scoprii che questi concetti erano chiaramente espressi in varie culture. Erano presenti nella civiltà matristica del neolitico, erano individuati nella filosofia Nonduale dell'India e nel Taoismo cinese. Insomma -com'è ovvio- non può essere l'uso di un neologismo a santificare un processo pre-esistente.


Con queste premesse vorrei qui indicare alcuni aspetti “pratici” della cosiddetta “spiritualità laica”, aspetti che riguardano la corresponsione nei processi vitali e sociali. Ovviamente la accettazione di una tale spiritualità implica la non interferenza diversificativa con i processi naturali della vita, implica anzi un accompagnamento consapevole dei processi di crescita che la vita manifesta. Infatti la tendenza scientista e religiosa a mantenere le cose sotto controllo ingenera una società schematizzata in modelli prefissati, stabiliti per legge. Questo atteggiamento coercitivo ostacola l'evoluzione spontanea dello spirito umano e persino il lavoro produttivo verso il benessere materiale. Lo osserviamo con il proliferare della burocratizzazione in cui il registrare diviene più importante dell'azione stessa.


Tuttavia nell'attuale angoscia riguardante la sovrappopolazione, l'inquinamento, lo squilibrio ecologico ed i disastri potenziali e reali causati dalle guerre e dalla spoliazione delle risorse del pianeta, solo di rado si riconosce che il sistema di governo, il metodo del controllo, è la matrice stessa dell'autodistruzione a cui andiamo incontro. Il presupposto primo di tale sfacelo è la considerazione che non ci si può più fidare di una naturale e spontanea capacità dell'uomo di uniformarsi alla natura, sempre si presuppone che “il controllo” sulla natura e sull'uomo debba essere l'unico metodo di funzionamento. Finché continueremo a far uso della forza fisica (scienza) e morale (religione) per cercare di migliore il mondo (e noi stessi) vanificheremo ogni spinta naturale al riconoscimento intelligente dell'andamento vitale. Mancherà il buon senso delle piccole cose che contano rispetto ai giganteschi problemi auto-creati nella società del benessere economico e consumista.


Insomma dobbiamo compiere il primo passo verso noi stessi, aldilà del contesto sociale o della ideologia in cui crediamo, concentrando la nostra attenzione sulle cose che possono essere fatte, per noi stessi e da noi stessi, nell'immediato presente.


Per cominciare riponiamo fiducia nelle nostre personali capacità innate di riconoscerci nella grande espressione dell'esistenza. Questo non significa abbandono della comunità, anzi una tale consapevolezza corrisponde alla riscoperta dei valori della comunità, valori basati sulla propria autoresponsabilizzazione nei confronti di noi stessi -in primis- e successivamente verso i nostri consimili (i viventi nella loro totalità). Questo non può essere un atteggiamento sentimentale, bensì operativo, organico, definitivo e totale. Comprendente i vari piani dell'andamento vitale senza esclusione di modi e senza eccessi.


Qui parlo anche di “generosità umana” come la definiscono in Cina i taoisti ed anche i confuciani ed i buddisti, una generosità che non è semplice “benevolenza” (o nonviolenza) bensì la confacente espressione della propria natura umana, ivi compresa la capacità (o coraggio) di manifestare opposizione alla prevaricazione ed alla strumentalizzazione del paradigma dell'ecologia profonda, del bioregionalismo e della spiritualità laica. In quanto la “sostanza” non può essere “descrizione” e la summa teoretica non può superare la pratica.


Paolo D'Arpini


Circolo Vegetariano VV.TT.
Rete Bioregionale Italiana

Dal SANA di Bologna alla scampagnata di Monteorsello per festeggiare la gioia di vita e l'equinozio di autunno 2011

Caterina Regazzi sulle rive del fiume Panaro, con cani


Questo fine settimana forse vado al SANA di Bologna dove Alessandro ed Irene, due amici bioregionalisti, (Novadomus) presentano al pubblico l'ultimo numero dei Quaderni di Vita Bioregionale (dall'8 al 11 settembre 2011 padiglione 34 Stand F9) e illustrano le loro attività ed applicazioni di geobiologia per il benessere abitativo, ed il loro laboratorio creativo per la riqualificazione di immobili dismessi, con materiali e tecniche eco-sostenibili.

Da quando ho aderito alla Rete Bioregionale Italiana tutti questi aspetti del riciclaggio, abbassamento dei consumi, etc. cerco di viverli con maggiore consapevolezza ..... Ma era in embrione anche prima in me ed è un sistema di vivere che si chiama "ecologia profonda" e fa il paio con il bioregionalismo. Ne abbiamo parlato spesso anche in vari incontri che abbiamo fatto qui in Emilia dove abito.


Cerco di non fare acquisti inutili, cerco di mangiare cose locali (le chiamano "a chilometri zero", ma le etichette non mi piacciono) e, se posso e le trovo, biologiche (ma preferisco il locale al biologico), cerco di non comprare vestiti inutili (ne ho presi due da Mara, usati, perché non sto più dentro a niente e sto bene con le cose larghe), non faccio viaggi per svago (ma forse alcuni giorni alle terme per i miei tendini mi piacerebbe farli), cerco di tenere le luci spente in casa, se non servono, non ho quasi annaffiato il giardino questa estate (e infatti si vede!), come spettacoli mi "accontento" (si fa per dire!) delle bellezze della natura o della sua bruttezza (con questo seccume il paesaggio da queste parti non è il massimo), mi piacerebbe mettere giù a Treia, la mia casa avita dove ora abita Paolo, un impianto microeolico e a Spilamberto dei pannelli solari, mangio poca o niente carne perché produrre carne è molto poco ecologico, è una delle attività più inquinanti e se te lo dico non è solo perché lo dicono i giornali o internet, ma perché lo verifico di persona (per il mio lavoro di veterinaria), ed inoltre ormai che mi ci sono abituata vedo che sto bene anche senza, ogni tanto faccio un'eccezione anche perché mi scoccia fare “la borsa” e non voglio condizionare gli altri (ma dopo una mangiata di carne a casa di qualche amico faccio senza per un bel po'). Poi cerco di tenere il riscaldamento non troppo alto (rispetto almeno a come ero abituata) e piuttosto mi metto un maglione in più o una coperta in più. Questa estate ha fatto parecchio caldo in casa ma ho acceso il condizionatore solo un paio d'ore, cercando di tenere chiuse o aperte le finestre per rendere la temperatura più sopportabile. Tutto questo non in un clima di rinuncia, anzi, mi sento molto fortunata e felice di potermi sentire autonoma.....


Smetto perché non voglio annoiarvi ulteriormente e non è nel mio stile fare la maestrina... Vi propongo, se volete, di partecipare alla festa dell'equinozio di autunno (è anche il mio compleanno e si tiene a Monteorsello di Guiglia il 24 settembre p.v.) per passeggiare nella natura e raccogliere erbe selvatiche con Paolo e poi vedere assieme quel bellissimo documentario, "Home", che è veramente illuminante, andrebbe fatto vedere ovunque, non solo a quelli come noi che magari alcune cose le sanno già, ma proprio a tutti, invece di guardare in televisione le prodezze di Berlusconi e compagni (o camerati).

Ah, dimenticavo, a Monteorsello presentiamo anche il libro "Vita Senza Tempo", in cui Paolo ed io ci raccontiamo gli eventi vissuti a distanza durante il primo anno del nostro rapporto.

Caterina Regazzi
Rete Bioregionale Italiana


Info per la Celebrazione dell'Equinozio di Autunno del 24 settembre 2011: caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

domenica 14 agosto 2011

La vera identità sociale bioregionale sta nelle province e nei comuni – Le attuali regioni sono solo “carrozzoni” clientelari e fonte di corruzione...


Nell'immagine: "Paolo D'Arpini che se la canta e se la suona, in grotta!"

La vera identità sociale bioregionale sta nelle province e nei comuni – Le attuali regioni sono solo “carrozzoni” clientelari e fonte di corruzione, chiudiamole!

“L’è tutto sbagliato.. l’è tutto da rifare” Diceva Gino Bartali, ed aveva ragione… Infatti questo governo sta cercando di risparmiare, per pagare gli interessi alle banche private BCE ed FMI che strozzano la nostra economia, nel modo più antieconomico ed antinazionale. Penalizzando i comuni e le province che sono la radice della nostra identità storica.

Ecco come risparmiare sulla gestione della cosa pubblica: “Ritornare in Comune ed in Provincia.. abbandonando la Regione..”

La regione come ente amministrativo è una realtà spuria ed inesistente dal punto di vista dell’identità locale, infatti le regioni sono state create perlopiù a tavolino per soddisfare esigenze “particolari”, come ad esempio avvenuto con la formazione della Regione Lazio (che doveva essere l’entroterra di Roma capitale dell’impero fascista), attuato sottraendo Rieti all’Umbria (per via delle acque potabili) in cambio di Orvieto (che era nella Tuscia) e accorpando Formia e Gaeta (ex regno Borbonico), etc.

Insomma le regioni, allo stato attuale delle cose non rispecchiano la comunità bioregionale ma rappresentano solo un aggregato territoriale utile ad un sottogoverno. L’Italia dovrebbe ristrutturarsi amministrativamente partendo dalle identità locali bioregionali, molto simili come aggregazione agli attuali cantoni svizzeri, sia per dimensione che per numero di abitanti. Queste “bioregioni” molto spesso corrispondono alle cosiddette Province storiche. Porto l’esempio della srorica bioregione Tuscia, comprendente l’Agro Falisco (Civita Castellana), la Tuscia viterbese (Viterbo), la Tuscia romana (Civitavecchia ed area a nord di Roma) e l’Orvietano. Questa è geograficamente e geologicamente un’area omogenea che potrebbe tranquillamente essere integrata in un ente bioregionale (simbolo di una nuova aggregazione territoriale).

A questo punto le Regioni attuali potrebbero tutte essere dismesse, ricomponendo così l’Italia in nuove entità amministrative bioregionali decentrate e risparmiando miliardi di euro delle enormi spese e costi degli enti regionali (a tutti gli effetti mini-stati all’interno dello Stato). Invero quello che causa voragini ai conti dello Stato sono le regioni e non i Comuni e le Province. Ed è proprio attraverso la “statizzazione” delle Regioni che il federalismo (di matrice leghista) potrebbe fare gravi danni separando ancora di più gli Italiani tra loro e distruggendo l’Italia, già piccolissima di per sé.

Senza contare che le scelte della piccola e poco rilevante Italia in politica o commercio internazionale potrebbero essere ancor più ridotte, o addirittura contraddette o vanificate dalle scelte particolari delle singole Regioni. Tutte cose che puntualmente si sono verificate. Senza contare gli sprechi enormi (pensiamo solo ai deficit regionali nella sanità e nell’ambiente, o alle assurde rappresentanze a Roma o addirittura all’estero). Insomma, spese pazze, clientele, inefficienza per tutte le regioni italiane, e ancor più per quelle privilegiate come “Regioni a statuto speciale” (Sicilia, Val d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Sardegna…). Insomma abbiamo di fronte 2 possibili enti locali, il primo, l’attuale Regione, “utile” ma corrotto, anzi fonte di corruzione per l’intera vita politica e sociale. Il secondo, la Provincia, “inutile”, ma che non è fonte di corruzione, ma semmai un piccolo spreco, soprattutto in considerazione della mancanza di opportune e necessarie deleghe.

Che fare? Siamo sicuri che in un Paese molto piccolo come l’Italia, lo Stato, le Province bioregionali e i Comuni (o i Consorzi di di piccoli Comuni), non basterebbero?

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana
circolo.vegetariano@libero.it