Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 10 novembre 2021

Inizio o fine di un’epoca?

 


L’idea predatorio-capitalistica volge alla fine? Il plinto positivista che la sorregge si sta sgretolando sotto le intemperie di crescenti consapevolezze? La matrice razionalistico-illuminista, resa impura e arrogante dallo scientismo, potrà ora confortare l’umanesimo, potrà cessare di escluderlo dal mondo? La sua intelligente missione potrà ora agevolare l’evoluzione, invece di costringerla e castrarla dentro le misere stanze del materialismo?

Chi ancora non li vede è preso a braccetto da quelli che fanno finta non ci siano e insieme fanno gruppo con quelli che cercano di nasconderli. Eppure, ci sono segni di decadenza economica, istituzionale, infrastrutturale, morale, valoriale. Ci sono sintomi di abbandono. L’idea salvifica del comandante che lascia per ultimo la nave che affonda non contiene più alcun conforto. La ciurma, che lungamente non aveva voluto dubitare del capitano, ora è costretta a ricredersi. Sta accadendo il contrario della purezza, della bellezza, della verità. I solidi piani su cui poggiavamo i piedi sono ora instabili. Avevamo eretto le nostre vite, sulla base di quelli, avevamo traguardato verso il futuro e fatto progetti. Rimarrà in piedi solo una parte di noi e ancora una volta saranno quelli che potranno permettersi di pagare il biglietto per la scialuppa di salvataggio. Gli altri, alla faccia della politica migratoria delle braccia aperte del Pd e dei suoi occulti soci, scivoleranno in mare. Secondo le sfacciate regole d’ingaggio della protodemocrazia, niente più che danno collaterale. Una definizione che nel vocabolario dei tecnocrati non compare, sostituita da costo del grand reset.

Il profitto, il consumo, la produzione, il costo del lavoro avevano esaurito i mercati tradizionali, e con essi, il potere egemonico economico-militare che ne derivava. Sebbene in vantaggio, gli americani vedevano ridursi le lunghezze che avevano sempre avuto sui diretti neoinseguitori: la Russia si era rimessa in piedi, diversi Paesi disponevano di armamenti di cui preoccuparsi, l’avanguardia tecnologica non risiedeva più solo negli Usa e il formicolare confuciano cinese in permanente ed impressionante crescita, da terzo mondo – leggi innocuo – divenne in tempi brevi, forse non previsti dagli algoritmi nostrani, argomento di cui occuparsi. A maggior ragione per la sua politica estera, di stampo estraneo a quella colonialista e neocolonialista di casa nostra. Ben accetta dai residenti, ancora memori del sanguinoso passato patito in cambio di un pugno di riso, e ancora destinatari di falsi aiuti umanitari e di vere guerre. Politica estera cinese che al momento pare in grado di offrire evoluzione economica alle società in cui è penetrata a suon di garanzie strutturali, in un certo progetto di estensione del proprio dominio politico-territoriale-commerciale. Oltre a buona porzione dell’Asia, parte dell’Africa e del Sud America sono braccio attivo al lavoro della mente pensante di Pechino. La protoautarchia paventata da Trump non appare più come la boutade di uno sprovveduto. I tempi erano cambiati, aveva capito che la gestione del vecchio registro avrebbe svenato il paese, che la politica delle guerre/vendita, armi/gestione, ricostruzione/creazione di gruppi terroristici era giunta al termine. Il suo motto, America first, non alludeva al dominio mondiale, ma alla salvaguardia degli americani in patria. Una politica protettiva che sarebbe venuta meno seguendo le esose modalità del vecchio registro.

Tra l’altro, guerre che, tanto per citare l’afghana, l’irachena e la siriana, hanno questi morti, anzi no, questi numeri, meglio, questi effetti collaterali: 400 mila civili, 7000 militari americani. Ma forse si tratta di effetti necessari, più che collaterali. Considerati indispensabili nel progetto di piazzare basi militari via via più a est, via via più utili al controllo del nuovo nemico.

Ma, Trump a parte – pubblicamente (ma non privatamente) ucciso dal suo stesso guasconismo, facile bersaglio dei detentori dei media occidentali e sicuro prodotto al mercato dell’audience dell’uomo comune, quello che si crede arguto, progressista e intelligente – l’intento globalista, Donald-precedente, fu l’idea giusta, al momento giusto. Generato dalla necessità di fare mercato, quale carbon-umano della macchina capitalista, non poteva che avanzare a qualunque costo come un elefante in cristalleria, consapevole della forza di se stesso, nonostante la crisi dei subprime, e ricco dei valori individualisti, che gli avrebbero garantito lunga vita.

Il globalismo, nondimeno indotto e permesso dalla digitalizzazione di denaro, dati e comunicazione, è forse il penultimo tentativo di far fronte al decadimento del sistema fondato dal capitalismo storico. Quello finanziario ha definitivamente spinto fuori dal nascondiglio le politiche ordoliberiste, divenute necessarie per ridurre i costi, le piccole imprese, la popolazione improduttiva, nonché i valori, le tradizioni e i confini locali, quindi le molteplici identità, quali punti d’appoggio di società e stati. Di intere identità, così rese squilibrate. Tutti elementi per ontologia in contrasto con l’esigenza di uniformizzazione dei costumi e delle amministrazioni, di industrializzazione delle menti e dei comportamenti. Esigenze contemporaneamente caldeggiate dal mito tecnologico e opportunamente salvifico del mondo del lavoro robotico e on line.

Quindi il Covid, indipendentemente dalla sua fuga accidentale o strumentale, è stato sfruttato per accelerare il processo di sopravvivenza dello status quo occidentale. Un’accelerazione a sua volta facilitata dal liscio asfalto mentale sulla quale è stata fatta correre a mezzo della semina di terrore di morte. Passo di tipo indispensabile per l’eventuale intento di riduzione della popolazione mondiale, sola sorgente eliminabile per gestire il problema ambientale nelle mani, e negli interessi, dei voraci produttivisti. Ma con la paura, altri fantasmi nanoscopici non sono da sottovalutare. Il capitalismo della sorveglianza non ha troppe linee programmatiche per continuare a riconoscersi nella primigenia identità.

Il recente G20 drago-italico non è che il gran pavese sulla grande torta dell’egemonia mondiale. Come il Pd si interessa dei diritti civili e butta a mare quelli sociali, così i grandi del mondo si impossessano del problema ambientale pur di buggerare ancora qualcuno. E ci riusciranno. La generazione che ora comprende come stanno le cose, che ha visto il messaggio diffuso dal gobbo teatrale, a breve lascerà la scena a novelli umani, ignari del recente passato, vergini sacrificali sull’altare di bromurici valori adatti a controllarli, con reciproca soddisfazione.

Dentro tutto ciò, la Nato: sempre più vuoto spauracchio, sempre meno temuto dal nemico, sempre più politico per l’Europa, sempre più vischioso tessuto dal quale non ci si riesce a liberare. Non ci si vuole liberare. Non si può liberarsi. Quante scialuppe di salvataggio avranno garantito all’Italia progressista-liberista per saldare il conto delle sue basi militari sul nostro territorio? E quante per avere appoggio non solo logistico ma anche militare? Forse il D’Alema – e non solo lui, naturalmente – può darci risposta di quanto denaro ognuno di noi spende per la Nato. Siamo cuciti a filo doppio per mantenerci culo (noi) e camicia (lei) con una struttura che ha perduto il senso originale, che si arrabatta per sostituirlo con uno adeguato ad un’egemonia mondiale ormai traballante.

L’opulenza distribuita a piene mani a mezzo di una cultura consumistica ha mercificato tutto, compresi sentimenti e immaginario. I padroni della comunicazione non hanno faticato ad imporre, con strategia omeopatica, il riempimento di case e pensieri. Contemporaneamente, hanno dimostrato quanto il coraggio umano possa essere ridotto a pusillanimità. Pure lei sul banco del mercato, venduta con l’etichetta della sicurezza e del buon senso. La resa di noi tutti è stata così ampia che si può definire totale.

Chi resiste non ha neanche più da doversela vedere con il cosiddetto potere. Prima di questo viene la moltitudine dei suoi simili. La marea di forza che questi esprimono corrisponde ad un’unità di grandezza nuova, non più analogica. Non si può immaginare di arrestarla, scomporla o abbatterla secondo l’emblematico esempio di Gavrilo Princip, di Thích Qung Ðc, del Rivoltoso sconosciuto. Non c’è più l’amalgama per la rivoluzione e non c’è nemmeno più il palazzo da abbattere. Il potere risiede in stanze di case private, di stanze d’albergo, di sale riunioni. Grani di sabbia sparpagliati nel deserto del mondo.

La moltitudine ha un segno matematico insuperabile dai pochi che vorrebbero farsi ascoltare. Un dibattito civile non è e non è stato possibile, parlamentari bulgari hanno evitato anche quello politico. Nessuno dei resistenti ha potuto essere riconosciuto di dignità, né ha potuto porre domande; in compenso è stato soverchiato di affermazioni che si sono rivelate contraddizioni e menzogne, prese in giro, strategie di dominio. La stagione del Covid è emblematica del tentativo di controllo sociale a mezzo modalità protomonarchiche, possibili solo e soltanto con l’accondiscendenza di tutti. Lo zoccolo duro, fondamenta delle diffuse stanze dei pochi, non è protetto da fossi con caimani, concertine laceranti e garitte con feritoie. Placidamente alloggia nelle menti molli dei benpensanti, sostenuto da pensieri perbenisti, difeso da schiere votanti.

Lorenzo Merlo 







lunedì 8 novembre 2021

Pensiero verde di Ferdinando Renzetti

 



Quando sto...riflettevo tra me e me sugli amici che hanno le lunghe radici. Da tanti anni curo e dedico gran parte del mio tempo ai giardini e pratico agricoltura naturale in un oliveto e un frutteto; ad alcuni alberi ho dato pure un nome anche se non ho mai cercato di umanizzare il pensiero degli alberi, nel senso che non penso solo di abbracciarli. Quando sto in mezzo a loro, come in questi giorni che sto raccogliendo le olive, mi ritrovo spesso in mezzo alla loro chioma tra le fronde, ecco semplicemente non penso niente, nessun pensiero di amicizia amore. 

Mi sento vuoto e pieno allo stesso tempo, nessun scambio energetico. in una sorta di panismo lirico cerco la fusione con il tutto fiori insetti uccelli alberi fili d’erba cielo terra. infatti la cosa che mi affascina di più è la biodiversità in quanto tale e cerco di apprezzarla nella sua pienezza senza fare distinzione tra alberi piante arbusti uccelli fiori insetti; infatti dico sempre che coltivo acqua e biodiversità, con amore, nell'insieme, allora mi sento veramente bene e vivo una fusione ideale con l'ideale cercato. gli amici con le lunghe radici possono somigliare a una quercia un ulivo un acero un leccio. il mio albero preferito è il sorbo, colorato scenografico e carico di dolcissimi frutti soprattutto l'autunno. alberi e piante spesso producono fitotossine in un processo di allelopatia, sofferenza reciproca. soffro molto stare sotto gli ulivi d’estate, un po per il caldo un po per le cicale, un po' per l’odore forte cel emanano, a volte mi provoca un vero e proprio disagio. anche a livello di energia sottile difficile capire quale sia, visto che da robusti leggeri e flessibili sono stati trasformati in alberi con una chioma spesso molto pesante e appunto non sappiamo se questa condizione li fa soffrire e quanto li fa soffrire.

 


Abbracciare un albero è una pratica molto bella e c'è tutta una letteratura a riguardo anche sulla bioenergetica e l'energia sottile degli alberi. quello che non sappiamo è se gli alberi vogliono essere abbracciati, se in qualche modo partecipano e recepiscono il nostro abbraccio. quando vago per la campagna osservo lentamente e profondamente quel che mi circonda anche e soprattutto il tappeto vegetale che sta sotto i miei piedi. una meditazione dinamica, mi trasformo in campo prato filo d’erba foglia fiore frutto insetto albero uccello cielo nuvola aria terra. quello che voglio dire per concludere il discorso è che se passo su una strada di campagna in macchina, guardo velocemente una siepe che scorre al lato; se percorro la stessa strada con la bicicletta percepisco la stessa siepe con piu lentezza; se la percorro a piedi inizio a fermarmi a guardare alcuni particolari e cambia gia la percezione. se passeggio lungo la siepe raccogliendo asparagi, ci entro dentro e divento siepe. ne percepisco con piu intensità i colori, da vicino, gli odori e anche i sapori, mi pungo respiro ascolto. se poi studio l'ecologia vegetale della siepe ne comprendo anche i fenomeni e i processi ecologici che vi avvengono. imparo i nomi scientifici delle piante degli insetti degli uccelli che posso riconoscere dal canto. questo voglio dire che spesso al primo approccio la realtà ci appare piatta poi pian piano a seconda della attenzione e del tipo di esperienza che le dedichiamo acquista sempre più profondità, con lentezza e consapevolezza. qualche anno fa ho partecipato alcuni giorni a un set di microfotografia naturalistica.mi è servito per guardare ingrandire e mettere a fuoco nell'obbiettivo della macchina fotografica i più piccoli particolari, come una goccia di rugiada sul filo d’erba. giornate inter fermi a guardare nell'obiettivo a cercare di catturare l'immagine di una piccola foglia secca o una bacca colorata. spesso mi è capitato di praticare e condurre delle passeggiate sensoriali nel bosco, ora si definiscono come bagni di foresta oppure earthing, camminare a piedi nudi nel bosco sulle foglie secche, sull'erba o anche deep walking, camminare lento e consapevole. tra gli esercizi praticati quello di stare allungati a terra con le braccia larghe a guardare da vicino il prato appiccicato al nostro naso, oltre che sentirne l’odore si scopre un mondo, nella visione della quaglia, da vicino, quando ci alziamo ne abbiamo la visione dall'alto, dell'aquila. quindi spesso per comprender bene la realta occorre combinare nell'insieme la visione della quaglia e dell'aquila. 



Quindi da terracultore mi piace sentire il ritmo della terra con lentezza cura e appartenenza nella campagna abruzzese bio- regione colline vestine maiella bianca di neve tra alberi chiome fronde foglie olive frutta insetti fiori uccelli nuvole vento pioggia aria terra cielo frantoio olio pane. qualcosa di sacro nel nuovo olio appena spremuto puro condensato di luce sono queste le cose che più mi fanno stare bene e mi legano alla terra e alle tradizioni ancestrali dell'abruzzo rurale 

Ferdinando Renzetti







"Pratichiamo lo yoga, osserviamo diete, imparariamo teosofia a memoria, ripetiamo meccanicamente testi mistici della letteratura mondiale. faremmo qualunque cosa, per quanto assurda, pur di evitare di affrontare la nostra coscienza. Tutto perché non sappiamo stare con noi stessi e non crediamo minimamente di poter tirar fuori qualcosa di utile dalla nostra coscienza." (C.G. Jung)

giovedì 4 novembre 2021

Roma. Emergenze disuguali...

 


Caro Paolo,  a Roma Capitale, anche la emergenza delle 72 ore del G20, dell'ultimo weekend di ottobre 2021, è alle nostre spalle: dopo il lancio della monetina - coniata dalla Zecca - nella Fontana di Trevi, i partecipanti al G20 hanno lasciato Roma.

E, subito, il nuovo Sindaco di Roma ha occupato la scena ponendo sul tavolo la emergenza "rifiuti" che, come è noto, compromette la salute delle persone e disturba l'ambiente e il turismo.

Dobbiamo ricordare al Sindaco che le numerose emergenze romane non sono uguali tra loro: esistono delle rilevanti disuguaglianze e urgenze.
Al vertice delle emergenze c'è la emergenza da traffico e mobilità urbana a misura dell’auto perché interessa la Vita delle persone nonché, tramite gli inquinamenti, la salute delle persone e dei monumenti.

Roma Capitale, dal 4 agosto 2006 al 31 dicembre 2012 (oltre 6 anni), ha vissuto la emergenza da traffico ufficializzata dal DPCM 4.8.2006, che non ha prodotto alcun beneficio ma ha peggiorato la situazione.

L'aumento di quel mortale malessere è dovuto al fatto che tutti gli Amministratori romani hanno ignorato gli strumenti infrastrutturali per la sicurezza stradale che normalizzano la vivibilità; strumenti indicati dalla Comunità Europea-CE da molti anni.

Infatti, la CE ritiene efficienti ed efficaci per la sicurezza stradale sia il "Rispetto delle Regole"; sia la "Intermodalità"; sia la normale funzionalità della "Consulta Sicurezza Stradale".

Il punto materiale che salda questi 3 ottimi strumenti è la Fermata Bus pubblici: rispettare le regole nella segnaletica orizzontale; rispettare il divieto della sosta ai veicoli privati su quelle aree; rispettare la  dignità e i diritti dei viaggiatori (oltre 1 milione al giorno) con la Intermodalità, l'informazione, i servizi e il rispetto dei tempi stabiliti e noti dei passaggi dei bus.)

Quindi, lanciare il messaggio che a Roma quelle 6.000-7.000 o 8.000 Fermate Bus torneranno umane, civili e sociali perchè non c'è più spazio per chi non rispetta le Regole.

Farci vedere tra noi - così come li abbiamo visti tra i partecipanti al G20 - i Vigili (PLM) e gli Ausiliari del traffico, muniti di tablet, impegnati al rispetto di tutte le Regole.

Abbiamo sperato nei 63 mesi della ex Sindaca (è stata votata dall'1,84% degli elettori).

Altri 60 mesi come quelli ci sembrano insopportabili. 

Se il Sindaco di Roma Capitale ascolterà la nostra voce: allevierà la sofferenza degli abitanti e contribuirà alla realizzazione della “convivenza civile” anche nella Roma Capitale.

Cordialmente.  Vito De Russis




lunedì 18 ottobre 2021

Roma. Ex sindaca Raggi: bocciata!



Caro Paolo,  dopo il Rapporto di fine mandato (2021) della Sindaca Raggi nel quale, per esempio, sulla mobilità urbana esprime questa sua pagella-giudizio (link: https://www.facebook.com/photo/?fbid=4537059979639842&set=g.331153827070833 ); 

dopo le Relazioni annuali dell'A.Co.S - Agenzia Controllo Servizi, ricche di dati aziendali, confronti, analisi, indagini, ricerche, ecc. arrivano le elezioni. 


Le elezioni sono lo strumento efficiente ed efficace, usato dai cittadini, per esprimere il loro ufficiale giudizio sul livello di vivibilità. Dai dati elettorali si può dedurre se l'Amministrazione uscente può ritenersi promossa, rimandata, bocciata o n.v..


Roma. Dopo gli ultimi 63 mesi arrivano le elezioni. 

Sono Rocco / Sono un cane / Sono bianco e nero / Abbaio in romanesco / Dal balcone dell'ottavo piano / Dell'edificio popolare / Sul marciapiede vorrei camminare / Buche e Sporcizia non me lo lasciano fare.


Qui si rappresenta la realtà delle ultime elezioni romane da meditare, riflettere, considerare e rispettare, non dimenticando che il 91,03% degli elettori hanno ignorata la candidata ex Sindaca.


La massa degli elettori romani è di 2.359.250


I risultati elettorali della Sindaca Raggi: 1. personali voti 43.557 pari a 1,84%; 2. M5S voti 111.624 pari a 4,73%; 3. sostenitori voti 56,635 pari a 2,4%; Totale voti 211.816 pari a 8,97%. 

Dovrebbe essere chiaro il giudizio tranciante della n.v..


 Con viva cordialità


Vito De Russis




venerdì 15 ottobre 2021

Ferdinando Renzetti alla scoperta di se stesso e del "mattonazzu"


Come sono arrivato alla scoperta (o alla riscoperta)  del mattonazzu...


Sono nato nella periferia urbana di Pescara tra ferrovieri e contadini. Vivevamo nell ultima schiera di case della città e subito dopo iniziava la campagna con tassi faine gatti selvatici volpi. Immediatamente dietro la casa, dove sono nato e vissuto, verso sud e la Maiella, c'era il grande giardino di mio nonno con la vigna l'orto il capanno di paglia il pozzo, dove imparavamo a fare oggetti con la terra, girandole con le canne aquiloni con materiali riciclati. 

Mio nonno faceva i cesti di vimini, allevava conigli e piccioni, i vicini le galline e qualcuno anche il maiale. Infatti l’inverno il sacrificio del maiale era un evento da non perdere per noi ragazzi di strada. Qualche contadino girava con il carro tradizionale trainato dai buoi. A casa c'erano il televisore e la radio, nei primi anni 60,  e spesso venivano anche altre famiglie, la sera, a vedere la televisione: non c'erano libri, nessuno li leggeva. Guardavo cartoni animati, in bianco e nero; i primi libri li ho ricevuti a scuola alla prima elementare, il sussidiario e il libro di lettura, con tutte le immagini colorate in modo iperreralistico. Rimasi cosi attratto e stupito dalla bellezza dei libri che iniziai subito ad accumularli. 

Nel tempo la biblioteca si è arricchita di stampe locandine semi e terre, tante terre raccolte nei vari luoghi dove sono stato a costruire: una terrateca. oggi in un certo senso non hanno piu lo stesso valore che avevano un tempo sia commerciale che culturale e ci stiamo chiedendo che farne di tutti questi libri che abbiamo accumulato in tutti questi anni. alcuni si stanno organizzando con donazioni a piccole biblioteche solo che poi non sono frequentate... si tratta solo di trovargli uno spazio dove conservarli in modo opportuno. a otto anni circa iniziai a soffrire di solitudine esistenziale e qualche anno dopo iniziai ad avvertire la mia diversità culturale, nel senso che mi riconoscevo poco nella cultura di appartenenza. come gia detto mancavano i libri, in casa non c'era una cultura musicale specifica, non c'erano dischi e la musica era quella proposta dalla radio e dalla televisione. 

Leggevo tanti fumetti, tutti quelli che giravano tra noi ragazzi, ho ancora la collezione di Tex Willer. Mi regalarono un mangiadischi e ascoltavo i 45 giri della musica pop e leggera. mi piacevano molto le canzoni del bitt italiano che poi erano traduzioni di canzoni beat americane e inglesi. mancava completamente la cultura del viaggio, in casa nessuno viaggiava per piacere e fino a circa tredici quattordici anni gli unici viaggi erano le gite che si facevano il lunedì di pasqua o a ferragosto nei vicini luoghi di montagna. il viaggio piu lungo, all estero… a san Marino. 

Mi piaceva andare a scuola nonostante fossi cresciuto sulla strada e vivevo una strana dissonanza emotiva e cognitiva, il pomeriggio ero il bullo di periferia arrogante e determinato, la mattina a scuola ero timido rispettoso dei principi e interessato alla didattica, soprattutto alle elementari, mi piacevano tantissimo le cartine di geografia appese ai muri e l’organizzazione scolastica, i banchi, la cattedra, la maestra. nel tempo ho perso parte dell interesse, soprattutto i primi anni del liceo, quando ho sofferto i disagi del passaggio dalla cultura rurale  del proletariato della periferia a quella urbana“colta”della citta. Andare a scuola era un autentico viaggio con l'autobus, tutti i giorni, per anni, ci portava dalla periferia al centro urbano. Sull'autobus ci conoscevamo tutti, almeno di vista e le fermate dell autobus erano luoghi d’incontro dove a volte si formavano piccole comitive. cosi in quegli anni scoprii una nuova cultura musicale: faceva figo andare sull autobus con i dischi in vinile, in bella mostra sotto al braccio, di Edoardo Bennato, De Gregori o anche di Barry White. Pian piano il rock italiano con la Pfm gli Area il Banco del mutuo soccorso. 

Il mio primo viaggio lo feci a Milano dove andai a trovare una ragazza che avevo conosciuto l'estate e il fratello anarchico mi fece scoprire il mondo del rock americano Jimi Hendrix i Doors e Janis Joplin. 

Nel frattempo avevo conosciuto una strana ragazza che vestiva sempre vintage con strani abbinamenti di colori, anche lei proveniente da una famiglia tradizionale rural pastorale. in un certo senso risvegliò la mia coscienza che mi porto pian piano, su una via piena di disagi esistenziali e sofferenze varie, fino alla conoscenza e alla consapevolezza. La scoperta della mariuana e dell hascisc come esperienza mistica che non so perche ci facevano sentire superiori e diversi... questo in breve il mio excurcus dalla famiglia tradizionale abruzzese, dal proletariato urbano, alla cultura prima alternativa e poi globalizzata del moderno consumismo contemporaneo, fino al misticismo new age, alla nuova o neo ruralita, al bionierismo; alla nuova cultura del cibo, gluten free e senza solanacee. nel frattempo ero diventato un fricchettone, vestivo abiti americani usati, camicie lunghe fuori dai jeans strappati, capelli lunghi, la stagione della rivolta con le lotte studentesche del 77 le occupazioni i cortei poi il movimento punk, la new wave. sono arrivato a Bologna dove ho studiato e vissuto parecchi anni fino all 88, vissuto anche brevi periodi a Londra Parigi Berlino. 

Ho studiato arte e cultura americana per piu di venti anni poi all'incirca verso la fine degli anni 90 la scoperta che non conoscevo la cultura tradizionale, la specifica appartenenza, ho iniziato il viaggio e la ricerca nel meridione in cerca come tanti altri baby boomers di radici e appartenenza, per riallacciare i fili sparsi nel tempo e nello spazio, quello che era andato perduto o si era interrotto per alcune generazioni. 

Cosi siamo arrivati all'oggi e al domani, alle costruzioni in terra cruda dei nostri nonni, la scoperta della biodiversità, lo scambio dei semi, la bio dinamica la permacultura gli orti sinergici l'agricoltura naturale e il maestro Masanobu Fukuoka con la bibbia del nuovo millennio La rivoluzione del filo di paglia: minimalismo semplicità esperienza; coscienza conoscenza consapevolezza. 


Mi veniva da ridere ultimamente a Gaia, mondo di unione, nel paese di Calanna sull'Aspromonte, vicino Reggio Calabria, durante un laboratorio in terra cruda. Abbiamo realizzato dei mattoni di dimensioni 30x20x15 per pareti autoportanti, in un certo senso ho riscoperto il mattonazzu che apparteneva alla cultura costruttiva tradizionale calabrese che nessuno piu conosceva. Costruzione di una bresta, casa tradizionale in terra cruda ispirata al modello americano della earthship: tre pareti chiuse, una aperta verso sud con vetrata; tetto a una falda, con pendenza verso nord, recupero dell acqua piovana da convogliare in un bio lago. sul lato sud una tettoia in contropendenza che copre dai raggi incidenti dell estate e lascia passare i raggi invernali, copre la serra solare, sotto la tettoia che eventualmente puo essere chiusa con vetri e finestre e di seguito la pergola con viti e kiwi che coprono e fanno ombra d’estaste fanno frutti e lasciano trasparire la luce e il calore l inverno quando perdono le foglie. Questo è quanto!
 
Ferdinando Renzetti 

venerdì 8 ottobre 2021

Raccolta firme per il referendum ’abolizione della caccia'



La raccolta firme per il referendum ’abolizione della caccia' si chiuderà  il 20 Ottobre 2021.

Ricordati di andare nel tuo Comune per apporre la tua firma, oppure cerca i nostri banchetti in gran parte delle piazze italiane e infine, da poco, si è aggiunta la possibilità della firma on line. Invita tutti i tuoi amici a farlo! Abbiamo e stiamo creando una rete di volontari su tutto il territorio nazionale.

Rispondi a questa mail se puoi dare la tua disponibilità: per organizzare la raccolta delle firme in piazza, a partecipare alle varie iniziative (ad esempio i banchetti informativi, la distribuzione di dépliant e locandine ecc…) oppure per ritirare i certificati elettorali di chi ha già votato.

Conferma la tua disponibilità per essere inserito nella chat WhatsApp della tua regione (qui riceverai tutte le informazioni organizzative). Scrivici: NOME e COGNOME, la REGIONE, la CITTA’ dove saresti disponibile, il NUMERO del CELLULARE per inserirti nella chat, il link del tuo PROFILO Facebook per conoscerti e inserirti nel gruppo privato Workinprogress, qui ci scambieremo le comunicazioni ufficiali e tutti i suggerimenti utili per la buona riuscita del Referendum.

Fai scaricare a parenti e amici l’App: anche loro potranno rimanere aggiornati per tutti i nostri eventi. https://linktr.ee/ComitatoTi aspettiamo! A presto! Tony Curcio Presidente "Comitato Referendum Si Aboliamo la caccia" +39 3452616174

Seguici sui nostri canali social: https://linktr.ee/Comitato






Sabato 9 ottobre 2021 dalle 14 alle 20 e Domenica 10 ottobre dalle 14  alle  20, si può  firmare contro la caccia. Il banchetto si trova in Largo dei  Lombardi - Roma (nei pressi di via del Corso )... 

venerdì 1 ottobre 2021

Atac. La "lastricazione" procede...



La eguaglianza? Adda venì . . .  tra altri 73 anni.

L'Atac ha diritto a riscuotere la tariffa da ogni suo viaggiatore. Il viaggiatore non in regola viene multato. 
Quanto costa quel controllo? e quanto incassa l'Atac? (costo/benefici). 

Anche tutte le persone che a Roma sono in possesso del titolo di viaggio (biglietto, abbonamento, ecc.)  hanno tanti e tanti diritti da riscuotere dal gestore del Tpl romano (doveri del gestore che sembra ignorare): in primus, il rispetto della dignità della persona-viaggiatore e la sicurezza stradale. 

Sfatiamo la nebbia fumosa pubblicitaria sul Tpl romano: l'evasione tariffaria del Tpl romano non è spaventosa; 
non è cresciuta; non è ad un terzo degli utenti (sui bus con 100 viaggiatori, la squadra di 3-4 Controllori non 
ha mai "catturato e contravvenzionato" 10 senzabiglietto); non ha mai minimamente compromesso le finanze 
dell'Atac.

Il servizio pubblico, compreso il Trasporto pubblico-Tpl, viene finanziato dalle Amministrazioni. 
Nella gestione possono essere previste delle partecipazioni (biglietti, ticket, ecc.). 
Nel bilancio del Tpl il 65% del finanziamento proviene dalle Amministrazioni (Comune e Regione con Contratti 
di servizio); il restante 35% del finanziamento dovrebbe provenire dagli utenti che ne usufruiscono, con la 
eventuale co-partecipazione dei cittadini residenti. 

Questa co-partecipazione avviene in due forme: 1. come utenti (uso del Tpl); 2. con prelievo fiscale locale 
(ovvero, "costo indiretto per residente"). 

La quota del "costo indiretto per residente" romano, incassato dall'ATAC da ognuno dei 2.823.000 residenti è 
stato, per esempio, di euro 326 nel 2010; euro 317 nel 2011; euro 348 nel 2012. (L'abbonamento annuo era 
di 230 euro, aumentato a 250 euro da giugno 2012).

La domanda nasce spontanea: <<Queste 2.823.000 persone residenti a Roma che versano all'ATAC quel 
"costo indiretto per residente", hanno solo doveri (inquinamenti, traffico, insicurezza, ecc.) e nessun Diritto?>> 
Cosa offre il Tpl Atac a chi è in possesso del titolo di viaggio?

L'offerta per gli utenti ATAC peggiora nel tempo e migliora la concorrente dell'ATAC, quella mobilità urbana 
dell'automobile che è sul 70% della mobilità totale, 

Un esempio. 
Se nel 2012 le fermate Tpl di superficie erano 8.722 e sono diventate 6.446 a febbraio 2019 - conservando 
l'abusiva massiccia e ininterrotta occupazione di quelle aree impedendone l'uso ai mezzi pubblici; occupazione 
abusiva ignorata da tutti - sono stati liberati oltre 85 km. di carreggiata: con quali effetti? 1. sulla mobilità 
Tpl: Zero metri di "corsia riservata " per Tpl; 2. sulla mobilità ciclabile: Zero metri di "piste ciclabili" sulla 
carreggiata; 3. sulla mobilità pedonale: massacrata dalla scomparsa di n. 2.276 fermate Tpl (oltre un terzo 
di quelle esistenti) e aumento della tariffa del 50%; 4. sulla mobilità automobile: grande gioia e aumento 
della egemonia: gli oltre 85 km. di carreggiata - pari alla distanza stradale da Roma a Civitavecchia - 
liberata per il parcheggio auto private sulla rete stradale pubblica romana. 

Vito de Russis