Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

martedì 13 dicembre 2016

Ancona e Recanati - Incontri su Pace e Natura dalla Tradizione Spirituale delle Alte Ande del Perù

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Pace e Natura dalla Tradizione Spirituale delle Alte Ande del Perù

Sono lieta d'invitarvi agli incontri  su medicina, cultura, spiritualità dei Q'eros, discendenti degli Incas, presenti attualmente nelle Alte Ande del Peru', che si terranno ad Ancona e Recanati.
Portavoce di questo antico popolo, Enzo Trosso Toranzo, curanderos, erborista, antropologo che ci guiderà:

-  Mercoldi 14 dicembre dalle h 15,30 alle h 17 nel percorso di conoscenza per bambini/e, ragazze/i sulle tradizioni dei Nativi  presso le Yurte di via Vecchia di Pietralacroce ad Ancona _info 3392528411;

-   Mercoldi 14 dicembre h 18,30/20 , conferenza sulla  "Medicina tradizionale delle Ande per la salute di corpo, mente e spirito"_  presso AnconaBox via Flaminia 67_ Ancona _a 500mt dalla stazione Fs, ingresso libero;

-  Giovedì 15 dicembre h 18/23  nel "Despacho" _Cerimonia di ringraziamento alla MadreTerra come riconnessione al Pianeta Terra e al Se' piu' profondo, presso "AlberocheCammina", Recanati _  prenotare 3392528411


Gigliola "AlberocheCammina"  Recanati

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lunedì 12 dicembre 2016

Papilloma virus, carcinoma al collo dell'utero e le scoperte del dr. R. G. Hamer


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Nel corso della giornata nazionale contro l’obbligo vaccinale, tenutasi a Roma il 29 ottobre 2016*  alcune ragazze hanno  elencato le patologie avute  dopo la   vaccinazione contro il papilloma virus, virus   che oncologi e virologi ritengono essere la causa   del carcinoma al collo dell’utero.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità  raccomanda la vaccinazione  a partire dall’età di dodici anni  e avverte  però che le donne dovranno sempre sottoporsi allo   screening periodico –pap test –  perché ritiene che  il vaccino  sia  attivo solo contro il 70%  dei virus associati al carcinoma uterino.
Le scoperte del dr. R. G. Hamer dimostrano  invece che la causa di questo carcinoma sia ascrivibile ad uno shock psicobiologico, un trauma vissuto per una situazione  inaspettata, reale o virtuale, di frustrazione sessuale per  conflitti  di separazione dal  partner come risulta da un caso, fra i più noti –  confermato in seguito da  molti altri -  che il dr. Hamer esaminò a livello clinico nel  1981, qui riassunto:
Il primario della clinica tedesca, prof. Semm,  presso la quale  in quel periodo il dr. Hamer svolgeva la sua attività,credeva di poter dimostrare l’assurdità di tutte le  scoperte    perchè riteneva impossibile  dimostrare che una paziente di 82 anni, vedova da 10, potesse avere il carcinoma al collo dell’utero per uno shock  di separazione dal partner come il dr. Hamer sosteneva.   Durante una visita alla signora, docente di economia politica in pensione,   il prof. Semm  le chiese se negli ultimi due anni avesse avuto qualche contatto sessuale con un amico o un conoscente. La  signora negò,  disse di vivere da sola e di non avere avuto  liti o conflitti con nessuno, di non avere un amico o un conoscente, e  che quelli che conosceva erano tutti morti da oltre dieci anni. Il prof. Semm pertanto disse al suo assistente: “che Hamer  ora visiti la signora. Di certo non potrà trovare nessun conflitto. Allora gli diciamo  che è insensato e sciocco ciò che sta facendo e lo buttiamo fuori dalla clinica. Così ci liberiamo finalmente di lui in modo elegante.”    Hamer informato dall’assistente che la signora ebbe i primi sintomi a fine novembre 81 gli rispose che, trattandosi di una persona anziana, probabilmente l’evento conflittuale era accaduto all’inizio dell’anno 80.
In seguito   la signora raccontò ad Hamer   che, alla fine di dicembre  ‘79, le  furono inviate a casa delle grosse pile di lettere fra le quali  le lettere d’amore che lei  scrisse 60 anni prima  al suo uomo defunto ne ‘71, lettere    che lui aveva conservato molto accuratamente. Esitò prima di aprirle ma poi ne fu  magicamente attratta e nel leggere quelle lettere si sentì paralizzata. Disse di aver pianto in seguito  per mesi, giorno e notte.
Hamer  riferì il racconto al  dr. Semm  che, sconcertato come gli altri colleghi,  gli rispose  che  questo caso  gli procurava molte  difficoltà e lo invitò ad interrompere le sue ricerche  presso la  sua  clinica.
Il dr. Hamer chiude la descrizione di questo caso, qui riassunto, con questa nota: “ nei  500 casi di cui mi sono sin qui occupato, una sola volta ho conosciuto una persona così sconvolta, ma anche grata di avere trovato per la prima volta qualcuno con cui poter parlare delle proprie ferite.”
(da “Testamento  per una Nuova Medicina” – pag. 1101-1111)
Paola Botta Beltramo

domenica 11 dicembre 2016

L'usura, cioè gli affari, distruggono l'agricoltura contadina


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Lo sviluppo agricolo è fondamentale eppure oggi viene orientato verso modelli che guardano solo agli affari. E’ il monito levato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti alla riunione dell’ICRA, l’Associazione Internazionale Rurale Cattolica. Il Papa ha messo in guardia da una produzione che mette a rischio i ritmi della vita agricola. Ha quindi auspicato che si usi “tenerezza” anche nel rapporto con il Creato.
“Un lavoro a volte molto faticoso, ma compiuto nella consapevolezza di fare qualcosa per gli altri, coltivando con passione la terra per garantirne i frutti”. Papa Francesco ha sottolineato così l’importanza di chi lavora nel settore rurale.
Cambiamenti climatici aggravati da negligenza umana.
Ha così rilevato il paradosso di “un’agricoltura non più considerata settore primario dell’economia, ma che mantiene una evidente rilevanza nelle politiche di sviluppo” e anche “negli squilibri della sicurezza alimentare come pure nella vita delle comunità rurali”. Francesco non ha mancato quindi di rilevare che molti disagi sono causati da “cambiamenti climatici, purtroppo aggravati dalla negligenza umana"
No al sacrificio dei ritmi della vita agricola in nome degli affari
In alcune aree geografiche, infatti, ha sottolineato il Papa, “lo sviluppo agricolo resta la principale risposta possibile alla povertà e alla scarsità di cibo”. Questo però, è il suo ammonimento, “significa rimediare” all’“iniqua acquisizione di terre la cui produzione è sottratta ai legittimi beneficiari, ad ingiusti metodi speculativi o alla mancanza di politiche specifiche, nazionali e internazionali”:
“Guardando il mondo rurale oggi, emerge il primato della dimensione del mercato, che orienta azioni e decisioni. Gli affari, anzitutto! Gli affari, anzitutto … Anche a costo di sacrificare i ritmi della vita agricola, con i suoi momenti di lavoro e di tempo libero, del riposo settimanale e della cura della famiglia. Per quanti vivono la realtà rurale questo significa constatare che lo sviluppo non è uguale per tutti, come se la vita delle comunità dei campi avesse un valore più basso”.
“La stessa solidarietà, largamente invocata come rimedio – ha proseguito – è insufficiente se non è accompagnata dalla giustizia nell’attribuzione delle terre, nei salari agricoli o nell’accesso al mercato”. Per i piccoli contadini, ha aggiunto con rammarico, “la partecipazione alle decisioni resta lontana, per l’assenza delle istituzioni locali e la mancanza di regole certe che riconoscano come valori l’onestà, la correttezza e soprattutto la lealtà”.
Evitare l’incauto ricorso a tecniche che mettono a rischio la biodiversità
Quindi, ha incoraggiato le organizzazioni di ispirazione cattolica ad avere “un ruolo propositivo” che “aiuti il mondo rurale a non rimanere ai margini delle decisioni politiche, dei piani normativi o dell’azione nei diversi settori della vita sociale e dell’economia”. Ed ha sostenuto la posizione dei membri dell’ICRA “giustamente critici sul modello orientato all’agribusiness”, ma ponendo “l’accento piuttosto sui bisogni reali, secondo le condizioni delle persone e dei luoghi”:
“Questo permette di evitare non solo perdite e sprechi nella produzione, ma anche l’incauto ricorso a tecniche che, in nome di un abbondante raccolto, possono eliminare la varietà delle specie e la ricchezza della biodiversità, anche… non si sa le conseguenze sulla salute umana. Quando vediamo tante cosiddette ‘malattie rare’ che non si sa da dove vengono, dobbiamo pensare …”.
Avere tenerezza anche nel nostro rapporto con il Creato
Il Papa ha concluso il suo discorso raccontando un “aneddoto personale”, un colloquio con un contadino che gli raccontava della potatura degli olivi:
“Un contadino semplice che coltivava le olive. E quando mi raccontava il modo come lo faceva, vi assicuro che io ho visto lì tenerezza; aveva quel rapporto con la natura. E potava i suoi alberi come se fosse il papà: con tenerezza. Che non si perda questo rapporto con la natura, con il Creato. Questo ci dignifica tutti”.
giannozzo ecologist  - giannozzo@ecologist.it

venerdì 9 dicembre 2016

21 dicembre 2016 - PRESIDIO davanti alla sede del TAR del LAZIO del Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera


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PRESIDIO davanti alla sede del TAR del LAZIO.

Il Comitato NO corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera invita tutte/i le/i cittadine/i a manifestare in maniera pacifica e decisa, Mercoledi 21 Dicembre 2016 dalle ore 10,00, presso la sede del Tar del Lazio in Via Flaminia,189 (Roma) contro l'immobilismo della 1^ sez. che da oltre 2 anni e 9 mesi tiene chiuso in un cassetto il nostro RICORSO contro l'inutile e devastante autostrada a pedaggio A12- Roma-Latina, senza calendarizzare la prima udienza di merito. Nella stessa mattinata, invece, verrà discusso il ricorso della competitor Salini-Impregilo sull'assegnazione della gara d'appalto al Consorzio SIS. E' evidente che si usano due pesi e due misure: per i prenditori di appalti pubblici, a pochi mesi dalla presentazione del ricorso, per i cittadini alle "calende greche". Con l'occasione del Presidio chiederemo un incontro con il Presidente della 1^ sez. del Tar del Lazio.

Abbiamo il diritto almeno di salire sul "ring" e giocarci la possibilità che la legge ci consente di far valere le nostre ragioni. Dopo l'assenza di qualsiasi "Dibattito Pubblico" promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dalla Regione Lazio per informare i cittadini delle comunità coinvolte dal tracciato autostradale, la non discussione del nostro ricorso si configurerebbe come una grave ed ennesima ingiustizia.

La lotta si farà più dura, ma ne siamo consapevoli! Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la difesa della nostra terra, del lavoro, della vita e dell'ambiente, dovunque si trovino, siamo essi semplici cittadini, Comitati, Associazioni, Forum, realtà sindacali e politiche, di aderire attivamente al Comitato di Sostegno e di partecipare, in maniera decisa e pacifica, a tutte le iniziative di contrasto che si renderanno necessarie per fermare la devastazione. 
 ECO-RESISTENZA FINO ALLA VITTORIA! 
Comitato NO Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera
Il blog: http://quartiereroma12.blogspot.com -  e.mail: nocorridoio@tiscali.it
Portavoce: Gualtiero Alunni - cell. 3332152909

martedì 6 dicembre 2016

Ancona, 12 dicembre 2016 - Ricevere un dono - Con Maria Lampa

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Carissimi Amici, siamo arrivati all'ultimo appuntamento del 2016 del programma del Salotto Culturale. Per questa occasione, in considerazione delle prossime festività che prevedono la tradizione dello scambio dei regali ho pensato utile il confronto su questo tema piacevole e spinoso nello stesso tempo.

lunedì 12 dicembre 2016 alle ore 21.00
nel CENTRO CRISALIDE di Ancona
(via del Commercio, 10 c      zona Palombare. vicino alla Croce Rossa)

il tema che tratteremo insieme sarà:

RICEVERE  UN  DONO ....
(momento di gioia, sorpresa, commozione, gratitudine.....fastidio, delusione, impegno......?????)

Ognuno di noi prova sentimenti diversi in quei momenti, per i più svariati motivi....
Io vorrei recuperare il Valore del dono sincero e spontaneo e per questo vi offro 
il mio personale regalo:   per questo Natale VI REGALO EMOZIONI!!!!

Per questo intento mi faccio aiutare da Ospiti eccezionali che hanno deciso di regalare emozioni a tutti i partecipanti del Salotto!

Saranno con noi:

MAGGIE VAN DER TOORN  scrittrice olandese, scenografa, attrice di teatro e di cinema che ci parlerà dei suoi tre libri pubblicati. Ama definirsi Emotioner, osservatrice della realtà.
SAMANTHA FAINA soprano. frequenta il consevatorio. Ha una voce divina che potremo apprezzare.

Concluderemo la serata scambiandoci gli auguri con semplicità e con un brindisi.

VI aspetto  con festosità

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Maria Lampa  - marialampa@tiscali.it
Cell. 335-8374212



Gli incontri, per chi lo desidera, continueranno nel 2017 sempre di lunedì sera nelle seguenti date:
16 gennaio
13 febbraio
27 febbraio
13 marzo
27 marzo
03 aprile
10 aprile
08 maggio
15 maggio

giovedì 1 dicembre 2016

Grottammare - "Gregari - Per fame, per passione" - Recensione


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OFFICINA TEATRALE 2016/17
 Vincenzo Di Bonaventura
Di MARTE-Dì

“GREGARI”
di Matteo Bacchini
(I° Premio Giuria Corti Teatrali, concorso “M’hai detto, mai detto”)

Associazione Culturale Blow Up
DEP ART  Piazzale Stazione FF SS  -  Grottammare  -  29  novembre 2016  h21.15

Per fame, per passione

       Le premesse ci vogliono, esordisce Di Bonaventura attore-solista. Specie per questo originalissimo “Gregari” e - rifletto - per chi come me usa la bici solo come affettuoso domestico arnese da carico, per il combattimento quotidiano.
       Perchè Matteo Bacchini da Parma – scrittore e autore teatrale pluripremiato, tradotto e rappresentato oltreconfine, ma anche bracciante disoccupato che stagionalmente raccoglie pomodori (li pummadòre nell’abruzzese di Vincenzo) - in questo “monologo a più voci” disegna un ciclismo a suo modo epico, sicuramente estinto. Quello dei Giri d’Italia in cui le bici non erano astronavi e i ciclisti non vestivano come alieni, in cui per cambiare marcia si toglieva e rimontava al contrario la ruota posteriore e i rapporti erano solo due e il doping degli atleti era una “cicaronata” di caffè per “rinforzino”; e intorno quelle pubblicità “primitive”, Cucine Scic, Molteni ecc. 
Gli anni Quaranta e Cinquanta, insomma. E Fausto Coppi. E i gregari, con il compito di “gestire il vento” perché i campioni, che in pianura non stavano mai davanti, potessero risparmiare energia.
       Alla premessa appartengono anche i filmati dell’Istituto Luce sul fondo (immagini introvabili, in sgranato bianco/nero, stasera senz’audio: i funerali di Coppi nel ’60, le tappe, i trionfi, le pose di gruppo) e il ricordo di quelle figure - i gregari - che tali erano spesso per fame, per mestiere che diventava passione, in un’Italia povera e coraggiosa che somiglia così poco alla nostra di oggi arcigna e triste, senza eroi e affollata di cupe marionette.
     Ricorre, il tema della fame: anche stasera dopo Canale Mussolini e quei Peruzzi di Codigoro che “Siamo venuti giù per la fame. E perché se no?”; e le biciclette anche lì, due: pesanti e i copertoni consumati, dello zio Pericle e dello zio Temistocle che ci hanno messo cinque o sei giorni e “una pedalata appresso all’altra sono arrivati a Roma[…] mica come il Giro d’Italia adesso […] a sessanta all’ora di media con l’eritropoietina”.
       Unico arredo di scena, stasera, la vecchia ancor valida COLUMBUS modificata da 13 chili di Vincenzo: accompagna l’attore nel suo calarsi dentro la memoria dell’ex gregario che oggi allena ragazzi indisciplinati (…scarica il 16, alè, alè, Martinez, ‘sti spagnoli sono terribili..) e tra un urlaccio e l’altro riprende il filo del discorso (dov’è la telecamera? ah sì…). Fluisce il ricordo del gregario al tramonto e voci e immagini s’incrociano da ogni dove, storie di speranze e fatiche, storie dissacranti e generose, di sconfitte e grandezze. Storie tragiche. Sul Mont Ventoux senza pietà, pelato e col sole a picco, e gli stranieri avanti a forza di eritropoietina e noi italiani niente, proprio niente… (mica come oggi drogati in maniera “cosmogonica”) e Simpson che spinge da matti col “50” e sorpassa e cade, è morto, el cor s’è s-cioppa’… Inglese era inglese, ma boia d’un mondo lo diceva in italiano, el gavea i cavei giai e gli ochi ciari, ed è morto.
       E le ispirate cronache di Carosio, sugli atleti in piedi sui pedali senza toccare sella come angeli: macchè, Carosio, è solo “mal de ciapp”! E il Barigazzi, con quella dissenteria da overdose di ciliegie, che lo si dovette coprire con una mantella perché non si notasse niente. E l’allenatore cieco ("ma solo dagli occhi”), il Cavanna, massaggiatore di Coppi - a prima “vista” ne capì la forza - che pare guardarci dalle foto sbiadite dietro gli spessi occhiali neri.
       E gli “angeli di Coppi”: storie di gregari, gente per bene e valorosi sportivi, storie di lealtà e di modestia, di amicizia. Carrea dal naso grande come un campanile, che al Tour del ’52 non s’accorge d’aver vinto la maglia gialla e se ne torna in hotel, dove lo ripesca un gendarme per portarlo alla premiazione, e che a Coppi dice “Questa maglia non mi spetta”; e che dopo il ritiro ha sempre scalato in solitaria, quasi mai riconosciuto, l’Alpe d’Huez - “un pellegrinaggio”- poco prima di ogni Tour; Gismondi testimone di nozze e fedelissimo al suo capitano (“cosa vale aver corso bene se a Fausto è andata male?”); Ettore Milano al quale Coppi negli ultimi istanti d’agonia chiede “dammi un po’ d’aria”.
       E Coppi, soprattutto, all’inizio gregario anche lui, di Bartali, per 700 lire al mese: “l’airone”, perché proprio un airone sembrava, quel suo torace a punta, le gambe lunghe fino a qua, quando si alzava sulla sella.
       Il primo Giro vinto a 21 anni nemmeno, due anni dopo il record dell’ora - 48 di media - al velodromo Vigorelli di Milano e subito la partenza per la guerra in Africa (dove si allenava in caserma); il suo mito che cresce, la sua storia che diventa leggenda, Giro e Tour vinti nello stesso anno; le vittorie e le tragedie (la morte in corsa del fratello Serse); le cadute e le fratture in quella macchina perfetta e fragile che era il suo fisico; la voglia di tornare a casa e il rialzarsi, le sfide con Bartali a cui regala il televisore per il compleanno; l’indimenticabile sfida allo Stelvio col favorito, l’azzimato svizzero Koblet (e il gregario che fa la spola avanti e indietro a “spiare”: Koblet ha le occhiaievaiKoblet sta sudando, vai, vai!). 
     Poi le vicende private che diventano pubbliche, lo scandalo, la ferocia di un’Italia pretigna e democristiana, truce e  moralista che lo condanna e lo sbrana, e quel “tramonto così lento da sembrare eterno”. Il viaggio in Africa, infine, dal quale torna malato; lui così fuori dal comune, con 38 battiti al minuto e la capacità polmonare di 7 litri e mezzo, “morto di respiro”: di malaria mal curata, e mentre Geminiani in Francia guarisce (ma col chinino) della stessa malattia e il fratello di lui invano telefona ai medici di quaggiù perché lo curino così e così, Coppi muore alle 8.45 di quel 2 gennaio all’ospedale di Tortona. E quella cartolina Saluti. Fausto che arriva la settimana dopo. “Il grande airone ha chiuso le ali”, scriveva Orio Vergani sulla Gazzetta dello Sport, e cinquantamila persone lo accompagnavano sgomente nell’ultimo saluto, a Castellania. Aveva 40 anni.
      Circa mille parole fin qua per raccontare qualcosa di questa sera preziosa, faticosa e sudata per il nostro Di Bonaventura nonostante il freddo. Pensare che loro, gregari e campioni, ne facevano pure mille, ma di chilometri, in neanche tre giorni.

 Sara Di Giuseppe     faxivostri.wordpress.com  /  letteraturamagazine.org

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mercoledì 30 novembre 2016

CARATTERI DELL’ILLUMINISMO DEL ‘700: MONTESQUIEU E VOLTAIRE


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In altri interventi ho schematicamente descritto il grande sviluppo della scienza nell’Inghilterra del ‘600, che ebbe il suo massimo esponente in Newton, a cui si accompagnò uno sviluppo parallelo della moderna filosofia empirista, di cui John Locke fu massimo rappresentante.

Questi sviluppi coincidevano con i progressi sociali e politici di nuovi strati borghesi, alleati a settori della piccola nobiltà di campagna, che si erano estrinsecati nel successo delle due rivoluzioni del 1641-49 e del 1689 e nell’instaurazione di una monarchia costituzionale ispirata ad un’ideologia liberale, di cui era stato massimo teorico lo stesso Locke.

Nel ‘700 il Regno Unito britannico (che comprendeva anche la Scozia e l’Irlanda) si stava adagiando su un compromesso tra la borghesia in rapida ascesa, la nuova nobiltà e la monarchia, rifuggendo da nuovi sussulti rivoluzionari. Si poté assistere in campo filosofico ad un ulteriore sviluppo dell’empirismo, che ebbe come figura di rilievo George Berkeley e come suo massimo esponente  David Hume, uno dei maggiori pensatori del ‘700. Contemporaneamente si scatenava un vivace dibattito ad opera dei “deisti” che contestavano i dogmi religiosi tradizionali da un punto di vista razionalista, anche senza sfociare nell’ateismo.

Gli echi di questo nuovo clima culturale raggiunsero altri paesi europei, ed in particolare la Francia dove il grande sviluppo della borghesia trovava però ostacoli nel permanere di una monarchia assoluta, di un’aristocrazia ancora potente ed di una Chiesa intransigente. Il vasto movimento culturale che sorse in vari paesi europei (anche in Italia, con massimi centri a Milano e Napoli) prese il nome di “Illuminismo”, perché gli intellettuali che ne facevano parte volevano recare il lume della ragione ai popoli avvolti nell’oscurità. In Francia, viste le condizioni politiche del paese, il movimento, pur facendo in larga parte riferimento alla filosofia di Locke e Bacone ed alle teorie di Newton, assunse un carattere in gran parte politico-culturale teso a contestare l’autoritarismo ed i privilegi del regime vigente e l’intolleranza ed il dogmatismo della Chiesa Cattolica. 

Il movimento non assunse mai una carattere rivoluzionario, ma piuttosto riformatore, scontrandosi a volte con la repressione di regime, ma anche talvolta appoggiandosi al cosiddetto “dispotismo illuminato” e riformatore sviluppato da alcune monarchie, come quella di Federico II in Prussia e Carlo III a Napoli. Il movimento è stato fondamentale per la nascita del mondo contemporaneo europeo (e non solo), ma lavorò più a livello divulgativo e polemico che con una profondità di pensiero e rilevanza scientifica paragonabili alla filosofia ed alla scienza del ‘600.

Tra i primi pensatori dell’illuminismo in Francia vi fu il barone Montesquieu (1689-1755), il cui pensiero essenzialmente politico e moderato si esplicò attraverso opere  quali le “Lettere Persiane” del 1721, in cui dei presunti viaggiatori persiani criticano le istituzioni francesi. Montesquieu fu particolarmente attento allo studio delle influenze ambientali sulle istituzioni di un paese. Il suo capolavoro è “Lo Spirito delle Leggi” del 1748 in cui espone il suo noto progetto riformatore di divisione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Personalità centrale dell’illuminismo francese ed europeo fu indubbiamente Francois Marie Arouet  (1694-1778), noto col soprannome di Voltaire. Di origini borghesi, fu  anche imprigionato in gioventù, e costretto a fuggire da Parigi, ma poté poi godere della protezione dell’intelligente e colta amante ufficiale del re Luigi xv, madame Pompadour, e del re di Prussia Federico II presso la cui corte si stabilì per molti anni, dopo essere stato anche per tre anni in Inghilterra. Con la collaborazione della compagna, marchesa di Chatelet, donna altrettanto colta ed intelligente, Voltaire polemizzò efficacemente contro i dogmi ecclesiastici e l’intolleranza politica e religiosa (ma da posizioni “deiste”, e non atee). Criticò sia la filosofia di Cartesio che quella “ottimistica” di Leibnitz, considerate dogmatiche e metafisiche, non adeguate al mondo moderno. Fu invece un accanito sostenitore e divulgatore del pensiero scientifico e della metodologia scientifica di Newton, anche se mantenendosi a livelli superficiali, non essendo in grado di approfondirne a pieno la problematica. Nei prossimi numeri vedremo come altri pensatori dell’illuminismo francese approfondirono maggiormente tematiche legate all’apprendimento ed alla ricerca scientifica.

Vincenzo Brandi