Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 18 dicembre 2013

... ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri...


Il Credit Suisse e la Croce Rossa hanno pubblicato recentemente due diversi rapporti a dir poco sconcertanti.
Il primo fa un bilancio statistico della ricchezza mondiale. Ci informa che "dal 2000 è più che raddoppiata, raggiungendo un nuovo record storico di 241'000 miliardi di dollari".
Il secondo dal canto suo illustra "conseguenze umanitarie della crisi economica in Europa" (sono 42 paesi i analizzati nell'Unione europea, nei Balcani, nell'Europa orientale). Dimostra con precisione che "nei 22 paesi presi in considerazione, il numero di persone che dipendono dalle distribuzioni alimentari della Croce Rosa è aumentato del 75% tra il 2009 e il 2012".
Ed ecco alcune cifre sulle quali vale la pena di avviare una seria riflessione:

ll 46% del patrimonio mondiale si trova nelle mani dell'1% dei nuclei famigliari
La ricchezza mondiale è cresciuta del 4,9% tra la metà del 2012 e la metà del 2013 – il periodo esaminato dal Credit Suisse - e del 68% in questi ultimi 10 anni.
La percentuale più ricca dei nuclei famigliari ha inizio a partire da una fortuna di 753'000 dollari (557'000 Euro) e accumula il 46% del patrimonio mondiale – la cifra è in aumento; mentre i due terzi delle famiglie, il cui patrimonio resta stabile, rappresenta solamente il 3% della ricchezza globale.
Occorre avere un patrimonio di 4'000 dollari (circa 3'000 euro) per essere nella metà più ricca del pianeta, e di 75'000 dollari (55'500 euro) per essere tra il 10% più ricco.

Il 25% dei lavoratori poveri si trova in Germania
La Croce Rossa rileva che il numero dei salariati tedeschi che non possono far fronte ai loro bisogni è in continuo aumento: un quarto di costoro ha salari troppo bassi – l'ammontare non viene precisato ed in Germania non esiste salario minimo legale.
In Germania, più della metà dei contratti stipulati dal 2008 sono contratti a breve termine, che non danno diritto alle prestazioni della sicurezza sociale. 1,3 milioni di lavoratori non possono provvedere ai loro bisogni.
Uno studio della Fondazione Bertelsmann, pubblicato nel dicembre 2012, mostra che la «classe media» è passata dal 65% della popolazione nel 1997 al 58% quindici anni più tardi:
- 5,5 milioni di Tedeschi sono diventati "poveri";
- 500'000 sono diventati "ricchi".
In tutta Europa, "la Croce Rossa segnala un numero importante di "nuovi poveri", di persone che lavorano ma alla fine del mese non possono far fronte ai loro bisogni primari e devono scegliere tra comprare il cibo o pagare l'affitto".

31 milioni: è il numero dei milionari in dollari
Il numero dei milionari in dollari non è mai stato così alto:
- 14 milioni negli Stati Uniti;
- 10 milioni in Europa;
- 6,5 milioni in Asia e nel Pacifico.
Tra i quasi 100'000 super ricchi con un capitale superiore ai 50 milioni di dollari (37 milioni di euro), circa la metà vive negli Stati Uniti. La Cina è poco distante, prima della Germania, della Gran Bretagna, della Francia e del Giappone.
L'economia attuale favorisce l'accumulazione del capitale: tanto che la ricchezza mondiale è cresciuta dal 4%, il numero dei milionari è aumentato del 6,1 % e il numero dei super ricchi più del 10%.

In Europa vi sono cinque paesi nei quali la disoccupazione dei giovani supera il 50%
Bosnia, Macedonia, Serbia, Spagna, Grecia: nel 2012, in tutti questi paesi, più di un giovane su due, tra i 15 e i 24 anni e in grado di lavorare, era disoccupato. La cifra è esplosa nei tre anni immediatamente precedenti, durante la crisi.
Nell'Europa dell'Est, la disoccupazione giovanile, già alta prima della crisi, ha raggiunto livelli allarmanti. È raddoppiata in Croazia, nella Repubblica Ceca, in Polonia e nei paesi baltici.
Il rapporto delle Croce Rossa denuncia i regimi di austerità che "aumentano la povertà, mentre gli altri continenti riescono a ridurla con successo".
"Le conseguenze a lungo termine di questa crisi non si conoscono ancora. Per decenni si subiranno i problemi accumulati anche se l'economia in un prossimo futuro migliorerà [...] Ci chiediamo se, come continente, comprendiamo veramente a cosa andiamo incontro".

La Francia occupa il 7° posto nella classifica dei più grandi patrimoni medi
Grazie al valore degli immobili (soprattutto parigini) il patrimonio medio francese è molto elevato: 296'000 dollari, 219'000 euro, Maggiore che in Germania, o in Belgio, o in Gran Bretagna.
In Francia il patrimonio immobiliare conta più dei 2/3 della ricchezza e il tasso di indebitamento delle famiglie è piuttosto basso (12%).
Il Credit suisse sottolinea che la disuguaglianza finanziaria in Francia è maggiore che nella maggior parte dei paesi europei: un quarto dei milionari europei risiede in Francia. Mentre i super ricchi sono più numerosi in Germania, in Svizzera e nel Regno Unito.

Una parte sempre più grande della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà
Nel 2011, secondo l'indice Eurostat, ripreso dalla Croce Rossa, la percentuale delle famiglie francesi sotto la soglia di povertà (meno del 60% della ricchezza media del paese) era del 14%. Un aumento dell'1,3%, 350'000 abitanti in più rispetto al 2008.
Malgrado la crisi, questo indice è diminuito in alcuni paesi dell'Europa occidentale: Portogallo (18%), Gran Bretagna (16,2%), Austria (5,2). Ma rappresentano un'eccezione.
La Croce Rossa commenta: "Non solo sempre più persone cadono nella povertà, ma i poveri sono sempre più poveri, e sembra che il divario tra i più ricchi ed i più poveri sia sempre in crescita. Ciò significa che aumenta la "distanza sociale" per rientrare a far parte della società."

40%: è la parte dei Cinesi nella "classe media" mondiale
La Cina, nell'insieme della sua popolazione, conta poche persone molto povere e pochi super-ricchi. Ma, quantificando la popolazione mondiale in quintili di ricchezza, si nota che costituisce il 40% della classe media superiore: quella del decile da 6 a 9...
Composizione regionale della distribuzione della ricchezza nel 2013. Lettura: "Dal 25 al 30% degli Africani figurano nel 10% delle famiglie più povere al mondo" (Credit suisse).
La disuguaglianza delle ricchezze in Cina è quindi relativamente debole rispetto al resto delle potenze emergenti. La sua classe media, motore della crescita mondiale, si distingue da quella indiana, occultata da un numero enorme di molto poveri ed uno non indifferente di super-ricchi.
"Ciò è dovuto all'assenza quasi totale di patrimoni ereditati e ad una divisione relativamente uguale tra terre agricole e habitat privato. Le disuguaglianze sono però in netta e forte crescita, a causa all'arricchimento di imprenditori e investitori", spiega il Credit suisse.

Il tasso di suicidi in Grecia è aumentato del 40% nel primo semestre 2011
Secondo il ministro greco della Sanità, il tasso di suicidi in Grecia è aumentato del 40% dal gennaio al maggio 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010. I primi effetti dei piani di austerità si son fatti sentire. Il tasso di suicidi tra le donne è più che duplicato.
La Croce Rossa spiega che dopo un periodo di rallentamento, durante la crisi molti altri paesi europei hanno visto crescere il loro tasso di suicidi.
"Un segno evidente che sta aumentando il numero di persone che soffrono di depressione o di altre malattie mentali."
Durante la crisi economica, nella maggior parte dei paesi europei lo Stato ha tagliato molto nelle spese sanitarie, obbligando le associazioni a compiere nuove missioni.


Clement Guillou*

* Stralcio di un articolo apparso sul sito www.rue89.com. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà.

martedì 17 dicembre 2013

Milano, 20 gennaio 2014 - Francesco Gesualdi e "Le catene del debito”



“Da dove viene l’enorme debito pubblico italiano? Davvero l’unica cosa da fare, di fronte all’austerity imposta dalla finanza internazionale, è pagare, pagare, pagare? “
                                                                                                                Dal libro “ Le catene del debito” di F. Gesualdi

Acli Milanesi              Coordinamento Nord Sud del Mondo                               
organizzano
LUNEDI’  20 gennaio  2014
dalle 18 alle 20
c/o  salone delle Acli,  in via della Signora, 3 Milano
incontro con
Francesco Gesualdi
che illustrerà il suo libro “Le catene del debito”
E’ previsto l’intervento di un membro del comitato Audit debito pubblico Milano
coordina     Sandra Cangemi  giornalista,  CNSM
Per info:    Amalia Navoni     Tel 02.38002691           Sandra Cangemi   cell  3357745510
FRANCESCO GESUALDI è stato allievo di don Milani. Ha fondato il Centro Nuovo Modello di Sviluppo (Vecchiano, Pisa), e con Alex Zanotelli  Rete Lilliput. Al centro del suo lavoro il tentativo di progettare strategie economiche capaci di garantire a tutti la soddisfazione dei bisogni fondamentali. Collabora ad “Altreconomia” e ha pubblicato vari libri. Da Feltrinelli sono usciti Manuale per un consumo responsabile(2002), Sobrietà (2005) e Il mercante d’acqua (2007).

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*Serie bianca Feltrinelli
Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di sviluppo
“LE CATENE DEL DEBITO” e come possiamo spezzarle
“  Da dove viene l’enorme debito pubblico italiano? Davvero ci siamo indebitati perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? E davvero non abbiamo altra scelta se non pagare, pagare, pagare?
Questo libro racconta un’altra versione dei fatti e prospetta altre vie di uscita dal debito pubblico.
Non più assoggettate ai mercati, ma dalla parte dei cittadini, dei diritti, dei beni comuni.
Con un’ambizione: togliere il debito pubblico dalle mani degli affaristi e riportarlo nella mani dei cittadini.  Basta assegnare deleghe in bianco a politici che vediamo solo in televisione o a professori che spuntano fuori dal niente. Dobbiamo essere noi a decidere chi, come e quanto deve pagare, come stare in Europa, come recuperare sovranità monetaria.
Per questo il libro non viaggia a se stante, ma all’interno di una campagna di sensibilizzazione popolare che chiede a tutti di fare la propria parte, organizzando ovunque gruppi di informazione e stimolazione locale. Diventa anche tu protagonista della campagna “Debito pubblico: decido anch’io!”, visitando il sito www.cnms.it “

Centro Nuovo Modello di Sviluppo
via della Barra, 32 - 56019 Vecchiano (PI)

lunedì 16 dicembre 2013

Droni italiani "Falco" per la guerra in Congo



Droni - Falchi italiani per la guerra in Congo

Shopping ONU in Italia per le operazioni di guerra nel continente
africano. Due aerei senza pilota “Falco”, prodotti dall’azienda Selex ES
(Finmeccanica), sono stati acquistati dal Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite per essere impiegati con la Missione militare nella
Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO). I droni-spia sorvolano dal 3
dicembre scorso la regione orientale del North Kivu, al confine con il
Ruanda, per “monitorare” i movimenti dei gruppi armati antigovernativi e
gli spostamenti delle popolazioni civili. I velivoli sono giunti nella
base delle forze armate congolesi di Goma il 15 novembre 2013, a bordo
di un C-130J “Hercules” dell’Aeronautica militare italiana. Il contratto
di acquisto di cinque velivoli senza pilota “Falco” (valore complessivo
50 milioni di euro) era stato sottoscritto con Selex ES dal Dipartimento
delle Operazioni di Peacekeeping dell’ONU a fine luglio. La consegna dei
tre droni rimanenti è prevista entro il febbraio 2014.

Il “Falco” è un aereo a pilotaggio remoto in grado di volare a medie
altitudini; ha un raggio di azione di 250 km, un’autonomia superiore
alle 12 ore di volo e può trasportare carichi differenti tra cui sensori
radar ad alta risoluzioneche consentono di individuare, di giorno e di
notte, obiettivi in tempo reale e a notevole distanza. Prodotto nello
stabilimento di Selex ES di Ronchi dei Legionari (Gorizia), il drone è
stato sperimentato la prima volta nel 2004 nel poligono sardo di Salto
di Quirra.

“Useremo queste macchine disarmate e senza equipaggio nella convinzione
del loro forte effetto deterrente”, ha dichiarato Hervé Ladsous,
responsabile ONU per le operazioni di peacekeeping. Quella in Repubblica
Democratica del Congo è la prima missione militare in cui l’ONU utilizza
dei droni. Un paio di anni fa il Consiglio di Sicurezza aveva richiesto
l’autorizzazione a impiegare velivoli-spia senza pilota nella martoriata
regione africana, ma Ruanda e Uganda,in particolare, si erano duramente
opposti. “Abbiamo bisogno di avere un quadro più preciso di quanto sta
succedendo nella Repubblica Democratica del Congo e se l’uso dei droni
avrà successo, potrebbero essere utilizzati anche in altre missioni di
pace dell’Onu”, ha aggiunto Hervé Ladsous. Secondo il sito
d’informazioneAnalisi Difesa, il Mali e la Repubblica Centroafricana
potrebbero essere i prossimi paesi destinati a ospitare i velivoli senza
pilota ONU, “per sorvegliare ampi spazi con contingenti militari di
dimensioni limitate”. In pole position per la fornitura di sistemi
d’arma telecomandati c’è ancora Selex ES. Dopo aver venduto i “Falco” al
Pakistan, nel settembre 2013 l’azienda del gruppo Finmeccanica ha
annunciato di aver sottoscritto un contratto di 40 milioni di euro per
la consegna di alcuni droni-spia a un paese mediorientale rimasto
segreto. In passato, Selex ES aveva avviato trattative di vendita dei
“Falco” con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, oltre che con le
forze armate di Algeria e Malesia.

La missione MONUSCO in Congo è la più grande operazione ONU in atto. Vi
partecipano oltre 20.000 uomini provenienti da diversi paesi africani,
compresi i 3.000 militari della Force Intervention Brigade (FIB) creata
il 28 marzo 2013 con la risoluzione n. 2098 del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite che ha prorogato il mandato dei caschi blu fino al
31 marzo 2014. Come dichiarato dal portavoce delle Nazioni Unite, sia i
droni made in Italy che la nuova brigata di pronto intervento
“rappresentano i nuovi strumenti messi a disposizione dall’ONU per
sostenere il rinnovato sforzo politico” nel paese africano. La Force
Intervention Brigade è composta da tre battaglioni di fanteria, una
batteria di mezzi d’artiglieria e una compagnia di “forze speciali”
forniti da Sudafrica, Tanzania e Malawi. “Scopo della brigata è quello
di contribuire a ridurre la minaccia posta in essere dai gruppi armati
contro le autorità statali e la sicurezza dei civili e rafforzare le
attività di stabilizzazione nella regione orientale della Repubblica
Democratica del Congo”, spiegano alle Nazioni Unite. Nelle dichiarazioni
ufficiali del Palazzo di Vetro si manifesta altresì la necessità che la
nuova task force non limiti il suo intervento alla mera interposizione
tra le parti in conflitto, ma operi pure attivamente nella
“neutralizzazione dei gruppi armati”, autonomamente o congiuntamente con
le forze armate congolesi. Una brigata combattente dunque, che per
individuare i target da colpire e “neutralizzare” può contare da oggi
sui droni di Selex ES.

In stretto contatto con i militari di MONUSCO e della Force Intervention
Brigade opera pure la missione EUPOL RD Congo istituita dall’Unione
europea per sovrintendere alla “formazione” e all’addestramento delle
forze di polizia locali. Alla missione, che durerà perlomeno sino alla
fine del settembre 2014, partecipano una quarantina di agenti di polizia
specializzati provenienti da sette paesi europei Ue, con base a Kinshasa
e Goma.

Il Congo è lacerato da uno dei conflitti più sanguinosi di tutto il
continente africano. Fomentato dai governi occidentali e dalle maggiori
transnazionali che puntano ad assicurarsi il controllo delle importanti
risorse strategiche presenti, vede protagonisti una decina di gruppi
ribelli, armati e sostenuti dai governi degli Stati confinanti con la
Repubblica Democratica del Congo. Tra la maggiori organizzazioni
anti-governative spiccano l’M23 (March 23 Movement), sostenuto
apertamente dall’esercito del Ruanda; le Democratic Forces for the
Liberation of Rwanda (FDLR), organizzate da estremisti Hutu che nel 1994
presero parte al genocidio in Ruanda e che poi si rifugiarono in Congo;
le Allied Democratic Forces and the National Army for the Liberation of
Uganda (ADF-NALU); il Mai Mai Kata Katanga. Tre mesi fa circa, le
milizie dell’M23 riuscirono a sferrare un attacco contro un accampamento
militare della missione MONUSCO a Kibati, località dove ha pure sede il
comando della neo costituita Force Intervention Brigade a guida ONU. Le
Nazioni Unite e le forze armate congolesi hanno risposto lanciando
contro l’M23 una massiccia offensiva che a fine novembre ha prodotto la
“disfatta” delle milizie ribelli. Il 12 dicembre, i leader del Movimento
hanno firmato un “accordo di pace” con il governo della Repubblica
Democratica del Congo a Nairobi (Kenya), impegnandosi a rinunciare alla
lotta armata e a trasformarsi in forza politica.

Secondo fonti ufficiali ONU, il conflitto militare in Congo ha già
prodotto 2,6 milioni di sfollati e più di mezzo milioni di rifugiati.
Tra i 3,5 e i 5 milioni le persone che avrebbero perduto la vita a
seguito dei combattimenti, mentre 6,4 milioni di congolesi necessitano
urgentemente di cibo e assistenza sanitaria per non morire nei prossimi
mesi. Degli aiuti umanitari promessi dal Palazzo di Vetro, sino ad oggi
neanche l’ombra. In compenso arrivano ad alimentare la guerra i droni di
Selex ES, a 10 milioni di euro cadauno.

Antonio Mazzeo
Lista Disarmo

domenica 15 dicembre 2013

Metodo Stamina - Quel che i media e la medicina ufficiale non dicono....

Le sedici tappe fondamentali del METODO STAMINA e perché così LA SCIENZA MUORE IN ITALIA


Il metodo Stamina è una terapia ideata da Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation —una ONLUS che si occupa di curare un vastissimo spettro di malattie neurodegenerative utilizzando cellule staminali. Il prof. Vannoni promette di curare (con recuperi dal 70 al 100%) pazienti affetti da ictus, lesioni spinali, paralisi cerebrale, sclerosi multipla, scleorosi laterale amiotrofica, morbo di Parkinson (mi fermo qui ma la lista potrebbe continuare).

Tutte malattie per cui al momento la medicina moderna non ha ancora sviluppato una cura. La terapia, a partire dal 2011, veniva offerta sotto forma gratuita presso gli Spedali Civili di Brescia. A quanto sembra dalle testimonianze di alcuni pazienti, i trattamenti venivano in realtà pagati sotto forma di donazioni da depositare prima del trattamento, con somme che andavano dai 20 ai 30 mila euro.

Qual è il problema? Sebbene le terapie a base cellule staminali siano tra le più promettenti per il futuro, in questo momento non siamo ancora in grado di portarle sul piano clinico. Esistono numerose sperimentazioni in corso, ma con risultati non ancora soddisfacenti sull’uomo. La terapia proposta da Vannoni, dunque, sarebbe molto più avanti rispetto a quelli che l’intera comunità scientifica sta cercando di sviluppare.

CHI E’ DAVIDE VANNONI?
Vannoni è sì dottore, ma non in medicina, o campi affini. E’ infatti laureato in Lettere e Filosofia (è docente di “psicologia della comunicazione” presso l’Università di Udine). Qualche domanda, quindi, comincia a sorgere.
Come ha fatto una persona completamente estranea al mondo della medicina e delle staminali a scoprire questo incredibile metodo così rivoluzionario? Leggendo “psicologia della comunicazione” nel curriculum di Vannoni, qualche allarme dovrebbe scattare.
Permettetemi di fare un passo indietro: per comprendere al meglio tutto quello che segue, apriamo una parentesi sulle staminali, queste potenti cellule presenti all’interno del nostro corpo.
Qualche nozione base sulle cellule “normali”. Quando lo spermatozoo feconda l’ovulo, si forma lo zigote: una singola cellula da cui si svilupperà un intero organismo. Un mammifero contiene miliardi e miliardi di cellule, in più di 200 diversi tipi cellulari —tutti derivanti da quella singola cellula iniziale. Se ci pensate, è incredibile. Sino ad un certo stadio dello sviluppo embionale le cellule mantengono la capacità di generare tutti i diversi tipi di cellule.
E su quelle “staminali”. A differenza delle cellule “normali”, poi, sono in grado di replicarsi in maniera illimitata: queste due sono caratteristiche che rendono una cellula “staminale”. Le cellule dell’individuo adulto perdono queste incredibili capacità, ma alcune —non sappiamo come— le mantengono, almeno in parte: sono le cosiddette staminali adulte.
Non riescono però a generare tutto lo spettro di cellule, ma solo quello del tessuto a cui appartengono (una staminale del cervello non genererà cellule del cuore, per capirci). Ne viene che possiamo ricavare le cellule staminali da un embrione —con qualche difficoltà sul piano etico— o prelevandolo da un individuo adulto —con procedure non così semplici ed ottenendo poche cellule.
Da qualche anno abbiamo scoperto come invertire il processo: riusciamo a far tornare una cellula “matura” (differenziata) indietro nello sviluppo, ad uno stato staminale.
Sono chiamate cellule staminali indotte, e sono quasi analoghe alle staminali embrionali —anche se stiamo scoprendo che non è esattamente così: mantengono una sorta di “memoria” della loro storia passata. La scoperta delle staminali indotte significa che possiamo ottenerle semplicemente da una biopsia cutanea, un “piccolo dettaglio” che ha dato la spinta decisiva al campo.

Davide Vannoni
COSA POSSONO FARE LE STAMINALI? 
Se una cellula staminale, durante lo sviluppo, riesce in qualche modo a dare origine a tutti quei tipi di cellule, forse possiamo riuscire a farglielo fare anche noi, no? Potremmo dare una direzione allo sviluppo verso il tipo di cellula che vogliamo, magari per sopperire alla mancanza di cellule dovuta ad una malattia. O, perchè no, per sostituire cellule invecchiate.
Possiamo immaginare di modificarle geneticamente per correggere le malattie genetiche. Le possibilità sono incredibili. Come spesso succede con la scienza, è più facile a dirsi che a farsi —ma stiamo facendo passi da gigante. Riusciamo a generare svariati tipi di cellule mature a partire dalle staminali, e molte sperimentazioni su modelli animali di malattie stanno avendo ottimi risultati. Possiamo usare anche le staminali di individui malati come modello in vitro per studiare le malattie (differenziandole magari nei diversi tipi cellulari), come strumento per testare gli effetti dei farmaci su singoli tipi cellulari (riducendo il numero di animali utilizzati e ottenendo indicazioni precise sull’uomo).

Nella fase clinica stiamo ancora testando la sicurezza delle staminali sull’uomo: ci sono svariate complicanze.Dobbiamo essere sicuri che le cellule siano differenziate correttamente, altrimenti il rischio è di generare ammassi di cellule assimilabili a tumori (detti teratomi). Per lo stesso motivo, non possiamo rischiare che le staminali finiscano in “posti sbagliati”.
C’è poi il rischio di rigetto, anche se questo sembra essere superato grazie alle staminali indotte (che proverrebbero dal paziente stesso). Il problema alla base è che al momento conosciamo ancora poco della biologia delle staminali: non capiamo ancora bene come funzionano. Le staminali sono una grandissima promessa per il futuro prossimo, ma siamo ancora ai primi passi.
(Se vi interessa l’argomento vi consiglio questo articolo. Se siete anche ferrati in biologia, George Daley ci propone una eccellente review sul campo.Sono entrambi articoli a pagamento.)
Sui media le staminali sembrano la panacea universale: sono state forse esagerate le promesse. La ricerca forse ha omesso di chiarire al grande pubblico la situazione attuale.

IN COSA CONSISTE IL METODO STAMINA? 
Veniamo dunque metodo Stamina. In cosa consiste? Si comincia con una visita neurologica. Viene poi estratto del midollo osseo dal paziente —al cui interno sono presenti cellule staminali “mesenchimali” —un tipo di staminali adulte che sembra molto potente, ma non ne abbiamo la certezza, visto che le ricerche in merito hanno ottenuto risultati a dir poco contrastanti.
Queste staminali vengono messe in coltura secondo il fantomatico e misterioso metodo Stamina, in modo da ottenere dei neuroni (almeno secondo Vannoni), che poi vengono reinfusi nel paziente tramite iniezione lombare. Vorrei sottolineare i termini “fantomatico” e “misterioso”.
Non esistono studi pre-clinici o clinici che applicano il suo metodo.
Non esistono dati riguardo ai risultati dei suoi trattamenti.
Se andiamo a frugare un po’ in rete riusciamo a trovare la domanda di brevetto —rifiutata— che Vannoni ha presentato negli US. La domanda di brevetto non è stata accetata in quanto le procedure descritte sarebbero approssimative. In alcuni casi è errata. Propone come nuove procedure ormai comuni nel campo delle staminali.
Se andiamo ancora più nel dettaglio della procedura, vediamo come venga usato acido retinoico per far diventare le cellule prelevate in cellule del sistema nervoso, che poi saranno iniettate nel paziente. L’acido retinoico ha sì questa capacità, ma viene utilizzato in concentrazioni così basse da rasentare l’omeopatia.
Viene utilizzato etanolo nella preparazione, questa volta in concentrazioni elevate e potenzialmente dannose per le cellule. Ma il punto che solleva più dubbi è il tempo con cui Vannoni ritiene di riuscire ad ottenere dei neuroni maturi: due ore. Con i protocolli utilizzati ora in ricerca, ci vogliono come minimo giorni.

Staminali Embrionali
I DUBBI DELLA SCIENZA
Quindi abbiamo un metodo non propriamente sviluppatoe mal documentato, senza prove della sua efficacia, non supportato da altri lavori che lavorano con lo stesso tipo di cellule. Un metodo ideato da un individuo con un background non scientifico, evidentemente così geniale da poter, da solo, intuire ciò che tutta la comunità scientifica non è riuscita ad intuire —o meglio, a differenza di Vannoni, a scoprire.
Ammettiamo anche che Vannoni sia il più grande genio della scienza moderna, che il suo metodo sia efficace, la panacea universale: non è impossibile, e non sta a noi giudicarlo. Vannoni avrebbe in mano una terapia che curebbe milioni di persone. Perché il suo metodo rimane segreto? Perchè non abbiamo i dati disponibili che dimostrano il suo funzionamento? Queste sono domande più che lecite. Il Nobel sarebbe il minimo: sarebbe lo scienziato più importante della storia della medicina.
E giunti fino a qui, forse, ci viene da chiederci: come è possibile che nonostante tutto questo —il metodo dubbioso, le persone coinvolte, gli allarmi evidenti— il metodo Stamina venisse praticato in una struttura pubblica come gli Spedali di Brescia?
Il metodo Stamina veniva applicato come “cura compassionevole”. Un concetto che consente “a pazienti senza altre opportunità terapeutiche valide l’uso di farmaci o terapie che, se pur non hanno ancora completato la sperimentazione clinica, potrebbero apportare dei benefici ai pazienti, fermo restando il rapporto rischio/beneficio ovviamente favorevole al paziente”.
Serve almeno qualcosa che dimostri una evidenza di efficacia preliminare che non contraddica i principi della biologia. In caso di malattie per cui la ricerca sta procedendo in maniera promettente, ma non è ancora arrivata alla clinica di routine, sono uno strumento molto importante: non tutti i pazienti hanno il tempo di aspettare la ricerca.
Ma con il metodo Stamina nessuno di questi criteri viene rispettato. Come possiamo inserirlo all’interno delle “cure compassionevoli”? Nemmeno il rapporto rischio/beneficio sembrerebbe essere rispettato, visto quanto poco conosciamo delle staminali, e visti i loro possibili rischi.
1. Ottobre 2011. Stamina opera a Brescia, grazie ad una convenzione con la Regione Lombardia. Guarda caso, il primo paziente è il direttore dell’assessorato alla Sanità della Regione Lombardia. Nel 2012, qualcuno si accorge di queste incongruenze. Scatta dunque un’indagine della magistratura.
Le conclusioni sono agghiaccianti. Esiste un “un concreto pericolo per i pazienti a causa delle modalità di conservazione dei campioni di cellule da trapiantare, preservati in modo approssimativo, identificati da etichette scritte a matita e di non chiara interpretazione e quindi facilmente confondibili”.
Vengono riscontrati inquinanti. Prodotti di origine animale vietati per uso clinico. Effetti biologicamente irrilevanti.
Si sottolinea il rischio che i pazienti siano oggetto di false illusioni o addirittura di truffe vere e proprie che fanno leva sulla disperazione e su promesse non validate scientificamente.
Si tratta di evitare di scivolare in una china pericolosa di fronte a patologie drammatiche finora non trattabili in modo soddisfacente”. Il ministero della salute, inoltre, ci fa sapere che già alcuni mesi fa aveva proposto di “aggregare i più riconosciuti esperti a livello nazionale e, qualora necessario, internazionale, per offrire le migliori cure scientificamente validate”.

2. Viene decretato che Stamina non può più operare. La conclusione del magistrato è che Vannoni sarebbe “animat[o] dall’intento di trarre guadagni da pazienti affetti da patologie senza speranza”. Ad oggi, Vannoni non ha ancora risposto a queste accuse. I dodici trattamenti attualmente in corso, tra cui quattro su bambini, devono essere interrotti. Una situazione gestita in maniera eccellente dalle autorità italiane. Sembrerebbe quasi che il nostro Paese funzioni.
Immaginate se questo fosse accaduto con un farmaco in commercio. Mi viene in mente la vicenda dei vaccini della Novartis dell’anno scorso, per esempio. In televisione avremmo sentito urlare allo scandalo.

LE DISTORSIONI DEI MEDIA
3. Purtoppo, non è così. Il blocco ai trattamenti porta il “caso Stamina” in televisione. Ma con risultati diametralmente opposti. Il 17 Febbraio 2013 il programma televisivo Le Iene comincia una vera e propria crociata a favore di Stamina, con Giulio Golia in prima linea.
Ogni settimana vengono trasmessi servizi strappalacrime, e non potrebbe essere altrimenti. Genitori che vedono scivolare via la cura che era stata promessa ai loro figli. Bambini e adulti che non possono accedere al metodo Stamina, che curerebbe le loro malattie inguaribili.
I servizi si concentrano ovviamente sui bambini più piccoli, per il massimo impatto. Da come ce la raccontano, Vannoni è presidente di una fondazione che segue le regole della scienza.
4. Lo Stato italiano, impersonato dal ministro della salute Balduzzi, non vuole garantire le cure ai pazienti. Il motivo? Un complotto da parte delle industrie farmaceutiche, che Vannoni —ormai diventato una star mediatica— di settimana in settimana ci illustra. Sui social network è una vera e propria rivolta. Tutti sono a favore di Stamina, tutti supportano la piccola Sofia, una dei pazienti e la principale protagonista dei servizi.

Con un po’ di spirito critico, possiamo immaginare come la situazione sia un classico “win-win” per Stamina e Le Iene: Stamina diventa famosa, i suoi sostenitori si moltiplicano in maniera esponenziale; per Le Iene è boom di ascolti e di attività sui social network. Se seguiamo con attenzione i servizi ci accorgiamo però che non c’è assolutamente niente di scientifico alla base. Vediamo il dito della bambina che si muove, sentiamo le opinioni dei genitori: dicono che i loro figli migliorano. Ma nessun dato scientifico, nessuna informazione sull’efficacia, sulla sicurezza, nessun parere medico oggettivo.
Perchè dico questo? I bambini stanno meglio, cosa vogliamo di più? C’è un motivo se i trial clinici vengono eseguiti in “doppio cieco” —nè il medico nè i pazienti sanno chi tra i pazienti riceve il trattamento e chi riceve il placebo. Siamo psicologicamente portati a vedere quello che non c’è, pur di ottenere il risultato che speriamo; una situazione conosciuta come effetto aspettativa.
L’informazione de Le Iene è assolutamente di parte. Viene chiesta l’opinione a Telethon, che insieme alle associazioni dei malati aveva criticato duramente i servizi. I servizi vengono montati in maniera scandalosa: Telethon sembra non voler collaborare, quando in realtà è il contrario (la risposta di Telethon non si è fatta attedendere). Nessuno si spiega perchè il metodo, che farebbe migliorare malati senza speranza, non venga reso pubblico per essere applicato su larga scala.
5. I tumulti sui social network e nelle piazze continuano. Nasce il Movimento Pro-Stamina. Il caso mediatico si allarga: Celentano, Fiorello, Pieraccioni prendono posizione a favore di Stamina. Si comincia a parlarne anche in Parlamento e in Senato. Il caso mediatico ha portato alla ribalta il metodo, e le liste di attesa per ricevere i trattamenti sarebbero infinite. Vannoni vuole poter praticare liberamente—anche se ancora non ci viene stato spiegato come tutti quei pazienti sarebbero trattati con i soli due biologi dipendenti di Stamina.

STAMINA IN PARLAMENTO (E IN TRIBUNALE)
6. Il 25 Marzo 2013, succede l’incredibile. Il Senato emana un decreto che autorizza la continuazione dei trattamentiper i pazienti che li avevano cominciati. Vengono stanziati 3 milioni di euro per avviare la sperimentazione clinica del metodo Stamina —a scapito di altre ricerche molto più valide. L’AIFA dovrà supervisionare; il tutto dovrà stabilirsi in un Ospedale adeguato (il Maggiore di Milano) e seguire le norme di igiene e buona preparazione necessarie. Stamina dovrà offrire i protocolli del suo metodo, ed il tutto sarà vagliato da una commissione ministeriale che sarà appositamente istituita. Ma neanche a dirlo, nemmeno ora Vannoni è contento, e continua a gridare allo scandalo: il suo metodo non può essere modificato. Ovviamente non vuole fornire i protocolli. La decisione di sperimentare il metodo Stamina non mi trovava d’accordo, ma almeno sarebbe stato fatto seguendo le procedure della scienza: una prova del nove. Vannoni intanto definisce i suoi oppositori dei “polli starnazzanti”: quei bambini moriranno, non c’è tempo di aspettare la sperimentazione. Se ci sarà la sperimentazione, inoltre, il tutto cadrà sotto gli interessi di BigPharma, Vannoni non ci sta.
Da questo se ne deduce che, in pratica — per usare l’ottima descrizione di Salvo Di Grazia—è facile ottenere dei soldi. Basta essere un laureato qualsiasi, tipo un letterato, che si è inventato una cura per malattie inguaribili. Mica una, mica due. Tutte. Una cura che nessuno, nemmeno i premi Nobel, sia riuscito a notare.
7. E’ questo il momento in cui la comunità scientifica, finora solo indignata, insorge. Paolo Bianco, Elena Cattaneo, Michele De Luca e altri 10 scienziati italiani prendono parola su EMBO Journal, una rivista del gruppo Nature, una delle tre riviste scientifiche più autorevoli al mondo. Raccontano alla comunità scientifica internazionale cosa sta succedendo in Italia. Si invita la comunità scientifica a riflettere: serve una regolamentazione che regoli precisamente le staminali.

L’ITALIA ZIMBELLO DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA
8. La risposta della comunità scientifica internazionale non si fa attendere. Sempre su Nature, troviamo editoriali che criticano duramente le decisioni italiane. Lo stesso Yamanaka, premio Nobel per aver derivato le cellule staminali indotte e presidente della Società internazionale per la ricerca sulle staminali, non ci risparmia il suo dissenso. Gli scienziati cominciano a pressare Vannoni, facendogli notare tutte le incoerenze di cui parlavamo. Viene messa in discussione la persona di Vannoni, il suo background, le cause (di cui non abbiamo parlato) che gli erano state rivolte in passato per le sue pratiche: alcuni pazienti erano usciti distrutti dalle terapie.
Cosa fa Vannoni per rispondere alle critiche? Niente. Continua imperterrito a comparire su Le Iene, parlando di complotto, di lobby farmaceutiche e sminuendo scienziati di fama internazionale.
9. Nel frattempo dall’altra parte dell’oceano, la rivista Nature è particolarmente interessata all’argomento: parte un’inchiesta. Viene fuori che le immagini usate da Vannoni nella sua domanda di brevetto (che ricordiamo era stata rifiutata dagli US), non rappresentavano le cellule neuronali soggette del suo metodo: è frode scientifica.
Vannoni ribatte su Facebook. Ciliegina sulla torta, scopriamo dalla pagina Facebook di Vannoni che per accedere ai trattamenti è ora necessario contattare Medestea, multinazionale farmaceutica. Ma non erano le case farmaceutiche il nemico di Vannoni? Medestea dichiara di avere pronto un modello di business per il 2013 sulle cellule staminali. Sarà inoltre il progetto con il potenziale di business più grande. Nella versione italiana del sito non c’è traccia di queste affermazioni.
10. Lo scontro continua. Alcuni giornalisti scientifici italiani si scagliano poi contro Le Iene: pongono dieci interrogativi a Giulio Golia, ancora autore dei servizi settimanali. Ad oggi, Dicembre 2013, Giulio Golia non ha ancora risposto a queste domande.

Giulio Golia
11. Il 1 luglio 2013 sarebbe dovuta cominciare la sperimentazione commissionata dal Parlamento.12. Il 25 giugno si svolge una riunione per discutere su come sarà portata avanti la sperimentazione. Servono i protocolli del metodo Stamina. Vannoni si rifiuta di consegnare i protocolli: la sperimentazione non parte. Per passare l’esame della commissione ministeriale, i protocolli dovranno essere stilati in maniera precisa e scientifica. Ma metodo di Vannoni non rispettava nemmeno gli standard minimi di igiene e sicurezza dei pazienti. Non c’è da stupirsi quindi che Vannoni abbia bisogno di tempo per redarli.13. Li consegna il primo agostoIl 10 ottobre arriva il “no” secco al metodo Stamina: non c’è alcuna base scientifica, e non ci sarà nessuna sperimentazione.
La vicenda sembra conclusa. La comunità scientifica ha bocciato il metodo.
Un lieto fine, se guardiamo alla situazione nel complesso, ma non di certo per i pazienti. Pazienti e familiari sono da considerare solo vittime di qualcosa più grande loro. Di certo non li giudico: non mi sono mai trovato in una situazione simile, e non posso minimamente capire come ci si senta. Il cercare l’unica speranza che ci viene offerta, nella disperazione, è più che comprensibile.
A me, sinceramente, la prima campanella d’allarme è suonata nel momento in cui ho scoperto quale fosse la formazione di Vannoni: è un docente di psicologia della comunicazione. Sa quindi alla perfezione come fare arrivare il suo messaggio, come manipolare la realtà a suo vantaggio. Non a caso nel proporre il suo metodo, qualcosa di scientifico ce lo infila, anche se scorretto. L’ascoltatore inesperto non troverà motivo di non crederci. In situazione disperate, vorrà anche crederci. E non a caso ha avuto tanto seguito, grazie anche al connubio perfetto di disinformazione con le Iene.
Per quale motivo Vannoni dovrebbe voler ingannare la gente? Non dimentichiamoci —e questo è il punto focale del discorso— che la prima cosa fatta da Vannoni è stato richiedere un brevetto per il suo metodo. Un brevetto si chiede per avere esclusività sui guadagni derivanti dal suo soggetto. Non dimentichiamoci nemmeno le ingenti donazioni richieste da Stamina per i trattamenti, di cui abbiamo numerose testimonianze. Queste ovviamente sono solo supposizioni. Ci si giunge però semplicemente analizzando i fatti.
14. Nonostante questo, il metodo Stamina è stato autorizzato. Non dalle autorità competenti, ma dai tribunali e dalla politica. Capisco che la situazione sia degenerata a causa del caso mediatico, che i giudici fossero sotto la pressione dei protestanti e dell’urgenza richiesta i provvedimenti, ma non è così che andava gestita la questione: perché non sono stati interpellati gli scienziati o chi era competente e informato in materia? E soprattutto, perché in sedi diverse il giudizio è stato diverso? La legge non è uguale per tutti?

C’è un principio chiamato “libertà di cura”. Possiamo decidere come curarsi, e se curarci. Possiamo usare l’omeopatia se vogliamo —se siamo abbastanza disinformati per farlo— ma ce la paghiamo. Possiamo andare dal mago di turno e farci curare con le pietre, ma lo Stato italiano non lo include nel servizio sanitario nazionale. I contribuenti non spendono un euro. In questo caso invece, è proprio lo Stato italiano che ha autorizzato una pratica che esso stesso ha valutato non conforme agli standard di salute e di pratica —ricordiamoci le ispezioni precedenti. Basta una campagna mediatica strumentalizzata per far cambiare completamente il verdetto? Questa è vera e propria negligenza. Il cittadino ha anche il diritto di essere a conoscenza della cura alla quale si sta sottoponendo. Il medico ha il dovere di fornire delle risposte ai pazienti, o in questo caso a chi lo esamina. Dove sono le risposte di Vannoni?

ALCUNE CONSIDERAZIONI
Vorrei proporre alcune considerazioni. Non mi sento di addentrarmi troppo nelle questioni etiche e morali del caso —non sarei competente in materia. In questo articolo ho cercato più che altro di analizzare —a freddo— la situazione. Rimane la questione forse più importante: i pazienti, in questi casi, muoiono. E non abbiamo una cura. C’è sì la ricerca, con tutta la speranza che offre, ma i suoi tempi sono spesso troppo lunghi. Magari Vannoni ha ragione, e magari curerà i bambini, nonostante tutti gli allarmi che abbiamo evidenziato. Chi lo può sapere, se non si prova? Chi può negargli il diritto di arrivare alla fine con un minimo di speranza, anche se vana? Mi piacerebbe sentire alcune vostre opinioni in merito nei commenti. Credo che lo Stato debba garantire la sicurezza dei propri malati, e soprattutto di quelli più deboli.

Non possiamo permettere a chiunque di curarci, senza uno straccio di prova. C’è da notare che la bocciatura della comunità scientifica al metodo Stamina ha ragioni esclusivamente scientifiche e mediche. Ma accanto a queste c’è tutto quanto abbiamo descritto: incoerenze, contraddizioni, cattivo giornalismo, populismo e scarso giudizio, di cui non dobbiamo dimenticarci: per questi motivi il metodo Stamina puzza di truffa mascherata da scienza (TED, uno dei più grandi format di conferenze al mondo, viene in nostro aiuto con una lettera indirizzata agli organizzatori dei TEDx, eventi TED “in franchising”, in cui ci aiuta a smascherare le pseudoscienze —vi consiglio di darci un occhio).
Non per questo non ci si pone qualche domanda. Bisognerebbe fermarsi un attimo e valutare qual è il limite. Dove fermarsi, dove la speranza è troppo poca, dove ogni cosa è lecita. Ci ho riflettuto molto. Credo che la soluzione sia comunque nella ricerca. Nonostante la sua lentezza, la ricerca “come si deve” —in cui si dimostrano i risultati, si giustificano le proprie scelte, si è aperti con il resto della comunità— arriverà sicuramente più avanti, e lo farà prima di tutte le pseudoscienze del mondo. Ci sono indubbiamente sperimentazioni meglio organizzate e più ragionevoli di Stamina, che nemmeno vorrebbe sperimentare il proprio metodo. Sperimentazioni che hanno base scientifica e sono state approvate da scienziati, da gente che sa di cosa parla, non da giudici e Iene. Nessuno fa mai notare che “cure compassionevoli” che si fondano su sperimentazioni attualmente in atto basate sulle staminali —ne troviamo anche in Italia— possono essere richieste.
Il problema non lo risolveremo seguendo persone come Vannoni, lo risolveremo investendo sulla ricerca —ma in Italia la ricerca si taglia solo.
Leggendo le notizie in questi giorni avrete notato come, ahimè, il capitolo Stamina non sia ancora chiuso. 15. Il 4 Dicembre il TAR del Lazio ha infatti accolto la richiesta di Vannoni di sospendere il giudizio della commissione ministeriale sul suo metodo: i suoi membri, avendo già preso una posizione precedentemente al giudizio, non sarebbero imparziali; si chiede inoltre l’opinione di esponenti internazionali. Si riapre quindi la questione, e personalmente non ho parole. Le proprie competenze non possono permettere ad uno scienziato la sua opinione scientifica? Nessuno scienziato è rimasto sorpreso dal risultato dell’esame della commissione ministeriale sul metodo Stamina, e non poteva essere altrimenti, visti i presupposti. Tutte le critiche arrivate da fior fior di scienziati internazionali non contavano niente?
15. L’attuale ministro della salute Lorenzin ci assicura che sarà nominata una nuova commissione al più presto. Dal canto suo, Vannoni l’anno prossimo, porterà il suo metodo negli US, dove Camillo Ricordi si è offerto di testarlo in laboratorio per cancellare ogni dubbio e mettere, forse, la parola fine a questa storia tristemente “all’italiana”.
Viene da chiedersi quali siano le cause di tutto ciò. Forse la disinformazione. Più probabilmente, la mancanza di buon senso. Chiudo citando Elena Cattaneo, senatrice a vita, in una lettera al Premier Letta e al Presidente Napolitano.

“Con queste leggi, il Paese non solo umilia la scienza e la cultura, ma umilia i nostri figli, suggerendo loro che il loro impegno e i loro studi a questo Paese non servono. Queste “non scelte” politiche lasciano frastornati i colleghi all’estero, abituati a lavorare con scienziati italiani internazionalmente stimati e competitivi. Ci chiedono: ma come è possibile che versi in condizioni così pietose il Paese dove lavorano Luigi Naldini, che a Milano ha messo a punto un’avanzatissima terapia genica che utilizza alcuni virus modificati, o Michele De Luca che con il suo Centro di Medicina Rigenerativa a Modena, insieme al San Raffaele, ha sviluppato trattamenti straordinari con staminali per due condizioni di malattia, oppure Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato che alla soglia della pensione ha sbaragliato la ferrea competizione dello European Research Council e che tutto il mondo ci invidia per la spettacolare scoperta dei neuroni specchio (usando scimmie) e che ora punta a capire l’autismo. Potrei andare avanti a lungo. Forse non tutti si rendono conto di quanto arido sia il nostro deserto.”

“Gli stranieri che ci offrono opportunità lontano da qui si chiedono perché continuiamo a restare. E si prendono i nostri giovani. Ma noi, meno giovani, continuiamo a sentire il dovere di restare e lottare, anche in nome di una Costituzione che prevede il diritto di fare ricerca. Avendo conosciuto, anche sulla mia pelle, lo sfacelo di leggi antiscientifiche, mi chiedo come l’Italia riesca ancora a dare alla luce a scoperte e scienziati così unici al mondo. Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, non so dirvi per quanto resisteremo. Bisogna far qualcosa.
“Il Paese muore.”

Jason Fontana



(Notizie inviate da Ilaria Volpi) 

venerdì 13 dicembre 2013

Ecologia sociale - Spilamberto che vorrei (2).... di Caterina Regazzi


Spilamberto - Vecchietti che puliscono le strade

Devo iniziare dicendo che  conosco poco la situazione delle problematiche sociali nel nostro paese, posso solo dire quali sono le mie impressioni e sensazioni. 


Credo che la situazione economica di recessione si stia facendo sentire anche qui. Dopo un boom economico di qualche decennio fa che fu la molla per determinare un notevole flusso migratorio sia dal sud Italia, prima, che da paesi fuori dalla CEE, poi, ora ci troviamo in un momento di stallo. L'edilizia credo sia ferma, l'agricoltura continua ancora (si deve pur mangiare), certo che certe produzioni legate soprattutto all'allevamento intensivo, se non trovano sbocchi all'estero, fanno fatica a reggere. Molti lavoratori di questo settore (zootecnia), subiscono la chiusura degli allevamenti e devono trovare un nuovo impiego. A volte si dice che gli stranieri sono una ricchezza per il nostro paese. So di non sembrare "politicamente corretta" nell'affermazione che farò, ma secondo me non è corretto che un'economia si debba basare sulla manodopera straniera; se si vuole continuare a mangiare il prosciutto (ma anche la carne, il latte, i pomodori, ecc.) bisognerebbe che chi lo mangia fosse disposto a lavorare per produrlo e non dover dipendere per lo svolgimento delle mansioni più umili, faticose, sporche, da personale che, per la disperazione e la mancanza di competenze più "elevate" si assoggetta a questo ed altro.... fino a quando il lavoro c'è. 

Perché comunque, essendo il costo del lavoro sproporzionato, chi, in questo settore  deve ricorrere a personale dipendente, vede ridursi i margini di guadagno, fino ad arrivare, a volte, al collasso. Il guadagno, quindi, infine, anche in termini sociali, è molto relativo.Magari c'è o c'è stato nell'immediato, ma a lungo termine questo sistema, implode su sè stesso, con la necessità che subentra, di assistenza a tutti questi disoccupati di ritorno o sottoccupati, italiani e stranieri. Il malcontento serpeggia tra i locali: gli stranieri avendo redditi bassi, sono i primi nelle graduatorie per l'assegnazione di case popolari, ricevono sgravi e sussidi di vario tipo (esenzione dalle tasse scolastiche, dai ticket sanitari, ecc.) con un costo notevole per la collettività. 

Ma si sa, dobbiamo essere solidali con chi sta peggio di noi. Solo, secondo me, bisogna essere lungimiranti e tenere presenti queste dinamiche, a lungo termine. Certo, il Comune, in questa situazione, può fare poco. I flussi migratori sono quelli che sono ed il Comune si ritrova con un carico di bisogni da soddisfare.

Ci sono poi i settori degli anziani, dei disagiati, di chi comunque ha una qualche necessità di assistenza. Mi pare che qui a Spilamberto operino delle associazioni molto valide, come l'Auser e la Banca del Tempo. Credo e spero che a livello comunale ci sia un buon rapporto di collaborazione con loro, di ascolto delle necessità, che non possono essere misconosciute. Anche i servizi sociali del Comune (?) spero siano adeguatamente "attrezzati" in personale e materiale. Con l'aumentare dell'età media della popolazione che secondo me non è accompagnata da un altrettanto elevato stato di benessere fisico, mentale e spirituale (si, anche questo!), le necessità di assistenza, non basate solo sul volontariato e sulla disponibilità del buon vicinato, sicuramente aumentano e necessitano di avere risposte. 

Non conosco se ci sono programmi volti al coinvolgimento degli anziani in lavori socialmente utili, ma credo, da quel che vedo, proprio di si (pedibus, manutenzione del verde pubblico, piantumazione di aiuole, sfalcio dei prati, accompagnamento delle persone impossibilitare a muoversi a fare visite, ecc. ecc.).Secondo me potrebbe essere ancor più valorizzato questo patrimonio di cultura e conoscenze organizzando anche piccoli gruppi di cucina, cucito, lavoro a maglia, piccolo artigianato, piccolo giardinaggio - ad esempio trovarsi in primavera a fare dei semenzai - , testimonianze e racconti sul passato... ma forse almeno in parte, queste cose vengono già fatte, Potrebbero diventare delle prassi consolidate e permanenti. 

Per esempio, il Comune potrebbe trovare un luogo, possibilmente nel centro storico, da affidare ad una di queste associazioni, dove andare senza particolari appuntamenti, a prendere un thè, mangiare una fetta di torta, farsi aiutare in un lavoro a maglia o nella riparazione di una lampada, imparare a fare la sfoglia o il pane, o altro. 

Come avevo già accennato precedentemente, siccome spesso si nota in giro per il paese un incremento dell'abbandono di rifiuti, quali lattine, bottigliette, cartacce, etc. etc. sarebbe anche utile organizzare un servizio di sorveglianza e promozione di educazione civica, magari sempre a cura degli anziani più sensibili su questi temi, che durante le ore "critiche", di apertura e chiusura scuole e nelle ore pomeridiane in cui i giardinetti si riempiono di persone, si facciano carico di indirizzare  le persone verso un corretto uso dei luoghi pubblici e verso un approfondimento di coscienza ambientale. 

Forse queste associazioni potrebbero accogliere, con il sostegno dei servizi sociali del comune o del SEERT, anche persone con problemi di disagio di vario tipo, previa valutazione di personale sanitario competente. Ma forse tali programmi già sono in essere (a questo proposito forse sono io che sono poco attenta o forse l'informazione potrebbe essere migliorata).




Caterina Regazzi

Cittadina spilambertese