Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 6 settembre 2017

Trentino - Gli orfani dell'orsa Kj2 sono sopravvissuti?


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Buongiorno Paolo, a proposito dei cuccioli dell'orsa di Kj2 (uccisa in Trentino dalla Provincia), ieri  ho preso coraggio e sono andata a Trento (ci ho abitato per tre anni fino a fine Agosto ma sono appena tornata in provincia di Modena) con altre due persone, e sono riuscita ad avere senza appuntamento un incontro con due funzionari della Provincia, il segretario del presidente e il segretario dell'assessore all'ambiente. 

Mi hanno detto che i cuccioli di Kj2 stanno bene e sono seguiti e monitorati e che il progetto Life Ursus andrà avanti, e che per Kj2 non c'era altra soluzione che l'eliminazione fisica. Forse pensavano che fossi così ingenua da farmi abbindolare dalla favola dei cuccioli accuditi da una squadra di persone amorevoli 24 ore su 24 (ho chiesto di documentarlo, e li ho visti in imbarazzo), e all'inizio erano abbastanza aggressivi e non mi lasciavano parlare, ma quando ho preso la parola e ho detto la mia, hanno capito di avere di fronte una persona competente in materia e li ho zittiti. Io ho fatto la mia parte, come sempre, se ognuno facesse la propria le cose cambierebbero e il mondo diventerebbe un posto più vivibile per tutti.... 

 Grazie di cuore Paolo, anche il tuo contributo a risvegliare altre coscienze su vari temi è encomiabile.


Teodolinda Guerra

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Nota aggiunta: 

Trento. Che fine hanno fatto i cuccioli dell'orsa “giustiziata”? - Scrive Silvia Premoli: “La  Lega Antivivisezionista ha sporto denuncia querela e fa richiesta di costituirsi parte civile nell’instaurando procedimento penale nei confronti della Provincia di Trento per l’uccisione dell’orsa KJ2 mettendo i suoi cuccioli nella situazione di non poter sopravvivere...” (Fonte: Il Giornaletto di Saul del 5 settembre 2017) 

martedì 5 settembre 2017

Pordenone - Casi di tifo al raduno europeo "Rainbow Family"


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Informazioni importanti per chi è stato al raduno europeo "Rainbow Family" di Pordenone

Un uomo trasferito in gravi condizioni in ospedale in elicottero era ammalato di tifo (salmonella tifoide). Non c'erano casi da 35 anni in Italia,  per quel che ne so, ci sono tre persone ricoverate con questa diagnosi. A volte non succede niente di grave, ma a volte l'infezione dura anche più di un mese ed è molto debilitante, con possibilità di danni permanenti. I sintomi sono febbre e diarrea principalmente, a volte i primi giorni stitichezza. E' molto contagiosa, ma solo a partire dalla comparsa dei sintomi. 

L'incubazione dura di solito da una a tre settimane, ma anche di più. Il contagio avviene attraverso le feci e le urine. Misure adeguate sono lavarsi le mani con sapone sempre dopo, e cura affinché feci e urine non finiscano nelle acque o nel terreno vicino a dove si vive. 

Quindi shitpit lontani e profondi, oppure veri composttoilet. E non pisciare in giro. I microorganismi possono restare vivi nelle acque e nella terra fino a sei mesi. Le persone possono restare contagiose anche dopo la guarigione, a volte senza trattamento farmacologico anche per un paio di anni. 

Raccomandato in caso di sintomi gravi fin dall'inizio trattamento con antibiotici, soprattutto se interessa bambini piccoli. Gli antibiotici devono essere quelli adatti e dato che in India, da dove probabilmente arriva in questo caso, ci sono ceppi antibioticoresistenti conviene dire di contattare gli ospedali di Pordenone, Biella o Pistoia che già si stanno confrontando con il problema.

La terapia è efficace e accorcia di molto il decorso se iniziata subito. Raccomandato per chi ha dei sintomi anche non gravi di verificare con analisi se ha salmonella tifoide per evitare di contagiare altre persone. Specifico che non prendo antibiotici da parecchi decenni, ma in questo caso se mi dovessi ammalare ci farei un bel pensiero. Specifico anche che non è il caso di allarmarsi, ma di essere informati sì, in modo da sapere a cosa fare attenzione e che precauzioni prendere.

Peace and love.

Giulietta Blu


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Articoli di cronaca collegati: 

L’hippy aveva il tifo, allarme contagio per il raduno arcobaleno  Gliaccertamenti a Udine, da dove è scattata la denuncia secondo prassi legislativa. Problemi anche con i pidocchi... - Continua:

 http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2017/08/24/news/l-hippy-aveva-il-tifo-allarme-contagio-per-il-raduno-arcobaleno-1.15768606?refresh_ce


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Tragedia al raduno europeo della Rainbow Family (famiglie arcobaleno), organizzazione internazionale nata all'insegna della non violenza e dell'egualitarismo, che si sta svolgendo, da alcune settimane, a Tramonti di Sopra (Pordenone)... - Continua: http://sport.ilgazzettino.it/pay/primopiano_pay/tragedia_al_raduno_europeo_della_rainbow_family_famiglie_arcobaleno_organizzazione-2605688.html




domenica 3 settembre 2017

Cosa ne sarà della religione cattolica?

Credere in una religione o vivere zen...?
Lo scontento nella Chiesa è palpabile. Gli integralisti tentano di negare l’evidenza, ma il vaso di Pandora è stato aperto e stanno uscendo tutte le storture di un potere temporale che ha abusato per duemila anni di un’ispirazione divina.  Anche nella cattolica Italia del nord, un ex sacerdote ha fondato un centro di spiritualità che fa capo ad un movimento religioso americano, pur rimanendo nell’ambito della cristianità; è una chiesa che accoglie e non esclude, vissuta nella libertà di parola e di azione individuale, ma nel costante rispetto dell’insegnamento del Vangelo.
Questa frammentazione delle correnti religiose all’interno del cristianesimo è in continuo aumento e, mentre un tempo non si conosceva nulla di ciò che avveniva a qualche decina di chilometri di distanza, ora in pochi secondi siamo catapultati all’altro capo del mondo e sappiamo quello che sta succedendo là. Queste notizie corrono e la gente è disorientata. Facciamo ancora fatica a non guardare chi è diversamente religioso senza diffidenza, siamo troppo impastati nei nostri dogmi e nelle certezze che ci hanno imposto, ma in questi ultimi tempi stiamo andando alla deriva e subentra una sensazione di fallimento, di tempo sprecato tra precetti e intercessioni.
Il Papa, lui solo, sta conducendo una crociata pacifica proprio all’interno del suo stesso credo, lasciando lo spazio di redenzione per chi si sente coinvolto, contando sul buon senso e la Fede nell’Unico Dio che ci protegge, neri, rossi, gialli, bianchi.
Ma proprio nel vocabolo “D-i-o” si giocano le sorti del mondo, senza riflettere sul fatto che è una parola e che altri la leggono e la traducono in modo diverso, senza pensare che Dio è anche l’Universo conosciuto, è ovvio che pregare per l’Universo sia proprio come pregare Dio stesso. Credere questo o quello, non accettare un rito, ma un altro, ripetere certe parole e non altre, mi ricorda che se vivessimo tutti un po’ “Zen” forse potremmo capirci di più.
Impossibile spiegare a parole  cosa sia lo Zen, che non è una filosofia od un credo ma una semplice intuizione spirituale profonda; un pioniere nei cammini orientali fu Alan Watts (1915-1973), in un suo scritto spiega che vivere zen è vivere nel rispetto di quello che siamo: attori consapevoli. “Nell’Universo c’è una sola grande energia, per la quale, in verità, non c’è un nome, ma che tuttavia è stata definita con molti nomi, come Dio, Brahman, Tao, ecc… (…) la parola ‘Dio’ è abusata, urlata, tarlata e quando sentiamo ripetere nelle preghiere ‘Dio Padre Onnipotente…’, una sorta di sbadiglio sale inarrestabile dall’intimo (...)”. C’è un grande bisogno di cambiamento, ma un cambiamento vero! Quando si fa pulizia si deve spostare tutto, buono e cattivo, e fare una scelta, “separare la zizzania dal grano”!

Cosa rimane nella Chiesa del nostro vecchio cattolicesimo?

Se anche non rimanesse nulla, proviamo a pensare che tutto nell’Universo è luce e ombra e noi stessi un po’ vivi e un po’ morti. Ma la morte non è altro che energia e che è in continua trasformazione.
Ogni sonno è una piccola morte, ogni tramonto è un giorno che muore. Forse il nostro cattolicesimo sta raggiungendo un limite della fase ON/OFF.
Viviamo costantemente nell’illusione di essere e distruggiamo il potenziale della nostra vita per avere qualcosa che non farà parte di noi nell’evoluzione dell’Universo.
Capire che siamo parte di quell’unico, universale respiro aiuterebbe questa società malata ad essere più comprensiva, compassionevole e tollerante.
Se si penetra il pensiero universale, ci si rende conto di vivere in una commedia.
Ettore Petrolini disse: “Una tragedia da ridere questo nostro soffrire: si nasce per vivere e si vive per morire!”

Quale altra certezza ci offre la vita?

Vale la pena allora di rivedere i nostri stili di vita, ridimensionare le pretese e condividere le opportunità.
Non c’è arma migliore, contro l’oscurità delle persone, che essere disarmati e sorridere.
Imparare a “vivere Zen” non è facile, ma si può cominciare; per esempio si può partire dal chiacchiericcio interno, dal continuo pensiero, dalla creazione di immagini sbagliate, simboli dettati dalle paure, da visualizzazioni distorte, dai giudizi.
Fare spazio alla realtà del momento, ai movimenti del vivere quotidiano, alla preghiera costante e continua che sale dal cuore, alla gratitudine.
Lo “za-Zen” è la meditazione seduta contemplativa, è fare spazio al nulla; è la pulizia della mente suggerita da San Giovanni della Croce che, qualche secolo fa, proponeva di svuotare prima la mente da tutta la zavorra, per far posto a Dio.I cammini stanno cominciando a dare spazio proprio a questa filosofia; il cammino è importante finché è cammino, non conta la meta. E’ nel cammino che si cambia, la meta è solo la conclusione di “quel” cammino, poi, subito dopo, ne inizia un altro.
Saper guardare oltre i cinque sensi è un’altra meta da raggiungere per “Vivere Zen”.
Lao-zi, un saggio taoista,  diceva che “i 5 colori accecano l’occhio, i 5 toni assordano l’orecchio e i 5 sapori ottundono il palato”, se ci limitiamo a guardare sempre i 5 colori e a sentire i 5 toni, saremo sempre ciechi e sordi, perché l’Universo va ben al di là di questi sensi e “sentire e vedere” le sfumature aprirà la mente e ridarà pace alla nostra vita, lasciando spazio al cambiamento e al variare delle stagioni, senza opporre resistenza, senza farci rodere dal giudizio, dall’invidia e dall’egoismo.
La vera liberazione e la vera Fede sono nel sentirsi parte attiva dell’Universo, svolgendo il proprio compito ed allo stesso tempo sapendo che non "ci appartiene". Ogni tassello del mosaico prenderà il posto assegnato, e così sia.
Franca Oberti
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sabato 2 settembre 2017

Allucinazione poetica, tornando verso casa - "Apriti Cielo"


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...come un faro luminoso posto al riparo dal vento... lo svolgersi e il riavvolgersi delle cose evolute le une nelle altre, così gira la ruota della parola unita insostituibile del linguaggio

una lunga striscia d'asfalto tra due muraglie di vegetazione, in fondo il mare azzurro e bianco

cantar viaggiando sulla via della terra battente

stev na vicchie sopra nu mond stetiv zitt ca mo vi l arcond

teresi teresa voglio stare assieme a te sul sofi’ sul sofa’ con lo zigoro zigoro
za’

chi bell stell, chi bella lun chi bell stell, chest je’ a nott di chi ruba donn

lungo la via sacra prostitute con coloratissimi succinti e lucenti abiti ballano
cercando in tal modo di attrarre gli eventuali fruitori delle loro grazie



viaggio al termine della notte
limite celestiale dell infinito

donne in vendita sui tufi
come sedili davanti al dispiacere

storie di pietra
sulle vie della puglia

sono arrivato a cisternino al festival dei sensi
seminari incontri riflessioni meditazioni e artisti
sul tema della terra

terre battute
il corpo ruota
nella mistica della danza
teatro dell anima

corpo = energia
140 modi di abbracciarsi
...seduti ...raggiungibili

proporzione divina
l umore e il torpore

leggo l uva puttanella e contadini del sud di rocco scotellaro trovato
ieri sera durante il sogno su una bancarella per le vie di lecce carte
napoletane salentine, ogni seme una storia:
cocacola zerozero
terra tour
ventanni di notte della taranta
apriti cielo

che dici ferdinando?

un po stralunato come al solito

goditi tutto alla grande!

goditi il sole la luna le stelle tutte
una ad una, una dietro l altra
come caramelle scartocciate accartocciate
nell immensità d un cielo
sempre più blu

venti di taranta
mute terre mute

calabrisella bella sono arrivato a lecce per le notti delle tarante fra pupi e
sante luce notturna e abbagliante,amore e profondità,
nell essere in trasparenza solo e unico amore

buongiorno amore notti e jurnu t ajo pe la menti, stamane ho ripreso il
largo e attraversato il deserto di lucania e risalita la fiumara per il pollino
al confine delle calabre sono arrivato ad alessandria del carretto dove stasera
inizia radicazioni, solo che la macchina si surriscalda e si accende la spia
della acqua chissa se ce la fa!

metto radici dove ce musica

mi sono appena svegliato nel bosco gli uccelli cantano passa un trattore
lasciato il cortometraggio penso al tuo silenzio come un tacito assenso

e io a cercar la bicicletta ecco il mio silenzio

almeno ti sei divertita a cercarla nel silenzio dei viaggiatori solitari
inconsueti su rotte percorse e non percorse, anime a volte stanche spesso anche
perplesse ma pur sempre vivide e creative. questo e’ il nuovo amore!

parlo di un nuovo modo di essere un linguaggio altro da attivare parlo
di poesia improvvisazione ispirazione creazione che libera da moduli banali
prestabiliti

abitare senza abitudine

terra senza un cielo
senza orizzonte
senza

i paesi in lucania si allontanano man mano che ci avviciniamo

prima della notte mi avvio con i pastori erranti della lucania in un mare di
nebbia spazi abbandonati riserve dei sogni collettivi nei confini

imbianchini di bellezza
intorno a noi e dentro di noi
i luoghi ci parlano come
teatri della memoria

scherzando scherzando ho fatto pure radicazioni sul pollino e la luna e i
calanchi ad aliano anche per la macchina una bella botta di vita nella sua
vecchiaia sbuffante nel radiatore soddisfatta appagata e contenta in tutte le
sue parti meccaniche

rosso calitrano blu alianico

Calitri nell infrarosso per sporcare
Aliano nel blu ultravioletto per pulire

ti aspetto seduto su un muretto...

seduto su un muretto aspetto la luna che sorge dietro ai calanchi mangiando una
focaccia olio e origano al festival della paesologia

in cerca della verita fino ad ora ho trovato solo retorica

anche divertirsi e’ diventato faticoso la notte e’ appena iniziata nella
scoscesa e sghemba piazzetta sole panevino cantano le assurd poi altro
concerto fino alle 5 quando si scenderà nei calanchi per l ultimo spettacolo: l
alba

molti dubbi nessuna certezza
se non la bellezza effimera
morbida e fugace

rusci mieri e sguari vari
gente in festa
tra suoni e frastuoni
mago fracasso e gigi l’altro

AQUAZ
ZURRA

Peroni per noi dal 1846

nella leggerezza trasformazione dello spazio da verticale in orizzontale

mi risveglio dall'abisso dei sogni e affondo i piedi in terre battute sollevando
polvere e solitudine per mare e per amore l universo di colore di danze e di
suoni, lungo la mia strada, di quella cultura di tradizione antica: prismatica
polposa, complessa e succosa

Terre battute dai venti infuriati
dai monti Sereno incanto
splendente di sole di bianco
Dense sfumate nuvole di piombo
Grigio verde ed intenso blu
Colpo d'occhio rotondo (csi)

l’invisibile realtà del Continuo Infinito Presente accende la luce della propria
Anima e illumina la Vita attorno a sé.

L’ignoranza è l’oscurità e questa oscurità persiste finché non brilla la luce.

E’ solo con la luce della luna che l’uomo può vedere la luna.

Accendo la Luce della mia Anima percorrendo rotte migratorie come un pastore
errante all alba in un villaggio deserto e’ questa la mia esperienza con il
mondo sul mondo seguendo le terre battute di sentieri già tracciati dall
ovvietà e dalla necessita di essere cio’ che già si e’

infatti è nell’esperienza di ogni essere vivente che la coscienza è fissata nel
presente.

Il passato è nella memoria ed il futuro nell’immaginazione.

Il senso di presenza è costante nell’immediatezza del momento vissuto.

terra battuta viaggio etnico, di una etnia immaginaria che e’ quella italiana di
adesso dove si mischiano la musica balcanica e i tamburi africani,le melodie
arabe e quelle popolari, le distorsioni e i canti religiosi, storie di fughe e
di ritorni e di divagazioni tra l adriatico e i paesi disabitati del sud italia

Le Luci della Centrale Elettrica – per il proprio ultimo album,
intitolato Terra, ha scelto come immagine di copertina Seven Magic Mountain, un
opera di land art
dell’artista svizzero Ugo Rondinone, sorgono nel deserto del Nevada, sono enormi
e fosforescenti e sono solo pietre accatastate l’una sull’altra. Fanno capire
come gli esseri umani riescono a rendere spettacolare anche un deserto e
contemporaneamente sono una metafora della nostra terra, lo splendido deserto
italiano visto con gli occhi di chi cerca di sbarcarci.”

NON LO SAPRA’ NESSUNO.
Che abbiamo vissuto,
che abbiamo toccato le strade
coi piedi che andavano allegri,
non lo sapra’ nessuno.
Che abbiamo guardato il mare
dai finestrini dei treni,
che abbiamo respirato
l’aria che si posa
sulle sedie dei bar,
non lo sapra’ nessuno.
Siamo stati
sulla terrazza della vita .
(nino pedretti)

"Apriti Cielo"


Ferdinando Renzetti

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giovedì 31 agosto 2017

In memoria di Nanni Svampa, il gufo... - di Gianni Donaudi



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Nanni Svampa aveva fondato, attorno alla metà degli anni '60 (insieme a Lino Patruno e ad altri 2 amici), il gruppo cabarettistico de "I GUFI". Ma non di un cabarettismo  fine a se stesso. Nei testi recitati si inseriva sempre  un'allusione politica e sociale, contro l'imperialismo $.U.A., contro i gruppi di potere che allora dominavano la nostra penisola, e qualche satira alla burocrazia vaticana (e non tanto alla religione in sé).

La metropoli meneghina aveva in quel periodo un grosso fermento in fatto di canzone d' autore, come lo aveva avuto Genova con la sua  Scuola  qualche anno prima( DE ANDRé, PAOLI, BINDI, TENCO e LAUZI, ben prima di FOSSATI) .

Basti ricordare STRELLHER, DARIO FO, ENZO JANNACI, GIORGIO GABER e altri.

La differenza con Genova stava forse nel fatto che se, nel capoluogo ligure i cantautori esprimevano disagi amorosi, sociali ed esistenziali in genere, ma pur senza arrivare al " politico" , con i milanesi si arriva a quello, anche se Svampa resterà sempre il " meno politicizzato" pur con le sue preferenze per il P.S.I. , dove si candiderà verso la fine degli anni ' 80( gli anni di quella  Milano che sembrava aver superato lo stesso " b o o m " economico di 20 anni prima, quando persino L' Espresso e Repubblica accantonando le tradizionali  critiche al partito di BETTINO CRAXI, sembravano "possibilisti" circa la giunta comunale di PAOLO PILLITTERI (cognato del Capo del Governo), che "amministrava bene").

NANNI SVAMPA restò attaccato al suo mondo di birbanti, di mascalzoni, di ladruncoli, di piccoli " protettori" , che nel bel mondo meneghino non-contavano,  e mise in opera un ' operazione già compiuta da DE ANDRE' a Genova con le " città vecchie" , le " vie del campo" , etc. traducendo diversi testi del lenguedociano GEORGES BRASSENS( cosa che con meno successo tenterà di fare anche GIPO FARASSINO a Torino ), dove i protagonisti sono appunto le categorie piu' sopra indicate . Ma Brassens/Svampa non risparmiano neppure la gente- bene, i puritani benpensanti piccoli, medi e alto-borghesi o nobili imborghesiti e, nel caso di Nanni neppure di quella Milano-bene che si dice " progressista" e che gioca a fare la " rivoluzionaria" . 

NANNI SVAMPA era, per sua stessa ammissione, vivacemente anticlericale (come può esserlo un socialista, un libertario, prima ancora che un "marxista"), eppure  molti suoi testi facevano trasparire, almeno da un punto di vista "filosofico" un profondo senso cristiano, e  umano, senza per questo arrivare all'autocommiserazione e ai piagnisdei vittimistici di un FRANCO TRINCALE .

Sarà per i testi in milanese, ma NANNI SVAMPA sembrava avere anche un senso " localistico" della cultura ( come d' altronde lo aveva avuto FARASSINO in Piemonte, già quando era ancora iscritto al P.C.I. ) , ed è forse per questo che le traduzioni meneghine di Brassens piacevano anche a RADIO PADANIA , che ne trasmetteva spesso le canzoni (come, nonostante lo schieramento RP, trasmetteva  spesso le canzoni "padane" di GABER, IANNACI, MINA, MILVA e... persino le canzoni delle Mondine vercellesi, cantate da ANNA IDENTICI)

Ricordo che acquistai i 2 " l o n g    p l a y " di SVAMPA in una liquidazione a 1000 £. ciascuno. Altri tempi.

Ciao NANNI, tirrem inanz e chi non ci ama...car vaghe a dar via 'e ciapp!

Gianni Donaudi

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mercoledì 30 agosto 2017

Monterubbiano (Fm): “Il Poema del Melograno” di Giarmando Dimarti - Recensione



“Il Poema del Melograno”
di Giarmando Dimarti
traduzione di Nesrine Besbes

Regia e Interpretazione di
Vincenzo Di Bonaventura

voce in lingua araba
Yacine Boufra

Fondazione DiversoInverso, Monterubbiano (FM)
Domenica 27 agosto 2017



       Il vento s’è impigliato all’orizzonte, scriverebbe Dimarti pennellando l’atmosfera di questa sospesa sera d’agosto. Cielo profondo sopra gli alberi, quiete stelle lontane, giardino antico di terrazze e gradini impervi che si fa arabo negli aromi di cous cous e di tè speziato servito con gesto d’arabesco, e nella voce calda del giovane Yacine in severa galabeya che in arabo legge le poesie di Giarmando. Tornerà fra poco alla sua Itaca nel deserto, alla famiglia, lui arrivato dal mare come tanti. Poi sarà di nuovo qui, Yacine (mi chiamo anche Ahmed, come quasi tutti gli arabi), a questo “scrigno dell’amore, dell’accoglienza, della cultura” - così Di Bonaventura definisce il luogo nato dalla passione di Stefania e di Euro - e da qui riprenderà il non facile viaggio della sua vita.

       Il Poema del Melograno, inedita meraviglia che nel marzo dedicato alla Poesia sfoglieremo con a fronte l’araba traduzione di Nesrine Besbes, è il frutto carnoso di agguerrita dolcezza maturato nel poeta dalla “attentività testimoniale” (Di Bonaventura) per l’universo di colore, di danza e di suono - suoni stupiti fragranti - di quella cultura antica: prismatica e polposa, complessa e succosa come il melograno che ne è simbolo “carico di sole ed essenze”.

       Granada e Palermo ne sono i confini: lo apre la “melograna di Spagna”, che ha il frutto del paradiso musulmano nel nome e nello stemma, moresca città di sapienza e cultura non piegata alla feroce Reconquista cristiana, spezzata infine da oscurantismo e violenza di sovrani cattolicissimi; lo chiude Palermo, scrigno medievale di poeti arabo-siculi, in fuga come Ibn Hamdis col suo diwan di versi d’amore per la patria perduta, di struggimento per un nostos mai realizzato (Sono stato cacciato da un paradiso, come posso io darne notizia?).

       Al Melograno il poeta rivolge domande, curioso del riposto segreto di quelle danze d’Oriente che custodiscono sontuose messi e frutti sonori; il Melograno risponde al poeta, e lo fa dando voce agli Strumenti - squittire rapido di uccelli, sapori di nettare e di mirra - poi ai Ritmi - percorso lungo del Nilo, arcobaleni accovacciati, beduino ritmo raccolto  -  poi alla Danza -alcove odorose di cinnamono, fervore accecante del giorno, i sette colori dei sette veli di Salomè, chiarezza di luce danzante per l’Antipa, e l’ingombrante testa del Battista…

      “Avevo dimenticato la nostra musica, i nostri ritmi, la nostra danza” scrive a Giarmando la traduttrice Nesrine, e il poema di Dimarti è questo, nel nostro tempo miope e feroce: è folgorazione che scopre “l’anima despiritualizzata dell’uomo” (Di B.) perché “ristare ammarati è la più atroce sconfitta” e “solo dalla speranza rigermina un alabastro di salvezza”. Nella grande idea di recupero dell’uomo che pervade la poesia di Dimarti - commenta l’attore - sentiamo l’eco di quell’impensabile “…continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo” consegnatoci da Anna Frank.

       Lo sguardo di Giarmando sull’artista scopre cose che l’artista stesso non conosce: così, poco prima, sull’altissima poesia di Dimarti - degna dei più grandi del Novecento - argomentava Di Bonaventura, i cui spettacoli sono ogni volta contenitori inesauribili, lezioni magistrali di letteratura e teatro, di storia e poesia, di lingua e dialetto, di tradizioni popolari e di potente classicità.

       Lezioni che possono di colpo farsi giullarate: come quando si accende, stasera, il ricordo di una cena nella casa marchigiana dell’elettricista nativo di Casablanca, autore del sapiente impianto d’illuminazione nel suo ora dismesso Teatro Aikot da 27 posti in via Fileni (“con le assi e tavole del palcoscenico farò la mia bara”, ride l’attore): la giunonica madre in elegante hijab che cucina il delizioso menu arabo, e la conversazione fitta e cortesissima con lei che ovvio parla arabo e Vincenzo no ma capisce tutto anche i più sofisticati culinari tecnicismi, riprodotta in imperdibile grammelot degno del miglior Dario Fo.

       Noi aficionados lo sappiamo, che quelli di Vincenzo sono sempre due spettacoli, e anche più, in uno…

   Sara Di Giuseppe