Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

venerdì 8 luglio 2011

Eva per il Vignale - Incontro RIVE dal 28 al 31 luglio 2011 - Urge aiuto lavori vari



Ciao carissimi, vi inoltro questa lettera di Daniele del Vignale - se non vi è già arrivata. Comunque, come vedete, c'è urgentemente bisogno di volontari per aiutare a preparare l'incontro estivo, fateci sapere se e quando potete essere disponibili e diffondete la notizia.

Ho parlato anche con Alfredo che è stato al Vignale la settimana scorsa, rendendosi conto anche del fatto che l'allestimento del posto avrà un costo più consistente del previsto. Dobbiamo fare in modo che si iscrivano tante persone! Non vedo l'ora di vedervi tutti e spero che qualcuno di voi possa andare molto presto al Vignale - da quanto mi dice Alfedo deve essere un posto molto suggestivo, e anche i contatti con le istituzioni locali promettono bene. Sarà anche quest'anno un incontro "con i fiocchi", diamoci da fare!

Un grande abbraccio, Eva

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Cari Tutti. Chi scrive e' Daniele a nome della Coop. Il Vignale di Blera (Vt), dove come sapete si svolgera' l'incontro estivo della Rete Italiana Villaggi Ecologici dal 28 al 31 luglio 2011.


Scrivo sotto suggerimento di Alfredo di Bagnaia perche' riteniamo che, per essere pronti in maniera adeguata all'incontro, avremmo bisogno, a partire dal 15 luglio, di più volontari possibili che ci diano una mano e dunque vi chiediamo gentilmente di inoltrare la presente email di richiesta disponibilita' ai vostri contatti.

Infatti per adesso ci sono solo un paio di volontari confermati a partire dal 22-23, che riteniamo essere troppo pochi.

Allo stato attuale siamo a buon punto dal punto di vista progettuale e stiamo gia' lavorando sia sul reperimento dei materiali che servono per realizzare le strutture logistiche e i servizi (cucina, docce, compost toilet etc.) che sulla loro realizzazione.

Ciononostante stiamo andando un po' lentamente per vari motivi tra i quali il fatto che, in vista dell'incontro, abbiamo realizzato un orto (tradizionale biologico) di più di 3000 piante tra pomodori, zucchine, zucche, insalate e cipolle, che sta venendo inaspettatamente super produttivo senza aver dato nulla (ripeto: NULLA!) alle piante e dunque riteniamo il risultato molto prezioso da mantenere in un ottica di parziale autosostentamento durante l'incontro. Il problema e' che un orto del genere necessita di cure ed inoltre per vari motivi non siamo ancora riusciti a realizzare un impianto di irrigazione automatico e stiamo dovendo innaffiare ogni giorno ogni pianta a mano con un tubo, per cui servono circa 10 ore al giorno per innaffiare e gestire tutto l'orto, che sono sottratte ai lavori pratici per assicurare una buona accoglienza a Voi ospiti dell'incontro.

Chi verra' ad aiutarci, oltre all'ingresso gratuito per i 4 giorni dell'incontro, avra' chiaramente assicurato vitto ed alloggio per il periodo di volontariato.

Infine pongo un'altra richiesta: il posto e' molto grande (circa 18 ettari) e quasi tutto seminativo (a parte il fiume ed i boschetti dove andranno le tende) per cui serviranno grandi quantitativi di teli ombreggianti. Noi stiamo per comprarne parecchie centinaia di metri quadrati, ma se qualcuno ne avesse da mettere a disposizione e ce lo comunicasse nei prossimi giorni ci permetterebbe di comprarne meno.

Ringraziamo anticipatamente per il sostegno e ci auguriamo di vedervi presto,

Daniele Sardella
Coop. Il Vignale

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Info:
cir.informa@gmail.com

giovedì 7 luglio 2011

Lettera a Siim Kallas, commissario europeo Trasporti, per bloccare lo stanziamento fondi alla TAV Valsusa


"Filastrocca lenta, amica dei bambini e dela natura"

Di seguito il testo in italiano ed in inglese della lettera da inviare, se ritenete sia il caso, al commissario europeo per i trasporti.

Fate girare e inviate all'indirizzo
CAB-KALLAS-WEB-FEEDBACK@ec.europa.eu

Testo in italiano

Gentile Commissario per i Trasporti europeo Siim Kallas, sono un cittadino italiano e le scrivo per chiederle di bloccare lo stanziamento dei fondi europei per il progetto TAV in Val di Susa.
Come lei stesso ha dichiarato il giorno 1 luglio 2011 "non sono ancora rispettate le tre condizioni fissate per ottenere i fondi europei".
Come avrà sicuramente capito dalle tante manifestazioni, i cittadini della val di Susa e moltissimi italiani non vogliono quest'opera.

Grazie
firma)

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Testo in inglese

Dear European Commissioner for Transport Siim Kallas,
I am an Italian citizen and I am writing you in order to ask you to block the allocation of the European funds for the "TAV"-Project in the Susa Valley.
As you have declared on July 1st, 2011, "the three conditions set for the achievement of European funds have not yet been fulfilled".
The remarkable number of protests shows without any doubt that the inhabitants of the Susa Valley and the majority of the Italian population don't want this construction.

Thank you

mercoledì 6 luglio 2011

Stefano Rodotà e la libertà di espressione in Rete



Il tema della libertà in Rete attraversa il mondo, mobilita ovunque il popolo di Internet e oggi trovera' una sua particolare manifestazione a Roma con una "notte bianca" per protestare contro un provvedimento dell'Autorita' per la garanzia nelle comunicazioni in materia di diritto d'autore.

Provvedimento che potrebbe essere approvato domani. Il punto chiave della delibera riguarda il potere che l'Agicom assumerebbe di oscurare, anche in via cautelare, con un semplice procedimento amministrativo e senza le necessarie garanzie, l'accesso a siti e servizi web per presunte violazioni del diritto d'autore.

Bisogna dire subito che il modello tradizionale del diritto d'autore sta strettissimo alla rete, ne ignora le caratteristiche. Un legislatore consapevole dovrebbe in primo luogo prendere atto di questo dato di realta', partire dalla premessa che la Rete e' un luogo di condivisione del sapere, che il diritto di manifestazione del pensiero ha trovato strade nuove, sì che provvedimenti puramente repressivi legati ai vecchi schemi concretamente possono diventare uno strumento che, con il pretesto della tutela del diritto d'autore, introducono una nuova e inammissibile forma di censura.

Non si nega la necessità di dare tutele alla creazione artistica, di perseguire i comportamenti illegali. Ma non si puo' entrare nel futuro con la testa rivolta al passato. Abbarbicati a un modello di diritto d'autore di cui pure i liberisti contestano ormai l'efficienza, non vogliamo renderci conto che oggi il vero tema e' quello che Lawrence Lessig ha chiamato "il futuro delle idee" nel tempo di Internet, legato alla diffusione delle tecnologie digitali, alla generalizzazione delle pratiche di condivisione del sapere, alle nuove modalita' di creazione rese possibili dalla Rete. E ricordiamo pure che due anni fa il premio Nobel per l'economia e' stato attribuito a Elinor Ostrom proprio per i suoi studi sulla conoscenza come bene comune, e che qualche settimana fa all'Onu e' stato presentato un documento che definisce l'accesso a Internet come un diritto fondamentale d'ogni persona.

Da qui bisogna partire, come fa, ad esempio, il "programme numerique" appena presentato dal Partito socialista francese, che indica come obiettivi l'abrogazione della legge Hadopi (che ha finalita' censorie analoghe a quelle della delibera dell'Agicom), la fine della "guerra alla condivisione" dei contenuti presenti su Internet, l'accettazione dello scambio dei beni culturali al di fuori del mercato, nuove forme di gestione dei diritti degli autori. Si condividano o no questi obiettivi, e le specificazioni che li accompagnano, e' comunque evidente che si impone un cambiamento di registro per affrontare il tema della conoscenza in Rete, partendo proprio dalla premessa che siamo di fronte alla necessita' di inventare nuove forme giuridiche, come gia' sta avvenendo, ad esempio attraverso la possibilita' dell'autore di gestire la propria opera con la tecnica dei "creative commons" (cinque milioni di casi anche in Italia).

L'Agicom deve prendere atto di tutto questo, rinunciando alla frettolosa approvazione di regole censorie e aprendo una vera consultazione in materia. Ma il punto centrale di una vera riflessione collettiva deve essere un altro e partire da un interrogativo molto semplice. Si puo' ammettere che in una materia cruciale per l'assetto delle liberta' e dei diritti, per lo sviluppo complessivo e le dinamiche della societa', le regole vengano da una autorita' indipendente? Questo e' materia di stretta competenza del Parlamento, che non puo' sfuggire ad una responsabilita' davvero di natura costituzionale. Inammissibile, comunque, e' la pretesa di imporre sanzioni con un semplice provvedimento amministrativo quando sono in questione diritti fondamentali, cancellando una competenza propria della magistratura, come prevede la Costituzione e come ha ricordato in Francia il Conseil constitutionnel, dichiarando illegittima una norma che affidava ad una autorita' amministrativa, e non ai giudici, la competenza in materia.

Non possiamo dire che la liberta' in Rete è un bene prezioso, con una scappellata alle primavere arabe, e poi accettare spensieratamente logiche che possono ridurre al silenzio chi si esprime su Internet.

Stefano Rodotà

Titolo originale "La notte bianca di Internet per difendere la libertà"
Fonte. La Repubblica, 5 luglio 2011

martedì 5 luglio 2011

Lettera silvana da Silvano della Val di Susa



Mi chiamo Silvano Xxxxx e sono un cittadino, abitante della Valle di Susa, luogo ormai noto, ahimè, più come sinonimo di Tav che come bel territorio alpino dove fare qualche passeggiata in relax.

Come cittadino, sono preoccupato. Il giorno dopo la manifestazione No Tav di Domenica 3 Luglio in Valle di Susa, sono preoccupato per la libertà degli italiani, costretti a ricevere un'informazione parziale, distorta e schierata. Gli italiani hanno visto in televisione scene di guerriglia con protagonisti due-trecento (forse) attivisti e centinaia di agenti. Gli italiani non hanno visto – o non è stato presentato loro nel modo corretto – il fiume delle decine di migliaia di persone che hanno sfilato pacificamente.E agli italiani non sono state raccontate le ragioni che hanno portato migliaia e migliaia di famiglie sulle strade della Val di Susa per manifestare. Sono preoccupato perché la rappresentazione che media e politici danno della realtà è scollata da quanto succede davvero. Partecipo ad una manifestazione No Tav, poi sento il servizio del TG di turno e non ritrovo nulla di quanto ho visto e sentito. Sono preoccupato perché giornali, tv e politici ripetono il mantra che lega il movimento No Tav a black-block e anarco-insurrezionalisti, ricordando ogni giorno di più i proclami dei nazisti contro i “banditen” partigiani, volti soltanto a spaventare e fare dell'altro un “nemico”, una minaccia. Sono preoccupato perché sul campo, sulla strada, nel corteo ho visto polizia e carabinieri incapaci di isolare i violenti.

Sono preoccupato per la sicurezza di noi cittadini perché ho visto gli agenti attaccare indiscriminatamente. Ho visto una trentina (quindi per la questura erano in 3!) di attivisti cercare di forzare le barriere alla centrale idroelettrica, a fronte di migliaia e migliaia di donne, uomini, bambini che manifestavano tanto rumorosamente quanto pacificamente. E ho visto polizia e carabinieri colpire senza distinzione chiunque, con idranti e lacrimogeni sparati ad alzo zero. Ho visto lacrimogeni lanciati contro il presidio di pronto soccorso, sulle persone a oltre duecento metri dalla “zona calda”, dove c'erano famiglie con bambini. Ho visto la furia di forze dell'ordine in guerra contro i cittadini: decine e decine di lacrimogeni sparati sulla gente. Sono preoccupato perché i miei figli sono ragazzi e si stanno formando, stanno maturando la loro idea di società, di legalità, di Stato. Ieri hanno respirato i gas irritanti dei rappresentanti della legge, loro che stavano ben lontani dagli scontri. Hanno visto la violenza vestita in divisa comportarsi come e peggio dei (pochi) violenti che stavano al di qua delle barricate erette a difesa del cosiddetto cantiere. Hanno sperimentato che non basta essere onesti e pacifici per non rischiare di essere colpiti e fatti oggetto di violenza da coloro che noi cittadini paghiamo per tutelare l'ordine e la legge. Sono preoccupato perché ho visto poliziotti e carabinieri protetti da caschi, scudi, protezioni integrali del corpo, schierati dietro 3 barriere di ferro e cemento, sparare ad alzo zero lacrimogeni sulla gente.

Sono preoccupato perché poliziotti e carabinieri non solo non ne sono stati capaci, ma non si sono minimamente curati di isolare il gruppetto di violenti, sparando invece nel mucchio e innescando una tensione violenta fino a quel momento inesistente. Sono preoccupato perché ho visto nei telegiornali immagini che ritraevano ragazzi tirare oggetti contro gli agenti, ma raccontavano solo il finale della scena: il resto, l'inizio (e io l'ho visto), era invece dato dal lancio folle di lacrimogeni, che poi i ragazzi avrebbero cercato di restituire al mittente. Sono preoccupato perché ho sentito politici di quasi ogni parte politica condannare la violenza dei manifestanti, mentre se ne stavano seduti comodi in qualche poltrona; non sanno niente, non vedono niente, non ci sono mai e tranciano giudizi senza appello. Dovrebbero rappresentare i cittadini e non si accorgono neanche della loro esistenza. Domenica eravamo certamente almeno settantamila a manifestare pacificamente e risolutamente contro un'opera inutile e devastante: su questa folla, neanche una parola. Sono preoccupato perché voi che avete le leve del potere concepite e vi occupate solo della violenza: vi accorgete di un centinaio di violenti a fronte di decine di migliaia di persone pacifiche e rispondete unicamente con la violenza di polizia e carabinieri, incapaci peraltro di gestire un ordine pubblico.

Per voi non esiste altro.

E quando commentate la giornata di domenica, parlate solo degli scontri, non fate riflessioni sul perché, sui contenuti, sulle ragioni delle donne e degli uomini (decine di migliaia!) che portavano la propria persona pacificamente a manifestare. Come si fa a sentirsi rappresentati e tutelati da persone come voi? Sono preoccupato perché ho imparato che le forze di polizia non distinguono e non proteggono: attaccano indiscriminatamente un'intera popolazione: forse per paura, forse per inadeguatezza, forse per qualche altro motivo peggiore... non lo so. Ma di certo li ho sentiti contro, li ho sentiti aggressori, li ho sentiti nemici nei miei confronti: io che non ho mai tirato una pietra o qualsivoglia altro oggetto. Sono preoccupato perché alla fine degli scontri, alla centrale, ho visto poliziotti e carabinieri continuare a sparare decine di lacrimogeni sulla gente in fuga, li ho visti correre dietro i singoli rimasti isolati, li ho visti spaccare i resti delle tende e dei cartelli portati dalla manifestazione. Li ho visti lanciare ogni sorta di oggetto nel fiume, in spregio al territorio e di conseguenza alla gente che lo vive. Sono preoccupato perché ho visto atteggiamenti da esercito invasore, non da tutori dell'ordine.E sono preoccupato perché questi atteggiamenti (che magari – chissà? - sono di singoli esagitati) non vengono mai stigmatizzati e perseguiti dalle gerarchie, tant'è vero che si ripresentano puntualmente.

Questi non possono rappresentare lo Stato, il bene comune ed esserne tutori. Sono preoccupato perché ho visto e sentito persone normali, tranquille, uscire esasperate e incattivite da quelle strade pregne di gas lacrimogeno: donne e uomini sfiduciati, amareggiati, traditi nel loro essere e sentirsi cittadini.Così non si difende il bene pubblico, ma si violenta una società, creando lacerazioni e risentimento. Sono preoccupato perché questa mia voce resterà con ogni probabilità inascoltata; e se fosse la voce di un singolo, sarebbe poca cosa. Ma invece resta inascoltata la voce di decine di migliaia di cittadini onesti, informati e pacifici. Sono preoccupato perché il cantiere Tav si doveva fare solo “con il consenso” delle popolazioni interessate: in una valle di sessantamila abitanti, ieri avete avuto settantamila no.

Cos'altro vi serve? Sono preoccupato perché la scuola dei miei figli subisce tagli, il loro futuro è incerto e vedo avviare delle “grandi opere” da decine di miliardi di euro, con l'unica spiegazione che sono “strategiche”, senza uno straccio di dato ad avvalorare questa tesi. Sono preoccupato perché se il mio stato, l'Italia, è disposto a militarizzare e attaccare un'intera popolazione per il “progresso”, allora abbiamo davanti anni bui, di paura e tensione.Questo non è progresso. E' follia. E' antiStato.

Silvano Xxxxxxx – Villar Focchiardo (TO), 4 Luglio 2011

domenica 3 luglio 2011

Ugozzolo - Parma: Inceneritore rifiuti sigillato



Il primo di luglio diventa una data anniversario, che festeggeremo ogni anno con reverenza.

Il sigillo è calato sull'inceneritore di Parma, noi speriamo che sia talmente pesante da schiacciarlo con forza nella polvere, per non farlo mai più risollevare.

Dal 1 luglio 2011 Parma ritrova il sorriso e la gioia di vedere un futuro meno nero,
perché il mostro di Ugozzolo è momentaneamente messo al tappeto.
Il popolo della salute si ritrova a Ugozzolo al capezzale dell'impianto, alti sventoleranno i vessilli corsari.

Parma si riverserà allo Spip come un tumultuoso coro di voci e di canti.
Conosciamo le mille vite di questi progetti, ma le spinte finora ricevute
hanno finalmente dato segno di avere colto nel segno.

Il pugile avversario è frastornato al centro del ring, noi sentiamo oggi l'energia crescere nei nostri guantoni per dare il gancio finale. L'arbitro finalmente ci ha messo sullo stesso piano e lascia che i colpi arrivino da ogni direzione, senza mettersi in mezzo e cercare di frenare la nostra foga.

E' il momento del ko, anche se il risultato non è scontato.
Ma sentiamo di avere capito le sue mosse, di essere entrati finalmente nella sua guardia, di sentire tremare il suo corpo sotto il nostro slancio.
Abbiamo dalla nostra parte tutto il pubblico e oggi sentiamo forte il grido
di sostegno.
Giochiamo in casa e questo è un grande vantaggio.
Batte forte il cuore di Parma e tra poche ore il luogo simbolo della
sconfitta si trasformerà in una grande festa.

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Cordiali saluti
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Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Via Zaniboni 1 - Parma
Tel 331.116.8850
Skype gestionecorrettarifiuti
www.gestionecorrettarifiuti.it
gestionecorrettarifiuti@gmail.com

sabato 2 luglio 2011

Sandro Pignatti: Appello per la sostenibilità ecologica




Buongiorno.
Mi permetto di richiamare la vostra cortese attenzione sul documento che vi invio. Si tratta di un “appello per la sostenibilità” scritto da Sandro Pignatti, professore emerito di Ecologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, autore della fondamentale Flora d’Italia, in assoluto il più eminente dei botanici italiani, figura di altissima statura scientifica e di indiscusso prestigio internazionale.
Si tratta di un breve scritto che, partendo dalla oggettiva crisi ecosferica globale che sta mettendo alle corde il pianeta sul quale viviamo, sottolinea l’urgenza di pensare una nuova politica per l’Italia sui temi dell’energia e dell’uso del territorio. Il prof. Pignatti mi ha chiesto di far circolare tale testo, sollecitando adesioni, commenti e contributi al suo appello.
Mi permetto di chiedervi di leggere con attenzione le lucidissime e cruciali parole di Sandro Pignatti, di diffondere in ogni forma possibile il suo appello e di farmi eventualmente avere i vostri assai graditi e preziosi commenti e suggerimenti, che io girerò tempestivamente all’autore.
Grazie infinite dell’attenzione e della collaborazione.

Franco Correggia
cell.:339.4676949
tel.: 011.883414
e-mail: fralar@libero.it
skype: francorreg



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Appello per la sostenibilità

di Sandro Pignatti

I tragici eventi delle ultime settimane, in Giappone ed in Libia, ci mettono di fronte in maniera drammatica ad un fatto, già largamente previsto: l’intrinseca fragilità del sistema industriale e commerciale che sostiene l’economia globalizzata. Questo sistema si mantiene in funzione mediante processi di grande complessità, che richiedono strutture sempre più complesse.

Il sistema, reggendosi su un continuo accumulo di ordine, si allontana sempre più dall’equilibrio. Si è sviluppata una tecnologia adatta a produrre e gestire giganteschi flussi energetici con impianti di grandi dimensioni (hard technology): la dinamica intrinseca al sistema porta ad un continuo aumento di complessità, ma condiziona anche la fragilità di questo. Lo sviluppo orientato in senso neg-entropico, è la causa della crisi globale che si rende evidente attraverso disastri, conflitti armati, l’incapacità di eliminare lo squilibrio nord / sud e la fame nel mondo.

A Fukushima una centrale nucleare è in crisi, in Libia si combatte una guerra: sono due aspetti dello stesso problema. Con l’aumento della complessità degli impianti e dei flussi energetici per mantenerli attivi, la vulnerabilità del sistema è aumentata e continuerà ad aumentare. Si arriva alla conclusione che questo modello di sviluppo è insostenibile a lungo termine. La conseguenza più evidente, è il cambio climatico che, mantenendo la dinamica dell’ultimo ventennio, potrebbe innescare in tempi brevi processi irreversibili. Il sistema non può accrescersi in maniera illimitata.

Il pianeta, invece, ha una storia di sistema in stato stazionario. La biosfera esiste in forma comparabile a quella attuale da almeno 100 milioni di anni, durante i quali si è sviluppata in condizioni di sostanziale stabilità, rispetto alla periodicità dei singoli organismi, eventi anche drammatici come orogenesi o glaciazioni sono stati un’occasione per l’evoluzione biologica: anche la biosfera può essere interpretata come sistema complesso che funziona in stato stazionario.

Nel panorama globale, l’Italia è in una posizione difficile: dopo la crescita nel periodo del “miracolo”, c’è stato un lungo ristagno, e ora è iniziato il declino. Il tentativo di avviare un ampio programma nucleare appare velleitario. Si pone dunque il problema se esista una via alternativa, cioè se sia pensabile proporre un modello di sviluppo diverso, basato sulla riduzione dei consumi energetici e produzione di energia con impianti diffusi, in equilibrio con l’ambiente.

Oggi sappiamo che un sistema produttivo basato su energie sostenibili può affrancare il paese dalla dipendenza dal petrolio, concentrando gli sforzi verso il riassetto del territorio:
- messa a norma delle costruzioni e infrastrutture in tutto l’arco ad elevata sismicità, dalla Liguria alla Sicilia ed in alcuni distretti subalpini - in totale quasi 6 milioni di italiani, oggi esposti al rischio sismico
- messa in sicurezza dell’immenso patrimonio artistico e culturale diffuso nel paese
- realizzazione della rete di parchi nazionali ed aree protette, per la salvaguardia della biodiversità, per la stabilità dei bacini idrici e per un uso corretto del territorio.

È possibile passare ad un’economia in condizione stazionaria, che realizzi un tenore di vita adeguato per una popolazione in equilibrio demografico: una meta ambiziosa, che richiede uno sforzo nella ricerca finalizzata.

11 luglio 2011 - Marcia dei pinguini all'AVA di Roma



Lunedì 11 luglio alle ore 18,00 precise, via Cesena 14 Roma, proiezione del filmato LA MARCIA DEI PINGUINI, un documentario diretto da Luc Jacquet della durata di 85 minuti.. Dibattito dopo la proiezione. Ingresso libero e gratuito.

Descrizione: Il pinguino imperatore che vive nelle regioni antartiche deve migrare per diversi mesi in determinate zone per riprodursi e allevare i propri figli. La marcia dei pinguini segue da vicino il viaggio di una colonia e successivamente una coppia di questi che affronta diverse marce affinché il piccolo possa resistere al freddo e alla fame del periodo dopo la sua nascita. Il film mostra le sofferenze dei pinguini durante la loro riproduzione, partendo dalla marcia che dall'oceano li porterà all'interno della regione ghiacciata. Qui si formeranno le coppie che si riprodurranno e aspetteranno la nascita del loro unico figlio. Alcuni piccoli muoiono dal freddo ed il motivo è perché uno dei pinguini ha sbagliato qualche passo della loro danza facendo così cadere l'uovo nel ghiaccio e facendolo congelare... e allora la madre va a rubare il figlio ad un altro pinguino. A questo punto il padre del pinguino coverà il piccolo, mentre la madre tornerà all'oceano per prendere qualcosa da mangiare al piccolo. Di ritorno troverà il pinguino già nato e lo nutrirà mentre il padre dovrà tornare all'oceano per sfamarsi, dopo mesi di digiuno al gelo. Al ritorno troverà la famiglia ad attenderlo, dopodiché tutti i membri si separeranno facendo la loro ultima marcia annuale di ritorno all'oceano. C'è anche chi si è perso o non è riuscito ad accoppiarsi ovvero per la sua lentezza è rimasto indietro. Considerato che la vita dei pinguini è una vita di gruppo, i pinguini restati soli rimarranno congelati.

Associazione Vegetariana Animalista - Roma