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martedì 15 maggio 2012

Alessandro Marescotti contro i crimini di guerra degli "insorti" libici - Appello alla Corte Penale Internazionale

Guerra "umanitaria"....


Sintesi dell’Appello al Procuratore della Corte Penale Internazionale Luis Moreno Ocampo sulla catastrofe umanitaria in Libia

Egregio Procuratore Ocampo,
L’intervento militare in Libia è stato definito “un fulgido esempio di
riuscito intervento umanitario”. Solo la disinformazione che ha imperato
può avvalorare un simile giudizio. In realtà esso ha causato nel paese
un’autentica catastrofe umanitaria.
Non per nulla il 27 ottobre 2011 il Consiglio di Sicurezza Onu deferiva
alla Corte dell’Aia, oltre ai crimini del regime, anche le violazioni
compiute dagli insorti e dalla stessa Nato.
Abbiamo pertanto apprezzato la Sua dichiarazione al Consiglio di Sicurezza
del 2 novembre 2011, dove esprimeva l’intenzione di investigare anche tali
crimini, usufruendo del lavoro di indagine della Commissione d’inchiesta
del Consiglio per i Diritti Umani Onu.
Lo scorso marzo, quella Commissione depositava il suo rapporto, da cui
risultano crimini di estrema gravità commessi da entrambe le parti sul
terreno.
Si conferma che forze governative commisero violazioni comprendenti sia
crimini di guerra che crimini contro l’umanità, fra cui i più gravi dopo
l’intervento Nato del 19 marzo. Non risultano tuttavia né attacchi aerei,
né uso di mercenari, né saccheggi.
Quanto agli insorti, anche ad essi sono attribuite violazioni molto gravi,
comprendenti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, fra cui il
violentissimo attacco a Sirte nell’ottobre 2011, culminato nell’esecuzione
di Gheddafi.
Purtroppo, le violazioni ad opera degli insorti sono continuate in varie
forme fino ad oggi, nonostante la nuova risoluzione del Consiglio di
Sicurezza che nel marzo scorso ha ribadito con rinnovata preoccupazione il
deferimento.
Quanto alle forze Nato, la Commissione ritiene che esse abbiano fatto
molto per evitare le vittime innocenti, ma documenta nondimeno la morte di
almeno 60 civili, di cui 14 bambini. Ci sono buone ragioni per ritenere
tale conteggio in difetto.
Ma la più grave responsabilità del comando Nato non risiede tanto in quei
sia pur gravi episodi, quanto nell’aver indefettibilmente sostenuto,
esorbitando del tutto la Risoluzione 1973, l’azione militare degli
insorti, anche mentre essi commettevano proprio quei crimini che la
Risoluzione stessa mirava ad impedire, ed anche quando le autorità
incaricate della mediazione, in particolare l’Unione Africana, sembravano
sul punto di ottenere importanti risultati.
L’intervento in Libia fu giustificato con l’intento di scongiurare morti,
ingiustizie e distruzioni. Adesso constatiamo che troppe morti,
ingiustizie e distruzioni sono seguite a quell’intervento. Noi la
esortiamo a fare tutto ciò che è in suo potere, con la massima
imparzialità ed equaniminità, perché tutti i responsabili siano perseguiti
e puniti.

Il testo integrale dell’appello su: http://albertocacopardo.blogspot.it

Primi firmatari:
Angelo Baracca, Nino Buttitta, Paolo Cacciari, Tonio Dall’Olio, Nando
Dalla Chiesa, Tonino Drago, Dario Fo, Iacopo Fo, Domenico Gallo, John
Gilbert, Alberto L’Abate, Franco La Cecla, Alfio Mastropaolo, Moni Ovadia,
Antonio Papisca, Pancho Pardi, Alessandro Santoro, Gianroberto Scarcia,
Alex Zanotelli.

Promotori: Alberto Cacopardo, Alessandro Marescotti e l’Associazione PeaceLink.

giovedì 6 ottobre 2011

Libyan Secret documents said to uncover Ustica tragedy, on 1980, and How Qaddafi escaped to Malta unscathed

Uccelli di bosco NATO

Libyan Secret documents said to uncover Ustica tragedy, on 1980, and How Qaddafi escaped to Malta unscathed

According to Italian media reports, confidential documents found in the archives of the Libyan secret service after the fall of Tripoli, which are now in the hands of Human Rights Watch, prove what led to the downing of an Itavia Dc-9 over the Mediterranean island of Ustica on 27 June 1980.

Eighty-one people on board the flight, which had been en route from Bologna to Palermo, died. As has long been suspected, the cache of papers confirms that a missile had hit the plane after it was mistaken for a plane carrying then Libyan leader Muammar Gaddafi.

According to the papers, two French jets first attacked the airplane and then engaged in a duel with a solitary Mig fighter aircraft, carrying the Jamahiriya insignia and thought to be accompanying Col Gaddafi, until they forced it to crash into the mountainous region of La Sila in southern Italy.Colonel Gaddafi, informed in time of the attack, escaped to Malta where he landed in his Tupolev, according to the documents. It would seem, from the secret service papers found, that Gaddafi was informed by the Italian secret service (SISMI) that he was about to be attacked, and had sought refuge in Malta.

The Italian authorities sealed off the area where the Mig crashed and a journalist and a photographer, who tried to get the story at the time, were arrested and kept for hours by the police until they surrendered what they had documented. Later on, the Libyan authorities claimed the Mig pilot had been on a training flight and must have lost his way. His corpse, which had already been buried, was exhumed; an autopsy was carried out and the corpse was later repatriated to Libya.

A few days later, on 7 July 1980, a bomb destroyed the offices of the Libyan Arab Airlines in Freedom Square in Valletta and there was also an arson attempt on the Libyan Cultural Institute in Palace Square at that time.According to a book by French journalist and historian Henri Weill, the bomb and arson attacks were carried out by the French secret service, the SDECE, as was an attack on a Libyan naval vessel in Genoa.

Then, less than a month later, on 2 August 1980, an enormous bomb destroyed most of the Bologna train station and 80 people were killed. Responsibility for that terrorist attack has never been ascertained with any certainty.Just this week an Italian court ordered the government to pay €100 million in civil damages to the relatives of the 81 people killed in the 1980 aircraft disaster, which still remains one of Italy’s most enduring mysteries, at least until the documents discovered this week have been thoroughly studied. The Italian government said that it would appeal the decision of the Palermo civil tribunal, which on Monday held Italy’s transport and defence ministries liable for having failed to guarantee the security of the flight.

Among other previous theories behind the crash are that there was a bomb on board or that the airliner might have been accidentally caught in the crossfire of a military aerial dogfight. Attorney Daniele Osnato, who along with a handful of lawyers represented about 80 relatives of the victims, said justice had finally been done.In addition to determining that the ministries responsible had failed to protect the flight, he said, the tribunal also concluded they were responsible for concealing the truth and destroying evidence.

Another aerial dogfight theory had once been given credence by Judge Rosario Priore, who had originally indicted the generals responsible. Judge Priore had theorised that a missile from a US jet fighter or from another Nato plane accidentally hit the Italian domestic jetliner while trying to shoot down a Libyan plane.French, US and Nato officials have long denied any military activity in the skies that night.

Noel Grima

domenica 26 giugno 2011

Azione Nonviolenta: “Mongolfiere in cielo per impedire l’alzata dei caccia-bombardieri NATO”



Guida pratica all’azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri.

Qui è riproposto il ragionamento, la sperimentazione e la proposta dell’azione diretta nonviolenta che nel 1999 per alcune ore bloccò i decolli dei bombardieri ad Aviano. Sottolineiamo ancora una volta che questa azione è stata l’unica concepita e realizzata in Italia nel periodo della guerra dei Balcani con lo scopo preciso di bloccare realmente con la forza della nonviolenza i decolli dei bombardieri, in una logica non simbolica o testimoniale ma concretamente operativa; l’esperienza condotta dimostra che la nonviolenza può fronteggiare efficacemente, e – se condotta da un numero adeguato di persone adeguatamente preparate – può mettere in scacco la più forte macchina bellica del mondo.

E’ un troppo grande dolore per noi non essere riusciti a persuadere di questo piu’ che poche persone; fossimo stati capaci di spostare il movimento pacifista sulle posizioni della nonviolenza, e si fosse stati capaci di passare all’azione diretta nonviolenta a livello di massa, molte vite umane sarebbero state salvate]

Quattro regole di condotta obbligatorie per partecipare all’azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace

I. A un’iniziativa nonviolenta possono partecipare solo le persone che accettano incondizionatamente di attenersi alle regole della nonviolenza.
II. Tutti i partecipanti devono saper comunicare parlando con chiarezza, con tranquillita’, con rispetto per tutti, e senza mai offendere nessuno.
III. Tutti i partecipanti devono conoscere perfettamente senso e fini di questa azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace”, vale a dire:
a) fare un’azione nonviolenta concreta:
- per impedire il decollo dei bombardieri;
- opporsi alla guerra, alle stragi, alle deportazioni, alle devastazioni, al razzismo;
- chiedere il rispetto della legalita’ costituzionale e del diritto internazionale che proibiscono questa guerra;
b) le conseguenze cui ogni singolo partecipante puo’ andare incontro (possibilita’ di fermo e di arresto), conseguenze che vanno accettate pacificamente e onestamente, ed alle quali nessuno deve cercare di sottrarsi.
IV. Tutti devono rispettare i seguenti principi della nonviolenza:
- non fare del male a nessuno (se una sola persona dice o fa delle stupidaggini, o una sola persona si fa male, la nostra azione diretta nonviolenta e’ irrimediabilmente e totalmente fallita, e deve essere immediatamente sospesa);
- spiegare a tutti (amici, autorita’, interlocutori, interpositori, eventuali oppositori) cosa si intende fare, e che l’azione diretta nonviolenta non e’ rivolta contro qualcuno, ma contro la violenza (in questo caso lo scopo e’ fermare la guerra, cercar di impedire che avvengano altre stragi ed atrocita’);
- dire sempre e solo la verita’;
- fare solo le cose decise prima insieme con il metodo del consenso ed annunciate pubblicamente (cioe’ a tutti note e da tutti condivise); nessuno deve prendere iniziative personali di nessun genere; la nonviolenza richiede lealta’ e disciplina;
- assumersi la responsabilita’ delle proprie azioni e quindi subire anche le conseguenze che ne derivano;
- mantenere una condotta nonviolenta anche di fronte all’eventuale violenza altrui.
Chi non accetta queste regole non puo’ partecipare all’azione diretta nonviolenta, poiche’ sarebbe di pericolo per se’, per gli altri e per la riuscita dell’iniziativa che e’ rigorosamente nonviolenta.

Possibili conseguenze penali per chi promuove e per chi partecipa all’azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace”
- Chi promuove, propaganda, sostiene ed invita a realizzare l’azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace” puo’ essere incriminato per Istigazione a delinquere, reato previsto e punito dall’art. 414 del Codice Penale.
La pena prevista e’ da uno a cinque anni di reclusione; l’arresto e’ facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo’ essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita’ e’ d’ufficio.
- Chi esegue o tenta di eseguire l’azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace” puo’ essere incriminato per Attentato alla sicurezza dei trasporti, reato previsto e punito dall’art. 432 del Codice Penale.
Anche per questa fattispecie di reato la pena prevista e’ da uno a cinque anni di reclusione; l’arresto e’ facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo’ essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita’ e’ d’ufficio.

Peppe Sini
Nonviolenza in cammino del 26 giugno 2011