Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
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lunedì 30 gennaio 2012

Lino Balza ed i messaggi riassunti su: no centrali, no tav, pace, medicina democratica, etc.

Terra come bene comune


Riassumo i punti che ritengo più salienti del dibattito su: liste hyperlink, no centrali, pace, medicina democratica, ecc.

Dopo Vincenzo Miliucci, l’avevo avviato io: "L'operazione è il preludio di un'offensiva più massiccia contro il movimento popolare: sfondare in Val Susa sulla questione grandi opere vuol dire per lo stato mettere a segno un obbiettivo strategico ed un precedente che varrà per tutte le altre forme di opposizione sociale nelle lotte ecopacifiste. Ciò sta avvenendo nel vuoto politico senza incontrare resistenza, quella resistenza che i movimenti dis-organizzati non hanno saputo o voluto contrapporre -non convocando gli Stati Generali dei beni comuni come proposti, chiudendosi nel proprio particolare: esempio acqua- buttando all'aria l'occasione storica conquistata con i referendum. Una sconfitta epocale".

D’accordo Marinella, Michelangiolo Bolognini, Tiziana Volta, Katia Lumachi, Mario, Mena Moretta, Cesare Manachino, Dante Bedini, Leo Bolliger ecc. Articolati gli interventi di Danilo D’Antonio, Isidoro Malandra, Luca Benedini, Antonio Molli, Antonio Caracciolo, ecc.

Più esplicito di me, Marco Giustini: "Non aver unificato il Movimento per l'acqua (non semplicemente con un atto di solidarietà esterna) con il Movimento NOTAV, nei tempi e con i modi proposti, ha generato l'isolamento politico del Movimento NOTAV e di quello per l'acqua. L'attacco a quello NOTAV avviene ora per via giudiziaria, mentre per quello per l'acqua è bastato semplicemente non applicare il risultato referendario. Così la vittoria clamorosa del referendum è stata semplicemente buttata nel cesso per l'incapacità di analisi strategica di alcuni".

Sullo stesso tono, Isidoro Malandra: "La settorializzazione degli interessi (acqua, nucleare, grandi opere, rifiuti ecc) doveva servire ad esercitare una critica forte nei confronti dei singoli modelli imperanti e contribuire allo studio e all'elaborazione di proposte che, messe insieme, avrebbero dovuto configurare un progetto di cambiamento in grado di parlare alla maggioranza della popolazione, al di là non dell'ideologia ma aldilà degli schieramenti dati. Invece essa ha favorito l'emersione di una elìte (io li definisco "professionisti del movimento", letali quanto i burocrati di partito), capace di indirizzare la massa consistente di nuovi soggetti disposti a mobilitarsi e per questo motivo autolegittimantesi".

E Lorenzo Dellacorte: "(Concorre) l'infiltrazione nei movimenti ai posti di dirigenza di soggetti che quanto meno contengono le lotte per mantenere le loro misere posizioni di leaderschip e di "vantaggio"che sarebbero messe in discussione nella convergenza verso movimenti più vasti".

Siamo ancora in tempo a convocare gli Stati generali del governo dei beni comuni? L’interrogativo divide fra ottimisti, dubbiosi e pessimisti.Ottimisti come Leo Bolliger: "Chiamatelo come volete ma è assolutamente necessario un coordinamento nazionale, una rete che emerga e faccia emergere globalmente le nostre tesi, le nostre azioni, i nostri progetti, le nostre realizzazioni concrete di lotta ma anche e soprattutto costruttive nelle amministrazioni e nella società"

O come Frankoze: "Facciamo ancora in tempo, a formare un coordinamento nazionale che riunisca le tre A, Acqua, Aria, Ambiente, noi siamo cittadini di serie A è un dovere tentare insieme una resistenza, contro uno stato sordo alle richieste del popolo".

O come Ernesto Celestini: "Esistono centinaia di associazioni che parlano a nome di mille/duemila persone che nemmeno si conoscono tra loro e non sanno nemmeno come la pensano gli altri iscritti .... in questo modo la gente sa di aver dato la propria partecipazione e si sente impegnata ma ... è solo illusione. In questo vuoto politico tanto sintomatico, in un paese che corre con il pilota automatico, se non si riesce a spiegare che l'unico modo per tornare alla democrazia è quello che propone, da tanto tempo, Lino Balza ... allora siamo complici anche noi".

Ci sono i dubbiosi, con tendenza all’ottimismo, come Mauro Coltorti: "E' chiaro che senza una svolta netta e decisa verso una lotta su tutti i fronti dei Beni Comuni siamo perdenti. Non so neppure se siamo ancora in tempo a fare qualcosa. E' inutile lottare per il rimborso del 7 o del 15%. Il modo di recuperarli quei soldi li trovano comunque. E' un falso obiettivo, magari è d'effetto per i cittadini ma devia l'attenzione da tutto il resto… Gli inviti per fare l'Assemblea dei Beni Comuni dovrebbero partire da una delle associazioni che si occupano di Beni Comuni e dato che questo forum si occupa di acqua, il bene comune per eccellenza insieme all'aria, al mare ed alla terra, il mio invito, e mi sembra anche quello di altri partecipanti al forum, è che sia il Forum dell'Acqua ad attivarsi in tal senso. Innanzi tutto c'è bisogno che ad attivarsi sia un Forum forte ed autorevole. Il Forum è riuscito a coagulare le attività di centinaia di gruppi che lavorano su tutto il territorio nazionale. Inoltre il referendum ha dato forza ed autorevolezza al Forum.

Chi altri? Ci sono infine i pessimisti che non sperano che di essere smentiti, come Lino Balza che pensa che i buoi sono già scappati dalla stalla, o come Marco Giustini: "Il Movimento per l'acqua aveva tutte le carte in mano per attivare un processo di unificazione dei movimenti. Aveva l'indubbia autorevolezza datagli dalla vittoria referendaria ed in più anche i soldi, derivanti dai rimborsi referendari, per creare una organizzazione autonoma. Peccato aver perso questa occasione unica".

In disaccordo Lucio Beloni: "Io fino ad oggi, considero il percorso di tutto il Forum più vincente che perdente. Ci sono partite tutte da giocare come quella dell'Obbedienza Civile".

Messaggio di pace e salute di Lino Balza
Via Dante 86 15121 Alessandria Tel. 3470182679 - 013143650 linobalzamedicinadem@libero.it

venerdì 9 settembre 2011

Lino Balza, il Forum dei Movimenti in Rete e la Rete delle Reti



Da Medicina Democratica, 9 settembre 2011
Non stiamo con le mani in mano: aggiornamento


Sintetico aggiornamento dello stato dell'arte.
I consensi e i contributi continuano a pervenire da molti (compresi nell'elenco sottostante) e ancora una volta si dimostra che tanti sono i canali in Rete ma che purtroppo non esiste uno spazio condivisibile da tutti i movimenti. Opportunamente si sta costruendo 0) un Forum che possa essere funzionale ad aggregare almeno per un confronto in Rete. Appena pronto, sarà reso noto il link, così tentando di iscrivere in un unico spazio persone e movimenti separati nei vari canali delle mailing list e personali, blog. Sarebbe così disponibile in più uno strumento per sottoporre a dibattito collettivo, prima dell'incontro costituente, due mozioni preliminari che vengono proposte: 1) il documento sulla organizzazione, 2) il manifesto di intenti.
Sarebbero così utilizzabili materiali in via di redazione o già ora disponibili, come ad esempio a) quelli redatti sotto il titolo di energia quale bene comune legato alla vita, quelli che avrebbero titolo di definirsi "grandi opere" nazionali come b) un piano di difesa del suolo e di regolazione del corso dei fiumi o c) come un piano di bonifica dei tetti in amianto e sostituzione con pannelli fotovoltaici, d) un documento di economia alternativa integrato con i dati delle ricadute occupazionali, e) un documento per il protagonismo della società civile, democrazia diretta ecc. f) una bozza di programma per un incontro nazionale (3 giorni), g) una conferenza nazionale sul modello toscano di sviluppo, h) documenti sull'emergenza della distruzione del paesaggio, i) lo stesso appello degli indignati, l) altre proposte e tanti intenti.

Come si vede, sono necessari molti altri contributi a cominciare dai punti 1) e 2). ,

From: medicinademocraticalinobalza@hotmail.com
Sent: Tuesday, September 06, 2011 9:25 AM
Subject: Fw: noi non stiamo con le mani in mano


Stiamo attenti quando parliamo di gambe, come si sta discutendo in Rete, perché l’animale in realtà è un millepiedi. D’accordo che alcune gambe sono indicate come più robuste (Forum acqua pubblica, NoTav Valsusa) ma guai a ignorare che il movimento è fatto di mille vertenze grandi e piccole in ogni angolo della penisola. Pensiamo infatti a quanti comitati si occupano di energia e rifiuti. O al Forum elettrosmog che da solo fa 1.070 iscritti. E ai No Dal Molin e ai mille altri esempi. Certo, la spinta a muovere il gigantesco animale, a organizzare cioè gli “Stati generali del governo dei beni comuni”, potrebbe, anzi dovrebbe partire dalle gambe più muscolose, ma guai a farle camminare da sole azzoppando il millepiedi. Però questa spinta all’organizzazione finalmente stabile dei movimenti non è avvenuta all’indomani del referendum. E ne hanno subito approfittato. Perciò ci siamo chiesti: dobbiamo autorganizzarci? Sì, è stata forte la risposta in Rete. Alla quale si è affiancata la proposta di mettere in moto le gambe più robuste. (*1*)
Dunque in qualche maniera arriveremo a definire data e luogo di convocazione dell’assise degli Stati generali (con questo o altro nome). Però, attenzione, non possiamo andarci come alla solita conferenza nazionale dove tutti parlano e si ritorna a casa senza aver costruito una organizzazione stabile e strutturata sulla base di un programma condiviso: il “Manifesto dei beni comuni”. Non stiamo con le mani in mano, da subito cominciamo a costruire la piattaforma, il Manifesto, lo si mette in Rete, e lo si discute tutti assieme, affinchè l’assemblea degli Stati generali ne faccia la sintesi finale. Per farlo, abbiamo gli uomini e le donne del sapere e dell’azione, praticamente ci siamo conosciuti tutti di persona: l’elenco (*2*) è più lungo assai della mia memoria e resterà, per quanto doverosamente implementato, come la punta di un iceberg. Ad essi ci appelliamo. Chi inizia a scrivere, chi comincia l’opera ambiziosa?
Lino Balza

(*1*) Il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica sarà in assemblea nazionale il 1° ottobre. E’ annunciata una proposta Notav Valsusa alla Marcia Perugia Assisi, del 24 settembre. Delegati sindacali di Fiom e sindacati di base, intellettuali e militanti del movimento Notav, per l’acqua, studentesco ecc.: assemblea 1° ottobre.
(*2*) Ugo Mattei, Alberto Lucarelli, Michele Boato, Marco Giustini, Antonio Valassina, Alberto Asor Rosa, Giulio Marcon, Marco Bersani, Fulvio Aurora, Piero Bevilacqua, Luigi Mara, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Gabriele Polo, Luigi Meconi, Luca Martinelli, Alberto Perino, Fabrizio Bertini, Emilio Molinari, Alfiero Grandi, Corrado Oddi, Lele Rizzo, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli, Mao Valpiana, Marco Revelli, Luca Mercalli, Giorgio Nebbia, Gianni Mattioli, Giorgio Ferrari, Paul Connet, Alfonso Navarra, Claudio Giorno, Ernesto Burgio, Rossano Ercolini, Giuseppe Altieri, Mario Agostinelli, Angelo Baracca, Michelangiolo Bolognini, Giulietto Chiesa, Alessandro Mortarino, Paolo Carsetti, Gianpiero Godio, Vincenzo Miliucci, Patrizia Gentilini, Cinzia Pasi, Barbara Rimaudo, Raffaella Costi, Paola Ghini, Katia Lumachi, Anna Ricci, Barbara Martucci, Laura Gola, Giuliana Vallarino, Tiziana Volta, Cristina pavone, Gabriella Grasso, Giuliana Contini, Ida Cappetti, Helen Ampt, Alma Carlevarino, Ivana Nannini, Margherita Ciervo, Luca Benedini, Fausto Angelini, Paolo Fierro, Gino Carpentiero, Massimo Piras, Francesco Facchini, Felice Airoldi, Isidoro Malandra, Giandomenico Zucca, Stefano Pighini, Michele Morini, Luciano Panato, Piero Aimasso, Gianpaolo Bardini, Gaetano Alibrandi, Ernesto Celestini, Tonino Mancino, Alessandro Capuzzo, Paolo D’Arpini, Gianluca Bonazzi, Rino Vaccaro, Raffaele Maggi, Massimo Iaretti, Gianfranco Drogo, Franco Borghi, Enrico Peyretti, Antonello Brunetti, Benito Fiori, Oscar Margaira, Massimo Marino, Stefano Montanari, Piero Lanfranco eccetera.


From: medicinademocraticalinobalza@hotmail.com
Sent: Monday, August 29, 2011 9:10 AM
Subject: Fw: ci autoconvochiamo? emergenza beni comuni


Siamo fermi. Dobbiamo ripartire. Come movimenti, dobbiamo farci un’autocritica se il governo, con la complicità delle opposizioni e dei sindacati, si sta facendo beffe dell’esito referendario tramite la riproposizione tale e quale della messa in gara dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia, eccezione apparente l’acqua), e svendendo il nostro patrimonio collettivo –i beni pubblici sociali (Mattei)- che la sovrana volontà popolare, con 27 milioni di voti, ha invece sancito debba essere governato in termini ecologici, sociali e sostenibili, nell’interesse comune, e non espropriato. Ferme le responsabilità bipartisan di inaudita gravità politica giuridica e costituzionale, che vanno denunciate in tutte le forme di lotta possibili, i movimenti dei beni comuni dovrebbero però interrogarsi sui propri limiti che hanno favorito in pochi mesi il tentativo di svuotamento dell’esito epocale dei referendum. E porvi rimedio. Tramite due strumenti: organizzazione e programma.

Già all’indomani del voto c’è stato chi, fra noi, ha posto l’esigenza di una organizzazione stabile di tutti i movimenti. Sulla base di un “MANIFESTO DEI BENI COMUNI” (Lucarelli). Petrella ne ha perfino coniato la denominazione: “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI” . Però l’organizzazione è sempre stata il tallone d’Achille dei movimenti. Non è che ne siamo incapaci. Anzi. A novembre, ad esempio, abbiamo organizzato, improvvisando via internet, una vivacissima giornata contro il nucleare in un centinaio di località italiane, auto convocazione che ha posto le basi per la mobilitazione referendaria. Oppure pensiamo alla trionfale organizzazione del popolo dell’acqua: strutturata a livello nazionale e articolata localmente. E all’eroica resistenza dei No Tav, e non solo in Valsusa, e ai No Dal Molin e ai tantissimi altri esempi consolidati negli anni.
Esiste infatti un immenso ma disperso patrimonio di “democrazia partecipata” composto da mille vertenze sul territorio che si stanno scontrando con i poteri economico e politico, un patrimonio di movimenti ambientalisti, civici, non violenti, pacifisti, che però non hanno spiccato il salto di qualità. Sono sì innervati in una serie di formidabili reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, sanità ecc.) tutte, di fatto, convergenti su un comune alternativo modello di sviluppo e di politica che, di fatto, è un vero e proprio programma nazionale, però sono da sempre senza una esplicita piattaforma comune, senza la spina dorsale di un coordinamento, senza mezzi di comunicazione unitari, con interne difficoltà e resistenze al collegamento e all’unità, dunque sempre sull’orlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. Si è finalmente espressa con i referendum. Poi si è di nuovo fermata. Eppure, dopo il referendum, nessuno, nessun partito o sindacato, se non il movimento dei movimenti sarebbe in grado credibilmente di opporre alla “manovra” di macelleria sociale (M. Bersani) una contromanovra di alternativa economica e democratica: tasse sui patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere e Tav, sviluppo della green economy, energie rinnovabili, riciclo rifiuti, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, lotta al precariato, sostegno alle pensioni più basse, recupero del fiscal drag, reddito di cittadinanza, diritto alla salute ecc. (Sbilanciamoci).Dunque è dimostrato che a livelli settoriale e locale esiste, enorme, una potenzialità auto organizzativa pari a quella propositiva , però che ci sono dentro i movimenti prudenze esagerate, paure, anche resistenze culturali a capire la valenza strategica di darsi una organizzazione stabile a livello nazionale, addirittura resistenze miopi impastate di autosufficienza e separatezza, oltre alle ostilità ideologiche. Si è perfino stentato ad ammettere che ciascun quesito referendario sarebbe stato perdente se scollegato dagli altri.L’affermazione a giugno dei referendum ha illuso molti di noi che fosse finalmente giunto il momento di costruire una organizzazione nazionale stabile, sapendo che nessun partito è in grado di rappresentare le istanze del movimento o solo di contrastare i prevedibili stravolgimenti post referendari. “Usciamo subito da Roma,” fu proposto “ facciamo della Valsusa la sede ufficiale dei comitati dei beni comuni, per un modello alternativo di sviluppo e democrazia”. A qualche mese di distanza, lo spirito di quell’appello rimane valido. Restano valide le affermazioni fatte: “Con lo straordinario avvenimento politico del referendum ha trionfato un nuovo modello di fare politica… la fine di un ciclo politico e culturale… è nato un nuovo laboratorio politico… il conflitto, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività politiche fuori e oltre il sistema dei partiti”. Resta dunque valida l’opportunità allora avvertita di impegnarci per un” MANIFESTO DEI BENI COMUNI”. Resta valido l’obbiettivo che gli “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI”, o come altrimenti si vuole chiamarli, “siano il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni”. Ebbene, convochiamo questi Stati generali, autoconvochiamoci! Di lì, in piena autonomia, tenteremo di costruire una “ALLEANZA PER I BENI COMUNI” (Giustini) cercando di coalizzare in un patto forze sociali, sindacali e politiche, centri sociali, circoli culturali, associazioni civiche, studentesche, reti, imprese sociali ecc. (Viale) . Autoconvochiamoci. Chi è d’accordo alzi la mano (via internet). Ci siamo già riusciti, ripeteremo il miracolo.Abbiamo i programmi alternativi e gli uomini e le donne, ci manca l’organizzazione. Con l’organizzazione poniamo le basi per la creazione dal basso di una nuova classe dirigente che faccia fuori l’insopportabile occupazione del potere a tutti i livelli amministrativi e statali. Non siamo velleitari: proponiamoci solo di porre le basi. Nessuno vorrebbe abolire i partiti. Rivoltarli come un calzino, sì. Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella nazionale. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale (la “manovra”) della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti. Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Organizziamoci, senza fonderci, conservando la propria specificità. Ma organizziamoci.

Lino Balza Medicina democratica Movimento di lotta per la salute Articolo su Il Manifesto del 25 agosto http://www.ilmanifesto.it/io-manifesto/lettere-e-filosofia/anno/2011/mese/08/articolo/5232/

Messaggio di pace e salute inviato a ______ destinatari da
Lino Balza Via Dante 86 15100 Alessandria
Tel. 3470182679 - 013143650 linobalzamedicinadem@libero.it

venerdì 26 agosto 2011

AUTOCONVOCHIAMO GLI “STATI GENERALI DEI BENI COMUNI” E PROPONIAMO IL “MANIFESTO” AD UNA AMPIA “ALLEANZA” FRA LE FORZE SOCIALI


Pensare globalmente.. agire localmente!

Siamo fermi. Dobbiamo ripartire. Come movimenti, dobbiamo farci un’autocritica se il governo, con la complicità delle opposizioni e dei sindacati, si sta facendo beffe dell’esito referendario tramite la riproposizione tale e quale della messa in gara dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia, eccezione apparente l’acqua), e svendendo il nostro patrimonio collettivo –i beni pubblici sociali (Mattei)- che la sovrana volontà popolare, con 27 milioni di voti, ha invece sancito debba essere governato in termini ecologici, sociali e sostenibili, nell’interesse comune, e non espropriato. Ferme le responsabilità bipartisan di inaudita gravità politica giuridica e costituzionale, che vanno denunciate in tutte le forme di lotta possibili, i movimenti dei beni comuni dovrebbero però interrogarsi sui propri limiti che hanno favorito in pochi mesi il tentativo di svuotamento dell’esito epocale dei referendum. E porvi rimedio. Tramite due strumenti: organizzazione e programma.

Già all’indomani del voto c’è stato chi, fra noi, ha posto l’esigenza di una organizzazione stabile di tutti i movimenti. Sulla base di un “MANIFESTO DEI BENI COMUNI” (Lucarelli). Petrella ne ha perfino coniato la denominazione: “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI” . Però l’organizzazione è sempre stata il tallone d’Achille dei movimenti. Non è che ne siamo incapaci. Anzi. A novembre, ad esempio, abbiamo organizzato, improvvisando via internet, una vivacissima giornata contro il nucleare in un centinaio di località italiane, auto convocazione che ha posto le basi per la mobilitazione referendaria. Oppure pensiamo alla trionfale organizzazione del popolo dell’acqua: strutturata a livello nazionale e articolata localmente. E all’eroica resistenza dei No Tav, e non solo in Valsusa, e ai No Dal Molin e ai tantissimi altri esempi consolidati negli anni.

Esiste infatti un immenso ma disperso patrimonio di “democrazia partecipata” composto da mille vertenze sul territorio che si stanno scontrando con i poteri economico e politico, un patrimonio di movimenti ambientalisti, civici, non violenti, pacifisti, che però non hanno spiccato il salto di qualità. Sono sì innervati in una serie di formidabili reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, sanità ecc.) tutte, di fatto, convergenti su un comune alternativo modello di sviluppo e di politica che, di fatto, è un vero e proprio programma nazionale, però sono da sempre senza una esplicita piattaforma comune, senza la spina dorsale di un coordinamento, senza mezzi di comunicazione unitari, con interne difficoltà e resistenze al collegamento e all’unità, dunque sempre sull’orlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. Si è finalmente espressa con i referendum. Poi si è di nuovo fermata.

Eppure, dopo il referendum, nessuno, nessun partito o sindacato, se non il movimento dei movimenti sarebbe in grado credibilmente di opporre alla “manovra” di macelleria sociale (M. Bersani) una contromanovra di alternativa economica e democratica: tasse sui patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere e Tav, sviluppo della green economy, energie rinnovabili, riciclo rifiuti, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, lotta al precariato, sostegno alle pensioni più basse, recupero del fiscal drag, reddito di cittadinanza, diritto alla salute ecc. (Sbilanciamoci).

Dunque è dimostrato che a livelli settoriale e locale esiste, enorme, una potenzialità auto organizzativa pari a quella propositiva , però che ci sono dentro i movimenti prudenze esagerate, paure, anche resistenze culturali a capire la valenza strategica di darsi una organizzazione stabile a livello nazionale, addirittura resistenze miopi impastate di autosufficienza e separatezza, oltre alle ostilità ideologiche. Si è perfino stentato ad ammettere che ciascun quesito referendario sarebbe stato perdente se scollegato dagli altri.

L’affermazione a giugno dei referendum ha illuso molti di noi che fosse finalmente giunto il momento di costruire una organizzazione nazionale stabile, sapendo che nessun partito è in grado di rappresentare le istanze del movimento o solo di contrastare i prevedibili stravolgimenti post referendari. “Usciamo subito da Roma,” fu proposto “ facciamo della Valsusa la sede ufficiale dei comitati dei beni comuni, per un modello alternativo di sviluppo e democrazia”. A qualche mese di distanza, lo spirito di quell’appello rimane valido. Restano valide le affermazioni fatte: “Con lo straordinario avvenimento politico del referendum ha trionfato un nuovo modello di fare politica… la fine di un ciclo politico e culturale… è nato un nuovo laboratorio politico… il conflitto, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività politiche fuori e oltre il sistema dei partiti”. Resta dunque valida l’opportunità allora avvertita di impegnarci per un” MANIFESTO DEI BENI COMUNI”. Resta valido l’obbiettivo che gli “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI”, o come altrimenti si vuole chiamarli, “siano il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni”. Ebbene, convochiamo questi Stati generali, autoconvochiamoci! Di lì, in piena autonomia, tenteremo di costruire una “ALLEANZA PER I BENI COMUNI” (Giustini) cercando di coalizzare in un patto forze sociali, sindacali e politiche, centri sociali, circoli culturali, associazioni civiche, studentesche, reti, imprese sociali ecc. (Viale) .

Autoconvochiamoci. Chi è d’accordo alzi la mano (via internet). Ci siamo già riusciti, ripeteremo il miracolo.

Abbiamo i programmi alternativi e gli uomini e le donne, ci manca l’organizzazione. Con l’organizzazione poniamo le basi per la creazione dal basso di una nuova classe dirigente che faccia fuori l’insopportabile occupazione del potere a tutti i livelli amministrativi e statali. Non siamo velleitari: proponiamoci solo di porre le basi. Nessuno vorrebbe abolire i partiti. Rivoltarli come un calzino, sì.

Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella nazionale. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale (la “manovra”) della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti. Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Organizziamoci, senza fonderci, conservando la propria specificità. Ma organizziamoci.

Lino Balza Medicina democratica Movimento di lotta per la salute



Messaggio di pace e salute da
Lino Balza Via Dante 86 15100 Alessandria
Tel. 3470182679 - 013143650 linobalzamedicinadem@libero.it

sabato 25 giugno 2011

Lino Balza: "Appello ai comitati per la salute pubblica"



Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella italiana. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Esempio attualissimo: “bene comune” è il territorio, è il territorio della Val di Susa minacciata dal TAV, è qui la resistenza di riferimento a tutte le resistenze italiane. Se perdiamo questo “bene comune” sulla trincea più forte, saremo perdenti ovunque.

Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”, uno per volta ma tutti. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti.

Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Dopo lo straordinario avvenimento politico del referendum, i movimenti non devono fondersi ma conservare la propria specificità. Però, allo stesso tempo, hanno tre esigenze ineludibili: mantenere alta l’iniziativa, costruire un progetto politico ambizioso, essere presenti dove si lotta. Non sediamoci sugli allori ma restiamo al centro della scena, perché tutto è ancora da conquistare . Proprio perchè ha trionfato un nuovo modo di fare politica, ed è nato un nuovo laboratorio politico, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività di politiche fuori e oltre il sistema dei partiti. Perciò dobbiamo impegnarci per un “manifesto dei beni comuni”. Gli “Stati generali del governo dei beni comuni” dovrebbero essere il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni.

Dove convocare gli Stati generali? In Valsusa. Perché? Perché è stato sui territori dove abbiamo costruito la vittoria dei referendum. La Val di Susa è “il territorio” per eccellenza. Da Chiomonte ci hanno lanciato un drammatico appello di aiuto. Dobbiamo uscire da Roma.

Il presidio No Tav della Maddalena rischia di essere spazzato via da una nuova prova di forza tipo Venaus. Le prossime sono settimane decisive. L’esigenza primaria in questo momento è dunque la partecipazione dei movimenti in questo territorio strategico. La FIOM si è già mossa. Se perdiamo qui, sarebbe veramente il fallimento definitivo del “Patto di mutuo soccorso”, se perdiamo qui, diamo un segnale di frammentazione nazionale dei movimenti.
Allora eleggiamo simbolicamente la Val di Susa quale sede nazionale degli Stati generali. Convochiamoli lì.

Il solo annuncio, della Maddalena in Chiomonte quale presidio nazionale della democrazia, del rispetto della volontà delle popolazioni locali e del voto referendario, per un modello di politica e di sviluppo alternativi, il solo annuncio di fare della “Libera Repubblica della Maddalena” la capitale morale d’Italia, oggi, avrebbe un impatto mediatico enorme, avrebbe un effetto dissuasorio formidabile sui falchi politici di destra e di sinistra più di tutte le barricate che si stanno erigendo.

Lino Balza
Medicina democratica- Movimento della lotta per la salute