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martedì 12 giugno 2012

Libia del giorno dopo - Amnesty International si è svegliata... meglio tardi che mai!



La sera del 14 maggio, un gruppo di guardie in abiti militari ha effettuato una ricerca nel blocco 3B nella prigione Ain Zara. Poco dopo, le guardie hanno portato 20 uomini in una cella separata, fra di loro ci sono Abdel Latif Ali Tawil, Abdel Ati Mohamed Mosbah, Mohamed Sherif e Abdel Nasser al-Din Taher. Le guardie li hanno costretti a spogliarsi, tenendosi addosso solo le mutande, e li hanno percossi con bastoni e tubi di gomma. Il pestaggio sarebbe durato fino a circa mezzanotte.

Quando i detenuti perdevano i sensi, le guardie gettavano su di loro acqua per farli rinvenire, così da poter continuare il pestaggio.

Dopo le percosse, le autorità del carcere hanno lasciato i detenuti svestiti, su un pavimento in cemento, senza materassi né coperte, per altri due giorni.

Quando Amnesty International ha visitato la prigione, il 24 maggio, molti dei detenuti portavano ancora segni visibili delle percosse: un detenuto aveva un taglio sulla testa ed un altro aveva ferite sulla schiena. L'amministratore della prigione di Ain Zara ha riconosciuto che c'era stato un incidente e ha condannato la gravità del pestaggio, ma ha detto ad Amnesty International che si era trattato di una reazione dopo aver scoperto droghe e coltelli nelle celle e al comportamento violento dei detenuti nei confronti delle guardie. Il diritto internazionale proibisce assolutamente la tortura.

Risulta che la prigione di Ain Zara e il direttorio di polizia giudiziaria stiano conducendo un'inchiesta interna sulle torture ai detenuti; anche i parenti delle vittime hanno sporto denuncia al pubblico ministero. Il 23 maggio, dirigenti del Consiglio nazionale di transizione libico avevano visitato la prigione di Ain Zara e interrogato alcune vittime. Tuttavia, i detenuti devono ancora essere mandati a visita dai medici forensi, nonostante le ripetute richieste dei loro familiari. Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, almeno una delle guardie che avrebbe partecipato al pestaggio sta ancora lavorando nella prigione di Ain Zara.

Informazioni aggiuntive
Il 26 maggio 2012, le famiglie dei detenuti che sono stati denudati e percossi nella prigione di Ain Zara hanno protestato di fronte al Consiglio nazionale di transizione.

Amnesty International ha ricevuto informazioni relative a torture e altri maltrattamenti di numerosi detenuti in Libia dalla fine del conflitto armato nell'ottobre 2011. Molti degli abusi sono perpetrati da milizie armate. L'organizzazione ha scritto una lettera al ministro della Giustizia e dei diritti umani il 25 maggio, esprimendo le proprie preoccupazioni sulle notizie di torture nella prigione di Ain Zara e chiedendo alle autorità di fare indagini sull'incidente.

Essendo stato parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Libia ha l'obbligo di indagare su tutte le denunce di tortura, portare i responsabili davanti alla giustizia e provvedere ad una giusta riparazione per le vittime.

Amnesty International

(Fonte Peacelink)

lunedì 20 febbraio 2012

Dal 1 marzo al 5 aprile 2012 - Seminario sulla pena capitale con Claudio Giusti

Reperti nel fango - Foto di Gustavo Piccinini


Seminario sulla pena capitale e il sistema giudiziario americano.

Otto lezioni di Claudio Giusti
In collaborazione con il Gruppo di Forlì di Amnesty International alle 20.30 presso il Centro Annalena Tonelli, via Andrelini 59, Forlì 23 febbraio 2012La pena di morte è una forma di tortura?

1 marzo 2012 La pena di morte è un deterrente? 8 marzo 2012 l’American Gulag e il sistema giudiziario americano 15 marzo 2012Arbitrary and capricious: la giustizia americana fuori da telefilm 22 marzo 2012 la pena di morte americana sarà abolita per i motivi sbagliati: innocenti, costo e LWOP 29 marzo 2012 the killing state: dal delitto all’esecuzione in otto storie. Storia della pena di morte americana, il linciaggio, le giurie. 5 aprile 2012 Why we fight: moralità, mezzi e metodologie abolizioniste L’abolizione della pena capitale in Italia e nel diritto internazionale La nuova frontiera: Taiwan, Giappone e Cina Ottava lezione da tenersi in data da stabilire The Ghosts of Jasper County

Una riflessione personale sul movimento abolizionista Dott. Claudio GiustiVia Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel. 0543/401562 340/4872522
e-mail giusticlaudio@alice.it

Membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.