Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 22 novembre 2017

Terre mute - Intervento di Ferdinando Renzetti per la Fierucola delle Eccellenze Bioregionali dell'8 dicembre 2017 a Chiesanuova di Treia


Ciao Paolo questa  che segue era un po' la bozza di quello di cui vorrei parlare o proporre in mostra per l'otto dicembre 2017, alla Fierucola delle Eccellenze Bioregionali, che si tiene a Chiesanuova di Treia

L'immagine può contenere: montagna, cielo, pianta, albero, erba, spazio all'aperto e natura

Terre mute...

....quando viaggio guardo sempre fuori dai finestrini del treno dell autobus o dell automobile le terre che scorrono davanti ai miei occhi. in un certo senso rappresentano l’essenza del mondo che si sgretola e si consuma rinnovandosi continuamente o l’immensa memoria del mondo. nelle terre troviamo la memoria della luce dei minerali dei metalli del calore dell acqua dei microorganismi e tanto altro. 

L'estate scorsa nei miei laboratori di terra cruda in giro per l italia, soprattutto nel sud, ho raccolto parecchie terre che hanno arricchito la mia terrateca. penso a quante storie avrebbero da raccontarci queste terre, di eventi naturali degli uomini che le hanno calpestate della bioenergetica del sottosuolo dell incidenza della luce del clima e tanto altro. per esempio nella bioregione della valle ditria, la terra e’ rossa, secondo alcuni ricercatori e’ una terra proveniente dal deserto del sahara o dall altipiano dell etiopia. ho letto da qualche parte che un tempo l’altipiano era coperto da una enorme foresta poi ci fu una catastrofe ecologica di cui si ignora il motivo e il bosco scomparve, il suolo perse il suo determinismo vegetativo, la vegetazione non riuscì più a ripropagarsi e il terreno disciolto e disgregato fu trasportato dalle acque e dai venti dando vita alle inondazioni del nilo, alla cultura egizia e al delta del nilo. praticamente tutto il delta sarebbe tutta la terra disciolta proveniente dagli altopiani e parte di questa terra trasportata dai venti e’ arrivata anche in puglia. la stessa terra rossa caratterizza la stessa latitudine in sudamerica e la chiamano pukahalpa terra rossa. 

Il fenomeno di erosione e’ avvenuto probabilmente pure in lucania un tempo lucus bosco, il materiale disciolto si e’ depositato nelle valli argillose dando vita ai famosi deserti di lucania e formando i cordoni dunali lungo le coste dello ionio. se si fa una pallina con la terra si capisce subito il peso specifico, quella salentina e piu pesante di altre terre più argillose . 

Naturalmente il ferro contenuto nel terreno svolge un azione diversa a livello di elettromagnetismo e bionergetica del suolo da quelli con minor contenuto di ferro, a tal riguardo la mia ricerca e’ ancora in corso. qui di seguito riporto la classificazione dei suoli e delle terre la terra e’ definita per: tessitura: sabbiosa, limosa, argillosa struttura: zolla, frammento, concrezione peso specifico: i minerali ferrosi possono alzare questo valore porosità; coesione; costipamento; rigonfiamento; plasticità; penetrabilita e infine il colore: un colore nero e’ di solito dovuto alla materia organica. 

Il colore della materia organica tende a coprire gli altri colori un colore rosso corrisponde a una forte ossidazione del ferro un colore giallo un elevato grado di idratazione dell ossido ferrico un colore grigio e’ dei terreni dove il complesso del terreno e’ saturato di ioni di calcio, un colore grigio tendente al biancastro e’ di certi suoli alcalini. in certi suoli palustri il colore grigio indica uno stato di riduzione del ferro tinte azzurraste o verdastri indicano una estrema riduzione del ferro e sono quasi sempre sintomi di mancanza d aria il colore dei suoli molto giovani può essere dato dalla roccia da cui derivano la tessitura influisce molto sul colore cosiccome la materia organica e il contenuto in acqua i terreni scuri si riscaldano di più dei terreni chiari la struttura: più un terreno ha una struttura pronunciata più vi e’ aria circolante e più sarà caldo la conducibilità termica e’ invece influenzata dalla composizione del terreno, e’ più accentuata a nei terreni costituiti da sostanze minerali rispetto a quelli costituiti per lo più da materia organica anche l’esposizione e la copertura vegetale sono importanti per la composizione e il colore al fine di poter descrivere oggettivamente il colore dei suoli esistono in commercio delle scale di colori standard la più conosciuta e’ quella detta Munsell per tanto tempo ho portato con me durante i viaggi uno dei miei libri preferiti, collezione di sabbia di italo calvino, non so perché mi piaceva così tanto a quei tempi poi neanche raccoglievo le terre, leggo dal paragrafo che da il titolo al libro: c e’ una persona che fa collezione di sabbia, viaggia per il mondo e quando arriva a una spiaggia alle rive di un fiume a un deserto raccoglie una manciata d arena e se la porta con se. 

Al ritorno l attendono allineati in lunghi scaffali centinaia di flaconi di vetro entro i quali la sabbia grigia, quella bianchissima quella rossa dispiegano la loro vasta gamma di colori sfumature, rivelano un uniformità da superficie lunare pur attraverso le differenze di granulosità e consistenza…ecco anche questo e’ un diario di viaggi, certo pure diario di sentimenti di stati d animo e di umori anche se non possiamo essere sicuri che davvero esista una corrispondenza tra la sabbia color terra o color sabbia e i sentimenti che esse evocano a vederle imbottigliate ed etichettate. 

Per questo chi le raccoglie non distoglie lo sguardo da quelle sabbie, estrae le miriadi di notizie stipate in un mucchietto di rena. ogni grigio una volta scomposto in granelli chiari e scuri luccicanti e opachi sferici poliedrici piatti non si vede più come grigio o comincia solo allora a farci comprendere il significato di grigio.

Ferdinando Renzetti

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martedì 21 novembre 2017

La propagazione della lingua inglese distrugge la nostra cultura


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Noi Italiani, fedeli ‘sciuscià’ degli Statunitensi, abbiamo subito il lavaggio del cervello, siamo fissati con l’inglese, stiamo massacrando la nostra lingua con assurdi termini inglesi allorché le parole in italiano esistono e sono di grande chiarezza e riteniamo che si possa comunicare con il Mondo solo in questa lingua. Non è vero! Si può comunicare in francese con quasi tutti i Paesi del Mondo, in spagnolo con tutta l’America Latina e aldilà, si può anche comunicare in italiano con molti Paesi tra cui quelli del Bacino Mediterraneo e dell’America Latina. 

L’italiano è anche una lingua molto diffusa in tutta Europa. Me lo lasci dire poiché, per ragioni di lavoro, ho girato l’Europa e il Mondo e ho potuto sperimentare, di persona, le conoscenze linguistiche e l’attitudine dei cittadini verso le diverse lingue. In quest’ambito ritengo di dover mettere in evidenza e sottolineare il fatto che, ovunque, ho sempre incontrato una grande apertura nei confronti dell’italiano. Non credo di esagerare affermando che l’italiano è la lingua più amata del Mondo. Ma, gli Italiani lo ignorano e vanno in giro per l’Europa e per il Mondo utilizzando esclusivamente l’inglese, la qual cosa costituisce un crimine culturale nei confronti della civiltà greco-latina, la nostra civiltà, aggredita dai faccendieri di livello mondiale a causa dei suoi valori incompatibili con il predominio dell’economia e della finanza che sta distruggendo il modello sociale europeo e i diritti fondamentali dei cittadini. 

L’unico punto debole dell’italiano sono gli Italiani che non oserebbero mai iniziare una conversazione con altri cittadini del Mondo in italiano, invece dovrebbero farlo, tenuto conto della grande apertura di livello mondiale nei confronti della nostra bellissima lingua, e passare ad un’altra lingua solo a richiesta dell’interlocutore.

C’è anche da mettere in evidenza l’importanza della qualità della comunicazione che non è assicurata dall’inglese, in particolare, per coloro che dispongono di una “forma mentis” e di un linguaggio strutturato dal diritto romano e dalla civiltà greco-latina. Certo, si può comunicare facilmente in inglese per una conversazione spicciola, da turista, ma quando si passa a questioni di fondo all’espressione del pensiero, alla concezione, alla regolamentazione di tematiche fondamentali d’interesse comune, l’inglese non dispone neanche delle parole corrispondenti e necessarie per esprimere idee, dispositivi e concetti derivanti dalla forma di pensiero conferitaci dalla nostra civiltà. 

Peraltro, noi siamo in Europa e dovremmo preoccuparci, in priorità, di questo nostro contesto istituzionale e culturale, nell’ambito del quale il francese, il tedesco, lo spagnolo e l’italiano sono lingue largamente diffuse e dispongono delle prerogative per assicurare la “qualità” alla nostra “comunicazione”. L’inglese è, in effetti, l’ultima delle grandi lingue di cultura dell’Europa che dovrebbe essere utilizzata per la redazione dei testi regolamentari e legislativi prodotti dalle istituzioni europee perché non dispone dei termini appropriati per permetterne un’agevole trasferimento nei sistemi legislativi degli Stati Membri che si fondano sul diritto romano e sui codici napoleonici, sottoponendo giuristi e amministratori della cosa pubblica ad incredibili compromessi ed arzigogoli.

Anna Maria Campogrande

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Documento storico collegato: 

Giornata Europea delle Lingue
Roma, 26 Settembre 2012
Messaggio di Anna Maria Campogrande
in occasione della celebrazione presso la Biblioteca Rispoli
e presso la Biblioteca Nazionale

Siamo oggi qui riuniti per celebrare la Giornata Europea delle Lingue, un’invenzione tipica dei nostri tempi in cui i poteri dominanti, con consumato cininismo, dichiarano « urbi et orbi » esattamente il contrario di quello che fanno o che intendono fare. Le lingue, infatti, si celebrano proprio perché sono in grave pericolo, minacciate di estinzione dalle strategie di vari attori della globalizzazione che hanno come obiettivo la lingua unica, e dalla disattenzione di molti dirigenti che non sembrano misurarne le conseguenze. Lontano dall’essere un bene, la lingua unica sbocca necessariamente nel pensiero unico, il quale, non può che spazzar via tutte le civiltà della Terra per sottomettere l’intera popolazione ai diktat delle élites dell’economia e della finanza, delle società multinazionali, dei petrolieri e dei fabbricanti d’armi. Siamo, in realtà, nel cuore di un conflitto di nuovo genere, un conflitto che non si avvale di bombe e carri armati perché oggetto del contendere non è il territorio ma la distruzione dell’anima dei popoli, delle diverse identità, della cultura, delle lingue e del pensiero che le anima.

Avvertiamo che non ci lasceremo scoraggiare dalle strategie dei poteri forti, dalla cecità e dalla vigliaccheria della classe politica, dal collaborazionismo dei nostri governanti, dal silenzio stampa. Noi continueremo a batterci per la difesa e la promozione dell’italiano, in sede europea, per la salvaguardia della civiltà greco-latina, della diversità linguistica e cuturale dell’Unione Europea, della nostra « forma mentis », della nostra identità. Nel mondo del pensiero una sconfitta non è mai definitiva perché le idee non muoiono mai ma sempre risorgono, al momento oportuno, più vitali che mai.

Il Manifesto per la difesa e la promozione della ligua italiana che Athena ha elaborato in collaborazione con altre associazioni e con il sindacato europeo « Action et Défense » è stato lanciato nel Maggio scorso a Torino, al margine della Fiera del Libro e diffuso, via posta elettronica, non solo all’insieme delle agenzie e organi di stampa sul territorio italiano ma anche a tutti I membri del Parlamento Europeo, al Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, al Vice-Presidente Antonio Tajani e ai Commissari responsabili della questione linguistica, al Presidente del Consiglio di Ministri dell’Unione Europea Herman van Rompuy, al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti,  e ai Ministri in carica, a numerose associazioni di difesa delle lingue europee alcune delle quali lo hanno pubblicato nei loro bollettini e riviste. Il fatto che, in Italia, se ne sia parlato poco o niente è un fatto inquietante e mostra, a chiare lettere, che gli Italiani vivono in un sistema bloccato. Un sistema in cui non esiste un vero dibattito pubblico, una compagine democratica, un’informazione di massa che accordi, effettivamente, a tutti I cittadini il  diritto alla parola per quel che concerne il funzionamento dello Stato e della «Res publica ».

       La nostra battaglia non può, tuttavia, fermarsi per questo, né limitarsi alla
sola difesa dell’italiano.  Di fronte alla globalizzazione che tutto uniforma e
tutto appiattisce, la sfida nella quale ci troviamo coinvolti è quella di
ancorare l’Europa comunitaria alla  civiltà umanistica, creativa e colta che le
ha dato I natali, rispettare e valorizzare la diversità culturale tra I Paesi
europei e  instaurare un effettivo plurilinguismo dei cittadini e delle istittuzioni,
scelta indissociabile dal processo di integrazione in corso, per un’Europa
durevole.
 
Per L’Europa, il plurilinguismo non è un’opzione, è un dovere, è un obbligo, senza l’ottemperanza del quale il processo di integrazione non si realizzerà: saremo Europei e plurilingui o l’Europa, quella vera, quella della cittadinanza europea, non  si farà.


domenica 19 novembre 2017

Crocesanta - Anche le mucche mangiano... Resoconto sui 55 bovini salvati


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Calano i riflettori sul sequestro di bovini più grande d’Italia e forse, chi inizialmente si era proposto con tanta generosità per farsi carico delle mucche di Crocesanta (FC), facendosi altresì promotore di cospicue raccolte fondi, forse si è dimenticato che gli animali mangiano tutti i giorni.

Sono spariti anche gli esimi politici virtualmente interessati alla questione: mossa mediatica forse utile per i nuovi movimenti nascenti o per chi si è recato sul posto per rispolverarsi un po’ l’immagine

Questo il “prima” e “dopo” (mucca più, mucca meno) di  55 esseri viventi parte dei quali riportati al mondo grazie alle cure dei veterinari che si sono prodigati per le loro condizioni di salute e soprattutto grazie alle donazioni di cibo.



Abbiamo dato la nostra disponibilità per il sostentamento degli animali e, a tutt’oggi, abbiamo inviato tre carichi di fieno per un totale di 4.497,00 euro
Vista l’emergenza, siamo stati nuovamente contattati e ci apprestiamo a donare il quarto carico pari a 20 balloni per 1.100,00 euro già in consegna visto il termine delle scorte.

Oltre 5.500,00 euro di fieno pagati da una piccola realtà come la nostra.

A tal proposito sarebbe utile riuscire a sapere come è stato utilizzato quanto raccolto tramite:  https://buonacausa.org/cause/55mucchedasalvare

Sarebbe altrettanto molto utile per gli animali che tale importo venisse messo prontamente a disposizione per il loro mantenimento e per le migliorie necessarie dato l’approssimarsi dell’inverno

 Presidente Lamento Rumeno Onlus [mailto:presidente@lamentorumeno.org] 


sabato 18 novembre 2017

Raqqa. Terroristi islamici pagati dall'occidente tornano a casa


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Ora lo scrive anche la BBC (finalmente, verrebbe da dire). E a ruota anche le altre principali testate europee. A Raqqa, la ex roccaforte jihadista, migliaia di terroristi hanno lasciato la città su dei normali mezzi, messi gentilmente a disposizione dai curdi sostenuti dagli statunitensi e inglesi. Comodamente seduti su un bus o un camion, migliaia di tagliagole, hanno lasciato la città, portandosi dietro armi (gentilmente offerte dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra) e qualche cintura esplosiva. Si spostano di città in città, portando la guerra dove richiesto. Lavoratori a progetto, verrebbe da dire. Co.co.co. Con partita Iva. Danimarca e Francia, addirittura (ma questo ancora non lo dicono, magari tra qualche anno) continuano a pagare i sussidi ai jihadisti che “lavorano” a progetto in Siria. Una svista, hanno detto. Un salario, diciamo noi. 

E niente, tra le migliaia di terroristi partiti da Raqqa sotto lo sguardo attento di americani e inglesi, anche molti foreign fighters europei. Francesi, soprattutto. Francesi, che ora stanno rientrando in patria, per portare avanti la loro missione. Per portare la guerra a casa nostra. Molti altri, stanno rientrando in Marocco, Libia e Tunisia (la nuova base di partenza degli immigrati). Si mescolano nei campi profughi e, alcuni, tentano di partire per l’Europa. Ma questo, nel nostro piccolo, noi lo dicevamo già 5 anni fa, mentre all'epoca la BBC (e tutti gli altri grandi media occidentali) li definiva partigiani e combattenti per la libertà. Ora, sono costretti a dirlo anche loro. 

Ma nel frattempo ci sono stati Berlino, Nizza, Parigi, London, Bruxelles, Barcellona e molti molti altri piccoli attentati non riportati dai media. Ora, anche la Repubblica e la Stampa lo scrivono. Chiudono i cancelli quando i buoi sono scappati. In migliaia sono già rientrati in Europa, addestrati e pronti al martirio. Sono zombie, morti che camminano. Aspettano il momento giusto per farsi saltare in aria nel cuore delle nostre città. Li abbiamo addestrati ed armati. Pensavamo di poterli controllare e gestire. Pensavamo di usarli per rovesciare Assad e limitare il potere dell’Iran e della Russia in Medio Oriente. 

E invece, fallita la loro missione in Siria, rientrano in Europa. Alcuni saranno “dirottati” in Libano, per iniziare una nuova guerra (per conto dei sauditi, di Israele e degli Stati Uniti). Ma di questo ne parliamo più avanti. Questo la BBC non ve lo dirà. Magari, come in questo caso, lo scriveranno tra qualche anno, dopo aver distrutto un paese, ucciso centinaia di migliaia di persone e creato milioni di profughi.

Massimo Ragnedda

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

giovedì 16 novembre 2017

Wilpf: "Carovana delle donne per il disarmo nucleare dal 20 novembre al 10 dicembre 2017 - Evento di avvio a Livorno il 19 novembre 2017


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Carovana delle donne per il disarmo nucleare dal 20 novembre al 10 dicembre 2017 promossa dalla Wilpf

Evento nazionale di avvio della Carovana: 19 novembre, ore 10, Livorno, piazza della Repubblica.


La Wilpf Italia ha partecipato, come una delle componenti della societa' civile unite in Ican (Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari), Premio Nobel per la Pace 2017, al lungo percorso diplomatico che si e' concluso con la stesura del Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw) adottato il 7 luglio 2017 dall'Onu (122 paesi). Ora il Trattato e' aperto alle firme e ratifiche da parte degli Stati, ed entrera' in vigore alla 51ma ratifica: ha gia' ottenuto 53 firme e tre ratifiche. Gli Stati nucleari e quelli Nato (ad eccezione dell'Olanda) non hanno partecipato alla Conferenza Onu di New York che ha portato al Trattato, e anche l'Italia era assente.


Antefatti: nel nostro paese si e' avviata una Campagna "Bando delle armi nucleari: Italia ripensaci" perche' l'Italia aderisca al Trattato. Il 14 settembre 2017 e' stato inviato alle Istituzioni - Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Capo del Governo - una specifica petizione promossa da Disarmisti Esigenti, Wilpf Italia, Comitato No Guerra No Nato, Pax Christi, Ipri-Ccp, Pressenza, Ldu, Accademia Kronos, Energia felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco Atomico (Campagna Osm-Dpn), PeaceLink, La Fucina per la Nonviolenza di Firenze, Chiesa Valdese di Firenze, Comitato per la pace, la convivenza, la solidarieta' "Danilo Dolci" di Trieste, Mondo senza guerre e senza violenza.


Nella Petizione (https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminuclearine) si chiede al Governo italiano di firmare il Trattato, avviando previamente il necessario processo di denuclearizzazione del territorio italiano che ospita circa 70 bombe nucleari Usa, stoccate nelle basi militari di Ghedi ed Aviano, e che accoglie, nei suoi 11 porti nucleari, sottomarini a propulsione nucleare con bombe nucleari a bordo. E questo in violazione dell'art. 2 del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) firmato dall'Italia nel 1976. La Petizione ora e' aperta alle firme a livello individuale o collettivo. L'orologio dell'apocalisse nucleare segna due minuti e mezzo alla mezzanotte: e' urgente informare, sensibilizzare e mobilitare la gente perche' comprenda che l'impegno su queste tematiche e' di vitale importanza per ottenere la sicurezza dei territori, per tutelare la salute della cittadinanza nonche' per esigere una economia di pace che e' l'unica che puo' garantire la realizzazione dei diritti oggi negati.


Ruolo delle Donne: il Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw) sottolinea l'importanza della partecipazione delle donne per l'implementazione del Trattato stesso e questo anche in ragione del fatto che le donne sono le prime vittime delle radiazioni nucleari. Si aggiunge poi il grande potere trasformativo delle donne quando esse agiscono in nome dei diritti collettivi che si ispirano alla giustizia sociale, alla pace e alla tutela dell'ambiente. La Carovana delle donne per il disarmo nucleare sara' un evento inclusivo aperto alla partecipazione di tutti coloro che vogliono impegnarsi per il pieno rispetto della nostra Costituzione, a partire dall'art. 11 che nell'affermare il ripudio della guerra richiede che l'Italia svolga un ruolo attivo nella promozione di politiche di pace.


Durata della Carovana da lunedi' 20 novembre a domenica 10 dicembre 2017: periodo durante il quale nei diversi territori che aderiscono alla Carovana si svolgeranno autonome iniziative di informazione, sensibilizzazione, mobilitazione attorno alla mozione citata.


Partenza: lunedi' 20 novembre 2017 "Giornata Internazionale dei diritti dell'infanzia": il nostro obiettivo e' quello di evidenziare che vogliamo garantire un futuro alle giovani generazioni perche' possano vivere in un mondo liberato della minaccia nucleare.


Chiusura: domenica 10 dicembre 2017 "Giornata Internazionale dei Diritti Umani": il nostro obiettivo e' quello di evidenziare che il disarmo nucleare e' indispensabile per garantire la sicurezza dell'intera umanita' e che le ingenti spese militari devono essere impegnate per investimenti sociali rivolti a garantire il pieno godimento dei diritti (istruzione, sanita', casa, sicurezza dei territori, tutela dell'ambiente, lavoro). In quella data si chiede che una delegazione della Carovana venga ricevuta dal Presidente della Repubblica, in quanto garante della Costituzione.


Partenza congiunta da vari luoghi: non avendo fondi a disposizione, abbiamo pensato alla partenza congiunta della Carovana da alcuni luoghi simbolici: Ghedi e Aviano (le basi militari dove sono stoccate bombe nucleari Usa), Livorno e Pisa (porto nucleare in sinergia con Camp Darby e Hub militare di Pisa), Trieste (porto nucleare), Napoli (porto nucleare e VI Flotta), alcuni siti della Sicilia e della Sardegna e naturalmente tutte le altre realta' territoriali che vorranno partecipare.


La Carovana si muovera' all'interno del proprio territorio durante il periodo 20 novembre - 10 dicembre, con azioni specifiche di cui sotto diamo alcune indicazioni.



Attivita'

- Conferenza stampa;
- Incontri con: Comandante della base militare, Presidente dell'autorita' portuale, Sindaco e Prefetto e consegna della Petizione, del Trattato di proibizione delle armi nucleari, Studio dell'Onu sugli effetti delle radiazioni nucleari;
- Presidi cittadini e raccolta di firme per la petizione (https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminuclearine);
- Conferenze, presentazioni di libri sulla tematica, proiezioni di filmati, ecc.;
- Incontri con gli studenti sul tema del pericolo nucleare, presentazione del libro di Carlo Cassola, "La rivoluzione disarmista";
- FlashMob;
- Attivita' di arte per la pace con un focus specifico sul disarmo nucleare e la tutela dell'ambiente;
- Partecipazione alla manifestazione di NonUnaDiMeno in occasione del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Materiali
- Striscione con la scritta "Carovana delle donne per il disarmo nucleare. 20 novembre - 10 dicembre 2017";
- Mostra "Esigete il disarmo nucleare" (esiste in due versioni: 13 pannelli grandi in Pvc oppure 13 locandine plastificate);
- Testo della petizione;
- Testo del Trattato di interdizione delle armi nucleari;
- Libro di Carlo Cassola, "La rivoluzione disarmista", in occasione del centenario della nascita.


Per informazioni: Antonia Sani: antonia.baraldi.sani@gmail.com e Giovanna Pagani: gioxblu24@gmail.com



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Articolo connesso: 
https://www.pressenza.com/it/2017/11/carovana-delle-donne-disarmo-nucleare/

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Nota di sostegno:

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo esprime apprezzamento e sostegno all'iniziativa della Carovana delle donne per il disarmo nucleare che da lunedi' 20 novembre a domenica 10 dicembre 2017 attraversera' l'Italia per chiedere che anche il nostro paese ratifichi il Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw) adottato il 7 luglio 2017 dall'Onu.
Ringraziamo le donne della "Lega internazionale delle donne per la pace e la liberta'" (Wilpf), la piu' antica e prestigiosa associazione pacifista internazionale, per aver promosso questa iniziativa.  (Peppe Sini)

mercoledì 15 novembre 2017

L'agricoltura contadina aiuta il pianeta e la società


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Treia - Caterina Regazzi nel suo orticello

Riguardo all'agricoltura contadina in poche parole direi che il giusto sta nel mezzo e che bisogna considerare vari fattori: economici (purtroppo sono quelli che condizionano di più il tutto), ma anche sociali, politici, pratici e anche spirituali?

Perché i prodotti dell'agricoltura, nei paesi in cui vige il benessere materiale, hanno perso sempre più valore a scapito di altri beni, sempre materiali, che ne hanno acquistato uno sempre maggiore e penso prima di tutto, a quelli tecnologici, beni che richiedono un consumo di altri beni (territorio, energia) sempre maggiori. 

Da qui la diminuzione dei campi lasciati incolti, tenuti come pascoli, coltivati a cereali od orticole e frutta.
Del resto, la frutta e i pomodori, tanto per fare esempi eclatanti, ogni anno vengono distrutti o lasciati marcire sulle piante perché, per questo benedetto (maledetto) mercato il gioco non vale la candela, la raccolta e il trasporto non vengono ripagati dal ricavato. Vengono invece impiegati terreni ex agricoli, per impiantare pannelli fotovoltaici o coltivare colza. Lasciamo perdere il discorso degli allevamenti intensivi.
Quando è iniziata la meccanizzazione del lavoro ed ora l'informatizzazione sarebbe diminuita la necessità di lavorare fisicamente (ed anche temporalmente) invece più o meno si lavora come prima e quindi è necessario produrre beni per far lavorare persone e quindi altre persone devono essere incentivate ad acquistare questi beni, poi c'è la globalizzazione, scarpe prodotte nel terzo mondo che costano meno di quelle prodotte in Italia e quindi altra sottrazione di lavoro per noi.. insomma é un casino.
Comunque ritorniamo al discorso iniziale: i prodotti agricoli, tranne qualche prodotto particolare costano sempre meno in proporzione, da cui l'abbandono del mestiere del contadino tradizionale.
Di contro si sta sviluppando una nuova figura di "contadino alternativo" che ha con la terra un rapporto di amicizia, di amore e complice il fatto di un desiderio di ritornare ad una vita in sintonia con la natura, vorrebbero vivere in semplicità, dei frutti del loro lavoro, svolto con cura, ma in quantità modeste, senza dover affrontare la moltitudine di balzelli burocratici e pseudo sanitari, quando questi produttori produrrebbero come si faceva in casa una volta o poco più e con la stessa cura che utilizzerebbero per produrre per sé.
Secondo me c'è lo spazio per l'uno e per l'altro e ce ne sarà sempre più, in questo momento di crisi e nella eventuale ulteriore crisi futura dovuta all'impoverimento delle riserve di combustibili fossili e di altre fonti energetiche non rinnovabili. 
Il cibo diventerà un bene, ritornerà anzi, un bene IMPORTANTE, al quale dare il giusto valore, anche in funzione di un recupero di uno stato di benessere inteso proprio come salute del genere umano che per troppo tempo si è "accontentato" di cibarsi di prodotti ottenuti da terreni impoveriti e contaminati da prodotti tossici, da liquami, con un'aria e piogge piene di gas di scarico, di fumi di fabbriche e di riscaldamenti domestici, da animali allevati in condizioni stressanti, al limite della sopravvivenza, che non sopravvivono se non riempiti di antibiotici.
Se torniamo ad un'alimentazione naturale, basata principalmente sui prodotti della terra, avremmo tutti da mangiare e senza bisogno di ricorrere a tante sostanze di sintesi.
In questo mondo il mestiere del contadino potrebbe diventare quello più importante e ben pagato o comunque tale da dare a tanti piccoli operatori da che vivere più che dignitosamente, senza bisogno da parte delle Asl di fare tanti controlli.
Caterina Regazzi 
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Referente per agricoltura e zootecnia della Rete Bioregionale Italiana

martedì 14 novembre 2017

Viterbo - Giovanni Faperdue: "E' tempo che la Callara del Bullicame torni all'antico splendore (e calore)"


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Viterbo – L’Associazione “Il Bullicame” si è sempre battuta per la difesa del bacino del Bullicame e per la nascita di diverse strutture termali. Nelle intenzioni dell’Associazione c’era l’attivazione di una pluralità di offerte termali, come potente volano di sviluppo del territorio, per la realizzazione della tanto agognata città termale. 

Questo nuovo assetto dello sfruttamento del bacino del Bullicame, comprendeva diverse strutture per potere offrire cure e bagni ludici a vari livelli. Oggi dobbiamo constatare che purtroppo si sono verificati dei problemi, che hanno vanificato tutti i nostri sforzi, e la “callara” non ha più la bellezza e la ricchezza di acqua, recuperata col nostro contributo, che ne facevano un monumento naturale invidiabile. 

Sulla strada della normalizzazione dello sfruttamento delle risorse termali, abbiamo accolto con grande soddisfazione lo Studio Piscopo. Il documento scaturisce da un lavoro di equipe portato avanti da un gruppo di geologi dell’Università della Tuscia, guidati dal Prof. Vincenzo Piscopo. Per un periodo di tempo durato vari anni, l’equipe ha esaminate attentamente tutte le emergenze termali del territorio, ed ha prodotto un documento che ha evidenziato tutti i punti di forza e anche tutte le criticità del bacino, e oggi rappresenta un valido spartiacque tra il vecchio e il nuovo termalismo di Viterbo. 

La Regione Lazio lo ha adottato e tutti i suoi provvedimenti sul termalismo sono ormai fatti in accordo con lo studio Piscopo. Recentemente con la determina n. G10816 del 28/07/2017 ha rinnovato al Comune di Viterbo, la Concessione mineraria trentennale di acqua termominerale denominata “Bullicame”. Il bacino interessato occupa la parte centrale del nostro acquifero termale, e prevede tre sub-concessioni: Terme dei Papi, Terme Salus e ex Terme Inps. All’interno della determina ci sono anche elencati i quantitativi massimi di acqua termale che il Comune deve concedere ai sub-concessionari. Alle Terme dei Papi 23-24 lt/s dal “pozzetto”, alle Terme Salus 6 lt/s dal pozzo S. Albino e alle ex terme Inps 10 lt/s dal pozzo Gigliola. Il Comune di Viterbo, appena ha ricevuto il rinnovo della concessione ha pubblicato la gara per la quantità di acqua che deve arrivare alle Terme dei Papi, dove da tempo sono trascorsi i primi venti anni per le acque termali, e adesso le leggi e i regolamenti attuali, obbligano la messa a gara per la nuova fornitura. 

Le Terme dei Papi contestano questa gara. A loro parere l’acqua che viene offerta nel bando non è sufficiente ad alimentare lo stabilimento e chiedono 35 litri al secondo. Lo studio Piscopo che ha diviso il bacino termale in tre sub-bacini, stabilisce che per quanto riguarda la zona centrale (dove insistono le Terme dei Papi, le Terme Salus e le ex Terme Inps) può disporre di una portata media annua che va da 35 a 41 litri al secondo. Qualora le Terme dei Papi prendessero 35 litri al secondo, non ci sarebbe più spazio per la riapertura delle Terme ex Inps e forse neanche per le Terme Salus. 

C’è anche da considerare l’ipotesi paventata da quello Studio, per i gravi danni sull’equilibrio del bacino, qualora ci fosse uno sforamento nei prelievi. Con il rispetto delle quantità stabilite dallo Studio Piscopo, si tornerebbe invece alla riapertura delle Terme ex Inps e a vedere la “callara” sempre piena, e si alimenterebbero naturalmente le pozze adiacenti, che sono un beneficio gratuito del quale hanno sempre goduto i nostri padri. Per ultimo ma non meno importante, ci risulta che altri imprenditori viterbesi siano interessati a partecipare al bando. 

Noi ci auspichiamo che chiunque lo vinca, rispetti i quantitativi dello Studio Piscopo, in modo di vedere risorgere all’antico splendore la nostra “callara” del Bullicame.

Giovanni Faperdue *

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* ex presidente Associazione Il Bullicame