Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 9 maggio 2021

Petizione per fermare la sorveglianza biometrica in Europa



Non siamo codici a barre che camminano

In tutta Europa forze di polizia, autorità locali e aziende private stanno segretamente diffondendo tecnologie sperimentali e invasive che tracciano e analizzano i nostri dati biometrici, trasformando in oggetti i nostri volti e i nostri corpi mentre ci muoviamo negli spazi pubblici.

Stiamo parlando di dati sul nostro corpo e comportamento: riconoscimento facciale, dell’iride, della retina, del nostro modo di camminare e della voce, del DNA, del palmo e della geometria della mano, delle impronte digitali...

Si tratta di dati particolarmente sensibili perché collegati alle nostre identità personali. Possono essere utilizzati per ricavare informazioni protette e intime su chi siamo, sulla nostra salute e su molto altro ancora.

STOP SORVEGLIANZA BIOMETRICA

In Germania, la polizia ha sperimentato la sorveglianza biometrica di massa per controllare i manifestanti del G20 ad Amburgo. In Italia la città di Como aveva segretamente installato, sulle videocamere di sorveglianza esistenti, un sistema di riconoscimento facciale in tempo reale allo scopo di rilevare azioni di “vagabondaggio” e “sconfinamento” in aree private.

Diversi studi hanno dimostrato come queste tecnologie possano essere utilizzate per perseguire persone colpevoli di esercitare semplicemente i propri diritti.

Non solo: gli errori degli algoritmi che le governano possono portare alla discriminazione di alcune minoranze, acuendo quelle disparità che già dividono la nostra società. Gli algoritmi infatti riconoscono con precisione gli uomini di carnagione chiara (99% delle volte), mentre la percentuale scende fino al 35% con donne dalla pelle scura. E questo può impedire l’accesso a servizi fondamentali, come esami online o sistemi di pagamento, come già successo a diverse persone negli Stati Uniti, o addirittura portare a essere accusati ingiustamente di un reato.

In Italia, le forze dell’ordine hanno a disposizione il sistema di riconoscimento facciale “SARI Enterprise". Non esistono però informazioni precise su quanto venga usato SARI e nemmeno su quante volte si sia sbagliato. Sappiamo solo, a partire da alcuni documenti pubblici della società che lo produce datati 2016, che in alcune condizioni la sua precisione non supera l’80%: questo significa che su 10 persone, almeno 2 potrebbero essere identificate erroneamente ed essere perseguite per reati che non hanno commesso.

Assieme a molte altre organizzazioni della società civile chiediamo ai nostri Paesi e all’Unione Europea di rifiutare l’uso della sorveglianza biometrica, che potrebbe compromettere le nostre libertà fondamentali e i diritti delle persone, come il diritto alla riservatezza, a manifestare, così come quello a non essere discriminati.

sabato 8 maggio 2021

UMANIZZARE LA MOBILITA' URBANA

              

Il pedone ha Diritto alla legittima difesa della sua Vita  


Il 6 maggio è stata la Giornata europea della Sicurezza stradale, promossa dalla Comunità Europea per sostenere la cultura della Sicurezza Stradale tra i giovani, proponendo comportamenti corretti e responsabili.  Purtroppo, l'evento è unico ma le differenze nazionali sono tante.  Non dimentichiamo che la cultura italiana della città è a misura del veicolo.


Ecco una differenza.


I cittadini europei – esclusi gli italiani - hanno il semaforo pedonale umano (rosso-verde) e quello veicolare (rosso-giallo-verde). Solo gli italiani, in Europa, hanno un solo semaforo, rosso-giallo-verde, cioè il semaforo veicolare usato come pedonale.


Una seconda differenza.


Nella Comunità Europea - esclusi gli italiani - dal 1988-1989 conoscono la Carta europea dei diritti del pedone nella quale si legge:

"VIII. Ogni Stato deve garantire la capillare informazione sui diritti del pedone e sulle possibilità di trasporto alternative rispettose dell'uomo e dell'ambiente attraverso i canali più idonei e sin dai primi livelli di istruzione scolastica>>" http://www.regione.lazio.it/binary/rl_testChannel/tbl_contenuti/ERSC_Italian_la_Sfida_dell_educazione_stradale.pdfp.


Nel gennaio del 2019, dal Corriere della sera romano, Paolo Conti, invitò la Sindaca a dedicare l'anno 2019 al pedone. La Sindaca  non ha ancora risposto.

Il 6 maggio, in molte Scuole italiane, si è ricordata la Sicurezza Stradale tacendo sui diritti del pedone.
Anche il linguaggio usato in Italia nel Codice della Strada-CdS rispecchia la cultura della egemonia veicolare.
In Europa abbiamo l’ "Attraversamento pedonale ": cioè delle strisce segnate sulla carreggiata sulle quali, il pedone, scendendo dal marciapiede, ha il diritto di precedenza. 
In Italia, il pedone che attraversa la strada viene percepito come uno che "invade" la carreggiata, che "disturba" il veicolo e che, spesso, trova la morte.

Non c’è nel CdS, è ignorato, l'"Attraversamento veicolare" - ovvero il veicolo che "invade" il marciapiede e "investe-impaurisce" il pedone.- perché non ci sono i “marciapiedi ortogonali” da attraversare.

E' così? No, è una enorme falsità.

Come è noto, nelle città italiane esistono gli "attraversamenti pedonali rialzati" (in quantità irrisoria) che consentono un beneficio in termini di sicurezza ed accessibilità. 
In pratica, oggi, i veicoli attraversano quei "attraversamenti pedonali rialzati". Se gli attuali "attraversamenti pedonali rialzati" li denominiamo "marciapiedi ortogonali" - perché tali sono – li normalizziamo nel CdS insieme alla voce "attraversamento veicolare": zero costo dell’operazione; diversi e consistenti benefici (culturali, educativi, sociali, umani, civili, ecc.)

Operazione che non facciamo per paura e perché ignoriamo la Libertà dalla paura: siamo più sudditi che sovrani.
Cordialmente.

Vito Nicola De Russis


ASSOCIAZIONE DIRITTI PEDONI DI ROMA E LAZIO – ADP 
  C.F. 97267420582            00141 ROMA               cell. 3393484370 

lunedì 3 maggio 2021

Questionario sull’Ecocidio della Commissione Europea


Nel 2008 è stata adottata la direttiva 2008/99/CE del Parlamento
europeo sulla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale (di
seguito "la direttiva").
È il principale strumento europeo nel campo del diritto penale
ambientale.
La direttiva è stata recentemente valutata e i risultati sono stati
pubblicati nell'ottobre 2020.
Nel complesso, è stato rilevato che la direttiva non ha fatto molta
differenza sul terreno e la sua attuazione pratica è scarsa in tutti gli
Stati membri.

È stato quindi deciso di rivedere la direttiva per renderla più
efficace.
A questo scopo, il pubblico e tutte le parti interessate sono ora
invitate a rispondere a un questionario entro il 3 maggio (mezzanotte).
I risultati di questo questionario avranno un ruolo cruciale nella
revisione della direttiva!

Questo link di registrazione vi porterà al questionario ufficiale
dell'UE (è richiesta una breve registrazione, che può essere utilizzata
anche per ulteriori consultazioni dell'UE):
https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12779-Improving-environmental-protection-through-criminal-law/public-consultation

Qui potete trovare una raccomandazione per la compilazione delle
domande:
https://static1.squarespace.com/static/5ca2608ab914493c64ef1f6d/t/608147e300f2a305ca59ea87/1619085283403/Consultation+-+Stop+Ecocide+Short+2.pdf

Ed ecco un suggerimento per il testo libero per la domanda, sentitevi
liberi di usare, ricombinare o modificare questi blocchi di testo
individualmente:

"È imperativo che il campo di applicazione della direttiva sulla
protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale (2008/99/CE) sia
ampliato per includere il riconoscimento del reato di "ecocidio" per
coprire il danno e la distruzione degli ecosistemi del tipo più grave.

Rendere l'ecocidio un crimine punibile per legge è uno strumento
importante per combattere la crisi climatica e una pietra miliare sulla
strada della giustizia climatica. Allo stesso tempo, le norme legali
creano il quadro necessario per un'attività economica sostenibile ed
equa senza svantaggi competitivi. Pertanto, sempre più aziende chiedono
che l'ecocidio sia stabilito come un crimine internazionale.

Se non è previsto dalla direttiva, questo crimine dovrebbe essere
legiferato separatamente, nel qual caso tale legislazione dovrebbe
essere considerata una questione di urgenza.

Un gruppo di esperti internazionali di alto livello convocato dalla
Stop Ecocide Foundation sta attualmente elaborando una definizione
giuridica del crimine di "ecocidio", per una possibile proposta da parte
degli Stati interessati alla Corte penale internazionale come quinto
crimine ai sensi dello Statuto di Roma. Una definizione di questo
crimine da parte dell'UE dovrebbe assolutamente prendere in
considerazione il rapporto di questo gruppo, che sarà pubblicato nel
giugno 2021.

Il Parlamento europeo sta attualmente discutendo una richiesta alla
Commissione di considerare il riconoscimento dell'ecocidio nel diritto
dell'UE. La Commissione europea dovrebbe rispondere a questa richiesta e
lavorare verso tale riconoscimento. La revisione della direttiva sui
crimini ambientali rappresenta un'opportunità critica".

Tradotto con www.DeepL.com

Grazie per l’attenzione, Laura Galli ( Parents for Future Bologna )

mercoledì 21 aprile 2021

Adesione dell'associazione "Sibiol" al Biodistretto delle Valli del Panaro



Lunedì   26 aprile 2021  nascerà ufficialmente il Biodistretto  con il quale si vuole promuovere l'agricoltura bio dall'Appennino alla pianura della Valle del Panaro organizzando eventi culturali, facendo formazione, percorsi turistici, mercati e punti vendita anche on-line ecc...
Si auspica che possa avere un peso anche nelle scelte di pianificazione territoriale ( discariche-trivelle e scellerataggini simili)

L'idea ha preso forma nel 2017 quando attivisti del Comitato Ambiente e Salute di Bazzano, in Sicilia per lavoro, hanno conosciuto i giovani fondatori del Biodistretto della Valle del Simeto e iniziato a proporre incontri in zona per parlarne e raccogliere interesse.

Ora, è vero che anch'io ho raggiunto l'età del disincanto e so che "La strada dei vini e dei sapori" , per dirne una, nato per promuovere le "eccellenze" del territorio  dopo qualche anno è finito in articoli giornalistici in cui si parlava di misteriosi "buchi" economici ed è scomparso dalla scena rosso di vergogna.

Ma conosco la dirittura morale nonché la preparazione culturale e scientifica di quegli attivisti ambientali da cui è partita la scintilla e ho deciso di tifare, aderendo come azienda, questa bella visione.

Anche tra gli altri convenuti, nonostante i dubbi e le perplessità, è sorta la decisione di aderire anche come Associazione SIBIOL al Biodistretto delle Valli del Panaro  e Lamberto Uguzzoni sarà nostro rappresentante e portavoce.

Maria Miani - labifolca@live.com


I componenti dell'associazione SIBIOL


venerdì 16 aprile 2021

"Il Busto di Giano. Per una reinterpretazione critica della modernità" - Recensione

 


FRANCESCO INGRAVALLE e RENATO PALLAVIDINI sono gli autori de "Il Busto di Giano".

E' possibile che intellettuali molto diversi (per non dire contrastanti) tra loro decidano di scrivere insieme un saggio di critica  alla  m o d e r n i t à    c a p i t a l i s t i c a, pur senza riproporre modelli "tradizionalisti" ?


La risposta appare probabile anche se forse non frequente (le stesse recenti posizioni del filosofo "neo- marxista " COSTANZO PREVE, flitrante can la rivista della "nuova destra" "Diorama" di MARCO TARCHI non escono dalla matrice dell' Illuminismo) .

INGRAVALLE, con strumenti "tradizionalisti" che vanno da JOSEPH DE MAISTRE a JULIUS EVOLA analizza le origini della modernità, a partire dalla Rivoluzione industriale inglese del XVII secolo fino all' attuale società consumistica, chiamando a testimoni anche insospettabili critici ( non certo in odore di "tradizionalismo") come il situazionista GUY DE BORD, grande analizzatore della    "S o c i e t é    d u    S p e t t a c l e (società che ha come avversari persino molti anarchici).

PALLAVIDINI, invece, anche se NON originalmente (altri lo hanno già fatto) sottrae JEAN JACQUES ROSSEAU dalla schiera dei filosofi illuministi, scoprendo(o riscoprendo) un ROSSEAU inedito, visto come una reazione alla modernità illuministica, che però è ugualmente distante dalla Stato tradizionale. Il progetto rousseaiuano del    c o n t r a t t o    s o c i a l e     si realizzerà in parte (data la situazione precaria del momento)  in Francia sotto MAXIMILIAN ROBESPIERRE e SAINT JUST ("la Democrazia Repubblicana sarà Sociale o non sarà!"  diceva ROBESPIERRE).

Parallelamente si ha il fenomeno    h e g e l i a n o   che influenzerà KARL MARX e FIEDRICH ENGELS (il cui materialismo, ritenuto negativo, sarebbe dovuto soprattutto a FAUERBACH, più ancora che agli autori de "Il Capitale ")

Arriva infine il Bolscevismo che attraverso WLADIMIR LENIN e JOSIF STALIN semina terrore nell' Occidente capitalistico.

L' analisi del marxismo si conclude con una sferrata critica, sia al PDS di OCHETTO, D' ALEMA, FASSINO e VELTRONI, che alla sinistra post- sessantottina che attraverso la "trasgressione " (droga, omosessualità, etc. ) e alla loro polemica, già negli anni '70 contro i paesi del " blocco socialista" avrebbero disgregato un Movimento che metteva  terrore in tutto l'Occidente capitalista e "democratico", ritenendo, la sinistra attuale una filiazione " bastarda" della " modernità liberal-capitalista ".

RENATO PALLAVIDINI analizza anche la posizione della Chiesa Cattolica, a partire dalla    R e r u m    N o v a r u m    di LEONE XIII, che propose una via socializzatrice e anticapitalistica (anche se NON socialista) contro il nuovo governo post- unitario laico e liberal"democratico", fino al pontefice GIOVANNI PAOLO II che con le sue encicliche ha nuovamente condannato la "modernità" liberal-capitalistica.

Alla fine il PALLAVIDINI ritiene che la Chiesa Cattolica e l'Islam fondamentalista potrebbero costituire un Blocco anti- occidentale in difesa di tutti i diseredati della terra contro l'impero del Male U.$.A. e il suo alleato Sionismo.

Naturalmente NON ci troviamo del tutto d' accordo con il libro, specie con le ultime conclusioni (pur facendo nostra la critica radicale alla modernità capitalistica, con la sua Dittatura Tecnocratica e Consumista).

Personalmente (pur rispettando TUTTE le opinioni) mi ritengo un    l a i c o    (anche se non ateo), e tutti i fanatismi e fondamentalismi, dico TUTTI, hanno sempre reso il "rimedio" peggio del male.

Dubitiamo, inoltre, che tutti gli uomini e le donne dell'attuale sinistra (con o senza virgolette) siano tutti "edonisti" e "trasgressori" .

La critica alla "trasgressione a buon mercato" è stata fatta anche da individualità laiche e addirittura anarco- libertarie. Per non parlare poi del rigore di grossi personaggi del pensiero libertario quali ENRICO MALATESTA, PIETRO GORI e CAMILLO BERNERI (già allievo di GAETANO SALVEMINI), assassinato nel 1937 in quel di Barcellona a opera di sgherri stalinisti.

La critica alla modernità capitalista o se vogliamo la "rivolta contro il mondo moderno" si può fare anche in chiave laica e libertaria senza ricorrere a  totalitarismi che con i loro vari compositi aspetti, hanno comunque fatto il loro tempo o a integralismi e /o fanatismi religiosi.

Al di là di tutto esprimo parere favorevole alla lettura.

Gianni Donaudi 



L' articolo venne pubblicato nel 2003 sul settimanale piemontese "Monviso" di Pinerolo (TO) e sul quotidiano romano "Rinascita", diretto da UGO GAUDENZI ASINELLI, già direttore, negli anni precedenti del quotidiano "L' Umanità" (organo del P.S.D.I.) 

giovedì 8 aprile 2021

I dubbi vegani ed alcune risposte



               “Non tutti possono essere vegan, vivere di soli alimenti vegetali”. Che è come dire che non tutti i cavalli possono mangiare erba, o che non tutte le automobili progettate per funzionare a benzina possono utilizzare questo carburante. L’alimentazione vegetale è quella prevista per noi umani da madre natura. L’organismo umano non è stato progettato per mangiare anche animali, altrimenti saremmo forniti degli strumenti anatomici necessari per procurarci questo alimento e metabolizzarlo senza subire i suoi effetti dannosi.


               “L’uomo è un animale onnivoro, ha sempre mangiato la carne”. La specie umana erroneamente si ritiene onnivora da quando per necessità di sopravvivenza, si è dovuta adattate a mangiare di tutto, ma è come se la mucca, per poter sopravvivere in periodi di carenza, si fosse abituata a mangiare anche erba non compatibile con il suo organismo.

               L’uomo non sempre ha mangiato la carne. Per millenni questo alimento è stato accessibile principalmente alle classi abbienti: il regime alimentare del popolo è stato quasi sempre vegetariano o al limite consumava la carne saltuariamente: era più conveniente assicurasi il consumo giornaliero delle uova delle galline, piuttosto che mangiarsi le galline; usufruire del latte della pecora o della mucca, piuttosto che consumare l’animale in pochi giorni. L’introduzione, anche se modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella dieta dell’uomo primitivo, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media e allo sviluppo delle malattie umane.

                

“La dieta vegana è scompensata sotto il profilo nutrizionale”. Se questo fosse vero i vegani, quelli veri, dovrebbero  soffrire di patologie da carenza, invece godono di una salute migliore degli umani onnivori. La dieta totalmente vegetale e variata, composta da frutta e verdura, cereali integrali, legumi, radici, ortaggi, tuberi, semi oleaginosi ecc. è in grado di fornire, senza eccezione, tutti i nutrienti cui ha bisogno il nostro organismo, cioè proteine, grassi, zuccheri, minerali, vitamine, fibre, acqua.

               

“Occorre mangiare carne perché contiene le proteine nobili”. E’ come proporre di mangiare la cicuta perché ricca di potassio, tacendo sugli altri suoi contenuti dannosi. Che una sostanza contenga tutti gli aminoacidi  necessari a formare le proteine non è affatto un beneficio. Attingere a diverse fonti è assai più vantaggioso, senza incorrere ai danni della carne. Da dove traggono gli aminoacidi essenziali gli animali più forti, più prolifici, più miti della terra come il cavallo, il bisonte, il rinoceronte, mangiando solo erba? Tutte le proteine di derivazione vegetale contengono i 9 aminoacidi essenziali, e se una proteina ne contiene una quantità limitata di uno o più aminoacidi, è sufficiente consumare gli alimenti vegetali ricchi di quell’aminoacido mancante.  In realtà l’accoppiata di due o più diversi alimenti (cereali e legumi) produce proteine di qualità migliori perché più assimilabili e più digeribili.

               

“Se non mangi carne e pesce dove le prendi le proteine”? Dagli stessi alimenti da dove li traggono gli animali più forti conosciuti,  cioè dal mondo vegetale. Il rinnovo cellulare del nostro organismo ha bisogno di un quantitativo limitato di proteine: ne bastano 30-40 gr al dì, e se si considera che 100 gr di cerali o 100 di legumi forniscono circa 30 grammi di proteine è facile capire quanto sia facile non solo assicurarsi il quantitativo necessario ma superare il fabbisogno giornaliero causando problemi agli organi escretori e contribuendo all’acidificazione dei sistemi organici. E’ più opportuno preoccuparsi degli eccessi proteici che alla loro, estremamente rara, carenza. E’ stato ampiamente dimostrato da esperimenti:  meno proteine si introducono e più a lungo si vive.

               

“I bambini hanno bisogno della carne”. Se la carne fa male agli adulti non può far bene ai bambini. Non c’è nessun nutriente nella carne che non sia presente nel mondo vegetale. Nel periodo di allattamento, in cui il bambino compie il suo massimo sviluppo corporeo e cerebrale, raddoppiando il suo peso in sei mesi, viene nutrito esclusivamente con il latte materno, che ha un quantitativo proteico di 0,9%. Dopo lo svezzamento far adottare al  bambino una dieta 20 volte più ricca di proteine, come quella della carne e dei prodotti di derivazione animale, è da irresponsabili perché si espone il bambino al rischio di malattie renali, al diabete, all’ipertensione.  


 Franco Libero Manco - francoliberomanco@fastwebnet.it




domenica 7 marzo 2021

Corrispondenza sul Giornaletto di Saul e concorso letterario in Valtrebbia



“Caro Paolo, condivido il tuo pensiero sulla redazione del Giornaletto di Saul (https://saul-arpino.blogspot.com/2021/03/il-giornaletto-di-saul-del-8-marzo-2021.html). Anche mio marito si lamenta perché sto tanto al computer, specialmente la sera, ma noi abbiamo due ritmi biologici opposti, per me è produttiva la sera, se non la notte, e per lui la mattina presto... Anche a me piace fare un diario. Non l'ho mai fatto da ragazzina, tutte le mie amiche tenevano un diario, ma io credo di non averlo mai tenuto perché di sicuro mio padre l'avrebbe letto di nascosto. Non avevo molta libertà in casa...

A questo proposito ne avrei da raccontare... ora scrivo tutto quello che mi passa per la mente e non c'è pericolo che qualcuno dei miei familiari mi legga!!

Qui in Valtrebbia, dove risiedo da tempo, ma solo da quest'anno, praticamente, ci vivo, sento invece la necessità di un cartaceo. Sono poche le persone che navigano su internet come noi. Mi rendo conto che un "foglio" potrebbe essere più pratico, ma non ho più né la voglia né la forza di mettermi in pista con questo compito. Nella provincia abbiamo un giornale cattolico molto letto e un quotidiano che va per la maggiore, diretto, purtroppo, da persone tremendamente schierate, tanto da non lasciare molto spazio ad articoli provenienti da altri pensieri, insomma uno l'opposto dell'altro.

Approfitto di questo contatto per mandarti il bando del concorso letterario che ho indetto qui in Valle, unitamente a un testo che mi è stato pubblicato, per fortuna, dove spiego le motivazioni per un concorso.

Sperando che la farsa del pro-bi-viri finisca presto, ti auguro un buon proseguimento e un abbraccio a Caterina.

(Franca)


L’associazione di promozione sociale “SelvaticaMente”, col patrocinio del comune di Cortebrugnatella, bandisce un concorso a titolo:


NEL CUORE DELLE 4 PROVINCE

L’idea di un concorso che tratti della montagna nasce dal desiderio di movimentare questa parte dell’Appennino che riunisce ben quattro regioni (e quindi quattro province) e che spesso viene dimenticata, anche dalle istituzioni, in quanto terra di confine. Tutto nasce da un “pourparler” che ora sta diventando realtà.

La pandemia che ha flagellato il mondo intero, ha dato la svolta alla realizzazione, perché tutti abbiamo potuto constatare che chi si poteva permettere di stare in montagna, durante le restrizioni, ha avuto meno scontri con la tremenda realtà che ha vissuto il resto del Paese.

Nel silenzio delle valli, la Natura ha ripreso le sue funzioni e ha regalato colori e panorami che prima venivano soffocati dai gas delle auto, dagli aerei che le sorvolavano e dalla confusione di gente abituata alle gite turistiche fuori porta, spesso incurante di rispettare le esigenze di chi ci vive.

La montagna è stata un rifugio per secoli; amata dai briganti per non farsi catturare, sicurezza ai partigiani combattenti per la liberazione, rifugio di disertori. E’ stata la salvezza di tanti cittadini che durante la guerra hanno potuto sfollare e salvarsi da fame e bombardamenti.

Nelle nostre montagne non si è mai sofferta la fame, non perché si era ricchi e c’erano viveri in abbondanza, ma nel rapporto equo con la Natura si poteva sempre trovare un elemento che potesse sfamare una famiglia.

I contadini e i montanari erano i custodi della montagna, se ne prendevano cura, si facevano carico del ripristino di smottamenti, alluvioni, strade e ponti. Certo non ci viaggiavano Tir o camion a rimorchio, ma per la sopravvivenza della montagna non erano necessari.

C’era anche solidarietà tra la gente; oggi, l’egoismo dilagante ci impedisce di capire quanto sia gratificante poter condividere.

Più ci siamo civilizzati e più ci siamo rinchiusi nel nostro piccolo benessere, senza farne più partecipi gli altri.

Non mi riferisco alle associazioni di volontariato, agli aiuti al terzo mondo, alla FAO, UNICEF, Save the Children e quant’altro, ma all’attenzione piccola al vicino, all’indigente, al bisognoso che conosciamo da sempre. In montagna c’è ancora un passaparola che permette questo scambio; purtroppo viene a mancare sempre di più perché le famiglie che vivevano la montagna, che si sono tramandate i territori da generazioni, stanno scomparendo. Arriva gente nuova, magari dalle città, senza radici, con la pretesa di cambiare le regole e quindi il rischio è di non essere accettata, di sentirsi emarginata. Occorre umiltà anche nell’integrazione in un territorio, perché è importante sapere come viverci, e solo chi lo abita può aiutare a conoscerlo.

Questo concorso nasce con l’intento di far conoscere la montagna e i suoi abitanti per quello che è e che può continuare a essere per garantirsi una sopravvivenza. In questi tempi di pandemia, tante persone hanno saputo vedere con lungimiranza e hanno capito che solo un buon rapporto con la Natura potrà salvarci.

Ed ecco allora che nasce questo concorso, perché faccia conoscere ad un pubblico più vasto la necessità di continuare ad abitare la montagna. Nasce anche con lo scopo di spalancare le porte a chi desidera viverci, chiedendo di entrare con discrezione e di imparare le regole che già esistono, piuttosto che pretendere di imporne di nuove, basate magari su valide teorie, su studi accademici, mentre qui vige ancora la cultura della pratica.

Un concorso che dà voce a quanti amano la montagna e la vogliono cantare, con l’intento di far giungere questo canto a chi ci governa perché si prenda carico di questa parte di Italia spesso dimenticata.

Oggi dobbiamo riprendere quel legame che si sta perdendo con le ultime tragiche scomparse dei tanti nostri vecchi che avevano il sapere e che non hanno fatto in tempo a tramandarlo. Dobbiamo rendere preziosi quei pochi ultimi contatti che ci restano, documentarli, conservarli nella memoria per i giovani che qui vorranno rimanere o tornare a vivere.

Tanti per fortuna stanno tornando a metodi naturali, concimazioni, utilizzo di erbe selvatiche, progettano piccoli allevamenti per cercare di antropizzare quelle parti della montagna che la Natura si è ripresa, rendendo tante campagne, un tempo coltivate, a roveti inaccessibili. Vanno ripristinati gli allevamenti all’aperto per dare agli animali una vita migliore e concimare naturalmente i terreni. Non saremo mai una società che rinuncia alla carne, ma almeno dare dignità agli animali che ce la forniranno.

Per poter sviluppare tutto questo, è necessaria una massiccia de-burocratizzazione e con questo concorso intendiamo far pervenire la nostra voce ai più alti livelli dello Stato perché si facciano carico di considerare la montagna come territorio diverso dalla città, cosa che non è mai stata fatta. Oggi si pagano fior di tasse per qualcosa che sul mercato viene valutato meno di niente; vengono smantellati manufatti secolari perché la lunga mano delle Finanze pretende pagamenti per strutture che hanno ormai solo un valore storico e culturale. Con questo concorso ci aspettiamo tanti “racconti”, tante “storie”, possibilmente vere, narrateci dagli avi, tramandate dagli abitanti della montagna, per poter ricostruire quella rete che legava i nostri monti.

Ci sarà una sezione dedicata ai ragazzi delle scuole con temi suggeriti. Saranno apprezzati i racconti con le “ricette della nonna”, per poter conservare il patrimonio culinario tipico della montagna, anche se un tempo piuttosto povero di ingredienti, perché un altro aspetto di chi vive la montagna è l’essenzialità.

Infine, ma non ultima, la poesia, che è richiesta a tema libero, ma gradita se è un elogio alla montagna, alla vita contadina, al desiderio o al sogno di poterla vivere.

In questi giorni stiamo diffondendo il bando del concorso. Potrete trovarlo su FB, ai tanti profili dei nostri soci che condivideranno sui loro profili, sarà inserito in un canale dedicato ai concorsi nel web. Auspichiamo una pubblicazione sui giornali e presso le attività commerciali di Cortebrugnatella potrete trovare i volantini in forma cartacea.

Ci aspettiamo una vasta partecipazione. Grazie per l’attenzione.


Per l’associazione il Presidente

Franca Oberti



L’Associazione di Promozione Sociale

SelvaticaMente


col patrocinio del Comune di Corte Brugnatella (PC)

in collaborazione con la Sezione Locale Alpini e i Lions di Marsaglia-Bobbio

bandisce il concorso letterario


NEL CUORE DELLE 4 PROVINCE


Il concorso è aperto a tutti gli autori italiani e stranieri (purché le opere siano corredate di traduzione) e una particolare sezione è dedicata alle scuole primarie,

secondarie e superiori.

Scadenza del bando 30 aprile 2021

Cerimonia di premiazione 20 giugno 2021

(sempre col rispetto delle norme vigenti)

Alle ore 15,30 – sul palco di Piazza Veneziani - Marsaglia (PC)


CATEGORIE

Sezione A – Narrativa a tema libero

Racconto breve inedito, oppure saggio, di circa due pagine, intese come due cartelle 3000 caratteri spazi inclusi.


Sezione B – Narrativa a tema “La vita in montagna”

Racconto inedito, due cartelle, 3000 caratteri, spazi inclusi. Il tema della montagna prevede anche usanze, ricette, storie fantastiche, cammini storici, il tramando, il tutto in chiave narrativa.


Sezione C – Poesia a tema libero

Saranno ammesse fino a 3 poesie, massimo 36 versi. Sono gradite poesie con chiaro riferimento alla vita di montagna e/o delle 4 province, ma non avranno una corsia preferenziale. Lo scopo è piuttosto quello di riservarle per una eventuale pubblicazione.


Sezione D – Narrativa giovani

Questa sezione non è soggetta alla tassa di segreteria. Alle scuole primarie e secondarie chiediamo un’opera, anche collettiva, a tema “Le ricette della nonna”, oppure “Io conosco un Alpino”, corredata eventualmente da una foto o disegno; per le scuole superiori la partecipazione sarà solo individuale a tema libero. Anche per le opere collettive il numero massimo dei caratteri sarà di 3000, spazi inclusi.


REGOLAMENTO

  1. Le opere rimarranno di proprietà dell’Associazione che potrà disporre l’inserimento in antologia o testi di storia locale, e comunque saranno a disposizione per la consultazione pubblica presso la biblioteca di Marsaglia.

  2. Non si assumono responsabilità per eventuali disguidi o smarrimenti postali nell’invio delle opere.

  3. L’operato della Giuria, i cui nomi saranno comunicati alla cerimonia di premiazione, è insindacabile e inappellabile.

  4. Per ogni opera (per le tre poesie) è richiesta una tassa per spese di segreteria di 20,00 euro. E’ consentita la partecipazione a più Sezioni con le relative quote.

  5. Le opere dovranno essere inviate entro il 30 aprile 2021; le quote di partecipazione potranno essere versate sul CC bancario IT 31 V 05156 65190 CC0210010636, intestato all’Associazione “SelvaticaMente APS”, causale: Nome Cognome Concorso letterario.

  6. Per le sezioni A, B, C, D, si chiede l’invio di 3 copie per ogni opera tassativamente anonime due copie, nella terza copia dovranno essere inseriti nome, cognome, indirizzo postale, numero di telefono dell’autore, indirizzo di posta elettronica e dovrà essere firmata. E’ gradito, ma facoltativo, un breve curriculum, che verrà trattato ai sensi del Regolamento UE 2016/679, ad uso esclusivo del presente concorso.

  7. Ogni autore sarà responsabile della propria opera che non dovrà essere in contrasto con l’etica morale e civile.

  8. Le opere dovranno essere inviate con Posta Prioritaria al seguente indirizzo. Per la scadenza farà fede il timbro postale:


CONCORSO “NEL CUORE DELLE 4 PROVINCE”

Comune di Corte Brugnatella

Piazza Severino Balletti

29020 Marsaglia (PC)


  1. La ricevuta delle quote dovrà essere inserita nel plico o comunicato il numero di bonifico via e-mail.

  2. Premi: i premi per i primi classificati potranno essere opere di artisti locali o un pranzo per due persone presso un locale nel comune di Corte Brugnatella; per i secondi e terzi premi opere di artisti locali o un cesto di prodotti locali (Sez. A, B, C). Per i Premi Speciali potranno essere consegnati libri e/o targhe.

  3. Per la sezione D i premi consisteranno in buoni di acquisto libri o materiale didattico per la classe di appartenenza e/o per l’istituto al quale appartengono gli autori o per gli autori stessi che si presenteranno singolarmente.

  4. I premi potranno essere ritirati personalmente o da persona delegata dall’autore. Per gli invii a domicilio, dopo la cerimonia di premiazione, occorre concordare le modalità con la segreteria del concorso che potrà chiedere un rimborso per le spese di spedizione.

  5. La partecipazione al concorso comporta la totale accettazione del regolamento.


PER CONTATTI E INFORMAZIONI

Segreteria del concorso

Telefono 3920290449 – 3472775590 (previo messaggio whatsapp)

Presidente: Franca Oberti

e-mail di riferimento: ramamoon@inwind.it

Su Facebook al profilo “SelvaticaMente APS”


pernottamento e/o soggiorno in Corte Brugnatella:

  • Albergo Due Valli F.lli Rocca – Via Genova 56, Marsaglia, 0523 934521

  • Trattoria F.lli Rocca, Località Ozzola, Corte Brugnatella, 0523 934177

  • Ristorante Rocca Rosa, Località Brugnello, Corte Brugnatella, 0523 934500

  • Ristorante Pizzeria La Lepre Bianca, Via Chiavari 13, Marsaglia, 3391455335

  • Ostello Valtrebbia, Via Trebbia 22, Marsaglia, 3332472629

  • B&B Le Due Gemme, Via Ponte 13, Marsaglia, 3333155719


PER CONOSCERE IL TERRITORIO

“Il comune di Corte Brugnatella”


Se gli attuali confini amministrativi del Comune di Corte Brugnatella, che è parte della Provincia di Piacenza, hanno meno di un secolo, il suo essere territorio tra il mar ligure e la pianura padana, ha vissuto lo scambio tra liguri e celti, la colonizzazione dei monaci di Bobbio di San Colombano con celle monastiche o ‘ville’ che ancora riconosciamo nelle tante frazioni sparse che costituiscono il Comune. Territorio che ha poi visto il formarsi e il governo della ‘Corte’ da parte dei Brugnatelli da cui il Comune prende nome e il cui municipio, dopo essere ‘sceso dai monti’, è a Marsaglia attraversata dalla statale n.45 che collega Piacenza con Genova. Territorio di confini e di frontiere mutevoli tra diversi Stati, percorso e varcato dalle diverse ‘vie del sale’ (coi tanti dazi e gabelle) dalla e per la confinante Liguria; condizione, e dunque anche esito, di osmosi, di meticciato, di scambio, di transito nonché dell’integrazione recente tra i due versanti che costituiscono il Comune dell’omonima valle percorsa dal fiume Trebbia dalle suggestive curve. Condizione anche di forti identità e radici alimentate dal comune appartenere ad una terra faticosa e non sempre generosa e stabile, dal riecheggiare mutevole del fiume amato e temuto, dall’avere in noi i profili delle montagne dove la luce nel giorno e nelle stagioni ne moltiplica o ne fonde i ripidi crinali dei torrenti confluenti nel Trebbia. Identità, radici, e dunque carattere, consolidati dalla memoria di chi ci ha vissuto e preceduto, di chi l’ha amata pur allontanandosi, dalla e con la riconoscenza a chi ci vive e lavora con determinazione e orgoglio, ma anche a chi sta con noi per un soggiorno o per una estiva rinfrescata nel Trebbia. Contesto dunque aperto, dinamico e accogliente e che tale vuole rimanere anche con la testimonianza di questo concorso promosso e organizzato dall’Associazione SelvaticaMente con sede nel Comune di Corte Brugnatella e che ne gestisce la locale biblioteca.