Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 9 giugno 2016

Ce la farà Hillary Rodham Clinton a far scoppiare la terza guerra mondiale?



Le guerre degli Stati Uniti stanno diventando ripetitive. Sempre il solito vecchio copione: i media mainstream allarmano l’opinione pubblica sul cattivo di turno e di come massacri il proprio popolo. Gli Stati Uniti lo massacrano a loro volta usando droni e missili. Il cattivo è presto dimenticato e il paese è lasciato in balìa di fazioni opposte che cercano di dominare il caos.

C’è bisogno di un cambiamento. Che ne dite di un presidente donna? Hillary Rodham Clinton si è sacrificata al massimo per raggiungere lo scopo: la sua carriera come Segretario di Stato dimostra quanto sia qualificata per diventare la madre di tutti i droni e addirittura della terza guerra mondiale.

Adriano Colafrancesco

Arriva Hillary la Regina del caos

mercoledì 8 giugno 2016

Mangiar carne non aiuta a stare in buona salute....



Perché la carne fa male?

-          perché contiene ptomaine, sostanze tossiche che si sviluppano dagli organismi in via di decomposizione: cadaverina, putrescina, istamina, indolo, scatolo, fenoli, ammoniaca ecc.
-          perché la carne genera radicali liberi (a questi sono collegati ad  almeno 50 diverse gravi patologie);
-          perché le proteine della carne bloccano l’utilizzo della vitamina D,  provocano concentrazione di calcio e di ossalati nei reni e questo favorisce la formazione di calcoli;
-          perché la carne genera carenza di enzimi e di vitamine, aumento di colesterolo, acidificazione della matrice extracellulare, prelazione di calcio, uricemia, ipertensione, gotta, abbassamento delle difese immunitarie;
-          perché le proteine della carne sono altamente acidificanti e l’acidità riduce la capacità dell’organismo di produrre enzimi ed ormoni, e senza enzimi non si digerisce:  nessuna attività biochimica è possibile;
-          più proteine si ingeriscono più l’organismo ha necessità di vitamina B12;
-          la putrefazione della carne nell’intestino impedisce il fattore intrinseco e ritarda la formazione della vitamina B12;
-          perché carne e pesci risultano inquinati da 10 a 70 volte più dei vegetali;
-          perché la carne genera leucocitosi digestiva, cioè aumento anomalo di globuli bianchi nel sangue, situazione che si verifica in ogni infiammazione, segno che l’organismo considera la carne ed il cibo cotto come un aggressore;
-          perché la carne genera aumento di colesterolo;
-          perché ha effetto dopante: stimola e poi causa successiva depressione di energia; 
-          l’omocisteina aumenta con le proteine e può essere causa di demenza, depressione, malattie cardiovascolari, cancro;
-          perché per digerire la carne l’organismo sottrae minerali e vitamine;
-          perché gli aminoacidi solforati della carne sottraggono calcio, potassio e magnesio all’organismo;
-          perché il 70% delle fratture ossee è dovuto ad un eccesso di proteine (che sottraggono calcio ed altri minerali alcalinizzanti);
-          Gilbert e Dominicé, due ricercatori belgi, affermano che la carne fa aumentare i germi patogeni nell’intestino portandoli da 2.000 a 70.000 per millimetro cubo;
-          perché la carne fa aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello dopamina e adrenalina, neurotrasmettitori responsabili della grinta e dell’aggressività tipica degli animali predatori, con conseguente nascita di un comportamento energico, aggressivo e violento;
-          perché abitua alla logica della violenza, della soppressione del più debole, al disprezzo della vita e dell’altrui sofferenza;
-          perché spegne il senso della pietà, della compassione e preclude l’evoluzione dello spirito.

Franco Libero Manco

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“Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili”. (Pitagora)

martedì 7 giugno 2016

Io voto No alle "Rifogne Renziane"




Il 2 giugno del 1946, con un referendum gli italiani hanno scelto la repubblica. A ottobre del 2016, con un referendum agli italiani sarà chiesto di restaurare la monarchia.

Il risultato della controriforma renziana sarà infatti una monarchia post-democratica truccata da repubblica maggioritaria.

Tutti i deputati saranno in un modo o nell'altro di nomina regia: quelli della Camera verranno scelti dai capi partito attraverso le liste bloccate, quelli del Senato non più elettivo saranno ripescati dalla classe politica più sputtanata d'Italia: quella regionale.

Sarà premier il capo d'un partito votato più o meno da due italiani su dieci, e avrà controllo diretto o indiretto su tutte le altre istituzioni, alla faccia di Montesquieu.

È piuttosto evidente che Matteo Renzi veda se stesso nel ruolo di questo monarca incostituzionale, però a giudicare dai sondaggi gli italiani gli preferirebbero chiunque altro.

Non solo i Gemelli Di versi Di Battista e Di Maio, ma persino il tutt'ora ignoto e forse inesistente Volto Nuovo dell'ipotetica destra unita.

A Renzi sarà quindi necessario inventarsi qualche ulteriore modifica alla sua stessa legge elettorale, il Cazzarum, affinché funzioni come originariamente progettato. E ovviamente non se ne farà scrupolo, in nome del "cambiamento".
In questi giorni molti commentatori hanno etichettato come obsolete le recenti polemiche sul voto di partigiani e antifascisti, definendo il fascismo "una cosa del passato".


Passato?

"Per cambiare un'organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell'organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproorzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all'interno dell'organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell'organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l'organizzazione capisce perché alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un'altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile".
- L'attuale amministratore delegato dell'Enel Francesco Starace, agli studenti della Luiss Business School.

La tecnica padronale illustrata da Starace è esattamente la stessa utilizzata dal governo Renzi, il manipolo di cambiatori mediaticamente sovraesposti (la Boschi ne è un esempio tipico) incaricati dal padronato di colpire e distruggere chiunque si opponga al cambiamento, che siano lavoratori sindacalizzati, giornalisti indipendenti, costituzionalisti antifascisti, o magistrati onesti.

Settant'anni dopo, né il fascismo né la monarchia sono cose del passato.
Settant'anni dopo, c'è da dire lo stesso NO a entrambe.

di Alessandra Daniele 

lunedì 6 giugno 2016

La difesa del Venezuela bolivariano è la difesa anche dei nostri diritti ! Roma, 7 giugno 2016 - Manifestazione pro Venezuela Bolivariano

Come uno dei coordinatori del Comitato NoguerraNoNato, ritengo doveroso aderire alla manifestazione in difesa del Venezuela. Comunico quindi l'adesione al comitato organizzatore, Vincenzo Brandi

La difesa del Venezuela bolivariano è la 
difesa anche dei nostri diritti !

 La battaglia è comune La difesa del Venezuela bolivariano è la difesa anche dei nostri diritti

Il Venezuela subisce in queste ore un tremendo attacco da parte delle oligarchie finanziarie per la destituzione di un governo democratico e sovrano. L'inizio dell'ultima offensiva destituente è datato 12 aprile, con un editoriale del Washington Post: "il Venezuela ha disperatamente bisogno di un intervento politico dei suoi vicini, che per questo dispongono di un meccanismo appropriato nella Carta Democratica Interamericana dell’Organizzazione degli Stati Americani, la OSA, un trattato che contempla l’azione collettiva quando un regime violi le norme costituzionali". Il piano enunciato dal giornale del Pentagono è chiaro: ottenere un pretesto per un intervento armato che trasformi il Venezuela nella nuova Siria e l'America Latina in un nuovo Medio Oriente.

Da allora, guerra economica e mediatica contro il Venezuela si sono intensificati ogni giorno di più. I vari Uribe, Rajoy, Almagro si sono presto trasformati in marionette di questo disegno golpista. La vittoria che il Venezuela ha ottenuto nel Consiglio Permanente dell'Osa giovedì 2 giugno, impedendo l'applicazione della  cosiddetta “Carta democratica” - quindi il pretesto dell'intervento armato – e supportando il dialogo con l'opposizione iniziato dall'Unasur, è significativa ma va supportata a livello internazionale.

L'imperialismo predatorio di risorse naturali e diritti delle popolazioni cercherà, infatti, presto una nuova via per appropriarsi delle maggiori risorse petrolifere del mondo.

Oggi è il momento della mobilitazione.

Oggi tutti i democratici, quelli veri, devono stringersi attorno al Venezuela, paese sotto tremendo attacco di quelle oligarchie finanziarie internazionali che hanno imposto recentemente un golpe morbido al Brasile, annullando 50 milioni di voti e destituendo senza alcuna ragione un Presidente eletto. E quelle stesse oligarchie, per fare un altro esempio, che in Europa vogliono imporre il TTIP, la “Nato economica”.

La battaglia è comune: la difesa del Venezuela bolivariano è la difesa anche dei nostri diritti !!!
Martedì 7 giugno dalle ore 18.00 a Piazza Vidoni
Partiti, movimenti e sindacati si mobilitano per sostenere la rivoluzione venezuelana.

Non ci saranno bandiere di appartenenza, ma sventoleranno solo quelle dei popoli.
Tutti coloro che aspirano ad un futuro di pace, sovranità, multilateralismo, autodeterminazione e libertà dei popoli sono invitati a partecipare.

ORGANIZZATORI:

-Rete Caracas Chiama
-USB
-Rete dei Comunisti
-Rifondazione Comunista
-Red de Intelectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad
-Collettivo Militant
-Rete No War
-Alianza País
-Red de Amigos de la Revolución Ciudadana
-Comitato Immigrati Italia
-Fronte di Liberazione dello Sri Lanka
-UMANGAT

RESPONSABILI DELLA COMUNICAZIONE:

-L'AntiDiplomatico
-Contropiano
-Cestes
-Nuestra America


​Soy una amenaza inusual y extraordinaria. Por mis venas cabalga Bolívar y en mi corazón, Chávez cuida con devoción campesina la Patria que sembró.           Larissa Costas



"N
 
on sarà per noi sufficiente l’eternità per pentirci se non sapremo generare un gran movimento planetario a difesa della Rivoluzione Venezuelana” 

Fernando Buen Abad 



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ROMA, 7 GIUGNO 2016 ORE 18,30

MANIFESTAZIONE PRO VENEZUELA BOLIVARIANO
DALLE ORE 18 A PIAZZA VIDONI
 
Diverse associazioni, movimenti e partiti italiani, latinoamericani, mediorientali e asiatici (elenco al fondo) indicono una manifestazione a Roma il 7 giugno «in solidarietà con il Venezuela che sta subendo un grave attacco da parte delle oligarchie finanziarie, attacco finalizzato alla destituzione di un governo democratico e sovrano». Una protesta anche contro la virulenta guerra mediatica in corso da tempo contro il paese latinoamericano.
Spiegano gli organizzatori: «Il 12 aprile un editoriale del Washington Post ha invocato l’intervento dei paesi vicini nel quadro dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa). Il piano è chiaro: un intervento armato che trasformi il Venezuela nella nuova Siria e l'America Latina in un nuovo Medio Oriente, in un contesto internazionale nel quale destabilizzazioni sono all'ordine del giorno. Da allora, la guerra economica e mediatica in corso da anni contro il Venezuela si sono intensificate. La vittoria che il Venezuela ha ottenuto nel Consiglio Permanente dell'Osa il 2 giugno, bloccando per ora l'intervento armato va sostenuta a livello internazionale. L'imperialismo predatorio di risorse naturali e diritti delle popolazioni cercherà presto una nuova via per appropriarsi delle maggiori risorse petrolifere del mondo».
Gli organizzatori ricordano anche il «golpe morbido in Brasile, annullando 50 milioni di voti e destituendo senza alcuna ragione un Presidente eletto. E quelle stesse oligarchie, per fare un altro esempio, che in Europa vogliono imporre il TTIP, la “Nato economica”».
 
 
ORGANIZZATORI: Rete “Caracas ChiAma”; USB; Rete dei Comunisti; Rifondazione Comunista; Capitolo Italiano in Difesa dell’umanità; Collettivo Militant; Rete No War Roma; Alianza País; Red de Amigos de la Revolución Ciudadana; Comitato Immigrati Italia; JVP~ Sri Lanka; REDCAN; UMANGAT
 
ADESIONI
Rivista LatinoAmerica di Gianni Minà; Associazione di Amicizia Italia/Cuba; PCdI; CARC; CSOA Terra Rossa / Lecce; Albainformazione; ANROS Italia; Circolo Bolivariano J C Mariàtegui / Napoli; Red por ti America / Italia; Associazione Donne della Regione Mediterranea; Associazione di Amicizia Italia/Nicaragua; Comitato Palestina nel cuore; Asia - sindacato inquilini e assegnatari; Laboratorio europeo per la critica sociale; Coordinamento immigrati USB; Associazione Marxista Politica e Classe; La Villetta per Cuba; Circolo Bolivariano Hugo Chàvez / Ostia; Galleri@rt / Napoli; Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà; Donne in Rosso, blog delle donne del PcdI; Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila; Centro Gramsci di Educazione.

domenica 5 giugno 2016

Toscana - Buone notizie per gli animali: "La Corte Costituzionale ha bocciato la riforma della Regione Toscana sull'ampliamento degli Ambiti territoriali di caccia"



La Corte Costituzionale ha bocciato la riforma della Regione Toscana in termini di ampliamento degli Ambiti territoriali di caccia (Atc) - che scendono a nove e corrispondono ai territori delle ex province (con accorpamento di Firenze e Prato) - dichiarandola "illegittima". La Consulta era stata coinvolta da un ricorso in via interpretativa promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la legge regionale toscana 88 del 2014, in relazione alla lettera 's' dell'art. 117 della Costituzione.

La riforma toscana degli ambiti di caccia stabiliva nove Atc corrispondenti ai confini provinciali e prevedeva che con il piano faunistico venatorio pottessero essere istituti dei sottoambiti, privi di organi, per garantire una zonizzazione più omogenea. Per la Corte Costituzionale questa impostazione è "illegittima" e "tradisce" la finalità del legislatore statale di volere "attraverso la ridotta dimensione degli ambiti stessi, pervenire ad una più equilibrata distribuzione dei cacciatori nel territorio" e "conferire specifico rilievo alla dimensione della comunità locale, più ristretta e più legata sotto il profilo storico e ambientale alle particolarità del territorio". "Il carattere provinciale dell'ambito voluto invece dal legislatore toscano - scrive la Consulta - al quale si lega l'istituzione di sottoambiti privi di funzioni amministrative, tradisce questa finalità. Esso diluisce infatti una sfera di interessi (connessi alla caccia e alla tutela dell'ambiente) incentrata sul territorio locale, nella ripartizione per province, ove la dimensione territoriale implica più ampie e meno specifiche esigenze di decentramento amministrativo".

Nel suo ricorso alla Consulta il Governo ritiene "lesiva della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema l'attribuzione agli ambiti di caccia di una dimensione provinciale" in contrasto con la norma della legge 157/92 per cui le Regioni "ripartiscono il territorio destinato alla caccia in ambiti territoriali di dimensioni sub-provinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali". Nelle considerazioni di fatto la Consulta riporta anche di aver indicato "uno standard minimo di tutela della fauna, cui le Regioni non possono derogare. Sarebbe infatti in gioco la necessità di suddividere il territorio aperto alla caccia in ambiti omogenei, al fine di valorizzare il ruolo delle comunità ivi insediate e di costituire aree dai confini naturali, anziché soltanto amministrativi" (LAC Liguria, 3 giugno 2016).


Carlo Consiglio, telefono 06/64690478, 392/9475797, fax 178/2259097, email consiglio.carlo@tiscali.it, info@carloconsiglio.it, sito www.carloconsiglio.it

venerdì 3 giugno 2016

Proposta di riforma bioregionale per il riassetto amministrativo e territoriale della Regione Lazio, dell'area metropolitana romana, dei piccoli comuni e degli ambienti naturali



Negli ultimi anni è andata maturando una coscienza ecologica e sociale, una considerazione delle diverse necessità delle varie realtà urbane e suburbane, che richiede una revisione generale degli attuali modelli e confini regionali. 

Tanto per cominciare esiste la realtà dei grandi agglomerati metropolitani, come ad esempio Roma, Milano, Napoli, etc. ed esiste poi la realtà delle piccole città, dei villaggi e del territorio agricolo e boschivo. Va da sé che l’amministrazione  di entità che manifestano differenze così sostanziali non può essere gestita in modo “centralistico”, che altrimenti gli interessi dei grossi agglomerati porterebbe alla fagocitazione e rovina dei centri meno popolosi ed al loro snaturamento. Anche l'istituzione delle cosiddette "Aree vaste", per una collaborazione intercomunale nei servizi, etc., non aiuterebbe il mantenimento dell'identità locale se non corroborata dall'esigenza primaria della conservazione dell'habitat e delle risorse naturali.

In Europa già da tempo si sta attuando una politica “decentrativa” separando l’amministrazione delle grandi città da quella del territorio extraurbano. Ad esempio vedasi Parigi oppure Monaco di Baviera, entrambe definite “Città Regione” indipendenti dal resto del territorio.

In italia se osserviamo la situazione amministrativa del Lazio, vediamo che l’ente Roma Capitale  è solo un'operazione d'inglobamento delle realtà rurali limitrofe con accorpamento del territorio provinciale. Secondo il criterio bioregionale da noi proposto, invece,  Roma ed una ristretta area metropolitana dovrebbe assurgere allo status di Città Regione.  

Ed a quel punto non vi sarebbe nulla di strano nello scorporare l’amministrazione regionale in due enti: Roma Capitale e Lazio storico. Se ciò avvenisse, come avrebbe dovuto già avvenire, questo riaggiustamento  sarebbe un buon sistema di rivalutazione  per il territorio e per le piccole comunità. 

L'attuale perimetrazione del Lazio, ricordiamolo, è il risultato di un ragionamento politico accentrativo (attuato subito dopo l'unità d'Italia e successivamente durante il fascismo) il cui risultato fu lo smembramento delle realtà amministrative preesistenti. Ovvero la Tuscia storica  fu smembrata fra la Toscana ed il Lazio, e qui ancora  separata in Tuscia viterbese e Tuscia romana. Altrettanto accadde con i centri della Sabina, con Rieti tolta all'Umbria e con diversi altri centri inseriti nella provincia romana  e così pure avvenne nella Ciociaria, suddivisa fra Roma e Frosinone, e nella provincia di Latina creata ex novo in seguito alla bonifica pontina ed integrata da territori dell'ex Regno di Napoli.

A ben guardare, l'identità bioregionale di Roma Capitale ed area metropolitana, in senso stretto, dovrebbe corrispondere ai limiti dell’espansione urbana e adiacenze. Poiché è ovvio che le realtà civiche periferiche della attuale provincia di Roma andrebbero  restituite ai loro ambiti originari, anche per un riequilibrio nel numero degli abitanti. Altrimenti, se tale operazione di riequilibrio non fosse attuata, la città metropolitana di Roma, compresa negli attuali confini della sua provincia, raggrupperebbe oltre i quattro quinti dei residenti totali nel Lazio.

Le considerazioni qui esposte sul riassetto territoriale andrebbero parimenti tenute in conto per tutte le altre regioni, soprattutto quelle che hanno al loro interno grandi città metropolitane.

Mi appello perciò al  presidente del Consiglio, Matteo Renzi, affinché, in vista delle  riforme da lui auspicate, tenga in esame questo metodo di sistemazione bioregionale della penisola, altamente necessario per un buona amministrazione locale e per il mantenimento di  una identità locale condivisa.

Paolo D’Arpini  - Referente Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) - Tel. 0733/216293





Questa proposta viene inviata al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ed ai Parlamentari della Repubblica Italiana e verrà anche discussa durante il prossimo Incontro Collettivo Ecologista della Rete Bioregionale Italiana che si tiene a Ronciglione il 25 e 26 giugno 2016:  
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2016/05/incontro-collettivo-ecologista-25-e-26.html

giovedì 2 giugno 2016

Bologna. Fare comunità nell'irto-orto sociale dei 300 scalini

Un’area verde sulla prima collina di Bologna


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COSA SONO GLI ORTI SOCIALI?

Gli orti sociali sono degli appezzamenti di terreno di dimensioni
medio-piccole, collocati in città o nei dintorni e presi in carico
dalla comunità. L’idea alla base è offrire la possibilità di produrre
in proprio gli ortaggi, di norma non destinati alla vendita o comunque
senza fine di lucro, attraverso un progetto collettivo in grado di
promuovere l’integrazione sociale. Spesso si tratta di coltivazioni
bio-logiche o almeno a basso impatto ambientale.
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A Bologna, in via di Casaglia al numero 37, ci sono 300 scalini, un
luogo famoso per i bolognesi. Saliti tutti, si arriva in cima a una
collina, con vista sul santuario della Madonna di San Luca, nel bel
mezzo del Parco San Pellegrino.

Qui il Teatro dei Mignoli ha messo radici da circa due anni e sta
lavorando per recuperare questo spazio abbandonato perché possa
diventare fruibile da  chiunque, dove il teatro, l’arte, le attività
olistiche, s’incontrano con la natura e l’agricoltura. Un luogo di
“Cultura e Colture”.
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Il nostro sogno di fare comunità è divenuto cosa reale nel momento in
cui il gruppo fondatore ha aperto le porte e ha deciso di condividere
lo spazio verde con altre persone in sintonia col progetto,.
Da quel momento si è dato vita a un orto collettivo diviso in piccoli
appezza-menti autogestiti. La regola è che gli ortisti artisti si
dedichino anche alla cura del giardino e degli spazi comuni, tra cui
unna vecchia vigna abbandonata.

Abbiamo anche ricoperto la struttura di una precedente serra che è
divenuta il nostro riparo e il luogo di ristoro. Vi abbiamo costruito
all’interno un forno comunitario in terra e calce, tipico delle
campagne di un tempo, dove la gente andava a cuocere pani, dolci e
pizze insieme, e dove l’unica richiesta era quella di lasciare
un’offerta libera al gestore.


Un primo passo per fare comunità riprendendo contatto con madre Terra.


http://ai300scalini.blogspot.it/