Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 5 aprile 2012

Lettera al governo: "Basta con la green economy, finzione speculativa per distruggere l'habitat"

Basta scempi ambientali


Invitiamo il Governo ad andare avanti senza indugi e tentennamenti sulla “strada dell’equità” che passa oggi da una severa riforma degli incentivi alle energie rinnovabili, riteniamo, però, che sia molto importante che l’Esecutivo non si faccia guidare esclusivamente dalle pur doverose considerazioni di salvaguardia dell’economia e della finanza pubblica: altrettanto fondamentali sono le ragioni di sostenibilità ambientale e paesaggistica.

È quindi opportuno proseguire incisivamente sulla strada virtuosa del TAGLIO TOTALE degli incentivi pubblici agli impianti di energie rinnovabile ubicati al di fuori dei tetti degli edifici recenti e delle aree industriali. Impianti che ledono l’integrità delle aree naturali, rurali o eufemisticamente dette “abbandonate – marginali - in attesa” ma sempre recuperabili (o già recuperate) alla natura e all’agricoltura. Il danno è purtroppo palese e sotto gli occhi di tutti: la salvaguardia dell’economia più vera (quella del settore primario, delle produzioni agro-silvo-pastorali e del settore culturale-turistico) del nostro Paese, il Belpaese per antonomasia, e della finanza pubblica, mai come in questo caso si intrecciano alla salvaguardia di ambiente, paesaggio e salute dei cittadini, le cui vite nelle aree rurali vengono oppresse e distrutte dai grandi impianti industriali selvaggi di eolico e fotovoltaico.

L’opportunità rappresenta dalle rinnovabili è andata largamente sprecata e ha lasciato dietro di se una gigantesca bolla finanziaria e una distesa di rovine paesaggistiche che deturperanno l’Italia per decenni se non secoli. Questa furia devastatrice che passa sotto il nome di “Green Economy” deve essere fermata, deve essere fermato l’assurdo consumo di territorio, di natura, di paesaggi. Lo stato non può incentivare la distruzione paesaggistica e disattendere gli articoli 9 e 32 della nostra Costituzione.

È giunto il momento di invertire completamente la rotta: bisogna dare massima priorità al risparmio, all’efficienza energetica e all’autoproduzione di energia rinnovabile con tecnologie non invasive quali, ad esempio, i pannelli solari e fotovoltaici ubicati sui tetti degli edifici recenti che almeno sfruttano in positivo il dramma della cementificazione selvaggia del paese, anch’essa da arrestare, utilizzando queste superfici estesissime e biologicamente morte che hanno consumato troppo suolo e troppa natura.

Ci vuole un nuovo Piano Energetico Nazionale unito ad un Piano Paesaggistico Ambientale Nazionale. Chiediamo al Governo, ai legislatori, a tutte le persone oneste e di buona volontà di realizzare i seguenti punti.

1) Risparmio ed efficienza energetica. Ogni sforzo e priorità deve essere dato agli interventi che possano ridurre i consumi energetici e ad aumentare l’efficienza energetica delle abitazioni, delle aziende e dei trasporti, partendo da una massima attenzione all’illuminotecnica che non sacrifichi però le esigenze di comfort ergonomico e piacevolezza, come si rischia di fare quando i processi virtuosi sono corrotti da interessi speculativi e non guidati invece da virtù amministrativa.

2) Eolico. Il legislatore riconosca quello che è evidente a tutti: per l’eolico industriale volto alla vendita dell’energia prodotta, ma non solo, non sono possibili interventi di mitigazione degli impatti paesaggistici. Inoltre le tecnologie ad oggi adoperate oltre allo sgradevolissimo impatto paesaggistico vedono le turbine rotanti velocemente divenire delle spietate macchine falcidia uccelli, purtroppo sia nell’implementazione mastodontica quanto in quella media e mini degli aerogeneratori eolici. Da qui anche il recente slogan lanciato da innumerevoli associazioni ambientaliste italiane “Il vento senza vita” per chiedere di fermare il proliferare di questi aerogeneratori nel nostro paese e nel nostro mare, attraversato da importanti rotte migratorie per l’avifauna ed abitato da innumerevoli protette specie di uccelli marini!

Suggeriamo che siano assunti in maniera retroattiva interventi di smantellamento con bonifica totale dei luoghi e ripristino dello “status quo ante”, a partire con urgenza da quelle situazioni in cui gli impianti hanno leso il diritto dei cittadini di godere in piena salubrità della propria casa, nei luoghi in cui vivevano prima delle istallazioni. Opportuno pertanto per tutelare la salute di queste persone iniziare lo smantellamento di tutti gli aerogeneratori ubicati ad una distanza inferiore a 15 volte l’altezza totale dell’aerogeneratore misurato nella sua punta massima raggiunta in esercizio. Inoltre deve essere vietata rigorosamente l’installazione di nuovi impianti nei comuni che hanno una potenza rinnovabile (complessiva di ogni fonte, fotovoltaica, ecc.) installata che supera il fabbisogno elettrico comunale.

Riteniamo che non sia dovuta incentivazione alcuna da parte dello Stato al settore eolico industriale.


3) Fotovoltaico. Sia esclusivamente incentivato il fotovoltaico da installarsi sulle coperture di edifici recenti per impianti destinati al soddisfacimento dei consumi familiari o aziendali.
Siano severamente vietate le tipologie di impianto che sono per lo più servite a realizzare impianti puramente speculativi ed ingannevoli in termini, ci riferiamo alle cosiddette “serre fotovoltaiche” che sono spessissimo dei trucchi per accedere ai lauti incentivi. Una serra per produrre prodotti agricoli deve captare l’energia solare per la crescita delle piante, schermarla con pannelli in testa rivela la trovata ingannevole delle serre fotovoltaiche per bypassare i saggi doverosi divieti di ubicazione dei pannelli al suolo e continuare a spillare incentivi allo stato, alle casse delle aziende del made in Italy (che stanno non a caso licenziando, chiudendo o delocalizzando all’estero) e alle tasche delle famiglie alle prese con iper-bollette elettriche maggiorate dalla speculazione falso-green.

Siamo certi che il legislatore non cadrà mai nel tranello di incentivare soluzioni fantasiose quali l’agrovoltaico o il fotovoltaico galleggiante, follie potenzialmente devastanti, anti-ecologiche, ed ammazza-agricoltura.

Esortiamo Il Governo ed il legislatore a tutelare quel bene primario non rinnovabile che sono i terreni agricoli e le zone naturali incluse le aree lacustri, costiere e marine, ne consegue che è necessario precludere questi territori agli impianti fotovoltaici industriali a terra, includendo in tale divieto anche le aree agricole ricadenti nel DEMANIO MILITARE, alla luce di alcune preoccupanti eccezioni legislative contenute nel recente decreto liberalizzazioni che ancora riconoscono incentivi alla profanazione fotovoltaica di queste aree che spesso sono miracolosamente non colpite dalla speculazione edilizia, sarebbe un vero peccato darle in pasto a quella fotovoltaica! L’ottima misura che ha eliminato gli incentivi per il fotovoltaico sui terreni agricoli deve necessariamente essere integrata da una permanente interdizione di questi territori agli impianti fotovoltaici, siano essi incentivati o meno.

Idem a quanto chiesto per l’eolico anche in questo caso è necessario, di concetto con le procure, procedere allo smantellamento, con ripristino-restauro dello status naturale dei luoghi alterati, di tutti quegli impianti fotovoltaici realizzati in aree naturali e rurali, a partire dai tantissimi posti già, per innumerevoli e varie irregolarità, sotto sequestro nel paese, ed il cui numero aumenta al proseguire dei controlli delle forze dell’ordine.

4) Solare. Ridurre tutta l’energia solare al solo fotovoltaico, o meglio all’incentivazione della vendita di pannelli prodotti all’estero è miope. Bisogna dare un grande impulso al solare termico per usi civili. Bisogna investire in ricerca.

5) Clima. Opportuno, a favore della difesa del clima e della salubrità dell’aria, spostare il baricentro dalla mera produzione di energia all’opera di rimboschimento del paese, come previsto anche del Protocollo di Kyoto, creando un piano di riforestazione, area per area con l’uso di piante naturali da ceppi autoctoni, utile all'assorbimento di CO2, ma anche allo sviluppo di economie silvicole biologiche, contro il dissesto idrogeologico, a favore di paesaggio, del microclima e della biodiversità; alberi e arbusti utili a rigenerare le condizioni di vivibilità ed habitat per la fauna selvatica. Una riforestazione che interessi anche le zone a ridosso delle città, alle quali sono state irrispettosamente sottratte zone verdi per far spazio a colate di cemento.

6) Tagli. Sebbene vi si adduca a freno lo spettro dell’incostituzionalità della retroattività nel taglio degli incentivi per gli impianti già istallati di eolico e fotovoltaico nelle aree naturali e rurali, riteniamo opportuno che il Governo si impegni nel varo di un decreto che smascheri il carattere speculativo di queste istallazioni. Carattere fondato su una dichiarazione di “pubblica utilità” assolutamente falsa e tendenziosa di cui tali impianti si son fregiati al fine di distruggere il Belpaese e svuotare le casse dello Stato; un orpello pesante e falso quello della “pubblica utilità” che deve essere cancellato anche retroattivamente, cancellando i presupposti di diritti acquisti dalle ditte che si son definite “green”, e la cui realizzazione comporta un aggravio dei costi delle bollette elettriche inaudito ed immorale, insostenibile per il nostro Stato nei prossimi mesi e anni e per tutti i cittadini e legato solo e soltanto alla bolla speculativa della Green Economy Industriale.
In questi mesi ed anni di crisi intervenire in tal senso è un dovere tanto costituzionale, quanto morale, e siamo certi che il Governo non si tirerà indietro a tutela anche del nostro Paese, l’Italia, il BelPaese per antonomasia, la cui bellezza storico-naturale e cultura è la forza del Made in Italy nel mondo!





Comitato Nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi, e più in generale naturali


Sito web: http://comitatonazionalecontrofotovoltaicoeolico.wordpress.com/
Un vasto comitato di coordinamento nazionale che annovera svariate realtà associative nazionali, comitati locali, e cittadini italiani ed europei, impegnato ed unito dall’ impegno per la tutela dell’ ambiente e del paesaggio d’Italia, contro ogni fattore di inquinamento chimico-fisico, come anche di degrado paesaggistico, in nome di una vera Ecologia con la “E” maiuscola e non strumentalizzata alla mercé di qualcuno come è purtroppo sin ora, esecrabilmente, avvenuto!
Un comitato apartitico o politicamente pan-partitico assolutamente trasversale e aperto alla collaborazione più estesa di tutti al perseguimento dei suoi obiettivi etico-ambientalisti fondanti.

Silvano Agosti: "L'essere umano è l'unico parimonio dell'Umanità...."



Chiedo aiuto a chiunque conosca un dirigente dell’UNESCO o DELLE NAZIONI UNITE in Italia o all’estero, anzi preferibilmente all’ESTERO. Me lo comunichi via mail all’indirizzo silvanoagosti@tiscali.it

Da circa quattro anni ho iniziato la ricerca di un modo per raggiungere un qualche funzionario ragionevole dell’U.N.E.S.C.O. o delle Nazioni Unite e riuscire a sapere attraverso quali mezzi poter ottenere che l’Essere Umano rientri nella lista di quelli che possono essere ritenuti Patrimonio dell’Umanità. Ecco l’avvio della mia domanda

PREMESSA
Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea di esaminare la condizione umana e sono giunto alla conclusione che l’essere umano, pur presentandosi all’origine come il massimo capolavoro della natura, è di fatto la realtà più sottovalutata, più negata e più sottomessa e oppressa da qualsiasi forma di potere e di reggenza presente sul pianeta.

Con l’adesione di 10.000 iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio dell’Umanità” da parte di un Ente ufficiale e planetario, come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte e della natura.
Chiediamo ufficialmente che tale richiesta venga presa in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.
Silvano Agosti
Roma 15 dicembre 2008


Sono trascorsi da allora quasi quattro anni.
Dev’esser stato facile conquistare una tale ambita qualifica per la Pizza o il tango o perfino la Torre pendente di Pisa che l’hanno immediatamente ottenuta. Io in questi quattro anni, dopo aver diligentemente fatto domanda e presentato i documenti richiesti ho ricevuto soltanto una risposta sbrigativa e stizzita.

Eccola:
MINISTERO
PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
Roma 23 marzo 2011

OGGETTO: Essere umano proposta di candidatura lista rappresentativa patrimonio culturale immateriale dell'Umanità

Gentile signor Agosti, in merito alla sua richiesta di iscrizione dell' "Essere Umano" nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Umanità si rileva che l'elemento così definito non è rintracciabile nelle definizioni degli elementi di Patrimonio Culturale immateriale presenti nell''art.2 della convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale del 2003; inoltre non è possibile attuare i cinque criteri presenti nelle Direttive Operative di giugno 2008 e confermato nelle Direttive Operative del giugno 2010, necessarie per la presentazione delle candidature. La richiesta è stata verificata nella sua congruità dal Gruppo di Lavoro interministeriale permanente, il quale non si è distaccato da quanto si sta scrivendo.

Il Direttore
Dott. Gianni Bonazzi


Ho scritto subito in una mail che non è stato difficile per me prevedere una tale risposta, ovvero che l'Essere Umano non era nella lista ma che era più complesso invece cercare di capire perché sono stati necessari quasi tre anni per avere una risposta così contratta e astiosa. Inoltre ciò che vado e andrò chiedendo è solo di modificare il testo in modo che l'Essere Umano possa finalmente essere proclamato PATRIMONIO DELL'UMANITA'

Silvano Agosti

martedì 3 aprile 2012

Imposta patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze per salvare l'Italia


Gallina gigante o uomo piccolo?

Sui giornali è stata riportata la notizia di uno studio della Banca d’Italia del 2006(che non dovrebbe avere avuto grosse variazioni) dal quale si evince che: “i dieci soggetti italiani più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella complessiva dei 3 milioni di italiani più poveri”.

Per la precisione, questi dieci super-ricchi, secondo la classifica della rivista specializzata Forbes, sono :
Michele Ferrero – multinazionale dolciaria (Nutella e Kinder)
Leonardo Del Vecchio – multinazionale degli occhiali (Luxottica)
Giorgio Armani – stilista (casa di moda)
Miuccia Prada – stilista (casa di moda)
Fratelli Rocca – ingegneria energetica (Tenaris)
Silvio Berlusconi – televisioni (Mediaset e Fininvest)
Patrizio Bertelli – marito di Miuccia Prada (casa di moda)
Stefano Pessina – farmaceutici (Alliance Unichem)
Fratelli Benetton – abbigliamento (multinazionale)
Mario Moretti Polegato – calzaturiero (Geox).

Nessuno mette in dubbio le capacità imprenditoriali di tali soggetti, ma non possiamo non far notare che, mentre per tanti italiani questi anni di crisi hanno portato ad una diminuzione del reddito e ad un peggioramento del tenore di vita, i super-ricchi hanno visto consolidarsi e crescere la loro ricchezza.

Questa è la conferma che uno dei principali problemi dell’Italia è la drammatica e vergognosa ingiustizia sociale, per porre rimedio alla quale esiste un solo mezzo: l’introduzione di un’IMPOSTA PATRIMONIALE progressiva sulle grandi ricchezze, anche perché alle spalle dei dieci soggetti di cui sopra ve ne sono altre decine di migliaia con una ricchezza inferiore ma sempre molto consistente.

Breve notazione per i novelli “indignados”: in questa speciale classifica, su dieci soggetti, vi è un solo banchiere privato ed è tale Silvio Berlusconi (comproprietario con Ennio Doris di Banca Mediolanum), la cui sesta posizione in classifica, tra l’altro, è dovuta solo al fatto che la Banca d’Italia è tenuta ad ignorare le catene di società off-shore messe in piedi da un certo Avv. Mills per conto dello stesso Berlusconi.

Quindi invitiamo tutti quelli che si preoccupano e dicono di avere a cuore i disagi ed i drammi degli indigenti, dei pensionati al minimo, dei disoccupati, dei precari, dei giovani, a battersi assieme a noi per l’introduzione di un’imposta patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze.

Chi non lo farà, o peggio, come capita di leggere sui nostri forum dove si inneggia all’evasione fiscale perché questa non è la “nostra” Repubblica e non è il “nostro” sistema politico, allora la pianti di far finta di battersi per le persone e le famiglie in difficoltà.

Giuseppe Turrisi
L'Accademia della Libertà


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Mia rispostina: “...sono d'accordo... però questa è stata la prima proposta ventilata all'inizio della crisi e subito scartata dal monti, proprio per l'opposizione del berluscaiser.. e per l'acquiescenza dei partiti... che non ci saranno retta.. ma l'informazione è importante, come è importante continuare a battere il ferro della sovranità monetaria...” (Paolo D'Arpini)

Medicina democratica: "Ancora morti per l'inceneritore TRM del Gerbido"




Due morti in meno di un mese nel cantiere TRM del Gerbido per la costruzione dell’inceneritore

Chiudere immediatamente il cantiere e fare chiarezza - Ripristinare le sanzioni legate agli infortuni sul lavoro.

Nello stesso cantiere, nella stessa ditta, avviene per due volte e sempre di sabato lo stesso tragico incidente mortale. Non si può sempre imputare la colpa al caso o lamentare la tragica fatalità. Sono ancor più inaccettabili queste disgrazie perché avvengono in un cantiere pubblico.

Medicina Democratica esprime il suo cordoglio e nel contempo stigmatizza il fatto delle inascoltate denuncie di carenza di sicurezza sui luoghi di lavoro. L’indifferenza delle istituzioni nella sostanza permane al di là della momentanea costernazione e della promessa di prossimi cambiamenti.

È in queste funeste occasioni che l’emergenza lavoro appare in tutta la sua grandezza e problematicità: sicurezza del lavoro, sicurezza sul lavoro, certezza delle tutele anziché, come fatto sino ad ora, indebolimento dei controlli e smantellamento di diritti conquistati con le lotte delle precedenti generazioni.
Anziché l’articolo 18 il Governo Monti dovrebbe abolire l’articolo 14 del decreto semplificazioni che prevede la riduzione dei controlli nelle aziende certificate. La precarietà del posto di lavoro è uno dei fattori che porta agli infortuni.

Medicina Democratica – Sezione di Torino sostiene la proposta del Capo Vicario della Procura della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello, di costituire una Procura nazionale sulla sicurezza sul lavoro, vale a dire un’organizzazione specialistica che abbia le forze, le competenze necessarie per operare in tutto il territorio nazionale e condivide la sua affermazione “Il non sapere del datore di lavoro è di per sé un fattore di colpa “

Medicina Democratica - Sez di Torino
Renato Zanoli

lunedì 2 aprile 2012

Grandi opere distruttive - "Cosa unisce la TAV in Valsusa e l'autostrada tirrenica Livorno Civitavecchia?"



Che cos'hanno in comune la Tav in Val di Susa e le new towns berlusconiane che assediano L'Aquila dopo il terremoto? Che cosa unisce l'autostrada tirrenica e il "piano casa" che devasta le città? Finanziatori e appaltatori, banche e imprese sono spesso gli stessi, anche se amano cambiare etichetta creando raggruppamenti di imprese, controllate, partecipate, banche d'affari e d'investimento. E sempre gli stessi, non cessa di ricordarcelo Roberto Saviano, sono i canali per il riciclaggio del denaro sporco delle mafie. Ma queste lobbies, che senza tregua promuovono i propri affari, non mieterebbero tante vittorie senza la connivenza della politica e il silenzio dell'opinione pubblica. Espulso dall'orizzonte del discorso è invece il terzo incomodo: il pubblico interesse, i valori della legalità.

Se questo è il gorgo che ci sta ingoiando, è perché l'Italia da decenni è vittima e ostaggio di un pensiero unico, spacciato per ineluttabile. Un unico modello di sviluppo, una stessa retorica della crescita senza fine governano le "grandi opere", la nuova urbanizzazione e la speculazione edilizia che spalma di cemento l'intero Paese. Ma su questa idea di crescita grava un gigantesco malinteso. Dovremmo perseguire solo lo sviluppo che coincida col bene comune, generando stabili benefici ai cittadini. E' invalsa invece la pessima abitudine di chiamare "sviluppo" ogni opera, pubblica o privata, che produca profitti delle imprese, anche a costo di devastare il territorio. Si scambia in tal modo il mezzo per il fine, e in nome della "crescita" si sdogana qualsiasi progetto, anche i peggiori, senza nemmeno degnarsi di mostrarne la pubblica utilità.

A giustificare questa deriva si adducono due argomenti. Il primo è che la redditività delle "grandi opere" è provata dall'impegno finanziario dei privati; ma si è ben visto (Corte dei conti sulla Tav) che il project financing è uno specchietto per le allodole. Una volta approvato il progetto, i finanziatori spariscono e subentrano fondi statali, accrescendo il debito pubblico. Il secondo argomento, la creazione di posti di lavoro, è inquinato da un meccanismo "a piramide" di appalti e subappalti, tanto più inesorabile quanto più grandi siano le imprese coinvolte e le relative "opere". Nessuno, intanto, si chiede se non vi siano altri modi di creare o salvaguardare l'occupazione. La Legge Obiettivo del governo Berlusconi, ha scritto Maria Rosa Vittadini, «ha trasformato il paese in un immenso campo di scorribanda per cordate di interessi mosse dal puro scopo di accaparrarsi risorse pubbliche. Un numero imbarazzante di infrastrutture (oltre 300) è stato etichettato come "opera di preminente interesse nazionale" e come tale ha ricevuto incaute promesse di finanziamento da parte del Cipe. Si tratta di una impressionante congerie di infrastrutture prive di qualunque disegno "di sistema" nazionale, di qualunque valutazione d'insieme, di qualunque ordine di priorità».

Questo è il modello di sviluppo dominante negli ultimi decenni, questa la spirale negativa che ci ha condotto alla crisi che attraversiamo. Ma per reagire alla crisi ci vien suggerita una cura omeopatica, a base di ulteriore cemento. Ci lasciamo dietro, intanto, una scia di rovine, nel paesaggio e nella società. Le new towns dell'Aquila si fanno a prezzo di abbandonarne il pregevole centro storico, ridotto a una Pompei del secolo XXI; il passante Tav di Firenze, costosissima variante sotterranea di un assai migliore percorso di superficie, viene scavato sotto la città senza le dovute certezze sul rischio strutturale e sismico. In Val di Susa, l'irrigidirsi del governo sta provocando una crescente sfiducia nelle istituzioni, certo non temperata dalle "risposte" pubblicate sul sito di Palazzo Chigi. Esse lasciano in ombra troppi punti importanti: per esempio il recentissimo ammodernamento della già esistente galleria del Fréjus, costato mezzo miliardo di euro; per esempio gli alti rischi di dissesto idrogeologico (come già accaduto nella tratta Bologna-Firenze); per esempio la reticenza sullo smaltimento dello smarino amiantifero e sui danni alla salute da dispersione delle polveri sottili.

O ancora l'azzardata asserzione che «le tratte in superficie si collocano in aree già compromesse». Ma il vero capolavoro di questa artefatta verità è in una frasetta: «Si può dire che il consumo del suolo dell'opera assuma una rilevanza minima se confrontato con i dati del consumo edilizio e urbanistico dei comuni della Val di Susa nel periodo 2000-2006». Complimenti: lo scellerato consumo di suolo da parte dei Comuni non è dunque, per chi ci governa, un errore da stigmatizzare e correggere, bensì una scusante per martoriare ulteriormente la valle. A ragione un recente convegno a Firenze, organizzato da Italia Nostra, si è chiesto se le "grandi opere" siano causa o effetto della crisi economica. Ma una cosa è certa: non ne sono la cura.

Perché un modello di finto sviluppo come questo ha tanta solidità da esser condiviso da governi d'ogni sorta? La forza d'urto delle lobbies e dei loro affari è essenziale ma non basta. La dominanza di una fallimentare idea di crescita è il rovescio e l'identico della drammatica incapacità di immaginare per il Paese un modello alternativo di sviluppo, che vinca il muro contro muro delle opposte retoriche della "crescita" e della "de-crescita". E l'assenza di un progetto per l'Italia del futuro è insieme causa ed effetto della crisi della politica, della fiducia nei partiti scesa sotto l'8%, della somiglianza fra non-progetti "di destra" e non-progetti "di sinistra".

Ma è proprio impossibile immaginare un'Italia ancora capace di vera innovazione, e non solo di cementificazione? Fra finta crescita e de-crescita, esiste una terza strada: una crescita vera, incentrata sull'utilità sociale e non sui profitti di banche e imprese. Ne esiste, anzi, persino il progetto, che governanti e politici amano dimenticare. Si chiama Costituzione. Ma per una vera crescita nella legalità e nello spirito della Costituzione, cioè del bene comune, è necessario investire prioritariamente in cultura e non in ponti sullo Stretto, in ricerca e non in incentivi alle imprese che disseminano pale eoliche in valli senza vento, nella scuola e non nei tunnel. È tempo di trasformare in manifesto e progetto quell'"imperativo ecologico" di cui parlava Hans Jonas: di ridare all'Italia un futuro degno della sua storia.

Salvatore Settis - Sinistrainrete

domenica 1 aprile 2012

Campiaperti e Agribio E.R. sul problema Imu: "Arrendersi mai..!"

Aspettando l'alba di una nuova agricoltura a misura d'uomo (e di donna)- Dipinto di Franco Farina


Scrive Alda di una piccola azienda agricola aderenti a Campiaperti sul problema Imu

Abbiamo pensato a questo punto di agire localmente scrivendo al sindaco. Consapevoli del fatto che probabilmente non ne ricaviamo nulla ma almeno la nostra voce si fa sentire visto che qui tutti fanno le orecchie da mercanti nonstante la chiusura di 50000 piccole aziende agricole nel 2011 (fonte coldiretti).

Scriveremo che noi non abbiamo i soldi per pagare l'imu che purtroppo non è solo sulla casa ma anche sui magazzini e noi ci troviamo ad avere un fienile di centinaia di metri quadri di cui non si sa ancora come verrà calcolata l'imu poichè è un insieme di tettoie.. stalla.. fienile.

Il problema è che noi non abbiamo un reddito da media azienda, del resto con 2,5 ettari di terreno non si diventa imprenditori ma si rimane consapevolmente, con piacere, con passione e per scelta dei contadini o fiscalmente dei CD(coldiretti).

Insomma noi abbiamo scelto di vivere di sussistenza e purtoppo viviamo in uno stato che non accetta chi fa girare pochi soldi...visto anche che questo governo ha deciso di fare chiudere tutte le partite iva inattive, che significa che muovono pochi soldi.

Noi abbiamo scoperto che per essere felici bastano pochi soldi (siamo in un regime di esenzione iva con guadagni attorno ai 7000 euro) e non ci siamo arrivati per caso ma con una ricerca di abbattimenti delle uscite durata anni. ora non abbiamo più neanche il mutuo e manteniamo tranquillamente i nostri figli (ovviamente evitando i costi fissi dei servizi scolastici..gestendo noi i pranzi ).
e ora ci tolgono il diritto di vivere con poco..noi lo chiamiamo IL DIRITTO ALLA POVERTA'.

A molti la povertà (redditi attorno ai 10000 euro!! e non fare la fame )spaventa, per noi invece rappresenta un traguardo raggiunto con anni di ricerca sui bilanci entrate/uscite... potremmo sembrare degli utopisti.. ma io penso "mai abbandonare i propri sogni.

A noi fa piacere se altre persone leggono la nostra testimonianza. In famiglia da 15giorni siamo in 5. per ora la quinta si nutre di latte di mamma. comunque siamo tra quelle famiglie considerate povere. I figli da mantenere sono 2: di 5 e 9 anni, che mangiano come lupi.

ciao, ALDA

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Risposta di Maria, socia Agribio E.R.:

Alda aspetta ad arrenderti non siamo i soli a vivere con pochi soldi!!
da un indagine statistica han evidenziato che metà degli italiani hanno redditi fino a 15 mila euro e 1 su 3 son fino a 10mila. Me lo ripeto anche a me stessa di non arrendermi anche io penso spesso non si cava un ragno dal buco, che i sindacati se ne fregano di noi piccoli e insegnificanti CD.

Anche io tiro avanti lavorando mezza giornata al canile e il pomeriggio in campagna e penso che bisogna lottare per i nostri diritti e perche ci venga riconosciuto il nostro diritto all'esistenza e la nostra utilità socio economica per il paese .

Agrire sul locale va bene e non basta!

Anche le associazioni sindacali ha pensato di agrire sui comuni e sull'anci che li rappresenta ma i sindaci han diritto di poter variare l'imu in + o in meno ma solo di un certo intervallo, non possono abolirla e metà delle entrate Imu i comuni le devon pagare allo stato e per questro motivo i comuni han chiesto al governo l'esenzione per i municipi.

penso sia meglio agrire in tutti i modi possibili conivolgendo e informando le persone, coinvolgendo e informando i cooproduttori, le associazioni sindacali ( che dovrebbero rappresentarci) e facendo conoscere le nostre storie al mondo intero, con scritti, blog, filmatini delle nostre aziende dove raccontiamo le nostre storie, ecc.
CE LA POSSIAMO FARE!!!!!!

Ciao, Mary

Predazione organi... nessun decreto attuativo per la dichiarazione di volontà



Parte dall'Umbria l'ennesimo artificio agganciato al “milleproroghe” per procacciare organi: un programma pilota, chiamato “Una scelta in Comune”, per valutare la produttività della donazione in occasione del rilascio o rinnovo della Carta d'identità. Se gli umbri dimostreranno ingenuità verrà estesa a tutta Italia. All'anagrafe un impiegato ficcherà in mano al cittadino un modulo sollecitando la donazione, subito registrata nel Sistema Informativo Trapianti gestito dal Centro Nazionale Trapianti. Poi prova ad uscire dal SIT, se cambi idea!!!

Nella foga del procacciamento di organi, è stata introdotta nel “milleproroghe” (26.2.2010) l'illecita possibilità di scrivere nella Carta d'identità “l'indicazione di consenso ovvero del diniego della persona a donare i propri organi e tessuti in caso di 'morte cerebrale'” a cuore battente.

Ma la dichiarazione sulla Carta d'identità o sul Modulo dell'anagrafe contrasta la legge 91 del 1° aprile '99 art. 5, che sancisce che la volontà del cittadino sia registrata solo presso le ASL, dopo loro formale richiesta, nei termini, forme e modalità stabiliti da un decreto attuativo emanato dal ministro e articolato in 10 direttive. Meglio il “silenzio-assenso” piuttosto che i “milletrucchi”.
Inoltre contrasta il diritto alla privacy: infatti espone il cittadino a possibili discriminazioni da parte di pubblici ufficiali, o di chiunque sia autorizzato a controllare il documento d'identità, se ideologicamente o per interesse privato si trovassero su posizioni opposte.

Questa pratica appare anche estorsiva, per l'impossibilità di modificare una precedente dichiarazione e per l'omissione di verità sul concetto di 'morte cerebrale' e sui modi dell'espianto, omissioni intenzionali per indurre alla donazione.

Gli italiani svegli non compileranno il modulo all'anagrafe, solo così facendo i loro familiari manterranno il diritto di opposizione (non di donazione) come stabilito dalla legge.

A distanza di anni dalla L. 91/99, firmata dal Presidente Scalfaro, di cui oggi ricorre il XIII anniversario, il governo consente ancora soluzioni che ampliano gli effetti negativi e pericolosi del già illecito Decreto Temporaneo dell'ex Ministra Bindi (D.M. 8 aprile 2000), prorogandone illecite possibilità applicative. Con la dichiarazione sulla Carta d'Identità o su Moduli dell'anagrafe il governo va a confermare un regolamento ministeriale illecito, temporaneo e fuorviante e di fatto rinvia nel tempo il decreto attuativo che doveva costituire la normativa definitiva ed essenziale stabilita dalla legge. La legge va applicata non elusa con spregiudicati accordi tra istituzioni di potere (Ministero Salute CNT, Interni, ANCI, Federsanità).

I non-donatori non si fidano di queste istituzioni: troppi interessi, troppa propaganda, troppe omissioni, troppe mani, troppi passaggi informatizzati, possibili errori, abusi, falsificazioni, nessun responsabile. No, non ci fidiamo di questa classe politica rapace pagata a suon di milioni. Non ci fidiamo di questa casta medica che ci dichiara “morti” a cuore battente su imposizione di protocolli ascientifici di Stato senza correre alcun rischio per negligenza, imperizia o dolo.

ATTENZIONE: I cannibali mangiano anche pezzi di organi da viventi sani, perlopiù donne sottoposte al ricatto affettivo; al prelievo di rene (1967) e parte di fegato (1999), la Commissione Affari Sociali della Camera ha aggiunto (13.3.2012) anche il prelievo di parte di polmone, intestino, pancreas, dando via libera al voto dell'Aula. Avremo tutte donne menomate.


Nerina Negrello
Presidente
www.antipredazione.org