Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
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martedì 13 marzo 2012

G.A.T. ... 5 stelle e la Rete delle Reti

Gruppo fondatore della Rete delle Reti


Ante Scriptum

Approfitto di questo post per rinnovare l'invito a tutti i lettori, ai gruppi, alle associazioni, ai movimenti, etc. che si occipano di tematiche culturali ed ambientali, di ecologia profonda, di bioregionalismo, di spiritualità laica, di diete e cure naturali, di economia solidale, e dir si voglia.. di inviare i propri comunicati (per la pubblicazione sul blog Rete delle Reti) a: Paolo D'Arpini - circolo.vegetariano@libero.it


......

G.A.T. ovvero gruppo acquisto terreni; Si tratta di un gruppo di persone che decidono di investire la propria vita (Chi lavora direttamente la terra) e i propri
risparmi (Gli investitori, cioè chi aquista una o piu’ quote per la creazione dell’azienda agricola) attivandosi per una finanza etica.


E un modo di prendersi cura della terra con un’attività che è di per
sé stessa la più green che esista, promuovendo la produzione di
prodotti biologici e l’utilizzo di tecniche e pratiche agricole
naturali, lasciando poco spazio alla chimica.

Il G.A.T. si pone i seguenti obiettivi economici ed etici:

1. Difesa del valore dell’investimento

2. Incremento patrimoniale

3. Ricavo di eventuale reddito dalla produzione agricola

4. Condivisione di valori

5. Incentivazione della coltivazione naturale

6. Avvicinamento dell’agricoltura alla platea cittadina

7. Disintermediazione tra produttore e consumatore (filiera corta)

8. Rivalutazione ambientale

Nella puntata di “Presa Diretta” del 29 Gennaio 2012 e’ stato trattato
l’argomento approfondendo le devastazioni e le ferite che il nostro
territorio per molti motivi ha subito e continua a subire, e
l’importanza dei G.a.t. come presidio al territorio.

E’ emerso un messaggio : “Se vogliamo salvare la nostra terra, bisogna
riprendere a lavorarla, a viverla”, come ci viene insegnato
dall’esperienza del G.a.t.di Scansano (http://www.gatscansano.it/) il
secondo dopo l’esperienza di Mantova.

Castelvetro5stelle - http://castelvetro5stelle.wordpress.com/2012/03/12/g-a-t/

lunedì 21 novembre 2011

Politica, economia e spiritualità laica non possono essere scisse.... allorché si desidera la vera “crescita”, quella personale e sociale!

"Gioia nella libertà dai preconcetti e dalle ideologie" (Saul Arpino)


“I falsi buoni sono i ladri della virtù” (Lin Yutang)

Delegare la gestione della propria esistenza ad un “governo” o ad una “chiesa” equivale ad abbandonare le proprie responsabilità basandosi sul fatto che vi sono persone altre da noi stessi che veramente sanno come fare a mandare avanti le cose.

Questo ovviamente vale in ogni campo dell'esistenza umana.. ma per il momento lasciamo da parte l'aspetto “religioso” di questo atteggiamento “rinunciatario” e di delega all'altrui.. e rivolgiamo la nostra attenzione all'aspetto politico.

Un partito politico, e di conseguenza un governo, viene apparentemente fondato per il bene del popolo.. ma in realtà diviene una corporazione che serve solo a se stessa.

Una amministrazione tiene le cose sotto il suo controllo e prolifera leggi di una sempre crescente complessità ed incomprensibilità. In effetti ostacola il lavoro produttivo domandando tanti rendiconti sicché il registrare quanto è stato fatto diventa più importante di quel che è stato realmente fatto. In questo modo, incrementando la burocrazia ed i cavilli, si può andare sempre più in là nell'astrazione... tuttavia nella crescente angoscia riguardante la sovrappopolazione, la massificazione culturale, la mistificazione negli interessi economici occulti, l'inquinamento e lo squilibrio ecologico, i disastri potenziali dell'incremento tecnologico militaresco, etc. soltanto di rado siamo in grado di riconoscere che i nostri governi sono diventati auto-distruttori delle istituzioni umanitarie.

I governi -come affermava Alan W. Watts- restano impantanati nel tentativo di soddisfare una sempre crescente alienazione dalla vita pratica e dalle esigenze primarie dell'uomo, soffocati e paralizzati, come sono, sotto montagne di complicazioni di bilanci e di scartoffie.

La considerazione successiva, per non dover ripetere gli errori del passato, è che né l'individuo né la società possono tirarsi fuori dalla situazione attuale in modo autonomo e facendo uso della forza. Pur che ancora oggi assistiamo ad uno svolgimento in tal senso della spinta al cambiamento sociale... Sino a quando faremo uso della forza, sia fisica che morale o religiosa, nel tentativo di migliorare noi stessi ed il mondo.. andremo in verità sprecando energia che potrebbe essere altrimenti usata per cose che realmente possono essere fatte..

Occorre cambiare il nostro approccio di vita e la considerazione della nostra partecipazione all'insieme delle cose. Nell'ecologia profonda e nella spiritualità laica c'è l'indicazione verso il recupero della fiducia in se stessi e negli altri. La nuova visione, il nuovo metodo, non può essere aggressivo e nemmeno passivo, non è un atteggiamento sentimentale. Occorre riconoscere che in alcuni casi l'uso della violenza può essere necessario.. ma sarà una violenza mite, educativa.. somigliante alla severità della madre che intende educare il figlio e non reprimerlo.

Ecologia profonda e spiritualità laica, attuate nel campo della politica e dell'amministrazione della cosa pubblica, conducono non alla soddisfazione di cieche rivalse popolari, non all'attuazione di una “giustizia livellatrice”, bensì a favore della “generosità umana”. Che non è semplice benevolenza e perdono, come si potrebbe supporre, ma il mantenimento dell'onestà e delle qualità “umane” nella loro pienezza. Come diceva Ezra Pound: “L'onestà è la ricchezza di una nazione”.

L'equilibrata severità e correttezza, che potremmo definire in termini matristici “intelligenza minervina”, richiede una grande capacità discriminativa e la strada verso di essa è difficile da raggiungere, abituati come siamo a delegare alla giustizia esterna (governativa e religiosa) ogni funzione emendatrice.

Perciò se un uomo integro cerca di raggiungere la maturazione spirituale e politica dovrà necessariamente riscattarsi da ogni modello coercitivo attualmente presente nella società... Non possiamo però chiamare questo processo “anarchia” in quanto si presuppone un indirizzo definito rivolto al “bene comune”. Non più misurando le cose attraverso il modello della giustizia “dei codicilli” ma portando l'umano al suo massimo livello di responsabilità. In cui le azioni non sono conseguenti a corsi precostituiti o tabù, le contingenze e la saggezza ed onestà acquisita indicano al momento quale sia la cosa giusta da fare....

In altre parole un essere umano consapevole di appartenere ad un contesto vitale e spirituale inscindibile non ha bisogno di incarnare modelli prefissati di “rettitudine”, non è un “buonista”, e nemmeno un presuntuoso, un pedante, ma riconosce che possono avvenire alcuni errori nel perseguimento della genuina natura umana. Gli errori -se non ripetuti- sono il sale della vita. Sono l'indicazione del retto percorso da seguire.

Infatti che si maschera da ligio osservante delle leggi è un ipocrita ed un falso uomo pubblico (sia in senso politico che religioso), invero è completamente privo di “umorismo”, non sa ridere di se stesso e degli altri ed allo stesso modo, e non lascia che la sua natura umana possa completarsi e giungere a maturazione. Egli, meschinello, si ferma alla “forma” e di conseguenza è condannato a trasgredire anche quella (forse in segreto) restando inconsciamente legato alle proprie ombre. Un legalista sarà semplicemente un ficcanaso ed un acquisitore di “meriti presunti”, sulla base della sua adesione ad una fede politica o religiosa. Chi basa la giustizia sulla rigorosa sottomissione a regolamentazioni lineari non sarà mai in grado di percepire la verità dietro le forme. Questi ipotetici buoni governanti, così seri e riguardosi dei loro giusti principi (o peggio ancora dei loro sordidi interessi) giustificano ogni iniquità con la forza dalle ragioni politiche o religiose. Poveretti, non saranno mai in grado di godere di un sano “spirito” libero e laico, assai meno nocivo della loro sudditanza all'ideologia (o peggio ancora all'interesse).

Ed una una delle peggiori ideologie, in questo momento storico, è quella relativa al concetto di “utile” e di “guadagno”, che persino supera ogni altra convinzione politica e religiosa.. ed è in nome dell'utile e del guadagno che la società umana va sprofondando verso la perdita dell'anima e della capacità d'intendere e di volere. Questa ideologia, chiamiamola pure “bancaria”, così amata dai ragionieri della vita, rischia di forzare sempre più l'uomo in direzione della rinuncia ad ogni umanità e capacità discriminante. E con la perdita dell'intelligenza subentra anche la perdita della capacità di sopravvivenza della specie umana.

Paolo D'Arpini


Circolo Vegetariano VV.TT.
Vicolo Sacchette, 15/a
Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293

martedì 27 settembre 2011

La “spiritualità laica” come contenitore spirituale universale, privo di etichetta

"Paolo D'Arpini in spiaggia libera"


La “spiritualità laica” come contenitore spirituale universale, privo di etichetta

Rispondevo a vari amici che mi sottoponevano questo o quel pensiero filosofico/religioso come espressione "vera" della Spiritualità Laica, spiegando loro che il significato stesso di "laicità" impedisce l'assunzione di un modello di pensiero definito e specifico. In effetti la Spiritualità Laica è sincretica nell'accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d'esse, si tiene in sospensione, in uno condizione di trascendenza. Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di "laicità" ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità. Ciò è comprensibile se osserviamo la "spiritualità laica" nel dominio dell'esperienza diretta e quindi dell'indescrivibilità del suo processo conoscitivo ed esperenziale. Insomma in questo senso "spiritualità" e "laicità" sono sinonimi con i quali si tenta di significare l'assoluta libertà della pura consapevolezza, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E come potremmo mai descrivere il vero significato di "consapevolezza di Sé"?

Ma dal punto di vista dell'intelletto una certa "immagine" è possibile evocarla, in quanto la Spiritualità Laica è già di per se stessa un’immagine, un concetto, in cui inserire tutte quelle forme di “spiritualità” sperimentate dall’uomo. Siamo coscienti di muoverci all’interno della concettualizzazione dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo indicato con l’idea di spiritualità.

Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo io.

Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualità laica è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti.
C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali.
E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso. In questo girotondo intorno al sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per uscirne fuori..?

Allora ditemi, occorre una conferma al nostro esistere? No di certo, perché lo sappiamo senza ombra di dubbio. Questa coscienza-esistenza non è massonica, cristiana, buddista, sciamanica, zingara o chissà che, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro quindi ricercare un riscontro - in forma di riflesso- se ci separa nello spirito? Le etichette sono inutili.

E forse lo è anche quella della Spiritualità Laica, se non sottintendesse la futilità di ogni etichetta.


Paolo D'Arpini

Comitato per La Spiritualità Laica
Via Mazzini, 27 - Treia (Macerata)

http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/09/la-spiritualita-laica-come-contenitore.html

sabato 24 settembre 2011

Spiritualità Laica - Discorso fra Paolo D'Arpini e Franco Farina

"La stella che illumina l'Universo" - Immagine di Franco Farina

Paolo D'Arpini scrive a Franco Farina: “Caro Franco Farina, ricevo sempre volentieri le tue poesie e le immagini dei tuoi dipinti, ieri ho pubblicato una tua poesia sul Giornaletto. Volevo chiederti se sei contento di partecipare al gruppo di Facebook sulla Spiritualità Laica che stiamo formando oggi. Avevo pensato, con il tuo consenso, di usare quella bellissima stella da te dipinta come simbolo del gruppo. Ovviamente menzionando l'autore. Ti ringrazio e ti saluto con simpatia…”

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Risponde Franco Farina: “Grazie Paolo, bella la foto tua di quando avevi 15 anni. E lo scritto annesso. Grazie dei tuoi complimenti. Su FB ci sono e faccio parte anche di alcuni gruppi ma ti dico la verità che FB non è il mio mezzo di comunicazione preferito quindi non lo uso molto. Io tendo ad usare le e-mails. Riguardo la richiesta di usare il quadro della stella come simbolo del tuo gruppo non ho nulla di contrario. Giustamente come hai detto nomini l’autore e va bene così. Riguardo il gruppo della spiritualità laica dovresti spiegarmi un attimo cosa è e cosa si prefigge come obiettivi.
Un cordiale saluto…”

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Replica di Paolo D'Arpini: “Caro Franco, sulla spiritualità laica ci sarebbe molto da dire.. sostanzialmente si tratta della spiritualità naturale dell'uomo antecedente della concettualizzazione religiosa.. Ci sono qui alcuni articoli che forse potrebbe fornirti qualche indicazione più concreta:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/09/08/spiritualita-laica-%E2%80%9Clanima-bioregionale-ed-ecologica-delle-forme-viventi-il-senso-dellidentita-e-della-sapienza-%E2%80%9D/ “


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Scrive ancora Franco Farina:
Caro Paolo,
Anchio sono un appassionato di Fantascienza e ho letto vari libri di Hubbard scrive anche varà fantasy e ho letto anche vari libri del genere.
L’ultimo sua opera è una decalogia sono 10 volumi dal titolo “missione terra”, molto bella come fantascienza come trama e come satira nei confronti della società terrestre.
Non so se l’hai letta anche il penultimo lavoro che è “campo di battaglia terra” è molto bello e particolare, quello è un unico volume ma in italiano una casa editrice l’ha pubblicato come due volumi ed un altra l’ha pubblicata in tre volumi devo avere ingiro dei doppioni se li trovo te li spedisco.
In Scientology c’è liberta di pensiero e di religione per cui uno può professare il suo credo e fare scientology.
Tu che amici hai che fanno Scientology? Di che città sei? E’ possibile che conosca alcuni di loro essendo in Scientology dal 1978.
Ciao.

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Conclusione di Paolo D'Arpini

Caro Franco interessante il tuo percorso, mi farebbe anche piacere leggere i libri che dici...
Attualmente vivo a Treia nelle Marche (ultimo mio approdo) ma sto spesso (come oggi) in Emilia dove abita la mia compagna.. che proprio ora è andata incontro ad un altra amica che stava in Scientology si chiama Rosalba. Altri ne ho conosciuti a Roma ed in altri luoghi ma sai.. sono un po' smemorato con i nomi. Fino all'anno scorso abitavo a Calcata (Viterbo) di cui sono stato uno dei primi ri-abitanti... http://www.circolovegetarianocalcata.it/paolo-darpini/
Cari Saluti, Paolo

Ah, se vuoi vedere il gruppo è stato aperto, da oggi puoi iscriverti: http://www.facebook.com/#!/groups/195270400546639/

giovedì 8 settembre 2011

Spiritualità Laica: “L'anima bioregionale ed ecologica delle forme viventi, il senso dell'identità e della sapienza...”


Discorso sulla spiritualità laica al Circolo Vegetariano VV.TT. a Calcata


Da diversi anni sono approdato alla constatazione che il bioregionalismo e l'ecologia profonda sono due aspetti della stessa idea, due facce.


Il bioregionalismo si occupa dell'individuazione degli organi geografici e biosistemici della terra mentre l'ecologia profonda ne deduce i meccanismi funzionali, comprendendone le inter-connessioni e le reciproche dipendenze. Questo va bene per spiegare gli aspetti materiali ed organici del sistema vita.. ma in questa descrizione ho sempre sentito la mancanza dell'aspetto trascendente, o spirituale. Infatti la coscienza non può essere spiegata solo in termini di consequenzialità fisica, deve -e sicuramente ha- possedere una sua propria natura e realtà. E lo dimostra il fatto che l'osservato non può essere scisso dall'osservatore, l'immagine non può mai sostituirsi alla sostanza.


L'aspetto psichico non basta a completare il quadro della vita dandogli un interezza. Perciò alla ricerca di una matrice comune, a se stante ed allo stesso tempo onnicomprensiva, mi sono interrogato ed ho indagato sulla natura di colui che si interroga. Ho chiamato questo riflettere sulla riflessione: Spiritualità Laica.


Spiritualità Laica è un neologismo, come lo stesso Bioregionalismo e l'Ecologia profonda, non esisteva come concetto onnicomprensivo della percezione di sé finché un giorno di 15 anni fa (sarà stato il 1996..) non fu coniato dall'amico giornalista Antonello Palieri.


Accadde durante un incontro al Circolo vegetariano di Calcata, si parlava appunto di bioregionalismo ed ecologia profonda e si cercava di individuare un modo descrittivo per l'aspetto “spirituale”. Io avevo suggerito la parola “spiritualità della natura” (facendo anche riferimento al luogo così denominato che avevo dedicato alla meditazione e riflessione sulla vita naturale: il tempio della Spiritualità della Natura). Ma andando avanti nell'estrinsecazione dei concetti e delle realtà connesse a questa spiritualità naturale ci si rese conto che veniva a mancare la fisionomia concettuale, tipica del ragionamento umano, che poteva qualificare intellettualmente il processo conoscitivo della coscienza, in termini spirituali.


Quello che si voleva descrivere è il senso della spiritualità naturale, insita nell'uomo come in ogni altra creatura e cosa. Una spiritualità antecedente la religione e l'ideologia e che comunque integrasse la capacità speculativa della mente nel descrivere le sue funzioni astrattive, ma riconoscitive dell'aura sottile che permea tutte le cose e la mente stessa.


Insomma l'uomo doveva starci dentro come la natura, perciò Antonello suggerì: “Insomma potremmo definirla una spiritualità laica...”... Ed il termine risvegliò immediatamente in me e nei presenti una comprensione innata e diretta. Sì questa spiritualità è sicuramente “laica”, in quanto non appartiene al mondo della religione , di ogni religione e di ogni teismo o ateismo, ma appartiene direttamente ed incontestabilmente ad ognuno di noi. Inserendo in quel “noi” ogni essere senziente ed ogni materia organica ed inorganica componente.


Nacque così la Spiritualità Laica come sostantivo, come nome.


Ma un nome è solo un nome e non può sostituirsi all'essere che così viene evocato. Infatti come diciamo acqua o water od eau in varie lingue, con ciò non si muta la sostanza indicata. Me ne avvidi più tardi allorché, approfondendo le mie ricerche sulle radici dell'ecologia profonda e del bioregionalismo e della spiritualità laica, scoprii che questi concetti erano chiaramente espressi in varie culture. Erano presenti nella civiltà matristica del neolitico, erano individuati nella filosofia Nonduale dell'India e nel Taoismo cinese. Insomma -com'è ovvio- non può essere l'uso di un neologismo a santificare un processo pre-esistente.


Con queste premesse vorrei qui indicare alcuni aspetti “pratici” della cosiddetta “spiritualità laica”, aspetti che riguardano la corresponsione nei processi vitali e sociali. Ovviamente la accettazione di una tale spiritualità implica la non interferenza diversificativa con i processi naturali della vita, implica anzi un accompagnamento consapevole dei processi di crescita che la vita manifesta. Infatti la tendenza scientista e religiosa a mantenere le cose sotto controllo ingenera una società schematizzata in modelli prefissati, stabiliti per legge. Questo atteggiamento coercitivo ostacola l'evoluzione spontanea dello spirito umano e persino il lavoro produttivo verso il benessere materiale. Lo osserviamo con il proliferare della burocratizzazione in cui il registrare diviene più importante dell'azione stessa.


Tuttavia nell'attuale angoscia riguardante la sovrappopolazione, l'inquinamento, lo squilibrio ecologico ed i disastri potenziali e reali causati dalle guerre e dalla spoliazione delle risorse del pianeta, solo di rado si riconosce che il sistema di governo, il metodo del controllo, è la matrice stessa dell'autodistruzione a cui andiamo incontro. Il presupposto primo di tale sfacelo è la considerazione che non ci si può più fidare di una naturale e spontanea capacità dell'uomo di uniformarsi alla natura, sempre si presuppone che “il controllo” sulla natura e sull'uomo debba essere l'unico metodo di funzionamento. Finché continueremo a far uso della forza fisica (scienza) e morale (religione) per cercare di migliore il mondo (e noi stessi) vanificheremo ogni spinta naturale al riconoscimento intelligente dell'andamento vitale. Mancherà il buon senso delle piccole cose che contano rispetto ai giganteschi problemi auto-creati nella società del benessere economico e consumista.


Insomma dobbiamo compiere il primo passo verso noi stessi, aldilà del contesto sociale o della ideologia in cui crediamo, concentrando la nostra attenzione sulle cose che possono essere fatte, per noi stessi e da noi stessi, nell'immediato presente.


Per cominciare riponiamo fiducia nelle nostre personali capacità innate di riconoscerci nella grande espressione dell'esistenza. Questo non significa abbandono della comunità, anzi una tale consapevolezza corrisponde alla riscoperta dei valori della comunità, valori basati sulla propria autoresponsabilizzazione nei confronti di noi stessi -in primis- e successivamente verso i nostri consimili (i viventi nella loro totalità). Questo non può essere un atteggiamento sentimentale, bensì operativo, organico, definitivo e totale. Comprendente i vari piani dell'andamento vitale senza esclusione di modi e senza eccessi.


Qui parlo anche di “generosità umana” come la definiscono in Cina i taoisti ed anche i confuciani ed i buddisti, una generosità che non è semplice “benevolenza” (o nonviolenza) bensì la confacente espressione della propria natura umana, ivi compresa la capacità (o coraggio) di manifestare opposizione alla prevaricazione ed alla strumentalizzazione del paradigma dell'ecologia profonda, del bioregionalismo e della spiritualità laica. In quanto la “sostanza” non può essere “descrizione” e la summa teoretica non può superare la pratica.


Paolo D'Arpini


Circolo Vegetariano VV.TT.
Rete Bioregionale Italiana