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martedì 27 settembre 2011

La “spiritualità laica” come contenitore spirituale universale, privo di etichetta

"Paolo D'Arpini in spiaggia libera"


La “spiritualità laica” come contenitore spirituale universale, privo di etichetta

Rispondevo a vari amici che mi sottoponevano questo o quel pensiero filosofico/religioso come espressione "vera" della Spiritualità Laica, spiegando loro che il significato stesso di "laicità" impedisce l'assunzione di un modello di pensiero definito e specifico. In effetti la Spiritualità Laica è sincretica nell'accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d'esse, si tiene in sospensione, in uno condizione di trascendenza. Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di "laicità" ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità. Ciò è comprensibile se osserviamo la "spiritualità laica" nel dominio dell'esperienza diretta e quindi dell'indescrivibilità del suo processo conoscitivo ed esperenziale. Insomma in questo senso "spiritualità" e "laicità" sono sinonimi con i quali si tenta di significare l'assoluta libertà della pura consapevolezza, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E come potremmo mai descrivere il vero significato di "consapevolezza di Sé"?

Ma dal punto di vista dell'intelletto una certa "immagine" è possibile evocarla, in quanto la Spiritualità Laica è già di per se stessa un’immagine, un concetto, in cui inserire tutte quelle forme di “spiritualità” sperimentate dall’uomo. Siamo coscienti di muoverci all’interno della concettualizzazione dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo indicato con l’idea di spiritualità.

Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo io.

Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualità laica è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti.
C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali.
E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso. In questo girotondo intorno al sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per uscirne fuori..?

Allora ditemi, occorre una conferma al nostro esistere? No di certo, perché lo sappiamo senza ombra di dubbio. Questa coscienza-esistenza non è massonica, cristiana, buddista, sciamanica, zingara o chissà che, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro quindi ricercare un riscontro - in forma di riflesso- se ci separa nello spirito? Le etichette sono inutili.

E forse lo è anche quella della Spiritualità Laica, se non sottintendesse la futilità di ogni etichetta.


Paolo D'Arpini

Comitato per La Spiritualità Laica
Via Mazzini, 27 - Treia (Macerata)

http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/09/la-spiritualita-laica-come-contenitore.html

mercoledì 6 luglio 2011

Stefano Rodotà e la libertà di espressione in Rete



Il tema della libertà in Rete attraversa il mondo, mobilita ovunque il popolo di Internet e oggi trovera' una sua particolare manifestazione a Roma con una "notte bianca" per protestare contro un provvedimento dell'Autorita' per la garanzia nelle comunicazioni in materia di diritto d'autore.

Provvedimento che potrebbe essere approvato domani. Il punto chiave della delibera riguarda il potere che l'Agicom assumerebbe di oscurare, anche in via cautelare, con un semplice procedimento amministrativo e senza le necessarie garanzie, l'accesso a siti e servizi web per presunte violazioni del diritto d'autore.

Bisogna dire subito che il modello tradizionale del diritto d'autore sta strettissimo alla rete, ne ignora le caratteristiche. Un legislatore consapevole dovrebbe in primo luogo prendere atto di questo dato di realta', partire dalla premessa che la Rete e' un luogo di condivisione del sapere, che il diritto di manifestazione del pensiero ha trovato strade nuove, sì che provvedimenti puramente repressivi legati ai vecchi schemi concretamente possono diventare uno strumento che, con il pretesto della tutela del diritto d'autore, introducono una nuova e inammissibile forma di censura.

Non si nega la necessità di dare tutele alla creazione artistica, di perseguire i comportamenti illegali. Ma non si puo' entrare nel futuro con la testa rivolta al passato. Abbarbicati a un modello di diritto d'autore di cui pure i liberisti contestano ormai l'efficienza, non vogliamo renderci conto che oggi il vero tema e' quello che Lawrence Lessig ha chiamato "il futuro delle idee" nel tempo di Internet, legato alla diffusione delle tecnologie digitali, alla generalizzazione delle pratiche di condivisione del sapere, alle nuove modalita' di creazione rese possibili dalla Rete. E ricordiamo pure che due anni fa il premio Nobel per l'economia e' stato attribuito a Elinor Ostrom proprio per i suoi studi sulla conoscenza come bene comune, e che qualche settimana fa all'Onu e' stato presentato un documento che definisce l'accesso a Internet come un diritto fondamentale d'ogni persona.

Da qui bisogna partire, come fa, ad esempio, il "programme numerique" appena presentato dal Partito socialista francese, che indica come obiettivi l'abrogazione della legge Hadopi (che ha finalita' censorie analoghe a quelle della delibera dell'Agicom), la fine della "guerra alla condivisione" dei contenuti presenti su Internet, l'accettazione dello scambio dei beni culturali al di fuori del mercato, nuove forme di gestione dei diritti degli autori. Si condividano o no questi obiettivi, e le specificazioni che li accompagnano, e' comunque evidente che si impone un cambiamento di registro per affrontare il tema della conoscenza in Rete, partendo proprio dalla premessa che siamo di fronte alla necessita' di inventare nuove forme giuridiche, come gia' sta avvenendo, ad esempio attraverso la possibilita' dell'autore di gestire la propria opera con la tecnica dei "creative commons" (cinque milioni di casi anche in Italia).

L'Agicom deve prendere atto di tutto questo, rinunciando alla frettolosa approvazione di regole censorie e aprendo una vera consultazione in materia. Ma il punto centrale di una vera riflessione collettiva deve essere un altro e partire da un interrogativo molto semplice. Si puo' ammettere che in una materia cruciale per l'assetto delle liberta' e dei diritti, per lo sviluppo complessivo e le dinamiche della societa', le regole vengano da una autorita' indipendente? Questo e' materia di stretta competenza del Parlamento, che non puo' sfuggire ad una responsabilita' davvero di natura costituzionale. Inammissibile, comunque, e' la pretesa di imporre sanzioni con un semplice provvedimento amministrativo quando sono in questione diritti fondamentali, cancellando una competenza propria della magistratura, come prevede la Costituzione e come ha ricordato in Francia il Conseil constitutionnel, dichiarando illegittima una norma che affidava ad una autorita' amministrativa, e non ai giudici, la competenza in materia.

Non possiamo dire che la liberta' in Rete è un bene prezioso, con una scappellata alle primavere arabe, e poi accettare spensieratamente logiche che possono ridurre al silenzio chi si esprime su Internet.

Stefano Rodotà

Titolo originale "La notte bianca di Internet per difendere la libertà"
Fonte. La Repubblica, 5 luglio 2011