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martedì 31 luglio 2012

Regione Puglia - Ancora sugli sprechi e devastazioni programmati sulla SS 16



La strada statale SS 16 nel tratto panoramico tra Maglie e Otranto
diventi la prima “Strada Parco” di Puglia realizzata nel rispetto del nuovo virtuoso PPTR, il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia per la tutela e restauro del paesaggio storico-naturale della nostra regione.

L'incontro in Prefettura tenutosi a Lecce, la mattina del 30 luglio 2012, sulla paradossale “vicenda-spreco nuova SS 16”, ha rivelato tutte le enormi criticità del progetto della nuova assurda faraonica strada di tipo autostradale prevista al posto dell'attuale SS 16 nel tratto Maglie-Otranto, tant'è, non è un caso, che mancano ancora innumerevoli autorizzazioni regionali e dei comuni interessati, a conferma del notevole impatto dell'opera ad oggi in progetto, fortemente contestata dai cittadini per la sua natura di palese e ridondante “pubblica inutilità”.
Benché comprendiamo la necessità di placare gli animi dei lavoratori, anello debole di un mefistofelico marchingegno che tiene in scacco oggi territori e istituzioni, lavoratori ai quali va il nostro solidale appoggio e vicinanza, l'Ente Regione Puglia, oggi, non può e non deve sull'onda di un'emergenza-lavoratori che ha del paradossale, con fretta e correlata disattenzione emettere ora, nel giro di una settimana, quelle autorizzazioni alla distruzione del territorio che, ovviamente, non è stato sinora possibile assumere. Emergenza che abbiamo definito 'paradossale' perché creata, e creatasi, su un “lavoro a progetto”, un'opera dunque che per sua natura si cantierizza in un arco di tempo limitato, terminato il quale, cessa, con l'ultimazione dell'opera, fisiologicamente ogni contratto di lavoro ad essa correlato.
Inaccettabile anche il tentativo, da parte di alcuni, di proporre oggi lo spezzettamento dell'opera in due tranches, la prima da realizzare nel tratto Maglie-Palmariggi, sbloccandone ad oggi le autorizzazioni mancanti, il che vuol dire firmare irresponsabilmente e colpevolmente degli atti di fatto infirmabili facendosi scudo di una situazione di creata emergenza, e poi, a seguire, quella del tratto Palmariggi-Otranto a maggiore ecatombe di Beni ambientali e ulivi. È l'intero paesaggio, tra Otranto e Maglie, che deve essere tutelato impedendo la realizzazione di strade con mega-complanari che diventano “cavalli di Troia” per una cementificazione selvaggia e industrializzazione delle loro povere sponde.
Motivo per cui nella rivisitazione del progetto è indispensabile una mutazione profonda della filosofia progettuale a monte a favore di una “Strada-Parco” davvero a misura di Salento, rispettosa delle sue economie tradizionali turistico-naturalistiche, e del nuovo PPTR regionale, il virtuoso Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia! Filosofia per una “Strada Parco” virtuosamente affermata dal Difensore Civico della Provincia di Lecce, il Sen. Giorgio De Giuseppe, nonché sulla stampa dallo stesso sindaco della Città di Palmariggi nei giorni scorsi, al fine di poter conciliare tutte le istanze in campo senza l'immorale sacrificio dei Beni Comuni, quali il paesaggio storico-naturale, a favore di altre che in tal modo finirebbero per macchiarsi dell'onta della speculazione.
Piste ciclabili; taglio dei serpentoni di neo-complanari a 2 corsie in asfalto a favore di una razionalizzazione certosina degli accessi da garantire ai proprietari terrieri che, oggi, possono raggiungere i loro poderi lungo la SS 16 solo e soltanto da questa arteria; adeguamento delle carreggiate ai massimi standard di sicurezza tali da garantire una percorrenza a bassa velocità e, dunque, minore pericolosità; ecodotti-sottopassi per il transito degli animali evitando incidenti e danni alla fauna; sovrappassi tutti da riprogettare, minimizzare, ridurre in numero a quelli già esistenti, favorendo la linea curva e l'arco agli osceni ed impattanti cavalcavia in travi lineari di cemento a vista che hanno offeso, in numerosi tratti, il nostro paesaggio salentino, (oggi da restaurare!), inaugurando un degrado estetico-paesaggistico che induce altro degrado, scritte sui muri e discariche abusive di rifiuti vari ai margini stradali; muretti a secco da ricostruire ovunque lungo il percorso utilizzando le giovani manovalanze locali, e con i quali sostituire gli orridi muri in cemento, metallo e reti metalliche, laddove negli ampliamenti questi saranno abbattuti; ricostruzione delle tipiche architetture locali in pietra e in pietra a secco; minimizzazione degli alberi di ulivo da espiantare e seri, pubblici-trasparenti e visionabili piani per il loro reimpianto e cura-attecchimento in aree prossime al luogo di espianto, con le massime attenzioni agronomiche per il loro corretto e pieno attecchimento e minimizzazione del danneggiamento; espianto e reimpianto di ogni essenza arborea e arbustiva di macchia mediterranea minacciata dai lavori e da riutilizzarsi per le opere di rimboschimento-rinaturalizzazione dei margini stradali con piante autoctone e comunque mediterranee, (fasce verdi dal naturale effetto fonoassorbente anche, da immaginarsi persino ai margini dei sovrappassi con valore pittoresco e di ecodotti); divieti delle sgradevoli cartellonistiche pubblicitarie lungo il percorso e dell'uso di invasivi guardrail e barriere fonoassorbenti degrada-paesaggio, a favore di soluzioni rivestite in legno che garantiscano al contempo valorizzazione paesaggistica e sicurezza; varianti al tracciato a salvaguardia di ogni Bene culturale oggi a rischio di distruzione o di sfregio paesaggistico; ripiantumazione degli originali filari a Pino italico ad ombrello, che originariamente, nel secolo scorso, costeggiavano e abbellivano con effetto monumentale quel tratto stradale; tutto anche a favore di una complessiva “strada della piacevolezza” nella guida e percorrenza e dunque della sicurezza; deasfaltamento-decementificazione, bonifica e rinaturalizzazione dei tratti stradali preesistenti che dovessero restare monchi ed inutilizzabili; etc, etc. Tutti termini questi che appartengono al lessico della politica regionale e contenuti nello stesso suo PPTR documento guida per la virtuosità nell'amministrazione del territorio; un mondo iperuranico di buone idee per la realizzazione di opere che possano dirsi davvero di pubblica utilità e che oggi la stessa Regione è chiamata a concretizzare pena la lapalissiana prova di un agire che si paleserebbe, in tal caso, demagogico ed anti-ecologista. - Si allega in merito il documento tecnico, file word, “SS16 Maglie-Otranto_Ass.ri A. Barbanente e L. Nicastro_road-map per la VIRTUOSITA' ”, con l'esposizione esauriente e dettagliata del concetto di “Strada Parco”, anche al fine di evitare che questo termine possa essere impropriamente utilizzato come specchietto per allodole gettando mistificatoriamente fumo sulla vicenda, lasciando nei fatti l'attuale progetto immutato con i suoi gravi connaturati impatti sul territorio e sui nostri Beni. - Sono queste opere che non nascono da una beneficenza extraterritoriale, ma che sono realizzate con i soldi di tutti noi cittadini e che, pertanto, devono rispondere davvero alle esigenze, alle aspettative e al sentimento di noi tutti committenti; assurdo, di conseguenza, che intorno ad una tale questione di così tanta importanza quelli che dovrebbero essere i “fornitori di servizi” per il Bene di noi tutti cerchino, in mille modi e pressioni, di imporre un servizio distorto e, dunque, in quelle forme non richiesto.
Esprimiamo massima solidarietà ai lavoratori che sono stati illusi con promesse di impiego nella realizzazione di questa inutile maxi-opera, così come oggi concepita. Chiediamo che le istituzioni attuino tutti quegli strumenti-ammortizzatori sociali-, fintantoché il progetto non sarà adeguatamente variato e profondamente modificato a partire dalla sua filosofia di fondo, in una “Strada Parco”, e che si apra una vertenza per un loro graduale ricollocamento in altre attività virtuose e a beneficio vero del territorio e del suo paesaggio!
Dunque, la Regione sospenda ogni autorizzazione all’attuale progetto di maxi ampliamento della stessa strada (già ampia ed esistente), con insana filosofia autostradale a 4 maxi-corsie enormi, orridi cavalcavie in cemento sproporzionati, (come anche rimarcato nelle stesse prescrizioni ministeriali al progetto dai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, tanto più per i ben tre cavalcavie ravvicinati per l’accesso al piccolo centro di Palmariggi), e una rete assurda e devastante di serpentoni di complanari a due corsie che comporterebbero la devastazione di interessanti complessi storico-archeologici e paesaggistici stratificati nelle testimonianze, dall’età preistorica fino a quella romana, medieovale e moderna, sin a mettere a serio rischio di cancellazione anche alcuni bunker della seconda guerra mondiale ubicati questi nei pressi dell’attuale tracciato della SS 16, e tante testimonianze preziose della civiltà contadina! Tutti Beni Culturali, Ambientali e Paesaggistici degni della massima protezione. L’attuale progetto inoltre mette a rischio la vita di oltre 8290 alberi d’ulivo, di cui 268 quelli preliminarmente già censiti come monumentali, per i quali il territorio e i comitati civici impegnati nella sua difesa chiedono pressantemente alla Regione Puglia di dare diniego ad ogni ipotesi di loro espianto, invitando ed operando per una seria doverosa revisione del progetto tutto al fine di minimizzarne il grave, connesso oggi, consumo di suolo agricolo, con danno archeologico, ambientale e paesaggistico. Minacciati anche suoli a macchia mediterranea-bosco-pineta-gariga, trulli, masserie e antichi abituri, alcuni anche misteriosamente e dolosamente danneggiati nelle ultime settimane, e bunker della seconda guerra mondiale, nonché interi siti archeologici, come quello rupestre di Craunuse-San Basilio gravemente nascosto agli atti in fase di progetto, e scoperto e segnalato solo nelle recenti settimane grazie all’opera di sopralluogo degli attivisti dei comitati civici!
Un progetto faraonico per una nuova strada, a sproporzionato pericoloso ampliamento dell’esistente, pericoloso a causa delle alte velocità che implicherebbe.
Un progetto gravato, persino, dall’assenza della essenziale valutazione Costi/Benefici, una mancanza per cavilli temporali legislativi, si legge nei progetti, che è immorale di fronte ad uno Stato Italiano che vive una condizione di crisi economica, tanto quanto lo sarebbe anche in una situazione di massima floridezza!
Così stigmatizziamo quanti invece cercano di esasperare questi nostri concittadini lavoratori al fine di esercitare pressioni disdicevoli sulle istituzioni per tentare di deregolamentarne e forzarne l’ operato ai danni di tutte le comunità locali, del territorio e delle casse dello Stato, facendo ancora esecrabile leva sul ricatto occupazionale e occupando, quasi come in un’ occupazione militare, strade di pubblico servizio con mille mezzi di movimentazione terra, camion e cosa più simbolicamente offensiva e disdicevole, caterpillar-bulldozer, pronti con i loro assordanti motori accesi a devastare il libro aperto al cielo della nostra identità, lo scenario delle nostre esistenze, il presupposto della qualità delle nostre vite: IL NOSTRO PAESAGGIO STORICO-NATURALE!


Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino


Forum Ambiente e Salute del Grande Salento

domenica 22 luglio 2012

Appello ad Angela Barbanente, Regione Puglia - La SS 16, nel tratto panoramico Maglie Otranto diventi Strada Parco

Puglia, scorcio paesaggistico - Foto di Oreste Caroppo

Appello all'Assessore Angela Barbanente, Regione Puglia

La Strada Statale SS 16 nel tratto panoramico tra Maglie e Otranto diventi la prima “strada parco” di Puglia realizzata nel rispetto del nuovo virtuoso PPTR il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia per la tutela e restauro del paesaggio storico-naturale della nostra Regione.

A tal fine la Regione sospenda ogni autorizzazione all’attuale progetto di maxi ampliamento della stessa strada, (già ampia ed esistente), con insana filosofia autostradale a 4 maxi-corsie enormi, orridi cavalcavie in cemento sproporzionati, come anche rimarcato nelle stesse prescrizioni ministeriali al progetto, Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, tanto più per i ben tre cavalcavie ravvicinati per l’accesso al piccolo centro di Palmariggi, e una rete assurda e devastante di serpentoni di complanari a due corsie che comporterebbero la devastazione di interessanti complessi storico-archeologici e paesaggistici stratificati nelle testimonianze, dall’età preistorica fino a quella romana, medieovale e moderna, sin a mettere a serio rischio di cancellazione anche alcuni bunker della seconda guerra mondiale ubicati questi nei pressi dell’attuale tracciato della SS 16, e tante testimonianze preziose della civiltà contadina! Tutti Beni Culturali, Ambientali e Paesaggistici degni della massima protezione. L’attuale progetto inoltre mette a rischio la vita di oltre 8290 alberi d’ulivo, di cui 268 quelli preliminarmente già censiti come monumentali, per i quali il territorio e i comitati civici impegnati nella sua difesa chiedono pressantemente alla Regione Puglia di dare diniego ad ogni ipotesi di loro espianto, invitando ed operando per una seria doverosa revisione del progetto al fine di minimizzarne il grave, connesso oggi, consumo di suolo agricolo, con danno archeologico, ambientale e paesaggistico. Minacciati anche suoli a macchia mediterranea-bosco-pineta-gariga, trulli, masserie e antichi abituri, alcuni anche misteriosamente dolosamente danneggiati nelle ultime settimane, e bunker della seconda guerra mondiale, nonché interi siti archeologici, come quello rupestre di Craunuse-San Basilio gravemente nascosto agli atti in fase di progetto, e scoperto e segnalato solo nelle recenti settimane grazie all’opera di sopralluogo degli attivisti dei comitati civici ! Un progetto faraonico per una nuova strada, a sproporzionato pericoloso ampliamento dell’esistente, pericoloso a causa delle alte velocità che implicherebbe, gravato persino dall’assenza della valutazione Costi/Benefici, una mancanza per cavilli temporali legislativi, si legge nei progetti, che è immorale di fronte ad uno Stato Italiano che vive una condizione di crisi economica, tanto quanto lo sarebbe anche in una situazione di massima floridezza!

Motivo per cui nella rivisitazione del progetto utile anche un intervento governativo per tagliare le assurde spese che un simile inutile ridondante dannoso progetto comporterebbe, e a favore invece di un’ opera rivisitata davvero a misura di Salento, rispettosa delle sue economie tradizionali turistico-naturalistiche, e del nuovo PPTR regionale!

Esprimiamo massima solidarietà ai lavoratori che sono stati illusi con promesse di impiego nella realizzazione di questa inutile maxi-opera, così come oggi concepita. Chiediamo che le istituzioni attuino tutti quegli strumenti-ammortizzatori sociali-, fintantoché il progetto non sarà adeguatamente variato e profondamente modificato a partire dalla sua filosofia di fondo, in una “strada parco”, e che si apra una vertenza per un loro graduale ricollocamento in altre attività virtuose e a beneficio vero del territorio e del suo paesaggio!


Così stigmatizziamo quanti invece cercano di esasperare questi nostri concittadini lavoratori al fine di esercitare pressioni disdicevoli sulle istituzioni per tentare di deregolamentarne e forzarne l’ operato ai danni di tutte le comunità locali, del territorio e delle casse dello Stato, facendo ancora esecrabile leva sul ricatto occupazionale e occupando, quasi come in un’ occupazione militare, strade di pubblico servizio con mille mezzi di movimentazione terra, camion e cosa più simbolicamente offensiva e disdicevole, caterpillar-bulldozer, pronti con i loro assordanti motori accesi a devastare il libro aperto al cielo della nostra identità, lo scenario delle nostre esistenze, il presupposto della qualità delle nostre vite: IL NOSTRO PAESAGGIO STORICO-NATURALE!


Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino e Forum Ambiente e Salute del Grande Salento


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Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali
sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva
c/o Ospedale di Maglie "M.Tamborino"
Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024 Maglie (LECCE)
e-mail: coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it


Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone
Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2
e-mail: forum.salento@yahoo.it, forum.salento@libero.it ,
grupo facebook: http://www.facebook.com/groups/123107425150/
Sito web: http://forumambientesalute.altervista.com/

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Forum Ambiente e Salute
vico De' Fieschi, 2
73100 - Lecce

forumambientesalute@yahoo.it

mercoledì 23 maggio 2012

Puglia - Parco delle Gravine minacciato dalla falsa green economy inquinante



Inoltriamo questo importante documento-lettera aperta, valevole anche come comunicato stampa congiunto, con preghiera di massima divulgazione data l’emergenza denunciata per una delle aree più belle dell’intero territorio Pugliese! GRAZIE a Tutti!

SALVIAMO IL PARCO DELLE GRAVINE DALLA CATASTROFE EOLICA E FOTOVOLTAICA !


Questo documento ha il ruolo morale e civico di risvegliare tutte le coscienze che vivono nei paesi del “Parco naturale Terra delle Gravine”, così come di tutti coloro che pur vivendo fuori, amano questi luoghi meravigliosi, e si rivolge a tutte le Istituzioni locali e non, ai Comuni di Castellaneta (Ta), Ginosa (Ta), Laterza (Ta), Mottola (Ta), Massafra (Ta), Palagiano (Ta), Palagianello (Ta), Statte (Ta), Crispiano (Ta), Martina Franca (Ta), Montemesola (Ta), Grottaglie (Ta), San Marzano (Ta), e Villa Castelli (Br), alla Provincia di Taranto, alla Provincia di Brindisi e alla Regione Puglia, perché prendano tutti urgentemente coscienza della catastrofe imminente eolico-fotovoltaica, che rischia di abbattersi su questo territorio, sulle nostre vite e sul futuro di questi luoghi dell’anima; affinché dalla spontanea mobilitazione di ciascuno nel suo piccolo, e a seconda delle sue possibilità, sia fermato a monte questo scempio che pende, come una spada di Damocle, su ogni pianificazione politica amministrativa presente e futura, volta alla massima tutela e salvaguardia di quest’area, e di tutto il suo skyline, non a caso riconosciuta come “Parco Naturale” di notevole valenza naturalistica e culturale.

Lettera Aperta alla cortese attenzione di:
- Presidente della Regione Puglia
- Presidente della Provincia di Taranto
- Presidente della Provincia di Brindisi
- Direttore del Parco Regionale Terra delle Gravine
- Dirigente del Settore - Ecologia e Ambiente – Aree Protette e Parco Regionale Terre delle Gravine
- Sindaci ed amministrazioni comunali dei Comuni di: Castellaneta, Ginosa, Laterza, Mottola, Massafra, Palagiano, Palagianello, Statte, Crispiano, Martina Franca, Montemesola, Grottaglie, S. Marzano e Villa Castelli (Br), rientranti nel Parco Regionale Terre delle Gravine
- Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Brindisi, Lecce e Taranto
- Proloco dei paesi interessati, comitati e associazioni ambientaliste
- ASL- Aziende Sanitarie Locali, ARPA-Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’Ambiente,
- LILT – Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, Ordine dei Medici della Provincia di Taranto
- Tutti i media e organi di stampa.

Maggio 2012


EMERGENZA EOLICO INDUSTRIALE NEI PAESI DEL PARCO NATURALE TERRA DELLE GRAVINE

Il nord della Puglia è stato invaso per primo dall’eolico industriale ma via via, scendendo lungo il tacco d’Italia, ci si rende conto che il tacco potrebbe “decollare” nel vero senso della parola, per quante pale eoliche si vogliono impiantare! Purtroppo, mentre a decollare non sarà più il turismo davvero ecosostenibile, poiché il paesaggio pugliese sta subendo una catastrofica trasformazione in peggio, decolleranno invece solo i bilanci di chi investe nel settore!
Dal report Lipu datato 10-08-2010, si apprende che numerosi sono i progetti di impianti eolici industriali che si vorrebbero assurdamente installare un po’ in tutti i paesi della Puglia. Molti cittadini ne apprendono la notizia troppo tardi, quando vedono con i loro occhi, le giganti pale rotanti far ombra sulle loro case. Anche nella “Terra delle Gravine”, terra di preziosa rarità e bellezza dell’arco Jonico, per la ricchezza di arenili ineguagliabili, del mare pulito, dei paesaggi dell’entroterra collinare murgiano ancora rurali ed incontaminati, caratterizzati da selvaggi canyon carsici mozzafiato, le Gravine, appunto, che andrebbero solo tutelate e valorizzate turisticamente, pende purtroppo sul futuro di questo “Paradiso pugliese” di storia, natura e cultura, come una spada di Damocle esecrabile, questa GRAVE CALAMITA’ EOLICA, che minaccia di deturpare pesantemente sia la quiete che la salute dei cittadini, nonché il loro stesso paesaggio quotidiano in ogni direzione a 360°, con l’arrivo di maxi pale eoliche alte addirittura fino a 150 metri, visibili a molti chilometri di distanza, non solo di giorno ma persino di notte, a causa delle luci alienizzanti hi-tech, per la dovuta segnalazione di pericolo d’impatto agli aerei ed elicotteri. La Cupola di S. Pietro è alta 133 metri ed è visibile da tutta Roma. Queste torri eoliche ancor più alte, di circa 150 metri, sarebbero visibili anche a 30 km di distanza! Il problema di questo tipo di impianti di energie rinnovabili altamente impattanti non è solo estetico, poiché rovinano lo skyline, (ad esempio per alcuni paesi, come Ginosa, rischiano di rovinare addirittura la visuale tra la città ed il mare), ma è anche ambientale, essendo le pale eoliche pericolose per l’avifauna e per le tante specie di uccelli già a rischio di estinzione, che trovano proprio nel Parco delle Gravine, non a caso anche per questo istituito, un loro rifugio ed habitat d’elezione, e che invece, se questi folli assurdi progetti fossero, nella malaugurata ipotesi, realizzati, resterebbero inevitabilmente falcidiati tra le fauci delle turbine eoliche rotanti, come ormai è tristemente documentato e ben noto nella letteratura scientifica e tecnica in merito. Ecco perché anche una sola torre eolica di queste potenze e dimensioni è da ritenersi intollerabile, sia nelle aree tutelate dal Parco, quanto nei necessari vasti territori cuscinetto tutt’attorno ad esso! Aspetto che si aggrava ancora di più se si tiene conto delle anomalie relative alla delimitazione dell’area tutelata del parco, che non è purtroppo ancora ad oggi realmente onnicomprensiva delle aree murgiane interessate dal complesso reticolo delle gravine carsiche! Un’ anomalia amministrativa gravissima, che deve essere risanata nei mesi futuri, motivo per cui anche le aree di medesimo pregio ad oggi fuori dal Parco delle Gravine, ma con le medesime peculiarità, devono essere salvaguardate ad ogni costo da questi scempi!
L’area tutelata, dunque, rischia pertanto di essere attorniata da un’ assurda cintura di pale eoliche hi-tech alienizzanti ed anacronistiche, eternamente pericolosamente rotanti; un carcere infinito e soffocante di mastodontici pali, una selva mortale falcidia uccelli che dovessero tentare di accedere o uscire dall’area protetta, come è nella natura degli uccelli fare stagionalmente e/o quotidianamente nei loro spostamenti in volo! Tutto in perfetta contraddizione con i principi di tutela del paesaggio pugliese contenuti nel nuovo virtuoso PPTR, il Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, che parla della ovvia intollerabilità di anche una sola di queste “torri” eoliche in un paesaggio da tutelare, e pertanto in tutto il suo cono visuale da proteggere e mantenere integro, indipendentemente da una amministrativa invisibile linea fittizia di confine tracciata sui una mappa! “Torri”, altro nome ingannevole specchietto per le allodole usato per depistare; tutto meno che monumentali torri antiche sono questi alieni anacronistici aerogeneratori industriali previsti persino in aree che son tutto meno che aree industriali!
Ben nota è la presenza nelle Gravine dell’ avvoltoio Capovaccaio (Neophron percnopterus), iperprotetto dalle normative internazionali: Direttiva uccelli 79/409/CE “conservazione uccelli selvatici”, e proprio gli avvoltoi europei sono tra le più documentate vittime delle torri eoliche laddove i territori sono stati profanati da questi impianti. Stesso pericolo correrebbero gli esemplari di falco grillaio, lanario, gheppio, nibbio, gufo reale,poiana ed altre specie rare ed iper-protette.
Ultimo ma non meno importante, anzi da definirsi centrale, è il GRAVE PERICOLO PER LA SALUTE UMANA: infatti dallo studio realizzato dal dott. Giuseppe Miserotti, presidente dell’ Ordine dei medici di Piacenza, e membro dell'ISDE Italia (International Society Doctor's for Environment) - Associazione Medici per l'Ambiente - si apprendono dati allarmanti in tal senso. Di seguito una sintesi del suo studio:
“Un cieco fideismo tecnologico porta a ritenere che tutto ciò che è possibile fare o produrre sia lecito senza prima aver valutato i possibili effetti che quella tecnologia potrà determinare. Si presenta un “dilemma” storico: è più importante la scienza intesa come corpo di conoscenze teoretiche che servano all’uomo o una tecnologia che serva solo alla produzione di beni o cose per il consumo o comunque con prevalente finalismo economico? La risposta, purtroppo è una sola, è sembra valere sotto ogni latitudine. L’economia giustifica tutto di per sé, anche se, su questi temi pesa enormemente la pressione lobbistica che le imprese che producono energia esercitano sulla politica. Mentre paesi come Danimarca, Canada, Germania, Spagna che hanno precocemente abbracciato questa tecnologia, ne stanno vedendo limiti e problemi (compresi quelli per la salute), nel nostro Paese una politica assolutamente ingiustificata ne sta promuovendo la diffusione. Per pagare tali incentivi alle lobbies del settore si alzano i costi dell’energia pagati dai contribuenti e già per questo bisognerebbe abbandonare tali progetti di eolico fatti non certamente per servire il cittadino. Sempre più numerosi i rapporti scientifici prodotti da professionisti che basandosi sulla loro esperienza sul campo, hanno dimostrato l’inconsistenza di molti dei presupposti teorici per i quali l’eolico è stato creato (dalla presunta diminuzione di CO2, al contenimento dei costi di produzione, la qualità e la costanza di produzione di energia, ecc ).
Escludendo il resto del mondo, in Europa sono 364 le organizzazioni firmatarie in 19 paesi europei che hanno dato origine alla EPAW (European Platform Against Windfarms) per contestare le scelte politiche d’incentivazione all’eolico e per fare informazione capillare sui danni da eolico, collegando casi clinici e stesse problematiche in tutto il mondo. Il dott. Robert Mc Murtry, preside della facoltà di medicina dell’ Ontario in Canada, ha spiegato che il numero di segnalazioni di effetti negativi sulla salute è in continuo aumento con valori anche dell’ 85-90% all’anno. Molte famiglie sono state costrette ad abbandonare la loro casa. Mc Martry ha affermato che quando sussiste l’incertezza, e benessere e salute delle persone sono potenzialmente a rischio, è certamente appropriato invocare il principio di precauzione. Come sancisce anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). The National Institutes of Health (NIH) , le prestigiose agenzie del Dipartimento di salute statunitensi, nel 2008 hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista Environmental Health Perspectives, un lavoro che testualmente dichiarava “indubbiamente l’energia eolica produrrà rumore, il quale aumenta lo stress che a sua volta aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e cancro”. Christopher Hanning (uno dei più importanti specialisti del rumore e dei suoi effetti sul sonno e sulla salute, che ha fondato e dirige il Leicester Sleep Disorders Service nel Regno Unito) nel suo “Sleep disturbance and wind turbine noise”, del giugno 2009, fornisce una revisione convincente e qualificata della letteratura basata sulle prove di tali danni. Sue dichiarazioni: “Abbiamo rapporti dell’industria e del governo redatti male e che cercano di dimostrare che non vi sono problemi. Non vi è alcun dubbio che gruppi di turbine eoliche industriali producono rumore sufficiente per disturbare il sonno e danneggiare la salute di coloro che vivono nelle vicinanze. Un sonno inadeguato non è stato solo associato alla fatica, alla sonnolenza e a un deterioramento cognitivo, ma anche ad un aumento del rischio di obesità, una compromissione del test di tolleranza al glucosio (rischio di diabete), aumento della pressione del sangue, malattia cardiaca, lipotimie, cancro e depressione. Le persone hanno inoltre un maggior rischio di incidenti stradali”. Negli Stati Uniti - nel 2009 - è stato pubblicato uno studio della dott.ssa Nina Pierpont, medico pediatra, che per anni si è occupata di pazienti con la ben nota “Sindrome da turbina eolica” (Wind Turbine Syndrome), un’autentica malattia di natura non psicologica, ma neurologica. “Lo studio valuta la descrizione dei disturbi e dei sintomi durante il funzionamento delle turbine e ne constata l’assenza prima della loro entrata in funzione e la scomparsa quando cessa l’esposizione, specificando che i sintomi “fisici” tendono a scomparire appena i pazienti si allontanano dalle loro case vicine alle pale ed a ricomparire appena vi fanno ritorno, mentre i disturbi delle “funzioni cerebrali” necessitano invece di più tempo. I bimbi e gli adolescenti che vivono vicino a questi impianti rischiano ritardi cognitivi e anomalie nello sviluppo cerebrale. Presentano disturbi del sonno, del comportamento e nel profitto scolastico. Bambini, giovani e adulti accusavano problemi di concentrazione e di memoria, oltre ad un senso di “tremore interno”, nervosismo, ansia, irritabilità. La pericolosità delle turbine sta nei suoni a bassa frequenza e negli infrasuoni che emettono e che interferiscono con il sistema vestibolare dell'orecchio, che controlla il nostro senso d'equilibrio, causando un insieme di sintomi definito anche come "disturbo vibratorio viscerale del vestibolo dell'orecchio” (Vvvd)”. I medici ricercatori Mc Angus Todd, Sally Rosengren, James Colebatch (research from Neuroscience letters (2008) pag. 36-41) confermano la tesi della Pierpont secondo la quale il rumore a bassa frequenza e quello all’infrasuono possono danneggiare l’apparato vestibolare dell’orecchio interno. Ivan Buxton (Low frequency noise and infrasound - 2006) in una revisione della letteratura nota: “Vi è un gran numero di articoli che fanno riferimento agli effetti della frequenza infrasonica e della vibrazione negli esseri umani. Rischi cardiovascolari con effetti cronici endocrini, aumento della produzione di cortisolo (già indicato da Harlow nel 1987) che può produrre una diminuzione della produzione degli anticorpi, inibendo o sopprimendo la capacità e la resistenza dell’organismo alla malattia. I rumori persistenti e incessanti delle turbine eoliche causano, inoltre, irritabilità, stress psicologico, depressioni, nervosismo, paura, impulso incontrollato a scappare, attacchi di panico, fino a giungere anche a casi di suicidi da “sindrome da turbina eolica”, (che si annoverano già in Italia) per quanti non hanno avuto i mezzi economici e/o la forza d’animo per trasferirsi via dalle familiari ed ataviche aree oggi così vandalicamente aggredite!”
Considerazione sulla fauna: anche gli animali sono particolarmente sensibili ai rumori infrasonori. Buxton cita una diminuzione della deposizione di uova da parte delle galline, riduzione del latte da parte delle capre, maiali con eccesso di ritenzione di acqua e sodio per eccessiva secrezione ormonale, aumentato lavoro cardiaco, disturbi respiratori in pecore e agnelli, diminuzione dell’appetito. Vi sarebbe inoltre un aumento degli animali nati con deformità e dei nati morti oltre ad una diminuzione della fertilità. Uno studio europeo conferma inoltre un importante e irreversibile effetto sull’habitat animale selvaggio da parte delle turbine eoliche.
Con queste parole conclude il dott. Giuseppe Miserotti: “ Tra le domande ancora prive di risposte ve ne sono alcune drammatiche: quali conseguenze su neonati, bimbi e feti cui le madri sono esposte in gravidanza? Lungi dal generalizzare e in mancanza di studi e dati oggettivi che eticamente avrebbero dovuto avere già alcune risposte da un doveroso commissionamento di studi ad hoc, come medico e come cittadino vorrei sperare che - una volta tanto - si rifugga dalla colpevole leggerezza che purtroppo risulta applicata in altre forme di inquinamento.”
Dopo aver appreso di questi GRAVISSIMI PERICOLI, chiediamo: chi semina vento raccoglie guadagni? O invece, come l’antico proverbio recita, chi semina vento raccoglie tempeste? Basta digitare solo tre parole nel motore di ricerca di internet “ inchiesta mafia eolico” e salteranno fuori inchieste ed inquietanti verità, utili a svegliarci dal mondo dei balocchi promesso dagli “sviluppatori” (così si chiamano gli agenti che bussano alle porte dei Comuni), i quali per promuovere i loro “prodotti” , “macchine acchiappa vento”, “mostruosi aerogeneratori” alti fino a 150 metri e più, con pale rotanti del diametro di 100 metri, in cambio del consenso dei Comuni, offrono (?) Royalties, (“regalie” dell’ordine delle centinaia di euro una tantum o all’anno) per le casse dei Comuni, soldi che sono la palese attestazione del danno comunque irreparabile e grave arrecato al territorio e ai suoi abitanti; ed in più talvolta, per far sembrare la proposta ancor più “vantaggiosa”, offrono ai comuni la riparazione di strade, la creazione di qualche linea di illuminazione, il restauro di qualche scuola o altro edificio pubblico e persino di cedere ai Comuni, in comodato d’uso per 5 anni, un automobile elettrica, come è accaduto recentemente in un paese del nord della Puglia, dove gli imprenditori dell’eolico si son impegnati anche a far realizzare un parco giochi per i bambini. Eh già, i finanziatori di impianti eolici industriali, di “Parchi” se ne intendono! Usano il termine “Parco eolico” che pare vada quasi di moda, dando in realtà un’immagine falsamente “green” a questi devastanti impianti. Nei “veri parchi”, quelli naturali (quale il Parco naturale Terra delle Gravine, che va tutelato non soltanto all’interno dell’area delimitata, ma in tutto il cono visuale che da esso a 360° si gode anche lungo i suoi margini), si piantano gli alberi, che sono vera fonte di vita; solo attraverso la piantumazione di alberi si abbatte davvero la CO2, (se fosse quello l’obbiettivo vero di questa speculazione eolico-industriale ma, ahinoi, così non è), e non impiantando torri eoliche dai gravi effetti devastanti per la salute!
Non in tutti i paesi vengono mantenuti gli accordi contrattuali tra imprenditori dell’eolico e Comuni. Così, solo ad esempio, relativamente ad alcuni degli impianti eolici ubicati nell’hinterland di Gravina in Puglia (Ba), dei politici amministratori locali sono arrivati addirittura a denunciare sulla stampa, esasperati, le inadempienze delle aziende del settore eolico che non manterrebbero i patti con i Comuni. Nonostante le convenzioni approvate dai Comuni, che prevedevano a vantaggio di questi enti dei corrispettivi economici vantaggiosi per mitigare l'impatto ambientale, (cosa nei fatti impossibile dato l’altissimo impatto di queste installazioni industriali), e persino per la realizzazione di vere e proprie opere pubbliche, risulterebbe invece che si stia procedendo a rilasciare permessi e autorizzazioni senza che le aziende ventose abbiano mantenuto gli impegni assunti, motivo per cui si è chiesto di sospendere immediatamente il rilascio dei permessi, affinché “al danno non si aggiunga la beffa, nel silenzio dei tanti partiti e uomini politici che non parlano di queste cose”.
Recentissimo e anche un allarme diffuso dall’autorevole Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro-CNEL (un organo dello Stato di rilievo costituzionale, previsto dalla stessa Costituzione), l’8 maggio 2012, che ha denunciato "GRAVI INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL BUSINESS DEVASTANTE DELL' EOLICO!" << Fa gola alle mafie il mercato dell'energia eolica europeo, sul punto di superare entro il 2015 68 miliardi di investimenti in cinque anni. Gli arresti nell'ambito di inchieste sugli impianti italiani, tra il 2007 e il 2011, sono stati oltre 125 in cinque Regioni. Il presidente del Cnel, Antonio Marzano, parla di una «grave penetrazione mafiosa» presentando il rapporto «I rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dell'energia eolica». Il sottosegretario agli Interni, Carlo De Stefano, invoca «un sistema di contrasto scientifico per rispondere alla presenza capillare delle mafie nel settore» e punta sulla massima trasparenza delle procedure e sull'incremento dei controlli, anche attraverso la tracciabilità dei pagamenti. Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, sottolinea invece come «incentivi, assolutamente fuori linea rispetto ai costi degli impianti, hanno creato rendite, un grasso che ha attratto la criminalità organizzata». Secondo il rapporto sono quattro i principali aspetti di debolezza del settore: la concentrazione degli impianti in superfici ridotte, l'elevato costo di realizzazione, la scarsità dei mezzi degli uffici tecnici chiamati a dare i permessi e la presenza della quasi totalità degli impianti in regioni con «tradizionale presenza di criminalità organizzata» a partire dalla Sicilia, la Puglia e la Campania. >> (Agenzia di stampa ANSA 8/5/2012)
Ci sono vari dietrofront e stop su questi spinosi progetti eolici, anche da parte di politici che in passato si erano dichiarati favorevoli a tali devastanti “innovazioni”, quando ancora non se ne immaginava l’elevatissimo snaturante impatto; ma ben vengano i riconoscimenti, se pur tardivi e per questioni economiche, che non è questa la strada giusta da perseguire! Anche in altre parti del mondo, a partire dalla stessa Europa, si registrano sempre più crescenti inversioni di rotta da parte di amministratori inizialmente sostenitori dell’eolico, che si son resi conto, talvolta persino constatando sulla propria pelle e salute, che i danni paventati erano veri.
Inghilterra, Spagna e Germania, stanno tagliando sempre più gli incentivi pubblici per eolico e fotovoltaico industriali impattanti sull’ambiente, investendo in ricerche e innovazioni per lo sviluppo di nuove tecnologie meno inquinanti, e meno dannose per gli ecosistemi e la salute dell’uomo, puntando ancor di più su risparmio ed efficienza energetica; ma nonostante tutto ciò nel sud Italia c’è ancora chi tenta di andare controcorrente, in direzione opposta.
Infatti ha terribilmente annunciato nelle settimane scorse, un’agenzia di stampa nazionale, che ben 28 mega turbine eoliche potrebbero essere installate a Castellaneta (Ta), a deturpamento totale di un vastissimo paesaggio, già entro la fine di quest’anno, se il territorio non si mobiliterà a scongiurarne questa sua gravissima compromissione!
“Una vera intollerabile catastrofe dunque, per lo sviluppo turistico del Parco naturale Terra delle Gravine e per tutto il territorio ad esso circostante!” ma tanto grande è l’impatto ambientale che un simile impianto avrebbe sulla vivibilità stessa e su una così ampia porzione di territorio, che i responsabili della ditta interessata al progetto, nei loro comunicati stampa, assolutamente non ne fanno menzione e dichiarano, cercando di portare acqua al loro mulino: ''Il settore ha ancora un grande potenziale in Italia e può contribuire ulteriormente allo sviluppo di energia pulita, occupazione e crescita economica per le comunità locali''.
Ci si chiede: a quale crescita occupazionale ci si riferisca? Si tratta d’impianti altamente automatizzati che al di là di ogni strumentalizzazione demagogica, una volta realizzati, a regime, quasi indipendentemente dal numero di torri, richiedono irrisoria manodopera; né la parvenza di ricaduta occupazionale data, per i primi pochissimi mesi, dai lavori iniziali di cantiere, può legittimare un simile danno pluridecennale a tutto il territorio, nel raggio di decine di chilometri e con conseguenze catastrofiche su attività lavorative già avviate e consolidate, da cui dipendono centinaia di famiglie nel settore turistico e delle produzioni agro-silvo-pastorali.
Premettiamo che la stessa multinazionale estera che produce le turbine eoliche, che qui si vorrebbero installare, sta registrando un calo impressionante delle commesse, tanto da aver subito pesanti conseguenti crolli in borsa che l’hanno portata a drastici tagli di personale, tutto questo perché tanti territori abitati da comunità virtuose, in Italia e nel resto del mondo, stanno dicendo no alla speculazione e devastazione del mega eolico.
Ci si chiede pertanto alla luce di tutto questo, se sia giusto che sia un intero territorio a pagare così pesantemente, con l’infissione nel suolo, e la profanazione del cielo, di tali e tante mastodontiche turbine eoliche!
Solo a paradigma della potenzialità devastante di questo fenomeno sfuggito ad ogni controllo e raziocinio, riportiamo la denuncia fatta tramite un dossier (intitolato “L’EOLICO IN ITALIA”) dalla Lipu - lega italiana protezione uccelli, insieme ad altre associazioni, OLA, Altura, Amici della Terra, CNP, Italia Nostra, Mountain Wilderness: “Gravissima è la situazione per le aree di Laterza e Castellaneta che si inframezzano tra l’area SIC-ZPS-IBA Parco Reg. dell’ Alta Murgia, dell’area SIC- ZPS-IBA Parco Reg. delle Gravine e l’area SIC-ZPS-IBA Parco Reg. delle Gravine di Matera (nonché Patrimonio Unesco in area lucana): ben 450 sarebbero le torri eoliche in progetto, in gran parte da 3MW! Enormi, oltre ogni immaginazione pertanto! Estesi paesaggi rurali ancora privi di antropizzazione verrebbero irrimediabilmente sconvolti e gravissimi rischi correrebbero numerose specie di uccelli. La Regione sostiene di aver limitato i pareri positivi a “sole” 77 torri eoliche (quasi tutte da 3MW), quindi ad un numero inferiore rispetto alle richieste”; ma i pericoli e le fondate preoccupazioni restano, dato che già una sola di quelle torri eoliche sarebbe sufficiente a compromettere quei paesaggi oggi vergini, nel raggio di decine di chilometri. Si aggiunga inoltre che nella non lontana città di Ginosa, anch’essa rientrante nel Parco delle Gravine, sono previsti altri due vasti impianti industriali eolici, uno dei quali è collocato persino in corrispondenza di habitat tutelati dalla Direttiva 92/43/CE (Habitat comunitario, Foreste di Quercus ilex; habitat prioritario, Percorsi sub steppici di graminacee e piante annue thero-Brachypodietea). Habitat frequentati dall’avifauna per la sosta, la riproduzione e l’alimentazione; avifauna protetta dalla Direttiva Uccelli 79/409/CE.
http://www.viadalvento.org/wp-content/uploads/2010/06/ISTRUTTORIA-eolico-rev.20.05.10.pdf
Queste maxi torri eoliche che sono infatti “pseudo-innovazioni”, son già “desuete”, perché esistono già sistemi meno impattanti per produrre energia, e se si considera che oltre a deturpare il paesaggio, e svilire l’innata vocazione turistica della Puglia, porteranno anche aumenti nelle bollette già in crescita, che pagheremo noi cittadini per finanziare i più esosi incentivi d’Europa verso le rinnovabili, vien da chiedersi: “a chi giova dunque tutto ciò?” In Puglia e nel Sud Italia poi, non ha senso impiantare il maxi eolico, date le scarse condizioni di vento costante, a differenza dei Paesi del nord Europa. Inoltre in Italia ed anche nello stesso sud Italia, (Sicilia inclusa!) ci sono già vari impianti eolici non funzionanti, messi in piedi forse solo per incassare gli incentivi, e magistratura, polizia ed Interpol indagano in tal senso!
Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, nelle interviste da Lei rilasciate , durante la manifestazione di Monopoli (Ba), contro le trivellazioni petrolifere nei mari di Puglia, ha recentemente dichiarato: “Non possiamo accettare tutto questo, perché la Puglia è una regione che già ha dato tanto ed il nostro oro sono il paesaggio e il turismo”. Belle parole, presidente! Ma non crede che la Puglia abbia già dato tanto anche come produttività energetica da fonti rinnovabili? Siamo già ben oltre le quote di energia rinnovabile che in relazione al protocollo di Kyoto la Puglia avrebbe dovuto raggiungere entro il 2020. Sembra quasi dunque che non vi sia alcuna vera soglia imposta alla produzione d’energia nella nostra regione: tant’è che già si son aumentate le soglie da raggiungere per continuare a rilasciare certificati (mistificatoriamente chiamati “verdi”, ma che in realtà permettono alle ditte d’energia rinnovabile, lauti guadagni, e con un meccanismo perverso, a quelle che già inquinano bruciando carbone fossile e petrolio, di continuare a farlo indisturbatamente; son dunque licenze in bianco ad inquinare e speculare, altro che certificati verdi!), ed esosi incentivi agli imprenditori del settore, incentivi pagati da tutti noi contribuenti.
Tra carenze legislative e ritardi nel disciplinare la materia delle rinnovabili, (le linee guida nazionali previste dal D.Lgs 387/03 son arrivate nel 2010, dopo 7anni di conflitti di competenza tra Stato e Regioni,) chi pagherà il prezzo più alto di questa sospetta prolungata inadempienza italiana, saranno come al solito, l’ambiente, i cittadini ed i nostri diritti, sottotutelati, raggirati e sommersi da un mare di menzogne sulla necessità di dover subire le devastazioni ambientali causate dalle torri eoliche, paradossalmente per salvare l’ambiente dalla CO2! Scampati dunque fortunatamente dal folle pericolo nucleare, grazie al referendum del 2011, si scaglia sulla nostra Regione una nuova emergenza ambientale. Bisogna tutelare dalle devastazioni paesaggistico-ambientali, non soltanto il preziosissimo mare di Puglia, ma anche la Terra di Puglia, essendo anch’essa fonte di turismo e primariamente di vita! Numerose aziende agrituristiche, a causa dei paesaggi stuprati dall’eolico industriale, dei connessi rumori molesti e disturbatori nelle campagne, del malessere di persone e animali, potrebbero subire perdite economiche, come già accade altrove, e vedrebbero svalutati e impoveriti i loro immobili, per colpa di queste rinnovabili selvagge. I campi che dovrebbero esser granai, frutteti, vigneti, uliveti, vengono da tempo inquinati con pannelli fotovoltaici desertificanti al nocivo cadmio, e con pericolose pale eoliche al tossico e radioattivo neodimio usato nei materiali magnetici, e trasformati in sterili campi hi-tech. Non salvaguardando la nostra Terra, di quale sviluppo turistico vogliamo parlare?
Il futuro che vogliamo è il turismo vero, in un ambiente sano ed incontaminato, l’agricoltura biologica, il mare pulito, le escursioni nelle Gravine e nelle campagne senza l’ombra rotante delle pale sulle nostre teste; quelle ombre che oltre ad esser la firma di chi non ama il nostro territorio ma vuole solo speculare su di esso, rendendoci colonia e terra di conquista, sono anche devastanti per l’equilibrio di persone ed animali.
L’Effetto stroboscopico delle pale eoliche (Shadow Flicker - Effetto luce/ombra) che si verifica spesso nelle abitazioni e nelle loro immediatezze, a causa del roteare delle pale eoliche posizionate tra la fonte solare e le abitazioni stesse, influisce infatti negativamente sulle condizioni di salute di chi vi è sottoposto.
Altra fonte di stress è il pericolo di possibile rottura della pala eolica, con grave rischio per l’incolumità delle persone, dovuto al lancio di frammenti di pale, anche di dimensioni notevoli che possono giungere persino a gittate massime di due chilometri di distanza.
Timore vi è anche per la possibilità d’incendi dei rotori e per la presenza nelle turbine di una nociva sostanza radioattiva: il neodimio.

Chiediamo pertanto a tutte le autorità competenti:

che questi luoghi d’incontaminata bellezza vengano salvaguardati, preservati da tali scempi, perché se nel caso contrario, ci rendessimo servi e coloni degli “speculatori”, svendendo le nostre Terre in cambio di ipotetiche ed aleatorie “briciole” che mai servirebbero a ricoprire o risarcire le perdite ambientali, turistiche, o i danni alla salute di persone ed animali, sarebbe non solo vergognoso per la dignità di noi tutti pugliesi, ma sarebbe anche pericoloso per la nostra salute, quel bene primario tutelato dall’art 32 della Costituzione Italiana. In base alla precettività di questa norma, gli individui tutti, vantano nei confronti dello Stato, un vero e proprio diritto soggettivo alla tutela della propria salute. Diritto spesso disatteso (quando lo Stato non ha saputo vigilare per tempo e legiferare per tempo a tutela della salute dei cittadini), com’è successo per i tanti, troppi morti d’amianto in tutt’Italia e per le vittime della diossina di Taranto, per le quali nessun processo e nessuna giustizia terrena potrà mai restituir loro la vita persa. Ma noi siamo ancora in tempo per bloccare questa inutile e assurda devastazione ambientale ed invece attuare scelte energetiche virtuose, dicendo No all’eolico industriale ed approvando il fotovoltaico ma ubicato solo e soltanto sui tetti degli edifici moderni, in linea con gli ultimi indirizzi del Governo Monti, il quale prevede che non vengano devastati ulteriormente terreni fertili sottraendo campi e luce solare all’agricoltura e superfici alla Natura. Chiediamo quindi, che si dia giusta e primaria importanza al diritto alla salute ed al benessere di tutti gli esseri viventi e dell’ ecosistema, e si ottemperi al “principio di prevenzione e precauzione”, un principio cardine della stessa Costituzione Europea, bypassando la c.d. “ragione di pubblica utilità”, assurdamente prevista dalle vecchie leggi sugli impianti d’energia rinnovabile, che ha giustificato fin ora che venissero fatti questi scempi pseudo-legalizzati ad essi connessi. Si salvaguardi quindi, dai gravi danni che provocherebbe l’eolico industriale sugli equilibri ambientali, turistici e della salute degli abitanti dei 13 paesi del Parco Naturale Terra delle Gravine: Castellaneta, Laterza, Ginosa, Mottola, Massafra, Palagiano, Palagianello, Statte, Crispiano, Martina Franca, Montemesola, Grottaglie, S. Marzano e Villa Castelli (Br). Si rifletta anche, sul fatto che l’Italia e la Puglia (capofila nel settore rinnovabili), avendo solo in un secondo momento seguito l’esempio degli altri Paesi europei che ci hanno preceduti nell’installare pale eoliche, avrebbero potuto rendersi conto per tempo, dei rischi per la salute e mitigarne gli effetti dannosi, aprendosi solo alle “rinnovabili buone”, come pannelli fotovoltaici (senza cadmio) ubicati sui tetti degli edifici moderni, pubblici e privati, senza ricorrere alla dannosa tecnologia del maxi eolico ed ai pericoli ad esso connessi.
Quindi sulla scia di quei Paesi virtuosi, come la Spagna, che stanno bloccando gli incentivi per tali impianti, puntando verso tecnologie meno invasive ed impattanti, invertiamo anche noi la rotta, dimostrando di amare e tenere davvero a cuore l’immagine di quei posti incontaminati ed unici della nostra Puglia, bloccando e dicendo stop a tutti quei progetti in itinere, in fase di screening o di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), con l’importante motivazione che la salute dei cittadini, il rispetto dell’ambiente e dei delicati ecosistemi, sono beni più importanti degli accordi energetico-economici stipulati. La storia insegna che dagli errori altrui bisogna far tesoro ed il “caso amianto” insegna che chi sbaglia paga, anche dopo molti anni, ma purtroppo si continua a sbagliare nel delicato campo salute-ambiente da tutelare.
I riconoscimenti di responsabilità e di errore arrivano a volte quando è troppo tardi per le vittime, ma noi siamo ancora in tempo per impedire e fermare questa speculazione immorale sui territori e paesi del Parco Regionale Terra delle Gravine e in tutto l’orizzonte circostante che da esso oggi si può godere. Noi cittadini vogliamo una vita semplice, senza Royalties ed aleatorie promesse di chi ci vuole colonizzare per i propri affari economici.
Vogliamo rispetto, verità e tutela dei nostri diritti! Stanchi di subire scempi del territorio, ingiustizie, scelte non condivise e partecipate con i cittadini, stanchi del decadimento uniformante che si sta scagliando su questi paradisiaci territori, chiediamo alle autorità competenti, quindi ai Comuni coinvolti, alla Provincia di (Ta), che ha una delega provvisoria per la gestione del Parco naturale terra delle Gravine, ed alla Regione Puglia, che uniti nell’intento di preservare questi paesaggi incontaminati, revochino in via di autotutela quelle autorizzazioni già concesse per installare impianti eolici industriali, e non ne rilasciano assolutamente altre! Tale revoca è possibile, improcrastinabile e doverosa se si vogliono, come si devono, davvero tutelare questi lembi d’incontaminata bellezza della nostra Terra. Né alcuna giustificazione di penali o costi aggiuntivi per gli enti pubblici può giustificare l’atto di infliggere al territorio la sciagurata calamità artificiale connessa a quegli impianti con danni di incommensurabile valore per tutte le comunità locali che umanamente non potrebbero in una vita intera ripagare tutti i funzionari pubblici coinvolti!

Inviamo i Nostri Più Sinceri e Sentiti Ringraziamenti!

Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi e più in generale Naturali

Coordinamento Civico per la tutela della Salute e dei Diritti del Cittadino

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento

mercoledì 9 maggio 2012

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento: "Fermiamo la deserificazione della Puglia con la riforestazione.."



Due importantissimi bandi facilmente accessibili per il rimboschimento di aree agricole e non agricole; con la possibilità di accedere ai bandi anche solo per il rimboschimento di piccole aree!

SERVE ORA UNA BATTENTE CAMPAGNA DI INFORMAZIONE E PROMOZIONE IN MERITO DA PARTE DELLA STESSA REGIONE PUGLIA RIVOLTA A TUTTI I COMUNI E AI PRIVATI PER FAVORIRE IL RITORNO DIFFUSO DEL BOSCO NEL SALENTO ED IN TUTTA LA REGIONE!

Riforestiamo la nostra regione contro la devastazione paesaggistica e gli assurdi albericidi!

UN COMUNE VIRTUOSO RIMBOSCHISCE IL SUO TERRITORIO!
&
CHI AMA LA PUGLIA RIPIANTA I SUOI ALBERI! Alberi autoctoni di tantissime specie!

DEVE DIVENIRE NOTA DI MERITO DEI COMUNI E DELLE PROVINCE PIAZZARSI AI LIVELLI PIÙ ELEVATI IN CLASSIFICA PER IL MAGGIOR NUMERO DI AREE DEGRADATE ED ETTARI DA ESSI BONIFICATI DAGLI INQUINANTI, DECEMENTIFICATI E RINATURALIZZATI-RIMBOSCHITI CON RESTAURO PAESAGGISTICO NEL RISPETTO DEL LOCALE GENIUS LOCI STORICO-NATURALE!



DIFFONDIAMO questa notizia e RIFORESTIAMO LA NOSTRA TERRA CONTRO LA BARBARIE E L'INCIVILTÀ, per il bene del Salento e di tutta la Puglia, della sua salubrità, biodiversità e paesaggio storico-naturale nel rispetto del suo Genius loci, e per il bene dei salentini e dei pugliesi tutti, e della loro più salubre economia, quella silvo-agro-pastorale: dal bosco e dagli alberi selvatici la produzione possibile di tartufi-piantando alberi autoctoni micorrizati -, funghi, sughero dalla autoctona quercia da sughero, castagne –ancora nel cuore del basso Salento e sulle Murge vi sopravvivano rari castagni più diffusi un tempo-, la dolce richiesta manna dal frassino orno, miele, allevamenti di mucche podoliche pugliesi, di maiali e cinghiali selvatici, e altri ungulati diffusi un tempo anche in Puglia, come cervi, daini, caprioli, ecc., nelle aree rimboschite dove ghiande e altre componenti vegetali possono fungervi da ecosostenibile alimento, ecc. ecc. ecc.!

Link in merito ai due bandi:
1) http://www.regione.puglia.it/index.php?page=curp&id=6738&opz=display

2) http://www.regione.puglia.it/index.php?page=curp&id=6737&opz=display

Un Ottimo provvedimento dunque, soprattutto poi in queste settimane e mesi dove si sta assistendo all’emergenza di un assurdo diffuso folle albericidio senza controllo e precedenti del verde urbano e privato ovunque nel Salento e non solo, e che non trova e non può trovare giustificazione alcuna e che va fermato assolutamente! Un quotidiano bollettino di guerra di “NONNI VERDI” CADUTI, NEL TENTATIVO DI ABBELLIRE E RISANARE IL TERRITORIO! Colpevoli: tanto vuoti tecnici e amministratori locali, quanto ancor più vuoti sotto-cittadini! Stupendi pini mediterranei, quali i Pini d'Aleppo, Marittimi e Domestici, Cipressi mediterranei, ma anche Lecci, Tamerici, Pioppi bianchi e neri, Olivi, Palme, Eucalipti e alberi d’ogni altra specie vengono abbattuti quotidianamente, di paese in paese, mentre attoniti cittadini e giornalisti non riescono a comprendere quale dissennata molla possa spiegare un simile attentato suicida ai danni del nostro patrimonio arboreo pubblico! Alberi uccisi per lasciare posto a nuove piante alloctone, o al solo cemento, talvolta persino in nome di progetti, a lauto finanziamento pubblico, di cosiddetta “rigenerazione urbana”! Talvolta persino, follia delle follie, per infrastrutturazioni connesse a piste ciclabili, sempre a finanziamento pubblico, ecc.! Non crediamo ci sia cosa più abominevole e contraddittoria dell' uccisione di anche un solo albero, portatore di ombra, ossigeno e bellezza paesaggistica, per realizzare un' infrastrutturazione a favore delle piste ciclabili e dunque in teoria dell’ uso virtuoso della bicicletta! La “rigenerazione urbana” che diventa pertanto, in queste locali situazioni distorte, momento di nuova speculazione e devastazione-stravolgimento di beni pubblici ambientali, culturali e paesaggistici, nella totale mancanza di rispetto per il Genius loci dei luoghi! Si invita pertanto la Regione Puglia ad una maggiore opera di sorveglianza e prescrizione su questi progetti di rigenerazione urbana, come di infrastrutturazione per piste ciclabili a finanziamento regionale, ecc., che non possono e non devono essere consentiti, né finanziati, in presenza di simili nefasti mali-intenti progettuali!
Ecco anche perché la notizia di questi bandi per i rimboschimenti è stata accolta con gioia dai cittadini migliori esasperati da questi eccidi barbari che avvengono alla luce del sole! Alberi oggi da ripiantare al più presto come segnale di svolta contro questa inciviltà, e nelle medesime specie, nel segno del rispetto anche della memoria dei luoghi, laddove si son compiute queste pseudo-autorizzate aggressioni al verde!

Bisogna ringraziare per questi importanti bandi pro-rimboschimento l’Ente Regione Puglia e indubbiamente l'Assessore all' Agricoltura Dario Stefàno, a cui vanno i nostri più sinceri e forti ringraziamenti, per aver ascoltato le tante richieste giunte dal Salento per abbassare le soglie minime di suolo da rimboschire per accedere agli incentivi per le ripiantumazioni boschive! Ad oggi la soglia minima era di 10 ettari, e questo valore così alto tarpava le ali ad ogni rimboschimento da parte dei privati, incentivato dal pubblico, nella Puglia Salentina dove è più diffusa la microproprietà terriera. Inoltre rimboschendo diffusamente anche piccole aree, a macchie di leopardo, creando nel territorio un mosaico agricolo-pastorale e forestale, si massimizzano i risultati positivi in termini economici, paesaggistici e di ricchezza di biodiversità selvatica e domestica! Se poi a questo si aggiunge la riconversione dell’agricoltura pugliese verso il biologico di qualità ed eccellenza e la massima diversificazione delle produzioni sempre nel rispetto della tradizione, il risultato si chiama: "benessere, ricchezza ed eccellenza culturale, e massimo virtuosismo politico-territoriale"!

La richiesta di abbassamento della soglia minima a mezzo ettaro, fu pubblicamente sollevata, alla presenza dell’Assessore Dario Stefano, proprio durante il convegno sul “Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere”, tenutosi alcuni mesi fa a Supersano, la sera del 21 dicembre 2011, per la massima tutela di quel parco naturale e per la Rinascita della Foresta Belvedere che ammantava il cuore del basso Salento ancora diffusamente nel secolo XIX; una rinascita da conseguire proprio attraverso il massimo coinvolgimento di enti pubblici e dei privati! Una filosofia virtuosa nella quale si pongono oggi questi primi bandi regionali!

DIAMONE DI ESSI MASSIMA DIVULGAZIONE A TUTTI I POSSIBILI INTERESSATI E SEGUIAMO TUTTI I NOSTRI COMUNI AFFINCHE’ OGNI COMUNE ACCEDA A QUESTO PRIMO IMPORTANTE BANDO FACILMENTE ACCESSIBILE !

UN COMUNE VIRTUOSO RIMBOSCHISCE IL SUO TERRITORIO!
&
CHI AMA LA PUGLIA RIPIANTA I SUOI ALBERI! Alberi autoctoni di tantissime specie!

Piantare alberi vuol dire migliorare anche il microclima, oltre che la salubrità dell’aria, e prevenire il dissesto idro-geologico!
E’ ripiantando i nostri alberi d’un tempo nella nostra terra che la Puglia deve contribuire al Protocollo di Kyoto per il clima della Terra, non consentendo la speculativa devastazione dei nostri campi, della nostra natura, delle nostre culture, della biodiversità e dei nostri mari con iper-produzioni industriali eolico-fotovoltaiche, o con la follia delle nocive biomasse che ormai è ben noto si vorrebbero da parte di alcuni addizionare, costruendo persino nuove centrali termoelettriche, e non sostituire al già inquinate carbone fossile, là dove già viene bruciato, e per iper-produzioni di energia da esportare altrove con gravi sue perdite fisiologiche nel trasporto, per puri fini speculativi, e non per soddisfare il già ampiamente soddisfatto fabbisogno energetico locale!

In questa opera virtuosa di rimboschimento NON DIMENTICHIAMO I COMUNI, E SOPRATTUTTO LE AREE NON AGRICOLE dove la combinata opera di bonifica da inquinanti-decementificazione rende il rimboschimento ancor più meritorio! Deve divenire nota di merito dei comuni e delle province piazzarsi ai livelli più elevati in classifica per il maggior numero di aree degradate ed ettari da essi bonificati dagli inquianti, decementificati e rinaturalizzati-rimboschiti con restauro paesaggistico nel rispetto del locale Genius loci storico-naturale!

La verde Puglia, terra per sua natura di alberi e di sconfinate foreste, ha vissuto gli ultimi secoli barbari di selvaggi disboscamenti-desertificanti e di degrado e cementificazione! Azioni antropiche estese queste, di dannosità ben peggiore a quella di meri incendi boschivi, perché un bosco bruciato, sebbene più o meno danneggiato, dopo poco ridiventa un bosco, rinasce dalle sue ceneri da solo, rigenerato, se non lo si infastidisce! Un bosco segato, sradicato e cementificato è invece un bosco morto davvero, cancellato!
Ma nulla è irreversibile, finché c’è vita c’è la speranza della rinascita e della rigenerazione, e oggi finalmente si può avviare la RINATURALIZZAZIONE DI PUGLIA, con la piantumazione di alberi e piante autoctone, tipiche e provenienti dal nostro stesso sud Italia peninsulare. Piante che devono essere assolutamente “No OGM”, non frutto cioè di artificiali modificazioni genetiche industriali, ed in questo abbiamo la fortuna di poter contare sulla manifestata sensibilità dell’ Assessore regionale all’ Agricoltura, Dario Stefano, contro invece gli sproloqui in merito del neo-Ministro all’Ambiente, Corrado Clini, che lanciava tempo fa la proposta blasfema esecrabile e folle di piantare alberi OGM in Italia contro il dissesto idrogeologico e a favore della produzione di biomasse da bruciare per in nome della Green Economy Industriale; piante di specie innaturali persino brevettate da multinazionali a scopi meramente speculativi; delle mostruosità innaturali, (e contaminanti le specie naturali e domestiche), rispetto alle quali ben più vivo e salutare sarebbe persino un arido deserto!

INFINE, CHIEDIAMO ALLA STESSA REGIONE PUGLIA DI DARE MASSIMA DIVULGAZIONE A QUESTI VIRTUOSI BANDI PER IL RIMBOSCHIMENTO, e che siano soltanto i primi di tantissimi altri della stessa natura, attraverso una battente e capillare campagna d’opinione volta a tutti comuni, province e privati, a favore di questo “RIMBOSCHIMENTO RAZIONALE E PARTECIPATO” DELLA NOSTRA REGIONE, invertendo la rotta sbagliata perseguita purtroppo dallo stesso ente anni orsono, quando la Regione sponsorizzava campagne di promozione per l’eolico ed il fotovoltaico, che hanno favorito le devastazioni industriali da cui oggi dobbiamo bonificare il territorio regionale, (e non per il solo virtuoso fotovoltaico e solare con impianti ubicati sui tetti soltanto degli edifici recenti, per l’autoproduzione e l’autoconsumo prioritario dell’energia!
Ma questi odierni bandi per i rimboschimenti sono un buon primo segno, di un percorso davvero virtuoso che tutti ci auguriamo imbocchi la nostra Regione Puglia definitivamente nel nome vero e autentico di una politica realmente “Ecologista”!

Inviamo alla Regione Puglia e a tutti coloro che si attiveranno per il rimboschimento della nostra Regione i Nostri Più Sinceri e Sentiti Ringraziamenti!

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento
Coordinamento Civico per la tutela della Salute e dei Diritti del Cittadino




Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino - rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali
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c/o Ospedale di Maglie "M.Tamborino"
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venerdì 4 maggio 2012

Appello per il Parco dei Paduli (Regione Puglia) - "No allo sventramento da eolico pesante.."

Lettera Aperta, Osservazioni e Comunicato stampa congiunto Urgente
del
-) Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino
-) Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto)
-) Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi

EMERGENZA NEL PARCO NATURALE DEI PADULI – FORESTA BELVEDERE!
Il Centro storico della storia naturale del Salento, il Cuore pulsante dei salentini, da SALVARE ASSOLUTAMENTE!

MIGGIANO, dopo anche NOCIGLIA, a rischio di grave inammissibile STUPRO Eolico Industriale!

Appello URGENTE alla Regione Puglia,

all'Assessore all' Assetto del Territorio, Angela Barbanente,

all'Assessore all' Agricoltura, Dario Stefàno,

ed ai comuni direttamente coinvolti Miggiano e Nociglia, e limitrofi, come Ruffano, Montesano, Supersano, Specchia, Taurisano, San Cassiano, Botrugno, Poggiardo, Scorrano, Surano, Spongano, ecc., a rischio di grave compromissione del loro orizzonte quotidiano, perché la Regione Puglia in primis, e tutti gli altri enti coinvolti, difendano il "Parco naturale dei Paduli – Foresta Belvedere", fortemente caro a tutti i salentini, e pertanto la determina regionale avversa all’ impianto eolico industriale, follemente ubicato da progetto nel feudo olivetato e acquitrinoso di Miggiano (Lecce), in tutte le sedi, al Consiglio di Stato ora subito ricorrendo in appello, ed eventualmente anche alla Corte di Giustizia Europea se sarà necessario, contro la pronuncia irresponsabile del TAR Lecce dei giorni scorsi, che come si è appreso dalla stampa (in data 28 aprile 2012 sul quotidiano locale “Paese Nuovo”), avrebbe vergognosamente accolto il ricorso della ditta eolica interessata alla realizzazione di un mega impianto eolico industriali di ben 10 aerogeneratori mastodontici e strutture annesse, per una potenza complessiva di ben 20 MW, esteso su numerosissimi ettari, annullando la determina con cui la Regione Puglia avevano espresso giusto parere sfavorevole alla compatibilità del progetto; una determina che evidenziava la presenza di alberi d’ulivo nella sfortunata e bellissima zona del comune di Miggiano minacciata da questo inaccettabile tentativo di plurima inquinante e deturpante compromissione industriale eolica. Alberi d’ulivo di pregio naturalistico, secolari e plurisecolari, tutelati da leggi nazionali e regionali, come la L.R. n. 14 del 2007, e il cui trapianto-spostamento vuol dire compromettere i luoghi nel loro assetto storico-naturale e mettere a rischio traumatizzandole con potature ed operazioni di espianto-trapianto le numerose piante coinvolte in quella sciagurata previsione!
Allo stesso modo la Regione Puglia esprima parere sfavorevole e diniego autorizzativo all’impianto eolico previsto nel feudo di Nociglia, facente anch’esso parte come Miggiano del Parco Paduli! Per questi due assurdi impianti eolici esprima in tutte le sedi, atti e momenti amministrativi, motivati pareri sfavorevoli.
Stiamo parlando di mastodontiche pale eoliche industriali, “stupra paesaggio”, alte molto ben oltre i 70 metri, visibili nel raggio di decine di chilometri, tanto di giorno, quanto di notte per le loro aliene luci rosse di segnalazione aeronautica notturne poste in testa, intollerabili in quei luoghi, dove le vorrebbero installare le ditte interessate; lì, proprio nel regionale “Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere” di alto interesse ambientale, rurale, storico e paesaggistico, come evidenziato nel PTCP, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale adottato nel 2008 dalla Provincia di Lecce, che ha definito “i Paduli”, quali la “casa”, il “cuore”, del Salento concepito come un unico grande parco culturale e naturale; una vasta area incontaminata, quella dei “Paduli-Foresta Belvedere”, poi riconosciuta pertanto ampiamente meritevole di rientrare tra i parchi regionali, nel PPTR della Regione Puglia, il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia che attende ormai soltanto la definitiva autorizzazione da parte del Governo!
Mega pale eoliche in un' area espressamente interdetta a tali istallazioni, anche in maniera ben precisa dalle “Linee Guida in materia di istallazione di impianti di energia rinnovabile” contenute nel Regolamento Regionale n. 24 del 30 dicembre 2010, entrato in vigore il 1 gennaio 2011, poiché ricadenti sia nell'area già delimitata come "Parco Paduli" tutelata contro queste istallazioni industriali mastodontiche dalla Regione, nonché ricadenti nel cono visuale protetto contro queste pale eoliche, e del raggio di dieci chilometri intorno alla località belvedere elevata del Crocifisso in feudo e sulla “Serra” (la collina) di Casarano!
Gli ulivi plurisecolari presenti nel feudo di Miggiano, tutelati dalla Legge Regionale n. 14 del 2007, che tutela gli ulivi ed il loro paesaggio come recita il suo stesso titolo, e che si vorrebbero da parte della ditta interessata ai lavori eolici espiantare, sono solo uno degli elementi gravi di compromissione del territorio per cui fermare questa follia!
Si aggiunga il danno all'avifauna, ai volatili, alle iper-protette Cicogne bianche (Ciconia ciconia) e nere (Ciconia nigra), e numerose altre specie di avifauna, come la grande nobile e fiera Aquila minore (Hieraaetus pennatus), numerose specie di aironi, le bellissime e rarissime Gru (Grus grus), i Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus), solo per citarne alcuni, protetti dalla Direttiva europea Uccelli 79/409/CEE, che frequentano il prezioso Parco, e che verrebbero falcidiati in volo da queste ben note “macchine eoliche maciulla uccelli in volo”!
Il termine “Paduli” di quelle contrade, che indica la presenza di paludi, contrade acquitrinose, e fortemente carsiche, con ruscelli temporanei, rivi, laghetti, pozze stagionali, falde superficiali, canaloni, polle sorgive (“Funtane” chiamate in dialetto locale), doline, voragini che provocano spesso improvvisi collassi del terreno dei sink-hole in termine tecnico, ben suggerisce come l’instabile natura idrogeologica sconsigli vivamente l’ubicazione di simili infrastrutture industriali pericolose, anche dal solo punto di vista delle scariche elettriche!
Si tratta poi di siti che non possono essere compromessi da enormi scavi per i basamenti giganteschi in cemento delle torri eoliche, le profonde trincee plurichilometriche per i cavidotti, quindi ciclopici elettrodotti, cabine immense di trasformazione della corrente elettrica e sua immissione in rete, e apertura-creazione di immense nuove strade per la manutenzione delle torri e il trasporto e montaggio degli enormi componenti!
Tutto questo in un ecosistema preziosissimo quanto delicato, dove vivono numerosissimi animali, tra cui, solo per citarne alcuni, il grande serpente Cervone, il Rospo smeraldino (Bufo viridis), la Raganella e il Tritone italico (Triturus italicus), protetti dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE. Dove si osservano e susseguono numerosi ambienti tutelati proprio dalla stessa Direttiva Habitat 92/43/CEE, come i boschi ripariali lungo i rivi campestri a piante igrofile mediterranee! In quell’area, dove crescono anche querce caducifoglie e olmi tra i canneti, è stata di recente segnalata la presenza anche del Salicone (Salix caprea), proprio negli uliveti e seminativi acquitrinosi nei dintorni di Miggiano, unica stazione di sua presenza ad oggi nella Puglia meridionale! In tutta l’area dei Paduli, dove si estendeva buona parte della grandissima Foresta Belvedere di cui restano tanti preziosi relitti vegetanti, è presente anche il rarissimo Frassino meridionale (Fraxinus angustifolia), ormai in pochissimi esemplari, lì ancora diffusi, e da sottoporre a massima tutela per la sua ripropagazione-diffusione in loco. Il legame particolare della Foresta Belvedere con questa specie igrofila, amante dell’ acqua, che vi cresceva copiosissima nell’ ‘800, è descritto dal medico e botanico ottocentesco Martino Marinosci di Martina, nel suo testo intitolato “La Flora Salentina”. Oggi gli habitat di questa specie, quale i Paduli salentini appunto, sono protetti espressamente dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.
Così altrettanto preziosi sono gli habitat di pascolo roccioso a pseudo-steppa mediterranea della Thero-Brachypodietea, anch’essi massimamente tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE e che si osservano ad esempio anche nel territorio di Nociglia!
Osserviamo poi che ditte eoliche che fanno ricorso contro una sentenza della Regione o altro ente che nega loro l'autorizzazione per tutelare espressamente l'ambiente ed il paesaggio, come in questo caso a Miggiano, cessano di essere delle ditte che operano per il bene dell'ecologia e del pianeta, sconfessando palesemente la loro dichiarata “mission” ambientale di fondo come ditte che opererebbero nella Green Economy per il Protocollo di Kyoto, e dimostrano di essere così solo interessate agli aspetti finanziari del business eolico a discapito dei territori e dei cittadini! Di questo aspetto giudici amministrativi seri e responsabili dovrebbero tenerne conto!
Tanti cittadini italiani e non solo, che frequentano per motivi agricoli o turistici il Parco Paduli, (tante masserie sono ancora abitate o sono e si stanno lì restaurando adeguatamente e nel rispetto del Genius loci storico-naturale, per divenire degli agriturismi), o che lì vi vivono, in campagna o nei vicini centri abitati, sarebbero così condannati, da questi pazzeschi impianti eolici assolutamente fuori luogo, alla ormai ben nota in campo medico internazionale “Wind Turbine Syndrome”, la “sindrome da turbine eolica” (soprattutto i residenti), alla depressione cioè causata dal maxi-inquinamento acustico, dal perenne inquinamento visivo diurno e notturno, ed elettromagnetico, nonché sottoposti al rischio stressante, 24 su 24, di essere feriti o uccisi dal lancio di frammenti di pala, dal fenomeno di rottura e lancio a centinaia di metri di pericolosi grandi frammenti, ormai sempre più frequente e documentato in Europa e nel mondo tanto nella cronaca, quanto nella letteratura tecnica!
Motivo per cui è follia autorizzare queste altamente pericolose e dannose macchine industriali in aree di vita umana ed alta densità abitativa anche rurale quale è il territorio basso Salentino!
Il maxi-plurimo impatto e stravolgimento che comporterebbero questi impianti anacronistici in quei luoghi, e assolutamente fuori luogo, cancellerebbe ogni seria promozione turistico-culturale del Parco con danno immenso ad economie a basso impatto già lì avviate ed in crescita, danneggerebbe la biodiversità tutelata dalla internazionale Conferenza di Rio del 1992 sottoscritta dall’ Italia, e la pratica di una sana agricoltura del biologico e della tradizione in campo agro-silvo-pastorale! Inoltre l’inquinamento visivo, diurno e luminoso notturno, tarperebbe le ali anche alla promozione scientifica dei Paduli come uno dei “Parchi delle Stelle” italiani, per lo studio dell’astronomia, parchi a basso inquinamento luminoso, che suggerisce di creare e curare la stessa Comunità Europea; uno studio astronomico che oggi lì viene praticato da numerosi studiosi ed astrofili grazie al bassissimo inquinamento luminoso presente che permette un’ ottima nitida visione del cielo stellato; cielo stellato, il firmamento, che l’ UNESCO sta per dichiarare patrimonio dell’ umanità da difendere combattendo contro lo spreco dell’ inquinamento luminoso e per la difesa dell’orizzonte e del cielo da ingombri dannosi inutili ed evitabili, come nel caso in oggetto di queste aliene ciclopiche pale hi-tech!

Alla Regione Puglia si chiede di operare in tal senso contro questo scempio che minaccia MIGGIANO di Lecce e il Parco Paduli, a difesa del territorio e delle sue pronunce e in coerenza con il saggio No imposto pochi mesi fa all’ impianto eolico nel vicino Comune di Supersano, che ha visto una plebiscitaria opposizione a difesa proprio del Parco dei Paduli da parte di centinaia di persone giunte a Supersano da ogni parte del territorio della Puglia meridionale!

In coerenza con tutto ciò si chiede alla Regione Puglia e al suo Settore Ecologia e Assetto del Territorio in primis, di esprimere ora medesimo No al progetto eolico nel vicino Comune di NOCIGLIA, la cui ditta ha richiesto di nuovo, per la scadenza del valore dei vecchi pronunciamenti, nuovi pronunciamenti nel suo iter di, ci auspichiamo tutti in nome del Bene Comune, non autorizzazione! Un impianto pazzesco sempre nel e a ridosso del Parco dei Paduli, a minaccia e compromissione di quest’ultimo e anche della vista incontaminata che si gode dalla storica suggestiva arcaica collina artificiale chiamata “Specchia Torricella”, o anche “Motta di Torricella”, un monumento misterioso, un grande tumulo, stratificato nei secoli, quasi una sorta di antica piramide salentina, oggetto di studio da parte dell’ Università del Salento e dell’archeologo Professor Paul Arthur, che ha rivelato già evidenti tracce archeologiche di epoca medioevale e romana negli strati affioranti; un monumento di primo ordine documentato anche nel “Museo del Bosco Belvedere” da poco inaugurato nella sede municipale di Supersano, che è in un antico castello!

Certi nel solerte intervento della Regione e di tutti i suoi amministratori e funzionari al fine di formulare i pareri negativi necessari e che sono "in re ipso", e per dare mandato e supporto informativo ai legali per combattere e sconfiggere in tutte le sedi, questi assurdi progetti che minacciano il Bene Comune ed il Territorio, il Paesaggio, non a caso tutelato dalla Costituzione Italiana nei suoi principi basilari (art. 9), insieme alla salute psico-fisica delle persone (art. 32), che dalla salubrità dell’ambiente e dall’integrità del paesaggio storico-naturale dipende fortemente,

inviamo i Nostri Più Sinceri e Sentiti Ringraziamenti!
3 maggio 2012

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento
Coordinamento Civico per la tutela della Salute e dei Diritti del Cittadino
Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi e più in generale Naturali

lunedì 30 aprile 2012

Le Tremiti non sono più in vendita - Il bando del comune è andato deserto.... (ben gli sta!)



Repubblica - "Isole Tremiti, va a vuoto l´asta dei terreni Appello dei Verdi: "Basta speculazioni". Il bando era stato pubblicato dal commissario prefettizio, Carmela Palumbo, con l´obiettivo di coprire gran parte del deficit comunale incassando almeno 4 milioni di euro. "L´alternativa è la dichiarazione di dissesto del Comune", ha detto il commissario. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, ha chiesto al ministro dell´Ambiente, Corrado Clini, e al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che vengano dichiarate inedificabili tutte le aree delle Tremiti"

Terreni sulle isole Tremiti

Questi terreni avrebbero dovuto essere acquistati dalla Collettività, da quel che oggi, per abitudine storica, ancora chiamiamo Stato. Lo Stato, fin dall'avvento della nostra Repubblica, avrebbe dovuto acquistare negli anni tutte le terre che desiderava preservare o farne l'uso che desiderava. Se non che il denaro tolto alla Collettività con le tasse è stato sperperato edificando una Funzione Pubblica rigorosamente clientelare, truffaldina, che più passava il tempo meno produceva e più cadeva in passivo, ed il patrimonio immobiliare pubblico invece di arricchirsi s'è ridotto ai minimi termini.

Se i docenti universitari, i veri potenti perchè tanto i politici quanto i ricchi si rivolgono loro per redarre le leggi, fossero state persone per bene, avrebbero chiarito il senso dell'aver acquisito noi tutti, con la sovraggiunta sovranità popolare, una Res Publica. I baroni avrebbero poi dovuto spiegare a fondo la differenza tra la comproprietà pubblica e le proprietà private. Se i docenti avessero fatto il loro dovere, se avessero fatto avanzare la nostra cultura, dalla sua passata condizione monarchico/tirannica ad una realmente democratica, avrebbero separato con decisione il pubblico dal privato, la comproprietà collettiva del popolo italiano dalle proprietà individuali e societarie private.

Invece questa brutta gente, che ancora oggi confonde le cose trattando di un "bene comune" mai qualificato completamente, ha badato a lasciare tutto com'era ai tempi della monarchia e del fascismo, confinando il popolo italiano in una sovranità solo dichiarata ma mai applicata. E tutto questo vergognoso corso della Storia è avvenuto solo perché, se avessero chiarito la differenza tra pubblico e privato, avrebbero dovuto immediatamente restituire al popolo quel malefico posto pubblico fisso che fu dato loro dal duce e dal re, avrebbero dovuto subito rinunciare ad accaparrare il bene comune.

E così ancora oggi ci ritroviamo con uno Stato che impone ai privati la sua indiscutibile volontà, uno Stato onnipresente ed onnicontrollore, solo perché esso non ha mai arricchito anzi ha dissipato il bene comune, la res publica, il patrimonio statale. Invece di provvedere ad ispessire il patrimonio pubblico e gestirlo secondo propria volontà, lo Stato (badate: costituito nella quasi totalità dagli assunti a vita nei pubblici ruoli, dai cosiddetti statali) ha sperperato, dato via per poco e semidistrutto quel che aveva. Al contempo ha preteso imporre sempre più la sua marcia volontà sui privati.

Anche nel campo del lavoro avviene quello che si verifica nell'ambito del territorio. Lo Stato, invece di aprire attività economiche proprie e gestirle come più ritiene opportuno, impostandole all'insegna di una economia pubblica solidale, pretende dai privati quelle garanzie reddituali che esso stesso avrebbe dovuto fornire (non ad una minoranza ma a chiunque ne avesse fatto richiesta) fin dal primo vagito della Repubblica. Se lo Stato facesse il duo dovere, lascerebbe i privati liberi di fare, entro il limite dato dal buon senso di non arrecare danno a nulla e nessuno, quel che più loro occorre. Lo Stato invece, per il mancato chiarimento culturale da parte dei baroni, non fa, non produce, ma comanda. E s'incazza pure!

Tutto quel sistema errato e scorretto che vediamo peggiorare giorno dopo giorno lo si deve innanzitutto ai docenti universitari, ché non hanno mai detto e sviluppato quanto sopra. Senza estrarli dalle nostre Università, s'intende pacificamente, legalmente, civilmente (altrimenti non ci divertiremo nè troveremo sufficiente soddisfazione), il mondo affonderà sempre più. Perché una società progredisce entro i limiti posti dalla sua cultura. Se la cultura non evolve, la società regredisce. Apriamo dunque la Funzione Pubblica tutta, a partire dalle scuole, università e RAI, alla partecipazione di ogni cittadino. E, ove possibile, fanculo i titoli.

Questa analisi l'ha concepita un ex venditore ambulante di fiori, un semi analfabeta. Ben vengano dunque persone semplici, non rincretinite da anni di addomesticamento universitario, perché sapremo fare, sapremo rassettare la società mille volte meglio di quanto abbiano mai fatto i presuntuosi saccenti docenti baroni, accaparratori del sacro Bene Comune.

Danilo D'Antonio

domenica 25 marzo 2012

Otranto, 25 marzo 2012 - No all'ecatombe di 8000 ulivi per far posto alla nuova SS-16




Appello alla partecipazione di tutti gli amanti della Puglia al Sit-in per salvare Otranto ed il suo entroterra dalla voracità di una nuova SS-16 progettata assolutamente “non a misura di Salento”!

“Si al lavoro che salva e non devasta il Salento: quello della Rinaturalizzazione!”

Una “STRADA PARCO” in una “CANTIERIZZAZIONE VIRTUOSA” davvero, che valorizza il paesaggio!

NON UNA ENNESIMA PERICOLOSA INUTILE STRADA DELLA MORTE AD ALTA VELOCITÀ!

“Un sit-in pacifista gandhiano per riportare i Lumi della Ragione in una regione che li ha smarriti!”


Luogo e data del sit-in: Domenica 25 marzo 2012 pomeriggio ore 17.30 Otranto, svolta per gli Alimini, lungo il tratto terminale della SS-16


L’ecatombe annunciata di oltre 8000 alberi d’ulivo per il progetto della nuova Strada Statale 16 nel tratto Maglie-Otranto, seppure già impressionate come dato di inaccettabile devastazione, è solo uno dei molteplici gravi fattori di compromissioni del territorio connesso al progetto della nuova Strada Statale 16 nel trato Maglie-Otranto.

Un’inaccettabile “macelleria territoriale”, che sta portando i cittadini a manifestare contro l’atteggiamento sotto-culturale ed involutivo che la alimenta, con un primo simbolico sit-in organizzato per Domenica 25 marzo, a partire dalle ore 17.30, in Otranto, nei pressi dello svincolo della SS16 per gli Alimini. Ad organizzarlo è il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, che fa appello a tutti gli amanti del territorio Apulo-salentino. Alberi da frutto, innumerevoli alberi di specie selvatiche, pini, querce e arbusti della macchia mediterranea, tutti salvabili e trapiantabili come gli ulivi, con le opportune tecniche e nelle opportune stagioni autunno-invernali, ma anche numerosissime testimonianze della civiltà contadina, interi preziosi trulli (“pajare”), ecc., e chilometri di muretti a secco, tutto oggi condannato alla cancellazione per la voracità di un’ opera che risponde ad una filosofia di infrastrutturazione “modello La Svegas”, assolutamente assurda; un mega spreco di denaro pubblico per una già tra le più comode, larghe e transitabili strade a due corsie del basso Salento! Una terra per altro tra le più ricche di strade asfaltate d’ogni tipo, in Italia! La concretizzazione del “paradosso della pianura”, la concezione di dover e poter congiungere con una strada rettilinea ogni punto ad un altro per una asfaltazione totale e paradossale di tutto il vitale suolo! Un sit-in pertanto “illuminista”, come è stato definito, per riportare i “lumi della ragione” in una regione che pare aver smarrito ogni misura ed ogni dimensione di vera eco-sostenibilità! Un sit-in che non nega le aspirazioni al lavoro, anzi, degli operai e manovalanze varie che dall’apertura dei cantieri sperano di trarre alcuni mesi di stipendio, prima di tornare nel baratro dell’ inoccupazione, ma che afferma invece un principio fondamentale: “il lavoro si, ma il lavoro deve essere etico e di quella vera pubblica utilità che lo rende nobile!” Non si può, per dare “lavoro” genericamente, commissionare opere inutili e devastanti per il paesaggio storico-naturale del Salento, che è la vera ricchezza di questa terra, per il suo fascino ed appeal turistico e per le produzioni della tipicità agro-silvo-pastorali, da cui dipende l’economia vera, destagionalizzata, tutto l’anno del territorio, ovvero di migliaia e migliaia di famiglie, e da cui dipende il benessere psico-fisico di tutti gli abitanti del Salento; valori, paesaggio e salute-qualità di vita, tutelati tutti dalla nostra Costituzione (art. 9 e art. 32). No dunque ad un lavoro effimero fondato immoralmente nella ripetizione infinita e ritmica dell’ erosione, della fagocitazione di porzioni crescenti di territorio, cementificate, sfregiate, profanate, cavate, stuprate ed asfaltate nell’entroterra come anche nel mare, (vedi i progetti anche per talvolta inutili mega-porti). Si, dunque, all’ impiego continuo e stabile di quelle stesse forze lavorative, e non, nell’ opera di ricostruzione dell’ infrastruttura di cui il Salento ha davvero e grande bisogno: la bonifica dagli inquinanti con restauro paesaggistico dei suoi territori nel rispetto del suo inconfondibile Genius loci, il restauro-ricostruzione dei beni culturali distrutti o in rovina, la decemetificazione, la riforestazione con piante autoctone naturali assolutamente NO OGM (organismi mutati geneticamente), l’incremento dei suoli agricoli strappati all’antropizzazione degradante e ridati all’”agricoltura del biologico, della tradizione e della salute”, che ovunque deve essere sostituita all’ “agricoltura della chimica di sintesi, hi-tech e del nocivo”!
E per tutto questo si deve ripartire proprio, oggi e non domani, dalla Maglie-Otranto, la strada che congiunge la città patrimonio UNESCO di Otranto nel “Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca”, con la città di Maglie e quella di Muro Leccese da cui si entra nella vasta area del costituendo importante nell’ entroterra “Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere” fortemente voluto, come volano di vera crescita culturale ed economica e di tutela dagli stessi cittadini e dalle giovani generazioni, e fondato sulla massimizzazione dell’estetica del pittoresco storico-naturale e sulla bio-compatibilità!
Da qui i punti cardine della filosofia virtuosa che sarà affermata per quello che deve essere il progetto modificato all’ insegna della virtuosità mancante per la nuova SS16!
Il ripensamento dovuto del progetto per passare dall’anacronistico “modello Dubai” autostradale con quattro mega-corsie con maxi-complanari e svincoli faraonici, ipercavalcavia di soffocante cemento, e dispendio copiosissimo di denaro pubblico, al modello di una ben più utile “Strada Parco”, che valorizza invece il territorio, favorisce la scorrevolezza del traffico ma scoraggia l’alta velocità foriera di mortali incidenti, e favorisce l’uso della bicicletta, vietando rigorosamente ai comuni di cambiare la destinazione d’uso nella fascia di un chilometro intorno alla strada perché restino rurali le aree attraversate e non ricettacolo squallido di industrie, capannoni e centri commerciali come già avvenuto nel tratto Maglie-Lecce della stessa SS16 nei decenni di “barbarie del cemento” recentemente trascorsi. Una strada dove tutti i muretti a secco vengono ricostruiti e costruiti anche dove assenti e soprattutto al posto delle “orride recinzioni in cemento” o moderno metallo che oggi in alcuni tratti offendono il percorso e che nell’allargamento delle carreggiate saranno finalmente abbattute; dove si piantano piante autoctone, (non le si estirpano!), e dove tutta la strada viene ribordata al di là delle piste ciclabili e a debita distanza di sicurezza da due file paesaggistiche continue parallele interminabili di Pini ad ombrello (il mediterraneo pittoresco Pinus pinea), come era in origine, ancora nella prima metà del ‘900, proprio quel tratto panoramico di strada della 16 tra Maglie e Otranto! Una civiltà del paesaggio e della bellezza, e dunque del rispetto per il prossimo, che dobbiamo oggi ripristinare! Un nuovo progetto dove con quella che è stata definita una “cantierizzazione virtuosa”, (ad oggi del tutto mancante!), nel mero ampliamento delle carreggiate, tutti gli alberi, non solo del sacro olivo, ma anche di tutte le altre specie da frutto e selvatiche e gli arbusti della macchia mediterranea vengono recuperati e trapiantati sempre nella medesima zona nelle aree poste nei coni visuali che si godono dalla stessa SS16!

Una cantierizzazione in cui tutti gli eventuali “abituri” rurali e trulli, inevitabilmente non bypassabili dall’allargamento della strada, vengono ben rilevati pezzo pezzo e pezzo per pezzo smontati e ricostruiti poco oltre dalle manovalanze espertissime della pietra a secco del Salento! Dove tutti gli interventi abbiano a monte e nel mentre indagini archeologiche accuratissime con la collaborazione delle Soprintendenza atte a suggerirne varianti progettuali a monte ed in corso d’opera. Una strada con divieto assoluto di cartellonistica pubblicitaria, che si snoda nel mosaico restaurato del tipico paesaggio salentino per tutti i suoi chilometri da Maglie ad Otranto; un paesaggio che alterna masserie, uliveti, pascoli rocciosi, orti e giardini, pinete, querceti, vista di serre e valli fluviali idruntine, del mare del Canale d’Otranto all’orizzonte e degli alti Monti dell’Epiro.


Tanto lavoro non solo per gli operai della movimentazione terra, ma anche per altri e per altre professionalità, primi fra tutti i vivaisti dell’autoctono, e i giovani maestri della pietra a secco formati dai tanti corsi fatti nella nostra provincia in merito! E soprattutto, infine, un’ opera utile davvero al Salento, la “strada parco”, per farlo crescere nella “strada” che ha imboccato e che è stata sancita dal PTCP, il Piano di Coordinamento Territoriale della Provincia di Lecce adottato nel 2009, che consacra il Salento quale “Parco Naturale e Culturale dei 100 e più comuni”; il Salento che tutti vogliamo e la cui edificazione motiverà tutti coloro che, amando il nostro territorio, parteciperanno all’appello di partecipazione a questo primo pacifista sit-in dei lumi della ragione!

E’ per questo, che tutto questo processo virtuoso si deve svolgere azzerando da parte dei più diretti interessati alla cantierizzazione e di quegli eventuali politici al loro fianco, ogni conflittualità inutile, sterile e perditempo, vero freno alla crescita culturale e al miglioramento della nostra terra, per un costruttivo dialogo con ANAS, il Governo e tutte le istituzioni territoriali (i comuni attraversati di Maglie, Muro Leccese, Palmariggi, Giurdignano e Otranto), Provincia di Lecce e Regione Puglia), specie poi in questo momento storico di crisi, dove la “misura”, ed “equità”, ed il “rispetto” dei territori e delle loro genti ed esigenze, devono essere i fari più brillanti da perseguire tutti insieme per il Bene Vero di Tutti e Tutto!

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento
forumambientesalute@gmail.com