Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
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giovedì 23 agosto 2012

Celebrazione della Luna Blu, con il Circolo Vegetariano VV.TT. in trasferta a Capracotta

Paolo D'Arpini con Antonio D'Andrea


Testimonianze storiche


Fatalità volle che dopo tanti anni durante i quali Antonio D’Andrea mi ha invitato a visitarlo a Capracotta, finalmente, per merito della mia compagna Caterina Regazzi e del libro galeotto del nostro amore (Vita senza tempo, edizioni Vivere Altrimenti), sarò nella cittadina molisana. La cosa avviene in un momento estremamente auspicioso, sotto il disco blu della Luna Blu, la seconda luna piena del mese di agosto, che brilla in cielo esattamente il 31 di questo mese.

La Luna Blu, nel 2012, infatti cade il 31 agosto. Quest’anno possiamo ammirare 13 Lune Piene. La tredicesima Luna Piena si chiama Luna Blu. Si ha la Luna Blu quando in uno stesso mese solare troviamo due plenilunii. La prossima Luna Blu potrà essere ammirata tra luglio e agosto del 2015. La Luna Blu viene considerata messaggera di sorprese, buone notizie e grandi gioie. Fondamentale per superare i conflitti e ottenere l’IMPOSSIBILE. La Luna Blu proprio per la sua rarità ha un’energia molto intensa e concentrata

Fatalità, ancora fatalità, esattamente 18 anni fa a Calcata, nello stesso periodo, compivamo il rito del primo festival nazionale del Movimento Uomini Casalinghi, mentre quest’anno il 31 agosto arriviamo a Capracotta, dove l’indomani presentiamo Vita senza Tempo sulla scalinata Falconi, accompagnati dal suono dell’arpa… (vedi programma: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/08/15/capracotta-aspettaci-arriviamo-on-stage-il-1-settembre-2012-vita-senza-tempo-sulla-scalinata-falconi/)…. più sorprese di così…

Leggete dabbasso cosa scriveva Antonello Palieri dell’ADNkronos sul primo festival degli uomini casalinghi da noi organizzato a Calcata nel 1994:

Roma, 1 set. 1994 – (Adnkronos) – Il momento e’ giunto. Il ”Movimento uomini casalinghi” tenta di realizzare una fondazione e di definire una strategia sindacale per tutelare la categoria. Luogo, il centro antico di Calcata (Viterbo), sopravvissuto agli ordini di demolizione del ministero dei Lavori pubblici e infine diventato sede permanente di una comunita’ di artisti, ecologisti, vegetariani e liberi pensatori. L’appuntamento -anche per i non addetti ai lavori- e’ in piazza Roma 22, nel centro storico di Calcata.

L’incontro era stato programmato come ”Primo congresso nazionale dei casalinghi – maritati e scapoli che si dedicano per scelta o per necessita’ alla cure domestiche”, poi si e’ preferito un festival. Gli artisti di Calcata sono riusciti infatti a imporre un loro modello contro ”ogni tentazione politico-burocratica.”

In apertura del Festival, Antonio D’Andrea, fondatore del Movimento uomini casalinghi, e Paolo D’Arpini, presidente del Circolo vegeteriano VV.TT., presenteranno un’edizione speciale del ”Bullettin-Calcata” dedicata alla ’storica rivendicazione’.

Sara’ poi inaugurata la mostra ”Il cavalluccio marino: quando e’ lui a rimanere incinta: 25 pannelli sul ruolo materno dei maschi”. Saranno anche proiettate diapositive sulle ”pratiche conviviali degli uomini casalinghi” e sara’ ”analizzato il testo ‘Vivere con cura’ di Emanuela Rodriguez”. Infine sara’ discussa la proposta di aprire a Calcata ”una comunita’ per uomini di casa”. (segue)

Paolo D’Arpini

lunedì 24 ottobre 2011

31 ottobre 2011 – Samahin a San Severino Marche – Il Ciclo della Vita nella Vigilia d’Ognissanti (Halloween)

Incontro conviviale a Casa di Lucilla Pavoni, nella foto è in piedi


Com’è nella tradizione pluriennale del Circolo Vegetariano VV.TT. anche quest’anno verrà celebrato il momento che nell’antichità segnava la fine dell’anno, e che sancisce una nuova tappa nel Ciclo della Vita.

In questo periodo dal 31 ottobre ai primi di novembre anche nella tradizione cristiana si ricordano i santi ed i morti e questo segna il collegamento fra il vecchio mondo pagano e quello nuovo conseguente all’avvento del Cristo.

La festa di Samahin è particolarmente sentita nella cultura anglosassone, infatti è una ricorrenza di origine celtica in cui si dice che in questo periodo “si apre una finestra fra la vita e la morte, fra la morte e la rinascita”. L’evento era conosciuto nell’antichità remota ed anche nel medio evo, poi in un periodo successivo fu volgarizzata nella mascherata di Halloween, orgia consumista e finto carnevale.

La vera tradizione afferma che siccome quella notte gli spiriti tornano sulla terra occorre ingraziarseli con alcune offerte che venivano lasciate sui bordi del camino, allora gli spiriti benevolmente potevano cedere un loro dono o messaggio. Se invece non trovavano alcuna offerta allora si vendicavano apparendo terrifici ai vivi. In parte la tradizione è rimasta con il famoso “dolcetto o scherzetto” di Halloween.

Comunque la cosa principale da farsi durante la giornata di Samahin, e soprattutto la sera, è quella di compiere dei riti nella natura, in particolare si apparecchiano in una radura due cerchi composti con gli ultimi fiori in modo che tutti i colori della natura siano rappresentati. A turno i partecipanti si posizionano all’interno di un cerchio, in cui si attirano i pensieri positivi verso i defunti, poi si passa all’altro dove si rinuncia a tutti i pensieri negativi nei loro confronti. In questo modo si pacifica il mondo dell’aldilà con l’aldiqua.

Quest’anno la cerimonia verrà compiuta dalla sciamana erborista di Vivere con Gioia, Sonia Baldoni, in località Ugliano, in quel di San Severino Marche. Più tardi ci recheremo nella casa accogliente, lì vicina, della scrittrice Lucilla Pavoni, dove desineremo con il cibo vegetariano da ognuno portato.

Paolo D’Arpini

......

Programma del 31 ottobre 2011:

h. 17.00 – Appuntamento da Lucilla e partenza per la passeggiata.
h. 18.00 – Cerimonia in radura con Sonia Baldoni
h. 20.00 – Accensione del fuoco e desinare conviviale
h. 22.00 – Riordino della casa e dei luoghi

Per informazioni logistiche e per confermare la presenza:
Paolo – 0733/216293
Lucilla – 338.7073857
Sonia – 333.7843462
circolo.vegetariano@libero.it

……

Ecco come raggiungere il luogo dell’appuntamento:
Da San Severino Marche seguire la strada per Apiro/Cingoli.
Superare Cesolo e Marciano, arrivati al bivio per Apiro/Cingoli prendere la direzione per Apiro.
Superare le frazioni Palazzata e Corsciano sino all’indicazione per Ugliano, dopo circa 700 metri sulla destra imboccare stradina in terra battuta seguendo la freccia che indica la casa di Lucilla.
La manifestazione è gratuita un’offerta volontaria per il mantenimento dei luoghi e di chi ci accompagna sarà gradita.

martedì 13 settembre 2011

L'impronta bioregionale sociale e territoriale della Sabina... Un luogo in cui vale la pena di vivere

Soratte, la montagna sacra, vista dalla Sabina


Il territorio della Sabina, dove abito ormai da più di 5 anni, è veramente ancora uno dei luoghi poco compromessi di tutto il Lazio, sono d’accordo con il bell’articolo di Luca Bellincioni (http://retedellereti.blogspot.com/2011/09/luca-bellincioni-proposta-per-un-parco.html).

Quando venni ad abitare in questo splendido territorio, mi chiesi spesso come mai fosse così difficile per la popolazione favorire lo sviluppo turistico ed economico di questi stupendi luoghi. Poi, dopo aver conosciuto un po’ più da vicino gli abitanti locali e soprattutto la loro mentalità, ne ho capito il perché. Da questo punto di vista non c’è Bioregione più Bioregione della Sabina..

La gente Sabina è una popolazione soprattutto agricola, che ha mantenuto questa caratteristica nonostante la vicinanza di Roma, a differenza di altri territori del Lazio che sono perfino più distanti, come ad esempio la zona di Frosinone che ha caratteristiche più imprenditoriali soprattutto nel settore del mattone. La Sabina si sente più vicina a Rieti come mentalità e molto lontana dal Terminillo che sicuramente è fuori dalla logica agricola!

A proposito del Terminillo, c’è da dire che i frequentatori degli impianti sciistici per lo più non provengono dai comuni della Sabina, ma da Roma o da altri territori del Lazio. Il sabino non va a sciare la domenica, preferisce prendere il trattore ed andare a lavorare nei campi, a curare le piante di olivo che tanto ama, o l’orticello che quasi tutti hanno, compresi gli abitanti di Rieti (come si può constatare attraversando alcune vie di questa deliziosa cittadina). Il nativo sabino, anche se durante la settimana lavora a Rieti o a
Roma, non considera la domenica come un giorno di riposo, ma come un giorno utile per la campagna! La mentalità del week-end non è di questi luoghi!

Le persone che ho conosciuto nei comuni che ho frequentato, e nella stessa Rieti, sono tutte famiglie che hanno parenti che si intrecciano in quasi tutti i comuni della Sabina e questo si ripercuote anche nell’economia locale. A Rieti, ad esempio, se una persona che proviene da fuori Sabina desidera aprire una attività di qualsiasi tipo, non trova spazio perché tutte le occasioni di lavoro o di sviluppo economico sono riservate ai parenti delle varie famiglie locali, pertanto: o hai qualche parente in loco oppure non lavori! Tutti gli esercizi commerciali di Rieti fanno capo a famiglie e parenti di quelle famiglie, e proprio per questo si registrano pochissimi stranieri in quanto una famiglia fa tutto da sé risparmiando parecchi soldi! Anche il lavoro domestico non è tipico di queste zone. Qui le donne sono tutte bravissime nelle faccende domestiche, preferiscono farlo in prima persona piuttosto che pagare una colf.

Poi sono tutte molto brave a cucinare e a preparare dolci locali che sfoggiano nelle occasioni festive in buffet veramente abbondanti! E’ un vanto locale! Gli stranieri che vivono in questi comuni, che sono sempre molto meno rispetto al resto della regione, trovano lavoro qualche volta come badanti, nei casi di malati di alzeimer, o nel settore agricolo, come raccoglitori di olive, e ciò in quanto i vecchi contadini non ce la fanno più a fare questo lavoro da soli e i loro figli non ne vogliono sapere, preferiscono passare i pomeriggi al bar a bere birra piuttosto che aiutare i propri genitori a lavorare la terra!

Questo è veramente un grande problema perché quando non ci saranno più i vecchi, le terre saranno abbandonate! Ho constatato che questo amore incredibile che i contadini hanno per la propria terra, un amore veramente inimmaginabile, non sono riusciti a trasmetterlo alle generazioni future che invece disprezzano l’ operato dei loro genitori! I giovani vorrebbero andare in città a fare un lavoro comodo e ben pagato, senza però impegnarsi neppure con lo studio!

Infatti pochi decidono di frequentare l’università o perfino conseguire un diploma. La prova di questo me l’ha fornita una mia amica che il mese scorso era andata a Rieti ad informarsi sulle modalità di iscrizione alla scuola alberghiera per suo figlio. Mi ha detto che negli ultimi tre anni, la sede della scuola aveva cambiato sede già tre volte ed ogni volta cercavano una sede più grande almeno del doppio rispetto alla precedente. L’ultima sede dove si è trasferita la scuola quest’anno ospiterà più di 1000 ragazzi, tutti con semplice licenza media, l’unica condizione per frequentare l’alberghiera, la quale offre loro perfino il convitto, quindi è perfetta per chi non vuole studiare molto e desidera realizzare subito un mestiere per poter lavorare nel settore della ristorazione (spesso familiare).

La popolazione sabina segue dei ritmi sempre uguali durante tutto l’anno, attendendo i soliti appuntamenti fondamentali che riguardano tutti: la raccolta delle olive nei periodi di novembre/dicembre, la produzione dell’olio nei frantoi di cui il territorio è ben fornito, la potatura delle piante, la legna per l’inverno, e poi durante l’estate le feste religiose e le sagre locali organizzate dalla pro-loco dove tutti partecipano molto volentieri, giovani compresi.

Da questo punto di vista si può proprio dire che questi paesi vivono proprio in comunità, e proprio per questo non escono fuori dai loro nuclei familiari o comunali! La difficoltà di sviluppo del territorio purtroppo è causata proprio dal non aprirsi all’esterno, è un fatto di mentalità. Ciò che manca è lo spirito imprenditoriale che dovrebbe uscire fuori dal nucleo familiare.

Faccio un esempio. Quasi tutti producono l’olio, molti soltanto per fabbisogno personale, altri invece lo vendono anche all’esterno. Molti di loro, pur iscritti a cooperative locali, non riescono a vendere l’olio se non a quella catena di conoscenze che hanno creato con il passa parola. E per questo ogni anno rimangono scorte abbondanti di olio invendute. Pochissimi pensano di usare internet per la vendita dell’olio, quasi nessuno di loro utilizza il computer come potenziale strumento di sviluppo economico. Il concetto di pubblicità è molto lontano dalla loro mentaità. Quasi nessuno di loro pensa di partecipare a delle fiere anche in altre regioni per far conoscere i propri prodotti locali.

Il sabino non esce dal proprio comune neppure se deve partecipare ad una sagra organizzata dal comune attiguo, pertanto lascia scorrere il tempo seguendo il solito ritmo che conosce e che gli è stato trasmesso non si sa quando. Lo spirito di iniziativa non appartiene alla mentalità dei giovani sabini e pertanto il territorio continuerà a rimanere quello che era chissà per quanto tempo ancora. Peccato, perché la potenzialità di questi luoghi sarebbe veramente immensa, anche per l’economia italiana…..


Lidia

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Nota sull'autrice.
Lidia, che per la sua posizione istituzionale preferisce non essere identificata, ha partecipato alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana, avvenuta nella primavera del 1996 al Parco di Monte Rufeno di Acquapendente (Vt). Per lunghi anni ha partecipato alle attività del Circolo Vegetariano VV.TT., essendo lei stessa vegetariana, contribuendo alla realizzazione di varie manifestazioni di carattere bioregionale. Alcune delle quali hanno fatto la storia del Bioregionalismo in Italia...
Sono perciò lieto che abbia ripreso a collaborare con noi dopo un periodo di silenzio...

Paolo D'Arpini - Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

Contatti: circolo.vegetariano@libero.it

lunedì 12 settembre 2011

Settimana Vegetariana Mondiale, ottobre 2011, con il Circolo Vegetariano VV.TT. - Eventi a Bracciano (Roma), Calcata (Viterbo) e Treia (Macerata)



Come è già avvenuto in passato anche per l’edizione di quest’anno il Circolo vegetariano VV.TT. aderisce alla settimana mondiale del vegetarismo, che si svolge ai primi di ottobre 2011.

Ancora una volta parleremo e dimostreremo esempi di Ecologia Profonda, Alimentazione naturale e Spiritualità Laica e stiamo prevedendo una serie di appuntamenti su questi temi. Tanto per cominciare il 2 ottobre ricorre la nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, nato in quel giorno del 1869. Qui vorrei ricordare che Gandhi fu preso a modello della Nonviolenza da Aldo Capitini che fondò sia il Movimento Nonviolento Italiano che l’Associazione Vegetariana Italiana, di cui il Circolo VV.TT. è un membro storico. Pertanto in questa giornata stiamo organizzando alcuni incontri nella Tuscia, ove sono le nostre radici, per benedire gli amici vegetariani che hanno proseguito nell'opera. Caterina ed io saremo a Nepi a pranzo a casa di Luisa, la segretaria del Circolo VV.TT., più tardi, verso sera, andremo nel nuovo punto d'incontro vegetariano Zuccallegra, invitati dall'amico Roberto Caivano. Appuntamento alle h.18.30, in via G. Tamburri 9, Bracciano (RM). Dove si terrà la presentazione di Vita senza Tempo.

Il 3 ottobre 2011, si terrà a Calcata (Vt) un incontro informale presso la sede storica del Circolo, in Via del Fontanile snc. L’appuntamento è alle 10 di mattina e si protrae sino all'ora di pranzo, saranno presenti amici e parenti.

Particolarmente cara mi è la celebrazione di San Francesco, patrono d’Italia e vegetariano antesignano, che ricorre il 4 ottobre, in cui nella nuova sede di Treia, nelle Marche, si terrà verso sera una recita di brani edificanti tratti dai Fioretti di San Francesco. La recitazione sarà seguita da una condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato.

Gli aspiranti partecipanti sono pregati di contattare:

Paolo D'Arpini - circolo.vegetariano@libero.it – Cell. 333.6023090

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Ed ora alcune notizie su Gandhi e la Nonviolenza

La non-violenza è un valore che fa parte delle tradizioni etiche di alcune religioni, come si riscontra nel Buddismo, Induismo e nel pacifismo cristiano.

Comunque, ha raggiunto una tale statura, da essere considerato un valore cui aspirare, oltre ad essere divenuto un principio da seguire ed adottare contro la violenza della guerra.

Il miglior maestro della non-violenza dei tempi moderni è Gandhi. Egli è anche considerato dalla maggior parte degli Indiani il fondatore della loro Patria, e da tanti altri come il maggior esponente di questa pratica al punto da essere anche ritenuto una sorta di santo.

Infatti ha sperimentato l’uso della resistenza passiva e della non-violenza sia come approccio filosofico e spirituale alla vita di tutti i giorni, sia come tecnica da seguire per raggiungere un vero cambiamento politico e sociale.

Gandhi era conosciuto tra gli Indiani come “Mahatma”, ovvero Grande Anima, per il suo coraggio, per la sua semplicità, e per lo straordinario impatto che i suoi insegnamenti avevano su tutti, e per l’esempio di vita che ha saputo dare.

Il tema centrale della ricerca di Gandhi è la “verità” come si può desumere dalla lettura della sua autobiografia intitolata “I miei sperimenti sulla verità”; riteneva che l’amore per la non-violenza potesse raggiungersi solo con la compassione e la tolleranza per le altre persone e che il suo concreto esercizio implicasse una continua prova, sperimentazioni, a volte errori e continui sforzi.

Forse il concetto più importante dei suoi insegnamenti è satyagraha, che tradotto letteralmente significa “ la forza dell’anima” o “ la verità dell’anima”. Questo è un valore che per essere vissuto in pieno, richiede una aderenza piena e interiore al rispetto ed amore per il prossimo.

Mohandas Gandhi nasce in India nel 1869; i suoi genitori appartenevano alla casta dei commercianti Hindu. Egli rimase sempre devoto alla sua religione ma esercitarono forti influenze anche le tradizioni e i valori di altre religioni, come ad esempio il principio pacifista del Cristianesimo, e gli scritti di Thoreau e Tolstoi sui diritti e doveri degli individui di praticare la disobbedienza civile quando le autorità politiche violano le libertà personali e i diritti politici.

Gandhi ha con forza sottolineato a più riprese che satyagraha deve essere distinta dal passivo desiderio di evitare conflitti a tutti i costi. La classe media in particolare, ha sempre tollerato situazioni scomode pur di poter continuare ad avere una vita sicura e comoda.

“La mia fede nella non-violenza è una forza estremamente attiva”, scrisse Gandhi, “ non c’è posto per i codardi o per i deboli. Si spera che un uomo violento possa, un giorno, diventare un non-violento, ma non c’è speranza per i codardi”:

La non-vilenza e la disobbedienza civile ricerca il diritto di scelta del singolo,e anche l’obbligo di ognuno,di sperimentare fino in fondo le conseguenze di quella scelta ed essere anche giudicati, di conseguenza, dalla società in cui vive.

La scelta della strada della non-violenza non è sempre semplice: arresti, torture, a volte persino la morte possono far parte di questo modo di combattere. Gli individui sono chiamati a svolgere tutte queste funzioni e a soffrire, anche per tutti gli altri.

Inoltre richiede anche un profondo rispetto per i propri nemici; deve basarsi su una profonda onestà e verità. Occorre considerare il proprio nemico molto seriamente e instaurarci un dialogo che lo porti ad una auto-analisi perché possa fargli cambiare direzione senza fargli perdere l’onore.

In un qualsiasi conflitto in cui vengono usate le armi c’è sempre un vinto da una parte, un vincitore dall’altra.

Nel concetto di satyagraha, l’obiettivo da raggiungere è quello che entrambi le parti vincano agendo con l’amore e in armonia reciproca, piuttosto che continuare nella strada della discordia e della violenza.

(Notizie su Gandhi raccolte da Angela Braghin)

giovedì 21 luglio 2011

Settimana Mondiale Vegetariana 2011 - Eventi previsti dal Circolo Vegetariano VV.TT.



"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.'' (Bertolt Brecht)


Come è già avvenuto in passato anche per l’edizione di quest’anno il Circolo vegetariano VV.TT. aderisce alla settimana mondiale del vegetarismo, che si svolge ai primi di ottobre 2011.

Ancora una volta parleremo e dimostreremo esempi di Ecologia Profonda, Alimentazione naturale e Spiritualità Laica e stiamo prevedendo una serie di appuntamenti su questi temi. Tanto per cominciare il 2 ottobre ricorre la nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, nato in quel giorno del 1869. Qui vorrei ricordare che Gandhi fu preso a modello della Nonviolenza da Aldo Capitini che fondò sia il Movimento Nonviolento Italiano che l’Associazione Vegetariana Italiana, di cui il Circolo VV.TT. è un membro storico.

Pertanto in questa giornata stiamo organizzando alcuni incontri nella Tuscia, ove sono le nostre radici, per benedire gli amici vegetariani che hanno proseguito nell'opera. Caterina ed io saremo a Nepi a pranzo a casa di Luisa, la segretaria del Circolo, più tardi, verso sera, andremo nel nuovo punto d'incontro vegetariano Zuccallegra di Bracciano, invitati dall'amico Roberto Caivano. Seguirà successivamente un programma più dettagliato.

Il 3 ottobre 2011, si terrà a Calcata (Vt) un incontro informale presso la sede storica del Circolo, in Via del Fontanile snc. L’appuntamento è alle 10 di mattina e si protrae sino all'ora di pranzo, saranno presenti amici e parenti stretti.

Particolarmente cara mi è la celebrazione di San Francesco, patrono d’Italia e vegetariano antesignano, che ricorre il 4 ottobre, in cui nella nuova sede di Treia, nelle Marche, si terrà verso sera una recita di brani edificanti tratti dai Fioretti di San Francesco. La recitazione sarà seguita da una condivisione del cibo vegetariano da ognuno portato.
Un esempio di narrazione: “Il devotissimo Francesco per il tanto pregare era divenuto quasi cieco e sentì il bisogno di confidarsi con il frate Bernardo, suo primo discepolo, così egli si recò nel suo eremitaggio. Ma il frate era raccolto in meditazione nella boscaglia e non udì il richiamo di Francesco che per tre volte consecutive l’aveva chiamato: “Vieni e parla a questo cieco!”. Visto che non otteneva risposta alcuna Francesco se ne partì alquanto sconsolato e dubbioso e si rivolse a Dio per sapere la ragione del silenzio con cui era stato accolto. Mentre così contemplava ecco che udì la voce dell’Altissimo: “Oh omicciolo, di cosa sei turbato? Deve l’uomo lasciare Dio per la creatura? Frate Bernardo quando tu lo chiamasti era congiunto meco e non poteva rispondere né venire a te”.
Avuta questa rivelazione immediatamente Francesco tornò all’eremo di Bernardo e trovatolo per strada gli raccontò i fatti e poi gli disse: “Io ti ordino per santa obbedienza che tu faccia querl che io ti comanderò”. Al che Bernardo, che conosceva l’umiltà di Francesco temendo che troppo si sottomettesse a sua volta gli disse.”Io sono pronto a rispettare la tua obbedienza se mi prometti di fare altrettanto”. Così avendo entrambi promesso ecco che Francesco si gettò a terra ed ordinò a Bernardo: “Poggia un piede sulla mia testa ed uno sul mio collo ed apostrofami in questo modo ‘giaci, villano, figlio di Pietro Bernardone, da dove viene a te tanta superbia che sei una vilissima creatura…”. Bernardo soddisfece la richiesta con la maggiore gentilezza possibile e poi a sua volta chiese a Francesco: “Ed ora per santa obbedienza domando che tu ogni volta che stiamo insieme mi riprenda per tutti miei difetti…” (continua)….

Gli aspiranti partecipanti sono pregati di contattare:
Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi
circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293