Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).
Visualizzazione post con etichetta vetiver. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vetiver. Mostra tutti i post

sabato 5 novembre 2011

.....frane, alluvioni, morti... col vetiver si possono evitare

"Benito Castorina in una nicchia"


.....frane, alluvioni, morti... col vetiver si possono evitare....

Prevenire deve essere l'azione! col vetiver si interviene a bilancio zero per ciò che riguarda i problemi morali e le perdite di vite umane e a guadagni economici e prodotti sociali in quanto si può creare lavoro senza impiego dimacchinari ed energia. La natura ci viene incontro. E noi?

Il Re di Tailandia con l'aiuto delvetiver ha messo in salute un Paese, un Sindaco potrebbe risolvere diversii problemi relativi al suo bilancio

Domanda: Ma cos'è questo vetiver!

Giusto!

Il vetiver è una pianta perenne, sterile, dalle radici profonde, con un potere calorifico superiore a quello del legno e capace di bonificare acqua, terra ed aria, facendo a parità di superficie oltre 15 volte il lavoro di un bosco per il superamento dell’effetto serra.

Un Sindaco può investire i fondi impegnati per energia, riscaldamento, smaltimento scarti vegetali provenienti da potature, diserbi, pulizia boschi, ecc. realizzando una piantagione di vetiver ed una centrale di elettrica alimentata da questa pianta, quindi filiera zero.

Negli anni successivi la pianta si moltiplica e si aggiungono moduli all’impianto di produzione di energia elettrica avendo ulteriori guadagni o risparmi e le piante moltiplicate si utilizzano per la regimentazione delle acque evitando frane ed alluvioni, arricchendo le falde acquifere e purificando l’aria (ogni pianta di vetiver assorbe 3kg di CO2 l’anno).

Quest’ultima operazione ha come costo prevalente la mano d’opera, quindi non è un costo ma un prodotto sociale in quanto crea occupazione.

Benito Castorina

Se vuoi visita il sito www.vetiverlazio.it

mercoledì 26 ottobre 2011

Alluvioni, frane, smottamenti, esondazioni... si possono evitare con specifiche piantagioni dedicate

Benito Castorina in una nicchia

Un esempio pratico di come la natura ci viene incontro

Esiste in natura una pianta perenne e sempreverde, il vetiver, che vive in terreni acidi e alcalini (ph da 3 a 14) a temperature da -7 a +47 gradi, con radici fascicolate che scendono verticalmente nel terreno e sono robuste 1/5 dell’acciaio, che non è infestante, che può bonificare terra, acqua ed aria e può formare una siepe fitta alla base costituendo una vera e propria barriera filtrante. Grazie a queste sue qualità, tra le altre che possiede, il vetiver è un valido alleato per affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua, al ciclo dell’anidride carbonica e alla produzione di energia.

Come può inserirsi il vetiver nel ciclo dell’acqua

La siepe di vetiver, oltre a risolvere il problema del consolidamento dei versanti in frana, è un presidio per prevenire le frane e per arricchire le falde acquifere ed evitare il processo di desertificazione. Infatti, la siepe di vetiver che a differenza delle normali siepi è fitta sin dalla base, forma una barriera filtrante che trattiene i detriti a monte e lascia passare verso valle solo l’acqua e i limi sottili che si arrestano nelle immediate vicinanze. La siepe rallenta la velocità dell’acqua consentendole di penetrare nel terreno e mantenerlo umido, arricchendo le falde e riducendo da parte dei contadini l’esigenza d’emungere acqua dai pozzi; poi scorrendo in modo uniforme sulla superficie, l’acqua rimodella il terreno e non ruscellando protegge i semi e quindi il raccolto. L’acqua, ridotta la velocità e depurata dai detriti trattenuti dalla siepe, giunge nei canali con un carico inquinante ridotto e nelle quantità fisiologiche, evitando così le possibilità d’alluvione.

Queste qualità possono invertire il processo di desertificazione. Il processo di desertificazione è determinato dal fatto che il terreno è asciutto e a periodi di siccità si succedono periodi di pioggia intensa, che trova le piante ed anche il manto erboso indeboliti ed incapaci di resistere alla velocità dell’acqua, che porta via con sé piante, humus e detriti, rendendo il terreno sempre meno fertile sino a farlo diventare inerte, desertico.

La siepe di vetiver per quanto già esposto, trattiene l’humus, mantiene l’umidità del terreno, protegge la vegetazione, bonifica il terreno eliminando pesticidi e diserbanti, e consente l’accumulo di acqua in bacini dando un ulteriore contributo per il recupero di questa preziosa risorsa. Non c’è da meravigliarsi degli effetti che produrrebbe un inserimento del vetiver nel ciclo dell’acqua, se si considera che il 97% dell’acqua è nei mari e nelle grandi masse d’acqua e solo il 3% rimane sulla terra e nella terra; questi numeri ci danno l’immagine di un’immensa quantità di vapor acqueo che, dopo aver raggiunto i cieli, si riversa sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine, gran parte della quale ci sfugge, per poi ritornare a mare. Quell’acqua è una provvidenza che viene dal cielo se è regimentata e raccolta in bacini, di contro se non è regimentata, è molte volte causa di disastri, alluvioni e morte.

Contributo del vetiver nel ciclo dell’anidride carbonica e per la produzione di energia.

Il ciclo della CO2 è collegato, sia con il ciclo vegetale, sia con le piogge che corrodono e modificano chimicamente le rocce scorrendo sulla loro superficie e portando in mare assieme ai detriti, sali e CO2 trasportati dalle acque di fiumi e canali. Se avrò l’opportunità e ne avrete interesse vi parlerò del contributo delle piante per il bilanciamento dei gas serra, mentre qui mi limiterò a comunicarvi che ogni pianta di vetiver assorbe 3 Kg di anidride carbonica l’anno, facendo a parità di superficie da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco sano per l’eliminazione dei gas serra.


Benito Castorina

Referente per l'agricoltura ecologica della Rete Bioregionale Italiana