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lunedì 30 gennaio 2012

Inverno funereo... cadono gli uccelli ed i pesci vengono a galla... morti!




Lo scorso anno, tra gennaio e marzo, assistemmo attoniti alla strage inspiegabile di uccelli e di pesci in varie località del pianeta, Italia compresa. Tutto iniziò in Arkansas con la prima strage di uccelli che cadevano a centinaia dal cielo, allora i soliti saccenti dissero che erano i fuochi artificiali di capodanno che spaventando gli uccelli li facevano impazzire e sbattere tra di loro. Idiozie delle peggiori idiozie! Quest'anno che i fuochi d'artificio nelle zone delle morie di uccelli erano stati vietati, è accaduta la stessa cosa, altre centinaia di merli rossi stramazzati al suolo. E allora? Cosa ci dicono questi scienziati saccenti? Cosa ci nascondono?

Ma non finisce qui, altre morie di uccelli e pesci fino ad oggi vengono segnalate in altre località del pianeta, con le stesse modalità: uccelli che muoiono improvvisamente mentre volano e pesci che si spiaggiano a milioni. Il caso più clamoroso di tutti è avvenuto giorni fa a Troms, cittadina a nord della Norvegia, dove una mattina sulle spiagge del mare del Mar del Nord si sono riversati milioni di aringhe morte.

Anche in questo caso le ipotesi formulate sono state molte, forse la più "credibile" è quella legate alla corrente del Golfo che a causa della rapida fusione del Polo Nord sta scendendo più in profondità perché "appesantita" dall'acqua dolce. Questo fenomeno, secondo gli esperti, potrebbe causare momentanee penurie di ossigeno nel mare o repentini raffreddamenti delle acque al punto da uccidere i pesci. Ma anche questa è una risposta che ci lascia molto perplessi. Anche in Italia, e guarda caso ancora Faenza, giorni fa si sono verificate morie di uccelli nei stessi luoghi dello scorso anno. Anche qui sono state formulate idiote soluzioni al problema, come quelle di ingestione di semi avvelenati ......

Vi ricordate il film di fantascienza di alcuni anni fa intitolato "Core" che trattava della modificazione del nucleo della Terra che, come si sa è una grande elettrocalamita che alimenta tutti i campi elettromagnetici del pianeta? In quel film, nel momento in cui iniziava a modificarsi e ad indebolirsi il campo elettromagnetico del pianeta, improvvisamente morivano persone portatrici di pacemaker e nello stesso istante impazzivano gli uccelli sbattendo contro i grattaceli e stramazzando al suolo. Non vi sembra paradossalmente di rivivere quel film nella realtà?

Quello era solo un film di fantascienza, ma si basava su teorie scientifiche esatte come la variazione dei campi elettromagnetici terrestri. Che questo fatto stia accadendo realmente è ormai scientificamente appurato e di questo ne abbiamo già parlato nelle precedenti newsletter.

Siamo quindi consapevoli che i poli magnetici della terra si stanno rapidamente spostando e insieme a questo fenomeno anche le energie che tengono attiva la nostra protezione geomagnetica sta diminuendo. E allora perché i nostri scienziati saccenti non cercano di darci risposte più esaurienti su quanto sta accadendo e non scusanti infantili che non convincono più nessuno?

Ma forse questi ultimi conoscono la verità e provano a mascherarcela per non impressionarci troppo. Se è così ci scusiamo e vi ringraziamo per la vostra sensibilità!

Ennio La Malfa

mercoledì 4 gennaio 2012

Quanto manca alla fine del mondo? Il 21 dicembre 2012 lo sapremo.... (ed intanto equitalia imperversa)

Profezia

Non solo in internet abbondano presagi di sventura legati alla fatidica data del 2012, non solo trasmissioni televisive come Voyager ne fanno uno scoop, anche il grande schermo ci prova con film colossal. In tutto questo parrebbe rivivere l’anno Domini 999 , in pieno Medioevo, quando santi, santoni e ciarlatani predicavano l’arrivo della fine del mondo terrorizzando la povera gente e un po’ meno i signori e i tiranni di allora.

Oggi la gente non è ingenua e credulona come allora, tuttavia avverte un certo disagio e quasi un inquietudine per il futuro. Non stiamo all’isteria collettiva, ma in una fase di attesa inconscia per un evento negativo che non sappiamo ancora quale possa essere. L’effetto serra, i cambiamenti climatici, la grande recessione economica, la bomba atomica iraniana e così via, sono elementi che danno forza a questa nostra paura interiore.

E allora perché non credere alla predizione Maya che darebbe per chiusa la storia di questa umanità proprio alla fine del 2012 ? I Maya del resto hanno sempre previsto e mai sbagliato, se non di pochi minuti e secondi, i fenomeni delle eclissi solari e lunari.

La grande eclisse solare del 1991 che interessò il Messico, una tra le più lunghe della storia, con quasi 7 minuti di oscuramento totale, era stata prevista molti secoli prima dagli astronomi maya con una imprecisione di appena 30 secondi. Allora perché hanno interrotto il loro calendario proprio al 21 dicembre 2012? Forse avevano visto giusto anche in questo caso?

Ed è proprio la capacità dei Maya a calcolare e predire eclissi ed altri fenomeni cosmici con una certa precisione che potrebbe preoccuparci. Ma c’è chi dice che la fine di quest'anno e l'inizio del 2013 non dovranno manifestarsi necessariamente eventi catastrofici, ma aperture verso una crescita spirituale dell’umanità, un momento in cui la coscienza dell’uomo dovrebbe prevalere sull’istinto. Parole, supposizioni, speranze che qualcosa possa cambiare nella vita collettiva e in quella personale. Pur sempre ipotesi, la realtà di tutti i giorni è ben diversa!

Oggi più del passato queste sensazioni di insicurezza e di sfiducia nel futuro si avvertono comunque in tutti noi, non nascondiamocelo! “Del doman non c’è certezza” diceva spesso Lorenzo il Magnifico nel lontano 1470 ed oggi questo ritornello è tornato di moda, soprattutto a causa di una pesante recessione economica partita da molto lontano. Forse si stava meglio ieri, anziché oggi... non vi pare?

Se guardiamo al nostro passato recente dovremmo chiederci se a noi italiani nel 1960, in pieno boom economico, con le aspettative della qualità della vita sempre crescenti, una storia del genere avrebbe fatto breccia. Forse si, ma in toni minori. Allora si sperava di migliorare le proprie condizioni di vita in tempi brevi, il lavoro bene o male lo trovavano tutti, con un solo stipendio una famiglia viveva dignitosamente, non c’era la corsa al consumismo sfrenato, non c’erano criminali d’importazione straniera ad attentare alla nostra incolumità giornaliera, si viveva meglio di oggi. Tutto questo ora non c’è più, c’è la paura di uscire di notte, di non riuscire a pagare le rate del mutuo di casa, di non trovare lavoro o di perderlo e, infine, c’è la paura di entrare nella sempre crescente schiera dei poveri.

Non si tratta della paura “del mille e non più mille”, questa volta si tratta di avvertire quasi l’esigenza di chiudere questa avventura terrestre troppo difficile e piena di delusioni e amarezze. E allora il 21 dicembre 2012 che ben venga perché paradossalmente diventa un’aspettativa di cambiamento, un’occasione a “voltar pagina”. Qualsiasi cosa debba accadere, come una tempesta solare di gigantesche proporzioni, l'arrivo del pianeta Nibiru, un super virus che potrebbe annientare l'umanità, ecc. ecc., per molti è meglio delle paure di oggi come la perdita del lavoro, il non poter più andare in pensione, il non riuscire a pagare le rate bancarie, l'essere perseguitato da Equitalia, ecc. ecc.

E poi, siamo sinceri, questa umanità, l'esperimento dell'uomo su questo pianeta, non possiamo dire che sia ben riuscito . Sta di fatto che la nostra umanità, nonostante le grandi imprese e i grandi messaggi di amore e di fraternità di molti Avatar apparsi nella storia dell’uomo, da Buddha a Cristo, fino a Padre Pio e a Sai Baba, ha sempre disatteso gli insegnamenti di questi illuminati, macchiandosi di crimini orrendi: dallo sterminio degli indios d’America a quello degli Ebrei, dai genocidi di Stalin a quelli di Pol Pot, dalla strage degli Armeni a quelli dei popoli del Darfur, ecc.ecc. Ha prevalso sempre il senso dell’egoismo esasperato, a volte mascherato da falso altruismo. Si è cercato sempre di prevaricare il prossimo, alla faccia dei messaggi dei santi ed illuminati.

Oggi il furbo riesce ad avere di più degli altri onesti, a fare carriera ad arrivare prima ovunque a danno della persona corretta, civile e modesta. In più la gente comune, timorosa ed umile, non impegnata in scalate sociali, si sente di contare poco o niente, di essere solo un numero, una persona sola con le proprie illusioni e delusioni, con i propri mali fisici e psichici, incapace di contribuire a migliorare questa società.

Da tutto questo, ad eccezione dei pochi furbi che vivono sulle aspettative e sui sogni dei più, si ricava un senso di smarrimento, di impotenza, di rassegnazione, qualche volta di rabbia.

Una indagine (giugno 2008) effettuata da una rivista inglese relativamente all'ipotetica prospettiva di cancellare questa umanità e provare a “rifarne” una nuova, le persone hanno risposto per il 67 % favorevolmente a chiudere il capitolo umanità e a provare ad aprirne uno nuovo. Il 12% ha dichiarato di non saper decidere, mentre gli altri ( pochi) hanno dichiarato che invece questa umanità doveva proseguire senza ridimensionamenti perché andava bene così.

Questa indagine avvalora ancora di più il sentimento di grande disagio che noi tutti da decenni stiamo provando all’interno di questa società. Ecco allora comprendere la necessità di credere in qualcosa che con un colpo di spugna sappia scrivere la parola fine. Una fine però capace di far rinascere dalle ceneri una nuova umanità, più vicina ai sani valori profondi dell’uomo e non schiava delle esigenze degli altri, degli interessi delle grandi banche, dei PIL e di un consumismo sfrenato.

Comunque vadano le cose non ci resta che aspettare il 21 dicembre 2012, sperando che si possano finalmente applicare gli insegnamenti dei grandi Avatar che in tremila anni hanno sempre cercato di darci, ma che noi uomini, di un piccolo pianeta chiamato Terra, abbiamo sempre disatteso e a volte strumentalizzato per fini certamente non nobili. E allora non ci resta di aspettare e preparaci.....

E se poi non accadrà nulla? Pazienza, dovremmo leccarci le ferite prodotte dalle illusioni e continuare a sopravvivere....

Ennio La Malfa

giovedì 29 settembre 2011

Muynak ... dove c'era il Lago d'Aral... il deserto! .. ed i prosciugamenti in casa nostra




Una profonda riflessione su un dramma ambientale che si sta consumando negli ex Paesi URRS e considerazioni di eventi analoghi, anche se in piccolo, in casa nostra

La colpa è dovuta alla cecità umana, all'arroganza di sostituirsi alla natura e al sogno di arricchirsi sfruttare la terra per monoculture devastanti come il cotone. Questo l'elemento che nella vecchia URSS ha portato ad un grande disastro ecologico. Il lago d'Aral sta scomparendo perché due fiumi che ne alimentavano il bacino sono stati dirottati o semi prosciugati per creare infiniti canali per irrigare i campi di cotone.

Ma non finisce qui, il dramma nel dramma sta nelle residue acque del lago d'Aral perché sono avvelenate da anni e anni di uso indiscriminato di pesticidi e diserbanti. La gente si ammala e muore e, quindi, è costretta a fuggire altrove.

E a pensare che questo luogo era solo qualche decennio fa un paradiso e un forte richiamo turistico. Questo è un disastro di bibliche proporzioni, ma anche in Italia, seppur in piccolo, sta per accadere la stessa cosa, non tanto perché un lago si prosciuga, anzi, ma per l'avvelenamento delle sue acque causate dall'avidità di agricoltori che pur di non perdere tempo con le metodologie biologiche e per guadagnare sempre di più avvelenano i terreni con pesticidi e diserbanti in maniera assurda. Stiamo parlando di uno dei laghi vulcanici più belli d'Italia, il Lago di Vico.

Qui non c'è il pericolo di prosciugare il bacino come sta accadendo al lago d'Aral, ma il vero pericolo è rappresentato dall'inesorabile avvelenamento delle sue acque, grazie all'uso indiscriminato di diserbanti e pesticidi dati allegramente nelle culture di nocciole che si sviluppano tutte intorno al bacino lacustre.

Anche in questo caso c'è una monocultura intensiva come fu per il cotone nel Kazakistan e in Africa lungo la fascia del Sahel, ora diventata arida e desertica. La storia ci insegna che non bisogna forzare i ritmi della natura altrimenti ne scaturisce un disastro ambientale.

Noi di Accademia Kronos auspichiamo che le autorità, preposte sia alla salvaguardia della salute umana che degli ecosistemi naturali, facciano tesoro dell'esperienza del lago d'Aral e, finalmente, si adoperino a bloccare questo disastro annunciato nel viterbese. Ma torniamo ora al lago d'Aral.

Il lago d'Aral si trasforma in deserto
Il ritiro del lago d'Aral - nella parte nord in Kazakistane e in quella sud in Uzbekistan - è uno dei più grandi disastri ambientali della storia dovuto al fatto che l'acqua dei due fiumi tributari, Amu Darya e Syr Darya, in epoca sovietica è stata impiegata e deviata per irrigare i campi di cotone.

Il lago d'Aral, un tempo il quarto bacino lacustre del mondo, rischia di scomparire dagli atlanti geografici entro il 2020. Stando, infatti, alle recenti ricostruzioni compiute dall'ESA, negli ultimi decenni la distesa d'acqua dolce s'è ristretta del 70% e il suo volume si è ridotto dell'80%.

La fase di prosciugamento, iniziata negli anni Sessanta, ha portato allo sviluppo di due specchi lacustri: il piccolo Aral, a nord, e il grande Aral, a sud. Ma mentre per la parte meridionale non c'è più nulla da fare, gli ambientalisti confidano di riuscire almeno a salvare il bacino settentrionale: a questo scopo è stata creata una diga per separare definitivamente le due porzioni lacustri e per consentire a un vecchio immissario di alimentare il piccolo Aral.

Il declino del lago posto a cavallo fra Uzbekistan e Kazakistan, sopraggiunge con la sciagurata idea dell'establishment sovietico di coltivare intensamente le piantagioni di cotone, sfruttando le acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, che dalla notte dei tempi tengono in vita il bacino.

Prima di questo intervento la superficie lacustre misurava 67mila chilometri quadrati; la popolazione in prossimità del lago beneficiava di prodotti ittici e di un clima mitigato dal ciclico movimento delle acque; Muynak, il vecchio centro affacciato sulle sue rive, rappresentava uno dei porti più floridi della regione ed era fra le mete turistiche più gettonate dagli amministratori dell'epoca. Ma oggi la situazione è drasticamente cambiata.

Le persone che vivono nei dintorni del lago, infatti, oltre a patire la fame, sono vittime di numerosi disturbi, soprattutto a livello respiratorio, per via delle polveri alzate dal vento, cariche di sale e di pesticidi. L'80% delle specie ittiche è estinta.

E Muynak è divenuta una specie di città fantasma, mezza sepolta dalla sabbia, circondata da navi arrugginite e altri relitti marittimi.


Ennio La Malfa