Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 21 dicembre 2011

"Passa l'Abbraccio" - Abbracci gratuiti per Natale e per tutto l'anno



Dopo lo straordinario successo della Giornata Nazionale degli Abbracci, Umani in Divenire lancia la seconda giornata del Passa L'abbraccio a Natale, domenica 25 Dicembre. Dalle ore 10 e 30 alle ore 13 e 30 (puoi farlo anche per tutta la giornata) unisciti e regala abbracci che scaldano il cuore per far ritornare la magia del vecchio Natale e per far dissolvere la separazione tra gli esseri umani donando e ricevendo l'amore che ci lega. Gli esseri umani hanno il bisogno smisurato di far riemergere quell'umanità assopita dentro ciascuno.


Diventa REFERENTE per la tua città dell'iniziativa "Passa l'Abbraccio" e scrivici a contattaci@umaniindivenire.it

Ti forniremo tutte le informazioni e le risorse necessarie per poter procedere uniti e compatti come una sola Anima, inondiamo l'Italia intera con questo gesto d'amore.

CHIunque semplicemente potrà farlo e scendere per le strade donando un abbraccio ai passanti e inoltre diremo loro di ricambiare il gesto passandolo a qualcun altro sul posto o in seguito, innescando un effetto a catena.
COME? VENITE MUNITI DI SEMPLICI FOGLI con scritto "Passo l'abbraccio" o "Regalo l'abbraccio" e donatelo a chi abbracciate. Non importa se sarà un amico, un parente o un perfetto sconosciuto, ciò che conta è che si faccia fluire questa potente energia d'amore senza mai interromperla. Chi abbracciate dunque lo dovrà passare a sua volta ad un altro, sia l'abbraccio che lo slogan "Passa l'Abbraccio".
L'intento è quello di innestare nel sistema un vero e proprio virus di umanità che contagi tutti al punto da far diventare l'Abbraccio comune e ricorrente, diventa un portatore! :)
Se non riuscite ad organizzare per il 25 potete farlo anche il 24 o il 26, basta comunicarcelo. Non c'è un giorno migliore di un altro per essere amore. :)

Per diffondere entrambe le iniziative in allegato puoi scaricare:
-Locandina da stampare in formato A3 o più grande;

-Volantino fronte/retro da stampare in formato A5 (usabile se volete al posto dei fogli con scritto passa l'abbraccio da dare insieme all'abbraccio).


Link ufficiale con la rispettiva mappa nazionale delle città già attive:
http://umaniindivenire.grou.ps/580558
Evento su facebook del "Passa l'Abbraccio":
https://www.facebook.com/event.php?eid=273842875990969


Di generazione in generazione l'uomo fu messo in schiavitù. Limitato fu il suo pensiero, incatenata fu la sua anima. Ora libera il tuo pensiero e la tua Anima sarà libera dall'oscurità della notte. Purifica la tua mente, cura il tuo corpo, medita in ogni gesto e sarai Uno con la Luce.
Non sfuggire dall'oscurità che ti circonda, ma brilla come una stella nel buio della notte. Luminoso è il sentiero della Saggezza.
Non puoi più assistere inerme ed impassibile nella speranza che qualcuno faccia qualcosa al posto tuo. Ci facciamo da parte rispetto a ogni coinvolgimento, neghiamo ogni responsabilità. Non è colpa nostra sostenete, e in questo avete ragione. Non è una questione di colpevolezza, si tratta di una scelta. Ciascuno di noi ha in sé un potenziale inimmaginabile bloccato solo dalla proprie paure. L’inizio della fine della schiavitù e del controllo a cui siamo stati sottoposti comincia nell’istante stesso in cui ciascuno afferma di Essere Libero cominciando fin da Ora a Vivere da Uomo Libero!
Dispiega le tue ali e librati in volo nell'infinità del cielo. Mentre l'Immensità avvolge il tuo Essere, senti il grido di Libertà di altri spiriti liberi e impavidi nel cuore di te stesso.
Custodisci nel fuoco dell'Amore il prezioso dono della Vita.
La vita è in ogni respiro...
È Tempo di Responsabilità e di Azione.
È Tempo di spezzare le catene che ci incatenano.
È Tempo di ricostruire una nuova Civiltà dall'Umanità!
Impara a discernere dentro di te i pensieri che ti allontanano da te stesso.
Ascolta la tua Anima, non cercare in vane illusioni il tuo futuro, liberati dai retaggi del passato e costruisci nell'Amore e nel Coraggio il tuo presente. Il pensiero crea e l'energia che lo alimenta si manifesta con grande velocità grazie all'intento congiunto.
Impara a scorrere nella Vita. Manifesta te stesso nella Vita e la Vita si manifesterà attraverso di te. Vita genera altra Vita, Unione genera altra Unione, Amore genera altro Amore.
Quindi non aver paura perché la paura è una servitù, una catena che lega gli uomini all'oscurità. Parla con l'ignorante così come con il saggio.
Vivi ogni avvenimento della Vita come un insegnamento e scegli di essere in ogni Qui e Ora Fiducia, Amore e Determinazione.

Non hanno bisogno di parole, hanno bisogno di essere amati e per amarli dobbiamo
Essere Amore e abbracciarli con il linguaggio universale delle emozioni!
Grazie e un caloroso abbraccio.

Lo staff di Umani in Divenire
Piattaforma di Umani in Divenire: www.umaniindivenire.it

Medici Emilia Romagna: Moratoria sugli inceneritori

Alberi immersi nei fumi nebbiosi


INCENERITORI - LA FEDERAZIONE REGIONALE E.R.: MONITER CONFERMA NOSTRE PREOCCUPAZIONI

La Federazione degli Ordini dei medici dell'Emilia-Romagna torna ad invocare una "moratoria della costruzione di nuovi impianti di incenerimento" dei rifiuti. La richiesta viene nuovamente avanzata alla luce degli esiti del progetto Moniter, avviato dalla Regione nel 2007 per studiare gli effetti delle emissioni degli impianti sulla popolazione residente nel raggio di quattro chilometri. La Federazione degli ordini dei medici, infatti, ha fatto proprie "le raccomandazioni pubblicamente espresse dal Comitato tecnico scientifico indipendente" del progetto e cioe' tanto il fatto che i risultati dell'impatto sulla salute degli inceneritori sono "complessivamente rassicuranti", ma anche non si puo' garantire la totale assenza di rischi. Dallo studio Moniter, infatti, gli Ordini dei medici hanno avuto la "conferma intorno alle preoccupazioni espresse a suo tempo e concretizzatesi con la richiesta allora avanzata di moratoria della costruzione di nuovi impianti di incenerimento".

Pertanto ora non si puo' che "ribadire tale posizione" aggiungendo che, in linea con le proprie "prerogative istituzionali e deontologiche", la Federazione "intende adottare ogni autonoma e collaborativa iniziativa volta alla promozione della cultura di preservazione dell'ambiente ai fini della protezione della salute delle popolazioni attuali e future".


www.peacelink.it

martedì 20 dicembre 2011

Supermercati ed alcoolici fra India e Nepal.


Dal corrispondente di Viverealtrimenti, Oscar Salvador

Uno degli aspetti più controversi derivanti dal cosiddetto fenomeno chiamato globalizzazione è l’inarrestabile ascesa dei supermercati appartenenti a grandi multinazionali a discapito dei piccoli negozi a gestione familiare.
Questa ascesa, ormai inarrestabile, è partita dai paesi più sviluppati ma sta iniziando a farsi presente anche nei paesi in via di sviluppo.
In questo articolo non tratteremo delle cause, nè tantomeno delle possibili soluzioni, di tale complicata questione: non siamo qualificati e non saremmo in grado, ma daremo un’occhiata generale tenendo come punti di riferimento i nostri due cari paesi asiatici: l’India ed il Nepal.
I quali, curiosamente, riguardo al fenomeno supermercati adottano politiche completamente diverse: il protezionismo più estremo l’India, il massimo liberalismo il Nepal.
Ovviamente è l’India, che seguendo la sua caratteristica originalità, adotta un sistema utilizzato da pochissimi paesi al mondo.
Nonostante le importantissime manovre di apertura dei mercati da parte di Manmohan Singh, non solo nelle vesti attuali di Primo Ministro, ma anche nella sua precedente carica di Ministro delle Finanze, l’India continua ad adottare una politica che prevede il minor numero possibile di importazioni dall’estero, per favorire un maggior sviluppo interno.
Le leggi che favoriscono questo tipo di approccio, che l’India si può permettere visto che bene o male produce un po’ di tutto, sono chiaramente molteplici e complicate, ma si basano su due semplicissimi principi: tasse altissime, a partire dal 30%, per i generi di importazione, considerati nella maggior parte dei casi superflui, quindi di lusso e tassati come tali; la seconda limitazione, atta a salvaguardare l’industria interna, è quella che prevede un limite massimo del 49% di quote per le imprese straniere, lasciando quindi la maggioranza del business in mani locali.
Il discorso sui supermercati è argomento scottante proprio di queste ultime settimane, per la proposta di legge di aumentare del due percento la quota per gli stranieri, dal 49 al 51%, permettendo quindi l’ingresso nel mercato indiano delle grandi multinazionali, quali WalMart, 7Eleven ed altri, e dei loro prodotti.
La proposta ha causato numerose proteste ed uno stallo parlamentare che ha rischiato addirittura di far crollare il Governo e al momento la questione è stata lasciata, molto indianamente, in sospeso.
Come abbiamo detto, non siamo qualificati per stabilire se questo sia un bene o un male e prendere le parti dei supermercati o dei piccoli negozi sarebbe inutile, anche perché tra le parti interessate, nessuno sembra minimamente disposto a fare dei sacrifici per trovare almeno un compromesso: i supermercati dovrebbero moderare le loro politiche aggressive schiacciaconcorrenza; i piccoli negozi dovrebbero elasticizzare le loro attività per stare al passo con i tempi; i clienti, infine, rinunciare a qualche comodità per cercare di far sopravvivere entrambi.
Altrettanto difficile è stabilire se dia più lavoro un grande supermercato o una dozzina di negozi; questo ricorda il famoso e simile caso de “Il racconto della finestra rotta”, dove risulta estremamente complicato stabilire se la rottura di un vetro da parte di un ragazzino sia un incentivo all’economia, visto che il vetraio guadagnerà soldi che a sua volta spenderà, oppure sia in realtà un danno e se il vetro non fosse stato rotto, non sarebbero stati spesi soldi inutili; il discorso sui supermercati è leggermente diverso ma egualmente irrisolvibile.
Tornando all’India, il gigantesco polverone creatosi attorno alla proposta di favorire l’ingresso delle catene di supermercati stranieri, non va visto come un insuccesso da parte di questi ultimi, anzi, è proprio il sicuro successo che avrebbero, se gli fosse possibile essere presenti, che spaventa gli indiani.
L’India infatti, per quanto riguarda la vendita al dettaglio, si affida a milioni di piccoli negozi che però, spesso, mancano dei requisiti essenziali per essere definiti attività commerciali a tutti gli effetti: un buco nel muro di due metri per tre pieno di patatine, biscotti, bottiglie d’acqua ed altre minutaglie, in molti paesi difficilmente verrebbe classificato come negozio...
Nella maggior parte dei casi, questi negozietti, che spuntano come funghi un po’ ovunque, non sono infatti le vecchie attività portate avanti tenacemente da generazioni ma sono semplicemente creati da ex-possidenti terrieri che venduti gli ormai poco redditizi terreni, raggiungono le vicine città, si costruiscono la loro casetta e lasciano uno spazio per il “negozio”, che alla fine risulta essere solo un sistema per pagare a poco prezzo i beni di consumo.
E allora forse la presenza di qualche supermercato potrebbe portare all’eliminazione di questi business, che in realtà business non sono.
Al momento sul suolo indiano sono presenti alcuni supermercati di merce locale, cioè gli stessi identici articoli che si trovano nei piccoli negozi ma solo il fatto che siano vagamente puliti, abbiano la merce ben esposta e in genere del giovane e attentissimo personale, ne hanno già decretato un sempre crescente successo.
Il Nepal invece, data la quasi assoluta mancanza di fabbriche, non produce quasi nulla, quindi è da anni aperto alle importazioni di qualunque genere: gli alimenti soprattutto dall’India, mentre vestiti ed altri articoli vari dalla Cina.
Sicuramente, complicati accordi finanziari internazionali regolano i prezzi, che in qualche modo devono rimanere bassi per aiutare la non ricchissima clientela nepalese.
Oltre a questo, le più importanti città nepalesi, su tutte le tre della Valle di Katmandu (cioè, oltre alla capitale, Patan e Bakhtapur), ma anche la turistica Pokhara, sono provviste di grandi ed efficientissime catene di supermercati locali che accanto ai soliti articoli propongono un’infinità di alimenti e bevande provenienti, letteralmente, da ogni angolo del pianeta.
Seppur il turismo sia di nuovo in gran fermento e in Nepal vivano numerosi ricchi stranieri che lavorano in genere nell’ambito diplomatico o di progetti umanitari, viene spontaneo chiedersi quanti nepalesi possano permettersi di spendere, ad esempio, più di un euro per comprare un barattolino di olive spagnole, o magari 8-9 euro per una bottiglia di vino rosso francese...
In ogni caso, una passeggiata tra gli scaffali dei più grandi supermercati si rivela essere una specie di giro del mondo e si possono imparare alcune cose interessanti.
Per esempio che gli Arabi devono essere dei gran consumatori di cioccolato, dato che tutti gli articoli di cioccolato proveniente da Svizzera, Germania e Italia, arrivano con scritte arabe poiché importati attraverso quei paesi.
Addirittura alcuni articoli sono prodotti direttamente nella Penisola Arabica, come un quasi-gradevole ed economico wafers ricoperto di riso soffiato e cioccolato (vagamente simile al vecchio “Lion”), prodotto nientemeno che in Oman, e dal nome teneramente internazionale: Bravo.
La passione degli asiatici per patatine e snack piccanti è cosa nota e per capire gli ingredienti di alcuni pacchetti prodotti in Tailandia o Corea o Giappone bisogna possedere delle vastissime conoscenze linguistiche e naturalistiche e, nel caso si riuscisse ad intuire qualcosa, si avrà modo di constatare come le liste dei sapori possano essere decisamente interessanti...
Ovviamente i limiti economici incidono anche sulla qualità, nel senso che i prodotti importati non sono sempre di primordine, però almeno sono disponibili; caso emblematico quello del formaggio, dove accanto ai semplici formaggini indiani e ad un insipido formaggio di yak, trovano posto confezioni superimpacchettate di prodotti caseari provenienti dall’Australia, come il camambert, decisamente buoni ma di certo non paragonabili con le ben più costose produzioni francese o italiana.
Per ultimo, forse per un’inconscia relazione col periodo festivo che sta giungendo in Europa, abbiamo tenuto il discorso sugli alcolici.
Che in India sono regolati da leggi severissime, e quindi spesso ineffettive: il divieto assoluto di bere in pubblico, seppur nei pressi dei negozi ci siano sempre persone mezze-nascoste che consumano; il limite minimo d’età, che a Delhi, ad esempio, è ipocritamente fissato a 25 anni (?!?); oppure il divieto di vendere alcolici a meno di duecento metri da luoghi di culto e scuole, in vigore in Uttar Pradesh, stato indiano che ospita numerosissimi luoghi sacri e milioni di giovanissimi indiani, dove sarebbero quindi illegali pressoché tutte le rivendite di alcool...
Il Nepal invece adotta una politica permissiva come quella dei paesi “occidentali”, seppur chiaramente l’alcool sia considerato un lusso e le bevande maggiormente diffuse, al di fuori delle città, provengono da fermentazioni locali, come le popolari birre di riso e frumento o il vino di palma.
Nelle città, invece, spadroneggiano birre e liquori, questi ultimi sia importati dall’India che prodotti localmente.
Le distillerie nepalesi, tra le quali una molto grande e famosa si trova in pieno centro urbano a Patan, sono infatti tra le poche industrie nepalesi attive e la qualità in genere è leggermente migliore di quella indiana.
Un soggiorno in Nepal non può ritenersi completo senza aver assaggiato almeno un dito del mitico Khukri Rum, un rum scuro, molto dolce ed economico che comunque sembra avere la chiave del suo successo soprattutto nel nome, che si rifà ai mitici coltelli ricurvi, arma preferita dei temibili guerrieri Gurkha nepalesi.
A onor di  cronaca infatti, bisogna notare come vengano prodotte anche delle popolarissime sigarette di marca Khukri, seppur in questo caso, anche solo che un minimo istinto di sopravvivenza potrebbe essere sufficiente per non andare oltre un piccolissimo assaggio...
Tornando agli alcolici, molto popolare è la vodka, distribuita dalla già citata distilleria di Patan e chiamata molto appropriatamente Ruslan, seppur, nonostante le paventate avanzatissime tecnologie di produzione proclamate sull’etichetta, conservi un deciso gusto di “grano”, forse un po’ troppo deciso...
Le birre, infine, confrontate con il liquido giallino dallo stesso nome che viene di solito servito in India, potrebbero essere considerate buone, o quantomeno bevibili.
Le marche diverse influenzano il prezzo ma non sempre la qualità, lasciando il dubbio che il processo di suddivisione della birra segua quello della famigerata birra Duff, della città di Springfield dei Simpson, dove da un unico grande tubo, vengono divise la Duff Light, la Duff Strong, la Duff Scura, etc...
Trovare infatti differenze sostanziali tra la birra Gorkha, la Everest e la San Miguel (prodotta in Nepal sotto supervisione filippina...), richiede, infatti, un palato dei più fini.

Note aggiunte per l'incontro collettivo ecologista del solstizio estivo 2012



Lettera di Enzo Parisi

Alcuni Amici che si riconoscono nell’Ecologia Profonda si sono visti a Sassuolo e hanno ragionato sulla realizzazione di quelli che erano stati definiti con un termine non bellissimo ma chiaro gli “Stati generali dell’Ecologia Profonda”, da tenersi a Roma il 23 e 24 giugno (solstizio d’estate).

Un evento di cui personalmente sento veramente la necessità, perché sono convintissimo che l’ecologia profonda sia la principale delle medicine da somministrare agli umani per guarire dalla follia generale che li attanaglia e dall’egoismo deleterio ed eccessivo che inizia a bruciare e sconvolgere la vita sulla Terra. Bisogna quindi fare squadra per diffondere questa filosofia e farla assumere quale punto di interpretazione e guida della vita.

Proprio per questo è opportuno che l’evento sia un momento positivo e concreto per la difesa della vita, per quanto possiamo e sappiamo fare.

Mi sembra necessario però cominciare a sciogliere alcuni nodi e fare chiarezza su alcune questioni.

Chi partecipa. Al di là di sigle o nominalismi anche diversi, l’idea è che l’evento sia rivolto a quanti condividono l’ecologia profonda, ritenendo, senza voler mettere il cappello sopra nessuno, che il bioregionalismo, la biospiritualità, il naturismo ed altri ancora siano, a mio giudizio, termini che fanno parte dell’ecologia profonda e sono un modo di guardare il grande cerchio da un punto di vista diverso ma coerente.

Non parliamo però di riunione Ecologista, termine troppo riduttivo e che nel lessico attuale intende soprattutto l’ecologia di superficie, quella della politica attuale e del greenwashing. Penso che noi vogliamo essere assolutamente altro.

Perché. Bello l’incontro tra le persone e approfondire e conoscere diversi punti di vista, e arricchirci culturalmente, ma ritengo che questo non sia esaustivo e che non possa mancare al termine dell’incontro un punto di esito, quale un documento finale, un manifesto, un programma, la nascita di una Associazione, o comunque un qualcosa che faciliti la praticabilità di una nostra spinta a operare nella società umana e nella Vita.

Dove. Bisogna assolutamente facilitare la partecipazione da tutta l’Italia, senza rendere di fatto impossibile il dar corso alla volontà di essere presenti. La scelta deve cadere quindi sulla città di Roma (non si era parlato di Sala delle Colonne?) o in luogo facilissimamente raggiungibile senza auto partendo da Roma Stazione ferroviaria. Sull’evento ha dato la disponibilità ad impegnarsi anche Daniel Tarozzi de Il Cambiamento, che vive a Roma.

Se l’incontro debba essere di uno o due giorni mi sembra ancora da valutare, in relazione alla disponibilità degli interessati a prendervi parte.


Eventi precedenti. Milano e Genova saranno sedi di incontri primaverili sull’ecologia profonda. A presto i relativi programmi. Altre occasioni spero che vengano organizzate.

Cari saluti, Enzo Parisi


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Risposta di Paolo D'Arpini

Bene, che si possa parlare dell'incontro per il solstizio estivo 2012 in varie ottiche mi sembra un'arricchimento sostanziale, per cui ringrazio Enzo Parisi per la sua nota. Per quanto riguarda il titolo dell'evento il generico "Incontro Collettivo Ecologista" non è poi così riduttivo, essendoci il sottotitolo "Per l'ecologia profonda, il bioregionalismo, la biospiritualità e per un riabitare gentile e solidale della Terra".

L'ubicazione dell'area romana è stata prospettata per una facilitazione di raggiungibilità da varie parti d'Italia. Il fatto che l'incontro debba protrarsi per due giorni è necessario vista la quantità degli argomenti ed il numero dei partecipanti che debbono poter esprimersi pariteticamente e con gli stessi tempi, se lo desiderano. Questo è il metodo più prossimo ad una democrazia diretta.

Per quanto riguarda il fatto dello svolgimento in città, forse semplifica il raggiungimento con mezzi pubblici ma crea difficoltà per l'alloggio ed il vitto.. e noi sappiamo che l'aspetto della convivialità è essenziale alla creazione di uno spirito comunitario.. Se altrimenti ognuno è costretto ad arrangiarsi qui e lì.. quale sarebbe la differenza fra una banale conferenza convegno di partito e questo incontro "ecologista"?

Si sta cercando quindi una sede idonea ad ospitare tutti i partecipanti, eventualmente in una struttura pubblica, in area metropolitana, in ogni caso raggiungibile con mezzi pubblici.

Ma è anche importante sapere il numero dei partecipanti in anticipo.. altrimenti si rischia di fare un flop... o al contrario di far gonfiare indebitamente l'organizzazione rendendola una cosa farraginosa e burocratica.. (vedi esempio di seminari new age ed affini).

Pertanto lavoriamo nelle linee guida già preannunciate e che sin'ora hanno incontrato il favore dei destinatari interessati all'incontro. Se Daniel Tarozzi è disponibile a collaborare può prendere contatto con Riccardo Oliva, Benito Castorina, Stefano Panzarasa ed altri che già a Roma stanno lavorando al progetto...

Cordiali saluti, Paolo D'Arpini

Enrico Del Vescovo: "Salviamo i Castelli Romani dal cemento..."




BASTA CEMENTO AI CASTELLI ROMANI !

Per sottoscrivere l'appello basta cliccare e compilare il proprio nome e cognome:

http://www.firmiamo.it/firma-l-appello--basta-cemento-ai-castelli-romani--/firma

Si osservi che l'appello (che potete leggere immediatamente sotto) contiene anche alcuni importanti impegni che si richiedono alle amministrazioni comunali. Infatti è proprio dai seguenti impegni che, a mio modesto parere, si potrebbe riconoscere una concreta politica a difesa del territorio.

P.S. colgo anche l'occasione per informarvi della conferenza di Giulietto Chiesa, il giorno venerdi 13 gennaio, ore 18:00, presso la sala della libreria Cavour, piazza S. Pietro, Frascati, sul tema:"LA CRISI GLOBALE, LE BANCHE E... LE GUERRE".

APPELLO RIVOLTO DA ITALIA NOSTRA Castelli Romani alle AMMINISTRAZIONI COMUNALI DEI CASTELLI ROMANI, alla REGIONE, all' ENTE PARCO DEI CASTELLI ROMANI, alla PROVINCIA DI ROMA, alla XI COMUNITA' MONTANA.

" L’area dei Castelli Romani è da tempo gravemente minacciata da un’espansione preoccupante dell’edilizia diventata ormai irrefrenabile. La fisionomia dell’area sta subendo una radicale trasformazione con la conseguente perdita irreversibile dell’identità originaria. Il territorio vive una situazione di emergenza idrica, prova ne sia, in particolare, l’abbassamento del livello dei laghi, il progressivo depauperamento ed inquinamento delle falde idriche, conseguenza di uno sfruttamento indiscriminato del territorio, del crescente carico antropico e delle numerose perforazioni e prelievi abusivi.
Durante gli ultimi anni si è assistito anche al ricorso fin troppo frequente a strumenti urbanistici in deroga agli stessi piani regolatori comunali: patti territoriali e piani di utilizzazione aziendale, ad esempio, hanno aggravato una situazione già da tempo insostenibile.
Verosimilmente si può ritenere come, in realtà, per alcuni comuni, considerando l’intera cubatura di edilizia esistente, comprensiva cioè anche di quella abusiva e degli alloggi inutilizzati o fatiscenti, sia stata raggiunta ormai da tempo la soglia massima del numero di abitanti prevista dallo stesso piano regolatore, tenuto conto del fatto che la dotazione standard per abitante è pari a 90 m3 .
In particolare si osserva come in questi ultimi decenni, gli standard edilizi per i parcheggi ed il verde pubblico non siano stati quasi mai rispettati, assistendo ad una crescita abnorme delle cubature, decisamente superiore e sproporzionata rispetto alla crescita naturale della popolazione, favorendo in tal modo un carico antropico divenuto insostenibile.
L’istituzione del Parco Regionale dei Castelli Romani ha avuto proprio lo scopo di difendere e preservare l’integrità ambientale e culturale dei Castelli Romani. La legge istitutiva regionale n. 2/1984 prevede nell’articolo 11 l’adozione del Piano d’Assetto quale elemento cruciale ed indispensabile per il corretto funzionamento del Parco stesso.
Nonostante l’importanza di tale strumento e la gravità della situazione sopra descritta il Piano d’Assetto non è ancora diventato legge regionale.

Premesso quanto sopra, ITALIA NOSTRA Castelli Romani rivolge un appello a tutte le amministrazioni comunali dei Castelli Romani affinché decidano di assumere come propri i seguenti cinque impegni fondamentali:

1) Svolgere tutte quelle azioni amministrative e politiche intese all’adozione definitiva del Piano d’Assetto.

2) Evitare a priori il ricorso a strumenti urbanistici in deroga ai piani regolatori.

3) Fare ricorso esclusivamente a varianti di salvaguardia che riducano effettivamente in modo drastico la crescita delle cubature nel territorio comunale.

4) Valorizzare i centri storici, tutelando gli immobili d’epoca passata e favorendo il restauro ed il riutilizzo di quelli eventualmente in disuso.

5) Garantire la trasparenza delle informazioni circa la qualità dell’acqua in distribuzione sul territorio rendendo pubblici sul sito informatico i dati relativi alla qualità dell’acqua distribuita e quelli relativi al bilancio idrico comunale. "

Dicembre 2011 Il Presidente di ITALIA NOSTRA Castelli Romani
Enrico Del Vescovo

lunedì 19 dicembre 2011

Supersano (Lecce), Parco dei Paduli: "Si al rtimboschimento non all'eolico industriale..



Nuovi alberi autoctoni, non pale eoliche aliene nel Parco dei Paduli!
Rimboschimento dell’antica Foresta, non vilipendio industriale del paesaggio!

NO al PARCO INDUSTRIALE EOLICO!
SI alla RINASCITA della FORESTA del VERO PARCO dei PADULI!

Il Comune di Supersano (Lecce) inaugura il Museo del Bosco e le associazioni ambientaliste tappezzano la città di manifesti : « è questa la strada che dovete seguire “SI AL PARCO NATURALE DELLA FORESTA BELVEDERE! NO AL FALSO PARCO INDUSTRIALE EOLICO!” »

Tale inaugurazione giunge dopo quella che è stata definita la “Rivoluzione di Ottobre per la Salvezza del Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere”, che ha visto poco più di un mese fa, le donne, i giovani e tantissimi uomini di Supersano insieme a tanti cittadini giunti dai paesi, vicini e non, del Salento, “esondare” nell’aula del consiglio comunale convocato dal Sindaco, inaspettatamente in tutta improvvisa fretta, il 6 ottobre, per deliberare a favore della realizzazione di un mega impianto di pale eoliche mastodontiche nei Paduli, contravvenendo così, il sindaco e la sua maggioranza, a precisi plateali impegni, messi anche nero su bianco, assunti con la cittadinanza in campagna elettorale per la massima difesa del territorio. La popolazione ad espressione di un’ elevatissima sensibilità ambientalista civica e culturale, pacificamente ma con determinazione e fermezza inamovibile, ha impedito che la maggioranza, agendo in fretta e furia, potesse compiere questo grave misfatto ai danni del bene comune, riportando così la ragione e la luce della saggezza, e portando l’intero consiglio al ritiro della proposta autorizzativa dello scempio eolico-industriale in un’area di altissimo pregio agricolo-naturale.

E’ per questo che il Coordinamento Civico Per La Tutela Del Territorio, Della Salute E Dei Diritti Del Cittadino rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi e Taranto), accoglie con gioia e speranza l’inaugurazione del Museo proprio di quel Bosco Belvedere così legato visceralmente all’area in cui i cittadini del Salento, dal basso, hanno chiesto l’istituzione di un parco “vero”, naturale dunque, incentrato su natura, agricoltura e paesaggio storico-identitario; non certo un falso-parco industriale eolico o fotovoltaico o di biomasse come qualcuno stava tentando di rifilare con vari assurdi progetti in tutta la vasta area e ai suoi margini; o altre invenzioni ad hoc per intercettare finanziamenti e poi andare in tutt’altra direzione da quella maestra della tutela della “Natura”, dell’ “Agricoltura della Salubrità”, e del “Paesaggio Identitario”!
E’ stato infatti già con il varo del PTCP, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della Provincia di Lecce, che si è riconosciuta e sottolineata l’importanza della vasta area del Parco dei Paduli-Foresta Belvedere, dove si estendeva la vasta foresta nei secoli scorsi; da Cutrofiano-Galatina a Nord, a Montesano-Specchia-Tricase a Sud, e dalla “Serra”, la collina di Parabita-Matino (luogo più elevato del basso Salento di circa 200 m s.l.m.) a Ovest, alle Serre di Poggiardo-Giuggianello-Palmariggi a Est! Il cuore del basso Salento! Una foresta unica e variegata, ricchissima di biodiversità appenninico-mediterranea e di infiniti scorci pittoreschi, e caratterizzata da una natura lacustre, più fresca e acquitrinosa nelle sue porzioni più interne, e della quale restano ancor oggi numerose preziosissime tracce relitte nella flora spontanea.

Il PTCP si deve considerare il prodotto più nobile della politica salentina di inizio millennio poiché ha definito “Il Salento come Parco naturale e culturale dei cento comuni”! Questa visione del Salento e del Grande Salento come Parco è certamente il parto più virtuoso della nostra classe dirigente tutta. Si può dire di fronte a questo piano che “non abbiamo bisogno di altro”; abbiamo bisogno soltanto del massimo impegno per fare germogliare quel seme, scacciando tutti gli inquinanti che dalla mala politica vengono gettati per impedire il compimento di quel progetto, del Salento come parco naturale, virtuoso e strategico, fisiologico e naturale, salubre e vantaggioso davvero sotto ogni buon punto di vista, condiviso da ogni uomo giusto! Questo piano è stato trasversalmente votato dall' assise provinciale, da destra, centro e sinistra, nel marzo del 2008!

Il PTCP rappresenta un momento cruciale per l'identificazione istituzionale del Parco dei Paduli nell'area ammantata un tempo dall’ antica Foresta Belvedere, poiché lì, vi ha individuato la "casa del parco", il cuore meglio preservato, sotto ogni profilo, e con elementi di forte tipicità ed interesse, dell' intero Salento concepito appunto come parco naturale dei cento comuni!

Ha fatto seguito, dal punto di vista istituzionale, per il riconoscimento dell’importanza storica, naturale e paesaggistica dell’area Parco Paduli – Bosco Belvedere, come vero e proprio “patrimonio territoriale collettivo”, il successivamente adottato nel 2009-2010, dall’ Ente Regione, PPTR, il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, dove espressamente si parla di “Parco dei Paduli”, e macro area del “Bosco Belvedere”.
Un primo intervento regionale di protezione vera della vasta area si registra nel 2010-2011 attraverso il divieto di ubicazione in essa di impianti eolici e fotovoltaici industriali, volti cioè alla vendita dell’energia prodotta; questo divieto previsto nel Regolamento Regionale n.24 del 30 dicembre 2010, entrato in vigore il 1 gennaio 2011, “Linee Guida in tema di ubicazione degli impianti industriali di energie rinnovabili”.

In questo quadro l’inaugurazione del Museo del Bosco da parte dello stesso Comune di Supersano rappresenta per noi tutti un seme importante per la RINASCITA dell' antica Foresta nel cuore del basso Salento, la FORESTA DEL BELVEDERE all’ interno dell’area vasta del Parco Paduli e proprio attraverso la saggia applicazioni di tutti gli sforzi ed impegni politici ad ogni livello, in seno al Parco, ministeriali, regionali, provinciali e comunali, universitari interdisciplinari, associativi, volontariato e liberi cittadini, ecc.; un impegno forte da affiancare accanto al rilancio del settore silvo-agro-pastorale con conversione di tutta l’agricoltura del parco verso il biologico e la tradizione, vigilando ed impedendo che energie e risorse pubbliche siano sperperate in inutili e talvolta persino paesaggisticamente dannose infrastrutturazioni ridicole e superflue, incentrate sul concetto spesso fuorviante e fuorviato di “fruizione”, come talvolta altrove già tristemente avvenuto in aree parco!
Dobbiamo essere tutti in questa fase innanzitutto protettori e costruttori-restauratori di “paesaggio” nelle sue suggestioni pittoresche storico-naturali identitarie proprie del locale Genius loci, non consumatori-fruitori di un paesaggio che è già altissimamente fruibile ed infrastrutturato ad esempio dal punto di vista viario!

Un primo importante seme per la rinascita dell' antica magica Foresta nel cuore del basso Salento, la Foresta del Belvedere, viene piantato simbolicamente dunque dal Comune di Supersano, che inaugura il "Museo del Bosco" fulcro di studio e ricerca sull'antica foresta che si estendeva in tutto il cuore del Basso Salento, oggi "Parco naturale dei Paduli-Foresta Belvedere", e di cui rimangano, dopo secoli di ingiustificabili violenze, tagli e incendi, tracce comunque importanti da cui partire oggi per la sua ricostruzione “razionale e partecipata”! (Vedi sotto nota sul concetto di "Riforestazione Razionale e Partecipata")
Vivo è il nostro augurio che sia questo l'inizio di una svolta vera e seria verso una politica amministrativa davvero etico-ambientalista che faccia scuola in Italia e diventi modello di emulazione, incentrata nella valorizzazione e cura paesaggistica del Parco dei Paduli-Foresta Belvedere, di cui Supersano insieme a numerose altre realtà comunali ha la fortuna di fare parte, riportiamo il seguente:


Riportiamo qui il

Comunicato stampa del Comune di Supersano (LECCE)

L’Amministrazione Comunale di Supersano ha il piacere di annunciare l’apertura del MUBO, il Museo del Bosco, ospitato nel palazzo municipale, lo storico Castello Manfredi, nel cuore del centro abitato.

Inaugurazione alla presenza della autorità politiche e dei curatori scientifici:
mercoledì 21 dicembre 2011, ore 18.00
Castello Manfredi, piazza IV Novembre – Supersano

Realizzato con fondi regionali PIS 14, il Museo nasce per raccontare la storia della eccezionale scoperta di un villaggio bizantino in località “Scorpo” e quella di uno specifico ecosistema del territorio salentino, testimoniato cronologicamente già in età romana e fino agli inizi del secolo scorso, il “Bosco del Belvedere”. Dove oggi prevale la cultura dell’olivo, fino a poco più di cento anni fa si estendeva, infatti, un’area boschiva che interessava l’agro di ben quindici comuni. Il Museo vuole porsi perciò come punto di riferimento per un vasto territorio al di là dei limiti comunali di Supersano.
L’allestimento coniuga le esigenze didattiche con una attenta ricostruzione ambientale, archeologica e storica, garantita dalla partecipazione al progetto di docenti dell’Università del Salento sotto la direzione scientifica del prof. Paul Arthur.
Le diverse sale espositive, le ricostruzioni grafiche realizzate dallo studio Inklink di Firenze, i reperti archeologici, la riproduzione di manufatti ceramici e degli strumenti litici atti a alla loro lavorazione, consentono al visitatore di fruire di un percorso informativo di particolare interesse e suggestione.

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Questo il testo del manifesto fatto affiggere a Supersano dal Coordinamento Civico :

SI AL PARCO NATURALE DELLA FORESTA BELVEDERE! NO AL FALSO PARCO INDUSTRIALE EOLICO!

RINGRAZIAMO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE per l’inaugurazione dell’importantissimo Museo del Bosco Belvedere, in collaborazione con l’Università del Salento, che segna palesemente il ritorno della stessa sulla retta strada, quella della tutela e massima valorizzazione di tutto il prezioso feudo di Supersano e dell’intero Parco Naturale e Culturale dei Paduli, e sancisce la chiusura di una delle più brutte pagine della politica locale, quella legata alla speculazione dell’eolico e del fotovoltaico industriali.
GRAZIE A TUTTI I CITTADINI che si sono mobilitati senza distinzioni partitiche, da destra, da centro e da sinistra, ma anche grazie al ritrovato senso di responsabilità e onore delle istituzioni, di tutti gli amministratori di maggioranza e opposizione, con l’ augurio di ogni buon uomo che tale pagina di cattiva politica locale resti chiusa, o meglio, venga del tutto bruciata per sempre per il bene di tutta la comunità nostra e dei paesi limitrofi, di quanti amano questa terra, pur lontani da essa per varie ragioni, di tutti coloro che nel resto d’Italia hanno e stanno traendo forza, coraggio ed esempio dal moto di indignazione e di resistenza civica dei salentini a difesa della gente e della terra del Parco dei Paduli, e dei diritti delle future generazioni alle quali abbiamo il dovere di lasciare una Supersano ben più bella paesaggisticamente e sana, esempio virtuoso da emulare per tutte le altre comunità; una Supersano de-cementificata, liberata dalla morsa oppressiva e crescente dell’asfalto e del cemento, bonificata da ogni inquinante, restaurata paesaggisticamente nelle sue suggestioni pittoresche storico-naturali, dove si producono prodotti tipici d’eccellenza e qualità da agricoltura biologica ovunque, e ancora più verde e rimboschita nel nome e con la guida scientifica del nostro nuovo Museo e del nostro stemma civico in cui è effigiata quella:
NOSTRA FORESTA “BELLA DA VEDERE” LE CUI CHIOME OGNI CITTADINO DEVE POTER PRESTO TORNARE AD AMMIRARE E CONTEMPLARE IN OGNI ORIZZONTE IN UNA CITTÀ SUPER-SANA.

GRAZIE A TUTTI, AI CITTADINI IN PRIMIS E AI LORO, DEMOCRATICAMENTE ELETTI, AMMINISTRATORI


Riportiamo infine un’importantissima e strettamente correlata nota di approfondimento

Per il Salento una nuova “Riforestazione Razionale e Partecipata”

Il concetto di “RIFORESTAZIONE RAZIONALE PARTECIPATA”.


Quella che si richiede per il Salento è una “riforestazione razionale”, cioè un rimboschimento realizzato in maniera razionale per ricostruire l’antico ecosistema e l’originario paesaggio, ma intendendo l’elemento “bosco”, “foresta”, in termini di ricostruzione del tessuto connettivo naturale in cui si inseriscono tutte le attività umane a cominciare da quelle agricolo-pastorali, nella ricerca di un equilibrio nuovo e perfetto, senza che l’elemento bosco sia visto come in un aut-aut con l’agricoltura, o con la presenza urbana. Motivo per cui, se è vero che si devono realizzare grandi estensioni di bosco, di macchia, “interventi massivi” per così dire, sia pubblici, che privati incentivati, è pur vero che si devono favorire parallelamente “interventi dolci”, apparentemente minimali, in collaborazione con i privati, ma di grande valore ecologico e paesaggistico, come la piantumazione delle essenze forestali autoctone lungo i margini dei coltivi, e lungo le rive dei canali, come un tempo, in modo che ogni agricoltore destini fasce, alberature, porzioni dei suoi terreni al bosco, al boschetto, di cui diventa curatore e fruitore. Tanti i vantaggi economico-produttivi connessi: le possibilità infinite di economia silvicola, dall’allevamento animale, all’incremento delle specie animali selvatiche, a produzioni come il sughero, dalla Quercia da sughero salentina, alla dolce manna dal Frassino orno salentino, al legno con i cedui, ai tartufi e funghi, come i porcini, con la piantumazione di querce ed altre piante micorrizate, ecc. ecc., produzioni che si affiancano a quelle agricole tradizionali, ma con il valore aggiunto della ricostruzione dell’elemento paesaggio naturale-locale, sinonimo di salubrità, cultura e storica, che aumenta il valore stesso dei prodotti della terra, favorendo al contempo l’attrattività agrituristica e l’appeal turistico del territorio. Un processo guidato da agronomi, dottori forestali e biologi, che si avvale dello studio della paleobotanica, della geologia, della pedologia ed idrologia dei luoghi per la scelta delle essenze ed il recupero del germoplasma.
Una riforestazione dove lo stesso elemento uliveto viene gestito e concepito come costituente della foresta salentina; dove alla riforestazione partecipano anche le città, e i tanti paesi del Salento con le loro alberature urbane ed extraurbane, con i boschi periferici volti alla rottura della cesura, oggi spesso esistente e forte, tra città e campagna, rendendo il passaggio tra queste due realtà graduale e gradevole al contempo. Dove prati umidi e rocciosi, laghi e ruscelli, campi coltivati, frutteti e vigneti, sono elementi di fondamentale importanza, che si innestano perfettamente in questo tessuto connettivo vitale che chiamiamo “foresta”, e di cui sono parti integranti essi stessi. Un tessuto connettivo che diffonde benessere e salubrità, vita, e che è ammortizzatore degli squilibri e fonte di armonizzazione dell’intero organismo territorio. In quest’ottica la “riforestazione” si svincola dal mero confino delle aree parco, zone protette, oasi, ma includendo queste, attraverso la modalità definita “dolce” del rimboschimento, delle piantumazioni arboree e arbustive, si estende ad ogni area della terraferma, ai margini delle strade, alle aree urbane, alle zone agricole e di naturalità, fin dentro le aree industriali, artigianali, produttive e di servizi.
L’assenza dei naturali boschi nel Grande Salento è causa di dissesto idrogeologico, di cambiamenti microclimatici locali, di diminuzione della fertilità dei suoli, di interruzione di una naturale rigenerazione-purificazione dell’aria dall’inquinamento, di diminuzione della piovosità, di impoverimento della biodiversità, di crisi del settore zootecnico d’eccellenza e qualità, di scomparsa delle produzioni silvicole, ecc. ecc. E’ un danno al paesaggio, all’economia e alla salubrità del territorio salentino inimmaginabile ed inquantificato!
Un “imperativo categorico” irrinunciabile e non più procrastinabile del nostro territorio e della sua gestione ed amministrazione, è quello della “Riforestazione” e “Rinaturalizzazione” con essenze autoctone e reintroduzione delle specie botaniche recentemente scomparse, a seconda dei casi previa “Bonifica” dei luoghi!
Il Grande Salento era fino a non molti decenti or sono, terra di boschi e foreste immense e pittoresche, nel leccese, nel tarantino e nel brindisino!
Se oggi ciò non è più così, se il vitale tessuto connettivo forestale di questa terra è stato depauperato all’inverosimile, non si deve ai cosiddetti “cambiamenti climatici” o a qualche altro effetto naturale, ma solo e soltanto all’azione devastatrice dell’uomo, alla barbarie del fuoco doloso e della scure indiscriminata, all’ iper-infrastrutturazione, all’iper-sfruttamento del territorio, alle esigenze voraci dell’industria e dell’industrializzazione selvaggia, alla mala politica, alla speculazione, all’avidità di denaro facile, alla colonizzazione e svendita del Salento!
Questa è un EMERGENZA, e deve essere la priorità politico-amministrativa delle tre province! Del Grande Salento!
La vera prioritaria infrastruttura veramente vitale che manca a noi salentini è quella dei vasti boschi pubblici e privati, della riforestazione del Grande Salento!
L’unica sulla quale nessun cittadino in buona fede, o sano di mente, avrà mai nulla da eccepirvi contro! Un’infrastruttura la cui ricostruzione, costituisce un fattore strategico di sviluppo e di benessere autentico per il sud della Puglia, nonché una notevole occasione di impiego e lavoro per numerosissimi giovani ed imprese locali.
L’unica vera grande e vitale infrastruttura di cui ha urgentemente bisogno il Grande Salento è la sua originaria antica Foresta, ricostruita oggi secondo la moderna saggia filosofia della “riforestazione razionale” e “partecipata” dal felice impegno e coinvolgimento di tutti, istituzioni e cittadini!

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei diritti del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali, a tutela del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi e Taranto)
sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva
c/o Ospedale di Maglie "M.Tamborino"
Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024 Maglie (LECCE)
e-mail: coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it

Viverealtrimenti al Green Social Festival di Bologna (marzo 2011).

Ho trovato su you tube alcuni stralci significativi dell'intervento di Viverealtrimenti al Green Social Festival, organizzato a Bologna nel marzo 2011 da Syusy Blady e Patrizio Roversi.
Buona visione!