Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

giovedì 17 marzo 2016

Lavorare meno lavorare tutti... preliminare del disegno di legge




Premesso che:

oggi i ruoli della nostra Pubblica Amministrazione vengono affidati a persone scelte tramite particolari procedure che intendono selezionare i più idonei, tra i tanti che vorrebbero svolgerli, e che, una volta selezionate le persone ritenute tali, è uso assegnare ad esse l'incarico in questione per l'intera durata della loro vita;


considerato che:

     i ruoli disponibili sono di numero ben inferiore rispetto a quello, non solo degli aspiranti, ma, cosa molto più importante, anche di coloro che sono ampiamente idonei e dotati dei requisiti richiesti;

     la maggior parte delle persone idonee sono dimenticate dalle tecniche di selezione del personale oggi in uso, le quali mirano secondo un’antiquata convinzione a determinare un ipotetico ed inesistente vincitore lì dove è invece possibile determinare una rigogliosa rosa di persone abili ed aventi i giusti requisiti;

     per i motivi dei due punti precedenti ciò che si assegna a quei pochi prescelti, in pratica, non è tanto un lavoro, bensì un vero e proprio privilegio in particolare rispetto agli altri che son rimasti ingiustamente esclusi e più in generale rispetto al resto della società;

     tale privilegio è di origine del tutto ingiustificata, poichè, se riconosciamo la società, nella sua interezza, essere depositaria del diritto di usufruire dei pubblici beni e servizi, allo stesso modo dobbiamo riconoscerle, egualmente nella sua interezza, il diritto di equa partecipazione alla amministrazione, creazione ed offerta di tali beni e servizi;

     un pubblico impiego non dovrebbe essere di proprietà esclusiva di alcuno (come invece di fatto avviene con l'assegnazione a vita ad un individuo ereditata dal fascismo e monarchia e sopravvissuta a queste fino ai nostri giorni) proprio per sua stessa origine e definizione di "Pubblico";


considerato ancora che:

     la Costituzione afferma a chiare lettere, nel suo art. 3, che "... E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ..."

     mettendo finalmente, realmente in atto tale partecipazione di tutti i lavoratori idonei all'organizzazione culturale, economica, politica e sociale del Paese si otterrebbero vari benefici concreti: un miglioramento della complessiva funzionalità del sistema, una più equa distribuzione della ricchezza, un manifesto senso di giustizia realizzata ed uno spirito di istintiva e fraterna collaborazione che si diffonderebbero sùbito all'interno della società;

     permettendo una libera, effettiva e piena partecipazione dei Cittadini alle attività dello Stato quest'ultimo non sarebbe più separato dai primi, così com'è oggi, con tutte le iniquità, incomprensioni e conflitti che ne conseguono e che ci affliggono continuamente, ma si trasformerebbe finalmente in quella Repubblica che da svariati decenni attende di essere realizzata;

     il Pubblico Impiego, una volta divenuto democratico, non sarebbe più soltanto una semplice occupazione e fonte di reddito per i cittadini, ma acquisterebbe giusta dignità divenendo anche scuola in cui apprendere e praticare i modi del vivere civile, realizzando così appieno le sue potenzialità di mezzo privilegiato di organizzazione statale;


inoltre, premesso che

il nostro assetto economico si è nel tempo fortemente squilibrato verso il settore privato, ed il suo abnorme peso e potere, accresciutisi a detrimento del settore pubblico, stanno generando una serie crescente di gravi problemi, cui è sempre più difficile fornire rimedio;


considerato che

tale forte squilibrio è derivato principalmente dall'attivo apporto di connivenze e corruzioni accumulatesi nei decenni di permanenza degli assunti a vita nella Pubblica Amministrazione, ed a seguito della passiva accettazione della popolazione italiana, disamoratasi di una PA non corrispondente alle necessità ed al preteso stato di democrazia del nostro Paese;


infine, considerato che

la società ricorre da tempo al solo approccio di conoscenza ed intervento di tipo focalizzato, settoriale, specialistico, dimenticando l'esistenza del complementare approccio sistemico, organico, prioritariamente necessario quando si ha a che fare con sistemi complessi come quelli biologici e sociali;


il sottoscritto Cittadino


richiama l'attenzione degli altri Cittadini della Repubblica sulla necessità di:


     rendere effettivo l'appellativo di "pubblico" nel sistema del Pubblico Impiego, abolendo l'iniquo privilegio del ruolo assegnato a vita alla persona, in favore di una equa e sapiente ripartizione delle mansioni tra tutti coloro che desiderassero svolgerle e dimostrassero di possederne i requisiti necessari;

     impegnarsi in un serio lavoro di riequilibrio del nostro assetto economico, riconducendo molte delle attività oggi private, a partire da quelle di fondamentale importanza per la società, all'interno del settore pubblico, fino al raggiungimento di una metà del peso economico dell'intero sistema;

     realizzare l'ideale di un sistema sociale improntato alla partecipazione, quindi ad una maggiore concordia e funzionalità, garantendo un tempo di lavoro minimo ad ogni cittadino di questa Repubblica ed un reddito da cittadinanza;

     attuare la partecipazione attraverso due differenti tipi di movimento: con l'ingresso delle persone in uno stesso ed in un diverso ambito di competenza; muovendosi le persone all'interno di una stessa branca specialistica, viene permesso l'apporto di un più nutrito ruolo di contributori e si previene la corruzione, muovendosi esse in ambiti diversi, si ottiene la condivisione dei saperi e l'avanzamento diffuso, oltre che una utilissima percezione organica dell'insieme. Entrambi i movimenti favoriscono l'apertura mentale e la capacità di comunicare, nonché il sorgere di un forte sentimento d'interesse collettivo.


Riconoscente per l'attenzione, ringrazia,

Danilo D'Antonio
339 5014947

civilmente, legalmente, pacificamente,
democratizziamo potere esecutivo e giudiziario:




http://www.hyperlinker.com/ars/index_it.htm

mercoledì 16 marzo 2016

27 e 28 marzo 2016: Agnello di Dio...



In tutta Italia i cristiani si stanno preparando a festeggiare la resurrezione di Gesù. Ma ho notato che ancora moltissime persone  si predispongono a celebrarla   con la morte. Ad esempio, ieri l'altro a Treia ho assistito ad una conversazione fra una signora ed un pastore durante la quale la donna, ordinando un capo,  si raccomandava sul giusto modo in cui l'agnello doveva essere macellato e tagliato per la cucinatura. Ed oggi ho visto dei manifesti pubblicitari  in cui si reclamizza la "vendita di agnelli puliti e pronti alla cottura (compresa la testa ed il cuore)" a prezzi stracciati. 

Non so se questa usanza di mangiare l'agnello a Pasqua sia veramente una consuetudine cristiana, forse appartiene più alla tradizione giudea e musulmana, anche perché Gesù viene definito "agnello di Dio" e dopo il suo sacrificio sulla croce non sono richiesti altri sacrifici di altri innocenti...  

Perciò interrompiamo la cattiva abitudine di festeggiare la Pasqua uccidendo agnelli, capretti ed altri animali. Questa preghiera  è rivolta a tutti gli uomini di buon cuore, religiosi e non, che intendono contribuire alla santificazione della Pasqua con nobiltà d’animo e morigeratezza. 

Per santificare la memoria dell'"agnus Dei", invece di servirlo in tavola,  il nostro invito  è quello di salvarlo. Chi dispone di un terreno potrà  acquistare un agnello per tenerlo in vita, allevandolo come animale da compagnia. Infatti l’agnello si affeziona facilmente e da grande può essere utile a tener pulito il prato producendo inoltre dell’ottimo concime naturale...

Paolo D'Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT. 
Vicolo Sacchette, 15/a  - Treia (Mc)
Tel. 0733/216293

martedì 15 marzo 2016

Pistoia, dal 4 aprile 2016: "La storia dei Quanti"



Vi segnalo questa iniziativa che si terrà a Pistoia, presso il Circolo Arci Le Fornaci in via del Fornacione.

La Storia dei Quanti è un percorso storico-didattico rivolto a tutte le persone che vogliono  
accostarsi in modo semplice alla Fisica Quantistica. 

L’obiettivo di questo percorso è quello di ripercorrere le tappe fondamentali che a partire dalla fine dell’Ottocento hanno portato ad una grande rivoluzione non solo in ambito scientifico ma anche filosofico. Attraverso lo sviluppo storico verranno introdotti anche i concetti fondamentali della Fisica Quantistica.

Gli incontri si terranno ogni lunedì alle 17.15 a partire dal 4 aprile 2016. L’ingresso è a offerta libera.

La Storia dei Quanti è raccontata da Chiara Zagonel. Laureata in matematica e in fisica, ha frequentato un corso di perfezionamento in didattica della fisica e ha insegnato presso la scuola pubblica media superiore per sedici anni come docente di ruolo.

Per informazioni: 
Chiara  Zagonel
0573 803817  - ragna@teletu.it

lunedì 14 marzo 2016

Diario liberal di Roberto Tumbarello


Ante scriptum:  Queste riflessioni sono indirizzate soprattutto agli intellettuali, agli imprenditori, ai professionisti, al ceto produttivo e alle persone probe perché riflettano sul loro ruolo di guida della società cui hanno abdicato. Chi per ambizione o per bramosia di denaro, chi semplicemente per indolenza o perché mal consigliato, si sono tutti aggregati alla massa di questuanti che sostengono un potere inadeguato e ne mendicano le briciole. Andiamo di male in peggio da quando il ceto medio si è disciolto, lasciando il paese senza esempio né cultura, e la politica senza coscienza. La borghesia deve riappropriarsi delle prerogative che le sono naturali per restituire dignità e diritti alla povera gente.
DIARIO LIBERAL di Roberto Tumbarello, settimana di lunedì 14 marzo 2016

L’8 marzo è soprattutto un impegno
Oggi è un giorno speciale. La festa della Donna. Si distribuiscono mimose e voti augurali. Ma non come a un compleanno o a una premiazione. È una giornata in cui la donna si impegna a custodire e tutelare valori che l’uomo non è più in grado di salvare né difendere. La società va a rotoli. La colpa non è della politica che ne è lo specchio. Ma di tutti noi che non consideriamo lo stato un bene comune. Cerchiamo stupidamente di approfittarne. Come dei roditori, ognuno ne ruba ogni giorno un pezzetto. Una volta scomparso, ci fingiamo scandalizzati e ne lamentiamo la mancanza. Soprattutto si mente, credendo di arricchirsi, e si tradisce. Così non può continuare. I giovani sono delusi e sfiduciati, gli adulti incapaci o disonesti. Si uccide per pochi euro e ora addirittura per niente. Per noia e stupidità, neppure per interesse o crudeltà. Solo per provare la sensazione di spegnere una vita. Ogni donna, che, invece, la vita può darla, oggi dovrebbe chiedersi dove stia andando il mondo. Se no, che festa è? Se non reagirete, voi donne, sarete complici degli uomini nella distruzione di una specie, che procreate e che fino a qualche anno fa godeva del privilegio di vivere. Ed era anche felice.

Escalation della macchina del fango
Quante cose potremmo realizzare se ci volessimo bene! Invece, per attenuare i nostri errori e il comportamento malevolo, vediamo negli altri la parte peggiore. Siamo sempre a caccia di colpe, errori, responsabilità, fallimento. Per sentirsi a tutti i costi più alto, c’è anche chi sale sul covone di immondizia. Che brutta società stiamo legalizzando. Valore e merito ci fanno paura. Preferiamo la mediocrità che livella tutti. Si cerca di omologare la disonestà per giustificare la propria. Ecco perché alle primarie i moralisti considerano corruzione la cessione di un euro. Proprio coloro che non si chinano a raccoglierlo se lo vedono per strada. Per distruggere l’unica iniziativa democratica dei nostri giorni, ne cerchiamo solo i punti deboli. Siccome noi non ne indiciamo, quelle degli altri debbono essere false. Povera Italia guidata da chi chiude gli occhi davanti alla corruzione e biasima un gesto di amicizia e tolleranza! A Torino e Milano un euro non è niente. A Napoli e più giù può essere una risorsa. Qualcuno lo ha accettato e, magari, non è neppure andato a votare. Anche Bassolino protesta. Come se fosse della lega o di 5 Stelle. Ha perso l'ultima occasione per sentirsi napoletano. Non è più un uomo del sud, avendo ora il cuore dalla parte sbagliata.

La farina del diavolo finisce alla Crusca
Petaloso è il nuovo termine con cui un bimbo di otto anni, definisce il fiore, la cui caratteristica per molte specie sono, in effetti, i petali. L’istituto per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana, l’ha subito omologato con enfasi ed entusiasmo. Come se da tempo se ne aspettasse il conio. Adesso è un vocabolo che si può usare correttamente. E vabbé. Si tratta di parola foneticamente gradevole, nasce dalla fantasia di un innocente, possiamo accettarla. Però, solo in omaggio alla purezza di Matteo, in una società marcia e ignorante. Ma perché uno strafalcione come “la chiama”, usata alla Camera e al Senato per le votazioni con appello nominale, deve avere la stessa bonaria approvazione? Molte storture dell’italiano ormai nell’uso quotidiano hanno, stranamente, origine parlamentare. Sono datate 1992/94, in seguito all’immissione di massa di ignoranti che si esprimevano a difficoltà ancora con gesti e mugugni. Così, anche “la quadra”, “badante”, “metri quadri”, le prime parole che riuscirono a pronunciare, entrarono nel linguaggio corrente con l’approvazione della Crusca, che oggi è di manica troppo larga e non filtra più le impurità. Come, del resto, tutti gli altri organi di controllo e le accademie, i cui membri sono scelti, purtroppo, dallo stesso parlamento.

Non si guarda nel piatto degli altri
Un tempo si guardava l’erba del vicino perché era più verde. Oggi, invece, si sbircia sperando di trovarla ingiallita e secca, per poterla criticare e disprezzare. Potremmo voltarci dall’altra parte. Invece, reclamiamo che il prato sia multato o squalificato perché le condizioni sono immorali e fastidiose. È ciò che sta accadendo nel giardino del PD. Le primarie saranno forse condotte male, e proprio per questo non dovremmo guardarle. Non sono affari nostri. Il partito è un’associazione privata e agisce come gli pare. Intanto, loro le fanno. Mentre noi, che vi crediamo più ligi al comportamento civile, facciamo solo un referendum, che consente di confermare ma non di scegliere. Che v’importa se in casa d'altri spariscono schede bianche, se qualcuno a Napoli dà un euro a chi vota, se anziché un vecchio ambizioso si sceglie Valeria Valente, se Salvini fa votare i cinesi, se Bertolaso chiede il consenso degli elettori di sinistra? È un gioco. Non sono elezioni vere e proprie. quindi, non ci sono brogli. Non si può disciplinare per legge Monopoli, Risiko o Mercante in Fiera. Ognuno applica le regole che vuole. Grave, invece, è se chi perde non ci sta e si presenta alle elezioni con una lista propria per danneggiare chi ha vinto alle primarie. Quella è prepotenza, codardìa, arroganza, disonestà….. Mi vengono in mente tanti termini tecnici ma nessuno politically correct

Le mie riflessioni sono al di sopra delle ideologie e dei partiti. Se ti piacciono, divulgale, trasmettendole ai tuoi amici. Se, invece, non ti interessano o addirittura ti disturbano, non avere l’imbarazzo di farmelo sapere francamente con una email di risposta.


il Diario liberal viene pubblicato settimanalmente su  www.rivoluzione-liberale.it; sulle news del Denaro, http://ildenaro.it/news, oltre che come blog dello storico settimanale napoletano di economia e finanza, http://ildenaro.it/component/k2/author/253-diarioliberaledirobertotumbarello

Chiunque può riprenderlo, interamente o in parte, senza doverne chiedere l’autorizzazione. Magari facendocelo sapere per ringraziarvi.
Sono disponibile per presentare il mio ultimo libro e per intervenire a tavole rotonde o conferenze su qualsiasi argomento d’attualità.
Un caro saluto. Roberto


dr. Roberto Tumbarello, giornalista Medaglia “pro merito” del Consiglio d'Europa
Esperto in Comunicazione e Diritti umani
Via L. Di Breme, 102 - 00137 Roma


sabato 12 marzo 2016

17 aprile 2016 - REFERENDUM TRIVELLE: "SIAMO A SOSTEGNO DEI SINDACI CONTRO IL BAVAGLIO"



Una circolare del Ministero dell'Interno, in merito al Referendum di domenica 17 aprile 2016 in cui i cittadini italiani saranno chiamati al voto per il "referendum sulle trivellazioni" entro le 12 miglia dalla costa, ha disposto il divieto “a tutte le Amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni” ai sensi dell’art. 9 della legge del 22 febbraio 2000, n. 28.

Non la pensano così i Sindaci di moltissimi Comuni italiani, dalle Marche alla Sicilia, in tutta la fascia costiera interessata dal Referendum che ribadiscono di aver già espresso in passato la propria contrarietà alle trivellazioni.
Centinaia di primi cittadini che sono pronti a togliersi la fascia se non verranno rispettate le prerogative democratiche della loro funzione istituzionale.

Il Comitato Referendum 17 aprile 2016 "Vota SI per fermare le Trivelle" che rappresenta la società civile a favore della consultazione referendaria, esprime tutta la propria solidarietà ai Sindaci che intendono garantire il diritto dei cittadini e delle cittadini italiani di essere informati sulle conseguenze ambientali delle estrazioni di combustibili fossili nei nostri mari entro le 12 miglia.

"Chiediamo al Ministero degli Interni di permettere ai Sindaci e alle amministrazioni di permettere di fare liberamente campagna referendaria perchè questo referendum li vede protagonisti nella difesa dei loro territori e dei cittadini che rappresentano" afferma in una nota il Comitato del Referendum della società civile.

Tutte le associazioni, i comitati e le forze produttive che aderiscono al Comitato Referendum 17 aprile 2016 "Vota SI per fermare le Trivelle" sostengono con forza la volontà delle istituzioni che più di ogni altre ha un contatto diretto con i propri cittadini affinché la Campagna referendaria diventi l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia innovativa che metta al primo posto il rispetto delle risorse naturali e la salute dei cittadini.

Ufficio stampaMonica Pepe, cell. 340 8071544
Comitato nazionale delle Associazioni
www.fermaletrivelle.it




Al Referendum del  17 aprile 2016 Vota "SI" per fermare le Trivelle

Ascona, 18-20 marzo 2016 - “Etica, vera conoscenza spirituale e sostenibilità" - La svizzera verso il referendum per la sovranità monetaria



Cari Amici,   in occasione del Seminario Teosofico a Monte Verità di Ascona del 18-20 marzo 2016 sul tema “Etica, vera conoscenza spirituale e  sostenibilità” potrebbero forse interessare  alcune informazioni relative ai recenti studi e ricerche svolte da esperti  di  scienze economiche/finanziarie,  collegabili al tema  del  seminario. 
In Svizzera, anche se il governo federale svizzero  non è d’accordo, ci sarà fra pochi mesi un referendum propositivo, voluto dai cittadini, per richiedere che la moneta venga emessa dal Governo e non dalle banche private.

Il prof. Antonino Galloni, direttore, negli anni 90,  del Tesoro Italiano, ha scritto recentemente un libro (in versione italiano-inglese)  dal titolo “Bank – il futuro della banca” dal quale riporto:               “Nei propri bilanci le banche segnano  i depositi ed i conti correnti al passivo. Ciò non avrebbe alcun senso (come se il gestore di un garage iscrivesse al passivo le automobili parcheggiate!) se non fosse fondamentale per occultare il reale funzionamento delle banche stesse: solo mettendo al  passivo i depositi dello stato patrimoniale si nasconde la voragine di attivo...”   da pag. 71 dello stesso libro: “Storicamente, i banchieri (e chi per loro) hanno sempre evitato più della peste che si capisse come funziona una banca o, meglio, come funzionano le banche. Il motivo è molto semplice: mantenendo nel bilancio solo interessi e altri costi, ma non le somme depositate dai clienti (a qualsiasi titolo), tutto il margine operativo di queste istituzioni creditizie emergerebbe in piena evidenza; conseguentemente, dovrebbero pagare tasse elevate e, soprattutto, risulterebbe troppo chiaro come il credito potrebbe venir gestito con tassi di interesse negativi (1) senza dar luogo a “sofferenze” (perdite), ma solo a mancati arricchimenti...” (2)
(dal minuto  57,14 dall’inizio a 1h,38’)  il dr. Marco Saba del Centro Studi Monetari (CSM presieduto dal prof. Galloni) ha spiegato il falso in bilancio delle banche  così come aveva precedentemente fatto in occasione dell’assemblea degli azionisti 2014 – 2015 di Unicredit, Banca Intesa, Carige,  Mediobanca.  I suoi interventi si  trovano su you tube.
 
H.P.Blavatsky  nel suo libro “La Chiave alla Teosofia”, pubblicato a Londra nel 1889, scrisse ( pag. 154): “ Dov’è la gratitudine che i vostri “milioni di sterline” avrebbero dovuto suscitare o i buoni sentimenti che ne dovevano derivare? Non lo dimostra l’odio dei poveri della periferia dell’est per i ricchi? O nell’ingrossarsi del partito anarchico e dei disordini? O da quelle migliaia di sfortunate operaie, vittime del salario di fame forzate giornalmente a cercare da vivere andando per le strade? I nostri vecchi inabili sono forse riconoscenti di trovarsi nell’ospizio, oppure i vostri poveri per dover abitare in case malsane nelle quali è loro permesso di allevare generazioni di bambini malati, scrofolosi e rachitici, nel solo intento di riempire le tasche degli insaziabili usurai, proprietari delle loro case?. Ne deriva che ogni moneta d’oro di tutti questi “milioni” profusi da persone buone e che vorrebbero essere caritatevoli, ricade su di essi come scottante maledizione invece della benedizione dei poveri che avrebbero dovuto sollevare. Si genera così quello che noi chiamiamo il Karma Nazionale e terribile sarà il risultato nel suo giorno della retribuzione.”
 

(1) Dal sito :  
 
parte dell’intervista  del 1971 ad Howard Ziktho, presidente della World University di Tucson Arizona:
 
“Alla radice di questa débacle economica in continuo peggioramento c’è il sistema degli interessi, e non solo si dovrebbe ridurre il tasso d’interesse a proporzioni governabili, ma lo si dovrebbe abolire del tutto. L’interesse è qualcosa come il tempo: tutti amano parlarne, ma nessuno sembra far niente.
D:     Qual è la Sua obiezione all’interesse? E’ forse perché il sistema economico premia l’uso del denaro facendo di esso un prodotto di mercato anziché un mezzo di scambio per della ricchezza già prodotta?
R:      Io stesso non avrei potuto dirlo meglio. L’interesse e l’inflazione vanno a braccetto, e gli investitori hanno bisogno dell’interesse per tener dietro all’inflazione. Ma come potrebbe essere altrimenti? Il denaro di per sé non crea nulla, come ho detto prima. Solo l’ingegnosità della mente umana può far sorgere la ricchezza per l’uso dei consumatori.
D:     Ma deve esserci qualche ragione spirituale per cui c’è questa enorme concentrazione della disponibilità di denaro o della sua mancanza, dal momento che il flusso dei capitali non è attualmente rivolto verso le iniziative della Nuova Era.Tutto il lavoro spirituale sembra soffrire in diversa misura a causa dei metodi duri e spesso usati per rallentare la crescita della disponibilità di capitali, mentre troppo scarsi sono quelli effettivamente dedicati aduno sforzo costruttivo. Quale ritiene sia il problema di fondo?
R:      Il problema di fondo è che la brava gente di tutto il mondo ha permesso che il sistema economico sfuggisse al suo controllo, ed ora viene punita, senza rendersene conto, per aver rimandato la correzione dell’errore. Questo mondo sarebbe completamente diverso se il denaro disponibile fosse nelle mani di chi ha un vero rispetto della vita.
D:     Intende dire che se la gente aperta allo spirito che esiste al mondo avesse saputo davvero come conferire le sue energie ed il suo sostegno per instaurare un ordine di civiltà superiore e più umano, non avrebbe mai permesso alle attuali forze distruttive di condurre il mondo verso il suo collasso definitivo?
R:     E che cos’altro?  Certo, si può arguire che la brava gente di questo mondo non ha mai avuto l’occasione od il potere di controllare il sistema monetario per fini spirituali, e quando dico “fini spirituali” intendo fini umanitari, e non settari o nazionalistici. Ma questa può essere solo una scusa del non capire meglio l’evoluzione di una civiltà orientata in senso caritativo. Si è sempre sperato che ci prendessimo carico di quell’evoluzione in quanto guidati dai capi spirituali più alti che abbiano mai guidato la specie umana, e che sono comparsi in ogni era e in ogni cultura.
D:       Lei crede che noi oggi stiamo raccogliendo tempesta perché abbiamo negato la validità degli insegnamenti di questi grandi veggenti, che ci avrebbero fatto evitare i risultati disastrosi della nostra avidità e del nostro fanatismo?
R:      Questo è ciò che tanto rattrista di questa crescente sofferenza in un’epoca che ha mostrato così grandi promesse di liberazione dal giogo della povertà, per non parlare del flagello delle malattie e dell’estrema infelicità del vivere senza la speranza di una vita migliore.
D:      Che cosa si può fare per canalizzare più denaro verso imprese umanitarie costruttive in modo che più gente possa raggiungere un tenore di vita relativamente prospero?
R:       Prima di tutto, deve esserci un travolgente desiderio che la causa in cui crediamo trionfi. Succede un fatto strano con la gente, specialmente quella che vive onestamente e che non ferirebbe mai nessuno di proposito. Essa crede magari in una causa degna, ma non abbastanza da sostenerla con le  proprie energie e colle proprie sostanze. Troppi credono che le cause si finanzino da sé. Ciò che occorre è una nuova forma di istruzione in cui agli studenti venga insegnato, praticamente dalla nascita, come guadagnare onestamente il denaro e come spenderlo in modo costruttivo. Coloro che già lo fanno da qualche tempo  sopravviveranno a quest’epoca di transizione dei valori, senza indebiti travagli.
D:      Riterrebbe che il concetto di Karma influisca su come una persona potrà sopravvivere in questa transizione dei valori, come la chiama Lei?
R:      In un certo senso il Karma è come lo abbiamo programmato noi stessi da altre esistenze per accettare o rifiutare il bene che ora godiamo o avremmo  potuto godere, a seconda dei casi. La legge di azione e reazione è come la legge della domanda e dell’offerta. Agisce imparzialmente su tutti allo stesso modo, ed è auto esecutiva, non richiedendo alcuna legislazione umana emanata da congressi o parlamenti.  Sì il karma è senz’altro un fattore, ma non l’unico fattore che agisce sulla nostra vita. Lo stato del nostro essere rispetto all’abbondanza che si trova a nostra disposizione, è anche una questione che investe la coscienza, ed è la coscienza che determina il livello della nostra prosperità e la natura della nostra sicurezza.
D:      La coscienza allora, secondo Lei, tocca il sistema economico perché tocca l’individuo che utilizza il sistema. E’ questo il motivo per cui i ricchi diventano più ricchi e i poveri diventano più poveri? Perché la coscienza di quelli che sono in cima è così enormemente diversa dalla coscienza di quelli che sono in basso?
R:       Pur entrandoci anche altri fattori, è specialmente una questione di coscienza. L’attuale sistema economico sta per essere messo da parte. Presto o tardi ci sarà un riordinamento su vasta scala. Il sistema degli interessi sarà alla fine abolito in favore di un più accettabile incentivo ai profitti, ed il metodo col quale condurremo le nostre operazioni finanziarie in futuro si sposterà da un sistema di debiti ad un sistema di crediti che impedirà di finanziare le spese col debito pubblico. Ci vorrà un po’ di tempo perché questo cambiamento si attui, ma ciò avverrà, e quando si verificherà ci troveremo tutti su un terreno economicamente più solido, il che ci permetterà di  vivere una vita più prospera.    ( Bernardino del Boca  – Rivista Età dell’Acquario n. 24/1983 pag. 46) .
 
 
Dallo stesso sito si può leggere l’argomento sull’Hallesismo, fondato da Agostino Maria Trucco, che previde  già nel 1928 che con questo sistema  di creazione del denaro dal nulla e degli interessi sul medesimo  si sarebbe creata la seconda guerra mondiale.
 
 
(2) From  “Bank – the future of banking” - Antonino Galloni, born in Rome, March 17, 1953. Graduated at the age 22, continued his studies at Berkeley and, later, under the guidance of maestro Federico Caffè. He was an officer of the Ministry of Budget and Economic Planning from March 1979 and a lecturer and researcher at various italian universities. In 1986 he left the Government and, since then, has been a leading manager in italian and american enetrprises. Recalled by the Ministry in 1989, he then became General Director of the Ministry of Labour. He is currently member of the Board of Auditor in INPS. He has published numerous scientific articles and books on macroeconomics and economic policy.
“On their financial statements, banks enroll deposits and current accounts on the liabilities side. This would not make any sense (as if the operator of a garage would enroll cars parked on the liabilities side!) if it was not essential to conceal the actual operations of the banks themselves: just by putting deposits on the liabilities  side of the balance sheet is it possible to hide the abyss of the assets...
 
From  page  181: “How to avoid a gameover scenario”:  Historically, bankers (and anyone acting on their behalf) have always been overly keen to make sure that no one actually understood how a bank works, or rather how banks work. The reason is very simple: by including only interests and other costs, but none of the sums deposited by clients (for whatever reason) in the financial statements,  the entire operating margin these credit institutions would be fully evident: consequently, they would be required to pay high taxes and, above all, it would be even too  obvious that loans could be managed with negative interest rates  withot giving rise tu “losses”, but only reduced revenue growth.”
 
 Paola Botta Beltramo – Gruppo Teosofico Biellese

venerdì 11 marzo 2016

Un discorso di Dario Ergas su "L'Unità nell'Azione"



Cari amici, ringrazio quest’opportunità di riflettere insieme su noi stessi, sulle nostre relazioni con gli altri e sui contesti storici e sociali in cui viviamo. Ringrazio Multimage e Olivier Turquet per aver pubblicato il libro L’Unità nell’Azione ed aver organizzato questo giro. Ringrazio tutti voi per essere qui ed accompagnarmi in questo tentativo di comunicazione.

Ringraziare è un atto mentale di riconoscimento delle circostanze straordinarie che circondano ogni avvenimento. Nel modo in vui viviamo ogni giorno le cose ci sebra che tutto accada per caso, i fatti ci sembrano isolati, senza relazioni tra di loro. A volte mi rendo conto di essere vivo, che siamo qua, vivi, che siamo vivi, qui, insieme. Siamo presenti, presenti per gli altri, presenti per noi stessi.

Farci presenti, cioé prendere coscienza della nostra esistenza qui, in questo luogo e in questo momento, modifica l’esperienza di ciò che sta accadendo. Immediatamente prendo coscienza di me in questo spazio, noto una serie di scomodità. Scomodità che erano già presenti prima che prendessi coscienza di me, ma ora mi si fanno presenti. La coscienza di esistere, di stare qui, mi mette sotto gli occhi alcune inquietudini e preoccupazioni. Se prendo mentalmente nota di ciò che mi succede osservo il giudizio, la critica su di me e sugli altri; se invece di lottare con quanto osservato accettiamo quel che succede, accettiamo con affetto il giudizio e la critica, con quell’affetto che sentiamo quando scopriamo la debolezza, continueremo ad ampliare l’osservazione e la coscienza di noi stessi.
Credete sia possibile un cambiamento profondo della società, nelle persone che ci sono vicine e in noi stessi? Cosa credo nel fondo. C’è senso? Si può superare la violenza, le guerre, la discriminazione e la disuguaglianza? E’ possibile rinnovare la mia vita?
Il libro “L’Unità nell’Azione” tratta la possibilità di un cambiamento essenziale nell’Essere Umano. Non un cambiamento di comportamenti, né di capacità motorie, emotive o intellettuali, non semplicemente sentirsi bene; parla di un cambiamento nella meccanica stessa della coscienza che genera violenza e sofferenza. Pertanto parla di un’avventura spirituale e di un progetto umano di trasformazione radicale di noi stessi e della società.

Nel libro si fa presente che la coscienza quotidiana, nella veglia ordinaria, è una coscienta illusa che confonde i desideri, i progetti e le aspettative con il senso profondo e trascendente della vita. Questo comportamento della mente, che consiste nel confondere gli insogni ed i desideri con il senso della vita è la radice della sofferenza e della violenza. La coscienza abituale è suggestionata da quei desideri e da quegli insogni e li insegue, credendo che siano fondamento e senso della sua vita. Mentre forza il raggiungimento di questi “falsi sensi”, o sensi provvisori, la coscienza resta invischiata nel risentimento e nella violenza interna. Questa meccanica della coscienza non si risolve attraverso regole morali, né con codici legali, né con terapie, né con psicofarmaci. Tutti quegli elementi aiutano a conservare la situazione ma non risolvono il problema della sofferenza. Nonostante i progressi della scienza e della giustizia, sta crescendo a dismisura la violenza personale e la violenza sociale.
Se ci meditiamo sopra, possiamo giungere alla convinzione che abbiamo bisogno di un cambiamento in noi stessi, non un cambiamento superficiale ma piuttosto un cambiamento nelle nostre credenze più profonde.

Non è la volontà che modifica le credenze. Una credenza cambia quando ci troviamo di fronte esperienze nuove; quando ci succedono cose che le nostre attuali credenze non sono in grado di spiegare. Vissuti che mettono in scacco ciò che crediamo; possono succedere per circostanze interne o esterne; ma alla fine sarà un vissuto interno non spiegabile dal riferimento che ho preso fino ad ora.

Tentiamo un altro esercizio. Se riuscissimo a far tacere il rumore della nostra coscienza per qualche istante, potrebbe mostrarsi o manifestarsi un’esperienza non abituale. Osservate il rumore della coscienza, lo sforzo di capire, le distrazioni che interrompono l’attenzione: se, per un istante, lo sguardo che osserva il rumore potesse farsi un po’ più interno, separandosi un po’ dagli occhi, e potesse osservare da una posizione un po’ più indietro degli occhi; e se lasciassimo che questo sguardo si collocasse ora più indietro delle preoccupazioni, più indietro dei giudizi, potremmo raggiungere una zona di calma; se mantenessimo lo sguardo in quel punto, rilassando ogni tensione e pressione che sorga, è possibile che lo sguardo si riposi nella pace interiore, nella calma e nel silenzio. Il silenzio porta un significato in forma di leggera emozione o di sussurro che ci riempie. Se verificassimo la possibilità di accedere a tali esperienze, avremmo il primo scalino del cambiamento che stiamo cercando.

L’accesso ad esperienze spirituali profonde che rivelano un’essenza trascendente che abità nella nostra interiorità è molto importante per la possibilità di un cambiamento umano. Ma non è sufficiente. Queste esperienze, col tempo, vengono assimilate dalla coscienza al suo modo abituale di operare. Soo un riferimento imprescindibile ma non sufficiente per il cambiamento umano sia personale che sociale. E’ l’azione ciò che fissa i cambiamenti che accadono nella coscienza. Solo se queste esperienze hanno conseguenze nel modo di agire, la coscienza verificherà in se stessa un cambiamento essenziale. Questo perché è l’azione la vera riflessione della coscienza su se stessa; è grazie all’azione che si registrano le impronte di memoria che hanno carica di realtà.
Continuiamo le esperienze. Tutti noi abbiamo l’impulso di trasferire quel che succede nel mondo interno verso il mondo esterno. Succedono molte cose dentro di me che voglio che si esprimano nel mondo. Ne succedono altre che non voglio si plasmino nel mondo perché mi generano contraddizione. Osservate questa tensione che va da dentro una persona verso fuori, per completarsi nel mondo. Un dentro di me che voglio si realizzi fuori di me. Ma cos’è questo dentro, dentro dove, e cos’è questo fuori, fuori dove. Io, per esempio, sto fuori da te, sono per caso il tuo “fuori”? Ma anch’io ho un dentro, il tuo dentro è il mio fuori e il tuo fuori è il mio dentro? Chi sono? Chi sei?
Questo che chiamiamo “dentro”, o “interiorità”, è uno spazio o non è uno spazio? E’ nel tempo o non lo è? E’ o non è? E, se è, se c’è qualcosa lì nella profonda interiorità di me stesso, è solo mio? O è anche nel tuo interno? E se c’è qualcosa di mio e tuo lì, continuerà ad esserci quando non ci saremo più né io né tu?
Plasmando il mondo interno per mezzo dell’azione, tutto quel che succede al corpo mentre esegue l’azione viene percepito simultaneamente dai sensi interni ed esterni.. La coscienza registra tutto quel che le succede mentre agisce. Ogni movimento mentale, emotivo o corporeo, sta rinforzando il solco di registrazioni in memoria. La profondità dell’impronta di memoria che provoca l’azione, a differenza del ricordo del solo immaginato o sentito permette di differenziare il “reale” dal sognato o immaginato.

Ogni azione si dirige, in modo elementare, verso l’avvicinamento del piacere e l’allontanamento del dolore; ma, nella costituzione umana, che è una costituzione temporale proiettata verso il futuro, l’azione acquisisce le caratteristiche complesse di Unità e Contraddizione. L’Unità Interna comprende le esperienze di coesione ed integrazione psichica, le sensazioni di crescita interna e l’esperienza di libertà interna e di senso. La Contraddizione, al contrario, comprende la disintegrazione psicologica, il risentimento, la colpa, l’incatenamento e il nonsenso.

La crescita dell’unità interna non è un’esperienza semplicemente psicologica ma si tratta di un avanzamento spirituale, dato che modifica le credenze. Modifica le credenze sull’apparente separazione tra me e te, modifica le credenze sulla morte e mette in comunicazione la coscienza con il suo senso trascendente. Le azioni che creano o fanno crescere l’unità interna le chiamiamo “azioni valide” dato che hanno valore per la loro capacità di dare coesione psicologica e per la crescita spirituale che producono.

Se torno a farmi presente noto la presenza dell’altro, l’altro essere umano, tu davanti a me. In genere comprendo l’altro a partire dai miei interessi, dalle mie necessità. Ma se prendo coscienza di me, della mia esistenza, osserverò che l’interiorità dell’altro mi risulta inapprezzabile e incomprensibile. Sei per te, pura libertà, e non per me. Voglio giungere a te e posso farlo grazie all’azione. La mia azione può negarti, negare la tua libertà e il tuo senso, o renderti degno e riconoscere la tua umanità.L’azione può mettermi in comunicazione con l’altro o convertirlo in uno strumento della mia intenzione. La mia azione è per te, sei il destino di essa, sei il mio destino ed io sono il tuo.
Allora il cambiamento umano è possibile se si coniugano due grandi esperienze: il vissuto diretto dell’Unità e del Senso e l’azione diretta agli altri che fa crescere l’esperienza di unità e la coscienza di questa unità. Questo sviluppo spirituale non è brusco, è una direzione che, poco a poco, si va convertendo nel centro della vita e diventa un impegno nei confronti si coloro che mi circondano, con le loro possibilità di libertà, di unità e di senso.

Gli avvenimenti attuali che riguardano l’incontro tra le culture, la disintegrazione delle istituzioni tradizionali e la rottura dei vincoli interpersonali, portano la coscienza individuale e collettiva a una situazione limite in cui le antiche credenze non sono più in grado di spiegare il nuovo mondo che sta sorgendo. Questo momento storico sta mettendo la coscienza, a livello planetario, in condizione di accederea una nuova esperienza di tipo mistico o, se preferite, religioso. Questo da un lato aumenta la perturbazione psichica, come si vede tutti i giorni. Ma, da un altro punto di vista, nuove idee, nuove visioni e nuovi modi di sentire aprono il cammino verso un cambiamento umano e sociale come non è avvenuto dall’inizio delle civiltà ad oggi, diecimila anni fa.

E’ molto possibile che in questa crisi globale cominci a incarnarsi il progetto che spinge l’essere umano dalle sue origini. Progetto che sembra spingerci verso l’evoluzione della coscienza e la costruzione di una società umana universale. Mi piacerebbe dare una mano al fatto che questa possibilità prenda forza e realtà. Per questo tento la mia stessa trasformazione e lo faccio insieme a quelli che mi sono più vicini, pratico il contatto con la mia interiorità, cerco di superare le mie contraddizioni, di svegliare la mente, di riconoscerti e di riconoscere l’essere umano. Cerco di appoggiare le cause che ci rendono degni e, in questo tentativo, cerco che ogni cosa che faccio, semplice o importante, faccia crescere in me l’unità, la libertà e il senso.

Grazie, molte grazie per accompagnarmi.

Dario Ergas