Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 16 novembre 2014

Rifondare la società... vivere in comunità



Combattere il terrorismo, slogan tanto alla moda nel politichese vacuo e fraudolento di questa epoca, è una idea che potrebbe essere presa sul serio, a certe condizioni.
Per esempio ripudiando Usa ed UE, note organizzazioni terroristiche internazionali, inventando tutti i modi possibili per boicottarle e disintegrarle.


Poi, ripudiando i commercianti internazionali di armi, il che pone un problema: l'Italia (perlomeno, nelle attendibili descrizioni dei Comboniani) è il quarto esportatore mondiale di armi del pianeta.


Ci vorrebbe, dunque, una radicale politica di riconversione civile delle industrie di armi. Il che è esattamente ciò che il governo non fa, nè intende fare, visto che vendendo armi ci guadagna (per esempio, cacciabombardieri ai neonazisionisti di Tel Aviv, quindi aggiungiamo il ripudio di Israele, e per coerenza continuiamo il boicottaggio universale dei loro prodotti, codice a barre: "729-.....").


Ciò significa che probabilmente se volete combattere il terrorismo finirete per scoprire che è meglio ripudiare l'Italia.
Non sarà una grande perdita: la violenza ormai radicale ed efferata degli stati è uno dei gravi problemi irrisolti dell'umanità, e l'Italia uno dei principali casi problematici di cui liberarsi, non foss'altro per le pessime compagnie di cui si circondano i suoi governi.


Ripudiando anche i governi constaterete che nemmeno con ciò sarete andati incontro a gravi perdite, anzi, probabilmente la vostra vita sarà diventata più non violenta, mentalmente e materialmente, oltre che più soddisfacente.
A quel punto, potrebbero venirvi in mente delle iniziative intelligenti (potenzialmente ce ne sono sempre).


Per esempio: costruire delle nuove comuni.


Come negli anni '60 e '70, naturalmente in versione aggiornata (le cose non si replicano mai identiche, a questo mondo). Il Christiania di Copenaghen fu un ottimo inizio, e oggi gli indiani metropolitani vivono ancora. Si potrebbe anche arrivare ad avere persino delle federazioni di comuni.


E, ormai che ci siete, visto che forse cominciate a provarci gusto, e che avete ricominciato a vivere una vita degna di essere vissuta, potreste ancora avere delle nuove brillanti idee.


Per esempio, convincere anche altri a fare altrettanto.
E ricordandosi che è meglio diffidare dall'idea semplicistica secondo cui "prima dobbiamo prendere il potere, e allora metteremo le cose a posto", per l'ovvio motivo che è impossibile insegnare e far praticare ad altri ciò che non si sia conosciuto sperimentato e realizzato nella propria vita.


A meno che non crediate di poter imparare matematica e musica prendendo lezioni ed ordini da chi prima non le abbia mai studiate e imparate in proprio, un autentico controsenso illogico.

E questo è un punto importante.
Turn On, Tune In, Drop Out !
Love In.


Sarvamangalam

sabato 15 novembre 2014

Sergio Cabras: "Terra e futuro. L'agricoltura contadina ci salverà" - Recensione



Venerdì 21 novembre 2014, ad Orvieto, alla Sala del Governatore, ore 17.30, si terrà la presentazione del libro di Sergio Cabras "Terra e futuro. L'agricoltura contadina ci salverà" (Ed. Eurilink, 2014) a cui seguira' una conferenza di alcuni esponenti della Campagna popolare per l'Agricoltura Contadina (www.agricolturacontadina.org), per spiegare le ragioni, i contenuti e gli obiettivi di una Campagna nazionale cui aderiscono decine di associazioni contadine da tutta Italia e che dal 2009 punta ad ottenere una legge quadro nazionale che riconosca e garantisca agibilità legale e politiche adeguate per il modello contadino di agricoltura.

Il libro di Cabras mette a confronto il modello agroindustriale e quello contadino su diverse aree tematiche, come quelle delle sementi, dell'accesso alla terra, delle politiche agricole e delle leggi, analizzando le ricadute ad ampio spettro di entrambi i modelli e gli interessi che gli sono dietro. Affronta temi quali i brevetti sulla vita, gli OGM, le ipotesi BioLinux ("open source" sulle sementi), la selezione genetica partecipativa, la vendita delle terre demaniali, proposte alternative di ripopolamento rurale, la presenza contadina come presidio di tutela per gli equilibri idrogeologici, il fenomeno del LandGrabbing a livello mondiale, la PAC, le normative igienico-sanitarie che penalizzano e marginalizzano i piccoli produttori richiedendogli investimenti eccessivi......
Il libro illustra anche una serie di proposte tese a ridare spazio e possibilita' agli agricoltori contadini.


La Campagna per l'agricoltura contadina propone una serie di provvedimenti normativi che definiscano questo modello agricolo nelle sue peculiarita' riconoscendolo come diverso dall'agricoltura industriale e con le sue caratteristiche distintive di sostenibilita', multifunzionalita', biodiversita', maggiore intensita' di lavoro/occupazione, elemento di salvaguardia del territorio, del paesaggio, delle culture e delle economie locali. Da anni e' impegnata in iniziative pubbliche e dialogo con i parlamentari per portare avanti le proprie proposte. 

giovedì 13 novembre 2014

Animali ingabbiati alla Fiera di Grottammare



Grottammare, Fiera di San Martino 10-11 novembre 2014.


      Grottammare è la città dei record, lo si capisce ogni volta che la stampa indigena innalza i suoi osanna all’Amministrazione che il mondo ci invidia: quindi sempre. Nessun evento che tocchi questo suolo benedetto è mai men che da record (termine privilegiato nel vastissimo vocabolario del giornalismo locale): figuriamoci se la fiera di San Martino fa eccezione.
Così, l’ultimo furgone del santificato mega-market novembrino non ha ancora svoltato l’angolo che i giornalisti da riporto hanno già sfornato, col  cornetto del mattino, il loro tedeum: tutto è stato da record, gli stand, le merci, i metriquadri, le onlus, il vino novello, le mangiatorie, gli abballi, il calore animale; gli assessori felici, facciamolo più spesso, facciamolo sempre, famolo strano, come socializza bene la ggentenella città dei record. E la folla? Oceanica, va da sé. Trentamila visitatori, narrano le forbite penne in estasi: c’è da credergli, li hanno contati uno a uno.

      Da record è la facciatostaggine con cui il Comune che definisce se stesso – va a sapere perché -animal friendly si comporta, con esemplare costanza, da animal-enemy. Il raffazzonato “Regolamento Comunale per la tutela e il benessere degli animali”, regolamento-burla partorito con dolore, non solo non vieta la vendita di animali d’affezione in fiere e mercati ma nemmeno si sforza di fissare un limite preciso e perentorio alle ore di esposizione, così che, si tratti di santipatroni o di sammartini, a Grottammare gli animali vivi possono far mostra di sé nelle gabbie sulle bancarelle per due giorni di seguito

     Copione pressoché uguale quest’anno, con una variante: gli stand pullulavano di volatili, pesci, tartarughe, conigli da compagnia, ciò che ha fatto dire a qualche avventato cronista che a causa delle scorse proteste da parte degli animalisti quest’anno erano assenti dagli stand i cani e i gatti

L’enfasi celebratoria ha impedito di vedere che almeno uno dei mercanti furboni i cani li vendeva eccome, in alcune gabbie defilate dietro la prima linea. Solo cani di razza: beagle, carlini e qualcos’altro. Con quelli si fanno bei soldi. Ovviamente gabbie non a norma (v. foto), e le sventurate bestiole dormivano un sonno piombigno, decisamente sospetto con quel casino intorno e le mani degli idioti protese fin dentro le gabbie. Tanto a chi importa, mica fanno i controlli.

     Si dà il caso tuttavia che uccelli, pesci, conigli, tartarughe ecc., quest’anno esposti in quantità industriali, siano animali tanto quanto i cani e i gatti: e allora i confusi cronisti avrebbero dovuto menzionare il numero esorbitante di volatili chiusi per giorni in gabbie sicuramente non adeguate al numero degli ospiti; i pesci compressi a centinaia in due dita d’acqua (v.foto), i conigli impauriti depressi e stressati da ore di esposizione.
Così, mentre nel proprio angolino gli Amicifedeli dispiegavano il loro zuccheroso animalismo-permaflex offrendo in adozione micetti in scatola che intenerirebbero Barbablu, e altre associazioni più o meno animaliste occupavano inoffensive il proprio metroquadro informativo, a due passi da loro gli indisturbati mercanti di animali facevano lucrosamente quel che han sempre fatto. A Grottammare si può.

      Niente di nuovo, tutto déjà-vu, come l’inossidabile faccia di tolla di un Comune col vizietto di definirsianimal friendly, sicuro dell’indifferenza generale, della complicità di controllori che non controllano e di una stampa con radicata vocazione a servir Messa.

 Sara Di Giuseppe
   faxivostri.wordpress.com

mercoledì 12 novembre 2014

Oltre il filo spinato di Green Hill - Recensione



Presentazione a Terni del libro contro la vivisezione di Gianluca Felicetti, presidente Lav,
e della biologa Michela Kuan



Venerdì 14 novembre, alle 16,30, al caffè letterario della Biblioteca comunale di Terni, piazza della Repubblica, sarà presentato il libro di Gianluca Felicetti e Michela Kuan "Oltre il filo spinato di Green Hill", edito da Sonda con la prefazione di Susanna Penco, biologa affetta da sclerosi laterale amiotrofica, e la postfazione del filosofo Luigi Lombardi Vallauri. 

Ne parleranno, insieme agli autori, Francesco Patrizi, Francesco Pullia e Andrea Santoloci, responsabile locale della Lav. Nonostante dopo una lunga e appassionata battaglia si sia riusciti ad impedire per legge allevamenti come Green Hill, gettando le basi per lo sviluppo dei metodi sostitutivi e una ricerca innovativa nel nostro paese, sono ancora 900mila gli animali sacrificati in Italia nel nome di un falso modello sperimentazione scientifica mentre nell’intera Unione Europea raggiungono i 12 milioni (cani, conigli, ratti, topi, cavalli, maiali, pecore, gatti, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o catturati in natura, come il 56% dei primati). In "Oltre il filo spinato di Green Hill" Gianluca Felicetti, giornalista, presidente nazionale della Lav, Lega antivivisezione, uno dei leader più noti e autorevoli dell’animalismo italiano, e Michela Kuan, biologa e ricercatrice, insignita del premio DNA 2013 dall’Ordine nazionale dei biologi, si rivolgono a tutti coloro che si pongono da diverse angolazioni la questione della validità scientifica della sperimentazione sugli animali, lo sfruttamento dei più deboli, la gestione della nostra salute, l’impiego trasparente dei fondi per la ricerca. Viene spiegato cosa è accaduto negli ultimi anni. Sono riportati i dati, il dibattito, gli ambiti applicativi (ricerca di base, farmacologica, chimica, didattica ecc.), i casi di cronaca più significativi, i ricorsi alle cavie umane, i metodi sostitutivi. E ovviamente si parla anche della clamorosa vicenda di Green Hill, culminata con la liberazione nel 2012 di 3.000 beagle dal lager di Montichiari (BS) dov'erano tenuti in cattività per essere "utilizzati in laboratorio". Vengono considerate l’obiezione di coscienza alla vivisezione (l’Italia è l’unico paese a garantire per legge a studenti e ricercatori questo diritto, grazie al lungo impegno antivivisezionista), la direttiva europea, l’iniziativa dei cittadini per abrogarla, la nuova legge in vigore in Italia da pochi mesi. Non sono pochi i metodi alternativi alla sperimentazione animale e alla vivisezione, mai validate scientificamente eppure in uso: modelli informatici, analisi chimiche, indagini statistiche, organi bioartificiali, microchip al DNA, microcircuiti con cellule umane, test in vitro. Il sostegno e lo sviluppo dei metodi di ricerca senza uso di animali deve diventare una priorità.

Francesco Pullia   

martedì 11 novembre 2014

Irradiare la pace... a tua insaputa!



"Voglio che tu conosca la pace, il silenzio e la bellezza del tuo essere, la beatitudine e l’amore e la luce, e che li diffondi. 
Diffonderli non è una cosa da missionari, non stai cercando di convertire nessuno. La tua sola presenza, i tuoi occhi pieni d’amore, la tua esistenza pacifica, il carisma che trasmetti, una lunghezza d’onda diversa che inizia a diffondersi, e cambia i cuori delle persone, a loro insaputa.
Non si tratta di convincerle razionalmente, per questo il tempo è davvero troppo poco. Non ci siamo convinti razionalmente neppure dopo secoli, sebbene siano stati fatti enormi sforzi per porre fine alle guerre, ai governi, alle nazioni.
Grandi intellettuali ci hanno provato: Bakunin, Bukharin, Tolstoj, Bertrand Russell – ma non hanno prodotto alcun risultato visibile. Il motivo, secondo me, sta nel fatto che queste persone non erano pacifiche.
Non avevano conosciuto la gioia eterna della propria interiorità, la danza del proprio essere.
Dopo che hai ricevuto un assaggio della tua immortalità, da te divampa un fuoco invisibile.
Senza argomentazioni razionali, ma la gente si sentirà toccata nel profondo dalla tua presenza, dal tuo aroma, dal tuo profumo, dal tuo amore."
Osho

Dedicata a tutti i Sannyasin _/|\_ in Fiamme
"Sannyas significa coraggio più di ogni altra cosa, perché è un'affermazione della tua individualità, una dichiarazione di libertà, la dichiarazione che non farai più parte della follia collettiva, della psicologia di massa. È la dichiarazione che stai diventando universale; non apparterrai a nessun Paese, a nessuna chiesa, a nessuna razza, a nessuna religione."
Osho, Finger Pointing to the Moon

lunedì 10 novembre 2014

Latte in prestito... Dallo scrigno dei ricordi di Michele Meomartino


Foto di Gustavo Piccinini

Dallo scrigno dei ricordi di mia madre attingo, non senza curiosità e ammirazione, una perla di saggezza paesana. Alludo ad un’antica costumanza, il latte in prestito, che ordinava la vita di tanti contadini nel mio paese natale, in uso fino agli inizi degli anni ’60.

L’usanza, che probabilmente ha origine remote, nasceva dalla necessità di instaurare rapporti di reciprocità con il proprio vicinato. La dura vita di campagna, i lavori usuranti, l’esito incerto dei raccolti, le malattie, le disgrazie, ecc… esponevano le piccole comunità rurali a vivere in uno stato di perenne precarietà e di incertezza, fisica ed economica. Per allontanare lo spettro della miseria e assicurare un minimo di benessere a se stessi e alla propria famiglia, di solito molto numerose, non rimaneva altro che instaurare rapporti di solidarietà, concreta e scambievole, fondati sulla fiducia.

La gran parte delle famiglie dei contadini, proprietari e/o affittuari di piccoli appezzamenti di terra, allevavano anche animali. Il maiale, le galline, le oche, i conigli, ecc… non mancavano mai nelle loro stalle, nei piccoli locali ricavati nella stessa casa dove vivevano. Erano le provviste di carne che, peraltro, mangiavano di rado e solo in ricorrenze particolari come le feste. L’allevamento di una capra, invece, assicurava una buona scorta di formaggio.

Ma torniamo ai ricordi di mia madre sul latte in prestito. Mi racconta che si era instaurato un patto tra 7 – 8 famiglie che abitavano nello stesso quartiere e dove ognuna allevava una capra. Come consuetudine, dopo un paio di mesi dal parto, alla capra veniva sottratto il piccolo capretto per essere venduto ad un privato o ad una macelleria. Con quella piccola somma ricavata, la famiglia del contadino acquistava quelle poche cose che non riusciva ad auto prodursi…, altri tempi!

Da quel momento in poi tutto il latte della capra era disponibile per le esigenze della famiglia. Ma, a conti fatti,  nessuna sarebbe stata in grado con il poco latte che mungeva dalla sua capra di trasformarlo in prodotti caseari, a parte il consumo minimo di latte per le esigenze giornaliere.

Che fare, allora? Ecco l’idea illuminante!  Si conveniva che ad ogni famiglia, a turno, spettasse il  latte munto da tutte le capre in un giorno stabilito. Il lunedì a Tizio, il Martedì a Caio, il Mercoledì a Sempronio e così via fino a tutti i membri che avevano aderito all’accordo. Così facendo, la disponibilità di latte aumentava fino a 35 – 40 litri a famiglia.

Un calcolo abbastanza verosimile tenuto conto che dalle due mungiture giornaliere si ricavavano all’incirca 5 litri di latte a capra. Il quantitativo era sufficiente per produrre un certo quantitativo di formaggio.  La raccolta avveniva così. Nel giorno stabilito, qualcuno della famiglia, munito di secchi, si recava nelle stalle dei vicini e ritirava il quantitativo di latte della giornata. Il tutto veniva registrato con precisione meticolosa su un quadernetto, in modo tale che non ci fossero fraintesi nella successiva restituzione. E così di seguito: chi aveva preso in prestito il latte dagli altri quel giorno, nei giorni successivi, restituiva lo stesso quantitativo alle altre famiglie. Per alcuni mesi, mediamente ogni 7 – 8 giorni, a turno, ogni famiglia poteva contare su una buona scorta di latte.

Per la famiglia di mia madre, ad occuparsi di questi servizi erano lei, suo fratello maggiore e ovviamente la mamma. Quasi sempre, la persona a cui veniva venduto il piccolo capretto, una volta ammazzato, si premurava di restituire la parte dello stomaco che sarebbe servita per cagliare il latte.

Il giorno dopo la raccolta, la nonna lo versava in un grande contenitore di rame, meglio conosciuto nell’idioma locale con il nome di “cuttur”. Il recipiente, stagnato all’interno per evitare che il latte si irrancidisse, veniva appeso al gancio del caminetto. Una volta pronto il mucchietto di legnetti secchi posti sotto il contenitore si accendeva il fuoco e lentamente il latte cominciava a scaldarsi. Ma prima di versare il caglio bisognava portarlo alla giusta temperatura. Era un’operazione che richiedeva una certa perizia. Man mano che si alimentava il fuoco, mia nonna prima con il dito e poi con il gomito (!), si accertava di continuo che la temperatura non superasse i 37° - 38°. E non avendo a disposizione un termometro si lasciava guidare dall’esperienza.

Raggiunta la temperatura ideale si toglieva il recipiente dal camino e si versava il caglio. Con il passare dei minuti l’azione del caglio formava la pasta del formaggio separando la parte liquida da quella solida. La lavorazione successiva avveniva secondo le antiche tradizioni casearie:  prima si lavorava la pasta con le mani e si compattava, poi veniva sistemata nei  contenitori, nelle fuscelle, fruscell in dialetto, e infine si premeva forte per far fuoriuscire il siero.

Nei giorni successivi, la massa di pasta, ormai compatta, si salava più volte. Dopodiché il formaggio, ancora fresco, si toglieva definitivamente dalle fuscelle, una volta intrecciate con il giungo, e veniva sistemato in un locale idoneo per la definitiva stagionatura. Invece, dal liquido rimasto nel contenitore si otteneva la ricotta…

Che cosa posso aggiungere ancora a questo racconto, per me molto istruttivo, se non l’ammirazione per quelle famiglie che hanno saputo, in un’epoca, non certo facile, funestata da ben due guerre mondiali, individuare ed instaurare quei necessari e indispensabili rapporti di solidarietà senza i quali sarebbe stato molto più arduo vivere. Ovviamente la solidarietà non veniva praticata solo in occasione del latte in prestito, ma in tanti piccoli e grandi lavori domestici e di campagna.

Ho voluto raccogliere questa testimonianza di mia madre e trasmetterla, anche per un debito di riconoscenza nei confronti di quelle generazioni a cui appartengono i nostri nonni e genitori, che per tanto tempo, e forse ancora oggi, sono vittime di pregiudizi diffusi e di atteggiamenti sprezzanti, come si può facilmente intuire dagli epiteti che vengono loro spesso rivolti, come: cafoni, buzzurri, pecorai, terroni, zappatori, ignoranti,…

E’ vero, molti di loro erano analfabeti, alcuni sapevano a mala pena leggere e scrivere, ma hanno saputo unire i loro singoli sforzi per affrontare meglio la vita. Hanno compreso il grande valore della condivisione perché solo unendosi hanno potuto sopravvivere.

Una bella lezione, frutto della sapienza antica, per le nuove generazioni che, spesso, forti di una presunta superiorità intellettuale, di fronte alle nuove sfide, preferiscono rinchiudersi in un desolante e sterile individualismo. Per fortuna non sempre è così…

 Michele Meomartino

domenica 9 novembre 2014

Inquinamento e problemi psicosomatici nell'infanzia



I problemi comportamentali sono nella lista degli impatti sulla salute e sullo sviluppo dei bambini legati all'esposizione all'inquinamento atmosferico della madre. Lo sapevamo già, ma dagli USA arriva una nuova conferma: stiamo preparando una società malata, meno pronta ad apprendere, meno sociale e meno produttiva.  Sono i nostri figli, le generazioni future. Ma se decidessimo di intervenire riducendo le emissioni, ci sarebbero benefici quasi immediati.

Secondo uno studio pubblicato su PLOS ONEl'esposizione della madre incinta all'inquinamento atmosferico può aumentare la probabilità che il suo bambino non ancora nato sia affetto da disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Lo studioche ha esaminato 233 donne incinte a New York, ha scoperto che i figli delle donne che sono state esposte ad alti livelli di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) durante la gravidanza hanno cinque volte più probabilità di avere sintomi che sono in linea con ADHD.

"Questo studio suggerisce che l'esposizione agli IPA presente nell’aria a New York City può svolgere un ruolo nell’ADHD dell’infanzia - ha detto in una dichiarazione l'autrice principale dello studio, Frederica Perera,docente di Scienze della Salute Ambientale presso la Mailman School of Public Health della Columbia. - i risultati sono preoccupanti in quanto i problemi di attenzione influenzano il rendimento scolastico, le relazioni sociali, e le prestazioni sul lavoro."

"I geni hanno bisogno di qualcosa che li informi per sapere come lavorare". Lo dicono da tempo anche medici e ricercatori italiani (Burgio, Gentilini e altri): "ciò che avviene nei primi nove mesi di gestazione può essere più importante di quanto avverrà nel corso dell'intera vita". Ne ho scritto pochi giorni fa, riepilogando la situazione in occasione della pubblicazione di un altro articolo scientifico che trattava della correlazione tra inquinamento ambientale e autismo. 

Il razzismo ambientale. Gli IPA sono inquinanti tossici che vengono rilasciati attraverso la combustione dicarbone, petroliogas o tabaccoe si formano anche nella cottura della carne a temperature elevateTutte lemadri seguite dai ricercatori USA respiravano IPA durante la loro vita quotidiana ma lo studio rileva chel'esposizione agli IPA è spesso più acuta nelle popolazioni non-bianche.

"La popolazione urbana e le minoranze negli Stati Uniti hanno spesso un’esposizione sproporzionata all'inquinamento atmosferico ed è a maggior rischio di effetti avversi per la salute e lo sviluppo a seguito di questa esposizione," hanno scritto i ricercatori.

Si chiama razzismo ambientale e da tempo ha smentito l’ipotesi che l’inquinamento, almeno quello, sia democratico. Questo legame tra status socio-economico e esposizione all'inquinamento atmosferico è stato sottolineato in altri studiall'inizio di quest'annoi ricercatori dell'Università del Minnesota hanno scoperto che le minoranzenel loro insiemerespirano più inquinamento rispetto ai bianchi, risultati che  -uno dei ricercatori ha detto al Washington post  - "probabilmente hanno implicazioni per la salute."

I ricercatori della Columbia non sono sicuri ancora esattamente di come gli IPA influenzino il cervello in via di sviluppo e portino a un più alto rischio di ADHDGli inquinanti possono agire come interferenti endocrini,scrivonoo potrebbero portare ad una diminuzione dello scambio di ossigeno e nutrienti nel cervello in via di sviluppoMa lo studio mette in chiaro che l'esposizione agli IPA durante la gravidanza dovrebbe essere evitato il più possibile - sia prima che dopo che il bambino è nato.

"Il periodo prenatale è critico a causa dei grandi cambiamenti a livello cellulare e strutturale che si verificano durante questa fase di sviluppo",  hanno spiegato gli autori"Tuttavia, poiché lo sviluppo del cervello e la crescita si verificano durante l'infanzia, anche l'esposizione post-natale agli inquinanti ambientali puòinfluenzare lo sviluppo neurologico e di comportamento dei bambini."

Ricerche precedenti hanno collegato l'esposizione all'inquinamento atmosferico ad altri ritardi dello sviluppo e problemi di saluteUno studioanch’esso dei ricercatori della Columbia University, ha legato l’elevata esposizione prenatale all'inquinamento atmosferico (compresi IPAfumo di tabacco e pesticidiritardi nello sviluppo cognitivo nei primi tre anni di vita di un bambino. Gli studi hanno anche scoperto che l'esposizione IPA può influenzare il QI e il comportamento di un bambinoUn altro studio del 2013 ha rilevato che con un’alta esposizione all'inquinamento atmosferico nei primi due mesi di gravidanzaaumentano notevolmente le probabilità di un bambino non ancora nato di avere difetti alla nascita.

L'inquinamento atmosferico è stato anche legato a gravi impatti sulla salute negli adultiTanto che l'Agenzia Internaizonale per la Ricerca sul cancro ha inserito lo smog tra i cancerogeni certi per l'uomo.L'esposizione a lungo termine è stata collegata a danni renaliictus, attacco cardiaco, ritmo cardiaco irregolare e alla morteQuesti gravi effetti sulla salute rientrano tra le ragioni per cui alcuni operatori sanitari americani hanno lodato il piano dell’Environmental Protection Agency (Agenzia per l'Ambiente USA) sulla riduzione delle emissioni di carbonio dalle centrali elettriche, che l'agenzia ha proposto questa estate.

"miglioramenti ottenuti in termini di qualità dell'aria associata a un forte livello di inquinamento di carboniodovrebbero avere benefici quasi immediati, riducendo le malattie e le morti premature," hanno scritto iricercatori di Harvard in uno studio sui benefici della normativa sul carbonio"Inoltrela riduzione dell'inquinamento atmosferico aiuterà a continuare a invertire il danno portato da anni di deposizioni acide, di azotoe di mercurioIn questo modo, i nuovi standard di inquinamento di carbonio sono in grado di proteggerela salute pubblica e contribuire a ripristinare le forestele acquee la fauna selvaticama anche di mitigare i cambiamenti climatici".

Fonte secondaria: http://speziapolis.blogspot.it/