Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

domenica 17 novembre 2013

Puglia:“mal affaire Xylella” - Guariti dalla natura gli ulivi del Salento, senza ricorrere ai veleni CE

Si ritirino e blocchino i 2 milioni di euro per il biocidio dei ruscelli, la Regione Puglia li ridestini per i rimboschimenti!


Foto Daniela Santelli

Le voci circolavano già da alcuni giorni, ma domenica 17 novembre 2013 tanti cittadini attenti hanno voluto verificare con i loro occhi, e si son recati nelle aree definite “rosse”, di massima pesantezza del fenomeno (dette anche “d'insediamento”), ma vi hanno trovato gli alberi d’ulivo, che nei mesi scorsi avevano perso le foglie, in pieno vigore rigenerativo, e non solo dalla base vi stanno spuntando innumerevoli polloni, ma anche nuovi germogli dai grandi tronchi, nelle parti alte. Tutto questo in uliveti abbandonati, che non hanno subito nessun intervento “curativo”, (potatura del secco o trattamenti specifici su piante e suolo) ed è tutto un tripudio di germogli e di nuova vivissima vegetazione! 

Le tante foto, che smascherano il bluff del “mal affaireXylella”, messe subito in rete, hanno avuto, in pochissimo tempo, un’ immensa condivisione che continua in queste ore. L’indignazione è tanta nei cittadini del Salento, e non solo! Ad accorgersi di tutto questo anche alcuni giornalisti più attenti e critici che, nei giorni scorsi, sui quotidiani locali avevano parlato di ulivi, che come dei “Lazzaro” dei Vangeli, stavano risorgendo proprio nelle aree dove gli strani tecnici, comparsi nella vicenda, avevano parlato di “cimitero” di ulivi. Dicevano, dopo solo pochissimi giorni di sopralluoghi: “le piante d’olivo si son eradicate lì da sole, sono morte e non c’è alcuna speranza!”. E, poi, persino chi diceva: “i terreni lì sono ormai contaminati e mai più vi potrà essere ripiantato l’olivo”, sebbene poi anche alcune varietà di olivo, nella “zona rossa”, non hanno mai presentato alcun disseccamento! L’area interessata comprende dagli 8.000 ai 10.000 ettari, gli uliveti su cui penderebbe lo spettro dell'eradicazione, che taluni stanno tentando di imporre, contano una numerazione che va dai 6.000 ai 600.000 alberi d'olivo, più i mandorli, e tutte le altre specie su cui potenzialmente potrebbe vivere la Xylella, oltre alla correlata flora autoctona dei canali e dei “sipali” (la macchia di vegetazione spontanea lungo i margini dei campi), delle iper-tutelate macchie, più il verde urbano, privato, pubblico e stradale! Numeri biblici, per uno scenario di devastazione da film di fantascienza! Nocivi pesticidi contro i potenziali vettori della Xylella – le cicalellidi - ( e di conseguenza contro tutti gli altri insetti) e diserbanti chimici da gettare con la scusa di eliminare tutti i definiti “serbatoi di inoculazione”, (si parlava, persino, di irrorazione dall'alto con l'uso degli aerei), e squadre, financo, di militari, lanciafiamme contro erbe e muschio, ed eradicazioni! Si è parlato, non a caso, con preoccupazione e rabbia da parte dei cittadini, di “shoah degli ulivi”, e di “olocausto chimico del Salento”, e in tanti hanno perso il sonno per via degli incubi di tutto questo assurdo scenario da guerra contro tutto ciò che vuol dire Salento! La sintomatologia degli alberi l’avevano definita, gli strani tecnici, “complesso del disseccamento rapido dell’ulivo”, forse dovremmo parlare di “indotta psicosi dell’agognato, da alcuni, disseccamento rapido degli ulivi salentini”, che tutto sono meno che disseccati e morti, ma un tripudio di vita che ritorna! E, in effetti, non nutrivamo dubbi sulla proverbiale forza rigenerativa dell’olivo, e non a caso, il suo ramoscello è a contorno di ogni stemma civico dei comuni d’Italia! 

Avevamo, per questo, anche invitato, seguendo i più attenti veri tecnici scesi in campo, a considerare e studiare il fenomeno sotto molteplici aspetti, considerando l’effetto dello stress idrico estivo, particolarmente prolungato, tanto più nella fascia occidentale salentina, ed altri fattori chimico-fisici, di natura antropica, o meno, riguardanti le falde, l’aria, i suoli, l’ inquinamento più o meno doloso che fosse, e avevamo invitato ad indagare le pratiche insane, svolte in taluni oliveti, avvelenati dalla agrochimica da troppi anni irresponsabilmente, per capire i motivi di estivazione con disseccamento di alcuni rami, o di indebolimento immunitario, con regressione vegetativa, degli alberi; fattori, che andavano studiati con rigore e serietà, e che avevano favorito l’insorgenza, infatti, non di uno solo, ma di più patogeni, come anche da tutti i tecnici riconosciuto, sugli alberi indagati presentanti la sintomatologia in questione.
Il brutto gioco messo ad arte in traballanti piedi, e che oggi crolla rovinosamente, è ormai fin troppo palese. Dopo esser stati chiamati ad intervenire per studiare la particolare sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi, (chiamati anche da alcuni nostri attivisti, cittadini sensibili all’ambiente), dei tecnici preposti giunti sui luoghi vi trovano sugli alberi diversi patogeni, insetti e muffe, ma anche poi un batterio, di questo i primi studi ben dimostrano essere non patogeno per alcuna coltura, e addirittura un batterio che da studi scientifici pubblicati in letteratura, inoculato, negli esperimenti condotti sull'ulivo, non ha dato mai sintomatologie patogene “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l'olivo” (articolo pubblicato il 30 ottobre 2013 sul sito della Accademia dei Georgofili, per l' ‘approfondimentto sul caso degli olivi salentini). 

Per cui, dai tecnici locali, si è presentato tale batterio, qui nel Salento, come concausa della sintomatologia degli ulivi; sintomatologia bollata subito come “terribile contaminante epidemia senza alcuna speranza”; finché, poi, nelle uscite sui media più nazionali, dai medesimi tecnici, il batterio trovato è stato presentato come il principale imputato responsabile, il “batterio killer”! E così, è stato anche presentato da tutti gli enti sciacallo, e politicanti, accorsi sulla scena come avvoltoi per banchettare del Salento e sui possibili lauti fondi europei, nazionali e regionali così ottenibili. Dove è il gioco allora: quel batterio è una sottospecie della Xylella fastidiosa, che per i danni fatti da altre sottospecie diverse del medesimo batterio, soprattutto in aree extra-europee, soprattutto in America, è stata inclusa come patogeno da quarantena in Europa! E, l’Europa, pertanto in sua presenza invita i paesi membri ad attivarsi per eradicare il batterio o per contenerlo! Mentre qui tutto questo lo si voleva fare, da parte dei tecnici scesi in scena, nella maniera più radicale e forsennata possibile, in forme estremiste pazzesche mai vistesi prima: eradicando la foresta degli ulivi del Salento e facendo un deserto piro-chimico avvelenato di ogni cosa! 

Per di più i cittadini mobilitatesi da subito, davanti a una sentenza troppo efferata da parte di uno studio durato pochi giorni, hanno scoperto che gli stessi enti, che oggi volevano imporre la quarantena daXylella diffondendo terrore in tutt’Europa, in Italia e nel Salento, avevano tenuto tre anni fa, un corso, e proprio in Puglia, per formare tecnici sull’applicazione della “quarantena da Xylella fastidiosa”, spiegando, allora, come si legge ancora sui loro siti internet, che di questo batterio non c’era traccia in Europa, e coinvolgendo le università d’oltreoceano, oggi, da quegli stesi enti, chiamate qui ad intervenire come novelli “salvatori”, in un clima oscurantista di nulla trasparenza scientifica! Tanti interrogativi, dunque, su tutta questa vicenda. 

Per di più l’innocuo batterio potrebbe essere persino endemico ed endofito, come anche ipotizzato da alcuni stimati docenti universitari locali, ovvero presente ovunque e da sempre nel Salento in maniera del tutto asintomatica, ergo, da qui, la possibilità di distruggere senza freni, con l'estremizzazione della quarantena, l’intero paesaggio salentino, e di emungere immense risorse statali e comunitarie a “difesa” dell’Italia e dell’Europa, da cosa dunque?! Il tutto condito da un’irresponsabile, per non dire altro, clima terroristico strumentale, mistificatorio e falso scientifico. Senza una diagnosi alcuna, o con una traballante diagnosi, vacillante e scarna, contestata anche pubblicamente da locali ricercatori universitari, si voleva procedere, o meglio, imporre con sanzioni e coercizioni, persino contro chi si sarebbe opposto: la TERAPIA FINALE, che ha richiamato alla mente i terribili filmati, (ridiffusi non a caso in rete dai virtuosi cittadini, in questa folle emergenza speculativa devastatoria!), degli americani che gettavano il diserbante “agente orange” sui bordi dei canali e sulla tropicale lussureggiante foresta vietnamita per defogliarla, disseccando ogni cosa, e avvelenando le genti locali con conseguenti e mostruosi effetti mutageni sulla prole per decenni. Il progenitore dei moderni odiosi diserbanti chimico-industriali da vietare!

Li abbiamo chiamati per osservare, analizzare e curare una sintomatologia particolare e poco nota degli ulivi, al fine di un’estate siccitosa, e di una prolungata estate dal punto di vista termico, fenomeno naturale possibile, che ha portato anche quest’anno, eccezionalmente, ad anticipate fioriture autunnali di tantissimi alberi nel Salento, e questi non solo non studiavano e curavano un bel nulla, ma si dedicavano a promuovere l'eradicazione del presunto paziente e di ogni possibilità di sua rigenerazione, avvelenando e cancellando tutto il vivente! 

Da troppo tempo, ormai, stiamo assistendo a vergognose e continue campagne di terrorismo speculativo sui naturalissimi parassiti delle piante, non ultima quella sui nostri lecci, in cui strani tecnici e politicanti, gridano al disastro, e mica per curare, ma solo per avere fondi pubblici per estirpare le piante, o potarle a morte, e per spandere tonnellate di prodotti chimici nocivi di ogni genere! Piante che diventano lucrosa biomassa. Interventi chimici che non hanno nessun effetto curativo, ma incrementano i danni a piante ed ambiente, mentre dove non giunge la mano sporca e velenifera dell’agro-chimica-speculativa i boschi di leccio son in perfetta ripresa! Così per il volgare mercato delle biomasse vengono fatti fuori con mille falsità pseudo-tecniche, falso-scientifiche e falso-forestali i nostri bellissimi e preziosissimi pini mediterranei ovunque, e non solo i pini! Un’ecatombe speculativa, immorale e intollerabile da fermare con massima urgenza, procedendo alle ripiantumazioni delle medesime specie! Ed oggi la stessa malsana macchina guarda famelica agli ulivi! Le parassitosi sono fenomeni naturalissimi e transitori, e al più effetti di squilibri in cui intervenire ricostruendo gli ecosistemi, ripiantando di più, anche proprio le piante colpite, e favorendo così anche il ritorno dei predatori naturali, quanto più autoctoni possibile, dei parassiti, per ripristinare equilibri alterati a volte dallo stesso uomo; ricreando gli habitat degli insetti insettivori, le macchie ripariali e dei “sipali”, le stesse che oggi si vorrebbero cancellare nel Salento, in preda alla follia più cupa; non, dunque, cancellando parassiti, piante parassitate o semi-parassitati, e gli eventuali insetti vettori, cancellando ogni insetto ed il loro ecosistema, come nel parossismo intollerabile raggiuntosi con il “mal affaire Xylella” ora in Puglia! 

Dobbiamo, invece, aumentare non diminuire la biodiversità! Attenti agronomi, ancora chiamabili così con onore, han ad esempio osservato come a Barcellona tante palme son sane, e sopra vi nidificano i pappagallini mediterranei ed europei della specie Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), questi stessi parrocchetti son stati visti predare in volo dei Punteruoli rossi (il parassita delle palme) anche nel Salento! Ma c’è persino chi, nel Salento, vede i pappagallini giunti in migrazione (come da sempre) e, anziché gioire per questa nota colorata di biodiversità comunque mediterranea da favorire, grida all’animale alloctono, sbagliando, e ne chiede lo sterminio, poveri ciechi la cui ignoranza è promotrice di intollerabili ecocidi, e poi chiede la nociva fito-chimica industriale per salvare le palme alloctone … che non ha salvato un bel nulla! Contraddizioni che nascono da una non conoscenza della Natura e dei suoi equilibri. Così si deve piantare più palme mediterranee in reazione, non smettere di piantare palme, come la Palma da dattero (Phoenix dactylifera) e la italica Palma nana (Chamaerops humilis). 

In Puglia ora, sul “mal affaire Xylella” pendono pesanti gli spettri della speculazione del mercato della biomasse, delle multinazionali della agro-chimica industriale, persino, degli OGM per produzione di biocarburanti, come quelli di mille speculazioni consuma suolo. Tutto quanto scoperto e diffuso in rete dai cittadini in pochi giorni, è impressionate. I legami di accordi e convegni di diversi enti ed associazioni di categorie, scese in scena in questi giorni, con le ditte delle industrie che speculano sulle biomasse; il finanziamento delle ricerche di università d’oltre oceano, oggi coinvolte nella questione Xylella in Puglia, da parte di multinazionali della agrochimica e degli OGM, il progetto Alellyx (che è impressionantemente l'anagramma del nome Xylella, con cui in paesi poveri i colossi mondiali delle multinazionali degli OGM e dei brevetti sulle sementi, son entrare ad egemonizzare le economie dei paesi del sud America, utilizzando la Xylella, come cavallo di Troia, per imporre varietà brevettate, presentate come ad essa resistenti, al posto della tradizione agricola delle locali genti per la produzione in prevalenza di bioetanolo); ecc. Nei dossier e comunicati dei giorni scorsi abbiamo riportato solo alcune delle tantissime contraddizioni della vicenda, per cui rimandiamo a quelle pagine già diffuse ed inoltratevi. 

Qui si osservi solo come l’altro giorno, nelle aree definite più colpite, dove i giornalisti hanno ben visto e segnalato i resuscitati olivi, (imbarazzanti per diversi di quei tecnici!), tecnici, gli esperti americani, e tantissimi giornalisti e curiosi, scorrazzavano sui presunti terreni contaminati senza alcuna protezione di profilassi, in una spettacolarizzazione oscena e ridicola, in cui si andava a caccia di insetti con i retini! Se vi fosse stata una epidemia, agire in tal modo voleva dire permettere ai giornalisti convenuti da tutta la Puglia e non solo, di infettare l’intera regione, una volta spostatisi da lì con le loro medesime suole delle loro scarpe che avevano calpestato i tanto “contaminati” terreni dal “terribile” batterio! Un’epidemia ad intermittenza, insomma, e con tante possibili deroghe alla bisogna! 

Ora dovremmo ribattezzarlo il “batterio della risurrezione”!? Di fronte agli olivi che risorgono più onorevole sarebbe un “scusate ci siamo sbagliati!”, invece crediamo sia anche possibile assistere ancora a disonorevoli arrampicate falso-scientifiche ed illogiche sugli specchi! Questa segnalazione poi degli olivi che risorgono doveva venire data con giubilo da quegli stessi tecnici, ma invece … nulla, e come sempre devono essere giornalisti attenti e cittadini a colmare queste preoccupantissime mancanze! Più d’uno, oggi, dovrebbe pensare a dare le dimissioni, di fronte a questa scandalosa vicenda, e ci auguriamo che i futuri urgenti quadri tecnici e politici sian fatti di persone responsabili, preparate e di alta onestà intellettuale e scientifica, nonché persone attente davvero alla cura dell’ambiente, e senza ombra di rapporto con le industrie della agro-chimica, delle biomasse per le agro-energie, e lobby di altri interessi consuma-suolo. Sia questa l’occasione per fare rinascere nel segno della salubrità il paesaggio pugliese, all’insegna delle pratiche virtuose e dei principi che abbiamo raccolto nel “Manifesto per l'urgente riconoscimento del vasto ecosistema dell'uliveto quale Agro-Foresta degli ulivi di Puglia!”

Vanno strappate a tutti gli “agronemici” le decisioni per il nostro futuro! Ringraziamo i tantissimi cittadini che hanno permesso, con le loro innumerevoli professionalità di smascherare il “mal affaire Xylella”. La nota più positiva, di tutta questa volgare mostruosa vicenda, è stata il loro impegno, come il loro cuore, la loro indefessa virtù, il loro Amore per il Salento! 

Ora nel segno degli ulivi che riverdeggiano dobbiamo difendere tutti insieme la nostra salute, il nostro paesaggio, la nostra storia e la nostra biodiversità, nonché la nostra salubre tradizionale economia costruttrice di paesaggio pittoresco, attraverso il coinvolgimento di tutti gli enti ancora sani della nostra Regione, Nazione e Comunità Europea, e chiedendo tutela in tutte le sedi preposte per fermare la follia speculativa della “quarantena” pro deserto piro-chimico artificiale del Salento. E dovevano essere i medesimi tecnici e amministratori a spiegare anche all’Europa che non era il caso che si applicasse la quarantena, date le caratteristiche del batterio salentino e gli studi lacunosissimi ancora in corso, invece hanno fatto l’esatto contrario! Assurdo! 

La Regione Puglia deve d’urgenza fermare i 2 milioni di euro stanziati ai consorzi di bonifica, nel quadro della quarantena, per il biocidio della flora dei canali, che son i rivi, i fiumi di Puglia, dove vi è il rischio non solo del taglio meccanico dei canneti, che rinascono, ma anche dell’uso della chimica ad avvelenamento immorale di suoli, aria, ed acqua, intollerabile, e il serio rischio di taglio eradicativo degli alberi ripariali, protetti, che con le loro radici trattengono gli argini terrosi degli stessi rivi. 

Ma in questa corsa forsennata tutto il vietato diventa possibile, in un carnevale della politica amministrativa senza alcuna logica, e suicida per il Salento ed i salentini! Quei soldi siano ridestinati ad opere di rimboschimenti con piante autoctone naturali NO OGM , magari da fare eseguire ad enti pubblici (eventualmente anche gli stessi) e privati! Come agli orti botanici universitari, e alla Forestale! Più alberi sui canali, non l’eradicazione degli esistenti che finirebbero come biomassa chissà dove, spacciati anche come lucroso rifiuto che non sono! 

La Comunità Europea deve indagare su tutto quanto stava avvenendo, a danno di ogni cittadino europeo qui in Puglia, nel “mal affaire Xylella”, e avviare inchieste urgenti perché simili manovre oscene non si ripetano mai più, né qui, né altrove! 

Il vero problema principale e precedente da risolvere è l’uso della chimica nell’olivicoltura che va risolto imponendo la conduzione dell’oliveto all’insegna delle filosofie del biologico e delle buone pratiche agricole. Ed oggi, invece, si voleva persino aggiungere chimica a chimica (quando una delle potenziali cause che può rendere un agente da endofito e innocuo a patogeno è proprio lo stress chimico!).

Il danno di immagine all’economia salentina creato da questi irresponsabili nel “mal affaire Xylella” è immenso ed inquantificabile, ma è l’ultimo dei problemi oggi, e siamo certi sarà risolto in breve tempo, ora che la stessa Natura, come sempre, dopo le copiose piogge autunnali, ha smascherato il piano di ecatombe biocida che, taluni, stavano portando avanti, progettando di fare di 10.000 ettari di Salento, e forse oltre, letteralmente “tabula rasa”! Arrivando persino a dire: “anche senza sintomi, piante da abbattere!”. Bestemmie, insomma, contro il sacro olivo ed il Salento terra di Atena dei messapi, dea dell’olivo! Un progetto inqualificabile dove ognuno ha il diritto di aggiungervi tutti gli aggettivi che ritiene più opportuno!

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali
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c/o Ospedale di Maglie "M.Tamborino"
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Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2
Spazi Popolari Sannicola (Lecce)

"Azione nonviolenta", rivista del Movimento Nonviolento, recensione




E' uscito il numero di Novembre 2013 di "Azione nonviolenta", rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Nel numero di Novembre 2013: Il nostro impegno per il futuro, di Mao Valpiana; Un quattro novembre diverso e costituzionale, a cura del Movimento Nonviolento; Massimo Paolicelli, un amico della nonviolenza, di Marco Damilano; La settimana del disarmo e la sua rimozione, di Pasquale Pugliese; Arena di pace e disarmo, a cura del Movimento Nonviolento; Siria, la fatica di stare con la rivoluzione, di Gianluca Solera; Baghdad, città della pace dove si legge Gandhi, di Martina Pignatti Morano; Un tu più affettuoso. La questione animale, di Gabriella Falcicchio; Una nuova alleanza con i fratelli animali, di Franco Libero Manco; Ascoltare e praticare la nonviolenza. Un invito attivissimo, di Daniele Taurino; Immigrazione e nuova socialità, di Vincenzo Taurino; Gli obiettori europei difendono i diritti di tutti, di Sam Biesemans.

Le rubriche: Osservatorio Internazionale. In Colombia gli ex combattenti lasciano le armi per il lavoro, a cura di Caterina Bianciardi e Ilaria Nannetti; Cinema. Storie maledette di bulli e pupe, a cura di Enrico Pompeo; Religioni e Nonviolenza. Dalla paura di morire alla paura di uccidere, a cura di Enrico Peyretti; Musica. Le nostre canzoni nella super classifica, a cura di Paolo Predieri; Libri. La difesa nonviolenta sulle sponde mediterranee, a cura di Sergio Albesano. Il Calice. Grazie a Paul Klee, di Christoph Baker; Lettere. Lanciamo una sottoscrizione per la nostra rivista, a cura della Redazione.

In copertina: Il mare continua a restituire corpi
In seconda: Indice
In terza di copertina: Materiale disponibile
In ultima: L'importante è vincere

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sabato 16 novembre 2013

Bussoleno, 7 dicembre 2013: "NO TAV - Diritto alla Resistenza"

logoDiritto alla Resistenza, nella Valle che non si arresta.
7 dicembre 2013 – dalle ore 10.00
Bussoleno Teatro Don Bunino
www.notav.info
La criminalizzazione in atto contro il movimento notav è una strategia giocata su più fronti, che nel suo agire in maniera coordinata tra le parti assume molteplici aspetti e rivela la volontà di abbattere una resistenza popolare che da oltre vent’anni si batte, con metodo e condivisione, contro un’opera imposta con la forza.
La storia del movimento notav è cristallina, così come lo è la sua lotta, fatta da momenti di partecipazione elevatissima che costituiscono la forza reale di una comunità che si è trasformata, in movimento, passo dopo passo.
Una delle caratteristiche preponderanti degli ultimi anni di azione del movimento è rappresentata da una ricerca continua nel portare avanti le proprie istanze, praticando il conflitto e costruendo sempre maggior consenso attorno a sè.
Pratiche liberanti come quelle delle Libere Repubbliche sono oggi nel mirino della magistratura, così come la resistenza legittima che il popolo notav compie contro un cantiere e un apparato militare che più passa il tempo e più appaiono un corpo estraneo ad un territorio e alla sua popolazione.
Oggi ci sono più soldati in Valsusa che in Afganistan, sintomo che la lotta del popolo valsusino fa paura al potere delle lobby del Tav, che sempre più sono sinonimo di Stato.
Nell’ultimo periodo i reati contestati ai notav sono cresciuti di qualità arrivando ad indagare alcuni giovani per terrorismo ed eversione.
Il movimento, imbattibile politicamente, lo vorrebbero sconfitto nei tribunali e sulle pagine dei giornali, mettendo in atto una strategia articolata e battezzata da figure illustri di entrambi i campi.
Nonostante questo, il movimento notav non si arrende e prosegue il cammino della lotta popolare con determinazione, affermando nel momento in cui è sotto attacco, il proprio Diritto alla Resistenza, vivendolo, praticandolo, organizzandolo.
Il nostro e quello dei movimenti sociali è un diritto che non ha giurisprudenza, ma è in essere nelle lotte e nei movimenti che si battono per cambiare radicalmente l’esistente.
Di questo discuteremo il 7 dicembre, smontando pezzo per pezzo la strategia di criminalizzazione e repressione nei confronti del movimento notav, affermando ancora una volta il nostro Diritto alla Resistenza.

Programma

mattino ore 10.00  tavola rotonda

-la risposta giudiziaria e repressiva: misure cautelari, fogli di via, il concorso di persone nel reato, il salto di qualità dell’estate 2013, la nuova categoria interpretativa del terrorismo
Rel. Avv Claudio Novaro

-Il ruolo dei media  nel conflitto: Noi non chiediamo ai media di essere razionali, noi li rendiamo razionali. Le loro parole, i loro obiettivi, i loro perché.
Rel Maurizio Pagliassotti – giornalista

-Alta velocità nel diritto ‘No Tav’: confronto fra tempi e risorse contro e pro No Tav; l’Operazione Hunter; l’uso dei gas lacrimogeni.
Rel avv. Stefano Bertone

-Conflitto sociale e magistratura: i processi in corso in altre città italiane, il reato di devastazione e saccheggio, i reati associativi.
Rel Avv. Simonetta Crisci

-La militarizzazione del territorio valsusino e le conseguenze sulla vita delle persone: espropri, libertà di circolazione.
Rel. avv Emanuele D’Amico

-Il diritto di resistenza nelle lotte e nelle costituzioni in America Latina.Rel. Maria Teresa Messidoro
- Libertà d’espressione: segnali preoccupanti in reteRel. Carola Frediani, giornalista

Pranzo h13.00

h.14 Proiezione inedita di Fermarci è impossibile
Il racconto in immagini, dentro il movimento, degli ultimi tre anni di lotta No tav in Valsusa, dal periodo dei sondaggi del 2010 alle ultime iniziative dell’estate 2013
a cura di: Centro Sociale Askatasuna – Comitato di Lotta Popolare

A seguire assemblea con interventi di:

- Ordine pubblico e conflitto sociale: il processo per devastazione e saccheggio dopo il G8 di Genova 2001
rel. Campagna 10×100

-Presentazione della campagna “Se non con Marta quando? Se toccano una toccano tutte“
rel. Movimento notav Pisa

- Malapolizia – Un’inchiesta-verità sugli abusi di polizia in Italia.
 Rel. Adriano Chiarelli

-Autodifesa digitale: gli smartphone
rel. InfoFreeFlow (Bologna) e Cyber Resistance (Milano)

- Oltre il 15 Ottobre 2011: la libertà di movimento ai tempi dell’austerity.
Rel L.o.a Acrobax/Supporto legale 15 Ottobre

-Noi saremo tutto  ” La tortura è di stato! Rompiamo il silenzio “
Rel. Collettivo Militant

-Campagna Amnistia Sociale – Osservatorio sulla Repressione.
Rel. Italo Di Sabato
A cura del Movimento NOTAV

venerdì 15 novembre 2013

Almo di Piumazzo - Novembre non è un mese morto...



Buongiorno a tutti, ho scoperto di essere del profilo 4 dell’enneagramma (corso iniziato martedì, ma aperto a chi volesse partecipare) e questo spiega molto della mia poca propensione all’organizzazione. L’impegno con cui tento di migliorare questo mio aspetto è la “cura” più giusta, mi impegnerò quindi sempre di più.

Ringrazio tutte le persone che hanno reso bellissima la festa di San Martino, davvero un bel momento: le persone che ci hanno aiutato e quelle che hanno partecipato.
Ora sono pronto per pianificare tutto, anzi, devo farlo come compito :)


Questi sono alcuni degli appuntamenti di novembre che abbiamo in programma:

Novembre
venerdì 15 - serata verde -
martedì 19 - feng shui -
mercoledì 20 - inglese per bambini -
venerdì 22 - incontro con l’autore Alessio Costa -
sabato 23 - cavoli, castagne, crisantemi -

venerdì 15 alle ore 21 - "Serata verde" con la socia Adipa Emanuela Vanda 
Curatrice da 10 anni un giardino situato alle pendici del Monte Cimone (Modena) di cui  racconterà  segreti e vicissitudini.
serata aperta

martedì 19 novembre - Corso introduttivo Feng Shui - di Lorella Zocca
Come mettersi in contatto con il mondo sottile delle energie. La casa come specchio della salute psico fisica di chi la vive.
incontri martedì 19-26 novembre; 3-10-17 dicembre; 14-21-28 gennaio

mercoledì 20 novembre -ore 16,30- Inglese per bambini (6-12 anni)
Le lezioni si svolgono interamente in lingua inglese in un clima divertente e giocoso, attraverso giochi, canti, balli e mimica.
Gli incontri sono preparatori alla realizzazione di una rivisitazione teatrale della favola Pinocchio che sarà presentata alla fine del corso.
Insieme ai bambini si realizzeranno attività artistiche e laboratori che servono a preparare insieme gli allestimenti e la rappresentazione teatrale vera e propria che avverrà l’ultimo giorno del corso.

DURATA: 10-12 incontri di 75min ciascuno
ORARIO: mercoledì 16.30-17.45 - dal 27 novembre
PRESENTAZIONE: mercoledì 20 novembre ore 16,30

venerdì 22 novembre -ore 21- LA LIBERTÀ DENTRO incontro con l’autore Alessio Costa
Per capire e scoprire aspetti poco conosciuti di una storia ancora troppo recente, che pensiamo di esserci lasciati alle spalle, ma che ancora incombe sulle nostre coscienze e che si ripete accanto a noi, anche se non lo vogliamo accettare. Conoscere la storia attraverso un romanzo nato con lo scopo di palesare una realtà, per non dimenticare, mai, a quali estremi l’odio può portare.

L’inerme Giacomo, soggiogato da una madre carceriera, piange un amore che crede perduto. Sua figlia Flavia per tutta la vita sente di sé il marchio di una vergognosa diversità. Il feroce giudice del KGB Ivan si trova intrappolato nelle maglie della sua stessa rete. Il ribelle e sognatore Gleb combatte contro i mulini a vento dell’arbitrio totalitario. Lo sfortunato Alberto viene imprigionato nell’inferno sulla terra e la piccola Nastja, strappata alla famiglia durante una deportazione di massa, troverà la sua vera ragione di esistere.
Le parabole ascendenti e le rovinose cadute negli abissi della cattiveria umana legano indissolubilmente il destino di sei vite accomunate da un unico scopo: liberarsi dalle gabbie dentro le quali la società ci imprigiona e raggiungere la vera libertà, quella interiore.
serata aperta


sabato 23 novembre -ore 20,30- CASTAGNE, CAVOLI, CRISANTEMI
in collaborazione con Romano e Gilberto - Garage (Bazzano) –
A tavola per conoscere la cultura del verde: degustazione, divagazioni e approfondimenti pratici per conoscere le piante in ogni loro aspetto. Un verde come ci pare proposto come stile di vita, tempo libero o ingrediente per il proprio benessere, da gestire in giardino o in terrazzo.
Ogni portata avrà un cappello introduttivo che racconta l’ingrediente principale (benefici, metodo di coltivazione, storia). Dopo la cena si entrerà nel vivo delle curiosità e ci sarà lo spazio per le Vostre domande.
Prenotazione obbligatoria entro giovedì 21 novembre

poi si passerebbe già a dicembre, ma Vi ricordo la gita a Rovereto e Levico

-- 
centro culturale almo
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giovedì 14 novembre 2013

Salento - “Mal affaire Xylella” - Stop alla Shoah speculativa degli ulivi



Stop alla “Shoah speculativa degli ulivi” e all’“Olocausto chimico del Salento e dei salentini” con loro, nel grave rischio “Mal affaire Xylella”!
 
 
Si operi ASSOLUTAMENTE nel verso della cura di tutte le piante d’olivo in tutte le aree colpite, e senza distinzioni, piante per la stragrande maggioranza ben vive ed in ripresa, e si operi nel verso del potenziamento della biodiversità e dunque forza riequilibratrice dell’ecosistema rurale naturale!
 
 

ulivi a rischio.jpg
 
 
ASSESSORE RISORSE AGROALIMENTARI
REGIONE PUGLIA
 
DIRETTORE AREA DI COORDINAMENTO POLITICHE PER LO SVILUPPO RURALE - SERVIZIO AGRICOLTURA E
OSSERVATORIO FITOSANITARIO
REGIONE PUGLIA - BARI
 
P.C.
 
MINISTRO POLITICHE AGRICOLE ROMA
 
COMMISSARIO AGRICOLTURA
E SVILUPPO RURALE - U.E.
 
Al Presidente della Regione Puglia
 
Al Vicepresidente della Regione Puglia
 
All'Assessore per la Qualità e Assetto del Territorio
 
All'Assessore Qualità dell'Ambiente Reg. Puglia
 
ARPA Puglia
 
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici
- Puglia
 
Al Presidente della Provincia di Lecce
 
Difensore Civico Provincia di Lecce
sen. Giorgio De Giuseppe
 
Agli organi di Informazione
 
 
 
 
Stop alla “Shoah speculativa degli ulivi” e all’ “Olocausto chimico del Salento e dei salentini” con loro, nel grave rischio “Mal affaire Xylella”!
 



 
Si operi ASSOLUTAMENTE nel verso della cura di tutte le piante d’olivo in tutte le aree colpite, e senza distinzioni, piante per la stragrande maggioranza ben vive ed in ripresa, e si operi nel verso del potenziamento della biodiversità e dunque forza riequilibratrice dell’ecosistema rurale naturale!
 
Sintomatologia dei Rami disseccati sugli ulivi
RIVEDERE CARENZE E LIMITI DELLA DELIBERA REGIONALE PER CONTRASTARE IL PROCESSO SENZA DEVASTARE IL TERRITORIO
 
La sintomatologia che stanno manifestando alcuni ulivi salentini con il disseccamento di alcune cime implica l’avvio di un’ indagine seria e multisettoriale volta ad approfondire gli aspetti fitopatologici, ambientali, climatici, di anamnesi storica, e quelli legati alle malsane pratiche colturali incentrate sull’ uso ormai intollerabile della chimica industriale, intollerabile soprattutto poi in un territorio carsico, come quello salentino, la cui acqua potabile viene tutta dal sottosuolo! Il tutto per giungere ad un serio quadro eziologico ad oggi nei fatti mancante e assolutamente lacunoso!
Ciò è essenziale per una corretta diagnosi e per approntare su questa una terapia incentrata sui sani principi di salubrità e rispetto dell’ identità agricola dei territori e delle tradizionali cultivar, un patrimonio salentino assolutamente ambientale e culturale da salvaguardare fatto di varietà olivicole antiche (come l’ogliarola, la cellina, ecc.).
Una terapia risolutiva che deve salvare ogni albero acciaccato con adeguati meticolosi interventi, e su quelli, la cui radice ha mostrato perfetta salute ripollonando, innestando le antiche cultivar locali sui nuovi forti virgulti che già stanno rendendo, grazie anche alle benedette e abbondanti piogge autunnali, un tripudio di verde argenteo anche negli appezzamenti che maggiormente hanno sofferto la misteriosa sintomatologia, che si è manifestata nel suo acume al termine di una stagione estiva particolarmente siccitosa e lunga termicamente, tanto da aver provocato in tante piante da frutto, nel Salento, anomale fioriture autunnali, ed indubbiamente conseguenti cali immunitari negli olivi nelle aree più secche!
Una terapia che deve essere risolutiva, e quindi complessa, e non settoriale o unidirezionale, con interventi mirati atti a permettere la cura delle piante acciaccate e in via anche di ripresa vegetativa di ripollonatura e di rigetto di nuovi germogli, un quadro questo, di grande speranza che ci giunge dal mondo agricolo e agronomico del territorio più colpito da cui veniamo quotidianamente aggiornati.
Eliminino le cause antropiche, promuovendo, nei fatti, una concezione e pratiche di agri-cultura alternative a quelle chimicizzate, che hanno alterato gli equilibri ambientali e sostituito negativamente le tradizionali pratiche di cura dei campi che erano ben più attente, con saggezza, agli equilibri naturali dell’olivo e dell’ecosistema uliveto. La delibera della Regione Puglia (n. 32023 del 29.10.2013) affronta il problema, richiamandosi alle normative europee e nazionali, e recependo quanto elaborato da alcuni istituti scientifici pugliesi circa i presunti, ad oggi, agenti responsabili del disseccamento.
Tuttavia, nella Delibera sembrano esserci delle incongruenze/contraddizioni e delle carenze rispetto ad una necessaria strategia articolata e sinergica del problema, che andrebbero chiarite, superate e integrate con ulteriori disposizioni ed interventi volti alla piena salvezza cura e tutela dell’agroforesta salentina, come di ogni albero e dell’ecosistema naturale-rurale dell’ oliveto. Nella parte iniziale della Delibera, si dichiara: “vista la nota dell’Ufficio Fitosanitario del 15 ottobre 2013, che informava il Ministero della presenza della Xylella”,-individuata da istituzioni scientifiche di Bari- il che appare in evidente contraddizione con quanto affermato, nella stessa Delibera, successivamente: “Ritenuto necessario avviare un’attività di prelievo campioni e analisi di laboratorio (…) al fine di accertare la presenza di Xylella F. sia nell’ulivo che in specie ospiti”.
E’ solo una svista, o il sintomo di un quadro fitopatologico ancora non ben definito, come da più dichiarazioni anche tra loro contraddittorie dei tecnici sembra sempre più evidente in questa vicenda?! Non si comprenderebbe, da tali contraddizioni nella delibera, se la presenza del microbo della specie Xylella fastidiosa sia stata effettivamente accertata, o non ancora, negli ulivi con segni di disseccamento! E’ poi assurdo che si voglia fare scattare un rigido e marziale “regime di quarantena” militaresco, applicato, per bocca dei tecnici, nel verso della eradicazione, non del batterio, come invita la normativa comunitaria, ma nel verso immorale, invece, dell’eradicazione degli alberi, fino a giungere a dichiarazioni deliranti e preoccupanti, rilasciate da tecnici coinvolti, e lette sui giornali e ascoltate in tv, di questo tipo: «Ulivi contagiati», parlano gli esperti «anche senza sintomi piante da abbattere»! La normativa comunitaria, di fatto, lascia agli stati membri la facoltà di intervenire anche solo nel verso del contenimento del batterio, qualora non fosse attuabile una sua totale eradicazione, ma, guarda caso, le autorità pugliesi vogliono stranamente applicarla nella sua forma più estremizzata cieca e oltranzista, ecocida e paradossale, quella dell’ estirpazione delle piante ospiti anche se ancora vive e potenzialmente in via di pieno risanamento, come anche se perfettamente sane! E non solo, l’ eradicazione viene estesa, in queste malsane intenzioni, all’ intero ecosistema ospitante l’eventuale batterio, sebbene questo non sia patologico per l’ulivo, oggi come in passato, e mai lo abbia attaccato nella sua plurimillenaria storia evolutiva! Ecosistema che, a ben vedere, per estensione è lo stesso ecosistema dei salentini e di migliaia e migliaia di persone e famiglie del Salento da millenni!
Quarantena che si vorrebbe fare scattare per il ritrovamento di un batterio la cui specie è stata classificata tra i batteri da Quarantena, sebbene, come dichiarato dai medesimi tecnici, il batterio individuato appartenga ad una sottospecie diversa da quella famigerata e patogena, e sebbene non attacchi, come ribadito dai medesimi, nulla nel Salento;Gli esperti addirittura lo dicono probabilmente molto diffuso in questo territorio, e forse endemico da tempi immemori! Salvo poi alcuni tentare di dire, che è si diffuso, ma giunto da altrove in tempi recenti! Ergo, con questa scusa potrebbero eradicare ogni essere vivente nel Salento!
E’ dunque il momento di sospenderne l'applicazione e rivederne d’urgenza la normativa europea, escludendo la quarantena per batteri di ceppi asintomatici e, dunque, non patogeni, come sarebbe per la Xylella salentina! E non lo diciamo noi, ma, che sia asintomatica, anche poi sull’ulivo, lo dicono gli stessi tecnici che l’avrebbero trovata nel Salento e che aggiungono: “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo.” (link:http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510). Dagli studi effettuati i parassiti riscontrati nelle piante con rami rinsecchiti sarebbero funghi tacheomicotici del genere Phaeoacremonium la cui specie più rappresentata è P. parasiticum collegati alla presenza di gallerie del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina). Il microorganismo Xylella sarebbe stato riscontrato sugli ulivi, si legge nello studio, come su foglie colpite di vicini mandorli e oleandri, ma nel link sopra così, i tecnici, rassicurano « Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né a vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l'olivo.»
Alla luce di tutto ciò risulta alquanto preoccupante che dei tecnici abbiano poi sentito la strana immotivabile necessità di ribadire invece, “con forza” quanto qui riportato: «La Xylella fastidiosa è comunque un microrganismo da quarantena la cui presenza, indipendentemente dal grado di patogenicità per l’una o l’altra coltura, rende automatica ed inevitabile l’adozione di misure urgenti di contenimento e/o eradicazione, come sancito dalla direttiva Comunitaria 2000/29»; frase questa che dà la misura di un'intransigenza e applicazione di cecità, che sarebbe assolutamente catastrofica per il Salento, specie poi se in presenza proprio di un batterio di nulla patogenicità per le culture, come dai medesimi ribadito, e diffuso ovunque!
La sensazione, che viene anche da certo mondo politico, sceso in scena, è che senza chiarire la sintomatologia degli ulivi, senza una diagnosi precisa, nascondendo o ignorando tutte le vere cause, si voglia procedere nel verso dell’applicazione dell’ “olocausto” da quarantena, emungendo a proposito immensi fondi comunitari e nazionali per stravolgere il Salento letteralmente e senza iperboli alcune! Mentre saggezza vorrebbe e consiglia, anzi obbliga a chiedere di rivedere la norma comunitaria, come sopra esposto, o ad applicarla nella sua maniera più saggia, come la medesima forse anche già permetterebbe. In sintesi: il territorio ha chiesto l’aiuto degli agromedici, questi hanno analizzato la sintomatologia, trovato delle presunte cause,Zeuzera e funghi, che potevano dare la giusta direzione della diagnosi da completare e della terapia per aiutare l’ oliveto, ma poiché, con l’ occasione, si è osservato un microbo che non è il medesimo, ma è una sottospecie imparentata con un microbo quello sì patogeno, e per questo classificato come microbo da quarantena, si vuole fare scattare lo stesso la quarantena, annientando l’ olivicoltura salentina, per salvare l’ Italia e l’ Europa dalla propagazione di un’ epidemia legata a quel batterio che, difatti, non causa alcuna epidemia deperitiva né sull’ ulivo né su altre piante! Ed alla cura chiesta, si risponde invece imponendo la devastazione piro-chimica dell’ ecosistema, delle piante di ogni tipo ed età, anche i patriarchi d’olivo, anche flora autoctona, e flora del verde pubblico e privato, interventi con lancia-fiamme, ed aerei per irrorar veleni, (tutto questo uscito dalla bocca dei tecnici e politici giunti all’ arrembaggio, che hanno anche parlato dell’uso dell’ esercito!)! Un film di fantascienza, come sganciare delle bombe atomiche per effetti paesaggistici e di contaminazione che ne conseguirebbero!
Quanto alle strategie di intervento contenute nei due allegati (parte integrante della delibera), non sembra esserci adeguata coerenza e chiarezza in alcune misure proposte. Nell’allegato 1 si dispone tra l’altro l’estirpazione delle piante nelle aree definite “zone focolaio”; provvedimento pazzesco dato che tantissime piante stanno vigorosamente ripollonando e hanno ancora rami verdissimi e nuovi germogli persino sulle chiome.
Poi si resta nel vago per la definita “zona d’insediamento”, dove si fa divieto della movimentazione, si obbliga la bruciatura delle frasche da potatura (pratica questa condivisibile), etc. Si vorrebbe anche lì procedere nella folle eradicazione, come da qualche tecnico farfugliatamente asserito?! Estirpazione sempre e comunque folle anche nelle zone definite “focolaio”, per un parassita, che si dichiara dai tecnici non essere il primo accertato responsabile!
Una “shoah” degli ulivi inammissibile! Nell’allegato 2 le misure d’intervento a breve termine impongono, invece, “le potature”, oltre il divieto di movimentazione, ma non si parla di estirpazione delle piante! Potature che devono essere sempre e comunque fatte con massimo criterio!
Tra gli interventi previsti, non si prendono in considerazione eventuali strategie di lotta biologica, che ben sappiamo, detto dai medesimi tecnici, ben si potrebbero applicare efficacemente, ma vi adducono farfugliati e assurdi divieti! E, invece, si impone (nell’allegato 1), con la ragione di limitare la propagazione del batterio tramite gli insetti vettori, la guerra chimica–insetticida, nei fatti e per conseguenze, suicida per l'uomo; indirettamente si sollecita il ricorso a erbicidi-diserbanti chimico-industriali, contro le utilissime erbe spontanee! Tutto questo è pazzesco da ogni punto di vista sanitario per l’ uomo, ecologico e morale! Viene fatto divieto di movimentazione della vegetazione, ma non delle derrate di ulive, in cui è spesso sono presenti, oltre al fogliame, ramoscelli di varie dimensioni (troncati in seguito alla raccolta con abbacchiatore)verdissimi ,ed eventualmente contaminati-contaminanti! Si aggiunga la dispersione delle fertilizzanti acque di vegetazione (residuo della molitura delle olive) nei campi e negli stessi oliveti: se vi fosse davvero un’epidemia, saremmo allora nel “disastro colposo”!
Ciò mostra palesemente come qui qualcosa, e più di qualcosa non torni! Si grida al disastro e si batte cassa all’ Europa e al Governo per milioni e milioni di euro, si chiede blasfeme deroghe alle legge regionali per tagliare alberi d'olivo vincolati e monumentali (che non devono essere assolutamente consentite!), patriarchi verdi acciaccati o rigogliosi e già in ripresa, bollati ascientificamente per spacciati e addirittura secchi, contro ogni parvenza, e si chiedono esosissimi soldi persino per le eradicazioni (più soldi europei, più eradicazioni! Pazzesco), si fanno convegni itineranti dove si diffonde terrore nei contadini e tra la gente … ma intanto tutto procede come sempre sui territori di bollata zona rossa, nessuna cartellonistica, nessun vero divieto di nulla, e da lì ormai, se contaminazione vi fosse stata, la movimentazione delle olive avrà ormai infettato la Puglia intera e non solo! Proprio quest'anno, guarda caso, entra in auge la nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria), che riduce le integrazioni, soldi, cada ettaro d'ulivo agli agricoltori più altre modifiche(possono richiedere il contributo solo gli olivicoltori in possesso di uliveti precedenti il 1998)!
Sarebbe interessante sapere se e quanto le grandi lobby agricole rischiano di perdere mantenendo in auge, nell'agro-alimentare di qualità e non chimico-speculativo, l'oliveto salentino, la foresta d'olivi del Salento, da cui sgorga l' oro giallo di questa terra, l' olio d'oliva!? Le lobby che oggi son alla base della diffusione del mistificatorio terrore, e che come cura degli alberi, da “agronemici”, vogliono imporre la MORTE non solo degli alberi d'olivo, ma del loro intero ecosistema, perché non possano più tornare!
Oltre le incongruenze, o contraddizioni, nella delibera sono carenti (forse per la fretta e furia, o poca importanza ad essa data da stesori e deliberatori tanto che vi manca di connessione logica)le misure che la Regione avrebbe dovuto adottare già dalle prime ore delle settimane ormai trascorse, mentre i suoi politici hanno speso il più del tempo per chiedere fondi europei e nazionali, ingentissimi, spaventare e lasciare sole le genti, e distruggere l’immagine dell’olio salentino nel mondo, ormai inesportabile nei fatti. Finirà invenduto forse come biomassa nelle centrali a biomassa liquida! Il punto è che tutto questo è stato fatto non per la cura dell’olivo, ma per la sua eradicazione, e con lui di tutto ciò che vuol dire Salento per i salentini e per il mondo!
L’unico saggio intervento consigliato,è quello delle potature (allegato 2), da effettuare con massima competenza agronomica per una rapida ripresa degli alberi acciaccati, solo in tal modo, esse, apporteranno positivi effetti, senza esser gravide di contraccolpi negativi, se effettuate con misura e rispetto per le piante e non per il solo desiderio di fare lucrosa biomassa da ardere, magari nelle speculative e nocive centrali a biomasse solide, legnose, il cui spettro incombe forte su questo “mal affaire Xylella”! E’ per questo che si dice che la legna una volta secca si potrà tranquillamente portare fuori dai campi!? Si adduce che il batterio muore se la legna è secca; ma quando è davvero interamente secca? Dopo quanto tempo? Dopo averla tenuta come?! Non è un batterio sporigeno è stato detto, ecco perché muore nel legno secco! Tutto stranamente con questa Xylella sembra coincidere nel verso di un quadro torbido, se vi fosse bisogno di aggiungere ombre all’ immagine del deserto che si dice espressamente di volere realizzare lì dove oggi è il verde vivo oliveto di Puglia, ricco di potenzialmente alta biodiversità da fare tornare, non da cancellare anche in potenza, e non solo in atto!
Così allo stesso modo incombe su tutto lo spettro delle multinazionali che vorrebbero, con questa scusa, cavalcata come diabolico cavallo di Troia, imporre varietà e sementi brevettate, da coltivare con ingente velenifera chimica industriale, e spacciate quali “resistenti” alla Xylella, che di fatto non starebbe ferendo i nostri ulivi ed altre colture, egemonizzando così e cancellando l’economia e la tradizione culturale e agricola del Salento, anche a vantaggio di altre regione olivicole del mondo, che oggi vedevano nel Salento uno dei principali concorrenti in ascesa per l'olio d'oliva di potenziale ed effettiva alta qualità! La Xylella morirebe nel legno secco, ma poi ecco che in taluni convegni si dice che invece in quei terreni vi sopravviverà per decenni, da qui la scusa per spiegare che le “nuove prospettive” implicano nuove colture resistenti alla Xylella! Menzogne su menzogne, scienza calpestata, distorta e strumentalizzata in quelli che ormai son stati definiti i “convegni del terrore” che si tengono sull’argomento nei paesi salentini, con una precisa regia politica e tecnica!
Così più che negativo, esecrabile e criminale, in una terra già affetta da tanta malsana chimica e inquinamento, è il ricorso, proposto addirittura “massiccio” a insetticidi e erbicidi; prodotti dell'industria chimica, questi, legati agli interessi delle multinazionali che, devastano ulteriormente l’equilibrio ambientale, la cui alterazione è certamente responsabile o corresponsabile della sintomatologia del disseccamento di alcuni rami dei nostri olivi. Ed un politico regionale ha detto in tv: «stiamo pensando di usare degli aeri per le irrorazioni!», poi ipotesi abbandonate, o nascoste, poi riprese, in un regime di disdicevole confusione.
Peraltro, le potature trovano una legittimazione anche in quanto asserito pubblicamente dai “tecnici”: la Xylella si propagherebbe all’interno della pianta con una velocità media di ca. 20 cm al mese, partendo generalmente dalle fronde terminali. Quindi la potatura potrebbe essere un intervento fondamentale per bloccare la propagazione del batterio all’intera pianta, se fosse quello il problema! Interventi di potatura effettuati da oltre un anno in piante colpite da tale sintomatologia, in zone oggi bollate come “rosse” e di “focolaio”, hanno prodotto una nuova vegetazione del tutto sana; analogamente per querce e agrumi, negli ultimi anni, colpiti da altre patologie, nel Salento sono stati frettolosomante espiantati su suggerimenti di strani “tecnici” da attenzionare, quelli potati e/o trattati sono in invece in gran parte sopravvissuti, grazie a veri agronomi che ne hanno suggerito interventi volti alla cura!
La sintomatologia in atto non può essere trasformata in macabra occasione per stravolgere ulteriormente il territorio. Vanno smentite e contraddette le voci in circolazione su congrui indennizzi per l’espianto. La Regione deve esplicitare che l’obiettivo perseguito è eradicare le cause della sintomatologia, ma non le piante: altrimenti sarebbe un'ecatombe storico-ambientale, indecente, criminale e senza alcuna possibile e sostenibile scusante.
Quindi va subito deliberato il mantenimento dell’attuale destinazione urbanistica e dei vincoli connessi per le zone coinvolte dal fenomeno del disseccamento, nonché l’obbligo del successivo reimpianto di medesime cultivar, nel caso, eccezionale, di morte totale della pianta, radice inclusa e non ripollonante (verificabile non prima almeno di alcuni anni di apparente e complessivo disseccamento). Laddove ripolloni, si deve procedere all’innesto delle nostre cultivar storiche.
La Regione non può limitarsi alla recezione passiva di quanto imposto dalla normativa europea-statale, nell’eventualità della presenza acclarata di Xylella f.; soprattutto per la prospettiva dell’espianto delle piante bollate come infette: l’art. 35 del d.l. 214 del 2005 afferma che “gli ispettori fitosanitari prescrivono tutte le misure ritenute necessarie, compresa l’estirpazione” Misure quindi non imposte, ma motivatamente e responsabilmente assunte! Si tratterebbe, se fosse attuato quanto dai tecnici ad oggi mostruosamente prospettato, l'eradicazione di alberi ancora vivi, e un deserto piro-chimico avvelenato al posto dell’odierno paesaggio salentino con morte e cancellazione del vivente di ogni specie dei 5 regni, di “disastro colposo” gravissimo e senza possibilità di misura!
Peraltro, non assolutamente è accertata una grave fitopatogenicità della Xylella per l’ulivo (cfr. http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510), anche perché esso finora non è/era mai stato colpito da tale batterio!
Ogni epidemia comporta che numerosi soggetti infettati sopravvivano alla stessa, sviluppando o rivelando adeguate difese immunitarie. Occorre quindi incentivare, ancor più esplicitamente, interventi nell'ambito delle filosofie dell'agricoltura biologica, in grado di ravvivare, “la forza autoguaritrice della natura” (Ippocrate) cioè le risorse vitali della pianta (coltivazione, potature, concimature organiche, irrigazione, eventuali arature). Si aggiunga la proverbiale forza e resistenza dell’ulivo, e di tutte le piante della macchia mediterranea, oleandri inclusi!
E’ necessario, inoltre, che la Regione imponga la verifica preventiva della eventuale endemicità della X. nel bacino del Mediterraneo, poiché la sua presenza è stata accertata in Kosovo e in Francia, forse anche in Egitto e Turchia. Quindi va analizzata la tipologia di Xylella presente nel Salento e il suo grado di innocuità per le varie colture al fine di una corretta modifica delle normative europee vigenti in merito alle quarantene che non possono essere fatte scattare in un clima di così gravi lacune tecnico-scientifiche e di scarsa trasparenza come stava per avvenire nel caso salentino, con lo scandalo dell' “affaire Xylella” sul quale oramai si interroga perplessa e disgustata l'intera Europa, che ama il Salento e le sue tipicità gastronomiche e paesaggistiche!
Studi questi che al momento, invece, i regimi di quarantena impedirebbero negativamente! Un paradosso catastrofico che non deve e non può succedere ora in Italia, e tanto più con il sacro ulivo nella terra di Atena-Minerva, dea dell’olivo, che è il Salento, nella Puglia che si fregia di quell’albero identitario come suo emblema ! Non dimentichiamo poi che stiamo anche parlando di ulivi monumentali e uliveti pluri-secolari iper-protetti che nessuno ha il diritto di cancellare, per nessun motivo al mondo, cavalcando un'emergenza già ad oggi troppo irresponsabilmente strumentalizzata e mistificata!
Gli ulivi, dalla storia secolare, sono sopravvissuti probabilmente a varie infezioni; essi rappresentano la natura, la storia, l’identità della Puglia. Per essi non si può prevedere l’espianto, con la stessa logica e drasticità riservata a un campo di mais o di colza o ad un allevamento di polli: anche perché poi si parla sempre e comunque di patologie che non presentano rischi di contagio per gli umani, i rischi invece verrebbero, cosa folle, dalla “terapia finale” piro-chimica da alcuni tecnici proposta e da taluni politici, persino, colpevolmente avallata. Già diverse migliaia di ulivi sono stati condannati a morte da devastanti e inutili progetti di superstrade, lottizzazioni, impianti speculativi di fotovoltaici industriali a terra, cave, ipermercati ridondanti e in piena area rurale, zone industriali, megavillaggi turistici, gasdotti, discariche, ecc… ed oggi si rischia persino campi da golf, deserti verdi pro-speculazione del cemento da fermare assolutamente! Tutte ombre di speculazione a Consumo del Suolo che ora gravano pesantemente intorno al “mal affaire Xylella”!
Quindi si opti soltanto lungo la via maestra e virtuosa fatta dai seguenti interventi: immediata saggia potatura degli ulivi con taglio delle cime secche e loro bruciatura o compostaggio in loco; interventi di lotta biologica mirata; potenziamento della biodiversità erbosa, delle macchie ripariali lungo i canali e margini dei campi con rimboschimenti con piante autoctone, presenze già iper-tutelate, come corridoi ecologici che assicurano l’habitat degli insettivori da favorire secondo i principi della lotta biologica. Tutti ecosistemi questi preziosissimi che nel mal affaire Xylella si vorrebbero far cancellare dai vastissimi territori che si stanno prendendo in considerazione; l'ordine di grandezza della follia parla dell'espressa volontà di permettere l’eradicazione di migliaia e migliaia di ettari di agroforesta degli ulivi salentini, per un numero di alberi dell'ordine delle centinaia di migliaia, ulivi, mandorli, oleandri, querce, etc., etc., etc., un' Armageddon biblico, un crimine ecocida da tribunale internazionale. Una prevaricazione, e soppressione delle libertà che si aggiunge alla devastazione-contamininazione persino del verde urbano, privato e stradale! Forse delle ditte di pesticidi e diserbanti hanno i serbatoi pieni, verrebbe da pensare,in realtà la logica è molto semplice:più ne vengono sversati più i nostri suoli s’impoveriscono di sostanza organica e più si ricorre all’acquisto di altri prodotti,ed inoltre anche la natura acquisisce resistenza per cui l’aggressività degli attacchi, da parte di microrganismi e parassiti, aumenta in maniera esponenziale.Senza scordare che tale l’irrorazione di tali prodotti nella nostra aria,si diffonde sui suoli e nelle acque di falda del Salento! Quel Salento che da alcuni mesi sta dicendo proprio: BASTA ALLA CHIMICA VELENIFERA ED INDUSTRIALE IN AGRICOLTURA!
Sperimentare eventuali ulteriori strategie o metodi di cura e rinvigorimento delle piante anziché ricorrere ad olocaustiche immorali soluzioni irreversibili, di espianto o di chimicizzazione ambientale, sempre e comunque da evitare e da reputare assolutamente azioni criminali da genocidio.
Gli uliveti con le loro radici son garanzie contro il dissesto idrogeologico, e per il bene del micro-clima e della qualità dell'aria nel Salento: eradicar anche un solo ulivo ancoro vivo è un'incommensurabile criminosa dannosa follia, un crimine punito con la condanna capitale nell'antica Grecia! Eradicar uliveti interi cosa sarebbe dunque!? Atto esecrabile da "dannatio memoriae"!
La situazione implica serietà e responsabilità, non terrorismo mediatico, come ad oggi fatto irresponsabilmente da tecnici e politici con danno gravissimo all’immagine di una terra, inquantificabile in termini di perdite economiche!
Par sempre più che da circa 3 anni molti contadini ed esperti avevano notato il fenomeno del disseccamento di alcuni rami segnalandolo agli agronomi ed a chi di competenza; perché sono trascorsi, tre anni senza che si conoscessero interventi (se ci sono stati) di istituti ed istituzioni responsabili?! La conoscenza di un progresso di uno stato fitopatologico anomalo dell’olivo salentino sulla costa ionica,viene ora negata, ora no, dai tecnici apparsi sulla scena! Un ritardo d’intervento in ogni caso inspiegabile, che non deve legittimare, in questo momento, misure estreme e possibili manovre speculative, fraudolente e truffaldine.
Chiediamo, oltre alla specifica coltivazione del batterio con singole inoculazioni in condizioni di laboratorio affinché si risalga al ceppo di appartenenza della specie isolata,indagini biologiche e chimico-fisiche per comprendere le cause di quanto avvenuto agli ulivi, e capire se poter escludere cause dolose dirette od indirette, o comunque di tipo antropico, prima di cercare cause più prettamente naturali.
Urge trasparenza sugli studi, ad oggi mancante del tutto, ed il coinvolgimento di più esperti e università indipendenti italiane non mancanti certo di adeguate professionalità, e non il ricorso a ricercatori di Università estere notoriamente finanziate da multinazionali degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) le quali, ovunque nel mondo si sia verificato il problema (?), hanno impiantato con la scusa-cavallo di Troia colture resistenti brevettate ad hoc (progetto Allelyx, anagramma di “xylella” scritta al contrario!), e dei pesticidi, diserbanti e quant’altro; come ad oggi sta sgradevolmente avvenendo proprio per l’ affaire Xylella nel Salento!
In guerra non si lasciano i soldati feriti sul campo a morire, ma si portano nell’ospedale da campo subito e si curano, l’esatto contrario di quanto vorrebbero ad oggi fare i tecnici-falso medici intervenuti per i nostri ulivi acciaccati: ucciderli! E questo, persino, per quelli sanissimi e senza alcun manifesto sintomo di secco o malanno!
ASSOLUTAMENTE A TUTTO QUESTO SCENARIO PAZZESCO DA ARMAGEDDON OGNI SALENTINO DEVE DIRE “NO”! I COMUNI SALENTINI, A PARTIRE DA QUELLI PIU’ DENIGRATI E ATTACCATI DA QUESTA DERIVA DEVASTATORIA, DEVONO DELIBERARE PER FERMARE QUESTA DISCESA SUICIDA NELLA FOLLIA!
L’ oliveto è il Salento, è la foresta millenaria di Puglia e non si tocca, ma va curata a tutti i costi e con ogni sano mezzo e preservata nelle sue cultivar storiche e avite!
 
 
 Ulivi vita millenaria da salvare - ''l'Ulivo urlatore'' - Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE.jpg


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